Creato da gianor1 il 07/01/2005
Da qualche parte una farfalla batte le ali e mette in moto un meccanismo irreversibile dalle conseguenze imprevedibili.
 

Messaggi di Aprile 2017

Puzzle di stelle

Post n°761 pubblicato il 25 Aprile 2017 da gianor1
 

                   
A mo' del  più romantico dei sognatori, ho scrutato il cielo stellato e provando mentalmente a congiungere con una linea ideale quei punti luminosi per costruire un puzzle da cruciverba, nell'intento di spiegare la banalità della vita e della sua fine in una sola immagine, in una sola parola.
Ma la volta celeste è rimasta di marmo, appena percorsa da un filo di brezza notturna, amareggiata da un inusuale silenzio e da un profumo acre.
Il succedersi del tempo è trascorso inesorabilmente da quando camminavo a piedi nudi sull'asfalto per sentire il calore proibito, inseguendo lingue trafelate di cani fino a sera e poi, stanco del gioco, mi adagiavo a pancia in sù, sul muretto di cemento infuocato dal giorno, e negli occhi affamati di sogni entravano, una ad una, tutte le stelle ad incendiare il futuro e le speranze.
Troppi anni sono passati da quando l'attesa di una tua parola era un'emozione di gioia, puntualmente smentita dal tuo tacere freddo come l'acciaio e non voluto. E allora sognavo alchimie di lucciole e grilli che mi portassero la tua buonanotte. Solo un alito sarebbe bastato, un po' di tempo rubato ai libri, e a quelle amiche dalle risate scomposte. Solo un soffio, un sussurro d'azzurro, per essere amante, per essere padre.
E così ho imparato la vita col cuore vagabondo, sbagliando, provando e  riprovando ancora a disegnarne i sentieri, annusandone, avido, gli angoli alla ricerca della tua presenza. Ma i tuoi giorni erano altrove, in un altra dimensione.
E le strade trovate e percorse assieme, per poco, sono state matasse di felicità e danze leggere di gru cenerine, ripiegate sul ventre della terra.
Ma gli odori che ho imparato sono quelli di altri corpi e altre mani e altri abbracci, di altre donne perse e nude in labirinti di cristallo opaco.
Solo per un giorno o per sempre. Ma oramai sono storie lontane e l'uomo arranca nel suo quotidiano alla ricerca del niente.
Avrei voglia di camminare a piedi nudi, anche qui, proprio ora, per sentire sulla pelle, ancora una volta, l'urlo caldo della vita e poi sdraiarmi a contare le stelle. Ma dalla tua stanza non si vedono stelle e qui non cresce speranza.
E allora aiuto gli occhi baciati d'insonnia e niente più che aspettare la fine. Albeggerà troppo tardi, domattina.

 

 
 
 

La casa dei nonni

Post n°760 pubblicato il 18 Aprile 2017 da gianor1
 

 

Tornare nell'antica casa dei nonni e non trovare più il grande carrubo che mi difendeva nelle afose giornate estive della mia infanzia è stato come essere catapultato fuori dal tempo. Ho sentito una sospensione e una incapacità di capire se davvero avevo vissuto quell'infanzia e sentito quelli odori oppure se tutto era stato un sogno. Giunto al cancello ho perfino dubitato che le chiavi che avevo in mano potessero aprirlo sul serio. Ed invece la chiave è scivolata delicatamente, ha girato il meccanismo e la mano sinistra mi è andata automaticamente sotto la barra di mezzo per poter sollevare il cancello quei pochi millimetri per far scattare del tutto il meccanismo. Reminiscenze di vita quotidiana...e poi...poi è stato come tuffarsi indietro di più di trenta anni. Il cigolio della"chiave grande" della porta d'ingresso, il cui chiavistello era stato aggiunto da mio nonno dopo che erano entrati i ladri quando avevo all'incirca sei o sette anni...Ricordo ancora che per diverso tempo cercai di capire perchè una casa che aveva già la sua normale serratura avesse necessità di un ulteriore accorgimento capace di tenere fuori altri individui, che senza volto, avevano preso i ricordi della vita dei miei nonni. E l'interruttore della luce dell'ingresso!? Mi sembrava molto più in alto...e l'odore, quell'odore che non ha nome ma che è la mia vita passata; le persiane chiuse, la casa in penombra come sempre e nonna che ogni giorno provava ad aprirle per far baciare dalla luce anche le mura interne. Quel silenzio, imperante anche in passato per rispetto di nonno che lavorava anche la notte. Ed intanto i miei giochi erano in silenzio, ovattati nella luce e nel rumore, oppure fuori nel piazzale sotto il grande carrubo e,in fondo,dopo il salotto magazzino, camera mia. Sulla porta ancora il cartello di"divieto di accesso al razzismo" e all'interno ancora il mio letto, i miei poster appesi, i libri impilati a caso sulla libreria, le foto, le poesie scritte a migliaia di amori sognati, le storie incise sul tavolo,e...polvere, tanta polvere su quel letto di ferro battuto. Ancora nessuno ha tolto,da sotto il materassino del cane, la cuccia del mio amico che mi salutò per l'ultima volta come per sancire la fine di un epoca. E adesso non sento il dolore, non ci sono rimpianti, solo sorrisi, e se socchiudo gli occhi sento ancora i miei passi, piccolo piccolo che corro per quel corridoio che allora sembrava lunghissimo, che scalzo cercavo in  inverno le mattonelle riscaldate dai tubi del riscaldamento. Sento ancora il suono del pianoforte, le lacrime dei primi "eterni" amori, sento ancora l'infrangersi dei piatti scivolati di mano alla nonna; sento  il rumore che faceva il rasoio del nonno mentre lo scuoteva nell'acqua del lavandino. Sento i miei passi furtivi a notte inoltrata, sento i gemiti di sere, notti, mattine, giorni d'amore a cui seguivano sempre, o quasi, risate soffocate di chi ancora l'ha "combinata"! Prendo alcuni quaderni di carta di riso testimoni della mia adolescenza, afferro un fumetto di Dylan Dog e m'incammino. La porta si chiude, il sorriso rimane e tra le lacrime trattenute mi pare ancora di scorgere, mentre esco dal piazzale, il grande carrubo...

 
 
 

Pasqua di Resurrezione

Post n°759 pubblicato il 10 Aprile 2017 da gianor1
 

                             

Tra pochi giorni si festeggierà la Pasqua! La nostra posta elettronica, i nostri blogs saranno pieni d' immagini dai colori vivaci e di buoni auspici.
L'agnello, icona della mansuetudine, mattato.
L'uovo, segno di nascita, stritolato e assimilato da bocche fameliche e insaziabili.
Dolci e armoniche colombe glassate e mandorlate, il cui unico volo lo effettuano dalla bocca allo stomaco.
Le icone della festa, private del loro significato dalla commercializzazione spietata.
Sono restio  a fare di ogni evento festivo un'aspettativa esclusivamente esteriore. Capisco che questo pensiero è fuori da ogni consuetudine sociale, ma non posso farci nulla. Ho rispetto verso coloro che celebrano secondo la religione  ma non riesco a farmi coinvolgere nelle feste vacanziere.  So di comportarmi da ipocrita, cinico, ma schietto per la conseguente astensione lavorativa
La Pasqua di Resurrezione che dovrebbe essere il significato maggiore della nostra religione s'identifica in un contorno rituale massiccio. Tradizione intimistica tramutata in shopping compulsivi, in preparazioni culinarie da utilizzare in abbuffate di fine settimana. In barba alla Croce, come i soldati romani incuranti del dolore sotto il simbolo.
"Buona,felice e serena Pasqua"..."a te e famiglia"..."andate da qualche parte?"...
Sono frasi che proferiamo ogni anno. E' una recitazione conosciuta fin da quando eravamo bimbi. Importante è festeggiare un vincolo sociale e familiare senza domandarci qual'è il vero significato.
E' sincero, ora augurarvi una Pasqua Santa? Dal mio cuore, "Sì".
Il dipinto è la Resurrezione del Caravaggio.

 

 
 
 

Voglia di scrivere

Post n°758 pubblicato il 03 Aprile 2017 da gianor1
 

"Inchiostro e voglia di scrivere per cercare di dare ad ogni emozione una personalità, ad ogni stato d'animo un'anima"(Pessoa).

Ieri desideravo scrivere qualcosa, ma non trovavo un argomento. Ho voluto assecondare un impeto che mi porta da qualche parte della scrittura, prima che da qualche parte della vita. Mi chiedevo, per prima cosa, se scrivere su carta o direttamente al computer. Quando ho bisogno di maggiore concentrazione scrivo su fogli candidi. Quando devo velocizzare i tempi scrivo sul computer. E la differenza esiste. Ho optato per la seconda eventualità, probabilmente negli ultimi giorni mi sentivo affaticato anche nel concentrarmi (diciamo che non mi và...).
Dopo gli scrutini ho rallentato i ritmi, ho disteso i nervi (per quanto ne sia capace), ho deciso di rilassarmi un po' . Eppure dovrei volgere l'attenzione su parecchie faccende (si dice sempre così, ma non fa niente).
Ma neccessito di scrivere qualcosa! Vergare emozioni più del fare (o forse no?). Non so: posso dire quanto sono incantevoli il cielo e il mare della mia Isola quando le giornate sono così serene oppure disquisire di quanto mi fanno male le gambe negli ultimi giorni.
Di religione, di politica e compagnia non mi va di parlare. Per loro ci pensano i vari tg e la carta stampata.
Mi rendo conto che faccio fatica a inseguire i pensieri o forse no, peggio, non mi viene da pensare, evidentemente mi sono fuso col pc! Quando è così vuol dire che qualcosa non va, ma per rincuorarmi finisce che do la colpa al clima, alle stagioni, al torpore che la primavera infonde. E mi viene in mente Thomas Mann che con quel celebre passo del "Tonio Kroger", credo sia il quarto capitolo, se rammento bene, in cui Adalberto, il novelliere, maledice la primavera. Non posso far niente, ma quel brano non lo levo proprio dalla mente. Ritorna in continuazione, quasi come un pensiero ossessivo (anche di questo si parlava nel capitolo).
Dal momento che mi accorgo di parlare di nulla, mi fermo. Pensare a niente fa bene.
Per scale di confronti si giunge a pensare a tutto. E si è di nuovo piacevoli e felici.

 


 
 
 

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L'educazione è una cosa ammirevole,ma è bene ricordare,
di tanto in tanto,che nulla che valga la pena di conoscere
si può insegnare.
Oscar Wilde



PROVERBIO SARDO
Nen bella senza peccu,nen fea senza tractu.
Non c'è una bella senza difetto,nè una brutta senza grazia.


"Il lavoro del maestro è come quello della massaia, bisogna ogni mattina ricominciare da capo: la materia, il concreto sfuggono da tutte le parti, sono un continuo miraggio che dà illusioni di perfezione. Lascio la sera i ragazzi in piena fase di ordine e volontà di sapere - partecipi, infervorati - e li trovo il giorno dopo ricaduti nella freddezza e nell'indifferenza. Per fare studiare i ragazzi volentieri, entusiasmarli, occorre ben altro che adottare un metodo più moderno e intelligente. Si tratta di sfumature, di sfumature rischiose ed emozionanti.Bisogna tener conto in concreto delle contraddizioni, dell'irrazionale e del puro vivente che è in noi. Può educare solo chi sa cosa significa amare".

 

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