Banche centrali, dall’Australia arriva una critica alla politica espansiva

Continuare a indebitarsi sempre di più è un rischio grosso, che non si può correre a lungo. La critica alle politiche espansionistiche che stanno seguendo quasi tutte le banche centrali arriva dall’Australia.

«Quanto possiamo ottenere da istituzioni indebitate che si indebitano ancora di più?». E’ il quesito che lancia Glenn Robert Stevens, governatore della Banca centrale dell’Australia. Le politiche espansive sono la ricetta che molti seguono per guarire la finanza globale dalla crisi. Ma liquidità ai massimi e tassi ai minimi per favorire la ripresa dell’economia, sono una scelta saggia?
Forse per un piccolo periodo sì. Ma a lungo andare gli effetti collaterali potrebbero superare i benefici. Molte banche tra un po’ non avranno più le risorse per comprare i titoli a iniettare liquidità nel sistema finanziario. Gli investitori lo hanno compreso, ed è per questo che il mercato è isterico in questo periodo. Ed è sempre per questo che i trader neofiti è meglio che continuino a sfruttare i conti demo forex, piuttosto che tuffarsi adesso nel mercato reale.

I dilemmi delle banche centrali

BCE - banche centraliI mercati cominciano a capire che l’espansionismo monetario potrebbe ancora durare poco. Magari già in occasione delle prossime riunioni di Fed e Bank of Japan (martedì e mercoledì), potrebbero esserci nuovi scenari. La Federal Reserve è quella che sembra più “vicina” ad alzare il costo del denaro. Secondo Barclays, ben 9 membri su 17 sono favorevoli ad una politica monetaria restrittiva.

Una situazione simile c’è anche all’interno del board della Bank of Japan, anche se il loro governatore ha preannunciato la possibilità di un ulteriore ribasso del tasso di interesse.

E se guardiamo all’Europa, Mario Draghi due settimane fa ha fatto capire che la UE vuole aggiustare un po’ il tiro riguardo la propria politica di quantitative easing (cioè stampare moneta). Secondo Bloomberg ben presto la Bce non avrà più abbastanza titoli da acquistare sul mercato per proseguire il quantitative easing.
Ecco perché Draghi sta valutando «tutte le possibili opzioni».

Bisogna poi guardare in faccia alla realtà. Lo sforzo delle banche centrali ha prodotto sì qualche risultato. Ma molto piccolo se si pensa allo sforzo profuso. C’è una sproporzione tra sforzi e risultati. La crescita economica non c’è.

Ecco perché le banche centrali potrebbero rivedere le proprie posizioni molto presto. La Bce forse verso fine anno. La Fed idem, se non addirittura nei prossimi giorni.

Banche centrali, dall’Australia arriva una critica alla politica espansivaultima modifica: 2016-09-18T11:34:44+02:00da nonsparei

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