Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

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Ventenne vigorosa con piercing al seno

Post n°1241 pubblicato il 09 Settembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Una poesia tratta da "Entro incerti limiti" (Edizioni Joker, Novi Ligure, 2002), poi ripubblicata in "La parola rinvenuta" (Genesi Editrice, Torino, 2006): letta al concertino dal balconcino in via dei Mercanti 3 a Torino domenica 7 settembre 2014.

 

 
 
 

Recitativo contro i treni rapidi

Post n°1240 pubblicato il 06 Settembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Una poesia pubblicata nel libro "Entro incerti limiti" (Edizioni Joker, Novi Ligure, 2002) e poi ripubblicata in "La parola rinvenuta" (Genesi Editrice, Torino, 2006). Letta a Torino alla Cavallerizza Reale occupata, durante lo spettacolo degli artisti del balconcino, nella notte fra il 5 e il 6 settembre 2014.

 

 
 
 

Quattro strofe di nove versi ciascuna

Post n°1239 pubblicato il 04 Settembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

QUATTRO STROFE DI NOVE VERSI CIASCUNA

«Fai attenzione che per lui
una persona vale l'altra» - dice
poco amichevolmente
di me parlando a un'altra
persona una persona.
Non è vero: ogni persona
mi è diversa: non ce n'è nessuna
- che abbia attraversato poco o molto
la mia vita - che io trovi uguale a un'altra.

Ma forse in parte ha ragione, se intende
che molte ragazze di gradevole odore
hanno potuto, possono, potrebbero
farsi nido sul cammino d'intemperie
del primo e primitivo desiderio
accogliendomi per minuti o per anni
dentro il loro balsamico riverbero:
e per questo io tutte
le ho amate, le amo, le amerei.

Ma forse in parte ha ragione, se intende
che molti, fra le donne e fra gli uomini,
con un sorriso di benevolenza,
con un poco d'ascolto, una mano
offerta senza condizioni o negoziati
hanno potuto, possono, potrebbero
calmarmi l'ansia della solitudine
e per questo io tutti
li ho amati, li amo, li amerei.

Ha in parte ragione, se intende
questo - e questo io credo che intenda
pur non essendo sicuro, non so.
È preziosa la profonda conoscenza
in cui c'immerge un tempo lungo insieme:
ma basta a certi miracoli - ed è raro, così raro! -
un combaciare non premeditato,
un impensabile fortunato cenno
improvvisamente, da chiunque. 

 
 
 

Il trucco

Post n°1238 pubblicato il 04 Settembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

IL TRUCCO

Da dove viene questa nostalgia
d'un luogo privo di distanze, eppure
aperto, infinitissimo? Da dove
quest'acuto rimpianto d'uno spazio
senza muri né limiti ma sempre
tenuto fra le braccia? Forse è un trucco
della natura, come agli animali
l'estro, l'odore: ci spinge a cercare
l'amore: l'impossibile ritorno
nel posto dove non siamo mai stati. 

 
 
 

Riassunto

Post n°1237 pubblicato il 27 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

RIASSUNTO

t'ho vista brevemente
mi sono innamorato
e tu rapidamente
ti sei allontanata

inetto a rassegnarmi
ho illuminato intorno
alla tua buia assenza
un fantastico mondo

un grande mondo vano
dove la tua mancanza
è la sola presenza
a cui tendo la mano 

 
 
 

"Parabola" e "Passaggio a V."

Post n°1236 pubblicato il 25 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Due poesie di Carlo Molinaro, dal libro "La parola rinvenuta", lette al concerto dal balconcino, in via dei Mercanti 3 a Torino, il 24 agosto 2014. Il tema è l'essere stranieri pur vivendo nella terra in cui si è nati.

 

 
 
 

Cappuccino

Post n°1235 pubblicato il 19 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

CAPPUCCINO

A me non piace affatto
il cappuccino.
Quella specie di caffelatte scarso,
stitico, schiumoso, troppo caldo,
talvolta mi è indifferente,
talvolta mi fa quasi
un po' schifo - dipende dai giorni.

Se avessi in casa
una macchina cappuccinatrice
non la userei mai.
Proprio non m'interessa, il cappuccino.

Però mi piace tanto, tantissimo
prendere un cappuccino.

Mi piace entrare nel bar
e guardare il barista o la barista
e dire
un cappuccino
o
un cappuccino per favore
o
buongiorno! un cappuccino
o
ciao! un cappuccino, grazie
o in altri modi ancora,
dipende qual è il bar,
dipende da come mi guarda il barista,
da quanto m'intimidisce o invece
mi dà confidenza,
da come m'ispira
simpatia o antipatia.

Poi, soprattutto se è un bar che non frequento,
ci può essere la domanda:
vuole del cacao?
o
vuoi del cacao?
o
ci metto un po' di cacao?
o
cacao?
o in altri modi ancora,
a cui la mia risposta, abbastanza fissa,
è
no grazie.

Poi ha inizio
la preparazione del cappuccino
durante la quale osservo il barista
o la barista
oppure vago con lo sguardo nel locale
osservando le cose e le persone.

A questo punto ci sono molte variabili,
tutte affascinanti,
che sarebbe lungo e noioso elencare,
ne dico solo alcune:
attaccare un breve discorso
con il barista o la barista
o
contemplare la scollatura della barista
o
ascoltare un discorso ad alta voce
di altri avventori
traendone spunti sociologici
o
eccetera eccetera eccetera.

A volte vado a fare pipì
e in certi casi, anzi, è proprio questa la causa
del cappuccino, benché di solito
se il movente è una minzione
io prenda un caffè,
non so perché,
se a spingermi dentro è la pipì
non prendo un cappuccino ma un caffè:
il bar-per-pipì è una storia diversa
dal bar-con-cappuccino.

Nel caso della pipì
c'è un'altra variabile importante:
il cesso del bar.
Ce ne sono di tutti i tipi,
alcuni meravigliosi,
come quello della caffetteria Sofia
in via Berthollet
che si sale un'impervia rischiosa scaletta
fino a uno strano deserto ammezzato
con vecchi oggetti e polvere e mistero.

Poi arriva il cappuccino
e c'è un'altra cosa
possibile importante: il disegno
che certi baristi riescono a fare
versando la schiuma:
a forma di foglia o di cuore
o d'altro ancora.

Poi c'è accostare il cappuccino alle labbra
e qui la discriminante è
che non sia troppo caldo, che non bruci.
Quando ero più giovane
a volte dicevo
un cappuccino tiepido!
ma poi mi sono stancato
di quella faticosa prolissa allocuzione
che alterava la purezza del rituale:
adesso lascio che scelga il barista
la temperatura.

Di solito, per fortuna, non brucia;
se brucia, soffio un poco, un poco aspetto,
lo bevo lentamente.

Poi c'è, appunto, bere il cappuccino.
Questa è la cosa che mi piace di meno
e che meno m'interessa:
un sapore vale l'altro, io non li distinguo,
anche perché, come dicevo,
non mi piace il cappuccino.

Poi c'è il pagamento,
da un euro a un euro e trenta,
a parte qualche promozione a ottanta centesimi
e qualche ladro a un euro e cinquanta.
Pago con le monete
o con la banconota, aspettando
il resto e lo scontrino.
Prima di entrare nel bar
ho verificato, sempre, se ho con me il denaro,
perché sicuro non lo sono mai.

Poi ci sono i saluti,
che sono un'altra variabile importante:
una barista nuova di via San Donato
mi saluta spesso in un modo che
mi mette di buon umore
anche per più di un minuto e non è male.

E questo è quanto, riassumendo molto.

Non mi piace il cappuccino,
trovo del tutto insensato quello schizzo
di pseudocaffelatte,
ma mi piace tanto, tanto, tantissimo
prendere un cappuccino:
le volte che lo faccio divento
per un momento
un poco felice.

 
 
 

Gente a Torino a Ferragosto

Post n°1234 pubblicato il 14 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Chi resta a Torino a Ferragosto non è detto che si trovi male...

 

 
 
 

È che tu donna

Post n°1233 pubblicato il 12 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

È CHE TU DONNA

Disse il pazzo: «È che tu donna
["tu" nel senso di moltissime di voi:
è un TFR
(Tu Femminile Retorico)]
la intendi sempre o quasi sempre diversa
da come io:
le cose che per me
sono icone sacre di celeste meraviglia
(per esempio una foto di te nuda)
o rituali magici che generano bellezza
(per esempio camminare per mano su un prato)
- per te è diverso.
Cioè, prevalentemente diverso.
Partendo dalla seconda che ho detto,
se per me camminare mano nella mano
è prevalentemente
un rituale magico da te e me officiato
generante bellezza e gioia,
per te invece quello stesso camminare
è prevalentemente
un comportamento fra noi
generato da una preesistente situazione relazionale.
C'è differenza, avrai notato,
nei tempi del participio:
per me quel camminare è prevalentemente generante,
per te è prevalentemente generato.
Ho detto "prevalentemente"
perché non dubito che anche per te
quel camminare sia almeno un poco
generante bellezza;
e di certo anche per me
è generato da una preesistente situazione relazionale,
non fosse che perché
non posso prendere per mano la prima che passa:
molte volte, in verità, io lo farei,
ma loro, le passanti, non concordano
su questa cosa.
Quindi è questione di "prevalentemente"
ma è un "prevalentemente" che ha un certo peso,
perché a me il tuo ridurre il magico rituale
a una conseguenza relazionale
m'avvilisce un poco, lo trovo prosaico,
troppo freddo e razionale,
mentre a te ti avvilisce
il mio vederlo come rituale magico
a sé sufficiente,
praticamente non legato a niente.
Sulla prima che ho detto,
la foto di te nuda,
per te di solito è
o un semplice lavoro da modella
se fai la modella,
o una confidenza d'immagine concessa
per una preesistente situazione relazionale
(cioè è come il camminare per mano)
se ti fai fotografare in quanto amica o fidanzata:
in nessuno dei due casi comunque
è icona sacra di celeste meraviglia
da mostrare ovunque a chiunque con assoluta
fiera coscienza di diffondere bellezza
di natura divina.
Per te è una cosa molto più prosaica,
riservata, limitata, è una cosa da usare
in certi modi e casi:
e a me questa riduzione a un uso m'avvilisce,
mentre a te t'avvilisce
se affiggo la tua foto a Porta Nuova
per il bene di tutti i viandanti.
Sono sensibilità moltissimo diverse,
e questi che ho fatto
(la mano nella mano e la foto di te nuda)
sono solo due esempi: in altri mille
casi della vita
abbiamo sensibilità moltissimo diverse.
Ma dai, va bene, ormai son quasi vecchio,
quasi ormai senza quasi,
è andata così,
tiriamo a campare.
D'altronde
forse non ci siamo capiti
fin da un buon mezzo secolo fa:
le femministe annisessanta
quando dicevano di bruciare il reggiseno
io intendevo che mostrassero
a tutti, libere, le tette:
non che mettessero, al posto,
quei deformi maglionazzi
intessuti di tristezza».
Così disse il pazzo
a un'ipotetica donna che s'inventava ascoltarlo:
e andò in cucina a mangiare uno yogurt.

 
 
 

Disamor

Post n°1232 pubblicato il 11 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

DISAMOR

D'un amore che cresce
godi la foglia e il fiore, accarezzi
il disegno dei rami, ascolti il vento,
senti l'odore buono della resina,
raccogli i frutti delicatamente.

D'un amore estirpato
t'accorgi quanto lunghe le radici,
quanto aggrappate dentro la tua terra:
quanto di te ha portato via, lasciando
un taglio nero, casa di lombrichi.

 
 
 
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Inviato da: foco_laio
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Inviato da: molinaro
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Ma belle, no? Dolci, mi pare. Compreso allattamento, a un...
Inviato da: molinaro
il 05/08/2014 alle 11:24
 
 
 
 
 
 
 
 

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