La mente e l'anima
Come liberare la propria mente per seguire i moti dell'anima
MARE

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Post n°53 pubblicato il 03 Aprile 2012 da lamentedellanima
Per ritrovare la salute perduta, l'equilibrio interiore e l'armonia, occorre considerare la malattia in modo olistico, prendendola in esame non solo dal punto di vista fisico, ma anche da un punto di vista mentale, emozionale e spirituale. Se smettiamo di considerare i sintomi fisici come una "seccatura" da eliminare, e con pazienza ci interroghiamo sul senso del disagio, potremmo sorprenderci nel vedere come spesso il corpo segnali problemi non fisici che richiedono la nostra attenzione. La malattia denuncia così uno squilibrio che abbiamo la possibilità di correggere, a tutto vantaggio non solo della nostra salute ma anche della nostra felicità. |
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Post n°52 pubblicato il 14 Settembre 2011 da lamentedellanima
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Post n°51 pubblicato il 05 Giugno 2011 da lamentedellanima
La nostra mente è per la nostra Anima un grande handycapp, perché con tutti i suoi schemi e pregiudizi, con la sua visione ed interpretazione distorta della realtà, limita enormemente le nostre capacità potenziali, sia di comprensione, sia di azione. Vivere la realtà che ci circonda adoperando solamente gli schemi della mente è come voler guidare un'automobile che al posto dei vetri ha del materiale che non è il vetro, ma che non ci permette di vedere, spiando la strada da un forellino fatto in quel materiale. E' chiaro che per colui che ha sempre guidato la sua auto così, nella convinzione che tutti facciano allo stesso modo perché non esiste altra possibilità, il problema naturalmente non si pone neppure. ma quando egli capisce che la sua mente, nella quale si identifica, costituisce soprattutto un limite invece di un vantaggio, e che esiste la possibilità di vivere la realtà in un altro modo estremamente più efficace, piacevole, utile per se stessi e per gli altri, allora le cose possono mutare: in meglio! Per alcune tra le religioni orientali la meditazione è essenziale per il raggiungimento dell'illuminazione. Essa è uno strumento per rallentare, fermare l'attività della mente, partendo dal presupposto che una mente attiva fa più danni di una ferma. La mente è come un bimbo capriccioso messo in una stanza dove ci sono tanti oggetti di cristallo. Fermarlo può impedirgli di fare dei danni. Ma invece perchè anzichè fermarlo non provare a parlargli spiegandogli che i suoi giocattoli, invece di essere di plastica come quelli degli altri bimbi, sono di cristallo, dandogli così fiducia e la responsabilità di proteggere, ordinare e lucidare tutti quei cristalli? E' la consapevolezza che può fare la differenza, è la consapevolezza che può permettere alla mente di fare, anzichè dei danni, miracoli! |
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Post n°50 pubblicato il 18 Aprile 2011 da lamentedellanima
La felicità è un modo di essere: non c’è nessun motivo per essere felici, come non c’è nessun motivo per non esserlo. E allora perché a volte non ci sentiamo felici? SI può iniziare subito ad essere felice, non c’è bisogno di un perché! Eppure siamo abituati a cercare sempre un motivo per essere felici e per non esserlo. Spesso questa mentalità è frutto di situazioni concomitanti: può essere dipeso dall’ambiente familiare nel quale si è cresciuti; può dipendere dal contesto sociale nel quale si vive, che spinge l’essere umano a raggiungere degli obbiettivi e se non riesce, subentra la frustrazione. Eppure a me capita di vedere spesso i documentari di Geo & Geo, dove documentano la vita delle popolazioni latine del nord America: ebbene hanno molto meno di noi in termini di beni materiali, ma se guardate i loro occhi brillano di luce! Oggigiorno la felicità è quasi un dovere, anzi un obbligo. Se non siamo felici, ci vergogniamo, ci sentiamo in colpa. Rifiutiamo la sofferenza, la morte, la fatica, il sacrificio, come se non fossero altre facce della felicità, come se i momenti più belli della nostra vita non venissero spesso dopo periodi di sacrificio e magari anche dolore. Eppure per essere felici basta poco: forse serve comprendere ed accettare sé stessi, serve comprendere ed accettare gli altri, con tutta la dose di pazienza conseguente... Serve capire cosa possiamo fare, cosa è giusto fare per noi e per gli altri. Ciascuno ascoltando la propria indole, i propri desideri profondi, la propria anima. Serve anche capire quando fermarci un po' e non fare proprio niente. La felicità sta probabilmente nel chiedere un po’ di meno a noi stessi, alla vita ed assaporare un po’ più lentamente tutte quelle cose positive che ci succedono ogni giorno. Ma è anche bello ogni tanto essere un po' infelici e malinconici. Mica si può sempre ridere. La filosofia orientale in questo campo insegna: parla del concetto di equilibrio, di nutrire giorno per giorno la propria vita senza eccessi, senza aver bisogno di una meta... cosa molto comoda visto che se ci pensiamo bene permette di essere soddisfatti ogni giorno invece che stare in ansia fino a quando non si raggiungerà l’agognata meta. I concetti felicità /meta hanno parecchi svantaggi. Non è detto che la si raggiunga questa meta; secondo molte volte una volta raggiunta la meta la "felicità" che ne consegue finisce presto, e si ha bisogno di un'altra meta da raggiungere. Il pensiero occidentale cerca mete, felicità; il pensiero orientale dice essenzialmente stai tranquillo, agitati di meno, pensa a quello che stai facendo oggi. Così alla fine la felicità è solo una questione di scelta di come vivere… E ricordate che i miei post non vogliono insegnare: io sono un apprendista quanto voi... sono qui per imparare!
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Post n°49 pubblicato il 24 Febbraio 2011 da lamentedellanima
Nella vita ci sono periodi facili e periodi che lo sono meno, a volte questi coincidono con problematiche legate al lavoro, alla famiglia, alle amicizie o alla salute. Quelli che noi chiamiamo periodi di malessere o malattia. Molti medici e non asseriscono che le malattie siano tutte auto immuni, cioè provocate dal nostro livello coscienziale più profondo per inviarci un segnale circa qualcosa che non va nella nostra vita. Spesso però noi, presi dalle cose del quoptidiano, non facciamo proprio caso a questi segnali, preferiamo prendere una pasticca e tutto passa. certo credo che ciascuno di noi abbia un proprio modo di reagire agli eventi della vita ma le malattie auto immuni ci diconono qualcosa che dobbiamo ascoltare! E' vero che ogni caso è un caso a se ma la malattia, come afferma G.Groddeck ci dice qualcosa! Allora dovremmo imparare a fermarci, ascoltarci, prenderci cura di noi, delle nostre emozioni, della nostra vita. Ma spesso non siamo abituati a ragionare così, non abbiamo tempo, ci sono troppi impegni darispettare e compiti da portare avanti. Io invece ho la sensazione che se non ci fermiamo ad ascoltare ciò che non va nella nostra vita e non prendiamo provvedimenti i farmaci da soli non basteranno!
Trovata sul web:
La felicità |
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