Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

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Maria Cristina Santangelo

Post n°1287 pubblicato il 27 Luglio 2015 da molinaro
Foto di molinaro

Guardate quest'ottima danzatrice, Maria Cristina Santangelo, in due esibizioni in un locale alle porte delle Valli di Lanzo, accompagnata dal bravo percussionista Santo R. Saraco: è un momento di bellezza, sensualità, ritmo e armonia.

 

 

 

È presente anche in questo album.

 
 
 

Cari fori

Post n°1286 pubblicato il 01 Luglio 2015 da molinaro
Foto di molinaro

Il mio amico Franco è un bravo poeta ed è abbastanza «pazzo» - anche in modi specifici che gli sono stati variamente diagnosticati nella varie fasi della sua vita (ha quattro anni meno di me) - ma stavo pensando stamattina che è forse l'unico uomo (maschio) che non mi ha mai deluso (ferito) con discorsi di un certo tipo sulle donne, quei discorsi arcaico-banal-violento-patriarcal-qualunquisti avverso i quali ho (certo anche per patologie mie) una profonda nausea (ed è un tema su cui - ne sono consapevole - ho annoiato il mondo intero). Discorsi che a volte, con desolazione, trovo uguali in chiacchiere di ventenni del 2015 e in orribili trattatelli di gesuiti del Seicento.

Recentemente Franco mi ha raccontato di avere fatto sesso con una piacevole ragazza e che era tutto bello tranne per il fatto che lei voleva la penombra e a lui invece piace farlo in luce piena, in modo che siano bene rischiarati e visibili i «cari fori». Ha scritto proprio così, «cari fori». Si tratta, è chiaro, della fica e del culo. E immagino, al sintagma «cari fori», reazioni che vanno dal sorrisetto al riso sguaiato.

E invece no, ragazzi, c'è in quelle parole una dolce infinita appropriatezza. «Cari fori» sta nello stesso registro linguistico di «i capei d'oro a l'aura sparsi» e di «gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi». Sta cioè dove deve stare, sta nella soave libera tragica sacralità del corpo, del sesso, dell'amore, che include capelli, occhi, culo e tutto. Che include in un religioso aperto emancipato rispetto tutti i corpi e tutti i rapporti e tutte le modalità e tutte le visioni, da "Romeo e Giulietta" al più consumato dei pornazzi.

La schizofrenia «del» corpo induce una schizofrenia «dei» corpi e poi delle persone. La donna dell'occhio (angelo) e la donna del culo (puttana): ciarpame remoto che però sempre riaffiora: in forma lieve (ma non così lieve) nelle battute dei ragazzini, in forma grave nelle minacce dei neo-califfi che vorrebbero che la donna «onesta» mostrasse appunto solo l'occhio. Eppure, per la scienza, per la fisica, occhio e culo sono entrambi fuggente materia da putrefazione. Cibo per vermi i «cari fori» come «gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi». E, già prima dei vermi, incartapecoriti e afflosciati dalla vecchiaia gli occhi come i culi.

L'illusoria ma unica e decisiva salvezza è nostra pura invenzione (ossia, appunto, illusione, cioè umanità): arte, amore, sentimento, pensiero che «illumina d'immenso» il mattino, il tramonto, la città, il sorriso, i capei d'oro, i cari fori.

La salvezza non è distruggere il recinto del sacro, unico ragionevole approdo dei nostri deliri, ma è allargarlo, allargarlo, allargarlo fino a comprendere tutto e a non essere più, dunque, recinto. Non sottrarre al divino gli occhi ridenti e fuggitivi, ma includere nel divino i cari fori. L'esatto opposto, forse, di un certo cinismo, di un certo sarcasmo modaiolo che pervade la sussiegosa letteratura contemporanea. E che finisce, sempre, a riclassificare le donne come poteva farlo un gesuita del Seicento - che magnifico progresso, miei giovani autori!

Franco è uno dei pochissimi a capire senza sforzo che la ragazza amorevolmente contemplata mentre cura un'esile piantina in un vaso su un balcone è la stessa che (amorevolmente contemplata) prende un cazzo davanti e uno dietro in un'orgia o (amorevolmente contemplata) vende sesso per cento euro in un night di periferia. È una donna, è una persona, fa quel che fa, se la amo è meraviglioso tutto quello che è e che fa: gli occhi che osservano e ridono, le mani che curano la piantina o curano cento cazzi, il soffice volo dei capelli, il largo pervio culo, i cari fori, i discorsi leggiadri o corrucciati, gli impegni, le spalle, il portamento.

Alla fine è qui la liberazione: in uno sguardo che amorevolmente contempla e quindi naturalmente «lascia essere» - perché, affascinato, non ha motivo di cercare o creare limiti. Sta forse qui il punto di contatto, sempre così difficile, forse impossibile, fra amore e libertà. E sta qui forse anche la vera realizzazione degli slogan femministi: né puttane né madonne finalmente solo donne. Stanno qui, forse, tante cose semplici e difficili.

Credo che ruberò «cari fori» a Franco per una qualche mia futura poesia. Mi piace, e fra poeti seri si fanno, liberamente, questi scambi. La proprietà letteraria riservata è dei tristi burocrati. Di me prendete sempre liberamente tutto quello che vi serve.

 
 
 

Il superficiale

Post n°1285 pubblicato il 19 Giugno 2015 da molinaro
Foto di molinaro

 

IL SUPERFICIALE

Come un Ulisse che fosse
riuscito a tornare, scampato, dal naufragio
presso il monte del Purgatorio,
per un mitico miracolo inspiegabile fosse
tornato non necessariamente a Itaca
ma in un luogo di terra, fosse
tornato dopo il folle volo, scampato
e disincantato, in un luogo di terra
ad attendere una morte qualsiasi,
una comune qualunque morte,
non meno assurda di quanto fosse assurda
prima d'ogni virtù e conoscenza, e si fosse
- ancor valido il corpo - applicato
a coltivare teneri fertili fragranti orti odorosi
di rosmarino e basilico oppure
a fottere con tutte le odorose fragranti
di tenera pelle meretrici di Corinto,
ecco, all'incirca, all'incirca così
è - sappilo, tu lo devi sapere -
la mia profonda superficialità.
                                           Ma poi
m'innamoro di qualcuno o qualcosa
e finché c'è respiro viaggio ancora.

 
 
 

Miei limiti

Post n°1284 pubblicato il 10 Giugno 2015 da molinaro
Foto di molinaro

MIEI LIMITI

Stride un'officina dal cortile:
nella sala d'attesa dell'ambulatorio
ci sono donne e uomini che aspettano
come me varie visite, esami. Vorrei
saper vedere anche qui una gloria
(che è meno di un senso, ma è qualcosa)
della vita, ma non riesco, non è
nelle mie facoltà. Questo ripieno
di dolore di carne che sostiene
(come un cascame dentro un materasso)
(come un letame sotto il pelo del suolo)
la sottile bellezza che è la sola
cosa che mi consola
io non lo so guardare né descrivere:
io non ho che una mesta presa d'atto,
uno sguardo che aspetta solamente
di uscire, di fuggire, finché
c'è ancora modo di dimenticare.

 
 
 

La leggenda della mela

Post n°1283 pubblicato il 03 Giugno 2015 da molinaro
Foto di molinaro

LA LEGGENDA DELLA MELA

 

Fu la donna

la prima ad accorgersi

che vietare un frutto

è vietare tutto

e a dir dunque di no

al divino precetto

 

- ma oggi tale concetto

sembra più del maschietto:

giudicato dal dio-donna

un bimbetto stronzetto. 

 
 
 

Due poesie il 31 maggio 2015

Post n°1282 pubblicato il 01 Giugno 2015 da molinaro
Foto di molinaro

Carlo Molinaro legge due poesie dal suo libro "Una città" (Edizioni Manifattura Torino Poesia, Marco Valerio Editore, Torino 2010) al Concertino dal balconcino in via dei Mercanti 3 a Torino il 31 maggio 2015. Le poesie sono "Del paradiso non c'importa nulla" (pag. 23) e "La variabile (quasi) indipendente" (pag. 101).

 
 
 

Io sono serio sempre

Post n°1281 pubblicato il 31 Maggio 2015 da molinaro
Foto di molinaro

IO SONO SERIO SEMPRE

non esistono i tuoi amori, sono
generati dalla tua anima


se essere generato da un'anima
significasse non esistere
l'intero universo
svanirebbe in un soffio
- tu per primo che mi giudichi

(è così che accade?
non lo voglio sapere)

dovresti avere più attrezzi
per la realtà


sì, davvero? per i minuti della felicità
ho attraversato ore e giorni di angoscia,
più di quanto tu possa immaginare,
quasi sempre per motivi inesprimibili:
e tanto attraversare
non m'ha dato nessuna attrezzatura
per l'angoscia futura

perché non studi, non leggi, non mediti, solo
insegui gli odori, le ragazze


è vero, la cultura in sé
non m'ha mai entusiasmato,
e non sono meditabondo
e non sono un erudito ma poi tutto sommato
faccio anch'io le mie dotte ricerche,
per esempio ho scoperto che esiste il barelesque
(talvolta, con aplologia, barlesque)
che è da bare «nudo» e burlesque
ed è un numero di burlesque che si chiude
con un nudo integrale:
a me sembra una cosa interessante

ma cosa dici adesso
tu non sei serio, mai


è qui l'errore
la cosa che voi non riuscite a capire
io sono serio sempre

 
 
 

XXV aprile

Post n°1280 pubblicato il 02 Maggio 2015 da molinaro
Foto di molinaro

XXV APRILE

Io che sono nato solo otto anni dopo
quando nell'aria erano grezzi ancora
entusiasmo e rancore
e durezza nei baveri
e parole gridate e parole trattenute
e sguardi veloci a colpire e allontanare
- e stavano nascosti
nelle profondità vietate
degli armadi più oscuri
i fazzoletti rossi e le camicie nere
mio padre soldato mio zio partigiano
nessuno dei due mi ha mai raccontato
- è anche per questo che per me il pudore
non ha nessuna tenerezza, ha timore -
del vecchio combattente mi ritrovo ad ascoltare
le cose che nemmeno oggi dice
le sento a una a una come lame - come
quel lento mormorare fra sezioni e sagrestie
lo sentivo così, senza volere
nel rumore dei raggi della mia bicicletta
e la storia corrotta
si spaccava come il fango che dissecca
a mal celare la permanenza putrida
delle menzogne, con i nuovi potenti
che erano gli stessi
- io questo e altro senza mai guardare
confuso in segni ambigui intravedevo,
questo e altro,
io bambino così disincantato
da non volere uscire dall'incanto.

 
 
 

Il calco vuoto

Post n°1279 pubblicato il 30 Aprile 2015 da molinaro
Foto di molinaro

IL CALCO VUOTO

        ...come un'ombra mi seguì [...]
           anima mia, torna a casa tua...

                  (Ivano Michetti, Flavio Paulin e Antonello De Sanctis)

La donna che t'innamora è non solo ma anche
l'incarnazione delle tue mancanze:
per questo t'innamori e sei convinto
di conoscerla da sempre, intimamente:
ciò che riconosci nel suo sguardo
è ciò di cui da una vita nel tuo sguardo
conosci il calco vuoto - ma attenzione:
nessuno l'ha chiamata alla missione
di combaciarti: può farlo se le garba,
se ne riceve a sua volta del bene.

 
 
 

One Man Telenovela novantatreesima puntata

Post n°1278 pubblicato il 23 Aprile 2015 da molinaro
Foto di molinaro

La novantatreesima è un monologo, soltanto un monologo. In sottofondo, brani da un bello spettacolo di Cherry & Carmilla. Chi volesse (saggiamente) vedersi lo spettacolo senza lo sproloquio onemantelenovelante, è qui.

 
 
 
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