Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

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Mostra del libro a Cavallermaggiore

Post n°1258 pubblicato il 17 Dicembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Gente varia a Cavallermaggiore. Con la presentazione di Catalano e l'antipresentazione di Culicchia.

 
 
 

Solo fino a un certo punto

Post n°1257 pubblicato il 17 Dicembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

SOLO FINO A UN CERTO PUNTO

Mi sono chiarito un po' com'è questa faccenda
che sembra sempre difficile da spiegare,
forse anche a me stesso,
con le donne
ecco è così:
le donne mi piacciono
facciamo da uno a cento:
mettiamo che una mi piace cinquantasette,
ecco allora mi piace cinquantasette
scopare
mi piace cinquantasette
baciarla
mi piace cinquantasette
andare con lei al supermercato
mi piace cinquantasette
dormire abbracciato con lei
mi piace cinquantasette
tenerla per mano
mi piace cinquantasette
fare colazione con lei
mi piace cinquantasette
andare con lei dal veterinario per il gatto
mi piace cinquantasette
fare una coda con lei in un ufficio.
Se una mi piace novantacinque
ecco allora mi piace novantacinque
scopare
mi piace novantacinque
baciarla
mi piace novantacinque
andare con lei al supermercato
mi piace novantacinque
dormire abbracciato con lei
mi piace novantacinque
tenerla per mano
mi piace novantacinque
fare colazione con lei
mi piace novantacinque
andare con lei dal veterinario per il gatto
mi piace novantacinque
fare una coda con lei in un ufficio.
Questo non significa che
fare una coda in un ufficio
mi piaccia come scopare,
ma significa che in ognuna di queste cose
- e milioni di altre cose -
l'indice di piacimento di farle «con lei»
è omogeneo.
Provo a spiegare meglio:
non succede e non può succedere
che una mi piaccia novantacinque
a tenerla per mano
e dodici ad andare al supermercato,
oppure trentasette a baciare
e sessantacinque dal veterinario per il gatto,
o settantotto a scopare
e quattro a dormire abbracciato con lei.
Insomma, per spiegare ancora meglio, non esiste
che una mi piace scopare con lei
ma detesto andare con lei in un ufficio
o dormire abbracciato con lei.
Tutte queste cose hanno in ciascuna donna
un andamento omogeneo, ripeto:
mi sono spiegato?
E se a qualcuno sembra strano,
io non capisco come sia possibile
che sembri strano.
Tutte le cose elencate
- e milioni di altre cose -
pur nel differente, anche molto differente
grado di gradevolezza,
hanno in comune
la presenza di lei.
E a me se una mi piace
mi piace la presenza di lei,
e quanto più mi piace lei
tanto più mi piace la presenza di lei,
che sia per scopare
per dormire abbracciati
per andare al supermercato
o qualunque cosa.
Questo vale anche in caso
di più amori simultanei:
ciascuno funziona in questo modo.
Come potrebbe non essere così?
Se una mi piace,
mi piace che ci sia.
Quando c'è, si possono fare varie cose,
l'essenziale è che lei c'è
e la posso vedere e le posso parlare
eccetera.
Ecco. Poi boh, ho chiarito,
chiarito non so, queste faccende
si spiegano sempre
solo fino a un certo punto.

 
 
 

In superficie

Post n°1256 pubblicato il 03 Dicembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

IN SUPERFICIE

Sono superficiale? Chissà. Penso a volte
che sì, vorrei avere
- non viaggio molto per mare -
una donna a ogni fermata del tram,
a ogni stazione del treno regionale:
essere, per ciascuna, un diversivo
sorridente: essere, della loro vita,
la parte poco importante e migliore:
il tocco d'inutile sfavillante colore
fra le solide sobrie tinte
delle costruzioni, degli impegni,
dei progetti infiniti
e del cosiddetto vero amore.

Ma altre volte vorrei
condividere tutto, disperatamente
con quella di cui più m'innamoro:
e vorrei te, amata amica che adesso
mi scavi nell'anima come
nella mia vita nessuno ha fatto prima.

Insomma, vorrei tutto. Forse sì,
sono superficiale. Cerco in superficie
(la superficie dei corpi, delle cose, dei pensieri)
un riposo sereno dopo i viaggi
manchevoli, stretti, mortali, fuggitivi 
nelle oscure seducenti voragini 
dell'avversa illeggibile 
immemorabile profondità.

 
 
 

One Man Telenovela novantunesima puntata

Post n°1255 pubblicato il 27 Novembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

La novantunesima. La prima che non vi potete giocare al lotto. Le altre novanta sono qui.

 

 
 
 

Pseudo dialogo del pazzo poetante

Post n°1254 pubblicato il 10 Novembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

PSEUDO DIALOGO DEL PAZZO POETANTE

Che il poeta rimanga fanciullo
- come da più parti con qualche ragione si sostiene -
va bene:
ma non è tutto così firulì firulà
e aspettino a sorridere i romantici
perché ci sono molte componenti problematiche.

Fanciullo, bambino! Vive d'impulsi.

Questo, per l'arte, va bene.
Il bambino che s'incanta davanti a qualcosa
non tiene conto: s'incanta e basta: non tiene conto.
Anche il poeta non tiene conto
ed è proprio così che deve fare:
se tiene conto, la poesia s'imbroglia:
nella poesia l'unica verità è una verità d'impulso.

E la poesia, in fondo, al nostro mondo serve, no?

Sì, ma è poesia.
Il poeta non è solo la sua poesia.
Il poeta è anche un essere vivente,
dunque - più o meno - vive una vita:
spesso in piccole dosi ma la vive.

Dunque, se nella vita
[che ha meccanismi diversi da un sonetto]
l'unica vera verità è l'impulso
perché tutto il resto è costruzione ossia finzione ossia recita,
allora va da sé che il bacio più vero
è il bacio d'impulso
(aspettino, di nuovo, a sorridere i romantici,
che lodano l'impulso, so che lo lodano, ma forse per celia)
cioè
il bacio che non tiene conto di nulla
(perché tenendo conto diverrebbe
costruzione ossia finzione ossia recita):
non tiene conto della realtà,
delle situazioni,
delle relazioni,
dei sentimenti d'altre persone,
ma nemmeno dei sentimenti della baciata/baciante
e neppure dei sentimenti
di sé stesso, il poeta che bacia.

Se tenesse conto
sarebbe travolto dalla tragicommedia del tempo, delle cose.
Si contaminerebbe d'altri sensi, significati.
Non sarebbe più vero.

Ma così è un quadretto - sia pure di bellezza - chiuso in sé!
Che produce da sé la sua stessa verità!
Egli vive di questi quadretti senza profondità?


Sì e no.
Propriamente
non è solo un quadretto estetico di bellezza
- lo è anche, ma non solo:
è che per lui il bacio inconsulto
(inconsulto: non consulto: che non consulta: che non tiene conto)
è - ripetiamo, chiariamo - l'unico bacio vero,
è l'unico contatto possibile
fra il suo impulso - l'unica vera verità non mediata (non truccata) -
e l'altro (l'altra): che si suppone preso (presa)
da un impulso speculare, verità con verità:
due verità che si baciano.
Figo!

Ma perché questo dominio dell'impulso?

Perché quello che gli psicologi chiamano impulso
lui l'ha sempre chiamato con il suo
(il suo di lui stesso) nome proprio.
Sì: se lui si chiama, poniamo, Ilario Pistochini,
lui l'impulso non lo chiama impulso
- possiamo dire che ignora l'esistenza
della cosa che gli psicologi chiamano impulso -
lui lo chiama Ilario Pistochini.

Cioè il suo io è impulso?

Uhm, sì, forse sì, qualcosa del genere.
E se il suo io è un impulso
e se per lui tutto è falso ciò che è costruito,
va da sé che la cosiddetta costruzione dell'io...
Va da sé.
Va da sé.
Non che intrapresa, mai neanche ipotizzata.
Va da sé.
In questo modo, nel consesso umano,
che si fonda sulla costruzione dell'io,
egli non esiste.

Non è che stiamo un po' esagerando?

Stiamo un po' estremizzando, per capire.

Poi magari gli succede che dopo un bacio
- dato d'impulso, perché non ha altro modo di darlo,
e ricevuto (così egli suppone) d'impulso
[perché se supponesse diverso gli si svaluterebbe] -
si sviluppi tutta una serie di cose,
di interazioni, di discorsi, di condivisioni più estreme
anche a livello di dialogo verbale
e ne viene catturato
(è quella cosa che chiamano relazione? grosso modo sì)
ed entra in contraddizione:
il dialogo verbale dotato di senso lo infastidisce:
lui di mestiere toglie senso al linguaggio
per restituirlo all'impulso, dunque,
sì, entra in contraddizione.
Il dialogo inoltre introduce un divenire
che toglie al bacio la sua eternità.
Eppure quel dialogo, quel modo
di comunicare, ora gli piace...
Faccenda complessa.

Uno psicologo ha detto
che si potrebbe arrivare a scoprire
un vero che è vero davvero perché è dentro
[nulla può essere vero se resta fuori]
pur provenendo da fuori:
proviene da fuori
ma si radica dentro
e diventa non meno vero dell'impulso,
e finisce per assomigliare, come forza e verità,
all'impulso - ma, avendo origine altra,
certamente può entrare in conflitto,
può fare guerre dentro,
con sofferenze, e scelte, e rinunce.

Non è una cosa semplice.

No: è la condizione umana.

Gli adulti normali, forse,
si sono, fin da piccoli, immersi così tanto
in una specie di universo relazionale
da arrivare a credere vero
- a interiorizzare come vero -
qualcosa che proviene dall'esterno, dall'altro:
a interiorizzarlo così tanto
da assimilarlo, in verità, all'impulso:
da tenerci come si tiene a un impulso.
Così hanno perso, gli adulti, certe percezioni
socialmente incompatibili (non si può avere tutto)
ma vivono meglio fra loro.

Il poeta fanciullo
- che non è, appunto, una cosa firulì firulà -
difficilmente ci arriva: è preso
da altri fascini, da altri sussulti, da altri
punti di vista. Che di certo
non vorrà sacrificare. Però vorrà
(come tutti) essere amato, amare:
gran casino.

E come si risolve?
In qualche modo provvisorio e parziale,
oppure in nessuno: poeti finiti male
c'è pieno il mondo.

 
 
 

Una roba noiosa

Post n°1253 pubblicato il 07 Novembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

UNA ROBA NOIOSA

Tre precisazioni-premesse:
1) sono noioso e ne sono consapevole;
2) in ciò che dico non c'è niente di personale
contro chicchessia,
anche perché critico una forma di pensiero
diffusa presso quasi tutti
e quindi non può essere un fatto personale;
3) non mi considero e non sono femminista.

Ciò premesso,
ancora ieri sera mi dicono
che è inutile che faccio il veterofemminista
stigmatizzando la parola «zoccola»
tanto la figa piace a tutti.

Io mi sento un po' scoraggiato, ma ecco,
forse la cosa da fare
è denunciare le trappole linguistiche
(avevo premesso che sono noioso).

Che cosa c'entra la parola «zoccola»
con il fatto che la figa piace a tutti?
Che la figa piaccia a (quasi) tutti
è un dato di fatto; dovrebbe esserlo altrettanto
che il cazzo piaccia a (quasi) tutte,
ma già notate che suona diverso.

Che nesso c'è tra «figa» e «zoccola»?
Se faccio una proporzione
figa : zoccola = cazzo : x
che cosa metto al posto di x?
Non mi viene in mente niente:
non c'è una parola con la stessa valenza.

La trappola linguistica in sottotraccia
è che nel prendere/dare la figa
ci sia un'eco di zoccola.

Si usò nel passato la formula
«mancare di rispetto a»
nel senso di «scopare con»
(ovviamente «a» una donna, «con» una donna).
Cioè si intendeva: «se tu donna fai l'amore con me
e non sei la mia sposa o almeno molto promessa sposa,
o non sei, in alternativa a ciò, una zoccola,
io ti manco di rispetto».

Ora io mi auguro che voi capiate
- se no è difficile andare avanti -
che la traduzione di tale frase è:
«se ti scopo, donna,
ti sottraggo al tuo legittimo proprietario
(marito, padre, famiglia, fratelli)
e quindi compio un'azione indegna
(sanzionata dall'indiscussa società patriarcale
che tacitamente tutti accettiamo e riconosciamo)
tranne se:
a) il tuo legittimo proprietario sono io;
oppure
b) tu sei nella categoria delle prostitute,
di proprietà pubblica/collettiva,
destinate al necessario sfogo sessuale del maschio».

Corollario: «l'unica cosa esclusa,
perché assolutamente intollerabile,
è che sia tu, donna, proprietaria di te».

Allora, ragazzi,
sono noioso, scoraggiato e stanco,
e non sono femminista.
Provo ad andare avanti.
Stanco e deluso perché non c'è stato
(e lo avevo sperato)
uno scatto in avanti a far crollare
il vecchio maniero - la vecchia maniera.

Sentite, ragazzi, se odio
la parola «zoccola»
(con tutta l'infinita serie di sinonimi,
puttana troia bagascia mignotta
e chi più ne ha più ne metta)
non è perché sono un'anima bella:
non lo sono affatto,
sono anzi abbastanza torbido e cattivo.

È che la parola «zoccola»
è irrecuperabile,
irrecuperabile a qualsiasi livello
perché portatrice di un nucleo semantico
(e dunque di un nucleo psichico, mentale, culturale)
che associa la libertà di una donna
...ma neanche solo la libertà, cristosanto,
l'amore, dico l'amore:
associa l'amore di una donna,
inteso come lei vuole, nel modo suo di lei,
offerto a chi lei vuole come vuole, a quanti lei vuole,
simultanei o successivi,
associa questo amore e questa libertà
a una condizione di vendita di sesso all'ingrosso.

È talmente chiaro che non so come spiegarlo.
La parola «zoccola» è una parola-uncino
che corre ad arpionare chi è fuggita
per riportarla all'ordine:
ed è subdola, spesso agisce travestita
da scherzo, da gioco, con sorrisi leggeri.
Ma è sempre in agguato, pronta a colpire:
può bastare persino un modo di vestire
o di svestire, un gesto, un discorso.

Quello sguaiato simpaticone
che siede ubriaco a tarda sera al pub
a gambe larghe e, con questo caldo,
s'è aperto la camicia e spara cazzate
turpiloquenti e ride gorgogliando,
tu cambiagli il genere
ed è una zoccola.

Ma non è solo questo il problema.
Nella parola «zoccola» c'è un'impalcatura
che regge un sistema in cui la donna
è merce e lo è sempre.
È venduta o al massimo (ma sempre sotto
qualche controllo) si vende da sé.

Mai che si muova come una persona,
che può amare o no, amare quanti vuole
o nessuno, vestirsi, spogliarsi,
giocare, pure vendere sesso
(sesso, non sé)
e procreare o non procreare,
fare o non fare, dire o non dire,
sedurre o non sedurre, diventare presidente
o anche niente, insomma quelle cose
più o meno riconosciute come
diritti dell'uomo.

Mi sto proprio scoraggiando, comunque.
Se non capite che nelle frasi
a) «quella lì la sua fortuna ce l'ha fra le cosce»
e
b) «non mancherei mai di rispetto alla tua fidanzata»
c'è la stessa, identica carica di volgarità e violenza
(e temo proprio che non lo capiate)
io forse mi arrendo. Sono stanco.
Troppo lunga è la strada.
Ho più di sessant'anni.
Il mondo è vostro.
Andate a cagare.

 
 
 

La discrepanza

Post n°1252 pubblicato il 31 Ottobre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

LA DISCREPANZA

«Di tutti questi suoi discorsi, dottore» - disse il pazzo -
«non so bene che cosa pensare. La fase orale,
la fase anale... A me sembra che il problema sia a monte
(se posso discutere con lei, dottore, io pazzo,
di queste cose di scienza),
sia a monte di quelle fasi lì, forse è la fase del parto,
quando si entra in contatto
con tutta quella roba incontrollabile, ostile,
che va per conto suo: come chiamarla? il mondo?
la realtà?
E ci si accorge quasi subito, per giunta,
che quella roba incontrollabile
non è solo là fuori (il capezzolo che a suo capriccio
c'è o non c'è, dà il latte o non lo dà; la carezza
che c'è o non c'è, è concessa o non lo è;
più avanti, la donna che ci sta o non ci sta)
ma è anche qua dentro, e per sempre: anche adesso
che le sto parlando, dottore, la voce
che le porta le parole che dico
mi disturba, la detesto, è una voce
stridula, non mi è mai piaciuta
la voce del mio corpo, che non ha
nulla a che vedere, sia chiaro, con la mia voce:
eppure devo usare la voce del mio corpo,
e mostrarmi con la faccia del mio volto,
che nulla ha a che vedere con la mia faccia,
è tutta roba esterna incontrollabile.
Non so, dottore, dove si colloca l'origine
del problema, forse al parto, forse prima,
al concepimento, o prima ancora,
al big bang, quando sono cominciate
le separazioni, le differenze, le distanze. Non so.
Però direi che il problema è questo,
la discrepanza, dottore, la discrepanza
fra io e il mondo: compreso, nel mondo, me stesso.
Lei ritiene di avere una qualche soluzione?»

 
 
 

Vale meno di una sega

Post n°1251 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

VALE MENO DI UNA SEGA

Fin da ragazzino ho notato che
nei giorni in cui sono occupato, preso,
non mi faccio seghe
- d'altronde già lo dicevano i preti
e i proverbi:
l'ozio è il padre dei vizi.

Ed è proprio vero.

Ma quindi
se ciò a cui spontaneamente tendiamo
quando siamo liberi (cioè non occupati)
è una sega
vuol dire che tutto il resto
- tutto ciò che facciamo quando siamo occupati -
per noi nel profondo
vale meno di una sega.

Boh, non lo so.

Comunque questa cosa
la scrivo seduto su una panchina
nella piazza di Leinì
con un pallido sole
dopo un caffè e una pisciata
mentre l'orologio della torre
batte le due.

Una panchina
un caffè
una pisciata
un pallido sole
l'orologio della torre
che cosa vuoi dalla vita di più?

 
 
 

Psicoterapia

Post n°1250 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

PSICOTERAPIA

 

Il mio mondo non esiste.

Il vostro non mi piace.

Ora studio il da farsi.

Poi vi faccio sapere.

Nel caso v'interessi.

 
 
 

Amfalschenplatz

Post n°1249 pubblicato il 13 Ottobre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

AMFALSCHENPLATZ

Chi è frutto di una gestalt-azione
extrauterina - secca, stretta, scomoda -
e sopravvive
non avrà mai lo stesso punto di vista
degli altri, che hanno galleggiato
nell'amniotica promnesia:
nost-algo-ritmo di nostofilia,
Mutteranschauung cosmo[a]gonica:
fiat noluntas vitae, vel dei voluntas, amen.

No. Gli manca - e se n'è fatto, per difesa, fiero -
la concordantia temporum,
la consecutio oppositorum.
Lascia agli schiavi il naufragare dolce:
difende con coraggio da leone
la sua vile tagliente - da sempre - libertà.

 
 
 
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L'ho poi assaggiato, un paio di settimane dopo,...
Inviato da: molinaro
il 02/11/2014 alle 14:52
 
Spero che avrai un'altra occasione per venire ad...
Inviato da: Punto Gelato
il 02/11/2014 alle 14:32
 
simpaticone...questa massima serve alle persone depresse!!;)
Inviato da: flavia_53
il 26/10/2014 alle 01:24
 
Grazie. Un saluto a te.
Inviato da: molinaro
il 13/10/2014 alle 23:14
 
Ma che bella. Mi hai commosso. Confesso. Un saluto.
Inviato da: inevasa
il 09/10/2014 alle 14:46
 
 
 
 
 
 
 
 

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