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Citazioni nei Blog Amici: 14
 

 

A testa in giù!

Post n°520 pubblicato il 09 Maggio 2012 da angolo.acuto

La mia Kikka "emigrata" in Australia...

Buona fortuna!!!

 
 
 

Sosteneva mio padre...

Post n°519 pubblicato il 06 Maggio 2012 da angolo.acuto

Sosteneva mio padre: "Il peggio è per chi muore"
Si riferiva al fatto che, probabilmente, passato il momento di inevitabile dolore per la perdita di un familiare, della persona amata, di un amico, la ferita si rimargina in fretta, la vita continua e presto si ritorna alla vita di prima.
Il defunto invece non avrebbe più opportunità, per lui tutto è concluso. Cazzi suoi.
Non è così.
Adesso lo so. Io, che ho fatto le prove generali.
Il peggio è per chi resta.
Anche se il dolore per la mancanza può durare solo un po' di tempo, anche se la vita inevitabilmente prosegue. Ma il corso delle cose devia, anche se di poco. I segni dell'assenza restano. E resta una vita da vivere, con tutti gli ostacoli e le bellezze, ma con la durezza di sempre.
Chi muore è scivolato via leggero. Non ha più pensieri. Non ha più consistenza. Fuso nel nulla primordiale. Dove non esiste gioia e non esiste angoscia.
Non esistono ricordi e fotografie.
Libero.

 
 
 

Segni premonitori

Post n°518 pubblicato il 20 Aprile 2012 da angolo.acuto

Quando uno ha un infarto in un'età tutto sommato "prematura", dopo una vita morigerata e godendo, fino ad un attimo prima, di ottima salute, si chiede, escludendo a priori di essere oggetto di pratiche woodoo, se magari ha sottovalutato, o addirittura ignorato, quei piccoli cenni premonitori che la vita, il corpo, l'ambiente, o che so io, il quotidiano in generale possono avergli trasmesso... E questa è anche una delle domande che più spesso ci si sente rivolgere, in mancanza di cause macroscopiche, se non avessi mai avuto sintomi sospetti che potessero far intuire, presagire, l'avvicinarsi del fattaccio.
Così ho scandagliato il mio vissuto, istante per istante, degli ultimi mesi e sono giunto a queste conclusioni.
(Che fine ha fatto la mia proverbiale razionalità?)

SEGNALI... STRADALI
I gatti lasciano pisciatine ovunque per segnare il loro territorio. Lo stesso sistema viene utilizzato dai writers e dalle giovani bande metropolitane. Non pisciano come i felini, ma lasciano i loro graffiti, le loro sigle, i loro simboli stampati, spruzzati o incisi sui muri.
Nella mia città uno sconosciuto artista metropolitano (l'impronta però è decisamente femminile) ha marchiato negli ultimi mesi ogni segnale stradale con un piccolo CUORE nero (!!!). Guidando non si può non notare l'inquietante presenza. Quante volte ce l'ho avuto davanti agli occhi quel cuoricino nero: Dare la precedenza (cuoricino)... Divieto di accesso (cuoricino)... Obbligo di svolta (cuoricino)... Lavori in corso (cuoricino)... Strada sconnessa (cuoricino)... Pericolo generico (cuoricino)...
STOP! (cuoricino)...
Se poi uno non vuole capire...

PERCORSI DI VITA
Sulla mia mano c'è una linea della vita che fa un lungo giro intorno alla collinetta che sovrasta il pollice e continua senza interruzioni fino a perdersi nelle pieghe e nel reticolo della pelle del polso. Infinita.
Un chiromante improvvisato potrebbe leggerci un'aspettativa di vita vicina all'eternità.
Per questo mi sono sentito sempre al sicuro, con una permanente illusione adolescenziale di immortalità.
Eppure, a ben guardare, nel bel mezzo del palmo, parte un solco profondo e deciso, diretto verso il polso, che taglia improvviso di netto la linea della vita fino a stravolgerne il tratto e sostituirsi ad essa. Era tutto scritto.
Se poi uno non vuole capire...

ASSENZE
Da almeno dieci anni sono solito portare tre bracciali (acciaio, argento e cuoio) al polso destro. Non li tolgo mai, mi piace il loro leggero tintinnare, la loro lieve pressione sulla pelle. Mi fanno compagnia, mi ricordano chi me l'ha regalati, una vacanza, momenti e situazioni piacevoli.
Li porto anche ora. Adesso coprono una piccola cicatrice (appena un puntino) che segna il posto in cui è entrato il sondino che mi è arrivato al cuore. Quel giorno i tre bracciali erano a casa, in un cassetto. Li avevo tolti una settimana prima, senza una ragione apparente.
Se poi uno non vuole capire...

RELAZIONI PERICOLOSE
Iacopo mi sembrava strano da un po' di tempo. Aveva perso un po' di smalto. Tutte le volte che veniva a trovarmi in ufficio parlava e sbadigliava, ascoltava e sbadigliava. Non sembrava particolarmente stanco, eppure avevo focalizzato questa cosa. Ne avevo parlato anche con gli altri colleghi, gli sbadigli di Iacopo erano diventati così oggetto di conversazione, fino a quando invece diventarono, nelle conversazioni, i segnali premonitori di quello che successe di lì a poco: l'infarto.
Il collega Iacopo, i suoi quarant'anni, i suoi sbadigli, il suo infarto (correlazioni pericolose).
Successe verso fine anno. Dopo qualche settimana ho cominciato a sbadigliare. Parlavo e sbadigliavo, ascoltavo e sbadigliavo.
Ci abbiamo scherzato su.
Se poi uno non vuole capire...

I MAYA
I Maya quest'anno ci stanno sempre bene. Che c'entrano? C'entrano, c'entrano.
Dovete sapere che ho passato quasi ogni sera di dicembre e gennaio a fabbricare un carro di cartapesta per carnevale e indovinate un po' qual era il tema quest'anno?
La fine del mondo!
Così mi sono buttato a costruire un enorme orologio Maya (sapete, quello pieno di ghirigori, faccine, riquadri, simboli, personaggi?).
E' chiaro che un orologio funziona se ogni singolo elemento va al suo posto, quando ogni più piccola parte svolge la funzione per la quale è stata prodotta.
Purtroppo non è andata così.
Per tutta una serie di motivazioni che sarebbe troppo complicato stare a spiegare in questa sede, abbiamo dovuto tagliare l'orologio, smembrarlo e riassemblarlo, pur mantenendo la suggestione dell'aspetto originario, ma stravolgendo ogni calcolo astronomico e profanando ogni studio esoterico del vecchio sciamano maya che tanto s'era dato da fare per comporlo. Dissacrazione, sortilegio!
Chissà che casino abbiamo combinato!
Maledizione!

Se poi uno non vuole capire...

 
 
 

Padelle e pappagalli

Post n°517 pubblicato il 11 Aprile 2012 da angolo.acuto

Sudore, sangue, saliva, lacrime, piscio, ancora sangue, vomito, pus, muco, merda...
Corpi nudi, spogliati di ogni pudore, segnati da una qualsiasi sofferenza, matidi di umori, corpi depredati, svelati, violati...
Ci sono luoghi dove tutto torna primitivo. Ci sono luoghi dove l'essenza cruda delle cose spazza via, impietosa, le convenzioni. E ci si ritrova inermi, coperti di una sola dannata e perduta innocenza. Esposti e nascosti. Con le proprie miserie e i propri liquidi.
Cateteri, sondini, aghi, pannoloni, flebo, blister, sacche, gel, siringhe, elettrodi...
Mentre cade ogni residua briciola di umanità e si consuma l'ultima misericordiosa umiliazione, ci si riduce a richiamare malvolentieri l'attenzione con un filo di voce:
"Per favore... può svuotarmi il pappagallo?"

 
 
 

VIA CRUCIS

Post n°516 pubblicato il 06 Aprile 2012 da angolo.acuto

C'è un povero Cristo crocefisso che ammonisce severo dalla parete in ogni stanza di ospedale, nei parlatori dei carceri, in molti uffici pubblici e privati, nei tribunali, anche nelle aule scolastiche... è lì a ricordarti che, se anche tu stai soffrendo, be' ognuno ha la sua croce.
E la sua (di croce), se permettete, in confronto alla vostra, be' non c'è paragone.
Preso dal suo dolore mortale nemmeno ti guarda quel Cristo lì. Gravato com'è da tutti i peccati del mondo, da tutte le sofferenze universali, da tutte le vostre nefandezze, incombe sulle tue piccole miserie, sui tuoi problemucci e le tue meschinità di povero fallibile mortale.
Insomma si diceva di questo Cristo inchiodato a quei due pezzetti legno disposti in forma di croce, immobile su quella parete, in attesa di un tuo necessario e inevitabile ravvedimento, ...non diciamo stronzate, qualche colpa ce l'hai e non ci sono santi: Péntiti!
Io lo guardavo questo Cristo dal mio banco delle elementari e mi inquietava moltissimo... pensavo che qualcuno doveva averlo inchiodato a quel legno. Immaginavo un artigiano dei crocefissi che ogni giorno inchiodava cristi. Come un perfido centurione miscredente ed esaltato, sicuramente destinato alla dannazione eterna. Ve lo immaginate? Che lavoro straziante doveva essere! Una punizione del cielo, ma qualcuno doveva pur farlo. Chi faceva le croci, chi i cristi, chi i chiodi e chi infine doveva assemblare la scena delittuosa: il manovale del massacro. Quale indicibile empietà commetteva questo ometto!
Peggio di un Giuda!
Guardavo il Cristo della stanza di terapia intensiva, con gli occhi di chi è consapevole di come funzionano le dinamiche manufatturiere del nuovo millennio. Ho così pensato all'operaio cinese che ha dipinto la statuina, a quello che ha incrociato i due legnetti, e a quello infine che, pescando un cristo da uno scatolone e una croce da un altro, si mette lì ogni santo giorno a inchiodare quest'uomo seminudo alla sua croce.
Si chiederà, il cinese, quale delitto abbia mai commesso quell'uomo, contro quale regime totalitario, che razza di civiltà è quella che pratica simili torture e ne fa un gadget?
Si rende conto di essere complice di un complesso meccanismo che si nutre di sensi di colpa per assoggettare schiere di peccatori pentiti o da far pentire? Si rende conto di essere l'empio manovale del massacro?
Giuda di un cinese!

 
 
 

All that jazz

Post n°515 pubblicato il 04 Aprile 2012 da angolo.acuto

"Mi sono addormentato un po'..."
Ho riaperto gli occhi e fatto fatica a recuperare i ricordi. Le luci, lo schermo del computer, questo signore completamente vestito di verde che mi sorride e mi risponde: "Eh sì, proprio addormentato..."
Dunque, ora mi sovviene: sono in sala operatoria, stavo assistendo all'intervento sul monitor, c'era questo sondino che mi nuotava dentro le vene ed era arrivato al cuore, era una roba interessante, non sentivo dolore, l'anestetico mi aveva scaricato mille aghi nella mano, ma poi aveva diligentemente fatto il suo lavoro e stavo assistendo a questo maneggiamento tecnologico del chirurgo, poi non so cosa è successo... chissà, forse la stanchezza, forse il calo di tensione, l'emozione... mi sono abbandonato a un'onda.
Galleggiavo dentro ad un cunicolo buio, una nebbia fitta e grigia quasi liquida, leggero e sognante. Poi c'erano delle persone che non mi pareva di conoscere, che conversavano all'interno di una stanza illuminata da una forte luce bianca, le loro voci mi arrivavano ovattate, suadenti, avvolgenti, le loro figure appena sfumate, delicatamente prive di colori, accoglienti... pervaso da una sensazione di assoluto benessere come quando ti assopisci in spiaggia sotto il sole e ti crogioli tra il tepore della sabbia e la calda carezza della brezza marina... poi arrivano all'orecchio le voci indistinte della vita tra gli ombrelloni, le urla disordinate dei bagnanti e la luce ti colpisce impietosa gli occhi in lampi rossi e gialli e riscopri, tuo malgrado, il frastuono del mondo mentre cerchi di recuperare il piacere amniotico in cui eri calato.
E mentre vorrei restare sospeso in quel limbo ancora per qualche secondo, riapro gli occhi:
"Mi sono addormentato un po'!..." dico.
E' tutto finito. L'operazione riuscita.
Resto improvvisamente rapito da un caleidoscopio di frammenti di specchi che disegna intorno a me figure geometriche di luci e colori in un delirio psichedelico.
Sostanze di dubbia natura devono scorrermi nel sangue in questo momento...
Mi scopro, con sorpresa, sul petto una montagna di sostanza gelatinosa.
Ancora non so che il mio cuore aveva smesso di battere, ignoro la concitazione dei medici, i loro tentativi di riportarmi in vita, non conosco l'angoscia di chi sta in attesa in corridoio.
Sorrido beato.

 
 
 

GAME OVER

Post n°514 pubblicato il 30 Marzo 2012 da angolo.acuto

Chi se lo immaginava che andavo in giro con la data di scadenza bell'impressa da qualche parte? Adesso lo so e la conosco:

21 marzo 2012

So che questa sarebbe stata la data a rilievo sul marmo, accanto ad una mia foto smaltata. E' la data incisa in qualche cromosoma dalla mia nascita. La cosa strana adesso è che io la conosco e, se sto qui a raccontarlo, lo devo solo ai progressi che la scienza e la medicina hanno fatto dopo. Dopo che sono nato.
Insomma sono come un vasetto di yogurt scaduto, ma che resta commestibile ancora un po' grazie a qualche conservante, a un antiossidante e additivi artificiali...
Sono un intruso nel vostro tempo, un fantasma solido e vivo che si aggira fuori dal suo castello, un Marty McFly che approdato in un tempo non suo potrebbe modificare le vostre esistenze.
Un po' miracolato, un po' bionico. Io che non credo ai miracoli, sento solo di aver avuto, scientificamente parlando, un gran culo e di avere il grande privilegio di vivere una vita che non mi spettava in partenza e che eccezionalmente mi toccherà riempire. Potrà questa essere una vita semplice?
Ogni giorno sarà un nuovo inaspettato regalo.
Anche se ogni attimo sarà scandito da un accurato controllo delle dosi dei conservanti, degli additivi e delle emozioni, e dal ricordo implacabile e imprescindibile della vecchia indelebile data di scadenza.

... tutto succede in un minuto e poi, all'improvviso, torni a respirare il futuro.

 

 
 
 

"Che colpa ne ho...

Post n°513 pubblicato il 28 Marzo 2012 da angolo.acuto

... se il cuore è uno zingaro? (e va!)"

Li chiamano fattori di rischio.
Età tra i 50 e i 60 anni.
Sesso maschile.
Tanto basta, perchè altro non c'è.
Ho fatto il bravo ragazzo per cinquant'anni.
A volte succede anche ai bravi ragazzi, dicono.
Dicono pure che potevo restarci secco.
Che non si poteva prevedere.
E allora, vedi un po' di campare altri cinquant'anni (da bravo ragazzo) con questo palloncino stretto al cuore...

 
 
 

ORGOGLIO DI PADRE

Post n°512 pubblicato il 16 Marzo 2012 da angolo.acuto

...una figlia da

110 E LODE!!!!

 
 
 

... adesso spegni la luce, e così sia!

Post n°511 pubblicato il 02 Marzo 2012 da angolo.acuto

Ciao Lucio.

 
 
 
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