Creato da regina_crimilde il 25/10/2005

C'era una volta...

le fiabe sono solo dei ricordi d'infanzia o non sono piuttosto un codice da interpretare? Andiamo alla ricerca dei valori, dei miti, della storia profonda dell'umanità e dell'io che trasmettono.

 

 

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La bacchetta magica

Post n°133 pubblicato il 25 Luglio 2007 da regina_crimilde







La bacchetta magica è uno strumento fondamentale nelle fiabe per i maghi e per le fate.
Serve da elemento di trasmissione tra la forza magica e il mondo: attraverso al bacchetta magica la forza si incanala e può agire direttamente sulal persona o la cosa, spesso trasformandone l'essenza.

In realtà la "bacchetta magica", come strumento di potere, sia religioso-magico che politico, compare nelal notte dei tempi.
Nelle caverne sono stati rinvenuti graffiti raffiguranti figure umane che tenevano in mano delle asticelle, simbolo di potere e prestigio.
I personaggi della corte del faraone erano spesso dotati di bacchette, come si vede nei dipinti murali delle piramidi.
Il dio greco Hermes, messaggero degli dei e conduttore delle anime dei morti agli inferi, possedeva una particolare bacchetta chiamata “Caduceo”, con due serpenti intrecciati.
Secondo Omero una bacchetta magica possedeva anche la maga Circe, con la quale trasformava i suoi prigionieri in porci.

Forse l'idea della bacchetta magica deriva dai bastoni degli Sciamani, specialmente dell'Asia centrale e Siberia, usati per colpire il terreno nelle cerimonie religiose.

Anche nella Bibbia il bastone di Mosè, che si tramuta in serpente e con il quale colpisce l'Egitto con le piaghe è interpretabile come un oggetto simile ad una bacchetta magica.
Anche in molti affreschi del III e IV secolo, all'interno delle catacombe, Cristo viene rappresentato con un bastone simile ad una bacchetta magica o a uno scettro del potere.

La funzione del bastone o bacchetta di operare il passaggio o flusso continuo tra il mondo dei vivi e quello soprannaturale è ben esemplificato da Virgilio che descrive nell'Eneide il "ramo d'oro" senza cogliere il quale Enea non può varcare la soglia dell'aldila':

"...Nascosto entro un albero ombroso c'è un ramo, d'oro le foglie e la verga flessibile, sacro all'inferna Giunone: e tutto il bosco lo copre, entro le oscure convalli protetto lo tengono l'ombre.
Ma non prima è concesso scendere sotto la terra che si sia colto dall'albero l'auricomo ramo.
Strappalo via, con la mano: da solo verrà, sarà facile se i fati ti chiamano; se no, né con forza nessuna, né con il duro ferro piegarlo o stroncano potrai."

(Virgilio, Eneide, canto VI).



 
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