Stultifera Navis

Non sono ubriaco, ma diversamente sobrio

 


Vado alla ricerca della felicità naturale e possibile
sapendo che la felicità non è una meta,
ma un modo di viaggiare

 

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Quel maledetto aereo per Lahore

Post n°541 pubblicato il 22 Marzo 2017 da hieronimusb

Nessuna imprecazione, solo un rimando ad un celebre western dove c'erano un treno e Yuma.

Sono finalmente arrivato a Lahore al quarto tentativo, dei primi due ho già dato notizia, ma il più clamoroso è stato il terzo.

Tutti presenti come scolaretti alla partenza per la gita noi che avevamo già fallito gli appuntamenti 1 e 2, rispettivamente domenica sera e lunedì mattina, ci siamo presentati alle 19.30 fuori dall'hotel con le nostre brave borse in mano e tanta, tanta speranza.

Siamo arrivati all'aeroporto di Abu Dhabi, fatte tutte le procedure di sicurezza per cui è stato grazioso vedere le hostess togliersi le scarpine e saltellare sui piedini nudi per oltrepassare il metal detector , ci hanno imbarcati, quando l'aereo ha rollato sulla pista e si è alzato, tra me e me ho pensato "E' fatta! Arriverò là alle cinque di mattina, ma almeno ci sono".

Ci hanno ovviamente offerto la cena e mentre mi stavo gustando il mio momento di relax provando a schiacciare un pisolo, la mappa che riporta lo stato del volo è improvvisamente cambiata, da una spezzata a due frammenti si è trasformata in un triangolo.
Subito dopo, quasi a volermi togliere ogni speranza su un presunto baco del software, l'aeroplanino ha iniziato a virare ed anche la percezione sui movimenti dell'aeromobile è stata la stessa.
"scusate è il capitano che vi parla, stiamo tornando ad Abu Dhabi perchè l'aeroporto di Lahore è impraticabile a causa nebbia."

Così alle 2.30 del mattino eravamo di nuovo tutti al punto di partenza, ci hanno dato i pass provvisori, abbiamo nuovamente passato le misure di sicurezza ed ognuno si è organizzato per passare la notte.

C'era una ragazza molto bella, alta, occhi neri profondi, naso importante che indossava un bellissimo sari bianco e arancione. Lei è stata seduta cinque ore composta ed in silenzio al tavolino di un bar. Questa è signorilità. Aveva le mani ed i piedi decorati con l'hennè, che è un segno di festa per gli islamici, ma mi ha davvero colpito perchè un portamento così regale può solo avere sangue di principessa nelle vene.

C'erano poi famiglie con bambini che hanno corso come matti tutta la notte su e giù per i corridoi dei gates

E poi c'ero io stravaccato per terra, tra l'ultima fila di poltroncine e la vetrata dove sono riuscito ad appisolarmi e dormire un paio d'ore.
Non mi hanno disturbato gli annunci emanati ad alto volume , il problema vero è stata l'aria condizionata a manetta che ha sparato tutta la notte e che mi ha procurato un mal di testa feroce, per cui alle 5.30 vagavo per l'aeroporto che non chiude mai a cercare una pastiglia perchè le mie erano nella valigia nella pancia dell'aereo.
Ci conoscevamo ormai tutti, almeno di vista, una grande famiglia di zombie che stamattina era assolutamente rincoglionita, non appena chiudevo gli occhi mi addormentavo.

Poco prima di atterrare mi consegnano la l'immigration form, metto la mano nella taschina della giacca dove , insieme al passaporto tengo la penna ed improvvisamente mi sono svegliato di botto.

Azz... dove è il passaporto? L'ultima volta che me lo ricordo ce lo avevo in mano quando sono salito sullì'aereo. Che mi sia caduto mentre mettevo su la valigia? Che mi sia scivolato?
Il problema è che non sto atterrando in un posto qualsiasi della cara vecchia Europa, ma in un paese che da anni convive con terrorismo ed altro per cui non hanno alcuna voglia di scherzare.

Sto già sudando freddo quando una forma da sotto il maglione mi fa tirare un sospiro di sollievo, avevo mancato il taschino, ma si era fermato tra la panza e la cintura, pericolo scampato.

L'aereo rulla sulla piasta di atterraggio e finalmente un applauso liberatorio si leva da questa massa di disgraziati, ci stringiamo la mano congratulandoci a vicenda per avercela finalmente fatta a raggiungere questa località che non è molto distante dall'ubicazione dello Shangri-la, ma a quanto pare è irraggiungibile allo stesso modo.

Ed ora sono qui, in camera, con due guardie armate fuori dalla porta, sulla sicurezza i miei committenti non scherzano per nulla

 
 
 

Ars Moriendi

Post n°540 pubblicato il 17 Marzo 2017 da hieronimusb

Con riferimento al post precedente, stamattina sono stato al commiato funebre del mio amico che si è tenuto presso il Tempio Crematorio in un paesino vicino.

Il tempio è molto bello, un'architettura moderna, pulita, linee morbide, molta luce in questa giornata di protoprimavera e la prima impressione che ho avuto è stata di una casa accogliente.
Musica classica ad accompagnare l'attesa del rito e fino a qui, tutto bene.

Da una porta laterale è entrata la ragazza che aveva il compito di presiedere al rito
Una ragazza sui venticinque-30 anni, con una voce bassa, ma chiara, indossava un completo blu ravvivato  da un foulard granata che riempiva lo spazio aperto della giacca indossata su una dolcevita bianca.

L'impressione era buona, sobrietà, cura,rispetto, attenzione.

Come detto ero amico, ma non intimo, per quando quando la ragazza ha invitato chi lo voleva a parlare per dare il suo saluto non mi sono persentato e nessun altro lo ha fatto.

Sono stati letti un paio di brani, non male roba vagamente new age che però non si capiva a chi fossero destinati, se al defunto o ai suoi familiari.

Come detto all'amico piaceva ballare per cui, quando i presenti sono stati invitati intorno al feretro a dare l'ultimo saluto la musica era una bachata.

Poi il feretro è stato portato via per "proseguire il suo cammino"....

Tutti sono usciti ed io mi sono trovato a pensare "Beh? E' tutto qui?" , avevo dentro un gran senso di vuoto e mi chiedevo perchè, cosa mi fosse mancato.

E mentre tornavo indietro verso il lavoro mi sono trovato a pensare che in tutta questa preparazione è mancata la... Speranza, o forse più che altro è mancato il Cuore.

E' stata una cerimonia bella, preparata a tavolino, ma fredda, senza nulla per chi rimane e, di solito in questo nostro mondo la morte è un problema per chi rimane più che per chi se ne va.

Pare che parlare di Speranza, in un mondo iper tecnologico sia qualcosa di obsoleto, di poco moderno, in fondo sappiamo che dopo non c'è nulla,  con la morte tutto finisce...

SAPPIAMO??????

Noi non sappiamo un bel niente, chi dice che l'anima non esiste ha la stessa credibilità di chi ne sostiene invece l'esistenza, perchè ad oggi non ci sono prove scientifiche nè per l'una che per l'altra versione.

Noi possiamo anche creare fegati, cuore, organi artificiali, possiamo alimentare il cervello con elettricità e soluzioni fisiologiche, ma una persona che è stata abbandonata dal soffio di vita non tornerà più ad essere ciò che era, noi non siamo solo la sommatoria della materia e dei processi fisiologici ed elettrochimici, siamo qualcosa di più e lo percepisce chiaramente chi riesce a sintonizzare la sua anima sull'intima bellezza di ciò che ci circonda, di chi ha provato un amore vero e corrisposto.
Nessuno potrà mai convincermi che aggiungendo sali e zuccheri a Salvino lo si possa trasformare in Madre Teresa di Calcutta e che con opportuni accorgimenti Trump possa diventare un novello Kennedy.

C'è qualcosa di più e questa consapevolezza accoglie e consola chi rimane.

E' questo che è mancato nel rito funebre di oggi. E' questo che manca troppo spesso in questo nostro mondo che ha dimenticato l'Ars Moriendi.


("la viola d'inverno" di Vecchioni è stata suonata ieri durante il rosario)


 
 
 

Quella porta...

Post n°539 pubblicato il 16 Marzo 2017 da hieronimusb

Mentre sto ascoltando la partita mi squilla il cellulare, è il mio amico Beppe e, subito , penso mi voglia proporre di andare al bar a vederla in TV, cosa che avrei declinato considerando che da più di una settimana non sto bene e che sono in piedi solamente perchè il mio nuovo collega non è in grado di essere autonomo.
Ed invece mi dice è morto un mio coscritto, uno che conoscevo bene che mi aveva un po' bullizzato quando eravamo piccoli, ma che, per quella strana teoria per cui ciò che non ci ammazza ci rafforza, era infine diventato mio amico.

La notizia mi lascia allibito anche perchè G.M. era un gran bel tipo, ancora giovanile con la classica aria da monello senza età, due occhi azzurri che erano uno spettacolo ed il fisico di quei fortunati che possono fare qualunque cosa, ma non ingrassano mai.

Piaceva moltissimo alle donne e lui si concedeva volentieri alle loro grazie, non potrei dire che fosse uno stronzo che le ingannava, anzi penso che lui fosse sempre sincero nel non voler rapporti imegnativi e che alla tipa di turno andasse bene così, in fondo ognuno di noi è sempre convinto di essere e poter essere speciale ed aver carte da giocare.

Sabato sera era andato a ballare come faceva spesso, poi al ritorno in auto con la compagna di turno si è sentito male , il tempo di accostare ed era morto: infarto.

A tutti i viventi tocca, prima o poi, attraversare quella porta ed il dibattito è poi sempre lo stesso, è meglio farlo in questa maniera improvvisa, inconsapevole oppure è altrettanto intenso avere il tempo di prepararsi?

Conosco molti che sono passati da uno stato all'altro senza avere il tempo di rendersene conto, per contro mia moglie ha invece avuto la consapevolezza che il suo tempo era al termine, ha potuto chudere ogni conto con questo mondo ed aspettare il passaggio verso il dopo.

Se avessi potuto scegliere per lei avrei scelto la non consapevolezza, ma solamente perchè il mio desiderio istintivo di proteggerla sarebbe stato quello di non farle guardare in faccia il termine del suo cammino, la Vita ha deciso diversamente e non posso che accettare quello che è successo.

Resta però il fatto che la nostra società ha perso il senso dell'Ars Moriendi, lo si vede anche nei dibattiti di questi giorni su testamento biologico e Disposizioni Anticipate di Trattamento.

Nel nostro tempo si tende a scindere il concetto di vita e di morte senza considerare che è una consecutio naturale oltre che temporale.
Una parte la gioca sicuramente lo scetticismo, la fatica nel guardare alla nostra spiritualità che aprirebbe orizzonti sul dopo, siamo meccanici, convinti che tutto sia solamente riconducibile a reazioni elettrochimiche e che la morte sopraggiunge con la cessazione dei processi vitali.

In realtà la morte ha anche aspetti positivi, nel momento in cui ci obbliga a fare i conti con noi stessi, con l'utilizzo del nostro tempo, con il nostro desiderio di felicità che non può essere rimandato ad un momento successivo ed ipotetico nel tempo, ma deve essere costante di ogni nostro giorno, di ogni nostra attività, di ogni nostra scelta.

Sarà forse per questo che mi alleno a morire ogni giorno, facendo il punto su ciò che sono, ciò che faccio ed ho fatto, iniziando a rinunciare a tutto ciò che non mi dà gioia, a ciò che mi appesantisce l'esistenza, sogni irrealizzabili, persone incapaci di dare affetto, situazioni che propongono soltanto sofferenza.

Il vero trionfo della Vita sarà quella di accettare la morte di accoglierla, di esserne consapevoli sapendo che ogni istante è stato vissuto al meglio e che il libro che si sta per chiudere è stato un libro che è valsa la pena scrivere

 

 
 
 

Eva

Post n°538 pubblicato il 07 Marzo 2017 da hieronimusb

Non vorrei apparire ruffiano in occasione della festa della donna, ma mi piacerebbe soffermarmi un momento a ragionare sulla storia della prima rivoluzionaria che la storia ci ricordi

La prima rivoluzione, la prima ribellione alle regole imposte dall'alto il primo gesto di sfida, la prima autodeterminazione non è venuta da un macho, da un guerriero, da un eroe muscoloso con gli occhi brillanti di fiera libertà, ma da una donna che si è assunta sulle spalle questo peso e che per questo è stata bistrattata nei secoli.

Eva!

Credo che tutti conosciamo la storia di Adamo ed Eva, della loro disobbedienza e della successiva cacciata dall'Eden.
Questo fatto, per la religione cattolica ha generato il mito del peccato originale, secondo la quale ancora oggi noi siamo qui ad espiare il peccato di Eva, la sua disobbedienza che ha marchiato gli uomini.
Questa idea, dovuta alla lettura testuale della genesi è sopravvisuta fino ai nostri tempi generando modelli distruttivi che fanno affermare  a John Phillips, (autore del libro "Eva, la storia di un'idea") ,  "visto il modo in cui Adamo ed Eva sono caratterizzati, la storia umana e le relazioni sociali sono ordinate in modo tale da escludere determinate possibilità",
Basti pensare che Sant'Agostino, uno dei dottori della Chiesa sosteneva che le donne non hanno anima

E' interessante come siano molte le religioni che sono ricorse a simili espedienti per giustificare la prevaricazione nei confronti delle donne, basti ricordare Pandora ed il suo vaso che disperse il male nel mondo, mito a cui la trascrizione cristiana del mito di Eva attinge a piene mani .
Ma ritorniamo un momento all'antica Madre.
Siamo veramente sicuri che il nostro destino sarebbe stato quello di vivere in un paese idilliaco, in cui non avremmo dovuto fare nulla, in cui gli alberi si sarebbero chinati ad offrirci i loro frutti?
Un luogo in cui non esistendo la morte saremmo vissuti in eterno?
Assolutamente no, probabilmente non saremmo mai esistiti, sarebbero rimasti non il primo uomo e la prima donna, ma gli Unici esseri umani, se è vero che i figli di Adamo ed Eva nacquero dopo la cacciata.
Ma anche se fosse, ci sarebbe stata risparmiata la noia?
Ci sarebbe piaciuta una vita da animale che non ha la coscienza del tempo e che può restare accovacciato sulle zampe ore ed ore, in attesa di non si sa cosa visto che non ha concetto di futuro?
Tutti questi concetti ,che formano la nostra consapevolezza noi l' abbiamo appresa nel momento in cui è stato violato l'albero della conoscenza del bene e del male, da quel punto è iniziato il cammino dell'uomo.
Forse non sarà un cammino semplice, forse non sarà un cammino agevole e scevro da difficoltà e sofferenze, ma chi ha cuore di affermare che non vale la pena di farlo? Chi vorrebbe vivere una vita da pecora al pascolo?
Eva con la sua disobbedienza e di conseguenza con la sua ribellione ci ha aperto la porta della  consapevolezza, ci ha dato la prima vera libertà.
E mi piacerebbe  pensare che nell'atto di Adamo di mangiare la stessa mela anche l'Uomo abbia accettato di condividere con  la sua compagna questo cammino ed abbiano insieme accettato le conseguenze, senza rinfacciarsi ciò che avevano perduto, ma felici di ciò che avevano generato.
E' per questo che tra tutte le rappresentazioni di Adamo ed Eva amo particolarmente quella di Klimt.



Nelle sue forme morbide la Prima madre ha uno sguardo dolce, sereno, non ha paura nè imbarazzo ad esibire la sua nudità e sembra quasi fare scudo con il suo corpo ad Adamo che pare quasi appoggiato suoi suoi capelli annusandone il profumo, godendo della vicinanza della sua donna in un ritratto che li pone alla pari ai nostri occhi di spettatori.
Pare dicano, "Ecco, si, siamo noi, siamo quelli che fecero la Prima Scelta"

Purtroppo il potere non ama i rivoluzionari ed è per questo che ancora oggi le donne sono costrette a subire , ma spero che il DNA di Eva non sia stato annacquato e che lo spirito di Adamo non sia del tutto evaporato negli Uomini.

Alex

 
 
 

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Post n°537 pubblicato il 04 Marzo 2017 da hieronimusb

Credo che esista un motivo per tutta questa bellezza, che vi sia un fine, uno scopo , ma credo anche che l'umanità non ne sia consapevole

 
 
 
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Un blog di: hieronimusb
Data di creazione: 10/12/2008
 

UANDEO (E SE) MORIRÒ

Quando , (e se), un giorno morirò
non voglio un prete che mi parli di un dio in cui non credo
o di paradisi che non mi interessano,
di inferni che non ho meritato
e se un purgatoriò ci deve essere
non sarà diverso dal mondo in cui ho vissuto

quando , (e se), un giorno morirò,
non voglio tombe costruite come casa
nè che si estirpino  fiori
se il senso della vita deve essere
nel tornare da dove son venuto
sarà l'utero della terra la mia ultima casa

Quando, (e se) morirò
sarà perchè ho vissuto
in un lungo istante senza tempo
raccolto come seme che diventa albero e poi frutto
come il fiume che corre e corre per tornare al mare
senza pensare neppure un momento
che questa vita possa finire

Se e quando morirò,
sarà perchè ho cercato nell'ultimo viaggio
la chiave segreta del tutto

 Alex