Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

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Psicoterapia

Post n°1250 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

PSICOTERAPIA

 

Il mio mondo non esiste.

Il vostro non mi piace.

Ora studio il da farsi.

Poi vi faccio sapere.

Nel caso v'interessi.

 
 
 

Amfalschenplatz

Post n°1249 pubblicato il 13 Ottobre 2014 da molinaro
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AMFALSCHENPLATZ

Chi è frutto di una gestalt-azione
extrauterina - secca, stretta, scomoda -
e sopravvive
non avrà mai lo stesso punto di vista
degli altri, che hanno galleggiato
nell'amniotica promnesia:
nost-algo-ritmo di nostofilia,
Mutteranschauung cosmo[a]gonica:
fiat noluntas vitae, vel dei voluntas, amen.

No. Gli manca - e se n'è fatto, per difesa, fiero -
la concordantia temporum,
la consecutio oppositorum.
Lascia agli schiavi il naufragare dolce:
difende con coraggio da leone
la sua vile tagliente - da sempre - libertà.

 
 
 

La spiegazione impossibile

Post n°1248 pubblicato il 07 Ottobre 2014 da molinaro
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LA SPIEGAZIONE IMPOSSIBILE

Vorrei darti ragione, dirti
che un bacio, una scopata, in sé
non hanno importanza se non c'è
l'amore o qualcosa del genere, ma
non è così per me.
Vorrei darti ragione perché
oltretutto, alla mia età,
sono ormai quasi soltanto teorie
e sono stanco. Ma non riesco
né a mentire né a mutare pensiero.

Per me un bacio in bocca
se non degenera in schifo
entro sette secondi netti,
massimo dieci,
l'amore o qualcosa del genere
lo genera o rivela, e dunque non esiste
- per me - il bacio senza
amore o qualcosa del genere: certo
la baciante potrebbe non sentire
come io sento, lei forse potrebbe
non amarmi o qualcosadelgenerarmi
- è successo, a volte, di sicuro -
ma che importa? Conta più amare
che essere amati, conta di più
qualcosadelgenerare
che essere qualcosadelgenerati:
e comunque se una mi bacia
di sicuro quantomeno in quel momento le piace:
non vedo altri possibili moventi
(non sono ricco, non sono un politico...)
e se le piace è già una cosa grande,
perché nella vita non è poi così frequente
fare qualcosa che piace davvero.

Sì, ho sempre cercato baci, forse in modo leggero
- qualunque cosa «leggero» voglia dire -
ma in un modo mio, tutto mio, che forse
(nonostante i profluvi di parole)
non sono mai riuscito a spiegare a nessuno.

I baci e le scopate di certi giovani ubriachi
che poi il mattino si ritrovano in un letto
dell'uno o dell'altra
e hanno come primo problema
a parte il mal di testa
quello di liberarsi l'uno dell'altra
- ti chiamo un taxi? -
mi fanno ribrezzo, mi scandalizzano
come si scandalizzerebbe un musulmano
a vedere pisciare sul Corano.

Vedi, non è così semplice.

Io ho sempre guardato
con venerazione commossa
la ragazza il mattino dopo nel letto:
è una che mi ha baciato, capisci,
è una che abbiamo scopato! Capisci?
No, non capisci, lo so che non capisci:
probabilmente è impossibile capire.

E dunque ci rinuncio e mi rifugio
nelle solite battute poetico-iperboliche
che dicono e fuggono:
ho cercato mille baci di mille donne
perché in essi ho cercato mille eterni
meravigliosi amori.

E mille no, ma qualche decina
li ho trovati, di baci belli e quindi
meravigliosi amori
eterni quantomeno dentro me.

Ma adesso sono vecchio e sono stanco:
e morire, lo dicono chiaro
poeti e cantautori,
si muore soli.

 
 
 

L'insensibile

Post n°1247 pubblicato il 07 Ottobre 2014 da molinaro
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L'INSENSIBILE

Non crediate: la vedo la voragine carsica
che l'acqua della vita ha scavato
fra il pensare e il sentire, vedo le falde
nascoste della vostra sofferenza
e quanto è sottile il mantello dell'erba
a coprire la melma. Vi vedo così da vicino
che mi bruciate gli occhi: troppo aperto
diaframma è la pupilla, sovraesposta la retina,
fragile la cornea: devo serrare
le palpebre, presto, serrarle.

Per questo raramente, con durissima cautela
vi chiedo come state.

 
 
 

Erect on demand

Post n°1246 pubblicato il 02 Ottobre 2014 da molinaro
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ERECT ON DEMAND

Disse l'uomo-un-poco-bambino:
«Oh, sì, ho - e ho sempre avuto -
i miei problemi del cazzo:
del cazzo in senso proprio, che è timido
e soprattutto
è poco coordinato con la testa e con il cuore:
e spesso ci devo litigare
per farlo collaborare
- a vent'anni era ben peggio, poi
un poco ha accettato
di partecipare ai miei amori -
però sappi, ragazza-ormai-donna,
tu che adesso critichi le nostre
passate scopate,
che nella testa e nel cuore
ho raggiunto, per te, eccitazioni
infinitamente più intense
di tanti uomini a prontocazzo,
erect on demand,
che poi ti dimenticano in 48 ore:
mentre in me sei eterna, che ti piaccia o no»
- disse l'uomo-un-poco-bambino
e nella mente mandò un poco
(ma solo un poco)
la ragazza-ormai-donna affanculo.

 
 
 

Le due signore

Post n°1244 pubblicato il 29 Settembre 2014 da molinaro
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LE DUE SIGNORE

Poi arriva lei
e ti fa rinunciare a tutto: lei,
si capisce benissimo di chi parlo:
la signora vestita di nulla,
la pallida signora. Nelle lingue neolatine
la morte è femmina; è maschio in tedesco,
in inglese non ha genere: chissà
se questo vuol dir qualcosa. Forse no.

Arriva lei, la morte,
e ti fa rinunciare a tutto: ma
la cosa strana è che anche l'altra,
l'altra femmina, la vita (pure lei
femmina nelle neolatine; neutro in tedesco,
senza genere in inglese) man mano
ti fa rinunciare a una cosa per volta:
ti fa annerire una casella
perché ne brilli meglio un'altra, e così via.

Praticamente nasci che sei
un mosaico tutto bianco, lucente.
Poi per vivere annerisci
tessere dopo tessere, facendo
o credendo di fare
quasi un tuo proprio disegno personale.
Infine muori ed ecco, è tutto nero.

E questo strambo gioco un qualche senso
lo deve pure avere.

 
 
 

Il gelato alla cipolla di Leinì

Post n°1243 pubblicato il 22 Settembre 2014 da molinaro
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IL GELATO ALLA CIPOLLA DI LEINÌ

L'uomo un poco brizzolato prende il 46 al capolinea, a Porta Susa, per andare a Leinì, all'altro capolinea. Si siede nella parte dietro, dove ci sono i sedili affiancati, uno attaccato al finestrino e l'altro più in qua. Si mette in quello più in qua perché rasente il finestrino scende aria condizionata troppo gelida. Il bus è quasi vuoto. Sale una ragazza e vuole sedersi proprio nel posto attaccato al finestrino, accanto a lui. Chiede permesso, lui si appiattisce, lei lo scavalca e si siede. Strano, perché ci sono altri posti liberi, anche attaccati ai finestrini. Lei è alta, solida, ricciolina, biondina. Si siede e comincia manovre per sistemarsi, aderendo a lui con le braccia, chiede scusa: «forse ce l'ho quasi fatta», dice. Infine è seduta e ha sulle ginocchia un grande blocco da disegno, formato si direbbe A2, che ci sta a malapena. Sulla copertina c'è scritto a caratteri cubitali il nome e cognome, Martina D..., poi la classe, 2 G, poi «Disegno geometrico» e «anno scolastico 2014-2015». Classe seconda G, dunque una quindicenne. Le avrebbe dato qualche anno in più, ma lui con le età ci azzecca poco. Le dice, quasi a scusarsi di essersi fatto scavalcare: «mi sono messo di qua perché lì c'è troppa aria condizionata» e lei gli risponde «a me piace, fa un caldo», ma c'è da precisare che lei ha un giubbotto che sembra pesante e lui è in maglietta. Poi lei ha i pantaloni aderenti, i fusò, e le unghie laccate in parte di nero e in parte di rosso: di rosso il pollice e l'anulare, di nero le rimanenti tre dita. Profuma un po' di un profumo fruttato e un po' di sudore, una buona combinazione.

E niente, non è che si faccia conversazione fra loro, il bus va, il viaggio per lui è lungo, lei chissà dove scenderà. Non fanno nulla né lei né lui, cosa che potrebbe essere normale, ma in un'epoca di telefonini e apparecchi vari onnipresenti forse è strana. Niente, viaggiano, guardano di qua e di là. Poi lei estrae un taccuino e scrive qualcosa con una matita, lui ha la sensazione che gli guardi le mani. La vicinanza di lei gli piace ma nonostante questo, ovvero invece proprio per questo, l'uomo comincia a sentire un leggero disagio, che si moltiplica in un disagio del disagio: perché mai gli tocca provare disagio, in questa bella giornata, in questo viaggio verso Leinì, accanto a una ragazza graziosa e profumata?

Superano la periferia, sono quasi in campagna, arrivano alla Falchera. Magari è una ragazza della Falchera, adesso gli chiederà permesso e scenderà. No, prosegue oltre.

Vedi, Martina, è che sto invecchiando davvero, ma non ce la faccio a essere vecchio come si deve. Tu sei qui attaccata a me, seduta alla mia sinistra, e io non vedo in te una figlia, che poi sarebbe ormai quasi più appropriato nipote, perché tu sei in una classe seconda G e dunque hai, vediamo, sedici anni meno di mia figlia e solo cinque più della figlia di mia figlia. Eppure se io adesso ti parlassi ti parlerei come a una mia compagna di scuola, e i pensieri che mi ispiri sono di gioco, sai, quelle solite cose, camminare sotto i portici o al parco, poi tenersi per mano, ridere, volersi baciare. D'impulso - ma non lo farò, essendo dotato di un sia pur minimo senso di responsabilità e del ridicolo - ti cercherei su Facebook e forse ti troverei, che mi metti sotto il naso nome, cognome, scuola, e ti riconoscerei in foto.  Il tuo braccio contro il mio braccio mi dà un moderato batticuore. Tutto questo è assurdo, o forse in natura poi non lo è, ma comunque insomma lo è. Quindi va bene che non stiamo parlando. Ma potresti scendere almeno a Mappano? È che siamo accanto da più di mezz'ora e non so più che cosa non dire.

No, lei non scende nemmeno a Mappano. Arrivano a Leinì. Finalmente, alla penultima fermata, chiede permesso e si alza, lo riscavalca, si prepara. In realtà la penultima fermata andrebbe bene anche per lui, per il posto in cui deve andare, ma non osa, gli dà disagio scendere nella sua scia. Prosegue fino alla successiva, il capolinea, e da lì si incammina verso la sua destinazione, la casa di una persona che deve incontrare per lavoro.

Benissimo, Martina. Non ci vedremo mai più. Mi viene in mente una poesia di Guido Catalano: se adesso scrivessi con il pennarello «grazie Martina che mi» e poi i controllori GTT mi fermassero, dopo il «mi» ci potrebbe stare: «hai fatto sentire un moderato batticuore con il tuo braccio contro il mio braccio». È stato bello, anche se l'ho vissuto con disagio. Chissà se ha senso questa congiunzione di bellezza e disagio. Forse c'è in me qualcosa di assolutamente sbagliato. Comunque tu sei molto carina.

L'uomo un poco brizzolato va dalla persona da cui deve andare, ci si ferma un'ora e mezza, disbrigano le faccende che devono disbrigare, poi lui esce e attraversa il paese per tornare alla fermata del 46 e riprenderlo verso Torino. Va con calma, passa piano nella piazza: quasi quasi mi prendo un gelato, c'è una gelateria che fa il gelato alla cipolla, «cipolla bionda di Leinì». Quasi quasi lo provo, che roba, un gelato alla cipolla.

Una ragazza, camminando in linea obliqua rispetto a lui, gli passa davanti. Va in gelateria, da sola. È Martina. Lo vede e lo guarda. Allora lui tira diritto, inquieto, quasi forse fuggendo. Il gelato alla cipolla lo assaggerà un'altra volta.

 
 
 

Quando si ama di meno

Post n°1242 pubblicato il 19 Settembre 2014 da molinaro
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QUANDO SI AMA DI MENO

Quando si ama di meno
non è perché l'altro abbia fatto cose terribili
- solitamente, almeno, non è per questo:
l'amore è testardo e talvolta un oltraggio
più che spegnerlo lo attizza.

Quando si ama di meno
è piuttosto per uno sbiadire delle cose:
per un lento impercettibile cambiare
di sé, non dell'altro: come quel libro
che ti aveva entusiasmato e dopo anni
lo rileggi e trovi che non è poi granché
- e non è il libro, ovviamente, che è cambiato:
è cambiato qualcosa di te.

Quando ci si accorge che si ama di meno
si sente un dolore dentro, più forte ancora
che quando ci si accorge
di essere amati di meno.

A me è successo davvero di rado: forse perché
sono un testone che si evolve poco
o fors'anche perché
mi sono innamorato di donne evergreen
più che di donne instant book.
Me le sarei tenute quasi tutte per sempre,
fosse stato possibile.

Resta il fatto che quando si ama di meno
così come quando si è amati di meno
così come quando fin dall'inizio non si ama
così come quando fin dall'inizio non si è amati
probabilmente c'è poco da fare.

Come una malattia o una calamità
puoi sperare, non decidere, che non venga.

 
 
 

Ventenne vigorosa con piercing al seno

Post n°1241 pubblicato il 09 Settembre 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Una poesia tratta da "Entro incerti limiti" (Edizioni Joker, Novi Ligure, 2002), poi ripubblicata in "La parola rinvenuta" (Genesi Editrice, Torino, 2006): letta al concertino dal balconcino in via dei Mercanti 3 a Torino domenica 7 settembre 2014.

 

 
 
 

Recitativo contro i treni rapidi

Post n°1240 pubblicato il 06 Settembre 2014 da molinaro
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Una poesia pubblicata nel libro "Entro incerti limiti" (Edizioni Joker, Novi Ligure, 2002) e poi ripubblicata in "La parola rinvenuta" (Genesi Editrice, Torino, 2006). Letta a Torino alla Cavallerizza Reale occupata, durante lo spettacolo degli artisti del balconcino, nella notte fra il 5 e il 6 settembre 2014.

 

 
 
 
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