DarkSoul

La mia vita dopo la tossicodipendenza

 

ORA SONO LIBERO

Il mio passato ed il mio errore sono sepolti senza nome e senza ricordo.

 

PENTIMENTO

         

Io rimpiango

 

IL CORVO

"L'infanzia finisce quando scopri che un giorno dovrai morire..."

 

 

 

 

 

 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Marzo 2015 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31          
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
Citazioni nei Blog Amici: 12
 

ULTIME VISITE AL BLOG

lacey_munroantropoeticosignora_sklerotica_2zoloft500ioeilmarenoiphilippe.1_2013mygangstagocceinvisibiliartilegnosascile54Cherryslcris14moon_Ikatamarano2
 

ULTIMI COMMENTI

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

Amarsi non sarà adesso

Post n°203 pubblicato il 30 Marzo 2015 da mygangsta

 

Un piccolo racconto.

Dopo aver pianificato tutto mille volte affinchè nessuno potesse venirlo a sapere e/o scoprirlo, questo weekend io e lei ci siamo concessi una visita a una città d'arte.

Anche se, ora, tutto il tempo che trascorriamo insieme è tempo rubato e nascosto, cerchiamo di viverlo normalmente, come se tra noi non ci fosse il mio passato e lo "spettro" di suo padre, come se io non avessi rischiato la vita con la droga, come se io non avessi frequentato centinaia di ragazze sotto effetto di stupefacenti e soltanto per lo spazio di una notte o anche meno.

Dico questo perchè lei è una dolcissima ragazza dal passato limpidissimo e di sani principi e forti valori che, dopo l'iniziale colpo di fulmine, ha avuto bisogno di moltissimo tempo e fatica per metabolizzare i miei trascorsi, per passare oltre la paura e la sua idea di condanna di queste cose. Proprio lei, che ha sempre aborrito qualsiasi tipo di sostanza, ha incontrato proprio me che ho fatto uso di un vasto numero di sostanze. Ma il sentimento è stato subito forte da parte di entrambi.

In questa brevissima vacanza, ha voluto sapere tutto. Io le avevo risparmiato molte cose, raccontandole quanto accaduto con la droga in modo molto generale. Ma, questa volta, in un clima di spensieratezza, ha voluto che le raccontassi tutto, dall'inizio alla fine, senza omettere nulla, neanche gli episodi più crudi e che non fanno onore.

Decidere di legarsi a qualcuno con trascorsi particolari non è facile. Ma ora lei sa davvero tutto e dice che può accettarlo grazie alla forza del sentimento. E io per lei  farei qualsiasi cosa.

Ma ci sono molti altri che non possono accettarlo.

Non è semplice ricostruirsi una vita. Per esempio, lei, i primi giorni dell'anno, ha lasciato quel ragazzo con cui usciva e io ho trovato sia lui che il padre (di lei) ad attendermi all'uscita dal lavoro. Letteralmente fuori di loro stessi, credendo che io l'abbia costretta a fare quella scelta (no, è stata soltanto lei, stanca di quella farsa poichè i suoi sentimenti non sono per lui) mi hanno augurato di tornare presto schiavo di quella roba e di non uscirne questa volta, sollevando anche il dubbio che io non ne sia mai uscito realmente. Per tutta risposta, ho riso loro in faccia. Cmq ciò non ha impedito a suo padre di promettermi che "uno come me non avrà mai sua figlia", che lui farà di tutto per impedirlo.

Sua madre disse chiaramente che preferirebbe uno dal passato molto più limpido accanto alla figlia.

Morale del racconto: non è semplice ricostruirsi una vita. Tanti pensano "tanto poi esco dal tunnel", "tanto poi si torna indietro" ma non è così scontato e semplice. Certo, è possibilissimo, conosco due persone perfettamente reinserite ma anche loro mi dicono che, spesso, sono stati guardati male quando è trapelato il loro passato.

Meglio pensarci prima e non tuffarsi nel tunnel della droga.

 

 

 

 
 
 

"Bad trips"

Post n°202 pubblicato il 25 Marzo 2015 da mygangsta

 

Altro tassello doloroso della mia esperienza con le sostanze. Come si può notare, io non parlo mai delle sensazioni "positive", fittizie e passeggere, che eppure le sostanze danno perchè il mio intento è quello di demolirle sempre e comunque.

Ci fu anche il periodo in cui, purtroppo, diventai schiavo di un allucinogeno molto conosciuto. Gli allucinogeni sono sostanze che, appunto, provocano allucinazioni, vedi la realtà completamente distorta ed è pazzesco.

Ecco un mio personale "bad trip", un'allucinazione pazzesca che, a pensarci ora, mi chiedo come mai io stessi così male da procurarmi volontariamente certe "esperienze". E, certo, mi veniva l'idea di smettere ma non ci riuscivo, la volta dopo il mio corpo e la mia mente mi chiedevano di nuovo quella sostanza. E essere in una simile trappola è da brivido.

 

Ero in città. Assunsi quella sostanza. Dopo un pò di tempo iniziai a sentire come se il mio corpo si stesse dividendo, mi vedevo come dall'esterno e non riuscivo a capire la mia posizione nello spazio. Mi prese un'ansia pazzesca, non avevo più il controllo di me stesso. Mi sedetti. I palazzi intorno a me presero ad allungarsi e contrarsi in modo sempre più veloce e io mi sentivo tirare indietro da una forza sovrumana.

Vedevo quei palazzi muoversi e spostarsi, circondarmi senza che io potessi fare nulla. Si alzarono poi fino a toccare quasi il cielo e voci nella mia testa mi dicevano di fuggire, che quei palazzi mi sarebbero crollati addosso in pochi secondi e sarei rimasto sotto le loro macerie.

Ma non riuscivo a muovermi, non avevo la percezione di me ne dell'equilibrio. Era come se nella mia testa ci fosse una bomba pronta a esplodere, ero convinto di impazzire da lì a pochi istanti.

I palazzi oscillavano pericolosamente come alberi sotto il vento impetuoso. Ancora voci a incitarmi a fuggire. Mi alzai e scappai lontano. Avrò corso non so per quanto tempo con in testa l'idea di pericolo e l'angoscia di impazzire.

 

Ecco uno dei "brutti viaggi" procuratomi da quell'allucinogeno. E, la cosa pazzesca, è che, anni dopo, ancora mi vennero allucinazioni "a ciel sereno" (più tenui ma cmq detestabili) come conseguenza a lungo termine... Perchè così accade.

 

 
 
 

"Cosa dirai a tuo figlio?"

Post n°201 pubblicato il 18 Marzo 2015 da mygangsta

 

Un mio conoscente, anche lui ex tossicodipendente, con un vita ora normale, riaccolto dai familiari, impegnato nel sociale, insomma una persona perfettamente a posto ormai da un sacco di tempo, sposato, tra qualche mese diventerà padre.

Incontrandolo la scorsa settimana, non ho potuto fare a meno di chiedergli: "Un giorno come racconterai a tuo figlio dei tuoi trascorsi?"

Mi ha risposto: "Gli dirò che quelli come noi hanno avuto il compito speciale di attraversare il dolore, un dolore immenso per uscirne più forti e persino più umani. Quel baratro noi lo abbiamo attraversato per uscirne e per essere testimonianza agli altri che certe cose non vanno fatte. Certe cose sono devastanti e pericolose ma se nessuno le attraversa per testimoniarlo, gli altri non potranno saperlo come sono e quindi ci cadranno. In sostanza gli dirò che ho vissuto io quell'inferno perchè lui non debba viverlo, sapendo di cosa si tratta davvero"

 

Mi hanno toccato profondamente queste sue parole e mi sono chiesto se riuscirò mai a pensarla anch'io così, io che invece non so accettare ciò che ho fatto.

Io che quando un mio amico parla di "eroismo" riferendosi alla mia uscita dalla droga, gli dico di smetterla.

Io che mai riuscirei a guardare un figlio negli occhi e raccontargli della mia overdose.

 

 
 
 

Le sostanze e i loro incubi

Post n°200 pubblicato il 10 Marzo 2015 da mygangsta

 

Le droghe non fanno sconti.

Ti incantano con finte sensazioni di benessere, euforia, adrenalina, sballo, zero inibizione, forza, leggerezza, ti senti a volte un leone, zero stanchezza, riesci a stare sveglio per giorni, provi talvolta una sensazione "fantastica".

Ma, attenzione: allucinazioni, tremendi incubi, un'inquietudine e un'angoscia che ti divorano, attacchi di panico, tremori, dolori muscolari, oppressione toracica, battito a mille, vertigini sono solo alcuni degli effetti a breve e a lungo termine di queste maledette sostanze.

 

Quando ero nel pieno della tossicodipendenza gli incubi erano diventati all'ordine del giorno. E un incubo il cui ricordo mi inquieta ancora oggi fu questo:

Ero a letto, al buio, in uno strano dormiveglia provocato dalla mia condizione, quando iniziai a sentirmi immobilizzato, non sarei riuscito a muovere neanche un dito della mano. Brividi freddi e un'angosciosa sensazione di oppressione toracica.

Iniziai a sentire delle voci, delle risate tutto intorno nella stanza mentre tremiti sempre più forti mi scuotevano e io ero impossibilitato a muovermi. Avevo un'angoscia terribile, avrei voluto fuggire per il terrore ma non potevo.

Guardai davanti a me e vidi due figure non ben distinte. Stavano ai piedi del mio letto e sembravano protendersi verso di me. Risate ovunque, terrore, voglia di fuggire.

Voci in testa che mi dicevano di fuggire, che ero in pericolo, che quelle oscure figure mi avrebbero raggiunto da un secondo all'altro. Guardavo avanti e quelle figure dai contorni vorticosi ridevano e ridevano.

Battito a mille, rigidità articolare, brividi di ghiaccio. Nausea e oppressione.

Volevo aprire gli occhi ma era impossibile. Passarono ore, poi finalmente lottai per alzarmi e riusciii a sedermi contro lo schienale del letto. Dopo qualche capogiro, riuscii a sbattere le palpebre un po' di volte fino a che mi resi conto che fuori era ormai giorno e non c'era più nulla di tutto ciò che avevo vissuto.

Assumere sostanze vale davvero esperienze come questa?

 

E ora che ho smesso da anni e la mia vita è normalissima, vivo come tutti, ho il mio lavoro e i miei hobby, la notte dormo due o tre ore e spesso mi sveglio con forti incubi che mi lasciano una sensazione di malessere e instabilità per mezza giornata. E, nei primi anni dopo la disintossicazione, ebbi ancora allucinazioni, così, "a ciel sereno". E ci saranno sempre i momenti in cui mi fermerò a pensare a quel giovanissimo me stesso e vorrei tornare indietro da lui e supplicarlo di non accettare quella roba per non soffrire così tanto. Ma non si può.

Per cui io dico, ognuno è libero di scegliere ma una cosa è certa: a fare uso di sostanze Non ne vale la pena.

 
 
 

Era mio padre

Post n°199 pubblicato il 02 Marzo 2015 da mygangsta

Ammirevoli sono i genitori che riescono a perdonare i figli. A riaccoglierli e riabilitarli anche dopo errori madornali.

Colui che era mio padre, invece, non ce l'ha fatta. E penso proprio a lui ora, nella sera del suo compleanno. Nel giorno in cui ha festeggiato con gli amici e la famiglia, ma non con il figlio. E penso che quest'ombra gli abbia oscurato anche la cena della festa.

Ma, in fondo, posso capirlo. Quando i medici del 118, riferendosi a me, gli dissero "overdose" lui cadde a terra sotto il peso di una notizia che mai e poi mai avrebbe sospettato.

Troppo duro il colpo, un vero shock. Il caro figlio, che lui amava così tanto, in realtà si faceva da anni.

Insopportabile, imperdonabile.

Mi salvò la vita ma, qualche giorno dopo, venne a dirmi che era finita. Che portava in sè il ricordo di un figlio cui aveva voluto davvero bene ma che non esisteva più.

Non lo vidi più per tutti i due anni e mezzo di comunità. Lo rividi poi, di sfuggita, quando la mia seconda vita era già iniziata. Non mi disse nulla e se ne andò per la sua strada ma mi bastarono pochi istanti per capire quanto male io gli avessi fatto.

Cercai il suo perdono, certo. Volevo almeno un incontro e, per varie intercessioni, infine si presentò all'appuntamento e ascoltò le mie parole in silenzio. Poi, disse: "Non ti serve il pentimento adesso. Avresti dovuto pentirti subito, alla prima canna. Se tu fossi venuto da me allora, avremmo chiarito la situazione e niente sarebbe stato. Invece hai proseguito con sostanze sempre peggiori fino a rischiare la vita. Questo non è perdonabile. Ormai non puoi più porre rimedio a quanto hai fatto. Pensaci, avrai il rimorso per sempre. Non sarà facile vivere così. Non tornerai mai indietro qualunque cosa tu faccia. Abbiamo perso tutti e ormai non c'è più soluzione".

Poi se ne andò e, da allora, a tutto ciò che organizza personalmente in famiglia non ammette la mia presenza. Se mi trovo a passare da quella casa o si ritira in camera o si trincera dietro un quotidiano o la tv.

Ha avuto ragione, non è semplice vivere con la consapevolezza di non poter tornare indietro e porre rimedio all'errore commesso. Le sue parole sono state profetiche.

Per me è durissima ma per lui non è certo meglio. Io ho costretto i miei genitori a vivere un'esperienza da incubo, qualcosa che nessun genitore si augurerebbe mai di vivere, li ho messi di fronte a una delusione enorme, difficilmente metabolizzabile.

Ma ora, con la mia nuova vita, vorrei essere per loro il figlio migliore. E con mia madre che mi ha perdonato, ciò è già accaduto.

Certo è che a fare uso di sostanze è più quello che si perde che quello che si guadagna.

 
 
 

Prima della dipendenza, la normalità

Post n°198 pubblicato il 26 Febbraio 2015 da mygangsta

 

Io, da giovanissimo, sono caduto nel tunnel delle sostanze. Mi mancava qualcosa? No. Avevo una situazione difficile alle spalle? No. Eppure quella roba mi ha lusingato, mi ha promesso un paradiso artificiale dove non avrei conosciuto stanchezza, fatica, pensieri cupi ma dove avrei trovato divertimento, forza, capacità di stare sveglio per notti intere a divertirmi, spensieratezza, leggerezza...

Ma com'ero io anche soltanto il giorno prima di iniziare? Com'era un ragazzo come tanti che ha ceduto alla falsa promessa bugiarda e folle delle sostanze? Assolutamente un ragazzo come tanti, in ottima salute, che andava a scuola e a cui piaceva studiare, che viveva in una famiglia unita, che piaceva alle ragazze, che amava disegnare, che giocava a tennis col papà, che amava scherzare.

Un ragazzo che aveva sogni e progetti, che gioiva anche delle piccole cose, che non conosceva il dolore che, da lì a poco, avrebbe procurato a se stesso e ai familiari.

Un ragazzo che ha sottovalutato qualcosa con cui non si scherza e che, così, si è ritrovato, negli anni, dentro a un tunnel da cui l'uscita sembrava scomparsa.

Dentro il tunnel della dipendenza cambiai moltissimo, sia per l'effetto delle svariate sostanze sia per le esperienze forti e dolorose provate. Anni bruciati nella polvere bianca, sprecati in un mondo a sè stante, in cui le sostanze vivevano al mio posto.

E ora, dopo la dipendenza, il dolore fisico e mentale, crude esperienze che lasciano il segno, la lotta per uscire dal tunnel, cosa mai è potuto rimanere di quel ragazzo? Non è semplice rendersi conto che ben poco è rimasto di lui, della sua spensieratezza, della sua gioia, del suo sorriso.

Ora io vivo con ricordi difficili, con immagini crude impresse davanti agli occhi, con senso di colpa e incubi. Quando conosci il dolore il suo eco rimane.

Ma sono riuscito a salvare qualcosa di lui. I sogni, i progetti, la forza di volontà, la personalità, gli interessi. Un ragazzo che ha combattuto mostri e demoni e che, inaspettatamente, è sopravvissuto alla battaglia da lui stesso, stoltamente, ingaggiata. E che non si lascia scappare questa seconda possibilità.

Certo è che, se tornassi ora nel passato, direi a quel ragazzo di fuggire da quel pomeriggio di luglio, di tornare a casa, di non accettare con leggerezza l'inizio del tunnel.

 
 
 

Riflettere con una canzone

Post n°197 pubblicato il 18 Febbraio 2015 da mygangsta

 

 

Oggi un collega mi ha fatto ascoltare questa canzone. Non la conoscevo, io ascolto da sempre soprattutto il mio amato metal. Però mi è sembrata carina e, come faccio sempre quando una canzone mi interessa, vado a leggermi il testo.

E, che dire, l'ho letto ora e questo testo rappresenta, in un certo senso, ciò che ho fatto io ai miei genitori con la storia della droga. Ci sono alcuni passaggi e frasi che potrei benissimo dire io a loro.

"So che ho preso il sentiero che non avreste mai voluto per me
So che vi ho deluso, non è vero?
Così tante notti insonni
Dove voi mi aspettavate svegli
Beh, io sono solo uno schiavo nella notte
Ora ricordate quando vi ho detto che sarebbe stata l’ultima volta
Ricordate quando vi ho fatto scoppiare in lacrime
So che ho preso il sentiero che non avreste mai voluto per me
Vi ho fatto passare l’inferno in tutti questi anni

Ho girato il mondo e nemmeno nei miei sogni più selvaggi
Sarei tornato a casa di corsa da voi
Ho detto un milione di bugie

Ora ricordate quando vi ho detto che sarebbe stata l’ultima volta
Ricordate quando vi ho fatti scoppiare in lacrime
So che ho preso il sentiero che non avreste mai voluto per me
Vi ho fatto passare l’inferno in tutti questi anni

E vi prego credete a loro quando dicono
che è tutto parte del passato...

Vi prego perdonatemi per ciò che ho fatto..."

 

Eh già, tutto può servire per far riflettere

 
 
 

Ricadere nel tunnel non è un dogma

Post n°196 pubblicato il 16 Febbraio 2015 da mygangsta

 

Stavo riflettendo che, e lo dico per esperienza, c'è moltissima gente che dà per scontato che se hai fatto uso di stupefacenti una volta, allora un giorno ci ricadrai. Ti danno una probabilità del 80% di tornare nel tunnel.

Mi capitò di sentirmelo dire da psicologi (e non solo da quello, di cui ho già scritto, del buco nero), tanti psicologi e/o medici mi si rivolsero (e ancora si rivolgono se sanno dei miei trascorsi) non nascondendo il "se dovesse tornare a fare uso di stupefacenti...", mi capita di leggerne in giro e sentirne parlare.

Certo, anche io so di molti che, dopo un periodo più o meno lungo, hanno ripreso ad assumere sostanze. Può succedere, è vero e succede.

Io stesso ho temuto, il primo anno "dopo", di poterci ricadere. E non è facile, dopo averle provate, sentirsi al sicuro al 100% da certe cose. Temi che possa bastare un passo falso e che l'inferno possa ricominciare. Soprattutto se, come me, hai provato un bel po' di sostanze, mica una sola. E se sei arrivato a pochi centimetri dal limite.

Ma non è un dogma. Non è una condanna. Non è detto che debba per forza accadere. Non è scritto da nessuna parte.

Eppure per l'immaginario collettivo sei sempre in forse. E prendo a esempio, tra i tanti, il padre di lei. Oltre a essere pesantemente infastidito dal mio passato in sè (e lo capisco, si arriva al peggio) il suo pensiero fisso è che io, un giorno o l'altro, magari tra pure dieci anni o più, possa ricominciare, distruggendo la vita della figlia e della famiglia. E a questo pensiero granitico è dovuta la sua feroce opposizione a un'eventuale relazione tra me e lei. Prima di sapere del mio passato, invece, era molto contento di me.

 

Certo, sono questioni delicate, stiamo parlando di qualcosa che devasta e che fa paura ma, forse, bisognerebbe imparare a distinguere, a valutare con serenità e criterio, a capire che non sempre aver commesso un errore vuol dire che si ripeterà.

 

 
 
 

Lo psicologo

Post n°195 pubblicato il 11 Febbraio 2015 da mygangsta

 

Il recupero dalla tossicodipendenza mi fece incontrare una folta schiera di operatori, psicologi, personale che cercava di capire come mai io fossi caduto in quel baratro, che voleva aiutarmi a uscirne, che aveva il compito di seguirmi in quel percorso. Ma, devo ammetterlo, non mi piacquero mai troppo.

Fu un percorso tortuoso e doloroso, una stretta e buia via che risaliva sulla terra direttamente dall'inferno. E nessuna esplicita garanzia di riuscita.

 

E poi ci fu quello psicologo che, ironicamente, ho ribattezzato "del buco nero". Quello che, trovandosi a fare il suo lavoro incontrava anche gente come me, ma che, nella sua visione personale, non riusciva a nascondere del tutto l'avversione e il pregiudizio per la tossicodipendenza.

Esordì dicendo che io ero caduto in quel baratro perchè qualcosa dentro me (il famigerato buco nero) era semplicemente destinato a compiere quella scelta, vi era sopito dentro di me un impulso a fare uso di sostanze e questo impulso mi aveva condotto naturalmente a quella dannata scelta.

Insomma, non avrei potuto fare altrimenti e, cosa ancora più grave, non era cosa di cui gioire il fatto che ne fossi uscito perchè quell'impulso era sempre vivo e presente e io avrei potuto tornarne schiavo in qualsiasi momento. Non ero mai al sicuro da quella roba, dovevo stare in costante allerta e lottare ogni singolo istante per liberarmene.

A ogni incontro mi chiedeva sempre se fossi riuscito anche quella settimana a starne senza, voleva chiudessi gli occhi e immaginassi le droghe per sapere se nasceva dentro me la voglia di assumerle di nuovo e mi scrutava sospettoso al mio negare.

Dopo pochi incontri mi alzai, mi avvicinai alla sua scrivania e dissi, prima di uscire per sempre: "Se avessi intenzione di rivederla in futuro, la autorizzerei a spararmi un colpo se venisse a sapere che ho di nuovo toccato anche soltanto un grammo di quella roba. Dentro di me ci possono essere buchi neri, predestinazioni, impulsi autodistruttivi o quello che vuole, ma ho promesso a me stesso che non avrei mai più toccato un solo grammo di sostanze e lo farò, manterrò la promessa. Non sprecherò questa mia seconda vita in quel modo assurdo, può scommettere quello che vuole".

E posso dire di aver detto la verità, di aver mantenuto quella promessa. E, con buona pace di quello psicologo, sono anni che non tocco quella roba e, a dispetto di "impulsi incontrollabili o buchi neri", non ne sento proprio il richiamo (anche nel momento in cui, x prova, ancora mi impegno a pensarci per vedere se mi tornasse l'idea) anzi, direi che l'impulso è quello di maledirle ora e per sempre.

 

 
 
 

Malessere da sostanze

Post n°194 pubblicato il 05 Febbraio 2015 da mygangsta

 

Generalmente il genere umano ha paura di stare male, teme il peggio, la malattia, il malessere, la sofferenza.

Eppure, se finisci nel tunnel delle sostanze, dovrai tenere ben presente che il malessere sarà la tua condizione quotidiana. Tutte le sensazioni che generalmente si considerano come terribili, saranno tue.

Dovrai convivere con il peggio.

Per esempio, ricordo una volta, erano i primi mesi di dipendenza.

Mi nascosi in bagno e presi una dose. Dopo il trip e il fittizio appagamento, un improvviso malessere e capogiro mi fecero perdere l'equilibrio e mi sdraiai a terra sperando che il contatto con il pavimento freddo avrebbe attenuato quel vortice in cui mi trovavo.

Mi sembrava di scivolare a oltranza, la stanza girava tutto intorno a me e non riuscivo a tenere gli occhi aperti.

Battito a mille, respirazione difficile, brividi freddi, non sapevo a cosa aggrapparmi perchè tutto quel malessere cessasse.

Chiusi gli occhi, cercai di respirare a fondo, dopo un tempo interminabile passò un poco e riuscii a mettermi seduto.

Aspettai ancora un pò, mi aggrappai al lavandino, riuscii a rimettermi in piedi.

Poi ricordo che attraversai il salotto per correre a sdraiarmi in camera, c'era una delle mie sorelle, riuscii a fare finta di niente, la salutai con un cenno della mano, lei non si accorse di nulla (è pazzesco come si arrivi a mentire spudoratamente).

Mi fiondai a letto e, lottando contro una sensazione di nausea che andava e veniva vorticosamente, mi addormentai e dormii un sonno agitato fino a sera inoltrata.

 

Ora mi chiedo: perchè procurarsi volontariamente malesseri simili? Per il famoso trip che col passare del tempo durerà sempre meno e richiederà sempre più dosi? Ma poi davvero il trip vale la sofferenza che procura?

Io che l'ho provato credo proprio di no.

 
 
 
Successivi »
 
 
 

INFO


Un blog di: mygangsta
Data di creazione: 18/05/2008
 

RIMPIANTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

WHAT HAVE YOU DONE???

 

... there is a curse between us...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OSCURITÀ

L'inferno è per gli Eroi


 

 

 

 

 

 

Campagna Say No To Drug     

 

FINE

 

 

 

 

 

 

PERCHÈ HO SBAGLIATO?