Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

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Epigramma

Post n°1292 pubblicato il 21 Agosto 2015 da molinaro

EPIGRAMMA CON FORME DEL MODO INFINITO (PASSATO, FUTURO E PRESENTE) DEL VERBO ESSERE, DOVE INOLTRE DICHIARO DI ESSERE STRONZO PERÒ ALLA MIA MANIERA

Di nessuna donna mi ha mai interessato essere stato il primo
come invece interessa agli stronzi al modo antico,
ma nemmeno mi ha mai interessato essere per essere l'ultimo
come invece interessa agli stronzi al modo moderno,
ma nemmeno mi ha mai interessato essere adesso l'unico
come invece interessa agli stronzi d'ogni modo:
a me interessa esserle qualcosa di bellissimo
custodito con amore nel cuore per sempre:
sono uno stronzo a modo mio ed è la cosa più difficile.

 
 
 

Un elenco

Post n°1291 pubblicato il 19 Agosto 2015 da molinaro
Foto di molinaro

UN ELENCO

un filo d'erba che forza una fessura
fra un muro di mattoni e una piastrella
un'imposta socchiusa
su una lampadina gialla
l'Impression. Soleil levant di Monet
il capolinea del tram tre
l'acqua che rimbalza in ruscelli
sulla pila di piatti nel lavello
l'odore di foglie tranciate sui binari
un video porno di Angelica Bella
il Seme del piangere di Giorgio Caproni
una scatola di quaderni vecchi
una foto di Valentina Fontanella
tre biro Bic non ancora perse in giro
la conchiglia con Venere del Botticelli
lo sbattere al vento di un lenzuolo steso
e il suo profumo quando lo ritiro
le gambe accavallate di una piccola ragazza
sul Regionale Veloce a Santhià
la percezione di una libertà
gli occhiali appena puliti con lo Svelto
il tuo sfilarti da una maglia azzurra
una lettera in buca giù nell'atrio
Remedios la bella in García Márquez
l'ammorbidirsi della luce a sera
Eva in voli d'acroyoga al Valentino
tu che studi la distanza delle nubi
svegliarti piano alle otto del mattino
le albicocche nella zuppiera blu
la Canzone delle colombe di Guccini
un burlesque di Cherry e Carmilla
l'odore di catrame in via Pinelli
il disegno dello spinotto USB
gli uomini volanti di Magritte
i tuoi ricci ribelli
i silos alla stazione di Vercelli
il φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος di Saffo
il sorriso incrociato in corso Francia
e milioni e ancora milioni di bellezze
commoventi preziose
che guardate o non guardate
vissute o non vissute
si sciolgono nel tempo

 
 
 

Al cielo va bene

Post n°1290 pubblicato il 13 Agosto 2015 da molinaro
Foto di molinaro

AL CIELO VA BENE

il cielo oggi
ha nuvole morbide
a panna
bianche
più in là più scure
grigie
e sprazzi azzurri
più o meno chiari
e un soffio fresco
è gradevole
è bello
poi non lo so
se è proprio così
scientificamente
forse c'è afa
e io non m'accorgo
ma non importa
tanto il cielo
non mi ha mai rimproverato
di non vederlo
come esso è davvero
a lui va bene
essere come
lo vedo io
come lo sento
al cielo va bene

 
 
 

4 poesie a Taranto

Post n°1289 pubblicato il 10 Agosto 2015 da molinaro
Foto di molinaro

Le quattro poesie che ho letto la sera del 9 agosto 2015 a Taranto, nella città vecchia (largo Spagnolo, via Cava) durante il concerto di MCCS (Maksim Cristan, Daria Spada, Diego Caretto).

 

 

PARIS, LE 7 JANVIER

Dollaro dio
crepa per noi.
Allah dio
crepa per noi.
Euro dio
crepa per noi.
Jahvè dio
crepa per noi.
Potenti di tutte le religioni
crepate per noi.
Potenti di tutte le banche
crepate per noi.
Santi criminali
crepate per noi.
Beati imbecilli
crepate per noi.
Maschio dio
crepa per noi.
Vergine dea
crepa per noi.
Arcangeli delle armi
crepate per noi.
Troni e dominazioni
crepate per noi.
Sacri vangeli del potere
crepate per noi.
Epistole dell'ipocrisia
crepate per noi.
Timore nostro
crepa con noi.
Vigliaccheria nostra
crepa con noi.
Sia vituperato e maledetto in ogni momento
il nostro umile inutile lamento.
Porco, porco, porco
è il potere, re dell'universo:
i cieli e la terra sono pieni
della sua boria:
ci danna, ci danna, ci danna
ci danna uccidendo ogni sogno.
Agnello di dio
sgozzato in ogni parte del mondo
non avere pietà di nessuno.
Agnello di dio
sgozzato in ogni parte del mondo
togli a noi questa pace di morte.
Figli nostri,
che state sulla terra,
riprendete il vostro nome,
abbiate la vostra libertà
come in cuore così nelle mani,
cancellate ogni debito
e fate che a nessuno
manchi il pane quotidiano:
cadete nella tentazione
di liberarvi dal male,
vivete ogni amore,
non possedete altro mai
che la vostra meraviglia.
Amen.



LE NUDE

Vedere ragazze seminude o nude
belle ragazze seminude o nude
che danzano nude o danzando si spogliano
o seminude giocano in luci e colori
in un locale con musica e gente
o nude giocano a pallavolo
su una spiaggia naturista
o nude posano per un fotografo
- è bello, non rompetemi le palle:
non rompetemi le palle
con i vostri discorsi volgari maschilisti
o sussiegosi femministi
che in questo caso - è curioso, no? -
vanno a parare allo stesso dispregio.

Non rompetemi le palle:
dire che queste cose fanno schifo perché
anche la tivù di Berlusconi le fa
è come dire che Dante fa schifo
perché anche Bondi le poesie le fa.

Belle ragazze seminude o nude
che danzano nude o danzando si spogliano
è un patrimonio dell'umanità
che l'UNESCO dovrebbe tutelare:
affascinava ottomila anni fa,
finché c'è vita affascinerà.

E la ragazza che lo fa
- io la guardo con vasta gratitudine -
aggiunge al mondo un tocco di splendore
ruba un poco di luce
contro il buio vorace che noi tutti
attende con il suo sogghigno stronzo.

Vedere ragazze seminude o nude
nell'armonia del corpo in movimento
è bello, non rompetemi le palle
né rompetele a loro - guardatele piuttosto
e se siete fortunati baciatele
e anche fidanzàtevici
purché dopo fidanzate non diciate loro
di smettere di danzare seminude o nude:
se avete quell'idea piuttosto astenétevici.



YOGA

tu
un'amica mi ha detto che adesso
simpatizzi per il veganismo
e già so che fai yoga e acroyoga
ami la bellezza e la natura
forse stai attenta a non calpestare un insetto
forse hai uno sguardo buono
anche per ragni e scorpioni
questo è molto bello
ma
vorrei farti notare che quantomeno
dal punto di vista scientifico biologico
sono anch'io - al momento - un essere vivente
e sono in ansia per te
una parola me la potresti dire
o concedermi almeno lo sguardo buono
che forse concedi ai ragni e agli scorpioni
che tutto sommato credo di essere
meno velenoso di loro
e più in ansia di loro per te
anzi guarda secondo me
ai ragni e agli scorpioni di te
non gliene fotte un cazzo



MA SE NOI

Ma se noi
facciamo un giro con la Vespa
quando la scrocco a mio figlio
e facciamo i lavoretti
per pagare le bollette
e ti preparo colazione
con il burro di soia
e troviamo le cose per terra
e ci baciamo
e guardiamo accendersi il campanile
e ceniamo a un'ora qualsiasi
con mozzarella e pomodoro e basilico
ma se noi
parliamo di tutte le cose del mondo
e ci buttiamo sul letto
a un'ora qualsiasi
e facciamo l'amore
e andiamo la sera nei posti
dove si sente la musica gratis
e la poesia
e ci mandiamo gli esse emme esse
se appena un giorno restiamo lontani
e ci diciamo gli odori
e ci diciamo gli altri amori
ma se noi
la casa è piena di scatoloni
e lo yogurt del discount da un euro al chilo
a un'ora qualsiasi
facciamo l'amore
e ci addormentiamo nudi
e ci stupiamo che sia passato il tempo
ma pazienza lui passa
noi per mano
noi
tu
tu come puoi pensare
che ci manchi qualcosa?

 
 
 

62

Post n°1288 pubblicato il 01 Agosto 2015 da molinaro
Foto di molinaro

62

Sessantadue è divisibile per 1, 2, 31 e 62, quindi
lo definirei un numero secondo: i numeri primi
sono divisibili solo per sé stessi e per uno,
i numeri secondi, lo decido in questo momento,
sono divisibili solo per uno, per due, per sé stessi
e per la propria metà. Ho creato un concetto:
non me ne faccio niente. Al terzo verso scrivendo
«sé stessi» ho pensato che ieri da qualche parte
qualcuno per criticare l'opinione di un altro
derideva che lui avesse scritto «sé stessi» con l'accento
- e invece è giusto. Il mondo è un coro disempatico dentro me
che mi disturba. Stamattina ho voglia di scrollarmi
come un cane che esce dall'acqua, godurioso,
non gli importa chi bagna. La psicoterapia,
la coazione a ripetere: sì, a sette anni, innamorato
del mio maestro elementare, l'unico adulto
che non mi facesse paura o ribrezzo, gli scrissi
dandogli del tu, così all'improvviso, e fui punito:
m'ero preso da solo, indebitamente e improvvisamente
una confidenza inesistente. Mezzo secolo dopo
la stessa cosa, con una ragazza, prendermi
(sempre con le parole, l'unico strumento
dove non sono del tutto maldestro)
da solo, indebitamente e improvvisamente
una confidenza inesistente,
ed essere punito con un muro invalicabile.
Interessante, dottore, questo parallelo, ma dov'è
la soluzione? Non la vedo all'orizzonte.
Dovevo innamorarmi di qualcuno
che non fosse il mio maestro elementare?
Ma non è una soluzione, è una rinuncia,
chiamiamo le cose per nome, dottore.
Ho voglia di scrollarmi come un cane
che esce dall'acqua, godurioso, a chi tocca
di bagnarsi gli tocca. Ma ci sei tu
che mi dici «non essere triste, festeggiamo,
è il tuo compleanno» ed è questa
una cosa felice, ed è piovuto e fa fresco.
Abbracciamoci, mi scrollo
da dosso il mondo e le cose, mi scrollo
da dosso anche lo scrivere, abbracciamoci.
Fuori dalla porta ci sarà certamente
qualcuno che si lamenta che l'estate è finita:
ieri si lamentava del caldo asfissiante.
E del sanguinoso esperimento di Kobane
a nessuno importa niente e abbaia un cane
e piange il solito bambino
nella mansarda di fronte. Abbracciamoci,
festeggia tu con me
questo mio compleanno.

 
 
 

Maria Cristina Santangelo

Post n°1287 pubblicato il 27 Luglio 2015 da molinaro
Foto di molinaro

Guardate quest'ottima danzatrice, Maria Cristina Santangelo, in due esibizioni in un locale alle porte delle Valli di Lanzo, accompagnata dal bravo percussionista Santo R. Saraco: è un momento di bellezza, sensualità, ritmo e armonia.

 

 

 

È presente anche in questo album.

 
 
 

Cari fori

Post n°1286 pubblicato il 01 Luglio 2015 da molinaro
Foto di molinaro

Il mio amico Franco è un bravo poeta ed è abbastanza «pazzo» - anche in modi specifici che gli sono stati variamente diagnosticati nella varie fasi della sua vita (ha quattro anni meno di me) - ma stavo pensando stamattina che è forse l'unico uomo (maschio) che non mi ha mai deluso (ferito) con discorsi di un certo tipo sulle donne, quei discorsi arcaico-banal-violento-patriarcal-qualunquisti avverso i quali ho (certo anche per patologie mie) una profonda nausea (ed è un tema su cui - ne sono consapevole - ho annoiato il mondo intero). Discorsi che a volte, con desolazione, trovo uguali in chiacchiere di ventenni del 2015 e in orribili trattatelli di gesuiti del Seicento.

Recentemente Franco mi ha raccontato di avere fatto sesso con una piacevole ragazza e che era tutto bello tranne per il fatto che lei voleva la penombra e a lui invece piace farlo in luce piena, in modo che siano bene rischiarati e visibili i «cari fori». Ha scritto proprio così, «cari fori». Si tratta, è chiaro, della fica e del culo. E immagino, al sintagma «cari fori», reazioni che vanno dal sorrisetto al riso sguaiato.

E invece no, ragazzi, c'è in quelle parole una dolce infinita appropriatezza. «Cari fori» sta nello stesso registro linguistico di «i capei d'oro a l'aura sparsi» e di «gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi». Sta cioè dove deve stare, sta nella soave libera tragica sacralità del corpo, del sesso, dell'amore, che include capelli, occhi, culo e tutto. Che include in un religioso aperto emancipato rispetto tutti i corpi e tutti i rapporti e tutte le modalità e tutte le visioni, da "Romeo e Giulietta" al più consumato dei pornazzi.

La schizofrenia «del» corpo induce una schizofrenia «dei» corpi e poi delle persone. La donna dell'occhio (angelo) e la donna del culo (puttana): ciarpame remoto che però sempre riaffiora: in forma lieve (ma non così lieve) nelle battute dei ragazzini, in forma grave nelle minacce dei neo-califfi che vorrebbero che la donna «onesta» mostrasse appunto solo l'occhio. Eppure, per la scienza, per la fisica, occhio e culo sono entrambi fuggente materia da putrefazione. Cibo per vermi i «cari fori» come «gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi». E, già prima dei vermi, incartapecoriti e afflosciati dalla vecchiaia gli occhi come i culi.

L'illusoria ma unica e decisiva salvezza è nostra pura invenzione (ossia, appunto, illusione, cioè umanità): arte, amore, sentimento, pensiero che «illumina d'immenso» il mattino, il tramonto, la città, il sorriso, i capei d'oro, i cari fori.

La salvezza non è distruggere il recinto del sacro, unico ragionevole approdo dei nostri deliri, ma è allargarlo, allargarlo, allargarlo fino a comprendere tutto e a non essere più, dunque, recinto. Non sottrarre al divino gli occhi ridenti e fuggitivi, ma includere nel divino i cari fori. L'esatto opposto, forse, di un certo cinismo, di un certo sarcasmo modaiolo che pervade la sussiegosa letteratura contemporanea. E che finisce, sempre, a riclassificare le donne come poteva farlo un gesuita del Seicento - che magnifico progresso, miei giovani autori!

Franco è uno dei pochissimi a capire senza sforzo che la ragazza amorevolmente contemplata mentre cura un'esile piantina in un vaso su un balcone è la stessa che (amorevolmente contemplata) prende un cazzo davanti e uno dietro in un'orgia o (amorevolmente contemplata) vende sesso per cento euro in un night di periferia. È una donna, è una persona, fa quel che fa, se la amo è meraviglioso tutto quello che è e che fa: gli occhi che osservano e ridono, le mani che curano la piantina o curano cento cazzi, il soffice volo dei capelli, il largo pervio culo, i cari fori, i discorsi leggiadri o corrucciati, gli impegni, le spalle, il portamento.

Alla fine è qui la liberazione: in uno sguardo che amorevolmente contempla e quindi naturalmente «lascia essere» - perché, affascinato, non ha motivo di cercare o creare limiti. Sta forse qui il punto di contatto, sempre così difficile, forse impossibile, fra amore e libertà. E sta qui forse anche la vera realizzazione degli slogan femministi: né puttane né madonne finalmente solo donne. Stanno qui, forse, tante cose semplici e difficili.

Credo che ruberò «cari fori» a Franco per una qualche mia futura poesia. Mi piace, e fra poeti seri si fanno, liberamente, questi scambi. La proprietà letteraria riservata è dei tristi burocrati. Di me prendete sempre liberamente tutto quello che vi serve.

 
 
 

Il superficiale

Post n°1285 pubblicato il 19 Giugno 2015 da molinaro
Foto di molinaro

 

IL SUPERFICIALE

Come un Ulisse che fosse
riuscito a tornare, scampato, dal naufragio
presso il monte del Purgatorio,
per un mitico miracolo inspiegabile fosse
tornato non necessariamente a Itaca
ma in un luogo di terra, fosse
tornato dopo il folle volo, scampato
e disincantato, in un luogo di terra
ad attendere una morte qualsiasi,
una comune qualunque morte,
non meno assurda di quanto fosse assurda
prima d'ogni virtù e conoscenza, e si fosse
- ancor valido il corpo - applicato
a coltivare teneri fertili fragranti orti odorosi
di rosmarino e basilico oppure
a fottere con tutte le odorose fragranti
di tenera pelle meretrici di Corinto,
ecco, all'incirca, all'incirca così
è - sappilo, tu lo devi sapere -
la mia profonda superficialità.
                                           Ma poi
m'innamoro di qualcuno o qualcosa
e finché c'è respiro viaggio ancora.

 
 
 

Miei limiti

Post n°1284 pubblicato il 10 Giugno 2015 da molinaro
Foto di molinaro

MIEI LIMITI

Stride un'officina dal cortile:
nella sala d'attesa dell'ambulatorio
ci sono donne e uomini che aspettano
come me varie visite, esami. Vorrei
saper vedere anche qui una gloria
(che è meno di un senso, ma è qualcosa)
della vita, ma non riesco, non è
nelle mie facoltà. Questo ripieno
di dolore di carne che sostiene
(come un cascame dentro un materasso)
(come un letame sotto il pelo del suolo)
la sottile bellezza che è la sola
cosa che mi consola
io non lo so guardare né descrivere:
io non ho che una mesta presa d'atto,
uno sguardo che aspetta solamente
di uscire, di fuggire, finché
c'è ancora modo di dimenticare.

 
 
 

La leggenda della mela

Post n°1283 pubblicato il 03 Giugno 2015 da molinaro
Foto di molinaro

LA LEGGENDA DELLA MELA

 

Fu la donna

la prima ad accorgersi

che vietare un frutto

è vietare tutto

e a dir dunque di no

al divino precetto

 

- ma oggi tale concetto

sembra più del maschietto:

giudicato dal dio-donna

un bimbetto stronzetto. 

 
 
 
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davvero particolari
Inviato da: Cristina
il 04/08/2015 alle 12:35
 
Beh, la prima delle fantasticherie, amore favorito da...
Inviato da: molinaro
il 28/07/2015 alle 09:16
 
E così ti freghi ancora...
Inviato da: asia1958a
il 19/06/2015 alle 08:25
 
Mi piace moltissimo
Inviato da: Carlo Guassone
il 07/05/2015 alle 17:17
 
wow!
Inviato da: cate
il 01/05/2015 alle 01:37
 
 
 
 
 
 
 
 

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Questo blog è una specie di diario dove scrivo quello che mi pare quando mi pare (una libertà tutelata dalla Costituzione della Repubblica Italiana). Non ha alcuna periodicità, non assomiglia minimamente a una testata giornalistica! Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.

 
 
 
 
 
 
 

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