La neve

neve

La neve cominciò a cadere a mezzanotte. Ed è vero

che si sta meglio in cucina,

anche se fosse la cucina dell’insonnia.

V’è caldo, ti cuoci qualcosa, bevi del vino

e guardi dalla finestra l’intima eternità.

Perché dovresti affliggerti se nascita e morte siano solo dei punti,

sapendo che l’esistenza non è una retta.

Perché dovresti tormentarti guardando il calendario

e preoccuparti quanto vi sia in gioco.

E perché confessare a te stesso che non hai denaro

per le scarpette di Saskia.

E perché poi vantarti

di soffrir più degli altri.

Anche se sulla terra non vi fosse il silenzio,

questo nevicare lo ha già sognato. Sei solo.

Quanto meno gesti. Nulla da mettere in mostra.

Vladimìr Holan

Chi volesse trovare nella produzione di Holan riferimenti alla storia ceca all’indomani della Seconda guerra mondiale, resterebbe deluso; ad eccezione di una breve parentesi Holan fu un poeta teso a comprendere la realtà nel suo complesso. Il muro, figura ricorrente delle sue liriche, simboleggiò la barriera tra il poeta e la realtà esterna e più concretamente, per un arco temporale durato quindici anni, l’interdizione a pubblicare le sue opere in base alle direttive del Partito comunista cecoslovacco.

Holan, il poeta notturno, reagì isolandosi nella casa di di Kampa; di qui l’immagine del poeta murato che ha dato il titolo a un’antologia curata da Vladimir Justl e Giovanni Raboni.

Detesto il mio nome

Michel-Houellebecq-credits-aeneastudio-licence-creative-commons

Ho quarantasei anni, mi chiamo Florent-Claude Labrouste e detesto il mio nome, credo che derivi da due parenti che mio padre e mia madre, ciascuno dal proprio lato, volevano onorare; la cosa è ancor più spiacevole dal momento che non ho nulla da rimproverare ai miei genitori, sono stati genitori eccellenti sotto ogni aspetto, hanno fatto del proprio meglio per darmi le armi necessarie nella lotta per la vita, e se alla fine ho fallito non posso imputarlo a loro bensì a una spiacevole concatenazione di circostanze sulla quale avrò modo di tornare – e che a dire il vero costituisce proprio l’argomento di questo libro – non ho assolutamente niente da rimproverare ai miei genitori a parte questo minimo episodio del nome, non solo trovo ridicola la combinazione Florent-Claude ma mi disturbano di per sé i suoi elementi, insomma considero questo nome del tutto sbagliato. Florent è troppo dolce, troppo vicino al femminile Florence, in un senso quasi androgino. […]

Quanto a Claude neanche a parlarne, mi fa pensare subito alle Claudettes, e appena sento pronunciare questo nome mi torna in mente un agghiacciante video vintage di Claude François ripassato a ripetizione in una serata di vecchi froci.

Michel Houellebecq, Serotonina

L’arte che protegge

Elvis-Spadoni-Dove-scorre-latte-e-miele-Maria-con-bambino-2018-olio-su-tela-160x135cm

L’arte che protegge è una mostra curata da Camillo Langone; raccoglie le opere di trentadue artisti italiani contemporanei che hanno trovato nel Nuovo Testamento la loro ispirazione. Qualcuno potrebbe domandarsi: che senso ha, oggi, l’arte religiosa? Un senso ce l’ha eccome, è la risposta che mi viene dal cuore. Il mondo liquido in cui fluttuiamo comincia a soffocarci; abbiamo tirato giù idoli e dei, abbiamo barattato gli insegnamenti con l’alterigia di comportamenti convintamente poco ortodossi. Ora, come cecchini accecati dalla nostra stessa presunzione, spariamo contro autorità già morte. E ne cerchiamo di nuove, come si fa a Hollywood con le star.

foto: Elvis Spadoni, Dove scorre latte e miele

Iconografiche mercificazioni

saintlaurent-523503

Le occidentali pensano di essere libere, ma lo sono solo in minima parte; gli anni del femminismo hanno dato i loro frutti, certo, e difatti nessuna donna sana di mente potrebbe paragonare la propria condizione a quella di una donna musulmana.

Ma la mercificazione dei corpi femminili, a cui si attinge persino parlando dei massimi sistemi, sta a dimostrare che il corpo femminile – giovane, bello e desiderabile – è ancora materia per uomini maschilisti.

(foto: Vanessa Beecroft per YSL)

Sessualmente sottomesse

The Wedding Dress
Cindy Marler, The Wedding Dress

A dispetto del movimento #MeToo che vorrebbe tutte le donne sante e tutti i maschi mostri, ci sono “ancora” donne che amano essere sessualmente sottomesse. Tra queste una scrittrice americana, Claire Dederer, lo dice a chiare lettere in un suo libro. L’onestà intellettuale, che è dote quasi in disuso, meriterebbe un plauso; dunque ben vengano le donne che hanno l’ardire di esporsi sotto aspetti socialmente poco edificanti.