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Creato da liberaliberas il 14/02/2008

Inferno XXVI

Misi me per l'alto mare aperto, sol con un legno, e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto....

 

 

Inferno

Post n°647 pubblicato il 05 Marzo 2012 da liberaliberas

 
 
 

Anniversari

Post n°646 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da liberaliberas

 

 

Era uno di quei presepi tradizionali che non speri nemmeno più di vedere tanto è diffusa  ormai la tendenza alle realizzazioni originali, insolite, simboliche…ma quello….  ed era strano trovarlo proprio lì, dove la forte carica di lavoro estremamente gravoso , L’impegno professionale denso di pesanti responsabilità, non dovevano certo permetterlo o agevolarlo  o  promuoverlo: l’atrio di un  rinomato, ed all’avanguardia, reparto di neurochirurgia specializzato in interventi al cervello.  Muschio soffice, fresco, dall’odore di terra e muffe, alla base. Sullo sfondo di carta azzurra punteggiato di stelle, si arrampicavano montagne costruite con carta da pacchi modellata in modo da formare  anche una grotta, un anfratto dove erano ricoverati Giuseppe, Maria, il bue, l’asinello ed uno splendente Gesù, ignudo, ma non infreddolito, che stendeva le piccole braccia come a dire: accoglimi, prendimi in braccio… Poi casette sparse sui pendii, persino il fiume  con la carta stagnola che si distendeva in un minuscolo lago-specchio popolato di oche ed anatrelle. Immancabile il ponte, su cui si affacciava il pastorello, che superava il fiume. Stradette di  vera ghiaia, fasci di legnetti sparsi  pronti per essere accesi come falò nella notte buia, farina sparsa su certe zone dove un fioco sole non arrivava a sciogliere la improbabile  neve. Tutto questo non aveva nulla a che fare con il deserto in cui probabilmente è nato il Salvatore, ma si sa, nel presepe c’è il mondo…anzi l’universo: la stella cometa troneggiava sulla famigliola ed indicava a Magi e pastori il Re. Sì, i Magi erano arrivati: ore 22 del 5 dicembre 2002. Ben altre vigilie dell’Epifania aveva vissuto, trepidante per l’attesa della Befana, unica occasione per ricevere sognati e bramati giocattoli. Ma quella mattina con la crocerossa l’avevano portata lì per un ultimo disperato tentativo di salvarle la vita. Era ormai in coma e certamente anche un miracolo non l’avrebbe riportata come prima. Ma anche in carozzella o distesa a letto o incapace di intendere e volere, in quel momento andava bene. Era entrata in sala operatoria alle 12 e l’avevano riportata in camera dopo quattro ore, completamente rasata sul capo e con un tubo ripieno di liquido chiaro che le usciva dal cranio. Lei non la lasciò mai neppure un attimo mentre dormiva , aspettando trepidante  il suo risveglio, spiando   leggeri battiti di ciglia che poteva cogliere come segno  e  trattenere ed interpretare  le guizzanti contrazioni della mano che mai smetteva di tenere tra le sue. Poi,poco prima delle 22 in quel liquido chiaro e trasparente cominciò a navigare sinuosamente  e lentamente uno striscio rosso come un serpentello insidioso e velenoso e piano piano il rosso aumentava …..Allarmata chiamò il medico di guardia, che corse al capezzale e la fece uscire frettolosamente dalla stanza con uno sguardo più eloquente di mille parole. Certo quel presepe era  bello come quello della sua infanzia…bella e piena di speranze  anche quella famiglia lì rappresentata. Lì era nato un bimbo. Qua era morta una madre.

 

 
 
 

Il sacro altare della vita

Post n°645 pubblicato il 02 Gennaio 2012 da liberaliberas

 

 

 

Ogni cosa che tu fai ha la ieraticità di un rituale propiziatorio…il tuo defecare improrogabile,
irrinunciabile, inderogabile alle 5 del mattino come preghiera di purificazione e di  apertura
alla giornata ; i tuoi pasti, sacra offerta al corpo tuo santo, in cui nulla è spontaneo ed
istintivo, ma frutto di intensa meditazione su quantità, qualità e interferenze. Le tue minestrine, 
il tuo pane, i cibi molli, le tue mani che saggiano sapientemente pesi e consistenze di ogni sostanza perché
 nulla intervenga a guastare o minare  con interventi demoniaci,  il regolare, perenne ed eterno fluire
della tua santa e venerabile  vita.….Alle ore 17 rosario.


 
 
 

Sono una capra

Post n°644 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da liberaliberas
 

 

 


La capra inquieta al mattino,
la capra bizantina singhiozza
prigioniera nella grotta,
rimpiange i bei dirupi.
All'alba l'hanno segnata
per essere sacrificata.

 
 
 

Le chiavi al solito posto

Post n°643 pubblicato il 17 Ottobre 2011 da liberaliberas
 

Uscendo,

lascia la finestra leggermente aperta,

per far entrare l'aria fresca del mattino.



Lascia la tazzina sul tavolo,

accanto al libro semiaperto

e all'impronta smorta del caffè.



Lascia la sedia scostata,

la tavola apparecchiata.



Lascia l'attesa del tuo ritorno,

lascia il tuo territorio immobile,

lascialo vergine da troppo tempo,

senza intrusioni,

senza ombre,

lascia solo il tuo odore e quello del silenzio.



Lascia l'eco di un disco di Wagner,

potente e maestoso.


Uscendo

lascia le chiavi al solito posto,

casomai

volesse venire

a trovarti.

 
 
 

NESSUNA PAROLA

Post n°642 pubblicato il 12 Ottobre 2011 da liberaliberas
 

 

 

Poichè non mi veniva nessuna parola
(la parola era "addio", ma non riuscivo a dirla)
ti ho dato il mio silenzio
ed ho ascoltato il tuo,

e non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza
e ancora gioia, mentre accettavamo,
come la terra, un nostro tempo di neve,
bianco grembo d'attesa delle future estati.

 
 
 

Cerchio aereo

Post n°641 pubblicato il 13 Settembre 2011 da liberaliberas
 

 

 

L’amore è libertà, che non consiste nella scelta di una cosa escludendo l’altra.

Ma è carica esplosiva che esalta la vita nel momento in cui ci accostiamo a qualcosa per svelarne il senso.

E’ azione che ci sollecita e ci agita in un presente ricco di fermenti e ci proietta nel futuro con lo sguardo meravigliato e sognante del bambino.

L’amore ha un punto di forza di sorgente energetica: la fedeltà. Ma non in senso tecnico, o legale, giuridico, sessuale….L’unica fedeltà naturale e dovuta è quella alla libertà, che consiste nella capacità di conservare e generare continuamente quella fresca e travolgente energia che solo un rapporto appassionato con la vita ci regala.

 Lo stupore di fronte alla straordinarietà delle cose e delle persone può innestarsi solo grazie ad un rapporto “dialogico”, di reciproco scambio. Da questo confronto fecondo possono scaturire emozioni o sentimenti basilari anche opposti e contrastanti, come l’odio che si oppone all’ amore, il dolore alla felicità, il male al bene….

Ma comunque il nostro destino si origina e si forma dall’amore per la libertà che vede una posta molto alta in gioco, anzi determinante. Anche se tutto questo richiede il coraggio di essere uomini fino in fondo.

 
 
 

Ricordo

Post n°640 pubblicato il 13 Settembre 2011 da liberaliberas
 

 

 


Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l'amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate 
c'era una nube ch'io mirai a lungo:
bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.
E da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
questo rammento: 
l'ho baciato un giorno.
Ed anche il bacio avrei dimenticato
senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
era molto bianca e veniva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
e quella donna ha forse sette figli,
ma quella nuvola fiorì solo un istante 
e quando riguardai sparì nel vento. 

 
 
 

Cose e case

Post n°638 pubblicato il 28 Luglio 2011 da liberaliberas

 

Per due mesi lavorare tutti i giorni nel risistemare la casa,
dopo dieci anni  dall’abbandono della tua morte, non è stata
solo una fatica.
Buttare le tue cose, ad esempio il tuo divano dove stesa,
come ogni quotidiano momento di riposo,( ma quello non era più
sereno abbandono), hai trascorso le ultime giornate a casa,
in preda ad un dolore diverso, prima di entrare definitivamente
in ospedale…
tutte quelle cose consumate ed usate all’inverosimile, tu che
non volevi
buttare nulla, è stata una violenza, un trafiggerti ancora.
Poi da sola,
come in un templio, rifiutato ogni aiuto sacrilego, tu non ne hai mai
chiesti né voluti,
ti ho fatto risorgere. Ho reso limpidi quei vetri dove tu arrampicata
sulla scaletta ti slanciavi come in volo, percorsi con cera quei pavimenti
che tu ti ostinavi con caparbia volontà ad avere specchianti,
lucidate quelle porte che separavano i nosti mondi,
reso ancora splendenti le maniglie d’ottone che io da bimba,
incaricata di questo piccolo impegno di pulizie, eseguito a volte
contro voglia, immaginavo di trasformare da brunite ed opache,
in oro zecchino……Ogni frammento è stato di nuovo fatto mio
nel ricongiungersi del tempo, e gli elementi hanno ripreso nuova vita,
ed anche tu con me.
Domani arriveranno gli inquilini, gli ospiti. Non mi dispiace.
Quella casa avrà
di nuovo voci e sogni. Poi tra un mese se ne andranno.
E noi ci potremo ancora incontrare e toccarci: userò la tua lavatrice,
il tuo ferro da stiro, aprirò l’armadio
delle mille stroffe, dei rocchetti , dei pizzi che erano i tesori
del tuo hobby preferito, sfiorandoli appena per non turbare il loro ordine,
il tuo.
    E ci diremo che va bene così. Non si poteva fare altro.

 
 
 

Foto di famiglia

Post n°637 pubblicato il 26 Luglio 2011 da liberaliberas
 

 

Non mi interessa che cosa fai per vivere; voglio
sapere che cosa ti fa spasimare e se osi sognare
di andare incontro all'anelito del tuo cuore.

Non mi interessa quanti anni hai; voglio sapere
se rischieresti di passare per stupida per amore,
per un sogno, per l'avventura di essere viva.

Non mi interessa quali pianeti siano in
quadratura con la tua luna. Voglio sapere se hai
toccato il centro del tuo dispiacere, se i
tradimenti di una vita ti hanno aperta oppure ti
hanno raggrinzita e chiusa per paura di altro dolore.

Voglio sapere se riesci a sederti con la
sofferenza, la mia o la tua, senza muoverti per
nasconderla, né per sedarla, né per mandarla via.

Voglio sapere se riesci a stare con la gioia, la
mia o la tua, se riesci a ballare selvaggiamente
lasciando che l'estasi ti riempia fino alle
estremità delle dita delle mani e dei piedi senza
ricordarci di stare attenti, o di essere
realistici, né per rammentarci i limiti
dell'essere umano.

Non mi interessa se la storia che mi stai
raccontado è vera. Voglio sapere se riesci a
deludere un altro pur di essere sincera con te
stessa. Se riesci a sopportare l'accusa di
tradimento senza tradire la tua anima. Se riesci
a essere senza fede e perciò degna di fede.

Voglio sapere se riesci a vedere ogni giorno la
bellezza anche quando non è pittorica; e se
riesci a far scaturire la tua vita dalla sua
presenza.

Voglio sapere se riesci a vivere col fallimento,
il tuo e e il mio, e tuttavia, sul bordo del
lago, a gridare al plenilunio d'argento il tuo
«Sì!».

Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi
hai. Voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una
notte di dolore e di disperazione stanca e con le
ossa a pezzi e a fare ciò che va fatto per dar da
mangiare ai bambini.

Non mi interessa ciò che sai né come sei giunta
qui. Voglio sapere se starai nel centro del fuoco
con me senza tirarti indietro.

Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai
studiato. Voglio sapere che cosa ti sostiene da
dentro quando tutto il resto crolla.

Voglio sapere se riesci a stare sola con te
stessa e se ti piace davvero la compagnia che ti
fai nei momenti vuoti.

 

 

 
 
 

Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai...

Post n°636 pubblicato il 20 Luglio 2011 da liberaliberas

 

 
 
 

Oblio

Post n°635 pubblicato il 11 Luglio 2011 da liberaliberas
Foto di liberaliberas

 

 

«In quel ruscello dove un salice sghembo
specchia le sue brinate foglie nella corrente vitrea;
là ella intrecciava fantastiche ghirlande
di ranuncoli, d'ortiche, di margherite,
e di quelle lunghe orchidee purpuree
alle quali i franchi pastori dànno un nome più volgare,
ma che le nostre fredde vergini chiamano dita di morte;
e lassù, mentre s'arrampicava per appendere
i suoi diademi d'erba alle pendule fronde dell'albero,
un invidioso ramo si ruppe, e quei trofei
ed ella stessa caddero nel ruscello. Le sue vesti
si gonfiarono intorno e la sostennero
per qualche tempo come una sirena,
mentre ella intonava spunti di vecchie canzoni,
quasi fosse inconscia della propria sventura,
o come una figlia dell'acqua, familiare
a quell'elemento. Ma per poco, poiché le sue vesti,
pesanti per l'acqua assorbita, trascinarono l'infelice
dal suo melodioso canto a una fangosa morte».

tratto da: (Amleto, IV, VII)

 
 
 

Viaggi

Post n°634 pubblicato il 07 Luglio 2011 da liberaliberas
 

 

 

Più di ogni cosa
vorrei la tua bocca
quando si apre al sorriso
fresco mattino
come campanula verde
che vibra nell’aria
e confonde il creato.

 
 
 

Il capitano

Post n°633 pubblicato il 02 Luglio 2011 da liberaliberas

 

 
 
 

Quello che mi resta

Post n°632 pubblicato il 29 Giugno 2011 da liberaliberas

 

 

 

Quello che mi resta dei tuoi giorni sono queste note tristi che si inseguono nell'aria e disegnano il tuo viso.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è quell'ultimo sorriso regalato un momento prima di andare via.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è solo la malinconia.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è la smania di uscire anche se so che non c'è nessuno fuori che m'aspetta.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è la fretta di riuscire a dormire ogni notte senza ripensare a te.
Quello che mi resta è il ricordo dei tuoi baci su di me.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è il rimpianto disperato di non averti fermato quando stavi andando via.
Quello che mi resta dei tuoi giorni sono le parole dolci che mi riempiono la gola e che oramai non posso dirti.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è il desiderio di riaverti.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è il nulla dei tuo scarno addio senza parole senza baci come se fosse normale.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è la triste sicurezza che non mi è mai importato nulla di chi di noi avesse torto.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è solo il senso d'esser morto.

 
 
 

Il pescatore

Post n°631 pubblicato il 28 Giugno 2011 da liberaliberas

 

 

L'acqua frusciava, l'acqua cresceva,
un pescatore stava sulla riva,
tranquillo, intento solo alla sua lenza,
ed era tutto freddo, anche nel cuore.
E mentre siede e ascolta,
si apre la corrente:
dall'acqua smossa affiora
una donna grondante.
A lui essa cantava, a lui parlava:
"Perchè tu attiri con astuzia umana,
con umana malizia, la mia specie
su alla luce che la ucciderà?
Ah, se sapessi come son felici
i miei piccoli pesci là sul fondo,
anche tu scenderesti, come sei,
e solo là ti sentiresti sano.
Non si ristora forse il dolce sole
nel mare, e così anche la luna?
Il loro volto, respirando l'onda,
non risale più bello?
Non ti alletta il cielo profondo,
l'azzurro che nell'acqua trascolora?
E il tuo volto stesso non ti chiama
quaggiù, nell'immutabile rugiada?".
L'acqua frusciava l'acqua cresceva,
e a lui lambiva il piede.
Il cuore si gonfiò di nostalgia,
come al saluto della sua amata.
A lui essa cantava, a lui parlava,
e per lui fu finita:
un pò lei lo attirava, un pò lui scese,
e non fu più veduto.

Johann Wolfgang von Goethe, 1780

 
 
 

Certo non sai...

Post n°630 pubblicato il 24 Giugno 2011 da liberaliberas

 

 

Certo non sai quanto sei dolce e bella quando dormi
coi tuoi capelli sparsi e abbandonati sul cuscino
neri e lucenti, come degli stormi
di corvi in volo chiaro del mattino.
Certo non so che cosa puoi sognare quando sogni
e appare solo appena un lieve affanno nel respiro
che ti esce piano e si mescola coi suoni
di questa notte che si consuma in giro.
E sulla tua fronte gocce di sudore;
io vorrei asciugarle, io vorrei parlarti,
dirti cose vane ma c'è in me il timore
di spezzarti il sonno, forse di svegliarti.
Forse non sai quando sia felice nel vederti
addormentata e persa accanto a me, stesa vicino;
quanto sia bello il gioco dell'averti
in sogno verso chissà quale destino.

Certo non sai quanto mi commuovi quando dici
parole strane e quasi senza senso a mezza voce,
forse ricordi di attimi felici
persi in un atomo onirico veloce.
Certo non so con cosa o chi sorride quel sorriso;
dicon con gli angeli ma il nostro cielo è quello umano,
un lampo breve che dà luce al viso
accarezzato da questa mia mano.
Questa breve notte lenta si frantuma
ed il nuovo giorno piano sta arrivando,
già sull'est albeggia, non c'è più la luna;
sveglia ti alzi e chiedi: "Cosa stai guardando?"
Forse non sai quando di sonno e di notte sei bagnata
quanto ti ami e quanto siano vuote le parole;
chiedo: "Che sogni ti hanno accompagnata?"
e fuori il giorno esplode al nuovo sole

 
 
 

Primo giorno di mare

Post n°629 pubblicato il 24 Giugno 2011 da liberaliberas
 

 

Elogio dell'ombra

Volutamente ti evito
per non essere incenerito
e mi riverso nella tua ombra
che ha luce fresca
e limpida
come avviene nel pozzo
più cupo
sotto verde fogliame
che riverbera
finanche la linfa
che pervade ogni ramo.

 
 
 

Incomprensioni

Post n°628 pubblicato il 15 Giugno 2011 da liberaliberas
 

 

 

‎"Non e'stata la fortuna a portarti qui, gli Déi agiscono in modi misteriosi: essi tolgono con una mano e danno con l'altra": è strano come nella vita ci vengono a mancare per vari motivi: morte, lontananza, incomprensione... persone a noi ...care cui in qualche modo abbiamo voluto bene; poi inaspettatamente, quasi per miracolo incrociamo sul nostro cammino persone che non potranno mai sostituire quel vuoto, ma che riescono a compensare quella mancanza con temi nuovi e assolutamente degni di essere vissuti con tutto il cuore, con tutta la passionalità e la volontà che abbiamo. Anche se la situazione non è ottimale, anche se si ha paura, anche se si annaspa in un mare di INCOMPRENSIONE, bisogna guardare al di là del colore degli occhi di chi ci è stato posto dinanzi accettarlo e viverlo: con sincerità, amicizia e amore."
 
 
 

Gli esercizi

Post n°627 pubblicato il 14 Giugno 2011 da liberaliberas

 

Durante la mia adolescenza ogni anno si tenevano “gli esercizi spirituali” per ragazze, in uno spartano ed asettico  edificio della diocesi, collocato a pochi metri dalla spiaggia. Pasti frugali, notte in camerata, guida alla meditazione condotta dal sacerdote illuminato del momento, confessione obbligata. Mai Dio  sembrava incombere con  insistente  gravità come in quelle tre giornate di incontro col Mistero, con i sensi di colpa più laceranti e quelli di inadeguatezza veramente insopportabili e frustranti. Interdetto qualsiasi tentativo di riso o sentimento di leggerezza. Disciplina indiscussa.

 Solo la presenza e la visione del mare, cui potevamo avvicinarsi per una breve passeggiata prima di cena, poteva alleviare quel senso di oppressione e di claustrofobia che mi attanagliava di continuo. Quell’anno tornai a casa a piedi, sola, come lo ero sempre stata quei tre giorni, ma camminando per quei due chilometri con un senso di sollievo che soltanto la percezione di una prospettiva di libertà e normalità, può procurare. Aprii il portone….silenzio…non un’anima. TU non c’eri.

 Mai mamma, come allora, ho sentito tanto in profondità un senso di  incolmabile smarrimento ed,  in modo così lacerante,  la tua assenza e il vuoto di te.

 

 
 
 
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MUOVERSI CON UN BRACCIO INTORNO ALLA VITA

 

CONTATORE

 

AMORE E PSICHE---IREM INCENDAYI

 

ANGELIKA KAUFFMANN--1792

 

FINALMENTE LIBERI

Ho sempre ritenuto questo:
che l'uomo nasce vecchio,
poi, piano piano, diventa giovane.
Ringiovanire significa,
secondo me, eliminare.
Eliminare sempre più,
eliminare certe cose inutili
che noi facciamo da giovani.
Certe cose inutili che ci danno
 
l'impossibilità
di essere liberi.

Eduardo De FIlippo

 

LA POESIA E LA DIVINA FOLLIA

Chi senza la follia delle Muse si avvicina alla poesia, inutile è lui e la sua arte, perchè di fronte alla poesia dei folli, la poesia del saggio ottenebrata scompare.------PLATONE, Fedro, 245 a.

 

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