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Una legge sul reddito minimo garantito per la prossima legislatura

Post n°40 pubblicato il 07 Marzo 2013 da saltwater57
Foto di saltwater57

da: la repubblica.it

di Giuseppe Montalbano 
La campagna nazionale per l’istituzione di un reddito minimo garantito ha raccolto più delle 50 mila firme necessarie per porre la sua proposta di legge di iniziativa popolare all’ordine del giorno del prossimo Parlamento. Entro i primi 100 giorni il nuovo governo dovrà dare una risposta alle migliaia di cittadini che si sono mobilitati da giugno a dicembre 2012 per dar vita a questa iniziativa legislativa popolare, promossa da 170 fra associazioni, reti sociali, movimenti e partiti e sottoscritta da più di 40 personalità della cultura, della politica, della società civile, di sindaci e assessori, con oltre 250 iniziative dal nord al sud del Paese.
Questa la sfida che la campagna per il reddito minimo lancia alla futura legislatura in occasione della conferenza stampa tenutasi oggi presso la Camera dei deputati, in cui è stato presentato il risultato di 7 mesi di raccolta firme.Una proposta di legge che è prodotto di una serie di analisi approfondite da parte di studiosi e che tiene conto di proposte ed esperienze esistenti a livello europeo e regionale, quale ad esempio la legge 4/2009 della Regione Lazio sul reddito minimo, oggi non più finanziata. Guardando all’Europa con le lenti dei diritti sociali, infatti, ci si accorge che l’Italia è, insieme alla Grecia, tra i due Paesi dei 27 che non prevedono alcuna tutela universale di ultima istanza rivolta al singolo quali le forme di reddito garantito, restando inadempiente rispetto all’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e alla risoluzione del Parlamento europeo dell’ottobre 2010 che impegna tutti gli stati membri a introdurre simili misure di “contrasto alla povertà e promozione di una società inclusiva”.
“Questa proposta di legge sul reddito è una risposta alla riforma Fornero del mercato del lavoro e rappresenta un argine necessario al default sociale drammatico di un Paese in cui, secondo i dati Eurostat, il 29,9% della popolazione è a rischio povertà”, afferma Sandro Gobetti, del Basic Income Network – Italia. “La questione del reddito, come misura di sicurezza sociale universale, è prioritaria oggi per la coesione sociale e la tenuta stessa della democrazia.

Il reddito a nostro avviso non può che essere il primo punto per l’agenda di un Paese che voglia trovare una via d’uscita alla crisi contrastando la ricattabilità sociale, liberando le energie e le risorse di un lavoro sfruttato e precario”. L’introduzione di un reddito minimo sottrarrebbe i lavoratori al ricatto di salari da fame rendendo più libera la scelta di un’occupazione dignitosa. Per questo insieme a contrastare il rischio di marginalità ed esclusione sociale, il reddito serve da contenimento a un dumping salariale e sociale che negli anni ha trasformato il mercato del lavoro in una zuffa tra poveri senza fine.

“Beneficiari del reddito minimo garantito sono tutti gli individui (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati) che non superino i 7200 euro annui. Devono essere residenti sul territorio nazionale da almeno 24 mesi; devono iscritti presso le liste di collocamento dei Centri per l’impiego”, spiega Santini, del BIN, illustrando i punti essenziali dalla proposta di legge. “L’ammontare individuale del beneficio del reddito minimo garantito è di 600 euro mensili, pari a 7.200 euro annui, rivalutata in senso decrescente a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare beneficiari”, secondo le indicazioni fornite dall’Istat. L’erogazione del reddito sarà sospesa in caso di dichiarazione del falso al momento della richiesta, di assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato, di partecipazione a percorsi di inserimento lavorativo retribuiti, al compimento dei 65 anni di età e quando il beneficiario rifiuti una proposta congrua di impiego dopo il riconoscimento delle sue competenze.
Insiste Santini sulla necessità che la proposta di lavoro del Centro per l’impiego sia “congrua” e solo in quel caso l’erogazione potrà cessare: “in caso contrario il beneficiario si troverebbe costretto ad accettare qualsiasi proposta di lavoro individuata dagli uffici e dalle amministrazioni locali, purché superiore ai 600 euro mensili, riaprendo così le porte ad esperienze che consideriamo fallimentari come quella dei lavoratori socialmente utili”. Il reddito minimo si declina anche nei termini indiretti di welfare e assistenza sociale per i cittadini: per questo la legge prevede una delega al governo per una riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali, l’introduzione di un salario orario minimo e il riordino delle politiche assistenziali alla luce del reddito minimo. Alla conferenza Stato-regione è invece “demandata l’introduzione di misure per la costruzione di un sistema integrato del welfare”.A nome delle diverse associazioni sono intervenute Valentina Greco, di “Precariamente”, che ha ricordato la centralità del reddito nella battaglia contro la precarietà come mezzo per liberarsi dal ricatto di condizioni lavorative degradanti, e Maria Pia Pizzolante, di “Tilt”, ponendo il tema del reddito come strumento di libertà da ogni forma di schiavitù lavorativa, dalle mafie alle discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro.
Hanno preso parola, in conclusione, quattro degli intellettuali che hanno aderito e sostenuto la campagna per il reddito minimo. Per primo Luigi Ferrajoli, che ha posto l’attenzione su quella che si prospetta come una “elementare battaglia di civiltà a difesa delle persone e contrasto a una crisi che ha umiliato il lavoro”, ricordando come il diritto a misure universali contro la povertà e la ricattabilità sociale è presente nella nostra Costituzione, all’art. 38, che prevede l’impegno dello Stato a garantire “i mezzi di sussistenza in caso di disoccupazione involontaria”. “Non esiste alcuna contrapposizione fra il reddito minimo e le politiche di pieno impiego: il reddito costituisce la base di una forza contrattuale del singolo lavoratore a partire dal quale è possibile rilanciare la lotta per i diritti del lavoro”.

Sarebbe opportuno che i politici non adoperino più il termine "Giovane" per le loro campagne elettorali, se non sono capaci almeno di realizzare ciò che in tutti gli "Stati d'Europa" è un....normale diritto del cittadino.
Nino Ursino
 
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Processo Concordia:richiesta l´archiviazione per l´ufficiale messinese Ursino

Post n°39 pubblicato il 01 Marzo 2013 da saltwater57
Foto di saltwater57

Dal giornale on line:il cittadino.it di Messina

Soddisfazione del giovane graduato e dell'avvocato Antonio Langher

"Siamo estremamente soddisfatti per l´ ufficialità della decisione della Procura della repubblica di Grosseto di richiedere la archiviazione per Salvatore Ursino che attendevamo con impazienza fin dalla vigilia di Natale, cioè fin dal momento in cui la stessa Procura non ci aveva inviato l’avviso di conclusione indagini, che aveva invece inviato a Schettino ed agli altri indagati per i quali ha ora chiesto il rinvio a giudizio. Abbiamo sempre creduto, fin dall’inizio, nella assoluta mancanza di una qualsiasi responsabilità nella vicenda da parte dell’Ursino, al quale non solo non poteva muoversi alcun rimprovero per quanto avvenuto in plancia prima dell’impatto della nave con gli scogli delle Scole, ove oltretutto si era spontaneamente attivato segnalando il pericolo al Comandante, ma andava anche rivolto un elogio per il comportamento tenuto durante le operazioni di salvataggio, allorquando con grande abnegazione e sprezzo del pericolo si era fattivamente attivato per soccorrere il maggior numero possibile di passeggeri. Ciò nonostante egli ha dovuto subire un procedimento penale - che giustamente la Procura di Grosseto, la quale ha sempre operato con grande professionalità ed equilibrio, ha dovuto avviare per completezza delle indagini anche nei suoi confronti – procedimento che ha affrontato con grande serenità proprio perché convinto della propria innocenza“,

sono queste le parole dell´ avvocato messinese Antonio Langher, difensore del nostro concittadino, l´ufficiale Ursino, appunto, che proprio oggi ha ricevuto la tanto attesa notizia inerente la richiesta di archiviazione dei procedimenti penali a suo carico.

La procura di Grosseto ha chiesto al gip l’archiviazione per cooperazione in omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime per Salvatore Ursino, Roberto Bosio e i dirigenti di terra della Costa spa, Manfred Ursprunger e Paolo Giacomo Parodi.

Ursino viene `archiviato´ anche per il reato di naufragio colposo.Per la contravvenzione di cooperazione in distruzione e deterioramento dell’habitat in sito protetto lo stesso comandante Francesco Schettino, gli ufficiali a bordo Ciro Ambrosio, Salvatore Ursino, Silvia Coronica e il timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin.

Archiviata anche la posizione di Costa Crociere spa per l’illecito amministrativo dipendente dal reato di distruzione e deterioramento dell’habitat naturale in sito protetto.

E´ stata  dunque  ampiamente  dimostrata  l´assoluta estraneità  ai fatti dell'ufficiale   messinese  e  la  soddisfazione  che   traspare  dalle  parole della difesa  altro  non  è  se non un risultato atteso in virtù dell´impegno profuso nel voler far luce sulle verità della vicenda.

 

 

lunedì 25 febbraio 2013

 
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e dopo nove mesi...

Post n°37 pubblicato il 27 Settembre 2012 da saltwater57
Foto di saltwater57

Lo avevamo segnalato più volte nei vari post sul tragico incidente della Costa Concordia, ma purtoppo l'opinione pubblica era ormai "unidirezionale" nel sentenziare il famoso detto "muore Sansone con tutti i Filistei".

Nello specifico, il post del 24 febbraio concludeva così: 

 << E'  doveroso aggiungere che, dalle informazioni ricevute e  dai video mandati in onda dalle emittenti televisive, a mio avviso, da Comandante della Marina Mercantile,  ritengo che TUTTO  il personale della COSTA CONCORDIA,  abbia svolto con elevate capacità tecnico nautiche  i compiti  assegnati, in buona fede, con abnegazione e spirito di sacrificio, mettendo a repentaglio la propria esistenza per portare a termine una “MISSION IMPOSSIBLE” che, dopo cento anni di prove e riprove, esercitazioni fino alla nausea (di giorno, con nave senza alcun grado di sbandamento e passeggeri nella massima tranquillità),  si è risolta,  tutto sommato, con un epilogo “accettabile” :   la perdita dello 0,09 % delle vite umane trasportate (passeggeri 75% ed equipaggio 25%);  sicuramente doloroso per le vittime e le famiglie delle vittime, ma di gran lunga inferiore, come perdita di vite umane, ad  un disastro ferroviario o di un aeromobile che, nella fattispecie, trasportano rispettivamente solo il 30 % ed il 5% dei viaggiatori, rispetto ad un transatlantico di 114.000 tonnellate>>.

 Se potessimo, noi tutti, entrare in una macchina del tempo e risalire alla mattina del 14 gennaio 2012, dovremmo titolare le prime pagine dei giornali in modo diverso, sicuramente più realistico di ciò che è stato fatto “a caldo”, con la frase:

                                                       NAUFRAGIO COSTA CONCORDIA:

   L’EQUIPAGGIO  SALVA  OLTRE  4000  PERSONE

 

Finalmente, dopo ben nove mesi, concluse le  indagini certosine da parte dei periti, nel pieno rispetto dell'accertamento della verità, l'equipaggio  della Costa Concordia  e'  stato  premiato  da  dieci  esperti  internazionali  con  il  riconoscimento che premia le capacita' e i gesti di eroismo in campo marittimo:

 

          < seaferer of the year >  (Marittimo dell'Anno),

Lo ha reso noto la Compagnia di Navigazione Costa Crociere, precisando che  il  premio e'  andato  all' equipaggio della  Concordia   per   ''l' esempio di coraggio  e professionalita' dimostrati''  in occasione del naufragio della nave,  il 13 gennaio scorso.

''Il 13 gennaio, quando  la  nave  da  crociera Costa Concordia ha urtato lo scoglio al largo dell'Isola del Giglio  -  si legge nella  motivazione del   premio - l'attenzione  internazionale  si e'  concentrata inevitabilmente sulle azioni del Comandante.

Nella  tempesta  mediatica  che  ne  e'  seguita,  non   si   e'  parlato  degli  autentici  esempi  di  coraggio e professionalità dimostrati dai membri dell'equipaggio.

Al momento dell'incidente, a bordo della nave c'erano 4.229 persone - una città galleggiante da evacuare in un tempo limitatissimo, al buio, d'inverno e con progressiva inclinazione.

Mentre  le  tragiche  perdite  di  vite  umane  causate da  questo  deplorevole  incidente  saranno, giustamente, ancora  per  tempo  oggetto  di indagini da parte della magistratura, non bisogna dimenticare  che  senza  la  grande  professionalità di  gran  parte dell'equipaggio, la  perdita di vite umane sarebbe stata  ben piu' grave''.

I  'Lloyd's  List  Global  Awards'  sono  i  premi  piu'  ambiti  e   prestigiosi dell' industria  marittima internazionale. Vengono assegnati ogni  anno da Lloyd's List,  il quotidiano  londinese piu' antico  e autorevole dello shipping mondiale, come riconoscimento agli standard di eccellenza internazionale e ai risultati ottenuti nell'industria marittima a livello globale.

Nino Ursino

 
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OGNI TANTO.....UNA BELLA NOTIZIA!!!

Post n°36 pubblicato il 14 Settembre 2012 da saltwater57
Foto di saltwater57

 

Bando dell'Accademia Italiana della Marina Mercantile per 80 aspiranti allievi di Coperta e Macchina

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È relativo all'imbarco su navi passeggeri e traghetti

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da inforMARE: La Fondazione ITS Accademia Italiana della Marina Mercantile ha pubblicato il bando per le prossime selezioni per il conseguimento del titolo di Tecnico superiore per la mobilità delle persone e delle merci per i settori Coperta e Macchina (sezione passeggeri), che avverranno a Genova il 27 e 28 settembre prossimi. Sono previsti 40 posti per Aspiranti Allievi di Coperta e 40 posti per Aspiranti Allievi di Macchina, tutti su navi passeggeri e traghetti. Il bando scadrà il 24 settembre. Successivamente, nel mese di ottobre, usciranno i bandi per i posti di Coperta e Macchina riservati alle navi da carico e cisterna.  

L'Accademia Italiana della Marina Mercantile ha ricordato che peculiarità dell'istituto è assicurare, tramite accordi con l'armamento, quei 12 mesi di imbarco previsti dalla legge senza i quali un giovane non può accedere alla carriera di ufficiale. Dopo il corso biennale presso l'Accademia, composto da moduli sia in mare che a terra, l'allievo potrà sostenere l'esame per l'abilitazione professionale di “Ufficiale di navigazione” e quindi essere imbarcato come ufficiale sulle unità della flotta mercantile italiana. Gli esiti occupazionali di questo percorso formativo sfiorano il 100%.  

Il prossimo corso relativo alle navi passeggeri e traghetti prevede l'imbarco assicurato per 80 giovani su unità appartenenti alle compagnie Costa Crociere e Grandi Navi Veloci, che da sempre collaborano con l'Accademia. Il progetto è destinato a 80 diplomati che abbiano al massimo compiuto 30 anni d'età. Per accedere alle selezioni occorre: nazionalità e cittadinanza dell'Unione Europea, diploma tecnico-nautico, o professionale-marittimo di Tecnico del mare, o laurea in Scienze nautiche; o diplomati di qualsiasi indirizzo che abbiano frequentato un modulo di allineamento di 500 ore.

.......

nota:

a chi è venuto in mente di definire i capitani di lungo corso con l'epiteto TECNICO SUPERIORE PER LA MOBILITA' DELLE PERSONE E DELLE MERCI (stiamo parlando di fisioterapisti o di bottegai ???)

Nino Ursino

 

da:inforMARE

 
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le persone giuste al posto giusto

Post n°35 pubblicato il 14 Settembre 2012 da saltwater57
Foto di saltwater57

da: Shippingonline.it

Grimaldi, sei traghetti al prezzo di due

 

Napoli - Atlantica di Navigazione (compagnia del gruppo Grimaldi di Napoli) acquisterà sei unità ro-ro fra il 2013 e il 2015, al prezzo complessivo di 153 milioni di euro. Lo ha annunciato ieri il venditore, la compagnia Pacific Basin, che è quotata alla Borsa di Hong Kong. La compagnia partenopea non ha invece dato informazioni sull’acquisto né anticipato come verranno utilizzate le navi, tutte di recente costruzione e lunghe circa 190 metri di capacità fra i 3.663 e i 3.810 metri lineari, realizzate tra il 2009 e lo scorso anno.

La vendita dei sei traghetti segna l’uscita di Pacific Basin dal settore ro-ro, a cui la compagnia si era affacciata nel 2008 acquistando due unità proprio da Grimaldi. Il core business della compagnia cinese è il trasporto di rinfuse solide. In un comunicato diffuso in occasione di quell’acquisto, nel luglio 2008, Pacific Basin spiegava di voler sviluppare la propria posizione in un settore che allora sembrava avere buone prospettive. I dati pubblicati da Pacific Basin mostrano che in realtà le cose sono andate diversamente. Al 31 dicembre 2010 le unità in attività hanno registrato un utile di 0,6 milioni euro, ma dopo un anno, alla fine del 2011, si erano prodotte perdite per 61,8 milioni (compresi 55,9 milioni dovuti a una nuova stima al ribasso del valore delle stesse navi).

Grimaldi, che nel 2008 aveva venduto le due navi in costruzione ai cantieri Hyundai Mipo per 174 milioni di dollari, dopo quattro anni ne riacquista sei (le due che aveva venduto più altre quattro simili) per un valore di poco superiore, 153 milioni di euro, pari a circa 188 milioni di dollari.

L’accordo fra le due compagnie prevede un acquisto scaglionato nel tempo. Atlantica di Navigazione potrà decidere la data del passaggio di proprietà, ma dovrà acquistare almeno una nave ogni sei mesi, con la prima scadenza il 30 giugno 2013 e l’ultima il 31 dicembre 2015.

 

 
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IL RITORNO AL PASSATO

Post n°34 pubblicato il 17 Agosto 2012 da saltwater57
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QUALCHE SETTIMANA, CON ORGOGLIO E SPERANZA PER LA NOSTRA CATEGORIA COSI' BISTRATTATA, SI PARLAVA DEL FUTURO CHE AVANZA (IL PASSAGGIO DELLA TIRRENIA ALLA NUOVA COMPAGNIA DI NAVIGAZIONE), EBBENE OGGI SI E' COSTRETTI A RITORNARE INDIETRO DI 50 ANNI.

RITENGO SIA DOVEROSO DA PARTE MIA, A NOME DI TUTTI I MARITTIMI CHE TRANSITANO SU QUESTO BLOG RINGRAZIARE SENTITAMENTE I SINDACATI CONFEDERALI PER L'IMPEGNO PROFUSO E PER QUANTO "SICURAMENTE" FARANNO A BREVE NEI SUCCESSIVI RINNOVI CONTRATTUALI ED AZIENDALI, PER PORTARCI AL PIU' PRESTO AD EQUIPARARCI AI PAESI DELL'EST (ROMANIA) ED A QUELLI DEL FAR EST(FILIPPINE ED INDIA).  ORMAI MANCA POCO SOTTO L'ASPETTO ECONOMICO, MANCA SOLO QUALCHE PICCOLA SFORBICIATA SULLA CONTRATTAZIONE INTEGRATIVA.

 

Italia Marittima porta da quattro a otto mesi il periodo da trascorrere a bordo «Pirati in agguato, decine di fusi orari e famiglie lontane: rischiamo d’impazzire>> 

di Silvio Maranzana

 

Comandanti dell’ex Lloyd contro gli imbarchi lunghi

 Sono sull’orlo dell’ammutinamento i comandanti e gli ufficiali di Italia Marittima, l’ex Lloyd Triestino dopo la decisione della compagnia armatrice di raddoppiare la durata dell’imbarco del personale navigante portandola da quattro a otto mesi. Il blitz è stato fatto a luglio e ha ottenuto l’avvallo di Cgil, Cisl e Uil senza che i marittimi ne fossero preventivamente informati. «Mia moglie ha detto che già le ho rovinato la giovinezza, ma questo è troppo, stavolta quando parto cambia la serratura di casa per non farmi più rientrare - riferisce con amarezza Pasquale Architravo di Torre del Greco - Sono entrato al Lloyd Triestino nel 1974 e da 13 anni comando navi di Italia Marittima, ma non sono mai stato in mare per otto mesi filati. Per noi è stata una doccia fredda, il mio prossimo imbarco è a ottobre, rischio di stare via da casa per una vita». Luigi Salvemini, triestino è primo ufficiale di coperta e due giorni fa è partito dallo Sri Lanka: «É sconosciuto ai più il tipo di vita che si fa a bordo di queste navi: non vediamo le famiglie per mesi, non abbiamo un collegamento internet, non abbiamo una televisione satellitare, cambiamo decine di volte fuso orario: già quattro mesi sono duri, otto sono una follia».

«Per poter affrontare le sfide che giornalmente il mercato globale impone - è stata la spiegazione fornita da Italia Marittima - il gruppo deve poter contare su un sistema omogeneo di gestione anche del proprio personale navigante, evitando oneri aggiuntivi derivanti da situazioni locali particolari, ancorate a dinamiche del passato e non in linea con i tempi». Va tenuto presente che il Gruppo Evergreen che ha sede a Taiwan è composto di quattro società: oltre a Italia Marittima che rappresenta circa il 20 per cento del trasportato complessivo, Evergreen marine corporation di Taiwan, Evergreen marine United kingdom e Evergreen marine Singapore, dove i periodi di imbarco sono già di otto mesi. «L’alternativa a tale omogeneità - ha minacciato la compagnia - è che Italia Marittima spa dismetta la bandiera italiana dalle proprie navi sociali e le noleggi con contratti di “time charter” con le evidenti ripercussioni sul piano occupazionale».

Solo il sindacato Federmar Cisal non ha firmato l’accordo. «Questa posizione - ha denunciato il segretario regionale Giorgio Marangoni - si configura come un ignobile ricatto, tenuto conto che i risparmi conseguenti a questa operazione, derivanti in particolare dalla diminuzione delle spese di avvicendamento (viaggi, diarie) per la sostituzione degli equipaggi risultano assolutamente ininfluenti rispetto ai costi di gestione di una nave».

«Sulle portacontainer della Maersk - sostiene il comandante Architravo - il periodo d’imbarco è di 3 o 4 mesi, quattro mesi ci stanno i comandanti sulle navi della israeliana Zim, su quelle dell’italiana Grimaldi anche i marittimi filippini non vanno oltre i 120 giorni. Raddoppiare questo periodo crea enormi problemi di sicurezza. Dobbiamo attraversare zone infestate dai pirati, effettuare passaggi stretti, rischiamo di impazzire». «Se passa questa - conclude amaro Salvemini - accompagni tuo figlio in prima elementare e quando torni è già in seconda».

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 «Per poter affrontare le sfide che giornalmente il mercato globale impone - è stata la spiegazione fornita da Italia Marittima - il gruppo deve poter contare su un sistema omogeneo di gestione anche del proprio personale navigante, evitando oneri aggiuntivi derivanti da situazioni locali particolari, ancorate a dinamiche del passato e non in linea con i tempi».

COMMENTO PERSONALE: un bieco attacco alla dignità del lavoratore

VERGOGNA!!!!!!!!!!!! 

Nino Ursino

 

 
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IL FUTURO CHE AVANZA

Post n°33 pubblicato il 29 Luglio 2012 da saltwater57
Foto di saltwater57

Il nuovo piano industriale dell'ex Tirrenia:

“Aurelia”, “Clodia”, “Nomentana” : navi che hanno trasportato milioni e milioni di passeggeri dal continente alla Sardegna, navi che fanno parte della classe delle cosiddette “strade romane” e hanno ormai più di trent’anni di età, usciranno dal servizio, insieme ad altre della flotta, e verranno sostituite già nel corso di questa stagione con unità più moderne. 

 

Il consorzio privato che ha acquisito Tirrenia nei giorni scorsi, la CIN, ha confermato di aver noleggiato due ferry veloci da Minoan Lines. Si tratta delle ex “Europa Palace” e “Europa Olympia”, ribattezzate “Amsicora” e “Bonaria”, attualmente in corso di ristrutturazione nei cantieri Palumbo di Messina. “Le due unità - afferma Ettore Morace, amministratore delegato di Cin - saranno consegnate la prossima settimana e entreranno in servizio nei giorni successivi”. Il prossimo 1° agosto Morace incontrerà i sindacati per presentare la nuova proprietà. La clausola di salvaguardia garantisce che non ci saranno tagli nel personale, comunque venga attuata la riorganizzazione dei servizi. Morace però guarda anche oltre: “Le nuove navi sono più grosse delle vecchie, quindi se mai ci sarà un aumento di occupazione”. In realtà a una maggiore dimensione non corrisponde una maggiore capienza.

Le due navi della Minoan (società concorrente che fra l’altro appartiene al gruppo Grimaldi di Napoli, a sua volta socio di Cin prima che l’Authority antitrust europea lo costringesse a uscirne) verranno utilizzate sulla rotta Civitavecchia-Arbatax-Cagliari, dove finora sono state utilizzate “Aurelia” e “Nomentana”. Confermate quindi le parole di Vincenzo Onorato, socio principale di Cin, che aveva promesso maggiore attenzione per i collegamenti con Cagliari, che ha definito “trascurati” dalla precedente amministrazione di Tirrenia. Le due unità “greche” che copriranno il servizio sono lunghe 214 metri per 31 nodi di velocità e una capacità di 2.180 passeggeri. Le vecchie “strade” invece sono lunghe 148 metri per 17 nodi di velocità, ma con capacità di 2.280 passeggeri.

Complessivamente Cin si libererà di cinque navi. “Nomentana”, “Clodia”, “Flaminia” saranno vendute, “Toscana” e “Lazio” demolite, mentre la “Aurelia” rimarrà come nave di riserva. A settembre invece arriverà un altro traghetto a noleggio, la “Moby Tommy”. La nave in realtà rimane in famiglia, perché appartiene alla flotta di Moby Lines. La Moby di Vincenzo Onorato è socio di maggioranza di Cin, col 40% delle quote, mentre al 30% c’è il fondo Clessidra (di Claudio Sposito, che è anche consigliere d’amministrazione di Moby), al 20% il Gip di Luigi Negri e al 10% Francesco Izzo.

Le linee da Genova dovrebbero rimanere invariate, con “Athara”, “Bithia” e “Janas” attive sulle rotte per Porto Torres e Olbia-Arbatax. La “Moby Tommy” andrà a sostituire il “Toscana” sulle linee fra Cagliari e Napoli, Palermo e Trapani. Sulla Civitavecchia-Olbia viaggiano “Nuraghes” e “Sharden”, mentre “Vincenzo Florio” e “Raffaele Rubattino” operano sulla Napoli-Palermo. La piccola “Isola di Capraia” collega Termoli alle isole Tremiti. Due linee sono dedicate solamente alle merci: la Livorno-Cagliari, servita da “Puglia” e “Via Adriatica”, e la Ravenna-Catania, da “Espresso Ravenna” e “Espresso Catania”. La Tirrenia targata Cin, inoltre, rimane come agente per l’Italia di Ctn (Tunisa Ferries) per la commercializzazione del traghetto “Carthage” sulla linea Genova-Tunisi. Complessivamente, su un flotta di partenza di 18 navi di proprietà (di cui 3 già in disarmo) ne resteranno 12, a cui si aggiungeranno 3 navi a noleggio.

La privatizzazione di Tirrenia è avvenuta nei giorni scorsi dopo un percorso travagliato durato per anni, che in dirittura d’arrivo ha visto anche l’intervento dell’Unione europea per far uscire da Cin Grimaldi e la Marinvest del gruppo Msc di Gianluigi Aponte. Cin pagherà 380 milioni di euro, 150 subito e il resto in tre rate. Per la prestazione di servizio pubblico riceverà 72 milioni all’anno per 8 anni, per un totale di 576 milioni di euro.

Nino Ursino

 
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SCHETTINO SALVO' LA CONCORDIA

Post n°32 pubblicato il 22 Luglio 2012 da saltwater57
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Concordia: altri 60 giorni ai periti

Rinviata a ottobre l'udienza per l'incidente probatorio

 

sabato 21.07.2012

 così come riportate dall'ANSA e dai vari giornali:

GROSSETO - Rinviata al 15 ottobre prossimo l'udienza per l'incidente probatorio per il naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio scorso davanti al porto dell'Isola del Giglio. Lo ha deciso stamani il gip di Grosseto Valeria Montesarchio. Ad avanzare richiesta di rinvio erano stati i periti per poter usufruire di altro tempo prima di depositare la perizia.

 

 Nel provvedimento con cui è stato disposto il rinvio dell'udienza al 15 ottobre - per consentire la proroga delle operazioni peritali - il gip ha avvisato le parti che l'udienza proseguirà nei giorni successivi fino alla fine dell'esame dei periti. I periti, in tutto quattro, sono stati chiamati a rispondere su una serie di quesiti in merito alle possibili cause del naufragio della Concordia. Per stamani era fissata la seconda udienza dell'incidente probatorio, al Teatro Moderno di Grosseto trasformato in aula di tribunale. Per la procura presenti i sostituti procuratori Maria Navarro, Stefano Pizza e Alessandro Leopizzi.

Unico tra gli indagati (rpt indagati) presenti Salvatore Ursino, secondo ufficiale di coperta della Concordia, arrivato insieme al suo difensore Antonio Langher.

PERITI CONSEGNERANNO LAVORO ENTRO SETTEMBRE - I quattro periti consegneranno il loro lavoro entro il mese di settembre. Il gip ha concesso loro (l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, il professor Antonio Scamardella, il contrammiraglio Domenico Picone e il capitano di vascello della Marina Salvatore Carannante) circa 60 giorni un più di tempo per rispondere ai 50 quesiti che dovranno fare chiarezza su quanto successo la notte del 13 gennaio scorso a bordo della Costa Concordia. Tra i quesiti, quelli più importanti sono le risposte che potranno venire dalla cosiddetta scatola nera, se le paratie e le porte stagne della Concordia funzionavano, tutto ciò che riguarda la Concordia dal giorno del suo varo in mare al naufragio, il comportamento del comandante Francesco Schettino fino al momento in cui è rimasto a bordo.

URSINO, IO IN PLANCIA MA RUOLI BEN DEFINITI - "Sono sereno. Ero presente in plancia ma i ruoli erano ben definiti. La mia funzione era quella di 'familiarizzazione', ovvero ero lì come ufficiale di affiancamento". Lo ha detto Salvatore Ursino, secondo ufficiale di affiancamento di Costa Concordia, indagato nell'ambito dell'inchiesta sul naufragio del 13 gennaio scorso all'Isola del Giglio, unico imputato presente all'udienza di oggi.

"Al momento dell'impatto con lo scoglio al comando c'era Francesco Schettino. Prima di lui, alle 20, al comando c'era Ciro Ambrosio" ha proseguito Ursino all'uscita dal Teatro Moderno, accompagnato dal suo avvocato Antonio Langher. "Non si è trattato di un inchino ma era solo navigazione turistica come si vedrà dalle carte, anche se ci sono le operazioni peritali in corso", ha aggiunto Ursino. Salvatore Ursino ricorda poi "il terrore" negli occhi della gente nei momenti successivi all'impatto. "Non me li dimenticherò mai e l'allarme generale non poteva essere dato prima. 

 Francesco Schettino «ha fatto bene ad aspettare a dare l'evacuazione della nave», perché «se avesse gettato le ancore  al largo», la tragedia della Costa Concordia sarebbe stata di dimensioni ben più ampie. A dirlo è Salvatore Ursino, secondo ufficiale di coperta (sia pur in «tirocinio») nella plancia di comando della nave, al momento del naufragio davanti all'isola del Giglio, lo scorso 13 gennaio. E' stato Schettino a portare la nave a spiaggiare».

 

 
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QUALE FUTUTRO PER I NUOVI DIPLOMATI NAUTICI?

Post n°31 pubblicato il 18 Luglio 2012 da saltwater57
Foto di saltwater57

Martedì 17 luglio 2012 si è tenuta, a Messina, la tradizionale cerimonia di consegna dei diplomi dell'Istituto Tecnico Nautico "Caio Duilio". Con un  titolo molto emozionante "SBOCCIA IL SOGNO DI 110 ALLIEVI UFFICIALI" la cronista della Gazzetta del Sud, Elena De Pasquale, con enfasi, ripercorre l'escursus didattico, tra strette di mano, auguri per una brillante carriera, complimenti e foto ricordo.
 
Sorge purtroppo spontanea la domanda: quanti di questi allievi navigheranno? La risposta non può differire dagli anni precedenti: solo il 15-20 % inizia la carriera sulle navi e solo il 10 % la prosegue, perchè gli armatori italiani hanno deciso, da oltre un ventennio, di NON ADOPERARE allievi ufficiali sulle proprie navi, nella  bieca visione del risparmio.
In questo periodo così grave per l'economia, allo scopo di ridurre la percentuale della disoccupazione giovanile, un paese bagnato quasi interamente dal mare, non può accettare la dura e triste realtà: 9500  marittimi stranieri imbarcati sulle navi italiane, il 34%,6% dei 27.450 posti di lavoro nella flotta italiana, con un avvicendamento di 35.600 lavoratori, di cui oltre 12.000 stranieri.
Secondo la Fit-Cisl, i marittimi stranieri costituiscono l’80% degli equipaggi o del settore alberghiero delle navi da crociera. Sono alcuni dati emersi durante il viaggio-studio sulle migrazioni asiatiche del Dossier Statistico immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, che si è chiuso nel mese di  Gennaio a Manila.
 Il convegno ha preso in esame, tra gli altri argomenti, i flussi migratori dei lavoratori del mare. Dalle Filippine, ad esempio, sono imbarcate sulle navi 350.000 persone;  è la nazionalità più rappresentata (un sesto del totale) su oltre 2.200.000 marittimi nel mondo.
Anche sulla Costa Concordia c’erano 296 filippini, di cui 120 membri dell’equipaggio, che lavoravano principalmente nell’hotel della nave. Tutti si sono salvati e sono già rientrati in patria. In Italia vi sono circa 1.500 navi, l’1,7% del totale mondiale (dati 2009). Tra le 458 navi per il trasporto passeggeri, 21 sono navi da crociera, 81 aliscafi e catamarani, 219 traghetti e 137 di altro tipo.
Certamente, ad eccezione degli allievi nautici, se estendiamo la problematica all'intero comparto, rileviamo che i marittimi italiani vengono assunti, anche all’estero, con discreta facilità, ma essendo i posti di lavoro superiori alle disponibilità  è aumentato l’inserimento degli stranieri.
La loro assunzione è subordinata al rilascio di un visto su richiesta dell’armatore (legge 30/1998). Chi è imbarcato su una nave italiana, a prescindere dalla nazionalità, è assicurato obbligatoriamente all’Inps. L’elevata incidenza della componente straniera spiega perché, in occasione di incidenti o episodi di pirateria, si parli spesso di marittimi stranieri. I marittimi di altri Paesi sono invece sovrabbondanti rispetto alle necessità, devono quindi trovare sbocco all’estero: è il caso dei filippini.
Anche l’India, che dispone di 26.900 ufficiali, ne impiega solamente 8.900 su navi battenti bandiera indiana. Nel 2007 l’Ufficio della pastorale marittima della Fondazione Migrantes denunciava che tra  il 15% dei marittimi imbarcati nella flotta mondiale lavorava in condizioni di grave schiavitù per la carenza degli standard di sicurezza, l’eccessiva lunghezza degli orari di lavoro e l’inadeguatezza dei salari.
Oltre ai problemi contrattuali, molto delicati sono gli aspetti legati alla sicurezza. In Italia i marittimi sono tenuti a seguire dei corsi e la loro certificazione viene rilasciata con severità. Mentre per i marittimi esteri non mancano i dubbi sull’attendibilità dei certificati di frequenza ai corsi.
Nino Ursino

 
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FRATELLO IO TI PERDONO

Post n°30 pubblicato il 03 Luglio 2012 da saltwater57
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Il perdono non è un’azione che si compie una volta e basta, ma è uno stile di vita, che ha lo scopo di elargirci ogni benedizione in Cristo. Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, affinché  siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti (Matteo 5:44-45).

 

Cristo ci dice: se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? (5:46). Non importa con chi ce l’abbiamo. Se ci teniamo il rancore, avremo un’ amarezza che contagerà  ogni aspetto della nostra vita.

 

La mancanza di perdono porta una carestia spirituale, indebolisce e stermina la fede, affligge non solo noi ma tutti quelli che ci circondano.

Il perdono, invece,  trasforma le vite, apre le cateratte del cielo. Riempie fino all’orlo la nostra coppa di benedizioni spirituali, con pace abbondante, gioia e riposo nello Spirito Santo. Perdonare gli altri non ci dà  alcun merito nei confronti di Dio. Non potremo mai guadagnarci il perdono di Dio.

 

Soltanto il sangue di Cristo merita il perdono dei peccati. La piena confessione del peccato richiede che tu perdoni gli altri. Se non perdoni, vuol dire che non hai confessato tutti i peccati. Il vero pentimento significa confessare e dimenticare ogni torto, crocifiggere ogni traccia di amarezza verso gli altri. Quando perdoni, stai rivelando la natura del Padre al mondo.

Siate dunque misericordiosi, come anche il Padre vostro misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati.

 
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