Creato da ioxamicizia il 02/03/2008

RIFLETTENDO...

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^_^

Post n°4859 pubblicato il 18 Luglio 2015 da ioxamicizia

 
 
 

DIAZ

Post n°4858 pubblicato il 07 Aprile 2015 da ioxamicizia

 
 
 

Vauro

Post n°4857 pubblicato il 20 Marzo 2015 da ioxamicizia

 
 
 

"Credere alla paura significa rinunciare alla libertà". Charlie Hebdo

Post n°4856 pubblicato il 07 Gennaio 2015 da ioxamicizia

Morire con la matita in mano, la scatola dei colori, mentre si sta disegnando lo sgambetto a una qualche tirannia, con lo strumento insuperabile del sorriso. Avranno alzato gli occhi dal foglio di fronte agli assassini incappucciati, incapaci di farsi guardare in faccia. Avranno alzato gli occhi e non le mani.
Si sa di nuovo oggi con feroce esattezza che l' ironia è il peggiore nemico dei fanatici. Io vengo dal paese del pernacchio. Reprimo ira e lacrime per far risuonare for...te il mio sberleffo contro chi crede di uccidere l' ironia.
La strage non si limita a minacciare la libertà di critica. Mira a ferire la libertà in se stessa, data per immorale dagli assassini. L' Europa è nata contro i fascismi, le tirannie, le loro guerre di conquista. I cittadini d'Europa sono l' osso più duro con cui si cimenteranno gli scopi degli assassini di Parigi. (ERRI DE LUCA)

 
 
 

BUON ANNO

Post n°4855 pubblicato il 01 Gennaio 2015 da ioxamicizia

 
 
 

Mauro Biani

Post n°4854 pubblicato il 31 Ottobre 2014 da ioxamicizia

 
 
 

Manifestazione Cgil 25 ottobre, perché non andrò in piazza su Il Fatto Quotidiano.it

Post n°4853 pubblicato il 26 Ottobre 2014 da ioxamicizia
 
Tag: scuola


Domani in piazza con la Cgil non ci sarò.

Non ci sarò perché ho già partecipato a troppe piazze ma sono rimasto precario a 40 anni.

Non ci sarò perché questo sindacato in questi anni ha nascosto il precariato dietro una sigla, “Nidil” , senza difendere realmente chi non ha un contratto alla pari di altri.

Non ci sarò per rispetto a Maria, che domani sarà a lavorare con un contratto da un giorno, in un museo di Bologna.

Non ci sarò perché quando Giovanna, 30 anni, ha dovuto cercare lavoro per suo padre è rimasta sola.

Non andrò a piazza San Giovanni perché son stanco di ascoltare uomini e donne che nella vita hanno dimenticato cosa significa entrare in una classe, in una corsia d’ospedale, in una fabbrica, per fare i dirigenti a vita di una categoria o di un’altra ancora.

Non sarò dietro la bandiera rossa perché non basta un giorno dove si mostrano i muscoli ma servono 364 giorni dove i lavoratori sentono un sindacato che non scende a compromessi.

Non ci sarò perché il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha vent’anni più di me.

Perché la maggior parte dei dirigenti del sindacato ha più di 40 anni e non conosce realmente i problemi di quei giovani costretti ad abbandonare il Paese per trovare un lavoro.

Non manifesterò perché chi scrive vorrebbe una Cgil diversa: un’organizzazione giovane, moderna, snella che non faccia solo tessere come un partito.

Non verrò ad ascoltare la Camusso perché ho stima di quegli uomini e donne della Cgil che credono ancora nel sindacato, arrampicandosi alla speranza: sono come quei volontari delle feste dell’Unità che passano serate a far salamelle per prendere una pacca sulle spalle dai loro dirigenti in giacca e cravatta.

Non sarò in piazza perché voglio essere accanto ai genitori dei miei alunni che hanno perso entrambi lavoro a 50 anni.

Non verrò a Roma perché non credo servano manifestazioni contro il progetto del premier Matteo Renzi: riempire una piazza è marketing per un sindacato dalle batterie scariche.

Non sarò in piazza perché Renzi sa di poter sferrare attacchi ad una Cgil che non riesce più ad avere il contatto con i suoi lavoratori.

Da maestro non manifesterò perché la Cgil ha permesso che in questi anni la Scuola fosse invasa dall’Invalsi lasciando soli gli insegnati; perché la Cgil, di cui ho ancora la tessera, non ha promosso una campagna di consultazione sulla riforma Giannini; perché la Cgil ha permesso in questi anni che la scuola si trasformasse in un’azienda senza soldi lasciando che noi insegnanti diventassimo operai alla catena di montaggio dell’istruzione.

Non sarò con i manifestanti del 25 ottobre perché agli italiani non serve una Camusso che grida da un palco ma una rivoluzione quotidiana.

No, a Roma, non verrò perché io mi indigno ogni giorno non una volta l’anno con una manifestazione contro Renzi.

 
 
 

FAMIGLIA

Post n°4852 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da ioxamicizia
 

 
 
 

Bertolotti & De Pirro

Post n°4851 pubblicato il 27 Settembre 2014 da ioxamicizia
 

 
 
 

BUONE VACANZE!

Post n°4850 pubblicato il 31 Luglio 2014 da ioxamicizia

 
 
 

Mauro Biani

Post n°4849 pubblicato il 22 Giugno 2014 da ioxamicizia
 

 
 
 

ELLEKAPPA

Post n°4848 pubblicato il 10 Maggio 2014 da ioxamicizia
 

 
 
 

1° MAGGIO

Post n°4847 pubblicato il 30 Aprile 2014 da ioxamicizia

 
 
 

Son brutte hose.

Post n°4846 pubblicato il 26 Aprile 2014 da ioxamicizia
 

    Si chiama Monticchiello. È un piccolo paese accarezzato dalla dolcezza dei clivi della campagna senese. Un piccolo paese medievale, con le sue mura, la sua torre, le sue botteghe falsamente rustiche che offrono vini, olio e formaggi da accattivanti listini in inglese e tedesco. Ché dalla primavera all’estate borghi come questo si riempiono di turisti. Ma d’inverno no. Son quasi deserti.
    Appoggiato al pozzo nella piazzetta, mi godevo l’aria fredda e il silenzio. Presto rotto dallo scoppiettio di una vecchia Citroën verde. Più vecchio ancora il guidatore. I capelli bianchi che spuntavano da un berretto di lana infeltrita. Si è accostato. Si è fermato. Ha tirato giù il finestrino lanciando uno sguardo prima a me, poi al pozzo al quale stavo appoggiato, e di nuovo a me.
    «Prima ci si pigliava l’acqua tutti da hodesto pozzo. Ora serve solo per guardarlo perché è antiho» mi ha detto. Non aveva nella voce nessun tono di giudizio né di nostalgia, solo la musicalità dell’accento. Come se stesse rispondendo a una richiesta d’informazioni che io, forestiero, avevo fatto.
    «Anche a me, da ragazzino, mi ci mandavano a prende’ l’acqua da bere col secchio» ha continuato senza cambiar timbro.
    «Davvero?» ho risposto io, per cortesia.
    «Sì, davvero, ma poi è arrivata la guerra…» Una pausa. «È la hosa più brutta he c’è la guerra. A noi c’ha fatto passare la gioventù nera, e ’un ce la ridà più nessuno la gioventù.»
    Improvvisamente l’acqua invisibile nel buio del pozzo, ormai coperto da una grata di ferro, ha preso a sgorgare dai suoi occhi insieme alle parole.
    «Dopo l’otto settembre mi tolsi la divisa e tornai a hasa a piedi. Ci misi più d’un mese e quand’arrivai i fascisti volevano rimettermela. Allora io e degl’altri amici s’andò nei boschi e si fece una banda di partigiani.» Un’altra pausa, ma stavolta bagnata di pianto. «E son brutte hose, mi scusi, ’un le dovrei raccontare.» Ma invece racconta, il vecchio guidatore affacciato al finestrino della vecchia Citroën.
    «Da Siena ’l prefetto mandò l’esercito e le hamicie nere per ammazzarci. E du’ amici miei ci riuscirono ad ammazzarli. Se va in giù la vede, vicino alla porta delle mura e c’è una targa co’ su i nomi scritti. Ma son brutte hose, ’un le dovrei raccontare.»
    Però le parole continuano a scendere, come le lacrime. Lacrime trasparenti, senza la torbidezza della retorica, del compiacimento. È la narrazione limpida della paura.
    «A me m’era entrata nel sangue, tanto he m’ero coperto di bolle rosse e mi venne un febbrone he mi dovettero nascondere per quasi un mese in un fienile, sotto la paglia, prima he mi passasse.»
    La narrazione del terrore.
    «Allora arrivarono i tedeschi, pigliarono tutta la gente del paese e la portarono davanti alla hiesa, poi gli puntarono hontro le mitragliatrici pesanti. E c’era anche un bimbo piccolo, in braccio alla su’ mamma…»
    La gente del paese fu risparmiata, tedesca era anche la moglie di un fattore e riuscì a convincere i suoi connazionali a non commettere quell’eccidio, mi dice il guidatore della Citroën. Ma questo non frena le lacrime che sgorgano dal ricordo.
    «Son brutte hose, ’un le dovrei raccontare.»
    Perché allora adesso le racconto io? Non lo so. Forse perché credo che andrebbero ancora raccontate. Almeno questo è quello che ho detto a lui. O forse perché voglio raccontare solo le sue lacrime. Acqua di un pozzo che presto non ne darà più.

Vauro Senesi

 
 
 

Bertolotti & De Pirro

Post n°4844 pubblicato il 30 Marzo 2014 da ioxamicizia
 

 
 
 

Mauro Biani

Post n°4843 pubblicato il 08 Marzo 2014 da ioxamicizia
 

 
 
 

ELLEKAPPA

Post n°4842 pubblicato il 22 Febbraio 2014 da ioxamicizia
 

 
 
 

M5S è il ‘nuovo fascismo’? Non diciamo bischerate, dai

Post n°4841 pubblicato il 05 Febbraio 2014 da ioxamicizia
 

Il Fatto Quotidiano Blog di Andrea Scanzi

Forse siamo finiti dentro un incantesimo. Una forza neonata, prima a fare opposizione autentica in Parlamento dopo tempo immemore, si batte per non regalare soldi pubblici alle banche private. Sono gli stessi “fascisti” che, contro tutti o quasi, si sono battuti contro gli F35 (Renzi dov’eri?) e a favore della Costituzione (Renzi dov’eri?), contro i boss delle slot machine e contro i furbini degli affitti d’oro. Sono gli stessi che, unici o quasi, hanno sollevato la questione morale contro Alfano (Renzi dov’eri?), Cancellieri (Renzi dove sei?) e De Girolamo. 
Ora, magicamente, questa opposizione autentica – e pienamente democratica – viene del tutto stravolta dalla grancassa di regime, che intende trasformarla da difensore delle regole a “eversiva”. Il capovolgimento totale della realtà: un po’ come prendersela col poliziotto burbero che ha detto “stronzo” al ladro e glorificare il ladro perché ha sorriso alle telecamere quando gli hanno messo le manette. Giustissimo sottolineare errori e sbandate di un Movimento che è spesso bravissimo a sabotarsi da solo, e quando non lo fa ci pensa un post ad minchiam di Grilloa rovinare quasi tutto, sdoganando la volgarità del solito gruppo tripartisan di decerebrati-web.

 

Parole inammissibili, ma al giochino patetico e colpevole del “5 Stelle= nuovi fascisti” non partecipo. Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Non è neanche una semplificazione: è una stortura empia, deliberata, carognesca. Davvero siamo arrivati a un tale livello di rincoglionimento? Davvero c’è chi crede che Di Battista sia un balilla e Vito Crimi il novello Farinacci? Davvero c’è chi ha più paura di una Giulia Sarti che di un Denis Verdini (sì, quel Verdini che ha scritto il Troiaium tanto caro a Matteo Peppo Pig)? Davvero c’è chi pensa che i grillini siano “stupratori potenziali”? Bastano alcuni commenti anonimi per asserirlo? Allora, in base ai commenti sulla mia pagina facebook – che vanta più o meno 176mila persone in più dei lettori de L’Unità – io potrei affermare che quasi tutti i renziani sono beceri e violenti, perché mi insultano ogni giorno? Cos’è, uno scherzo? 

Davvero vogliamo giustificare e addirittura santificare un Presidente della Camera inadeguato e incapace perché – secondo un femminismo caricaturale – è donna e dunque in quanto tale non criticabile? Davvero volete che non metta in discussione una come la Boldrini, che da Fazio ha detto una castroneria dopo l’altra denotando una competenza pressoché pari a quella della Gelmini sui neutrini? Davvero quel che resta della sinistra italiana si è già fatta piacere questo fenomeno che – a volergli bene – si può definire al massimo la copia accettabile di Berlusconi (e infatti erotizza da matti la destra)? 
A me i “boia chi molla” e affini fanno schifo. Schifo. Ma mi fanno ancora più schifo – o quantomeno è un pareggio – gli schiaffoni alle deputate per mano di pseudo-questori di Sciolta Civica, gli insulti ai deputati 5 Stelle malati di sclerosi multipla (“Cambiategli i fogli!” Ah ah ah, buuuuu!!”: li avete giù dimenticati?), le risatine di scherno di piddini e piddine (“Oh oh, sono arrivati i grillini, i turisti della democrazia, ah ah ah!”) e le provocazioni sistematiche delle piddine amene – quelle che ieri erano bersaniane, oggi renziane e domani si vedrà – che gridano “fascisti” a chi ha avuto il nonno deportato ad Auschwitz. Davvero il rincoglionimento è a questi livelli? E’ rimasto da qualche parte un briciolo di libertà di pensiero? Davvero pretendete che io, che fino all’altro giorno ero ritenuto addirittura “renziano” e “pennivendolo” solo perché avevo criticato – come sempre ho fatto e farò – le prese di posizione immobiliste-talebane dei 5 Stelle, mi travesta da un francescomerlo qualsiasi e spari le mie brodaglie politicamente (s)corrette in difesa dei Boccia?
Chi accusa di “faziosità” me o Travaglio, Gomez o Padellaro, Freccero o Liuzzi, non ci vorrebbe “imparziali” (l’imparzialità non esiste, esiste l’onestà intellettuale): ci vorrebbe “parziali” a suo gusto. E’ una cosa molto diversa. Ci vorrebbe piddini. Ci vorrebbe Lerner, ci vorrebbe Augias, ci vorrebbe Maltese (e ho volutamente citato persone stimate e stimabili, sia chiaro). Chi ci critica ci vorrebbe “fazioso” come lui e dunque renziano: preferisco vivere, ragazzi. E dunque pensare. Ho troppo amore delle idee per passare dal “Siamo realisti esigiamo l’impossibile” al “Vamos a la playa oh oh oh oh”. Mi voglio troppo bene per credere a Renzi. Preferisco aderire, come ho appena fatto, alla Lista Civica Tsipras, che non so se riuscirà a presentarsi né se voterò a maggio, ma so – eccome – che sentirmi accanto a Paolo Flores D’Arcais o Barbara Spinelli mi fa stare bene. Molto bene. E un’alternativa democratica, per giunta nobilissima, è sempre una buona notizia. Ancor più di questi tempi.
 
Il giochino di queste ore è far credere che i Di Maio e le Taverna siano i nuovi fascisti. Ma davvero qualcuno ci crede? Che droghe usa questa gente? Il Movimento 5 Stelle ha falle e lacune che critico ogni giorno. Lo faccio da quando Pigibattista aveva ancora i capelli. Chi parla di 5 Stelle, quasi sempre, non sa minimamente di cosa parla. I 5 Stelle sono fatalmente immaturi, talora odiosamente massimalisti e strategicamente masochisti: ma fascisti proprio no. E’ un falso storico, non diciamo castronerie. Casomai hanno evitato un nuovo fascismo, veicolando democraticamente una protesta sempre più tracimante. M5S è l’unica novità autentica di questo presente politico (il che non vuol dire che siano perfetti, anzi). Tra un errore e l’altro, hanno combattuto e combattono battaglie nobilissime. Spulciano i decreti, controllano, studiano. Si sbattono, ci credono. E sono onesti, al di là di qualche dissidente di professione folgorato sulla via della diaria (poveretti). Se il “nuovo” sono le De Micheli e le Biancofiore, le Boschi e le Carfagna, gli Speranza e i Faraone, allora sì che siamo proprio alla canna del gas. 
 
Mi si chiede: ma a te questo presente non fa paura? Certo che mi fa paura. Ma mi fa paura per altri motivi. Tra Letta e Taverna, non è la seconda a inquietarmi. Mi fa paura, anzitutto, il rincoglionimento che pare esondare ovunque. Mi fanno paura i Verdini. Mi fanno paura i Casini, i poteri forti dietro a Renzi e l’eterno ritorno del Caimano. Mi fa paura la mancanza pressoché totale di decenza di troppa stampa. Mi fa paura anche Casaleggio, o quantomeno non è il mio genere: prima verrà reciso il cordone ombelicale tra lui e i “cittadini” in Parlamento, e meglio sarà. Ma se l’assioma per sembrare “equilibrati” e “democratici” è pensare che Nicola Morra è lì, con la camicia nera, pronto a marciare su Roma canticchiando eia eia elalà, be’ ragazzi: io amo il vino, ma voi pretendete che raggiunga un’ubriacatura cerebrale che fortunatamente mi è ignota.
 
P.S. Quando si è di fronte a una palese porcata, la democrazia si esercita non avallando la porcata, ma arrabbiandosi e combattendola. Democraticamente, ma con ogni mezzo lecito.
 
 
 

Giornata della Memoria

Post n°4840 pubblicato il 27 Gennaio 2014 da ioxamicizia




“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento
perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto
perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato...

perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente
perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.”

 
 
 

Poste italiane Spa: le lettere che non arrivano e lo Stato che privatizza

Post n°4839 pubblicato il 25 Gennaio 2014 da ioxamicizia
 
Tag: poste

Il Fatto Quotidiano - Blog di Nicola D'Angelo

L’art. 15 della Costituzione recita: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”. Bene, però con i tempi che corrono si dovrebbe aggiungere una postilla: “quando la posta arriva“. E si perché negli ultimi tempi è difficile veder spuntare lettere, raccomandate, bollettini ed altro, dalle nostre desolate buche.

L’arrivo della posta è diventato un evento raro, tanto che all’inizio ho pensato ad una strana malattia che aveva lasciato a terra i poveri postini. Poi la cosa è continuata e siccome il telegiornale non parlava di questa epidemia mi sono chiesto: ma che cosa è successo al nostro servizio postale? Sempre sentendo le frammentarie notizie della televisione, ho capito. Le poste ora si occupano di aerei, assicurazioni, prodotti finanziari, telefonia e di tante altre belle cose. Meno, assai meno, del recapito, un tempo oggetto principale della loro attività.

Capisco che il tema non vada più di moda. Capisco che esiste internet, la posta elettronica e tante altre diavolerie della tecnica. Capisco che fa “fino” fare nuovi business. Ma…. Poste non è un’istituzione qualunque. In essa si riflette l’immagine dello Stato, del suo funzionamento. Il cittadino che resta in attesa ore in un ufficio postale o che non vede arrivare più regolarmente la propria corrispondenza non pensa che le poste sono una società per azioni dedita al profitto e non più all’interesse pubblico. Si arrabbia e se la prende con lo Stato italiano. E forse non a torto.

Lo Stato infatti ha sulla coscienza un contratto di servizio (ciò che obbliga le Poste ancora a fare le Poste) ridotto al minimo. Gli obblighi di servizio sono al lumicino e certamente le mancanze non sono colmate dalla cosiddetta concorrenza di settore. Siamo arrivati al punto che è stato chiesto il recapito a giorni alterni (magari arrivasse la posta almeno a giorni alterni!). Ora il Governo vuole privatizzare e la frittata sarà completa. Nessuno ha poi spiegato ai nostri prodi governanti che prima si fanno le regole sulla liberalizzazione del mercato e sul servizio universale (cioè le regole che obbligano a recapitare le lettere) e poi si privatizza. Ma tant’è.

Intanto, invece di sviluppare i servizi postali per i cittadini e la pubblica amministrazione, l’enorme potenzialità di archivio e di transazione economica, chiudono la grande risorsa che faceva della posta un unicum nel nostro paese: i piccoli uffici. E questa non è una romanticheria. Lo vadano a chiedere a tanti italiani, a cominciare da quelli che vivono nel Sud, leggermente “arrabbiati”, per usare un eufemismo, di non vedere arrivare per tempo la loro posta e di doversi spostare di chilometri per fare semplici operazioni. Senza contare che bollette telefoniche, elettriche, idriche, giungono ormai regolarmente in ritardo costringendo i tanti malcapitati a pagare, pure in ritardo, la relativa mora sulla bolletta successiva. 

 
 
 
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