DarkSoul

La mia vita dopo la tossicodipendenza

 

ORA SONO LIBERO

Il mio passato ed il mio errore sono sepolti senza nome e senza ricordo.

 

PENTIMENTO

         

Io rimpiango

 

IL CORVO

"L'infanzia finisce quando scopri che un giorno dovrai morire..."

 

 

 

 

 

 

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I pensieri

Post n°206 pubblicato il 24 Aprile 2015 da mygangsta

 

Il dolore attraversa già da solo l'esistenza di ogni essere vivente che mi sembra davvero assurdo andarselo a cercare come ho fatto io.

Nella mia esperienza con la tossicodipendenza ho vissuto il dolore fino in fondo e ora mi si ripropone con il triste epilogo della mia amicizia con F. e della sua vita.

Le sostanze, che appaiono all'inizio come un paradiso e che, subdole, sanno farsi attraenti, si rivelano poi come fonte di dolore e lo rimangono anche dopo, quando, se sei fortunato, ne esci.

Ho ricostruito molte cose, ho ritrovato una vita normale ma il dolore è lì, in un angolo della mia mente, ben presente e sempre vigile. Ed è qualcosa che non se ne andrà.

E mi ricordo quante notti ho passato fuori, senza neppure rendermi conto di dove fossi, ovunque ci fosse possibilità di assumere sostanze, con ragazze che il giorno dopo neanche avrei riconosciuto, con i sensi annebbiati, con la mente che non era più mia ma delle sostanze, con malessere e allucinazioni.

E là conobbi F., in una situazione simile, in una situazione in cui non eravamo altro che schiavi di sostanze dentro a un tunnel.

Nella dipendenza, per assurdo, inizià la nostra conoscenza e, poi, la nostra amicizia.

E, all'inizio del peggioramento delle sue malattie, quando andando a trovarlo conobbi il padre e il fratello, loro, venendo a sapere come e dove lo avessi conosciuto, non vollero sapere di me, un'altro di coloro che si rovinano con le sostanze.

C'era molta diffidenza e molta rabbia in loro e riversarono su di me tutto il loro odio per quel mondo sotterraneo che aveva distrutto l'esistenza di F. e di cui anche io avevo fatto parte. Un mondo che, giustamente, si fa odiare.

Ma, per solidarietà e amicizia, passai sopra il loro odio e continuai ad assistere il mio amico e, piano piano, vedendo la mia sincerità e disponibilità, ammorbidirono il loro giudizio e accettarono di buon grado il mio aiuto.

Ho ascoltato il loro dolore e la loro rabbia, le mille domande, ho passato notti intere insieme a loro e alla loro delusione e tristezza, mi sono fatto carico di tutto il loro odio verso chi fa uso di quella roba.

E ora che il momento in cui lui ci lascerà si fa sempre più vicino, vogliono avermi accanto e io ci sono, come questa ennesima notte che passeremo qua, in attesa.

E, proprio poco fa, suo padre, non senza una punta di imbarazzo, ringraziandomi di tutto, mi ha confessato che non si aspettava che una persona che ha fatto uso di tutte quelle sostanze e vissuto un passato così dissoluto, potesse poi riemergere così bene ed essere come io sono ora.

Lo capissero anche mio padre e il padre di lei, oltre a molti altri...

La sofferenza che ho attraversato e ancora attraverso non mi ha lasciato indifferente ma mi ha cambiato moltissimo, tanto che ho rinnegato totalmente il mio passato dissoluto.

Non c'è più traccia in me di quel ragazzo che sprecava i suoi anni tra sostanze, fumo, donne e vizi.

 

E passiamo questa lunga notte.

 
 
 

Un pomeriggio lungo otto anni

Post n°205 pubblicato il 16 Aprile 2015 da mygangsta

 

Ci sono rari giorni in cui il ricordo della dipendenza è lontano, in cui sembra quasi di non aver fatto uso di sostanze, in cui la vita attuale scorre normale e in cui ti senti quasi soddisfatto a fine giornata.

Ci sono infiniti giorni, invece, in cui quel diabolico ricordo, con prepotenza, torna a galla e allora ti rendi conto della folle scelta compiuta, di come le cose sarebbero andate diversamente se solo tu non fossi caduto in quella trappola, ti rendi conto che ormai la tua vita sarà per sempre segnata dalla tossicodipendenza, che non si torna indietro.

E' una consapevolezza lancinante. E arrivi a essere davvero stufo di frasi come "C'è sempre una seconda possibilità", "Mai dire mai", "La speranza è l'ultima a morire" eccetera... Perchè sì, ok, finchè c'è vita c'è speranza ma inutile illudersi, indietro non si torna e il futuro porta le cicatrici del passato.

Davvero non capisco quelli che continuano ad assumere sostanze come nulla fosse, insomma non è un gioco. La vita cambia e non cambia in meglio. Quante notti rimango sveglio cercando di combattere con i mostri del passato, con il pensiero, il più insidioso, che è quello "se soltanto io non avessi mai iniziato, se soltanto quel maledetto giorno io fossi stato da un'altra parte".

Perchè, è inutile negarlo, la mia vita da quel momento ha preso una direzione sbagliata e ancora oggi ne pago le conseguenze. Ed è inutile chiedere perdono a se stessi e agli altri, tanto quella richiesta non ha il potere di cambiare le cose.

E il rimorso e il rimpianto sono due facce della stessa medaglia e sai che non puoi porre loro rimedio. La tossicodipendenza non si cancella con un colpo di spugna. La mente sa, la mente ricorda. E il dolore è forte.

Io la presi come un gioco, con superficialità, pensando che tanto sarebbe stato solo per un'estate e poi dall'autunno avrei di nuovo preso in mano la mia vita e tutto sarebbe andato a posto. Un break, un momento di pausa, un adrenalinico stop prima di ricominciare la mia vita come nulla fosse. Potevo mai fare errore più grande?

Da quell'estate passarono, invece, otto anni, tra dipendenza e comunità. Otto anni di dolore, di pianti, di crisi, di angoscia, di schiavitù, di chimiche illusioni, di faccia a faccia con la fine, di sostanze sempre più pericolose.

Quello che doveva essere uno stupido diversivo di un'estate, diventò un incubo lungo otto anni.

Da quel pomeriggio d'estate la mia vita prese una strada di non ritorno. E oggi ne pago amare conseguenze.

Mai scherzare con il fuoco. Mai prendere alla leggera certe sciagurate scelte. Perchè iniziare è un attimo.

 

 

 
 
 

Mi ricordo che

Post n°204 pubblicato il 07 Aprile 2015 da mygangsta

 

Premetto: post doloroso.

Quei giorni in cui la dipendenza era ormai lontana, io e F. (uno dei pochissimi amici veri e sinceri che io abbia mai avuto e che ci sta lasciando per devastanti conseguenze dovute all'abuso di sostanze stupefacenti) ci facemmo davvero tanta compagnia.

Provenienti entrambi da quella dura esperienza, potevamo capire uno la sofferenza dell'altro e, nonostante la situazione intorno a noi fosse tempestosa, ce ne andavamo in montagna e dimenticavamo per un po' le ferite del passato.

Si rideva, si scherzava e, forti di quell'amicizia, anche i ricordi del passato e l'ostilità di altre persone, erano meno dolorosi. Ne abbiamo passate tante insieme, sia durante che dopo la dipendenza, e credo che sentirò la sua mancanza in maniera lancinante.

Poi lui cominciò a stare male ma i primi tempi i disturbi e la situazione sembravano sotto controllo e noi continuammo a farci compagnia come nulla fosse, a volte ironizzando pure (a volte mi telefonava dicendo "ci sono ancora sai"). Non smise di andare in montagna, di uscire, di organizzare serate con musica e film.

E ci illudemmo che tutto potesse continuare così. Ma i disturbi poi aumentarono, si sommarono uno con l'altro e contrasse una prima malattia. Iniziarono i ricoveri, le degenze, le visite ma, appena aveva una tregua, ritornava il ragazzo di sempre, usciva e aveva un'energia pazzesca.

La scorsa estate, con una salute già così precaria e compromessa, si ammalò ancora, di una seconda e gravissima malattia che, già devastante di per sè, sommata a tutto il resto, non lascerà scampo.

Per me tutto questo è stato un duro colpo, qualcosa che non riesco a metabolizzare neanche ora che, eppure, ho ritrovato il coraggio di stargli accanto (per qualche tempo, purtroppo, non ebbi più il coraggio di andarlo a trovare). E ora mi faccio un sacco di notti ad assisterlo per dare il cambio agli altri e non è psicologicamente semplice.

Purtroppo lui ci andò giù pesante con la sostanza peggiore che ci sia, rischiò l'overdose per ben due volte, ricadde più volte nella dipendenza, anche quando io ne ero già fuori da un pezzo. E quando era ormai riuscito a invertire la rotta, gli si è presentato il conto da pagare.

E' un incubo che si consuma lento giorno dopo giorno.

Senza di lui sarà tutto più difficile e solitario, ogni domenica, ogni festa, ogni giornata di sole... Lui non ci sarà. Non ci sarà più la possibilità di prendere e uscire e questo, purtroppo, non avviene più da tempo ormai. Infatti, ultimamente, ogni momento trascorso con lui è difficile e doloroso. Ricordo il Natale di quest'anno in cui sono andato a trovarlo, ha voluto fare due passi, ha voluto assaggiare il pandoro e poi mi ha detto che questo era l'ultimo natale. Non ho detto nulla e non riesco ancora a immaginare il prossimo dicembre in cui non ci sarà.

E Pasqua? Ho trascorso il pomeriggio con lui e, nonostante la sua situazione, era felice fossi con lui ed era sopreso di vedere il giorno di Pasqua. Ma è stato molto doloroso comunque. Mentre dormiva, ho ripensato ad anni fa quando ce ne andavamo a passeggiare in montagna e nessuno pensava a questo epilogo. E ho pensato che non sarebbe finita così se soltanto lui non fosse caduto in quella trappola, non si fosse rovinato con le sue stesse mani. Ma, ormai, così sta accadendo ed è inutile rimproverarlo  ancora (che poi, io sarei soltanto l'ultimo che potrebbe rimproverargli l'uso di stupefacenti, visti i miei trascorsi).

 

Ma non era un cattivo ragazzo. Era un caro amico che, per ovvi motivi, non mi ha mai giudicato e, anzi, mi ha sempre confortato soprattutto all'inizio quando stavo male per "essere stato bandito" da mio padre; un amico vero che ha sempre ascoltato, ancora il mese di febbraio, i miei "tormenti d'amore" cercando di infondermi speranza sulla mia storia impossibile con lei.

Un amico vero come non ne troverò ancora.

 

 
 
 

Amarsi non sarà adesso

Post n°203 pubblicato il 30 Marzo 2015 da mygangsta

 

Un piccolo racconto.

Dopo aver pianificato tutto mille volte affinchè nessuno potesse venirlo a sapere e/o scoprirlo, questo weekend io e lei ci siamo concessi una visita a una città d'arte.

Anche se, ora, tutto il tempo che trascorriamo insieme è tempo rubato e nascosto, cerchiamo di viverlo normalmente, come se tra noi non ci fosse il mio passato e lo "spettro" di suo padre, come se io non avessi rischiato la vita con la droga, come se io non avessi frequentato centinaia di ragazze sotto effetto di stupefacenti e soltanto per lo spazio di una notte o anche meno.

Dico questo perchè lei è una dolcissima ragazza dal passato limpidissimo e di sani principi e forti valori che, dopo l'iniziale colpo di fulmine, ha avuto bisogno di moltissimo tempo e fatica per metabolizzare i miei trascorsi, per passare oltre la paura e la sua idea di condanna di queste cose. Proprio lei, che ha sempre aborrito qualsiasi tipo di sostanza, ha incontrato proprio me che ho fatto uso di un vasto numero di sostanze. Ma il sentimento è stato subito forte da parte di entrambi.

In questa brevissima vacanza, ha voluto sapere tutto. Io le avevo risparmiato molte cose, raccontandole quanto accaduto con la droga in modo molto generale. Ma, questa volta, in un clima di spensieratezza, ha voluto che le raccontassi tutto, dall'inizio alla fine, senza omettere nulla, neanche gli episodi più crudi e che non fanno onore.

Decidere di legarsi a qualcuno con trascorsi particolari non è facile. Ma ora lei sa davvero tutto e dice che può accettarlo grazie alla forza del sentimento. E io per lei  farei qualsiasi cosa.

Ma ci sono molti altri che non possono accettarlo.

Non è semplice ricostruirsi una vita. Per esempio, lei, i primi giorni dell'anno, ha lasciato quel ragazzo con cui usciva e io ho trovato sia lui che il padre (di lei) ad attendermi all'uscita dal lavoro. Letteralmente fuori di loro stessi, credendo che io l'abbia costretta a fare quella scelta (no, è stata soltanto lei, stanca di quella farsa poichè i suoi sentimenti non sono per lui) mi hanno augurato di tornare presto schiavo di quella roba e di non uscirne questa volta, sollevando anche il dubbio che io non ne sia mai uscito realmente. Per tutta risposta, ho riso loro in faccia. Cmq ciò non ha impedito a suo padre di promettermi che "uno come me non avrà mai sua figlia", che lui farà di tutto per impedirlo.

Sua madre disse chiaramente che preferirebbe uno dal passato molto più limpido accanto alla figlia.

Morale del racconto: non è semplice ricostruirsi una vita. Tanti pensano "tanto poi esco dal tunnel", "tanto poi si torna indietro" ma non è così scontato e semplice. Certo, è possibilissimo, conosco due persone perfettamente reinserite ma anche loro mi dicono che, spesso, sono stati guardati male quando è trapelato il loro passato.

Meglio pensarci prima e non tuffarsi nel tunnel della droga.

 

 

 

 
 
 

"Bad trips"

Post n°202 pubblicato il 25 Marzo 2015 da mygangsta

 

Altro tassello doloroso della mia esperienza con le sostanze. Come si può notare, io non parlo mai delle sensazioni "positive", fittizie e passeggere, che eppure le sostanze danno perchè il mio intento è quello di demolirle sempre e comunque.

Ci fu anche il periodo in cui, purtroppo, diventai schiavo di un allucinogeno molto conosciuto. Gli allucinogeni sono sostanze che, appunto, provocano allucinazioni, vedi la realtà completamente distorta ed è pazzesco.

Ecco un mio personale "bad trip", un'allucinazione pazzesca che, a pensarci ora, mi chiedo come mai io stessi così male da procurarmi volontariamente certe "esperienze". E, certo, mi veniva l'idea di smettere ma non ci riuscivo, la volta dopo il mio corpo e la mia mente mi chiedevano di nuovo quella sostanza. E essere in una simile trappola è da brivido.

 

Ero in città. Assunsi quella sostanza. Dopo un pò di tempo iniziai a sentire come se il mio corpo si stesse dividendo, mi vedevo come dall'esterno e non riuscivo a capire la mia posizione nello spazio. Mi prese un'ansia pazzesca, non avevo più il controllo di me stesso. Mi sedetti. I palazzi intorno a me presero ad allungarsi e contrarsi in modo sempre più veloce e io mi sentivo tirare indietro da una forza sovrumana.

Vedevo quei palazzi muoversi e spostarsi, circondarmi senza che io potessi fare nulla. Si alzarono poi fino a toccare quasi il cielo e voci nella mia testa mi dicevano di fuggire, che quei palazzi mi sarebbero crollati addosso in pochi secondi e sarei rimasto sotto le loro macerie.

Ma non riuscivo a muovermi, non avevo la percezione di me ne dell'equilibrio. Era come se nella mia testa ci fosse una bomba pronta a esplodere, ero convinto di impazzire da lì a pochi istanti.

I palazzi oscillavano pericolosamente come alberi sotto il vento impetuoso. Ancora voci a incitarmi a fuggire. Mi alzai e scappai lontano. Avrò corso non so per quanto tempo con in testa l'idea di pericolo e l'angoscia di impazzire.

 

Ecco uno dei "brutti viaggi" procuratomi da quell'allucinogeno. E, la cosa pazzesca, è che, anni dopo, ancora mi vennero allucinazioni "a ciel sereno" (più tenui ma cmq detestabili) come conseguenza a lungo termine... Perchè così accade.

 

 
 
 

"Cosa dirai a tuo figlio?"

Post n°201 pubblicato il 18 Marzo 2015 da mygangsta

 

Un mio conoscente, anche lui ex tossicodipendente, con un vita ora normale, riaccolto dai familiari, impegnato nel sociale, insomma una persona perfettamente a posto ormai da un sacco di tempo, sposato, tra qualche mese diventerà padre.

Incontrandolo la scorsa settimana, non ho potuto fare a meno di chiedergli: "Un giorno come racconterai a tuo figlio dei tuoi trascorsi?"

Mi ha risposto: "Gli dirò che quelli come noi hanno avuto il compito speciale di attraversare il dolore, un dolore immenso per uscirne più forti e persino più umani. Quel baratro noi lo abbiamo attraversato per uscirne e per essere testimonianza agli altri che certe cose non vanno fatte. Certe cose sono devastanti e pericolose ma se nessuno le attraversa per testimoniarlo, gli altri non potranno saperlo come sono e quindi ci cadranno. In sostanza gli dirò che ho vissuto io quell'inferno perchè lui non debba viverlo, sapendo di cosa si tratta davvero"

 

Mi hanno toccato profondamente queste sue parole e mi sono chiesto se riuscirò mai a pensarla anch'io così, io che invece non so accettare ciò che ho fatto.

Io che quando un mio amico parla di "eroismo" riferendosi alla mia uscita dalla droga, gli dico di smetterla.

Io che mai riuscirei a guardare un figlio negli occhi e raccontargli della mia overdose.

 

 
 
 

Le sostanze e i loro incubi

Post n°200 pubblicato il 10 Marzo 2015 da mygangsta

 

Le droghe non fanno sconti.

Ti incantano con finte sensazioni di benessere, euforia, adrenalina, sballo, zero inibizione, forza, leggerezza, ti senti a volte un leone, zero stanchezza, riesci a stare sveglio per giorni, provi talvolta una sensazione "fantastica".

Ma, attenzione: allucinazioni, tremendi incubi, un'inquietudine e un'angoscia che ti divorano, attacchi di panico, tremori, dolori muscolari, oppressione toracica, battito a mille, vertigini sono solo alcuni degli effetti a breve e a lungo termine di queste maledette sostanze.

 

Quando ero nel pieno della tossicodipendenza gli incubi erano diventati all'ordine del giorno. E un incubo il cui ricordo mi inquieta ancora oggi fu questo:

Ero a letto, al buio, in uno strano dormiveglia provocato dalla mia condizione, quando iniziai a sentirmi immobilizzato, non sarei riuscito a muovere neanche un dito della mano. Brividi freddi e un'angosciosa sensazione di oppressione toracica.

Iniziai a sentire delle voci, delle risate tutto intorno nella stanza mentre tremiti sempre più forti mi scuotevano e io ero impossibilitato a muovermi. Avevo un'angoscia terribile, avrei voluto fuggire per il terrore ma non potevo.

Guardai davanti a me e vidi due figure non ben distinte. Stavano ai piedi del mio letto e sembravano protendersi verso di me. Risate ovunque, terrore, voglia di fuggire.

Voci in testa che mi dicevano di fuggire, che ero in pericolo, che quelle oscure figure mi avrebbero raggiunto da un secondo all'altro. Guardavo avanti e quelle figure dai contorni vorticosi ridevano e ridevano.

Battito a mille, rigidità articolare, brividi di ghiaccio. Nausea e oppressione.

Volevo aprire gli occhi ma era impossibile. Passarono ore, poi finalmente lottai per alzarmi e riusciii a sedermi contro lo schienale del letto. Dopo qualche capogiro, riuscii a sbattere le palpebre un po' di volte fino a che mi resi conto che fuori era ormai giorno e non c'era più nulla di tutto ciò che avevo vissuto.

Assumere sostanze vale davvero esperienze come questa?

 

E ora che ho smesso da anni e la mia vita è normalissima, vivo come tutti, ho il mio lavoro e i miei hobby, la notte dormo due o tre ore e spesso mi sveglio con forti incubi che mi lasciano una sensazione di malessere e instabilità per mezza giornata. E, nei primi anni dopo la disintossicazione, ebbi ancora allucinazioni, così, "a ciel sereno". E ci saranno sempre i momenti in cui mi fermerò a pensare a quel giovanissimo me stesso e vorrei tornare indietro da lui e supplicarlo di non accettare quella roba per non soffrire così tanto. Ma non si può.

Per cui io dico, ognuno è libero di scegliere ma una cosa è certa: a fare uso di sostanze Non ne vale la pena.

 
 
 

Era mio padre

Post n°199 pubblicato il 02 Marzo 2015 da mygangsta

Ammirevoli sono i genitori che riescono a perdonare i figli. A riaccoglierli e riabilitarli anche dopo errori madornali.

Colui che era mio padre, invece, non ce l'ha fatta. E penso proprio a lui ora, nella sera del suo compleanno. Nel giorno in cui ha festeggiato con gli amici e la famiglia, ma non con il figlio. E penso che quest'ombra gli abbia oscurato anche la cena della festa.

Ma, in fondo, posso capirlo. Quando i medici del 118, riferendosi a me, gli dissero "overdose" lui cadde a terra sotto il peso di una notizia che mai e poi mai avrebbe sospettato.

Troppo duro il colpo, un vero shock. Il caro figlio, che lui amava così tanto, in realtà si faceva da anni.

Insopportabile, imperdonabile.

Mi salvò la vita ma, qualche giorno dopo, venne a dirmi che era finita. Che portava in sè il ricordo di un figlio cui aveva voluto davvero bene ma che non esisteva più.

Non lo vidi più per tutti i due anni e mezzo di comunità. Lo rividi poi, di sfuggita, quando la mia seconda vita era già iniziata. Non mi disse nulla e se ne andò per la sua strada ma mi bastarono pochi istanti per capire quanto male io gli avessi fatto.

Cercai il suo perdono, certo. Volevo almeno un incontro e, per varie intercessioni, infine si presentò all'appuntamento e ascoltò le mie parole in silenzio. Poi, disse: "Non ti serve il pentimento adesso. Avresti dovuto pentirti subito, alla prima canna. Se tu fossi venuto da me allora, avremmo chiarito la situazione e niente sarebbe stato. Invece hai proseguito con sostanze sempre peggiori fino a rischiare la vita. Questo non è perdonabile. Ormai non puoi più porre rimedio a quanto hai fatto. Pensaci, avrai il rimorso per sempre. Non sarà facile vivere così. Non tornerai mai indietro qualunque cosa tu faccia. Abbiamo perso tutti e ormai non c'è più soluzione".

Poi se ne andò e, da allora, a tutto ciò che organizza personalmente in famiglia non ammette la mia presenza. Se mi trovo a passare da quella casa o si ritira in camera o si trincera dietro un quotidiano o la tv.

Ha avuto ragione, non è semplice vivere con la consapevolezza di non poter tornare indietro e porre rimedio all'errore commesso. Le sue parole sono state profetiche.

Per me è durissima ma per lui non è certo meglio. Io ho costretto i miei genitori a vivere un'esperienza da incubo, qualcosa che nessun genitore si augurerebbe mai di vivere, li ho messi di fronte a una delusione enorme, difficilmente metabolizzabile.

Ma ora, con la mia nuova vita, vorrei essere per loro il figlio migliore. E con mia madre che mi ha perdonato, ciò è già accaduto.

Certo è che a fare uso di sostanze è più quello che si perde che quello che si guadagna.

 
 
 

Prima della dipendenza, la normalità

Post n°198 pubblicato il 26 Febbraio 2015 da mygangsta

 

Io, da giovanissimo, sono caduto nel tunnel delle sostanze. Mi mancava qualcosa? No. Avevo una situazione difficile alle spalle? No. Eppure quella roba mi ha lusingato, mi ha promesso un paradiso artificiale dove non avrei conosciuto stanchezza, fatica, pensieri cupi ma dove avrei trovato divertimento, forza, capacità di stare sveglio per notti intere a divertirmi, spensieratezza, leggerezza...

Ma com'ero io anche soltanto il giorno prima di iniziare? Com'era un ragazzo come tanti che ha ceduto alla falsa promessa bugiarda e folle delle sostanze? Assolutamente un ragazzo come tanti, in ottima salute, che andava a scuola e a cui piaceva studiare, che viveva in una famiglia unita, che piaceva alle ragazze, che amava disegnare, che giocava a tennis col papà, che amava scherzare.

Un ragazzo che aveva sogni e progetti, che gioiva anche delle piccole cose, che non conosceva il dolore che, da lì a poco, avrebbe procurato a se stesso e ai familiari.

Un ragazzo che ha sottovalutato qualcosa con cui non si scherza e che, così, si è ritrovato, negli anni, dentro a un tunnel da cui l'uscita sembrava scomparsa.

Dentro il tunnel della dipendenza cambiai moltissimo, sia per l'effetto delle svariate sostanze sia per le esperienze forti e dolorose provate. Anni bruciati nella polvere bianca, sprecati in un mondo a sè stante, in cui le sostanze vivevano al mio posto.

E ora, dopo la dipendenza, il dolore fisico e mentale, crude esperienze che lasciano il segno, la lotta per uscire dal tunnel, cosa mai è potuto rimanere di quel ragazzo? Non è semplice rendersi conto che ben poco è rimasto di lui, della sua spensieratezza, della sua gioia, del suo sorriso.

Ora io vivo con ricordi difficili, con immagini crude impresse davanti agli occhi, con senso di colpa e incubi. Quando conosci il dolore il suo eco rimane.

Ma sono riuscito a salvare qualcosa di lui. I sogni, i progetti, la forza di volontà, la personalità, gli interessi. Un ragazzo che ha combattuto mostri e demoni e che, inaspettatamente, è sopravvissuto alla battaglia da lui stesso, stoltamente, ingaggiata. E che non si lascia scappare questa seconda possibilità.

Certo è che, se tornassi ora nel passato, direi a quel ragazzo di fuggire da quel pomeriggio di luglio, di tornare a casa, di non accettare con leggerezza l'inizio del tunnel.

 
 
 

Riflettere con una canzone

Post n°197 pubblicato il 18 Febbraio 2015 da mygangsta

 

 

Oggi un collega mi ha fatto ascoltare questa canzone. Non la conoscevo, io ascolto da sempre soprattutto il mio amato metal. Però mi è sembrata carina e, come faccio sempre quando una canzone mi interessa, vado a leggermi il testo.

E, che dire, l'ho letto ora e questo testo rappresenta, in un certo senso, ciò che ho fatto io ai miei genitori con la storia della droga. Ci sono alcuni passaggi e frasi che potrei benissimo dire io a loro.

"So che ho preso il sentiero che non avreste mai voluto per me
So che vi ho deluso, non è vero?
Così tante notti insonni
Dove voi mi aspettavate svegli
Beh, io sono solo uno schiavo nella notte
Ora ricordate quando vi ho detto che sarebbe stata l’ultima volta
Ricordate quando vi ho fatto scoppiare in lacrime
So che ho preso il sentiero che non avreste mai voluto per me
Vi ho fatto passare l’inferno in tutti questi anni

Ho girato il mondo e nemmeno nei miei sogni più selvaggi
Sarei tornato a casa di corsa da voi
Ho detto un milione di bugie

Ora ricordate quando vi ho detto che sarebbe stata l’ultima volta
Ricordate quando vi ho fatti scoppiare in lacrime
So che ho preso il sentiero che non avreste mai voluto per me
Vi ho fatto passare l’inferno in tutti questi anni

E vi prego credete a loro quando dicono
che è tutto parte del passato...

Vi prego perdonatemi per ciò che ho fatto..."

 

Eh già, tutto può servire per far riflettere

 
 
 
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Un blog di: mygangsta
Data di creazione: 18/05/2008
 

RIMPIANTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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... there is a curse between us...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OSCURITÀ

L'inferno è per gli Eroi


 

 

 

 

 

 

Campagna Say No To Drug     

 

FINE

 

 

 

 

 

 

PERCHÈ HO SBAGLIATO?