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" IL VALORE INDOTTO DELLA MONETA "

Post n°92 pubblicato il 17 Novembre 2010 da Terra_Nostra
 

             

Estratto dal testo di Giacinto Auriti

IL VALORE INDOTTO DELLA MONETA

"Poichè i valori monetari sono creati dalla collettività, la moneta all'atto dell'emissione va ACCREDITA  e non ADDEBITATA. Trasformare il CREDITO in un DEBITO consolida il reato di TRUFFA"

   CLICCA QUI PER SCARICARE L'INTERO DOCUMENTO DEL " VALORE INDOTTO DELAL MONETA" in .PDF

 

 

 
 
 

La Riforma Monetaria come "giustizia sociale"

 

 

 

Questo libro ha avuto la sua I edizione nel 1944.

Vi possiamo soltanto invitar a SCARICARLO (l'editore ne ha concesso la facoltà)
in modo che possiate rendervi conto di quale sia l'unica vera e grande riforma per una GIUSTIZIA ( meglio GIUSTEZZA) SOCIALE dei popoli.

CLICK HERE FOR DOWNLOAD

 
 
 

ll T.U.S. è la madre delle usure, lo dice un magistrato

Post n°90 pubblicato il 29 Agosto 2010 da Terra_Nostra
 

Torniamo nuovamente sull'argomento magistratura ed in particolare sulle "omissioni" della stessa ad intervenire in materia giuridica contro il sistema usurocratico delle Banche Centrali. E' importante che si faccia campagna mediatica e che gli scritti che sono qui riportati vengano diffusi anche negli ambienti giuridici ed all'indirizzo dei maggiori mass-media. La magistratura non può più negare o celarsi dietro l'impossibilità di intervento nella politica monetaria. La maistratura ha tutti gli strumenti e le leggi per bloccare e ripristinare allo Stato la quarta sovranità: quella Monetaria.

Le copie qui pubblicate sono la parte saliente del discorso di apertura dell'anno giudiziario 1997 da parte del dott. Bruno Tarquini, ex presidente della corte d'appello generale de L'Aquila, ed è la prova che la magistratura conosce il reato di usura da parte delle Banche Centrali.

Grazie all'opera di Giacinto Auriti, che defini' giuridicamente il concetto di "valore del diritto" e conseguentemente di "valore indotto della moneta",grazie anche al riconoscimento da parte del magistrato Bruno Tarquini della madre di tutte le usure,identificata nel TASSO UFFICIALE DI SCONTO delle Banche Centrali, la magistratura ha oggi lo strumento per tutelare i cittadini, ridare loro dignità ma sopratutto libertà dall'angoscia sociale del debito pubblico e vera sovranità: la SOVRANITA' ASSOLUTA perchè non è pensabile che in una società evoluta si considerino i cittadini, ed i loro rappresentanti politici, incapaci di gestire la propria politica monetaria, sangue delle loro vite economiche. Sarebbe come dire che una famiglia non sarebbe in grado di gestire il proprio patrimonio economico. Chi si arroga questo "diritto divino" di elevarsi come "unico e capace gestore della tematica monetaria" ? ( su questo argomento pubblicheremo un altro intervento di Bruno Tarquni) Nel terzo millennio regna ancora l'ignoranza per determinate tematiche , come per quella monetaria, una ignoranza voluta con le omissioni sui testi economici, giuridici ed accademici della scoperta del VALORE DEL DIRITTO e del VALORE INDOTTO DELLA MONETA di Giacinto Auriti, una scoperta che ribalterebbe totalmnte la politica sociale ed il corso della storia. Chi mai sarebbe pronto per un simile e drastico cambiamento? Chi NON vuol restituire dignità intellettuale agli uomini? Chi ha ucciso affinchè non venissero fuori determinate verità che anche Marx pubblico' nel suo Manifesto? Riteniamo che la magistratura sia complice in tutto questo oblio ed è per questo che i giuristi, i politici ed i magistrati ai quali farete leggere queste pagine inizino a fare un seio esame di coscienza senza rinchiudersi in alcun "gabinetto di riflessione" ma confessandosi per il peccato morale che compiono ogni giorno con la loro omissione.

Gianluca Monaco
Associazione Terra Nostra

 

Cliccando sulle immagini potrete leggere a grandezza naturale

dichiarazione tarquini   tarquini dichiarazione    

 
 
 

CRISI 2010: Prelievo di SANGUE anche per i MAGISTRATI

Post n°89 pubblicato il 11 Giugno 2010 da Terra_Nostra
 

 

magistratura

Ed eccoli qua, agghindati nei loro ermellini, con il "copricapo" e con i guanti bianchi per "servire" lo Stato. Sono gli stessi magistrati che protestano per il "sacrificio" economico che sono chiamati a fare, come tutti i cittadini italiani, per porre riparo all'ennesima crisi speculativa, quella iniziata nel 2008, molto più pesante di quella del 1929. Ma voi ve lo immaginate il famoso/famigerato giudice "ammazzasentenze" che protesta per il mancato aumento dello stipendio ? Una protesta inopportuna sopratutto da parte di chi DEVE far rispettare la legge, da chi non può far "politica" in quanto NON ELETTO, da chi appartiene ad una "casta privilegiata". Sarà pur vero che molti hanno studiato alacremente e fatto sacrifici per entrare in magistratura, di certo però tra questi "volenterosi" giudici ci sono coloro che hanno segato le gambe ai colleghi che stavano agendo per il BENE DEL CITTADINO e per LA LEGALITA'.
( ad esempio i casi FORLEO e DE MAGISTRIS)
Ed oggi protestano NON AVENDONE IL DIRITTO..già, parliamo proprio di DIRITTO.

Noi eravamo coscienti sin dalla costituzione diTerra Nostra di cosa stava avvenendo a livello finanziario e le ripercussioni sull'economia reale, nonperchè abbiamo la sfera di cristallo,ma la capacità di leggere ed interpretare i dati finanziari e monetari che sono gli stessi in possesso di “titolati economisti” che non hanno fatto altro che inculcarci ottimismo e speranza mentre si stava realizzando la più grande speculazione mondiale e mentre la piramide finanziaria iniziava a vacillare. Il metodo Ponzi ancora una volta ha presentato il suo conto.Chi dichiarava che “non sarebbero state toccate le tasche dei cittadini” sono gli stessi soggetti che conoscono l’origine e la causa di questa crisi. Sono gli stessi che in diverse fasi dichiaravano che “ la crisi non ci sarebbe stata” , “la crisi sarà lieve”, “la crisi c’è ma si risolve in breve”, “ la ripresa ci sarà ma sarà lunga”. Anche noi sappiamo dire “prima o poi pioverà” ma di certo questa crisi non è un cataclisma naturale ma un evento generato dall’uomo e basato sul gioco dei “numeri”. I dichiaranti di tali “rassicurazioni” sono gli stessi soggetti che in dibattiti televisivi (visionare le dichiarazioni di Tremonti al TG1 nel marzo 2009) affermavano che c’è stata la sostituzione della moneta “buona” (quella di Stato) con la moneta “cattiva” (delle banche private).

 

Oggi assistiamo a tagli “giusti” per enti pubblici, strumentali e parassitari, e nel contempo all’ennesimo prelievo fiscale per coprire “debiti politici” piuttosto che per l’aumento ed il miglioramento dei servizi al cittadino.

Assistiamo alla nuova vendita dei patrimoni pubblici (dopo quella dei primi anni novanta) ma nessuno si pone il quesito di come possa fare utili sull’acqua l’acquirente privato piuttosto che la pubblica amministrazione. Assistere alla lamentela dei sindacati, dei lavoratori pubblici e alle minacce di sciopero della magistratura ci fanno sorridere e comprendere che , forse, anche la magistratura fa politica in quanto “dovrebbe” recepire e far rispettare le leggi che l’organo politico emana, anziché protestare. La magistratura conosce la causa di questo inestinguibile debito pubblico che ha le sue radici nella mancanza di “sovranità monetaria” dello Stato.

 E’ la stessa magistratura, nella sentenza della Corte di Cassazione (rep.4140 del 22-06-2006 di cui alleghiamo copia pubblicata sul sito della Banca d’Italia http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/cass_SS_UU_16751_06.pdf ), a far chiarezza su questo aspetto dichiarando che tale pretesa di sovranità monetaria “esula dall’ambito della giurisdizione in quanto al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le sue funzioni sovrane tra le quali quelle di adesione a trattati internazionali” (come quello di Maastricht, ndr).

La minaccia di sciopero della magistratura in seguito alle “scelte politiche” del governo, nella piena esplicazione delle sue funzioni, rileva un controsenso rispetto alla succitata sentenza della Cassazione. Quando si è trattato di “giudicare per il bene del cittadino” nella causa per la riappropriazione della sovranità mancante, quella monetaria appunto, la magistratura se ne è lavata le mani sbandierando la sovrana funzione dello Stato ed oggi che ad essa stessa vengono toccati i portafogli “pretende” di manifestare dissenso con anarchiche minacce di protesta nei confronti dello Stato , di cui il governo è organo legittimamente eletto.

Pertanto riteniamo che oggi non siano costruttivi gli scioperi di protesta ma la comprensione del concetto giuridico di moneta come “strumento convenzionale per misurare il valore dei beni prodotti da uno Stato”, compreso il valore dei cittadini dalla nascita in quanto il concetto di “valore” non esiste in assenza di collettività.

Una volta compreso questo concetto di moneta come “fattispecie giuridica” e strumento di diritto, la stessa magistratura potrà protestare affinché venga resa nulla l’adesione al Trattato di Maastricht che affida pieni poteri alla Banca Centrale Europea (organo non politico in quanto non eletto) per l’emissione ed il controllo della moneta stessa negli artt. 105/a e 107 , insindacabilmente e senza interferenze da parte dei governi europei.

Se la moneta è il “sangue” dell’economia degli Stati, la magistratura è la prima che non può permettere tale ennesimo “salasso” fiscale agendo giuridicamente, prima che in nome della salvezza dell’euro si distrugga il “diritto alla vita decorosa e dignitosa” dei cittadini europei.

Chiediamo alla magistratura ed alle rappresentanze politiche di unirsi per risolvere una volta per tutte il “vuoto giuridico” sulla proprietà della moneta, come auspicava il compianto giurista, prof. Giacinto Auriti.

 Gianluca Monaco

 Ass.ne Terra Nostra

 

 

 

 
 
 

Convegno SETE DI GIUSTIZIA : " La storia sta dando ragione ad Auriti"

Post n°88 pubblicato il 09 Maggio 2010 da Terra_Nostra
 

Signoraggio e teoria della moneta:«le teorie di Giacinto Auriti sono attuali»


PESCARA. Domenica si è svolto a Pescara il primo convegno nazionale “Sete di Giustizia”, un movimento spontaneo animato da tutti gli estimatori del docente universitario, Giacinto Auriti, scomparso nell’agosto del 2006 ed inventore del Simec.

Sala gremita nonostante le tematiche fossero di nicchia e ostiche ai più: la proprietà della moneta, la massoneria, l’ingiustizia sociale.
Iniziativa patrocinata dalla Provincia e organizzata con il supporto dell’associazione pescarese Terra Nostra, aderente al movimento Sete di Giustizia.
Lo scopo primario è quello di diffondere al grande pubblico la scoperta del “valore indotto della moneta”, teorizzata dal professor Giacinto Auriti, docente di Diritto all’Università di Teramo.
«Il momento storico ed economico che stiamo vivendo», ha commentato il presidente di Terra Nostra, Gianluca Monaco, «è l’ennesimo ritorno di un ciclo storico di speculazione monetaria del quale, il compianto Giacinto Auriti, ne individuò le cause e la soluzione teorizzando la Proprietà Popolare della Moneta».
Nella mattina si sono succeduti gli interventi di Roberto Pasquali (vice-presidente del Consiglio Provinciale di Pescara, Pdl), Graziano Zazzetta (consigliere provinciale, Pdl), Bruno Tarquini (ex-procuratore generale della corte d'appello), Antonio Pimpini, (avvocato di Auriti nella causa di legalità del Simec nonchè stretto collaboratore di Auriti), Gianluigi Mucciaccio, Matteo Simonetti (giornalista),
Andrea Pauri, Michelangelo Altamore e Antonio Demenego (promotori di Sete di Giustizia).



«Il convegno è stato solo l’inizio», ha spiegato Gianluca Monaco, «di una intensa attività di informazione e diffusione dell’importanza della proprietà popolare della moneta in contrapposizione alla vigente moneta-debito emessa dalle Banche Centrali che sono società per azioni partecipate dalle stesse banche che dovrebbero essere controllate dalle stesse Banche Centrali.
Questo è anche il caso della Banca D'Italia, i cui partecipanti al capitale sono elencati proprio nel sito della Banca d’Italia. Controllori e controllati? Un bel conflitto di interessi».
Il professor Auriti cercò di rispondere a queste domande ed elaborò, sulle basi dei suoi studi giuridici, la “ teoria del Valore Indotto della Moneta” che gli permise di affermare giuridicamente la sovranità popolare della moneta ed il reddito di cittadinanza.
Auriti ha condotto nel 2000 un esperimento nella sua cittadina natale, Guardiagrele, emettendo il Simec: una moneta ceduta alla pari in cambio di lire e ritirati al doppio del valore originario. I costi relativi furono sostenuti dallo stesso Giacinto Auriti. In seguito ad un intervento della Guardia di Finanza i Simec in circolazione vennero però confiscati. Nonostante il fatto che il sequestro fosse stato revocato in quanto non sarebbero stati commessi atti illegali, l'esperimento venne tuttavia interrotto.

«PERCHE’ CI FACCIAMO PRESTARE LA MONETA?»

Le problematiche toccate potrebbero sembrare lontane ed evanescenti ma i promotori sono convinti che l’origine del malessere della nostra società dipenda dal sistema monetario attuale.
«Se la moneta misura la nostra capacità produttiva e di consumo perché ce la facciamo prestare?», si è chiesto Monaco.



«Va detto anche che ci viene prestata a garanzia di cambiali (titoli di Stato) maggiorati di interessi (Tasso ufficiale di sconto)», ha continuato il presidente di Terra Nostra, « e che ci viene fatta pagare per il valore di facciata o nominale (il valore espresso sulla banconota). Tale emissione a garanzia è alquanto insensata poiché dovremo estinguere le cambiali/titoli di stato con il nostro lavoro e la nostra produzione che sono esattamente i valori per cui abbiamo deciso di usare la moneta. Appare, pertanto, strano che essendo noi cittadini i proprietari di ciò che produciamo, ci facciamo prestare la strumento che misura il nostro valore, non solo, acquistando titoli di stato è come se acquistassimo noi stessi il valore di ciò che produciamo».
«Cosa succederebbe se ad un dato momento la produzione dovesse recedere?», si domandano gli organizzatori, « E’ ciò che sta avvenendo oggi. Non riusciremmo a saldare il “debito” né a pagarne gli interessi e andremmo incontro alla necessità di “vendere” patrimoni pubblici. Con l’emissione di moneta a credito, senza garanzia in quanto accettata per convenzione (dal 1971 non ci sono più neanche le riserve e la conversione in oro, bene durevole), noi pagheremmo alla BCE quello che gli è dovuto, ovvero, il costo reale per la sola stampa e gestione del sistema monetario in quanto corrispettivi del loro effettivo lavoro».

L’OMBRA DELLA MASSONERIA

Molto chiara è la posizione di Bruno Tarquini, che impossibilitato a partecipare al convegno ha inviato il proprio intervento.
«Il predominio attuale dell’economia e della finanza sui poteri politico religioso», scrive Tarquini, «non è l’effetto di un inesistente “senso della Storia” e cioè di una pura casualità, ma è il risultato di un piano da tempo e segretamente concepito da alte centrali massoniche collegate con quelle finanziarie- ebraiche, per conseguire il risultato finale dell’ “Ordus Novus”».

m.r. 09/03/2010 10.25

 
 
 

Servizio televisivo sulle attività di Terra Nostra

Post n°87 pubblicato il 14 Febbraio 2010 da Terra_Nostra
 

 Alternews intervista TN - Parte 1                Alternwes intervista TN - Parte 2

                   

Un nuovo servizio di Alternews (canale SKY 886) sulle attività di Terra Nostra.

 
 
 

Dimissioni del vice presidente Marco Forconi

Post n°86 pubblicato il 14 Febbraio 2010 da Terra_Nostra

 

Pescara lì, 11/02/2010

COMUNICATO ALLA STAMPA

LE DIMISSIONI DI MARCO FORCONI

" Presento, alla data odierna, le dimissioni da vicepresidente dell’associazione ‘Terra Nostra’ e la contestuale uscita dal consiglio direttivo della stessa, in maniera irrevocabile. Durante l’ultima riunione, tenutasi presso la sede sociale, ho avuto modo di spiegare, in maniera credo cristallina, le motivazioni che mi hanno spinto a compiere tale gesto. Durante quella stessa riunione ho riscontrato da parte dei presenti molta incredulità e dissenso rispetto a questa, inaspettata e non prevedibile, decisione. Una scelta dolorosa, certo, ma maturata a seguito di ultimi eventi che hanno colpito direttamente la mia persona e, per causa indiretta, l’associazione stessa. Pur ritenendo assolutamente inique le polemiche strumentali che hanno messo sotto accusa la vita ed il percorso associativo di ‘Terra Nostra’ per via di una mia appartenenza ad un movimento non allineato e non conforme rispetto al sistema politico generale, non posso non prendere atto che, a lungo tempo, tale mia presenza, e contestuale attività politica, potrebbe comportare rischi ed oneri non indifferenti all’associazione esponendo, di fatto, anche gli stessi associati a pressioni inopportune ed insensate. Auguro a Gianluca Monaco, presidente ed amico fraterno di tante iniziative ed inchieste, di proseguire la strada per la verità e per quella giustizia sociale che è possibile solo ed esclusivamente attraverso una sana comprensione ed una repentina attuazione delle teorie del compianto professor Auriti per un ritorno ad una società organica, ineluttabili applicazioni in un mondo alla deriva etica ed economica. "

Marco Forconi

LA NOTA DELLA PRESIDENZA DI " TERRA NOSTRA"

Prendo atto della decisione di Marco Forconi ed a nome dell’associazione tutta ed in particolare del direttivo esprimo piena comprensione. La scelta di Marco Forconi dimostra quanto egli sia affezionato all’associazione che ha visto crescere ma nel contempo denigrare da chi è ancora attaccato a vessilli o appartenenze partitiche. Marco Forconi non ha mai messo in mostra la sua appartenenza politica all’interno dell’associazione, come nessun altro associato ha mai fatto. La sua figura è stata carismatica ma "fastidiosa" per chi pensa che le attività di Terra Nostra possano ricondurre a dei benefici politici. L’associazione è stata denigrata sin dalla sua nascita (come è ben visibile in questo link

http://abruzzo.indymedia.org/article/5799 ) per la presenza di Forconi stesso e ciò ha indotto un timore nei confronti di chi si avvicinava all’associazione ma non aveva il coraggio di iscriversi. Un timore fomentato da coloro che si recavano tra le attività associate "consigliando" di recedere da Terra Nostra.
In virtù di quegli episodi Forconi decise già una prima volta di dimettersi. Le sue dimissioni furono rifiutate in quanto non ritenevamo rilevante che le polemiche sulla persona si potessero riflettere sull’associazione. Oggi, alla luce di quanto sta facendo Terra Nostra, riteniamo che nessuna strumentalizzazione possa essere accettata e pertanto condividiamo la scelta di Marco Forconi per il bene dell’associazione.

Gianluca Monaco

 
 
 

Conferenza stampa Comune di Pescara su Progetto SCEC

Post n°85 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da Terra_Nostra
 

Comune di Pescara,Ranieri-Monaco: “Progetto SCEC"

logo_comune_pescara

26.01 - “Pescara si candida a divenire il comune-capofila in Abruzzo del progetto Scec, ossia la diffusione di buoni sconto locali di solidarietà che, attraverso la creazione di un circolo virtuoso tra attività commerciali e utenti, agevoli la distribuzione e l’utilizzo di una ‘moneta di transizione’, non alternativa, ma piuttosto supplementare e integrativa rispetto all’euro. Nei prossimi giorni, dopo il voto favorevole bipartisan ottenuto dal Consiglio comunale, individueremo il soggetto giuridico che dovrà gestire il settore e che potrebbe essere identificato con l’isola-Arcipelago Scec; quindi, partendo da una base che già oggi conta 39 esercizi commerciali aderenti nel solo quartiere di Porta Nuova, tenteremo di ampliare il bacino di negozi disponibili, per poi sperimentare la distribuzione di 100 Scec a ogni utente che vorrà aderire per verificare la funzionalità del progetto“.

Lo ha detto il Presidente della Commissione Finanze Renato Ranieri ieri nel corso dell’a conferenza stampa convocata con Gianluca Monaco, Presidente dell’Associazione Terra Nostra, per illustrare il progetto Scec approvato dallo stesso Consiglio.

Il nostro obiettivo - ha spiegato il Presidente Ranieri - è quello di tutelare il cittadino, che oggi ha sempre maggiori difficoltà a fare la spesa e ad arrivare a fine mese, e, al tempo stesso, le attività locali, spingendo gli utenti a consumare la propria ‘ricchezza’ nel territorio comunale di Pescara. Il progetto prevede innanzitutto una prima fase tesa alla distribuzione gratuita di un numero minimo di Scec, almeno 100, agli utenti che vorranno aderire alla sperimentazione. Nel frattempo costituiremo un circuito di esercizi commerciali che, oltre agli euro, accetteranno anche il pagamento di una parte della spesa, in una percentuale a loro scelta, attraverso l’uso degli Scec che, a quel punto, avranno la funzione di buoni sconto di solidarietà.

Il consumatore sarà spinto in questo modo a usare i buoni sconto per convenienza e,

invece di fare la propria scec4spesa in un centro commerciale sperando di risparmiare qualche euro, si rivolgerà ai negozianti locali, vicino casa, per poter coprire parte degli acquisti con gli Scec ricevuti gratuitamente. Il commerciante a sua volta, aderendo all’iniziativa, avrà la certezza di aumentare il proprio giro d’affari incrementando il numero dei propri clienti con la garanzia che quegli utenti non cercheranno prezzi stracciati fuori dal territorio locale. Inoltre lo stesso commerciante potrà a sua volta riutilizzare gli Scec per fare i propri acquisti in altri esercizi aderenti o anche nel resto d’Italia dove già esistono esperienze simili ben avviate, come in Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

Pensiamo ad esempio ai ristoratori che, accettando buoni sconto di solidarietà dai propri clienti, potranno a loro volta utilizzare quei buoni per acquistare la merce alimentare da lavorare negli altri negozi partner dell’iniziativa”.

Trentanove le attività che hanno già dato la propria adesione al progetto e che cominceranno ad accogliere i buoni Scec, “che verranno stampati con il taglio di 50 centesimi, 1, 2, 5, 10 e 50 euro - hanno proseguito il Presidente Ranieri e Monaco -. Inoltre nei prossimi mesi è previsto lo svolgimento del primo Forum sulle isole-arcipelago Scec al quale parteciperà anche Pescara”.

___________

 
 
 

Ordigno esplode davanti la sede di Terra Nostra

Post n°84 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da Terra_Nostra
 

 

PESCARA. Un ordigno, posizionato da ignoti, ha mandato in frantumi, nella nottata tra martedì e mercoledì, la vetrina della sede dell’associazione Terra Nostra in via Vespucci.

E’ stata danneggiata la serranda in metallo ed è andata in frantumi la vetrina e la porta d’ingresso.
A provocare i danni sarebbe stato un ordigno simile ad una bomba carta che è esploso intorno alle due di questa mattina, una esplosione avvertita distintamente da tutto il quartiere.
L’associazione Terra Nostra, che si definisce «associazione apartitica», negli ultimi tempi ha portato avanti una serie di iniziative volte alla conoscenza e al disvelamento di logiche e dinamiche che opererebbero anche nella nostra realtà locale ed in qualche modo distorcerebbero il fine delle istituzioni verso il bene comune.
Il sodalizio capeggiato da Gianluca Monaco porta avanti le battaglie sulla proprietà popolare della moneta e cerca di far luce sui fenomeni di corruzione ed intrecci tra finanza, politica e lobbies occulte.
In ordine di tempo l’ultimo lavoro di ricerca pubblicato da PrimaDaNoi.it è la ricostruzione della
“mappa del potere” di Pescara e dintorni la quale evidenzierebbe alcuni punti di contatto tra enti pubblici, banche, fondazioni e politici di entrambi gli schieramenti.
«Una commistione pericolosa tra pubblico ed interessi privati», sostengono dalla associazione, «che, nel corso degli anni, hanno portato a sviluppi clamorosi con le inchieste del pool di Pescara e di altre procure».
L’attentato, oltre i danni materiali, non ha causato feriti.
«La sede dell’associazione, infatti», spiega Monaco, «ospita, occasionalmente, una persona che non ha un alloggio fisso, e da alcuni giorni, per sua fortuna, questa persona, si trovava altrove al momento della esplosione. Il bilancio, dunque, poteva essere gravissimo e solo la sorte ha evitato esiti peggiori. Un attentato intimidatorio, quindi, che non ha raggiunto i suoi scopi. Terra Nostra continuerà nella sua opera di trasparenza e di impegno sociale», conclude Monaco, «per quanto i risvolti dell’attentato effettuato a nostro danno, abbiamo sporto una denuncia contro ignoti presso la Questura cittadina e chiederemo l’acquisizione dei filmati delle telecamere deputate alla videosorveglianza degli esercizi della zona ai fini dell’identificazione degli autori di questo gesto vigliacco».

20/01/2010 13.04


* L'ATTIVITA' DI TERRA NOSTRA DEGLI ULTIMI MESI

 
 
 

Pescara: passa la mozione SCEC

Post n°83 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da Terra_Nostra
 

 

articolo tratto da www.primadanoi.it

SÌ ALLA MOZIONE SUGLI SCEC

In apertura di Consiglio è stata approvata la mozione sull’istituzione degli Scec presentata dal consigliere Renato Ranieri (Pdl), presidente della Commissione consiliare Finanze.
Lo Scec è tecnicamente un buono, che non va a sostituire la moneta legale l’euro, ma può integrarla. Chi aderisce all'iniziativa ha, infatti, la possibilità di suddividere qualsiasi tipo di pagamento verso altri associati in due parti, una delle quali verrà corrisposta in Scec.
«L’introduzione dell’euro – ha spiegato il consigliere Ranieri – ha inevitabilmente ridotto la capacità di acquisto dei cittadini, con un progressivo impoverimento della fascia media della popolazione. In molti paesi europei si sta cercando di ovviare a tali disagi avviando nuove esperienze, ossia attività pubbliche, esercizi privati e cittadini hanno dato vita a convenzioni creando circuiti locali virtuosi in cui lo sconto, riconosciuto dalle realtà commerciali ai clienti convenzionati, viene trasformato in Scec, ossia banconote locali stampate e messe in circolazione, utilizzate come titolo di pagamento alternativo accettato dagli esercizi aderenti allo stesso circuito». Con la mozione di ieri si è impegnato il sindaco a stimolare, attraverso il coinvolgimento di enti e pubbliche istituzioni, delle organizzazioni sindacali, delle attività professionali, della stessa Camera di Commercio, il sistema creditizio locale, i negozianti e i cittadini per la creazione di un circuito commerciale locale che produca, tra gli effetti positivi, il permanere della ricchezza nel territorio a beneficio dei consumatori e delle imprese locali; l’incremento della capacità di acquisto dei cittadini.

19/01/2010 8.53

CHE COSA SONO GLI SCEC

TERRA NOSTRA SODDISFATTA

L'Associazione Terra Nostra, che si batte da due anni sul territorio per il rilancio dell'economia locale basato sui valori della tradizione e della famiglia, plaude all'approvazione della mozione consigliare del Comune di Pescara.
«Il provvedimento», spiega Gianluca Monaco, «adottato in forma bipartisan, dimostra che è possibile superare steccati ideologici e barriere partitiche per operare in favore del bene comune; la mozione “Scec”, proposta dal consigliere PDL Ranieri ed emendata dall'opposizione rappresentata dal Consigliere Acerbo, impegna tutta l'Istituzione a favorire una progettualità basata su questi buoni locali, in grado, se circolanti, di rilanciare l'economia cittadina, favorire le famiglie
attraverso l'aumento del potere di acquisto, dare respiro ai commercianti e agli artigiani locali spesso vessati dal sistema economico dei “grandi” gruppi commerciali».
E' ferma intenzione dell'associazione Terra Nostra proseguire la sua battaglia da un lato continuando l'opera di sensibilizzazione e informazione verso cittadini e imprenditori, «dall'altro perseguendo lo stimolo di istituzioni ed enti pubblici, per raggiungere l'adozione operativa
dello strumento dei buoni locali non come esperimento, bensì come efficace convenzione, utile a dare respiro all'economia cittadina, in particolare alle famiglie pescaresi grazie al recupero di potere di acquisto generato dalla circolazione dei buoni locali».

 
 
 

La mappa del potere di Pescara (parte 2)

Post n°82 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da Terra_Nostra
 

articolo tratto da www.primadanoi.it su nostra inchiesta

LA GAS CONNECTION

PESCARA. Tra i campi di attività individuati dalla associazione Terra Nostra nella sua ricerca vi è anche quello del gas.
Ancora una volta Gianluca Monaco ed i suoi registrano movimenti e connessioni all’epoca del primo D’Alfonso con operazioni che ancora oggi diffondono i loro effetti.
Secondo l’associazione proprio il gas potrebbe essere il settore maggiormente fortunato nei prossimi anni dal punto di vista dei finanziamenti pubblici, specie nelle zone svantaggiate come l’Abruzzo.
La nascita di Pescara Gas –ricorda Terra Nostra- avviene poco tempo dopo la vittoria di D’Alfonso alle elezioni comunali di Pescara. Si approfitta del termine della concessione da parte del soggetto gestore, la Camuzzi poi inglobata in Enel gas oggi Enel energia.
La storia è complicata e va avanti per anni, nasce un contenzioso concluso con una sentenza del Consiglio di Stato a favore di Enel Energia alla quale il Comune di Pescara dovrà versare 21 milioni di euro.
Una operazione di cui però forse non si parla a sufficienza proprio perché ha prodotto un ammanco non trascurabile nelle casse comunali.
L’atto di Pescara-gas è stato stipulato presso il notaio Mastroberardino.
I fondatori sono la Conscoop di Forlì-Cesena, il consorzio Leonardo (Marramiero) e Molise Gestioni (gruppo Falcione, conglomerata molisana nella distribuzione di gas naturale).
Attualmente Mauro Pasolini è il presidente di Pescara Gas e già presidente di Lega Coop Forlì Cesena, il nome sarebbe stato indicato dalla la Lega Coop nazionale notoriamente espressione del centrosinistra.
Nel Cda c’è anche Enrico Marramiero, patron di Alma cis, società leader nella costruzione di reti per la distribuzione metanifera. Non è un caso che sia stato anche il primo presidente di Pescara Gas. Ancora oggi gli uffici amministrativi di Pescara gas e Alma cis, hanno sede nello stesso appartamento in via Carducci a Pescara, mentre la sede operativa e le officine sono presso il centro Dama di Chieti Scalo: stesso indirizzo, stesso numero civico, stesso numero di telefono e stesso amministratore: Marramiero.
Nel Cda c’è anche Edmondo Falcione, presidente dell’omonimo gruppo molisano, che opera quasi in regime di monopolio nella regione con diverse società di distribuzione del gas.
«Il suo gruppo», ricorda Terra Nostra nel suo studio, «è quello che si è aggiudicato la costruzione del rigassificatore in Albania, l’importo dei lavori è di circa un miliardo di euro. L’Albania assieme alla Serbia sarà il terminale del gas russo in un progetto della svizzera Egl e della norvegese Hidrostadt».
Parlare di gas russo non è precisamente fuori luogo né per l’Abruzzo né per Pescara. Un ulteriore connessione emerge in maniera ancora molto sfumata dalle carte dell’inchiesta Ground Zero quella che ha portato in carcere Italo Mileti e Claudio D’Alesio. Quest’ultimo, intermediario di professione con esperienze nella Fira di Giancarlo Masciarelli, avrebbe avuto contatti di lavoro proprio con una grossa società di gas russo per un non meglio precisato affare che potrebbe essersi concluso forse lo scorso anno.
Tra i sottoscrittori dell’atto di fondazione di Pescara Gas Srl c’era anche Orazio Maiorani, nome conosciuto nell’ambiente poiché è il rappresentante della CoopCitigas di Giulianova fondata già nel 1978.
Nel comitato tecnico si trovano altri due nomi interessanti: quelli di Elicio Romandini, uomo vicino al centrodestra di Sant’ Egidio alla Vibrata (prima area Udc ora Pdl) e Marco Meo, un tecnico direttore della Compagnia Italiana del gas la quale tuttavia è società del gruppo Molise Gestioni ovvero di Edmondo Falcione che siede nel Cda di Pescara Gas.
«Una posizione di eccessiva vicinanza tra amministratore e controllore tecnico», sostiene Gianluca Monaco.
Nel Cda, infine, siede Loreto Vanni, anche lui di Giulianova, già revisore in Juliagas, società municipalizzata che si occupa di distribuzione di metano, revisore presso la Asl di Teramo, Edilcassa Abruzzo e Abruzzo Sviluppo.

a.b. 14/01/2010 8.45

 
 
 

La mappa del potere di Pescara (parte 1)

Post n°81 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da Terra_Nostra
 

articolo tratto da www.primadanoi.it su nostra indagine

PESCARA. Banche, gas, cooperazione internazionale, eventi culturali, Pax Christi e pure la Brigata Majella.

L'associazione Terra Nostra ha disegnato la ''mappa del potere'' che si dipana dalla fondazione PescaraAbruzzo: si rincorrono posizioni strategiche e uomini di prestigio che si intrecciano e si allontanano.
Sono quelli gli uomini che contano, che decidono e spesso fanno la differenza.
Una ricerca lunga e laboriosa tra i cda di ogni singolo ente o ditta dove si rincorrono e si ritrovano sempre le stesse entità: il fulcro, sostiene l'associazione, è la Fondazione PescarAbruzzo (presidente Nicola Mattoscio da Gessopalena) che viene definita «uno strumento finanziario di cui si è servito D’Alfonso» e attraverso il quale si sarebbero mosse importanti pedine negli ultimi anni.
Uno studio accurato, interessi scandagliati e resi pubblici, che celerebbe un disegno molto più vasto (niente di illecito: si parla di lobby), sostiene l'associazione Terra Nostra, «che coinvolge livelli economici superiori con connessioni nel mondo bancario e nella rete di cda che si intrecciano in quella che era la cassaforte dell’ex sindaco: la fondazione Pescara Abruzzo, finanziatrice delle opere “simboliche” così come i benefattori Toto, Ferri e Marramiero».
E ad ogni singolo personaggio strategico l'associazione associa anche i grandi progetti della città: Toto e aree di risulta e gestione dei parcheggi per trenta anni, Ferri e urbanistica con sblocco degli accordi di programma sulla Tiburtina su aree ex commerciali, Marramiero e gas.

TUTTO PARTE DAL PONTE DEL MARE

Le attenzioni di Terra Nostra sono partite dalla Fondazione Pescarabruzzo dopo che il Ponte del Mare (inizialmente indicato come opera pubblica) fu finanziato con ben 5 milioni di Euro. La stessa associazione alcuni mesi fa ha firmato un esposto alla procura chiedendo di fare chiarezza su tutta l’operazione.
«La fondazione ha quote di partecipazione in diversi enti ed istituti bancari», comincia Gianluca Monaco che stila la lunga lista: «Eurobic, Edizioni scientifiche abruzzesi, gestioni culturali, fondazione per il sud, Banca Caripe, Banco Popolare, cassa depositi e prestiti, Enel, Carispaq, banca Tercas, banca popolare di Lanciano e Sulmona, Serfina banca, World trade association della quale Mattoscio è vice-presidente mentre il presidente onorario è il benefattore del ponte, Gilberto Ferri» .

Il presidente di Eurobic è invece Enrico Marramiero (membro della Fondazione Pescarabruzzo).
L’amministratore delegato è Gianni Melilla, «già parlamentare con vitalizio», commenta Monaco, «già sindacalista, già presidente del consiglio Comunale di Pescara ed ora, nominato da Mattoscio a fare l’A.D. ad EuroBic. Inoltre Gianni Melilla è l'inventore dell'Ente strumentale Cooperazione Internazionale del Comune di Pescara e attivo promotore dei Programmi di Cooperazione Internazionale della Regione Abruzzo, essendo lui fino al 2008 consigliere regionale».
La Fondazione percepisce dividendi dalle banche di cui detiene quote.
Banca Serfina nacque, invece, come finanziaria per gli artigiani della Cna, ricorda Terra Nostra, trasformatasi in Banca con una maggioranza di Azioni della Banca popolare di Lanciano e Sulmona s.p.a.. Il presidente di Serfina è Pietro Odoardi, padre del consigliere comunale di Rifondazione comunista di Montesilvano, Cristian («alla faccia dell’anticapitalismo», commenta Monaco).
L’ex presidente di Serfina, ed ora in Cda, è Romeo Di Fonzo, uomo forte del Pci prima e Pds Ds-Pd teatino oggi.
«La Bls, già nota per essere stata condannata per anatocismo», ricorda Monaco che da tempo porta avanti la teoria degli Scec, «appartiene al gruppo Bper (Banca Popolare dell’Emilia Romagna) banca riconducibile allo schieramento di centro-sinistra. Il presidente del consiglio di amministrazione è Lelio Scopa che figura anche nei consigli di amministrazione di Strada dei Parchi S.p.A., Toto S.p.A., Air One S.p.A., Carispaq S.p.A., Del Giudice S.r.l., Pierburg S.p.A, Puccioni S.p.A.».
Quindi il Gruppo Bper controlla la Bls, che controlla la Serfina, che è partecipata dalla Fondazione.
Ricapitolando, la fondazione ha quote in BLS, Serfina, Tercas, Carispaq, Caripe.
«Le ultime tre», continua Monaco, «sono le banche che detengono azioni in Fira ed inoltre detiene quote della Cassa Depositi e Prestiti, l’ente finanziario dei comuni».
Gli introiti della Fondazione derivano dai dividendi sugli utili di queste banche.
Gli eventi culturali che promuove vengono gestiti dalla Gestioni Culturali S.r.l. Unipersonale, affidati all’uomo di cultura del Pd, Angelo Valori che gestisce anche lo Spoltore Ensemble. La proprietà della Gestioni Culturali s.r.l. è totalmente della Fondazione che finanzia questo suo ente.

CULTURA E ONU, GLI INTRECCI SI INTRECCIANO

Ma c’è dell’altro spulciando il sito della Fondazione: la stessa ha commissionato alla Goodwill uno studio di fattibilità per un Distretto culturale della Provincia di Pescara nel 2004.
La Goodwill è legata alla World Goodwill. Quest’ultima, da tempo riconosciuta dalle Nazioni Unite quale Organizzazione Non-Governativa , è rappresentata alle regolare riunioni informative alla Direzione Generale dell'Onu.
«Tra i “bracci operativi”», illustra Terra Nostra, «figura l’organizzazione Pax Christi di cui era presidente fino a qualche mese fa Monsignor Valentinetti della curia Penne-Pescara.
«Ecco anche spiegato», commenta Monaco, «i finanziamenti alla Caritas per la costruzione dei dormitori?».
C’è poi la Fondazione Brigata Maiella (dedicata ai partigiani) il cui sito è linkato sulle pagine della Fondazione Pescarabruzzo.
Tale fondazione nasce per “volontà” della Regione Abruzzo con la L.R. 40 del 6/07/1999 e trova attuazione nel decreto regionale n.132 del 2006 a firma del presidente Del Turco.

Alessandra Lotti 14/01/2010 8.45

 
 
 

Imprenditori si Suicidano per INSOLVENZA

Post n°80 pubblicato il 21 Dicembre 2009 da Terra_Nostra
 



Da un articolo pubblicato sul quotidiano LA STAMPA del 17-12-2009 riportiamo
l'orribilenotizia dei suicidi da insolvenza da parte degli imprenditori.
Questo fenomeno inizia a far notizia per l'elevato numero di persone che decidono
di "risolvere" la loro situazione economica ponendo fine alla loro vita stessa.
Leggendo il titolo ci tornano in mente le parole del Prof. Giacinto Auriti che profetizzava questa nuova piaga sociale e la sua denuncia nei confronti degli
ex-governatori della Banca D'Italia Ciampi e Fazio per usura, truffa,appropriazione
indebita,falso in bilanco e ..istigazione al suicidio da insolvenza.

A distanza di quasi dieci anni dalle ultime dichiarazioni televisive, dobbiamo
evincere che il prof. Auriti aveva ragione, o meglio:
LA STORIA GLI STA DANDO RAGIONE.

Pubblichiamo il video in cui parlò del suicidio da insolvenza.

 
 
 

La Massoneria e la Chiesa Cattolica

Post n°79 pubblicato il 20 Dicembre 2009 da Terra_Nostra
 

Le pagine che leggerete cliccando sull'immagine sono tratte dal libro
"
LA MASSONERIA E LA CHIESA CATTOLICA"
Editrice Civiltà - Brescia
per richiederne la copia integrale potete scrivere a :
Editrice Civiltà-via Galileo Galilei, 121 - 25123 BRESCIA



Se volete avere delle risposte al decadimento della nostra società e dei nostri valori
leggete questo sunto (cliccando sull'immagine).
Chi è attento a queste problematiche troverà delle valide risposte.
Tutto quello che sta accadendo è stato scritto e pianificato per arrivare al governo mondiale, distruggendo le identità, le culture e le tradizioni dei popoli.
Un mondo governato da pochi con uno strumento (che presto sarà universale) come il
DENARO A DEBITO

Un'opera perpetrata da un'associazione che fa del segreto una virtù e che noi identifichiamo nella Massoneria.

Abbiamo pubblicato i 33 punti di programma per la distruzione della chiesa cattolica
e invitiamo chiunque ad identificare i punti realizzati con un'attenzione a quelli da realizzare ancora.

Inoltre guardate la copetina di O.P. , il giornale diretto da Mino Pecorelli barbaramente ucciso perchè era vicino alla verità, anzi, forse conosceva la verità. Lui che scoprì i legami tra la massoneria, la chiesa, la finanza ed i fondi neri dell'allora P.C.I.
Il 1978, in cui fu pubblicata questa copertina, fu un anno memorabile per gli accadimenti italiani, dall'uccisione di Moro e papa Luciani, agli scandali I.O.R e Banca d'Italia.
Memento a tutti e Buona lettura.

 
 
 

Condannare Berlusconi per Istigazione alla violenza ?

Post n°78 pubblicato il 16 Dicembre 2009 da Terra_Nostra
 

Legge Mancino 122


Le dichiarazioni di Di Pietro e Rosy Bindi in merito all'aggressione subita da Berlusconi il 13/12/2009, dichiarazioni riportate su tutti gli organi di stampa e televisivi, recitano tutte in questo modo: " Berlusconi istiga alla violenza..se l'è cercata".

Secondo gli onorevoli Di Pietro e Bindi , Berlusconi dovrebbe essere denunciato per violazione della Legge Mancino n.122 ?
Forse si vuole applicare la citata legge su Berlusconi per "espopriarlo" dei suoi beni?

Andiamo ad analizzare cosa "recita" questa legge ideata da un "cattolico", colui che dovrebbe difendere il proprio culto e la propria cultura.

Secondo il Dott. Carlo Alberto Agnoli ,magistrato del tribunale di Trento ed autore del libro in copertina, questa legge è alquanto iniqua ed evanescente e si contrappone ai principi fondamentali della Costituzione.
Vediamo nel caso specifico di Berlusconi cosa prevede questa legge.
Nell' art. 1 lettera b) essa punisce con pene draconiane ( da sei mesi a quattro anni) "chi in qualsiasi modo incita a commettere o commette vilenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".

Quello che colpisce l'operatore del diritto, nel leggere questa norma, è la sua spaventosa genericità ed imprecisione usata dal legislatore Mancino. Già solo il termine "violenza" è altamente equivoco tant'è che nel codice penale viene definita la parola con la previsione normativa con riferimento a ben individuate situazioni. Ad esempio nell'art. 610 C.P. negli artt. 392 e 393 C.P. la violenza viene ben identificata e qualificata.
Invece con questa Legge 122 il termine di violenza resta astratto, indefinibile ed indefinito sopratutto quando recita la locuzion avverbiale "in qualsiasi modo" che allarga la gamma delle condotte che possono ritenersi "violente". Inoltre, le parole "commette atti di provocazione alla violenza" costituiscono un vero e proprio rebus giuridico e può comprendere una varietà "indefinita" di condotte. Comunque pare evidente in questa legge che colui che "provoca" in qualche modo la violenza dei suoi avversari e ne rimane vittima, riportando magari gravi lesioni, dovrà sobbarcarsi una pena da sei mesi a quattro anni.
E' fin troppo chiaro ,per il linguaggio artatamente fumoso ed estensivo usato dal legislatore, che questi ha voluto intenzionalmente accantonare il principio della TIPICITA' della legge penale mettendo in mano alla polizia ed al giudice uno strumento ILLIMITATO di PRESSIONE E REPESSIONE da cui nessuno può sentirsi sicuro, anche perchè si è aperta la via ad un incontrollabile processo alle intenzioni ed un illimitato arbitrio per colui che deve applicarla.

L'Art. 5 comma 2 della suddetta legge prevede, in caso di condanna per incitamento o atti di provocazione alla violenza, il sequestro e la confisca della casa (in casi di particolare gravità) del "criminale" nella quale siano stati ritrovati "armi, ordigni esplosivi o incendiari,ovvero degli oggetti indicati nell'Art 4 L.110 del 18-04-1975.

Al di là del fatto che la legge non distingua tra armi DETENUTE LEGALMENTE ed ARMI DETENUTE ILLEGALMENTE, c'è da considerare che la l'Art. 4 L.110/75 comprende tra le cosidette armi "strumenti da punta o da taglio adatti ad offendere"

Pertanto caro Berlusconi, hai capito dove vuole arrivare Di Pietro?
Visto che non riesce a farti condannare per mafia, cerca di farti condannare per "istigazione". 
Un  suggerimento: "FAI SPARIRE DA CASA L'ARGENTERIA" perchè potrebbe essere un'aggravante detenere coltelli da cucina e forchette e ci rimetteresti la casa.

Questo suggerimento vale anche per D'.

Buon vivere a tutti

P.s.
I nostri disappunti sulla legge Mancino non finiscono qui.
Alla prossima.

 
 
 

Il primo monumento ad Auriti

Post n°77 pubblicato il 13 Dicembre 2009 da Terra_Nostra

Monumento ad Auriti

Carissimi Auritiani,
vi allego l'articolo sulla volontà del Comune di Guardiagrele a voler intitolare un
 monumento
nella città natale del magnifico Giacinto Auriti. Come leggerete tra le righe di questo
articolo, il sindaco di Guardiagrele, Palmerio, dichiara che il monumento sarà una
"Pietra Grezza della Majella" con incastonato un ottagono e sormontata da un'aquila.
Fin qui nulla di trascendente in quanto l'aquila e l'ottagono erano presenti anche
nella banconota del SIMEC. Essi sono simboli "spirituali" in quanto l'aquila
rappresenta la sovranità e l'ottagono rappresenta la "casa" o "resurrezione".
Quello che ci preoccupa è l'accostamento di questi simboli con la "PIETRA GREZZA" in
quanto ricondurrebbe il tutto ad una simbologia esoterico-massonica in quanto per i
massoni la Pietra Grezza è la pietra che il muratore dovrà levigare per renderla
perfetta e mostrare la sua capacità muratoria, l'ottagono rappresenta la forma più
vicina al cerchio come "il poligono iniziale". Per dare un senso "cristiano" a questo
monumento abbiamo chiesto che l'aquila fosse dipinta di bianco in modo che tutto il
monumento possa rappresentare la "resurrezione", in questo caso dello spirito del
prof. Auriti. Tutt'al più si potrebbe apporre un crocifisso sul monumento ma per
sciogliere ogni dubbio e per rendere l'opera facilmante identificabile e sgombera da
"interpretazioni" sarebbe consigliabile che il monumento fosse un busto raffigurante
Don Giacinto.
Ci duole, inoltre, dover leggere il commento del giornalista che fa riferimento all'adesione del professore al fascismo. chi lo ha conosciuto e seguito sa cosa pensava il professore del fascismo e del comunismo. egli dichiarava che anche questi movimenti furono finanziati ed indebitati dal sistema bancario.
Potremmo credere nella "buona fede" del sindaco Palmerio affinchè non abbia
pensato di "SEGNARE" l'opera ad Auriti con simbologie massoniche ma tale fiducia nei
suoi confronti decade quando leggiamo la sua dichiarazione riferita a Jhon Dewey
chiamandolo maestro. (leggete l'articolo)

Chi usa il termine "maestro" è persona da controllare ed è per questo che sono
andato alla ricerca di Jhon Dewey
ed ho trovato dei link che fanno riferimento a lui in ambito massonico:

http://www.freemasons-freemasonry.com/metafisica-massoneria.html
 
http://www.cittadelladelleliberemura.eu/fenomenol_mass/ermeneutica_e_metafisica_nella_massoneria.html
 
Pertanto, se vogliamo evitare che la figura del prof. Auriti venga infangata o sugellata
dalla stessa massoneria che egli riteneva essere il male della società, la società
strumentalizzante degli stati democratici, chiediamo VIVAMENTE
al sindaco Palmerio di Guardiagrele di cambiare tipologia di monumento oppure
apporre un crocifisso sulla "pietra grezza".

Ass.ne Terra Nostra

 

 
 
 

A Pescara una DELIBERA per "riconoscere" l'acqua un DONO GRATUITO

Post n°76 pubblicato il 27 Novembre 2009 da Terra_Nostra

Il consigliere comunale di Pescara, nonchè consigliere alla Regione Abruzzo, Maurizio Acerbo del Partito della Rifondazione Comunista,
ha depositato la proposta di delibera contro la privatizzazione dell'acqua.
Ecco il testo:

DELIBERA DI MODIFICA DELLO STATUTO COMUNALE

 Oggetto: Modifica ed integrazione dello Statuto Comunale.

 Definizione dei servizi pubblici comunali privi di rilevanza economica

 Il Consiglio Comunale di Pescara

 PREMESSO CHE

 l’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi;

l’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, il bene comune universale, un bene comune pubblico , quindi indisponibile, che appartiene a tutti;

il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico;

l’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale e una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale e internazionale; 

Ritenuto necessario,

sancire nello Statuto comunale lo status del servizio idrico come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica

Visto il vigente Ordinamento degli Enti Locali;

Visto lo Statuto comunale,

                                           DELIBERA

di integrare lo Statuto comunale con l’introduzione del seguente articolo:

  Articolo n. 60bis

Definizione dei servizi pubblici comunali privi di rilevanza economica

Il Comune, visti gli articoli 1, 2, 3, 5, 43, 114, 118 della Costituzione, riconosce i servizi pubblici locali quali: servizio idrico, servizio sanitario, igiene pubblica, servizi sociali, istruzione pubblica, tutela dei beni cuturali e delle risorse ambientali e paesaggistiche e quant’altro riconoscerà il Consiglio comunale, di preminente interesse generale.

Riconosce il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico.

Conferma il principio che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; nonché il principio che in ambito pubblico devono essere mantenute la proprietà delle reti e la gestione del s.i.i..

Riconosce al servizio idrico integrato lo status di servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e senza fini di lucro, la cui gestione va attuata secondo gli artt. 31 e 114 del d. lgs n. 267/2000, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire il diritto universale all’acqua e pari dignità umana a tutti i cittadini.

RELAZIONE

Il recente art. 15 del D.L. 135/09 – approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati il 19 Novembre 2009 – introduce alcune modifiche all’art. 23 bis della Legge 133/08 e muove passi ancora più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali, prevedendo l’obbligo di affidare la gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%.

Tale provvedimento sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Si tratta di una scelta discutibile sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.

Anche in presenza dell’art. 15 del D.L. 135/09, rimane possibile dar vita ad una gestione pubblica del servizio idrico integrato che si realizza pienamente attraverso l’affidamento ad un Ente di diritto pubblico, strumentale dell’Ente diretto Locale (Consorzio tra Comuni, Azienda speciale, Azienda speciale consortile).

La strada per arrivare a tale risultato, in particolare per costruire un Azienda speciale consortile, è sostanzialmente la seguente: tale strada passa attraverso l’inserimento negli Statuti Comunali dei Comuni dell’ATO di una specifica formulazione che definisca il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. Ciò è pienamente legittimo, in quanto l’Unione Europea demanda ai singoli Stati membri il fatto di definire quali siano i servizi a rilevanza economica e quali privi di rilevanza economica e la normativa del nostro Paese non si è mai pronunciata esplicitamente in questa direzione. L’unico riferimento esistente in proposito risale al comma 16 dell’art.35 della legge 448/2001 (legge Finanziaria 2002), con il quale il governo era impegnato, nell’arco di tempo di 6 mesi, ad emanare un regolamento per definire i servizi pubblici locali da considerarsi “a rilevanza industriale”. Regolamento che non è mai stato presentato.

Con tale operazione, i Comuni dell’ATO hanno la potestà di decidere quale forma gestionale intendono adottare per la gestione del servizio idrico in quanto servizio privo di rilevanza economica, e, quindi, scegliere di affidarlo direttamente ad un’Azienda speciale consortile da essi costituita. Infatti, con la sentenza n. 272 del 27 luglio 2004 la Corte Costituzionale è intervenuta nell’ambito della normativa che disciplina i servizi pubblici locali. Con tale sentenza la Corte ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 14, comma 1 e 2, del D.L. 269/2003 (”Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici”) in quanto tali norme determinavano un’illegittima compressione dell’autonomia regionale e locale in materia di servizi pubblici locali. La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, tra le norme abrogate, anche dell’art. 113 bis del D.Lgs. 276/2000 (TUEL), cioè di quell’articolo che disciplinava i servizi pubblici locali privi di rilevanza economica.

Secondo la Sentenza citata, infatti, “il titolo di legittimazione per gli interventi del legislatore statale costituito dalla tutela della concorrenza non è applicabile a questo tipo di servizi, proprio perché in riferimento ad essi non esiste un mercato concorrenziale”.

Il legislatore statale, quindi, in materia di servizi può legiferare soltanto in riferimento al tema della “tutela della concorrenza”, tutto il resto è demandato al livello locale.

A questo punto per l’Ente Locale è possibile il ricorso all’articolo 114 (azienda speciale) del TUEL, che, combinato con l’art. 31 dello stesso TUEL, porta a dar vita ad un’Azienda speciale consortile.

Vanno sottolineati, sia pure in modo sintetico, i motivi per i quali la scelta dell’affidamento ad un’Azienda speciale consortile sia quella realmente rispondente ad una gestione pubblica del servizio idrico, a differenza dell’affidamento ad una SpA “in house”. Le ragioni sono sostanzialmente tre: la prima, di carattere “pratico”, ma che non va sottovalutata, è relativa al fatto che la scelta della SpA “in house”, per la sua natura ambigua, di essere contemporaneamente società di diritto privato e organo dell’Amministrazione pubblica, è sottoposta a molte verifiche e contenziosi. Lo dimostra da ultimo, ad esempio, il provvedimento di indagine disposto dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori su tutte le 64 Spa a totale capitale pubblico che gestiscono il servizio idrico nel nostro Paese, così come l’ultima procedura di infrazione 2007/4269 attivata dalla Commissione europea nei confronti dell’ATO2 Marche Centro-Ancona.

La seconda ragione è decisamente più di sostanza, nel senso che un Ente pubblico si muove nell’ambito del diritto pubblico, mentre una SpA, anche se a totale capitale pubblico, rientra in quello del diritto privato. Ora, questa differenza non è affatto secondaria o puramente di principio, anche se questo piano non va assolutamente sottovalutato. Infatti quando parliamo di acqua, di un bene comune essenziale per la vita e di un diritto umano da garantire a tutti, le questioni di valore e di principio non possono essere facilmente eluse. Stare nell’ambito del diritto pubblico o in quello privato non è assolutamente la stessa cosa in termini di conseguenze per chi usufruisce del servizio: essere azienda di diritto privato significa dover rispondere all’obiettivo di produrre utili, mentre un Ente pubblico assume come vincolo il pareggio di bilancio. Il che, per esempio, non è decisamente indifferente nella fissazione dell’andamento tariffario, a partire dal riconoscimento della remunerazione del capitale aziendale investito in una misura pari al 7%, e, più in generale, per l’insieme delle scelte gestionali che un’azienda deve assumere.

La terza ragione è la consapevolezza che la spa spesso ha consentito forti degenerazioni clientelari e scarsa trasparenza per l’assenza di quelle regole che caratterizzano un ente diritto pubblico. Un servizio pubblico va gestito con un quadro di regole che garantiscano trasparenza ed efficienza e non alimentare la crescita dei costi impropri della politica.

Per tutte queste ragioni è indispensabile che ogni Comune riconosca nel proprio Statuto il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico e, soprattutto, che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d.lgs n. 267/2000.

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ed ora vediamo se i "camerieri dei banchieri" lo approveranno.

 
 
 

A che servono le banche private?

Post n°75 pubblicato il 22 Novembre 2009 da Terra_Nostra

di Maurizio Blondet



Negli USA, c’è uno Stato che sembra salvarsi dalla grande depressione: il North Dakota. Il suo tasso di disoccupazione è il più basso del Paese, e le imprese locali non soffrono di mancanza di credito. Ciò perchè il North Dakota ha, dal 1919, una sua banca pubblica, la Bank of North Dakota (1).
Ecco come funziona: tutti gli introiti fiscali dello Stato sono depositati in questa banca, che appartiene allo Stato. Con questa cifra come «riserva», usando il metodo del «credito frazionale»  usato da tutte le altre banche private, la Bank of North  Dakota dà prestiti e fidi per molte volte la «riserva».
Semplicissimo. La sola differenza è che la banca statale del North Dakota agisce per il bene dei suoi cittadini, non per i profitti degli azionisti e per i bonus miliardari dei manager, come le altre banche private. Per questo motivo, i cittadini depositano volentieri i loro risparmi lì, aumentando la «riserva» e dunque il moltiplicatore di prestiti. La banca è quasi la sola, in tutti gli USA, che continua a fare prestiti agli studenti per pagarsi l’università, un business che le grandi banche USA hanno abbandonato come rischioso. Alle aziende agricole nuove, fa prestiti all’1% di interesse, e interessi modesti chiede per aprire fidi alle piccole imprese.
Il termine «banca pubblica» è eresia per il pensiero unico capitalista. Sicchè oggi il 95% e più del circolante viene creato dalle banche private indebitando imprese e famiglie, ossia facendo prestiti con trucco del credito frazionale. Ciò significa che nei periodi di boom e di credito facile, il denaro è fin troppo abbondante e tanto a buon prezzo, da incoraggiare rischi inconsulti e creare bolle speculative. Quando poi le bolle si sgonfiano, le banche restringono il credito; ciò provoca la riduzione della massa monetaria, con le sue conseguenze sull’economia reale: non c’è abbastanza denaro per comprare, per pagare i lavoratori, per aquistare macchinari. Le banche creano la depressione economica.
E’ quel che avviene oggi. Le 15 più grandi banche americane (proprio quelle «aiutate» dalla FED con salvataggi di trilioni di dollari) hanno ridotto i loro prestiti di un altro 3% nell’ultimo trimestre, e metà dei prestiti fatti non sono nuovi fidi, ma rifinanziamenti di mutui e fidi precedenti. Sono le piccole banche locali, invece, che continuano a prestare all’economia reale (2).
Ma una banca pubblica è ancor meglio. La falla fondamentale del sistema bancario privato è che le banche creano (dal nulla) il denaro prestandolo, per scremarne continuamente gli interessi come loro profitti. Per compensare questa continua scrematura, bisogna trovare sempre nuovi debitori da indebitare, onde creare questo profitto extra. Ciò fa del sistema bancario privato una «piramide finanziaria» come quella di Bernie Madoff (dove i nuovi investitori pagavano, senza saperlo, gli interessi ai primi arrivati). Le piramidi finanziarie hanno un limite matematico, e questo limite è stato fondamentalmente raggiunto nell’agosto 2007, quando s’è visto che i debitori sub-prime non potevano pagare i loro ratei di mutui. Lasciare ancora alle banche private la creazione del denaro, in questo frangente, è rovina sicura: presto i debitori più sicuri non avranno il denaro per pagare gli interessi sui loro debiti attualmente esistenti, e non si parli di incorrere in nuovi indebitamenti.
Una banca di Stato ben gestita non ha questa falla, perchè gli interessi non vengono scremati come profitto, ma tornano nelle casse pubbliche.
Il sistema è stato adottato più volte, durante importanti crisi economiche. Verso il 1827 il Regno Unito riadottò il Gold Standard per ridurre la massa monetaria. L’effetto fu brusco: le banche richiesero il rientro immediato di prestiti pluriennali, mancò il capitale, la disoccupazione galoppò. Il credito divenne carissimo. L’isola di Guernesey, che aveva in corso opere pubbliche, argini e frangiflutti contro le maree, trovò che i soli costi degli interessi da pagare alle banche superavano l’80% degli introiti. Allora, il governo locale, mettendo a frutto la sua antica autonomia, cominciò ad emettere banconote proprie. Erano sterline, ma con una scadenza. Per esempio, vi si poteva leggere la scritta: «Sterlina emessa il 21 novembre 1827. Pagabile al portatore con una sterlina (reale) il 1 ottobre 1830». Una porzione degli introit fiscali venne accantonata per onorare questo obbligo futuro (3).
Miracolo: l’isola potè completare le opere pubbliche a mare, e in più nuove strade ed edifici; si ottenne il pieno impiego insieme alla stabilità dei prezzi, e senza deficit pubblico nè pagamento di interessi. Il che è ovvio: se uno Stato può finanziare progetti utili emettendo proprie banconote, anzichè prenderle a prestito da banche private, non ha interessi da pagare.
Si dovrebbe credere che un tale successo avrebbe dovuto essere imitato dalla madrepatria britannica, che affondava in una depressione economica simile e peggiore. Ma non fu così. Le banche private erano state messe fuorigioco - niente prestiti, dunque niente interessi e niente profitti - e fecero appello al Consiglio Privato. Guernsey fu obbligata a mettere «volontariamente» un tetto alle sue emissioni. Un tetto ridicolo. Ancor oggi esistono le sterline di Guernesey, ma sono una curosità per i turisti che vi si avventurano.
Lo Stato canadese di Alberta soffrì come tutti la crisi del ‘29. Tra il 1929 e il 1933, il reddito pro-capite crollò da 548 dollari a 212 (un calo spaventoso, del 61%). Il credito era scarso e costoso. I coltivatori venivano dissanguati dagli interessi sui loro debiti, e intanto le tasse aumentavano. Nel 1935, gli albertani votarono in massa per un partito che si chiamava Social Credit Party, e il cui programma consisteva nel «convincere la gente a mettere in pool le loro risorse finanziarie, ed usarle a mutuo beneficio, onde liberarsi progressivamente per  liberarsi dal nodo scorsoio dei monopoli finanziari».
Un programma estremista, come si vede. Lo strumento usato dal nuovo governo furono le «Alberta Treasury Branches», filiali del tesoro locale: incredibilmente, i cittadini corsero a ritirare i loro magri depositi dalle banche private e a metterli nelle «Branches». Sicchè lo Stato ci dovette mettere di suo solo 200 mila dollari, e una volta sola: il sistema si auto-alimentava.  Le Branches usavano i depopsiti come riserve - esattamente come banche private - per fare prestiti e fidi dieci volte il loro ammontare. L’economia reale si risollevò. Nel 1948, le Alberta Treasury Branches erano in grado di esibire un profitto annuale di 65 mila dollari, che andava allo Stato, ossia alle riserve. Ancora nel 1998 le Alberta Branches (esistono ancora) hanno dato al governo locale 68 milioni di dollari di profitti.
Ovviamente, il denaro creato dal nulla dalle banche pubbliche deve essere modulato accortamente, finchè restano disoccupati da mettere al lavoro e bisogni non soddisfatti, sia privati sia in infrastrutture pubbliche; e poi ritirato gradualmente dalla circolazione. Ci sono metodi comprovati per far questo. E naturalmente, le banche pubbliche devono essere gestite onestamente, in vista del bene pubblico e non per scremare mazzette e tangenti (altrimenti si ottiene lo stesso scopo che le banche ottengono scremando interessi per i loro profitti); a questo scopo, esistevano «dottrine dello Stato» che sono a lungo praticate, e non solo dai regimi fascisti.
Le colonie americane del Regno Unito prosperarono a lungo emettendo propria carta-moneta, i «bill of credit». Nel 1764, la Bank of England premette sul Parlamento perchè dichiarasse illegale la stampa di moneta nelle colonie. Queste dovevano pagare le imposte alla Corona in oro o argento; se non lo avevano, dovevano farselo prestare dalle banche ad interesse. Questo fu il motivo della rivoluzione americana. Per questo nella Costituzione degli Stati Uniti è sancito che spetta al Congresso coniare moneta e regolarne il valore.

Mai articolo costituzionale fu più platealmente violato. Oggi sono le banche private a creare moneta, e insieme alla Federal Reserve, posseduta al 100% da banche private, per le quali la Banca Centrale produce profitto: circa 700 miliardi di dollari nel solo 2008, per interessi che sono pagati dai cittadini.
Ma ora, mentre la crisi economica morde feroce, in USA (non da noi) cominciano ad alzarsi voci contro il sistema bancario privato emettitore di moneta. Una maggioranza di parlamentari ha già firmato la proposta di legge di Ron Paul di sottoporre la FED ad auditing, a revisione del bilancio: proposta che metterebbe fine alla insindacabilità della Banca Centrale, e contro cui Bernanke e tutto il sistema si batte con le unghie e coi denti. Ma persino il Wall Street Journal ha esortato di «spaccare la FED», ossia di separarne le attività di emissione da quelle di controllo. E qua e là, sui media appaiono ricordi storici di banche pubbliche ben funzionanti, come in North Dakota o nell’Alberta, che hanno un chiaro significato politico.
Sotto sotto, corre la domanda: le banche private servono davvero? La loro funzione sociale - dare credito - giustifica la scrematura di ricchezza che si accaparrano?
La crisi finanziaria ha mostrato che le grandi banche sono socialmente distruttive, non ausiliarie del bene comune. S’è constatato che la FED ha la prima responsabilità delle grandi  bolle speculative scoppiate, avendo tenuto il denaro a prezzo troppo basso per troppo tempo. E che oggi la crisi economica si aggrava, nonostante la FED abbia calato i tassi a zero, accresciuto la massa monetaria al ritmo del 22% l’anno, abbia strappato al governo colossali «stimoli», provocando un deficit pubblico senza precedenti del 13% del PIL nel 2009.

Allora, a che serve la FED? E a che servono le grandissime banche private, le stelle di Wall Street, se sono le piccole a fare prestiti, mentre loro li negano? Del resto, i colossi tipo Goldman Sachs hanno fatto i loro enormi profitti spacciando titoli, derivati e facendo scommesse speculative, mica con la tradizionale funzione di deposito e prestito.
Da ultimo, come ha denunciato l’attorney general di New York Andrew Cuomo, i tre titani del sistema bancario (Goldman, Morgan Stanley, e JP Morgan Chase) hanno pagato ai loro manager  gratifiche (bonus) che «sono vistosamente superiori ai profitti netti» di dette banche. Nell’insieme, queste tre banche hanno dichiarato profitti per 9,6 miliardi di dollari, e si sono distribuite bonus per 18 miliardi; avendo per giunta ricevuto 45 miliardi di denaro dei contribuenti come «salvataggio» (4).
Non c’è prova più chiara che il sistema bancario è diventato il cancro dell’economia. Come il cancro, prosperano divorando gli ultimi succhi di un corpo malato. Si deve notare, infatti, che anche i profitti esibiti in quest’anno sono falsi. Queste banche sono virtualmente fallite. Se la montagna di derivati e «attivi tossici» che tengono nei loro libri contabili fossero valutati ai valori attuali di mercato (mark to market) - come sarebbero obbligate dalle norme contabili - si vedrebbe che il loro patrimonio è zero, e i loro dirigenti sarebbero sul lastrico.
Invece, grazie alla FED e ai loro uomini diventati ministri, hanno ottenuto che quei derivati siano valutati a prezzi irreali, e - peggio - li hanno venduti allo Stato americano a quei prezzi gonfiati. Solo per questo hanno potuto esibire profitti parimenti gonfiati, e pagarsi bonus che sono il doppio di quei profitti.
Prima divoravano il grasso che cola, ora succhiano il sangue e le ossa del corpo economico.
L’effetto si vede in questo grafico:


Le vendite al consumo calano INSIEME ai prezzi; un fatto senza precedenti da un quarantennio (di norma, quando i prezzi scendono le vendite aumentano).
I salvataggi delle banche private attuati in USA si mostrano così per quello che sono: un titanico trasferimento del reddito nazionale in  sempre più poche mani, e sempre più ricche. Non per effetto del «libero mercato» - che non c’entra più nulla - ma di politiche pubbliche deliberate, ossia di regolamentazioni a favore dei finanzieri e politiche fiscali a favore dei ricchi.
L’amministrazione Obama ha speso oltre 12 mila miliardi di dollari (12 trilioni) per sostenere la finanza speculativa e le grandi ditte come General Motors; per l’economia reale, ha stanziato un piano di stimolo di 787 miliardi, ossia solo il 7% degli interventi anti-crisi.
Naturalmente la soluzione non è di indurre il consumatore USA a comprare di nuovo, indebitandosi di nuovo a rate, ossia a credito, come sta cercando di fare Bernanke. La soluzione è accrescere il salario mediano, degli occupati in veri lavoro e in vere produzioni, per veri bisogni; ossia rovesciare il trasferimento di ricchezza dai ricchi ai poveri. Questo richiede che la creazione di denaro dal nulla sia sottratta al sistema bancario privato, e al suo sistema-ombra, che ha come unico scopo il profitto dei suoi manager, sia che l’economia prosperi sia che crolli.
I grandi manager rispondono che devono pagare i bonus astronomici (4.793 banchieri riceveranno 1 milione di dollari come gratifica, in media) per trattenere i loro genii della finanza, che altrimenti andrebbero in altre banche, facendo perdere le loro competenze preziose. Ma proprio di queste competenze l’economia reale non ha bisogno. Ha bisogno di banche di Stato come la Bank of North Dakota, con la modesta competenza del pater familias.
A che servono le banche private?

1) Ellen Brown, «The public option in banking: how we can beat Wall Street at its own game», Huffington Post, 6 agosto 2009.
2) Secondo la Independent Community Bankers of America, le piccole banche locali (community banks) fanno il 20% dei prestiti alle imprese, benchè rappresentino solo il 12% del totale dei capitali bancari. Il 50% dei fidi sotto i 100 mila  dollari (piccole imprese) sono fatti da queste banche locali.  A causa della crisi, l’attività dei prestiti delle piccole banche è addirittura aumentata; migliori conoscitrici delle attività locali, subentrano alle banche grosse, valutando meglio il rischio. Anche questo dimostra che le mega-banche non servono. In USA, il numero delle banche di credito cooperativo è diminuito del 42% dal 1989, eppure i depositi presso tali banche sono quadruplicati, dando loro più «riserve» per più prestiti.
3) Olive e Jan Grubiack, «The Guernsey Experiment», This is Guernsey, 15 ottobre 2008.
4) «NY Attorney General: Banks paid bonuses that were substantially greater than the bank’s net income», The  Consumerist, 31 luglio 2009. Il fatto che sia Andrew Cuomo a rilevare il fatto può preludere ad azioni di grande rilievo. Nel 1933 fu Ferdinando Pecora, un immigrato siciliano (nato a Nicosia) e divenuto vice-district attorney a New York, a capeggiare la commissione indipendente (Commissione Pecora) che investigò sul crack di Wall Street del 1929. Incalzati da Pecora in interrogatori infocati, i grandi banchieri d’affari dell’epoca dovettero ammettere e spiegare le pratiche irregolari che avevano usato, a danno dei piccoli azionisti. Le risultanze della Commissione Pecora portarono alla regolamentazione del sistema bancario e speculativo, fra cui al varo della legge Glass Steagall, che vietava la commistione di attività di credito con l’attività speculativa.

 
 
 

Monito ai "molisani" : evitate i malati ingravescenti

Post n°74 pubblicato il 22 Novembre 2009 da Terra_Nostra

Alleghiamo l'articolo de IL NUOVO MOLISE ed il video in cui chiediamo alla procura di Campobasso di aggiornarci sulle azioni che ha intrapreso dopo il nostro esposto contro Taormina.
Durante la conferenza abbiamo approfittato per avvisare i "molisani" di ciò che accadrebbe alla loro regione, già abbastanza martoriata, se dovesse insediarsi alle prossime elezioni regionali del 2011 un soggetto politico pluri-inquisito a Pescara e rinviato a giudizio. Un malato ingravescente che ha evitato il carcere per la sua malattia permanente che potrebbe trovare una guarigione tra gli scranni di un consiglio regionale molisano. Non perderemo mai d'occhio i maggiordomi dei banchieri.
Un'altra nota interessante è la collocazione dell'intervista nella pagina di Nuovo Molise. Infatti il nostro monito è stato inserito insieme all'articolo che parla di un forum organizzato da una lobby rotariana..il male perversa e noi lo teniamo a bada.



 
 
 

Libri "mastri" e tomi di D'Alfonso in Molise

Post n°73 pubblicato il 21 Novembre 2009 da Terra_Nostra
 

Cari lettori,
Come ben sapete seguiamo sempre le vicende politico-corrose (per quelle che sono le informazioni a noi conosciute) e per stanare la corruzione bisogna seguire i soldi e gli uomini che li usano.
Pertanto, visto il largo uso di finanza creativa realizzata in abruzzo e a pescara, abbiamo deciso di seguire i movimenti dell'ex-sindaco (malato ingravescente) di Pescara ,Luciano D'Alfonso, tornato al lavoro (?) presso la sede ANAS di Campobasso.
tra i tanti impegni di lavoro trova anche il tempo di dedicarsi a ricevere in convento i suoi adepti pescaresi per la presentazioni di libri e ..qualcos'altro (?)
Il dubbio che lui stia "organizzando" qualcosa è venuto anche ai giornalisti del quotidiano "Nuovo Molise" che lo hanno seguito e fotografato mentre si recava al Municipio di Campobasso dal Sindaco per consegnarli il libro presentato la settimana scorsa (venerdì 13 novembre- che data coincidente eh?).
I giornalisti dubitano che si sia recato per portare un semplice libro che raccoglie gli articoli sul terremoto abruzzese. Come può interessare al sindaco di Campobasso un libro che non riguardi il suo comune e che è stato finanziato dalla Fondazione Pescarabruzzo? Forse può essere interpretato come un Libro "premonitore" di un eventuale "terremoto" politico al Comune di Campobasso? Bè, i dubbi si alimentano leggendo l'articolo che alleghiamo, inserito nella cronaca in cui si parla di "crisi" di maggioranza a Campobasso. Potrebbe anche trattarsi di un libro "mastro", dove magari si citano cifre e numeri..ad iniziare dal titolo stesso del libro: 3.32
Chissà? Il sindaco di Campobasso si è subito preoccupato di spegnere dubbi o sospetti sulla presenza di D'Alfonso in Municipio con dichiarazione rilasciata qualche giorno dopo. Se non fosse così "rilevante" la presenza di D'Alfonso come mai ci si preoccupa di non alimentare dubbi?
Di seguito vi alleghiamo i due articoli..

..to be continued.

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