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Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

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Riassunto

Post n°1237 pubblicato il 27 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

RIASSUNTO

t'ho vista brevemente
mi sono innamorato
e tu rapidamente
ti sei allontanata

inetto a rassegnarmi
ho illuminato intorno
alla tua buia assenza
un fantastico mondo

un grande mondo vano
dove la tua mancanza
è la sola presenza
a cui tendo la mano 

 
 
 

"Parabola" e "Passaggio a V."

Post n°1236 pubblicato il 25 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Due poesie di Carlo Molinaro, dal libro "La parola rinvenuta", lette al concerto dal balconcino, in via dei Mercanti 3 a Torino, il 24 agosto 2014. Il tema è l'essere stranieri pur vivendo nella terra in cui si è nati.

 

 
 
 

Cappuccino

Post n°1235 pubblicato il 19 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

CAPPUCCINO

A me non piace affatto
il cappuccino.
Quella specie di caffelatte scarso,
stitico, schiumoso, troppo caldo,
talvolta mi è indifferente,
talvolta mi fa quasi
un po' schifo - dipende dai giorni.

Se avessi in casa
una macchina cappuccinatrice
non la userei mai.
Proprio non m'interessa, il cappuccino.

Però mi piace tanto, tantissimo
prendere un cappuccino.

Mi piace entrare nel bar
e guardare il barista o la barista
e dire
un cappuccino
o
un cappuccino per favore
o
buongiorno! un cappuccino
o
ciao! un cappuccino, grazie
o in altri modi ancora,
dipende qual è il bar,
dipende da come mi guarda il barista,
da quanto m'intimidisce o invece
mi dà confidenza,
da come m'ispira
simpatia o antipatia.

Poi, soprattutto se è un bar che non frequento,
ci può essere la domanda:
vuole del cacao?
o
vuoi del cacao?
o
ci metto un po' di cacao?
o
cacao?
o in altri modi ancora,
a cui la mia risposta, abbastanza fissa,
è
no grazie.

Poi ha inizio
la preparazione del cappuccino
durante la quale osservo il barista
o la barista
oppure vago con lo sguardo nel locale
osservando le cose e le persone.

A questo punto ci sono molte variabili,
tutte affascinanti,
che sarebbe lungo e noioso elencare,
ne dico solo alcune:
attaccare un breve discorso
con il barista o la barista
o
contemplare la scollatura della barista
o
ascoltare un discorso ad alta voce
di altri avventori
traendone spunti sociologici
o
eccetera eccetera eccetera.

A volte vado a fare pipì
e in certi casi, anzi, è proprio questa la causa
del cappuccino, benché di solito
se il movente è una minzione
io prenda un caffè,
non so perché,
se a spingermi dentro è la pipì
non prendo un cappuccino ma un caffè:
il bar-per-pipì è una storia diversa
dal bar-con-cappuccino.

Nel caso della pipì
c'è un'altra variabile importante:
il cesso del bar.
Ce ne sono di tutti i tipi,
alcuni meravigliosi,
come quello della caffetteria Sofia
in via Berthollet
che si sale un'impervia rischiosa scaletta
fino a uno strano deserto ammezzato
con vecchi oggetti e polvere e mistero.

Poi arriva il cappuccino
e c'è un'altra cosa
possibile importante: il disegno
che certi baristi riescono a fare
versando la schiuma:
a forma di foglia o di cuore
o d'altro ancora.

Poi c'è accostare il cappuccino alle labbra
e qui la discriminante è
che non sia troppo caldo, che non bruci.
Quando ero più giovane
a volte dicevo
un cappuccino tiepido!
ma poi mi sono stancato
di quella faticosa prolissa allocuzione
che alterava la purezza del rituale:
adesso lascio che scelga il barista
la temperatura.

Di solito, per fortuna, non brucia;
se brucia, soffio un poco, un poco aspetto,
lo bevo lentamente.

Poi c'è, appunto, bere il cappuccino.
Questa è la cosa che mi piace di meno
e che meno m'interessa:
un sapore vale l'altro, io non li distinguo,
anche perché, come dicevo,
non mi piace il cappuccino.

Poi c'è il pagamento,
da un euro a un euro e trenta,
a parte qualche promozione a ottanta centesimi
e qualche ladro a un euro e cinquanta.
Pago con le monete
o con la banconota, aspettando
il resto e lo scontrino.
Prima di entrare nel bar
ho verificato, sempre, se ho con me il denaro,
perché sicuro non lo sono mai.

Poi ci sono i saluti,
che sono un'altra variabile importante:
una barista nuova di via San Donato
mi saluta spesso in un modo che
mi mette di buon umore
anche per più di un minuto e non è male.

E questo è quanto, riassumendo molto.

Non mi piace il cappuccino,
trovo del tutto insensato quello schizzo
di pseudocaffelatte,
ma mi piace tanto, tanto, tantissimo
prendere un cappuccino:
le volte che lo faccio divento
per un momento
un poco felice.

 
 
 

Gente a Torino a Ferragosto

Post n°1234 pubblicato il 14 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Chi resta a Torino a Ferragosto non è detto che si trovi male...

 

 
 
 

È che tu donna

Post n°1233 pubblicato il 12 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

È CHE TU DONNA

Disse il pazzo: «È che tu donna
["tu" nel senso di moltissime di voi:
è un TFR
(Tu Femminile Retorico)]
la intendi sempre o quasi sempre diversa
da come io:
le cose che per me
sono icone sacre di celeste meraviglia
(per esempio una foto di te nuda)
o rituali magici che generano bellezza
(per esempio camminare per mano su un prato)
- per te è diverso.
Cioè, prevalentemente diverso.
Partendo dalla seconda che ho detto,
se per me camminare mano nella mano
è prevalentemente
un rituale magico da te e me officiato
generante bellezza e gioia,
per te invece quello stesso camminare
è prevalentemente
un comportamento fra noi
generato da una preesistente situazione relazionale.
C'è differenza, avrai notato,
nei tempi del participio:
per me quel camminare è prevalentemente generante,
per te è prevalentemente generato.
Ho detto "prevalentemente"
perché non dubito che anche per te
quel camminare sia almeno un poco
generante bellezza;
e di certo anche per me
è generato da una preesistente situazione relazionale,
non fosse che perché
non posso prendere per mano la prima che passa:
molte volte, in verità, io lo farei,
ma loro, le passanti, non concordano
su questa cosa.
Quindi è questione di "prevalentemente"
ma è un "prevalentemente" che ha un certo peso,
perché a me il tuo ridurre il magico rituale
a una conseguenza relazionale
m'avvilisce un poco, lo trovo prosaico,
troppo freddo e razionale,
mentre a te ti avvilisce
il mio vederlo come rituale magico
a sé sufficiente,
praticamente non legato a niente.
Sulla prima che ho detto,
la foto di te nuda,
per te di solito è
o un semplice lavoro da modella
se fai la modella,
o una confidenza d'immagine concessa
per una preesistente situazione relazionale
(cioè è come il camminare per mano)
se ti fai fotografare in quanto amica o fidanzata:
in nessuno dei due casi comunque
è icona sacra di celeste meraviglia
da mostrare ovunque a chiunque con assoluta
fiera coscienza di diffondere bellezza
di natura divina.
Per te è una cosa molto più prosaica,
riservata, limitata, è una cosa da usare
in certi modi e casi:
e a me questa riduzione a un uso m'avvilisce,
mentre a te t'avvilisce
se affiggo la tua foto a Porta Nuova
per il bene di tutti i viandanti.
Sono sensibilità moltissimo diverse,
e questi che ho fatto
(la mano nella mano e la foto di te nuda)
sono solo due esempi: in altri mille
casi della vita
abbiamo sensibilità moltissimo diverse.
Ma dai, va bene, ormai son quasi vecchio,
quasi ormai senza quasi,
è andata così,
tiriamo a campare.
D'altronde
forse non ci siamo capiti
fin da un buon mezzo secolo fa:
le femministe annisessanta
quando dicevano di bruciare il reggiseno
io intendevo che mostrassero
a tutti, libere, le tette:
non che mettessero, al posto,
quei deformi maglionazzi
intessuti di tristezza».
Così disse il pazzo
a un'ipotetica donna che s'inventava ascoltarlo:
e andò in cucina a mangiare uno yogurt.

 
 
 

Disamor

Post n°1232 pubblicato il 11 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

DISAMOR

D'un amore che cresce
godi la foglia e il fiore, accarezzi
il disegno dei rami, ascolti il vento,
senti l'odore buono della resina,
raccogli i frutti delicatamente.

D'un amore estirpato
t'accorgi quanto lunghe le radici,
quanto aggrappate dentro la tua terra:
quanto di te ha portato via, lasciando
un taglio nero, casa di lombrichi.

 
 
 

Cherry & Carmilla: la stanza cinese

Post n°1231 pubblicato il 11 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

Cherry & Carmilla: la stanza cinese. Un numero eseguito in condizioni non favorevoli, nella semplice saletta di un bar (Enoteca La Barrique) a Settimo Torinese, senza luci (se non quella dalla finestra) e senza scenografia: eppure, con la loro bravura, sono riuscite a fare lo stesso qualcosa di bello. Altre loro cose qui.

 

 
 
 

Riflessione a 61 anni

Post n°1230 pubblicato il 02 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

RIFLESSIONE A 61 ANNI

Non ho mai cercato, in nessuna persona,
tutta la persona. Mi pareva crudele,
troppo crudele. Ho sempre preso, di ogni persona,
la parte che più mi piaceva.

Posso amarti perché sei simpatica,
o perché sei bella,
o per un gesto, o per un pezzo della storia
della tua vita, o per un'idea,
o perché sorridi in un dato modo,
o anche solo perché sei in un luogo
in un dato momento.

Posso esserti amico
perché sei intelligente,
pur avendo un carattere di merda,
o perché hai un bellissimo carattere,
pur essendo cretino.

Un puntoluce potente che vedo in te mi basta
a cancellare tonnellate di merda eventuale,
così come un faro sul boccascena
oscura il fondo del palco e le quinte.

È un po' come per le città: un paesone
tutto cemento e polvere e stronzi e grigiore
lo posso amare intensamente
perché c'è uno simpatico in un bar.
Posso amare Parigi come Rho.

Forse questo mio modo di funzionare
mi ha illuso su una possibile reciprocità
della cosa: essere amato per un gesto,
per una poesia,
per un colpo di simpatia,
per una conversazione, per essermi trovato
in un dato luogo in un dato momento.

Che a me sembra amore bello perché
non pone condizioni.
Ha molta purezza in sé.
Lascia all'altro un'immensa libertà.

Però
compiuti adesso i sessantuno anni
comincio a raccogliere alcuni indizi
che le cose non funzionano così.

Che le persone nelle persone
cercano e vogliono tutta
- o almeno quasi tutta - la persona.

Questo rende le relazioni umane
molto più difficili e complicate e strazianti
di come ho sempre pensato.
Però mi sa che va proprio così,
così è la realtà.

Ora adesso non so,
alla mia età,
se riesco a reimpostare
le mie modalità:
si vedrà. 

 
 
 

Altri discorsi del pazzo

Post n°1229 pubblicato il 02 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

ALTRI DISCORSI DEL PAZZO

«No, l'amore non è la relazione» - disse il pazzo:
«la relazione è l'acquario, non puoi vivere senza,
ma l'amore è il pesce che guizza e che sbatte
contro il vetro: inutile spiegargli
che al di là del vetro, senz'acqua, morirebbe:
è un discorso che non basta, alla fine,
a rendergli accettabile il confine».

Ora che chiuso nel repartino psichiatrico
non aveva più nulla da perdere, il pazzo
si sentiva paradossalmente più libero
di parlare: «Vede, dottore,
i poeti l'hanno scritto chiaramente
che l'amore vero è l'amore adolescente,
non ancora soffocato da progetti
o consapevolezze.
Ma la gente nei testi legge quello che vuole».

«Gozzano agogna l'inconsapevolezza, per Sereni
senza la gioventù l'amore è nulla,
Saba odia la donna e ama la fanciulla,
e lo stesso Leopardi: "la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave":
ma la gente nei testi legge quello che vuole,
e la capisco, sa, dottore, la gente: per salvarsi
bisogna pur difendere la vita reale
a cui si è costretti dal bisogno
che non sia tutto solamente un sogno».

«Se no si finisce qui nel repartino!» - rise il pazzo da pazzo.

Il dottore gli diede le solite pastiglie
poi telefonò annoiato alla moglie:
«un'emergenza, mi spiace, anche stasera»
e s'appartò nel ripostiglio
con la giovane bellissima infermiera.

 
 
 

Dalla finestra di fronte

Post n°1228 pubblicato il 01 Agosto 2014 da molinaro
Foto di molinaro

DALLA FINESTRA DI FRONTE

dalla finestra di fronte
- la stessa da cui spesso
giungono urla, fragori, furori -
si sente una nenia di mamma
che placa un bambino
che placa un bambino per un poco
come una fiaba

ogni nenia o carezza altro non è che fiaba
non esiste il paese della felicità

 
 
 
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