respiro di frequente
un'aria sottile tra il sarcasmo e l'anacronismo.|
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Quando ritorno da te sento sempre tuo padre che urla frasi di disapprovazione. la nostra relazione è monogamica. Fondata su criteri di logica convivialità. quando ritorno da te sento sempre tua madre che piange
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Io non ho una madre. io non ho un padre. io ho un’ombra che mi segue, la mia ombra che dappertutto mi segue. non ho un padre. nessuno mi ha mai partorito. Mi fa schifo pensare di essere figlio di mia madre e di mio padre. al massimo sono figlio di mia zia e di un mio procugino. il mio procugino è un ragazzo sordomuto ma simpatico. mia zia lavora ad ore in un albergo a ore. Le fanno solo contratti a progetto. io non voglio una madre. non voglio un padre .l’ascella di mio padre è pelosa e fa schifo. non posso pensare di avere qualcosa in comune con quella schifosissima ascella. i piedi di mia madre puzzano. non posso pensare di avere qualcosa in comune con quelle schifosissime calze di nylon. io non ho una madre, non ho un padre. loro mi puzzano. mi puzzano le loro ascelle,i loro piedi e le loro anime.
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aspetta che faccio una poesia.bisogna prima immaginare qualcosa di lento come l’autunno, un treno.tipo una stazione in autunno. può andare. qualcosa deve però accadere in una stazione d’autunno. facciamo che s’ammazza qualcuno. un vecchio,un pensionato. I pensionati son patetici e fanno poesia. un pensionato che prima di ammazzarsi legge un giornale. anche i giornali sono patetici perché li butti subito dopo. e facciamo che s’ammazza,sì,il suicidio mi sembra una buona stupidaggine da inserire in una poesia. Ecco ci siamo. poi ci vuole un tocco improvviso di modernità tipo una lattina che rotola o un manifesto strappato o un capostazione ubriaco. vediamo. e non dimentichiamo qualche assonanza un po’forzata ed almeno una parola volgare che fa tanto beat generation che, non si sa perché,deve ancora tramontare. spero tramonti presto. ah e,mi raccomando,andiamo spesso immotivatamente a capo!
poesia
Certe foglie cadono via come la vita
in certe stazioni di certi paesi
Certe foglie cadono lente sui binari,
sulle linee morte in certe profonde attese.
Immobile a leggere, leggersi dentro un uomo
con dentro tutto un mondo mobile
Cappello abbassato su una fronte rugosa che ha
solcato il mare e che adesso attende
l’occasione di un ultimo tuffo sensazionale.
Arriva il treno,l’ultima corsa:unico spettatore
un barattolo che rotola tra i piedi
di una panchina riscaldata
dal culo ubriaco di un capostazione.
Visto che forse non è evidente che il tizio si è lanciato sotto il treno, la intitoliamo o “l’ultima corsa” se si pensa che il pubblico sia arguto o altrimenti andrà benissimo “il suicidio”.
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Poi si afferrano, si toccano,si baciano con la saliva e tutto il sudore e l’odore della pelle e i nei e la sporcizia del durante e del subito dopo. poi si annusano. poi ci sono i peli,i versi. il rumore delle ossa e della carne,lo sconvolgimento delle interiora,i capelli tra le dita delle mani e poi quell’odore malsano tipico del macello,o di chi ha fatto qualcosa che non andava fatto. e così trascorrono il tempo:così gli uomini trascorrono il tempo. quando si stancano se ne vanno,lavorano,si fumano una sigaretta,mandano un messaggio,scrivono una poesia e,se tutto va bene, fanno la cacca. chiamano questo amore,amicizia,investimento. giochi ridicoli di uomini. io ho scoperto i giochi on line,tipo il ping pong on line.
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Penso di andare in bagno e penso di andare a fare la pipì.penso che ci sia un bel da fare. mi guardo intorno ed il muro è bianco. penso allo smalto del bagno,allo smalto bianco del bagno. alle piastrelle azzurre del bagno, allo sciacquone bianco del bagno. penso allo scopino del bagno. non serve a nulla lo scopino del bagno se si va in bagno a far la pipì. far la pipì mi sembra un nobile gesto. è evidente che, anche in questo caso, il modus operandi non è da trascurare. penso ai mie gomitolini indaffarati ad ultrafiltrare,penso all’aldosterone e mi commuovo. penso al sistema renina angiotensina e mi vien da piangere. poi guardo il soffitto ed è bianco,mi guardo attorno e noto con piacere una stanza in discreto ordine.
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Son sempre le stese parole quelle che si usano per formulare sempre gli stessi inutili pensieri. pensieri:quante volte avrò utilizzato la parola “pensieri” e la parola”parola” per farne poi cosa?e la parola “cosa”?infinite. sempre le stesse parole e gli stessi inutili pensieri. pensieri cerchio. pensieri che si ripetono e quando m’appaiono rivoluzionari son solo dei cerchi sbilenchi che comunque si ripetono. sempre le stesse cose da dire. le stesse cose da pensare. nulla che sia assolutamente originale ma solo intrugli di monotoni ingredienti,conditi con olio e miele vecchi milioni di anni. annusandomi dentro sento puzza di scaduto.
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Devo bere. mi alzo che devo bere, a metà giornata mi ripeto che devo bere ma non bevo .non devo fare altro che bere. bere acqua. ma non bevo penso ad altro. Salto, giro,lavoro, farnetico,penso al mondo che va in rovina ed intanto non bevo. non penso spesso neanche al fatto che io debba bere e non penso in realtà mai al mondo che va in rovina. ma chi se ne frega del mondo va in rovina. ma una cosa è certa dovrei bere. un sorso d’acqua,un secondo sorso d’acqua semplice come bere un bicchier d’acqua. Ma non bevo nulla e passa il minuto mentre scrivo e passa il minuto in cui penso a quel che ho scritto e passa il minuto in cui cancello quel che ho scritto e passa l’ora e passa il giorno e poi è il tramonto e non si beve più. ormai è troppo tardi, dopo il tramonto non si beve più e rimango così con la bottiglia piena che mi guarda come un maiale già farcito miracolosamente scampato allo sgozzo. la lascio fare fino al prossimo mattino in cui so che dovrò bere e mi ripeto bevi,oggi bevi,sì oggi bevi ed è un’altra storia uguale fino al tramonto. poi c’è il tramonto,il buio,un sipario calato su tutte le deficienze umane.
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Perché tutti parlano ‘ste lingue che neanche capisco. sono suoni fastidiosi senza logica. poi ci aggiungono la musica anch’essa fastidiosa e fanno le canzoni e le vendono. bene .se le vendessero e basta andrebbe benissimo. invece no. sono dappertutto. queste lingue maledette che non capisco. io capisco solo la mia lingua che è l’italiano con profonde inflessioni dialettali. le mie inflessioni dialettali. le altre inflessioni dialettali sono strane e non si capiscono assolutamente. capire per non capire meglio l’arabo che almeno quando si scrive sembra disegno o il cinese che quando si scrive sembra recinto per pecore e caproni. però fra di loro sembra si capiscano,sembra..:per me nessuno capisce nessuno.
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Ho tra le mani una notzia sensazionale,di quelle che si danno alla stampa per far dei quattrini.ma non sfrutto l’occasione e la tengo per me:cosa valgono i quattrini se c’è in gioco la fine del mondo?ecco perché ho fatto spallucce di fronte alla possibilità di arricchirmi ed ecco perché me ne sto rintanato in un angolo a pregare come un topo in attesa di un esperimento sadico.
Con la presente colgo l’occasione per augurar e a tutti una godibile giornata.
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Inviato da: ladymiss00
il 29/01/2012 alle 20:14
Inviato da: ladymiss00
il 26/01/2012 alle 12:30
Inviato da: biancoelefante
il 16/01/2012 alle 09:20
Inviato da: magdalene57
il 16/01/2012 alle 09:04
Inviato da: magdalene57
il 16/01/2012 alle 09:03