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"Womenʼs March", anche Adele a Los Angeles contro le molestie| E la Portman: "Terrorismo sessuale"

Post n°733 pubblicato il 22 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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Sono scese in oltre 600mila in piazza, sabato 20 gennaio, a Los Angeles per la seconda edizione della Women’s March a sostegno della campagna 'Time's Up' ('Il tempo è scaduto'), dedicata alle persone molestate sessualmente sul lavoro. Tante le star che hanno parlato alla folla "rosa" dal palco, da Scarlett Johansson, a Eva Longoria e Natalie Portman, che ha confessato la sua prima esperienza traumatica di “terrorismo sessuale” di quando aveva 13 anni. Tra le dive presenti anche Adele, che ha postato uno scatto su Instagram.
La prima "Women's March" poco dopo l'insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, aveva coinvolto oltre 600 città in tutto il mondo e una partecipazione pari a quasi 4 milioni di persone, che avevano marciato in nome dei diritti delle donne e delle minoranze contro la nuova amministrazione presidenziale. Quest'anno la replica, un'"onda rosa" ancora più agguerrita, ancora più determinata e le persone scese in piazza hanno quasi raggiunto i 5 milioni di partecipanti. Da Roma, dove tra gli oratori c'era naturalmente anche Asia Argento, a Parigi, passando per Londra, New York...
Toccante il racconto di Natalie Portman che dal palco condivide con la folla una terribile esperienza di quando aveva 13 anni. In una lettera ricevuta da un fa, dopo il suo debutto cinematografico nel film “Léon” di Luc Besson), un uomo le confessava la sua “fantasia di stupro” su di lei.
Sulla sua pagina Instagram invece Adele, postando lo scatto che la ritrae insieme a Jennifer Lawrence e Cameron Diaz scrive: “Le persone più influenti nella mia vita sono sempre state donne. La mia famiglia, i miei amici, i miei insegnanti, i miei colleghi e i miei idoli. Sono ossessionato da tutte le donne della mia vita. Li adoro e ho bisogno di loro sempre di più ogni giorno. Sono così grato di essere una donna, non la cambierei per il mondo”

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Sereno inizio settimana, Sal

 
 
 

Smartphone a scuola: arriva il decalogo, ma nelle classi è già una realtà

Post n°732 pubblicato il 21 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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La rivoluzione è ufficialmente partita. Dopo mesi di annunci, confronti a livello istituzionale e scolastico, dubbi e interrogativi arrivano finalmente le regole sull’utilizzo degli smartphone in classe. Valide per le scuole di ogni ordine e grado. Un decalogo che nei piani del Ministero dovrebbe aprire una nuova fase nella didattica. Ma che, in realtà, serve a sanare un vuoto che era ben visibile nella quotidianità delle scuole italiane. Perché i telefoni cellulari (e i tablet) già entravano nelle nostre aule. Anche per motivi di studio. Perché continuare a non ammetterlo, vietandolo e basta? Meglio provare, anche se in ritardo, a dargli un ruolo chiaro, come spiega Skuola.net.
In molte classi lo smartphone acceso è già una pratica diffusa
Basti pensare che, secondo un sondaggio effettuato da Skuola.net tra gli studenti all’indomani del via all’operazione ‘device in classe’ (all’inizio di quest’anno scolastico) più della metà dei ragazzi (56%) diceva di usare già il cellulare durante le lezioni: in un caso su 10 erano tutti i professori a cercare di sfruttare gli smartphone per rendere le spiegazioni più coinvolgenti. Il 47%, invece, si doveva accontentare solo di alcuni docenti che credevano nelle potenzialità delle nuove tecnologie. Ma, nello specifico, che uso se ne fa? A più di un ragazzo su tre  viene chiesto di accenderli per approfondire le spiegazioni; nel 13% dei casi per usare app durante lezioni e compiti in classe; la stessa percentuale (13%) lo sfrutta per prendere appunti e organizzare lo studio.
La regola principale: solo il docente può chiedere di usare i device
Ma cosa si dovranno aspettare i ragazzi dopo che il decalogo verrà adottato dalla propria scuola? Le linee guida sono un mix di teoria e pratica. Poche regole ma precise. Che non lasciano spazio a equivoci: innanzitutto sarà il docente a decidere come e quando far accendere i device agli alunni. Resta dunque la regola base che i cellulari devono essere tenuti spenti. A meno che non lo richieda il professore. Una precisazione importante, visto che quasi la metà dei ragazzi (45%) ammette di usare lo smartphone per scopi personali anche durante le lezioni (per chattare, per andare su Internet, per copiare i compiti).

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Onu, le donne guadagnano il 23% in meno rispetto agli uomini

Post n°731 pubblicato il 21 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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Secondo l'Onu, si tratta del "più grande furto della storia": il fenomeno, noto come il gender pay gap, è quello per cui nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, non vi sono distinzioni di aree, comparti, età o qualifiche. "Non esiste un solo paese, nè un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini", ha detto il consigliere dell'Organizzazione, Anuradha Seth.
Il divario salariale è dovuto all'accumulo di numerosi fattori: dalla sottovalutazione del lavoro delle donne alla mancata remunerazione del lavoro domestico, dalla minore partecipazione al mercato del lavoro al livello di qualifiche assunte. Secondo le stime, con ogni nascita le donne perdono in media il 4% del loro stipendio rispetto a un uomo; per il padre il reddito aumenta invece di circa il 6%. Ciò testimonia, afferma Seth, che buona parte del problema è il lavoro famigliare non retribuito che le donne continuano a svolgere in modo sproporzionato.
Nonostante l'inserimento nel mercato del lavoro negli ultimi decenni, il numero di donne attive resta molto inferiore a quello degli uomini; inoltre, in molti casi le donne lavorano meno ore. Al ritmo attuale, avverte l'Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra i due sessi.

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Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato,per tutto questo: in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
(William Shakespeare)

Serena domenica, ma ancora con tanti etcìììììì. Sal

 
 
 

Sondaggi, crolla il consenso per Renzi: è il leader meno popolare. Primo Gentiloni, poi Bonino. Salgono Di Maio e Berlusconi

Post n°730 pubblicato il 20 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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Il segretario del Pd non piace più e sprofonda insieme al suo partito. L'attuale premier può contare sul doppio dei consensi e 44 punti di gradimento nella rilevazione di Ipsos per il Corriere della Sera. A seguire Bonino (41) e Di Maio con 33: due punti in più rispetto a sei mesi fa. Scende a 29 punti Salvini: ne approfitta il leader di Forza Italia, a quota 28 insieme a Meloni. Ultimo l'ex premier a 23

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Il meno amato e fanalino di coda nella classifica dei leader. Per capire che i tempi del 40% e del grande consenso erano finiti bastavano in realtà i sondaggi sul Pd, sprofondato fino a poco sopra quota 20%. Ma ora è arrivata anche la certificazione: l’appeal di Matteo Renzi e della sua leadership è crollato. Il segretario dem piace solo a un italiano su cinque e raccoglie un indice di gradimento di appena 23 punti, sei in meno rispetto alla scorsa estate. I numeri sono quelli del sondaggio realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera sulla popolarità dei leader, che se la passano tutti molto meglio di Renzi. Un crollo del consenso fiutato solo qualche giorno fa da uno dei suoi più grandi sponsor, Sergio Marchionne, che lo aveva scaricato con queste parole: “L’uomo che appoggiavo non lo vedo da tempo, non capisco cosa gli sia successo”.
Il crollo di Renzi – Gentiloni può contare sul doppio dei consensi rispetto al segretario del Pd e dell’approvazione di quattro elettori su cinque all’interno del partito. L’appoggio al pacato premier dimostra anche come il voto sia ormai una questione per vecchi, visto che sono proprio i meno giovani e i pensionati due delle categorie che sponsorizzano Gentiloni, mentre fino ai 50 anni spopola il Movimento 5 stelle. E se Renzi gode del favore del 20% degli intervistati – raccoglie 23 punti nell’indice di gradimento – eguagliando di fatto i risultati del suo Pd nei sondaggi, l’attuale presidente del Consiglio vanta giudizi positivi e trasversali. Gentiloni piace pure oltre il Pd: a un elettore su quattro di Forza Italia e Movimento 5 stelle, come anche a metà degli elettori di Liberi e uguali.
Chi si avvantaggia insieme a Di Maio è Berlusconi. Il comizio da Barbara D’Urso e le bugie su furti e rapine hanno dato i loro frutti: il leader di Forza Italia piace al 25% degli intervistati e nella classifica raggiunge Giorgia Meloni, appena un punto sotto Salvini. Il trend di Berlusconi è nettamente migliore rispetto a quello della guida del Carroccio, che scende a 29 nell’indice di gradimento. Nel gruppone composto dal trio del centrodestra si inserisce anche Pietro Grasso: 29 punti e 24% dei consensi. La new entry di Liberi e uguali è già sei lunghezze davanti a Renzi, fanalino di coda e bocciato dal 67% degli italiani.

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Non so di tutti i nomi che ho citato chi sia il meno peggio, ma una mia idea ce l'ho:

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Non so chi sia nè a quale partito appartieni, ma il mio voto per te è scontato. Le " padellate " sono di un altro partito!!!

Serena serata e allegro inizio settimana. Eeeeettttcììììì, By Sal

 
 
 

Audrey Hepburn: Perché 25 anni dopo è ancora la numero uno

Post n°729 pubblicato il 19 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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Il vero nome di Audrey Hepburn era Audrey Kathleen Ruston: nata a Bruxelles il 4 maggio 1929, è morta a Tolochenaz, in Svizzera, il 20 gennaio 1993. Foto Instagram

Audrey Hepburn ancora adesso è la più imitata, collezionata, clonata… O almeno, ci provano a farlo: Hollywood, la Moda, la Bellezza. Blogger & influencer la esaltano postandola ovunque e sempre. Magari senza sapere che la prima vera influencer è stata lei. Col little black dress di Colazione da Tiffany. Col pixie cut di Vacanze romane. Con la frangia di My Fair Lady. Con le ballerine di Cenerentola a Parigi. Con qualsiasi Givenchy indossasse, da quelli di Sabrina in poi…
Anche all’epoca provarono a clonarla. Elsa Martinelli fu lanciata davvero come la nostra Audrey Hepburn. Fisicamente c’eravamo, ma come tutte le icone Audrey Hepburn era/è unica. Come fai a replicarla? Neanche quelli di Blade Runner ce l’avrebbero fatta… Più recentemente è toccato a Rooney Mara: in effetti la delicatezza dei tratti, i colori e l’eleganza innata ci sono, ma… Ma Audrey resta unica.
Audrey Hepburn (come Katharine: Hollywood era così grande da potersi permettere due star omonime, ma ci pensate?) è morta nel sonno. Tra le montagne e il lago di Ginevra. Aveva 63 anni e vinto due Oscar (uno per Vacanze romane, l’altro per l’impegno umanitario).

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“Ricordati, se mai dovessi aver bisogno di una mano che ti aiuti, che ne troverai una alla fine del tuo braccio... Nel diventare più maturo scoprirai che hai due mani. Una per aiutare te stesso, l’altra per aiutare gli altri.” Audrey Hepburn

Un amichevole sorriso, Sabrina

 
 
 
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