DarkSoul

La mia vita dopo la tossicodipendenza

 

ORA SONO LIBERO

Il mio passato ed il mio errore sono sepolti senza nome e senza ricordo.

 

PENTIMENTO

         

Io rimpiango

 

IL CORVO

"L'infanzia finisce quando scopri che un giorno dovrai morire..."

 

 

 

 

 

 

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Un esempio vale più di mille parole

Post n°215 pubblicato il 03 Luglio 2015 da mygangsta

 

A volte per spiegare la follia di un errore, il perchè di una sofferenza e per allontanare (si spera) qualcuno dal pensiero di commettere quello stesso errore non servono tanti discorsi, bensì il racconto di un solo esempio ma che sia come un pugno nello stomaco.

Così ho fatto con mio cugino, passato da me oggi per consigli di grafica. Ha la stessa età che avevo io quando iniziai la folle dipendenza e conosce i miei trascorsi solo per sentito dire.

Ha iniziato lui il discorso dicendomi che ha già detto di no un paio di volte a offerte di sostanze varie e che, per questo, è stato escluso da un po' di gente. Mi ha detto "So che la droga è pericolosa, i miei mi hanno sempre messo in guardia parlandomi anche molto male di te che ne hai fatto uso, però allora perchè sembra quasi un gioco, quanti miei coetanei la usano tranquillamente anche a scuola e se ne fanno quasi un vanto...Ed è per divertimento e mica sempre..." E, dalle sue parole e atteggiamento, sembrava quasi lasciare una porta aperta a "quella più leggera".

Al che io, senza scompormi e senza perdermi in mille parole, gli ho soltanto riportato, con dovizia di particolari, un episodio della mia esperienza, un episodio che mi colpì profondamente e che ora mi porto dentro come un pensiero di angoscia. Perchè le sostanze pongono fine all'esistenza più di quanto si creda. E io lo vidi, con i miei occhi, in un'arida serata estiva, in un luogo dove, con altri, ero caduto così in basso da rifugiarmi per avere quei maledetti trip.

Senza descrivere il degrado di quella situazione, qua dirò soltanto che uno prese un cocktail micidiale di roba e, dopo poco, cadde a terra a pochi metri da me e dagli altri. Ricordo che un ragazzo disse "Ecco, tanto finiremo tutti così un giorno o l'altro".

 

Mio cugino è rimasto molto scosso da questo racconto, dal sapere veramente qual'è il lato oscuro di questa roba, dal pensare che io abbia vissuto certe cose e che, ancora oggi, io debba vivere con certe scene impresse a fuoco nella memoria e che io stesso abbia rischiato la vita sul serio e non come in un film.

Le sue parole: "Non accetterò mai roba simile, mai in tutta la mia vita".

Mi ha fatto bene sentirgli dire così, mettendo in guardia lui mi è sembrato per un momento di redimere me stesso che, invece, a quella stessa età ho purtroppo compiuto la scelta opposta.

 

 
 
 

Ricordi da... sostanze

Post n°214 pubblicato il 11 Giugno 2015 da mygangsta

 

Mi ricordo.

Mi ricordo di come, ad un certo punto, tutto ruotasse attorno alle sostanze e di come non potessi farne a meno. Ma (almeno all'inizio) cercavo, per come potevo, di salvare l'apparenza.

E mi ricordo una volta, dovevo andare alla presentazione di un libro di un conoscente e dovevo prendere il treno per arrivarci.

Ovviamente, le dosi prima di tutto.

E, già in stazione, sentivo il battito accelerare e una gran confusione in testa, come se io non fossi fisicamente presente nel luogo in cui mi trovavo. Una fatica enorme per arrivare al treno camminando talmente piano che una formica mi avrebbe superato. Ma tutto fluttuava e io non mi sentivo in equilibrio.

Sul treno il battito continuava ad accelerare e non riuscivo a stare seduto. L'unica era camminare (senza equilibrio) avanti e indietro lungo le carrozze attirando su di me sguardi interrogativi.

Arrivato a destinazione, sempre con il battito a mille e la sensazione di impazzire, impiegai non so quanto per arrivare alla libreria, dovevo fermarmi spessissimo per non perdere l'equilibrio.

Una volta arrivato, il conoscente venne a salutarmi e io cercai di apparire il più tranquillo possibile ma mi sentivo talmente instabile che pensavo di cadere da un momento all'altro. Alla presentazione, lui parlava e io sentivo la sua voce lontana e non riuscivo a sopportare il brusio degli altri che conversavano nella stanza perchè sentivo le loro voci prima alte e poi basse e ciò mi irritava parecchio.

Non riuscivo a stare seduto e mi girava la testa. Non so come io abbia fatto a resistere fino alla fine con tutta quell'angoscia che avevo in testa.

Alla fine, lui mi salutò di nuovo e io cercai di sorridere nonostante tutto. Ma mi sentivo strano. Lui mi raccontava delle sue poesie e io lottavo per tenere gli occhi aperti e non gli rispondevo. Angosciato, mi defilai quasi subito.

Nella piccola stazione mi addormentai di colpo e persi i due treni successivi. Finalmente sul treno, lunga lotta per non addormentarmi di nuovo e stessa cosa sull'autobus. A casa, di corsa a letto.

 

Morale della favola: non vale la pena di ridursi così. Garantito.

 
 
 

Un mese dopo

Post n°213 pubblicato il 04 Giugno 2015 da mygangsta

 

Mi è sembrato di non poter esimermi da scrivere due righe proprio oggi, un mese dopo.

31 giorni senza.

Senza un amico, senza colui che era davvero un amico.

Non mi vergogno a dire di non aver potuto trattenere le lacrime passando davanti ai bar dove spesso andavamo insieme. E so che non potrò fare a meno di commuovermi ogni volta che passerò davanti a luoghi che frequentavamo insieme o che vedrò oggetti legati alla sua figura. O quando mi verranno alla mente pensieri legati a lui.

Non posso fare a meno di pensare alla sua vitalità, alle sue parole, ai suoi consigli, alla sua amicizia. Alle nostre vacanze, alla sua risata contagiosa, alla sua spensieratezza, all'amicizia che ci legava. A tutto ciò che non c'è più e che non ci sarà mai più, almeno non in questa vita.

Mi è ancora impossibile credere davvero che se ne sia andato. Ho temuto quel momento per un anno e quando è accaduto ho sentito come il sangue gelarsi, ho provato cosa voglia dire non poter fare nulla per cambiare le cose.

Perdere una persona cara è come precipitare di colpo in un baratro oscuro. E' come una doccia ghiacciata in un giorno d'inverno. E' incredulità totale. E' come ritrovarsi senza meta, soli in un bosco in una notte senza luna. E' claustrofobia, panico, dolore.

Un mese senza. Un mese in cui ho pensato milioni di volte cose del tipo "Ora lo dico a F.", "Ora condivido questo pensiero con F.", "Ora telefono a F.", "Ora mando un messaggio a F.", "Ora vedo cosa sta facendo F.", "Ora chiedo a F. se vuole uscire a bere qualcosa stasera"...

Ma F. non è qui. E non ci sarà mai più. Conseguenze dovute alla maledetta tossicodipendenza hanno fatto sì che se ne andasse per sempre.

Qualcuno mi ha detto "Passerà". Qualcun altro ha detto "Il tempo cancella ogni dolore". Altri ancora "Troverai un altro amico sincero". Qualcuno ha persino detto "Dimentica".

Ma non si può. Non si cancella un'amicizia vera ne il dolore provocato dalla sua perdita. E non si cancella neppure tenendo presente la filosofia in cui credo.

In questo mese ho pensato tanto, sono stati giorni difficili nonostante la mia vita sia continuata, all'apparenza, come sempre. Ma quel dolore è sempre stato accanto a me. E lo sarò ancora questo mese, e quello dopo ancora. E nessuno potrà nominare F. senza che io mi commuova, anche tra 20 anni.

 

Voglio ricordare una sua frase. Una volta mi disse: "Non lasciare che il dolore sia più forte di te. Vai avanti sempre anche quando tutto ti sembrerà perduto. Vai avanti anche per me".

 

E' proprio vero, mai potrò pensare o sentire nominare F. senza commuovermi.

 

 

 
 
 

Ancora sul padre

Post n°212 pubblicato il 28 Maggio 2015 da mygangsta

 

Mio padre, dopo il mio ricovero, fuggì, si defilò e non si interessò più di me. Troppo il suo risentimento e la sua rabbia di fronte al figlio che aveva fatto massiccio uso di sostanze per anni.

La sua reazione fu la fuga, potrei dire. E ricordo che, prima che tutto accadesse, era solito ripetere a me e alle mie sorelle, "se tradite la mia fiducia, per me finisce lì". Teneva troppo alla sua famiglia per permettere che qualcosa la rovinasse.

E, neanche a farlo apposta, io arrivai a tradire la sua fiducia. Io portai nella sua felice famiglia quel qualcosa che la rovinò, io lo misi davanti a un fallimento che non aveva preventivato. E questo lo sconvolse più che le sostanze in sè, credo.

La mia condotta dissoluta aveva fatto crollare tutta la serena immagine che lui aveva del suo essere un buon padre. Qualcosa era andato storto, il suo impegno e la sua dedizione non erano bastati a impedire la catastrofe.

E, col tempo, ho capito che la sua prima preoccupazione, una volta venuto a conoscenza di ciò che avevo fatto, fu per l'immagine della sua famiglia e di lui stesso che ne usciva inevitabilmente infangata. La gente lo avrebbe biasimato e lo avrebbero additato come "il padre di uno che..."

Impossibile da accettare e l'unica cosa da fare, per salvare la faccia, era quella di essere il primo a rinnegare quel figlio, di essere il primo a dimenticarlo, di essere il primo a non accettare il suo passato dissoluto.

Non gli è importato di rovinare ancora di più la famiglia così facendo, tanto ormai la serenità di prima era cmq irrecuperabile.

Ormai sono dieci anni. Ha promesso a se stesso che non avrebbe mai rivisto la sua decisione e devo riconoscergli il merito della coerenza. Non ho più scambiato con lui una sola parola, non so cosa pensa, non so quali siano le sue idee, i suoi progetti, le sue paure, le sue speranze. Non conosco più nulla di lui, se non quello che mi viene riportato.

Mi sono sentito chiedere se lo odio. Se lo odio per avermi dimenticato, per essersi preoccupato prima di tutto per la sua immagine. No, non lo odio. Anzi, provo compassione per lui. Finchè io gliel'ho permesso, è stato un buon padre e ancora lo è per le figlie ed è splendido per i nipoti. E lo sarebbe stato ancora per me se soltanto io non avessi distrutto tutto con le mie scelte dissennate.

Certo, avrebbe potuto perdonarmi. E l'ho odiato per questo i primi anni. L'ho odiato con forza. Ma ora non più. Certo, non condivido la sua posizione ma se tornasse da me domani, per me ricomincerebbe tutto come prima.

Nonostante tutto.

 

 

 

 

 
 
 

Tornare indietro dal tunnel

Post n°211 pubblicato il 22 Maggio 2015 da mygangsta

 

Per me risorgere dopo un'esperienza come la tossicodipendenza più profonda e gli anni dissoluti non è stato semplice. Per nulla.

Tanto che, all'uscita dalla comunità, provai un senso di smarrimento, come se la mia nuova vita non potesse iniziare così, subito, semplicemente come prosecuzione di quella passata.

Non riuscivo a liberarmi dagli incubi passati, da ciò che avevo vissuto, dai ricordi ancora troppo vividi, dalla sofferenza fisica e psicologica, dalla condotta dissoluta.

Non riuscivo a costruirmi una nuova vita "normale" e soffrivo terribilmente.

Così, ho lasciato tutto e, per qualche mese, ho vissuto fuori, con una tenda, in montagna, senza una meta precisa. Mangiando un panino e poco altro. Io e me stesso, in eremitaggio.

E' stato un periodo pazzesco, intenso, che, in tutta la sua difficoltà, mi metteva a tu per tu con me stesso, senza vie d'uscita. Ma avevo bisogno di una scossa così forte, di vivere senza nessuna comodità, in una situazione precaria e da costante allerta, da solo.

Avevo bisogno di perdere ogni certezza, di affrontare tutto senza filtri, di tornare quasi a uno stato "primordiale", di meditare, di sentire la paura nelle notti all'addiaccio sotto le stelle o sotto un violento temporale e non tirarmi indietro ma viverla fino in fondo.

La tossicodipendenza (tra l'altro in così giovane età) mi aveva rubato il senso della vita, mi aveva dato falsa forza e falsa euforia, falsi rapporti con gente falsa, mi aveva mostrato il degrado più totale cui si può arrivare, mi aveva provato con pesanti sbalzi d'umore, malessere, bugie, allucinazioni, mi aveva reso falso e inaffidabile. E portato a due ore dalla fine.

Come potevo tornare a vivere, aldilà di tutte le terapie convenzionali? C'è sempre una ferita profonda dopo certe esperienze. E, nel mio caso, sentii che solo la solitudine, il silenzio e il ritorno alle origini nel profondo della natura, nelle montagne a sfidare i ricordi, me stesso e il buio,  avrebbero potuto ridare un senso a tutto.

E, alla fine di quel periodo, ho sentito che potevo tornare a vivere e recuperare gli anni persi nel tunnel. E' stato lo spartiacque. Ho accettato di tornare a vivere pur con il senso di colpa e il rimorso. Non ho più avuto paura, mai. Ho ricostruito la mia esistenza totalmente, ho lasciato indietro la condotta dissoluta per seguire valori sani.

Le sostanze sono subdole, si sostituiscono piano piano a ogni altra cosa, diventano l'unico significato dell'esistenza, ti fanno vivere in un mondo finto, in un'illusione fatta di euforia, forza, adrenalina alternate a depressione, panico, ansia. Di sballo alternato a malessere.

E cadere nel tunnel da ragazzi è doppiamente doloroso. Come possono le sostanze farti crescere, come possono le sostanze sostituirsi a un normale percorso di crescita e di sane esperienze? Io, avendo perso anni importanti dentro quel tunnel, ho dovuto faticare il triplo per essere la persona che sono adesso, a più di trent'anni.

Se tornassi indietro riprenderei quelle sostanze? Neanche per sogno (o per "incubo", che meglio si addice all'argomento)

 

 

 

 

 
 
 

La "conversione"

Post n°210 pubblicato il 13 Maggio 2015 da mygangsta

 

Il vero sentimento. Amare davvero.

Certo, non credo di essere la persona più adatta per scrivere su questo argomento visto come lo tenni in scarsissima (per non dire nulla) considerazione per tutti i miei lunghi anni dissoluti.

Ma poi qualcosa cambia e spesso rifletto su come si cambia, dato che la mia vita ha subito un radicale cambiamento.

Non è un processo facile, anzi è un processo doloroso e irto di dubbi e lacrime.

Ricordo che, ancora poco dopo la disintossicazione, frequentavo, come mio solito già da prima, tantissime ragazze, così, senza impegno e senza reale sentimento.

Ma qualcosa in me cominciava a incrinarsi. Mi raccontavo che andava bene così, che era così che avevo sempre fatto, cercavo di autoconvincermi che non c'era nessun problema.

Ma così non era. Un malessere si era insinuato in me e vivevo quelle situazioni sempre più con una sensazione di vuoto, di freddo nell'anima, di spaesamento, di confusione, di repulsione. Sentivo la solitudine di quegli incontri trafiggermi il cuore.

Ma non capivo ancora cosa stesse cambiando in me, non volevo capire che la mia mentalità distorta finalmente stava cambiando e ci stavo malissimo. Mi ritrovavo a prendere sempre più le distanze da tutte quelle ragazze che frequentavo, arrivavo a litigare con loro, ad andarmene e poi tornare, a non capire più che direzione prendere.

Avevo messo in cima a tutto il mero appagamento immediato e andavo in crisi a immaginare di pensarla diversamente.

Non sapevo più cosa fare della mia vita e di tutte quelle relazioni vuote e spente: continuare era impossibile e rinunciare anche.

La montagna mi aiutò moltissimo nel mio cambio di rotta. Con immensa sofferenza, tagliai i ponti con tutto e me ne andai in montagna in solitudine per qualche mese (e ne scriverò in un successivo post).

Ho cambiato il mio approccio ai sentimenti al cento per cento ed è stato pazzesco. Ma, in fondo, doveva accadere; ormai sentivo che un dolore sordo scavava dentro di me e che qualcosa sarebbe inevitabilmente cambiato. E non avrei potuto posticipare "la resa dei conti" un minuto di più.

Non avrei potuto continuare in quel modo anche se, all'epoca, soffrivo perchè mi sembrava l'unico modo possibile.

E invece no. Dovevo conoscere l'amore vero. Proprio io che avevo calpestato quel concetto in ogni modo. E mai avrei creduto di cambiare davvero, mai avrei creduto di arrivare a mettere, un giorno, il sentimento davanti a tutto.

Ma è accaduto. E me ne accorgo ancora di più visto che questo sentimento è contrastato da esterni.

Ma almeno so ciò che voglio, adesso. Come ottenerlo è un'altra spinosa questione ma almeno aver posto fine alla dolorosa "conversione" è già molto.

 

Mi andava di fare questa riflessione.

 

 
 
 

Una madre

Post n°209 pubblicato il 10 Maggio 2015 da mygangsta

 

Già scrissi della reazione di colui che era mio padre dinanzi alla mia caduta nella tossicodipendenza più nera e alla mia condotta dissoluta nel passato.

Stanotte scriverò di mia madre, della sua reazione, per molti aspetti completamente diversa da quella di mio padre.

Mia madre non si trincerò nel silenzio, anzi, dopo lo shock della notizia dell'overdose, venne da me e me disse di tutti i colori, gridò la sua rabbia "al mondo intero", divenne "una furia" ma non smise mai di parlarmi anche se, soprattutto all'inizio, molto duramente e senza perdere occasione di rimproverarmi.

Ricordo ancora quella volta che trascorremmo tutta la notte a parlare, senza quasi smettere un'istante, in cui lei, seppur profondamente arrabbiata, mi ascoltò con attenzione e riflettè con me sul mio grande errore.

Mia madre non si è mai nascosta, non è mai fuggita da tutto questo dolore, ma lo ha vissuto tutto esponendosi con me in prima persona, piangendo poco e gridando tanto ma solo per il mio bene.

Il suo perdono non è arrivato subito e non è arrivato facile, me lo sono dovuto guadagnare ed è stato più che giusto così. D'altronde io non ho mai chiesto sconti. Ma lei è stata presente durante il mio recupero, dura e inflessibile certo, però c'era.

Non ha mai ammesso lacrime o vittimismo. Mi disse "Adesso devi combattere la battaglia più dura che ci sia. Te la sei cercata e la combatterai tutta, senza risparmiarti. Se vuoi tornare a vivere devi lottare con le unghie e con i denti e soffrire l'inimmaginabile. E non ti tirerai indietro per nulla al mondo".

Veniva a trovarmi e non si impietosiva davanti alla mia sofferenza ma mi "ordinava" di resistere. Non sorrideva ma infondeva coraggio. Non mi aveva detto "ti perdono" ma mi incitava a tornare a vivere.

Poi, quando uscii dalla comunità, rividi il suo sorriso, cosa che non scorderò mai. Capii così che avevo il suo perdono e lasciammo indietro quanto accaduto e tutta la sofferenza, ricominciando da capo.

Oggi tra me e lei c'è di nuovo un normalissimo rapporto madre/figlio, spesso ci ritroviamo a cena da me, a volte facciamo insieme escursioni in montagna, insomma è sempre mia madre...

 

E le mie sorelle? Molto più grandi di me, mi videro crescere come fossero "vice-mamme" e mai si sarebbero immaginate che proprio io, il "piccolo di casa", potessi cadere in quel tunnel. Ne rimasero decisamente deluse e rattristate. All'inizio, furono piuttosto restie a perdonarmi ma poi, piano piano, si riavvicinarono a me e ora mi vogliono bene come prima, sono sempre il loro caro fratello.

Insomma, tre su quattro ce l'hanno fatta a perdonarmi anche se so che, dentro di loro, tutto l'accaduto è rimasto ma d'altronde non potrebbe essere altrimenti.

 

 

 
 
 

Life will go on

Post n°208 pubblicato il 04 Maggio 2015 da mygangsta
Foto di mygangsta

 

"Ecco che, infine, accade.

Mi appello al principio dell'impermanenza, ai sereni momenti indimenticabili trascorsi insieme, alla sicurezza che una simile amicizia mi regalava. A quelle passeggiate in montagna, a tutto ciò che abbiamo condiviso, a tutte le parole di conforto che F. mi ha detto negli anni.

Mi dico che ho avuto tempo per abituarmi all'idea, che ho avuto tempo per abituarmi a non andare più in montagna insieme, che ho avuto tempo per stare da solo invece che in sua compagnia nei pomeriggi domenicali.

Mi dico che la situazione era già cambiata da tempo, che non è stato un fulmine a ciel sereno, che giorno dopo giorno si avvicinava l'idea della perdita, il momento dell'addio. Mi dico che questo avrebbe dovuto servirmi ad arrivarci preparato.

Ma nessuno di questi pensieri riesce a strappare via il dolore. Non si è mai davvero preparati al momento. A quel momento non si è mai davvero preparati, neanche un secondo prima. Neanche aspettandolo giorno per giorno.

E io non lo ero. Ma ormai è accaduto. Non voglio ricordare tutti i momenti difficili. Voglio ricordare quante volte mi ha strappato un sorriso (sì, proprio a me), quante volte andavo da lui dopo momenti difficili in famiglia e lui riusciva a confortarmi, quante volte ce ne siamo andati in montagna insieme, quanto la sua amicizia sia stata importante per me.

Non ho parole per descrivere quanto la sua amicizia sia stata importante. Questi anni non li cancellerà mai nessuno. E neanche questo dolore. E neanche l'incredulità per quanto successo. E neanche il vuoto da lui lasciato. E neanche il più piccolo ricordo.

E' sempre stato un amico anche negli ultimi tempi, i più dolorosi. Nonostante tutto, si interessava dei miei problemi e cercava di consigliarmi al meglio per la mia storia impossibile con lei, non ha mai cercato compassione ma è sempre stato presente a se stesso cercando di recare minimo disturbo.

Potrei scrivere per ore la storia di un ragazzo che ha pagato il prezzo più alto per aver abusato di sostanze. Potrei scrivere per ore quanto sia forte il dolore per aver perso il mio grande amico a causa delle scelte dissennate da lui fatte. Per la perdita dell'amico che non avrò mai più e di fronte alla quale neppure la filosofia in cui credo può qualcosa in questo momento.

Life will go on. Vivrò la mia vittoria sulle sostanze anche per lui e in ogni cosa che io farò il mio pensiero andrà sempre a lui. Lui che si era amaramente pentito di essere caduto in quel tunnel e di non aver saputo uscirne. Lui che si era reso conto di aver fatto un'enorme sbaglio non più rimediabile. Lui che mi ha sempre ripetuto fino quasi all'ultimo che aveva fatto cose che non andavano fatte e che, tornando indietro, non le avrebbe mai rifatte.

Lui che era felice per me e per la mia salute, perchè io non l'avrei pagata cara come lui. Lui che mi augurava di riuscire, un giorno, a realizzare il mio sogno di sposare la ragazza che amo contro il volere di tutti. Lui che, ogni volta che andavo a fargli visita, nonostante il dolore e la debolezza si sforzava di apparire normale, come se niente fosse. Lui che aveva una vitalità incredibile spazzata via giorno dopo giorno dalle conseguenze dovute all'abuso della polvere bianca. Spazzata via inesorabilmente, senza freni, in un modo toccante.

Lui che malediva il giorno in cui aveva iniziato a fare uso di sostanze. Lui che sapeva che non avrebbe potuto tornare indietro ma che si preoccupava ancora per gli altri.

L'amico che non avrò mai più."

 

 
 
 

Un passato dissoluto

Post n°207 pubblicato il 30 Aprile 2015 da mygangsta

 

Sì, posso dire di avere alle spalle un passato dissoluto.

Il ricordo e la consapevolezza di quel passato mi hanno fatto male e ancora non mi lasciano indifferente anche se sono anni che tutto è cambiato.

Ma penso che, chiunque si ravveda, si trovi poi a disagio nel ricordare come viveva e cosa faceva.

E non sono certo orgoglioso di ricordare di aver vissuto schiavo delle sostanze, senza valori, senza dignità, senza coscienza, senza amore, senza neppure più la capacità di decidere per me stesso poichè erano le sostanze che prendevo ad essere ormai padrone della mia mente.

Non sono orgoglioso di aver tradito la mia famiglia, di aver raccontato loro un sacco di bugie, di aver finto che andasse tutto bene, di averli messi di fronte a una grande sofferenza.

Non sono orgoglioso di aver frequentato centinaia di ragazze soltanto per ....... senza vero interesse, senza sentimento, solamente per lo spazio di qualche ora o qualche giorno, tra "una dose e l'altra", in una situazione di totale annebbiamento e desolazione. Ragazze che un momento erano "mie", il momento dopo di un altro e poi di un altro ancora.

Ricordo con avversione tutto il degrado dei luoghi che frequentavo e della gente. Luoghi abbandonati e preda dell'incuria, desolati, maltenuti, emarginati, indecorosi, indecenti, buoni solo per ritrovarsi a fare uso di certa roba.

Ricordo quando stavo male in giro per la città, quando tutto attorno a me mi sembrava irreale e avevo soltanto l'impulso di fuggire, quando mi addormentavo ovunque, quando non ero più io. Quando mi sarei venduto l'anima per una dose in più, quando nella notte rincorrevo il paradiso artificiale ma, in realtà, trovavo l'inferno reale.

Ricordo di essere stato uno di quelli che si ha paura di incontrare quando si è in giro da soli dopo il tramonto, uno che si guarda con un misto di avversione e compassione, uno da cui stare lontani con sospetto e diffidenza. Uno che, vedendolo passare per strada, pensi subito "quello ha assunto roba".

Ricordo quanto doloroso sia stato uscirne, quanto quella roba mi chiamava ancora e ancora ma dovevo resisterle.

 

Ora quel passato dissoluto è alle spalle. Si può lasciare indietro anche un passato dissoluto. Si può rinascere e non fare mai più certe cose. E certo è che io non le farò mai più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

I pensieri

Post n°206 pubblicato il 24 Aprile 2015 da mygangsta

 

Il dolore attraversa già da solo l'esistenza di ogni essere vivente che mi sembra davvero assurdo andarselo a cercare come ho fatto io.

Nella mia esperienza con la tossicodipendenza ho vissuto il dolore fino in fondo e ora mi si ripropone con il triste epilogo della mia amicizia con F. e della sua vita.

Le sostanze, che appaiono all'inizio come un paradiso e che, subdole, sanno farsi attraenti, si rivelano poi come fonte di dolore e lo rimangono anche dopo, quando, se sei fortunato, ne esci.

Ho ricostruito molte cose, ho ritrovato una vita normale ma il dolore è lì, in un angolo della mia mente, ben presente e sempre vigile. Ed è qualcosa che non se ne andrà.

E mi ricordo quante notti ho passato fuori, senza neppure rendermi conto di dove fossi, ovunque ci fosse possibilità di assumere sostanze, con ragazze che il giorno dopo neanche avrei riconosciuto, con i sensi annebbiati, con la mente che non era più mia ma delle sostanze, con malessere e allucinazioni.

E là conobbi F., in una situazione simile, in una situazione in cui non eravamo altro che schiavi di sostanze dentro a un tunnel.

Nella dipendenza, per assurdo, inizià la nostra conoscenza e, poi, la nostra amicizia.

E, all'inizio del peggioramento delle sue malattie, quando andando a trovarlo conobbi il padre e il fratello, loro, venendo a sapere come e dove lo avessi conosciuto, non vollero sapere di me, un'altro di coloro che si rovinano con le sostanze.

C'era molta diffidenza e molta rabbia in loro e riversarono su di me tutto il loro odio per quel mondo sotterraneo che aveva distrutto l'esistenza di F. e di cui anche io avevo fatto parte. Un mondo che, giustamente, si fa odiare.

Ma, per solidarietà e amicizia, passai sopra il loro odio e continuai ad assistere il mio amico e, piano piano, vedendo la mia sincerità e disponibilità, ammorbidirono il loro giudizio e accettarono di buon grado il mio aiuto.

Ho ascoltato il loro dolore e la loro rabbia, le mille domande, ho passato notti intere insieme a loro e alla loro delusione e tristezza, mi sono fatto carico di tutto il loro odio verso chi fa uso di quella roba.

E ora che il momento in cui lui ci lascerà si fa sempre più vicino, vogliono avermi accanto e io ci sono, come questa ennesima notte che passeremo qua, in attesa.

E, proprio poco fa, suo padre, non senza una punta di imbarazzo, ringraziandomi di tutto, mi ha confessato che non si aspettava che una persona che ha fatto uso di tutte quelle sostanze e vissuto un passato così dissoluto, potesse poi riemergere così bene ed essere come io sono ora.

Lo capissero anche mio padre e il padre di lei, oltre a molti altri...

La sofferenza che ho attraversato e ancora attraverso non mi ha lasciato indifferente ma mi ha cambiato moltissimo, tanto che ho rinnegato totalmente il mio passato dissoluto.

Non c'è più traccia in me di quel ragazzo che sprecava i suoi anni tra sostanze, fumo, donne e vizi.

 

E passiamo questa lunga notte.

 
 
 
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INFO


Un blog di: mygangsta
Data di creazione: 18/05/2008
 

RIMPIANTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

WHAT HAVE YOU DONE???

 

... there is a curse between us...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OSCURITÀ

L'inferno è per gli Eroi


 

 

 

 

 

 

Campagna Say No To Drug     

 

FINE

 

 

 

 

 

 

PERCHÈ HO SBAGLIATO?