Ci scrive Antonio Rubino e condividiamo con tutti voi:
Caro Direttore, Gentile Redazione,
mi chiamo Antonio Rubino, e sono nato a Mesagne nel 1983 nello stesso anno in cui, come molti dei vostri giornali hanno ricordato, il sig. Rogoli Pino diede vita alla SCU nella città di Trani.
La commozione dei giorni scorsi, la perdita di Melissa è stata per la Società Civile mesagnese un colpo fortissimo. La nostra commozione è stata condivisa dal resto della popolazione italiana, io ero a Torino e vedere Piazza San Carlo riempirsi mi ha dato speranza, la stessa sensazione l’ho provata domenica sera al Teatro Regio ascoltando Caselli, Don Ciotti, Zagrelbesky alla biennale della Democrazia. E sentendo gli applausi e gli incitamenti dei tanti che come me erano presenti.
Se da un lato la popolazione italiana ha saputo cogliere il dramma di una famiglia che perde la figlia che si reca a scuola, se l’opinione pubblica è stata scossa da un moto di indignazione verso chi ha colpito la scuola, il simbolo del nostro stare uniti, il posto in cui crescono e si formano le giovani generazioni, poco è stato fatto da parte dei giornalisti per fare un’opera di verità rispetto alla lotta, la nostra lotta alla criminalità.
I giornalisti hanno preferito i titoli facili e, nonostante i richiami dell’Ordine alla deontologia professionale, due sono state le scelte sbagliate dei media:
• La morbosa e volgare ricerca dei segreti più intimi della famiglia Bassi (come comunità vi preghiamo di non essere sciacalli),
• La descrizione di Mesagne come di un punto di snodo e comando strategico da parte della criminalità organizzata. Mesagne come Corleone.
Francamente non possiamo accettare, da cittadini onesti, che un branco di giornalisti ignoranti (nel senso che ignorano la complessità della realtà) possano descrivere la nostra Città unicamente come la culla della SCU, la casa dei nipotini di Riina e il luogo dove si applaudiva al Boss Massimo Pasimeni mentre veniva arrestato.
Da quando uno sparuto numero di persone, che non ha alcun potere concreto sulle vite dei cittadini, è maggioranza? Da quando per i giornalisti italiani se una ventina di vicini di casa applaudono un boss mentre viene arrestato è l’intera comunità ad averlo fatto? Da quando è accettabile definire un paese terra di mafia, quando si ha un Comune che non è mai stato sciolto per infiltrazioni mafiose? Perché il modello di lotta alla criminalità che Mesagne ha messo in piedi negli ultimi vent’anni è stato totalmente ignorato da giornalisti troppo presi a gestire lo scoop e poco attenti ai messaggi che si lanciano? Perché non avete pensato al male che facevate a noi? Sapete cosa vuol dire ribellarsi a un sistema malavitoso, sapete cosa vuol dire riprendersi la bellezza del mondo quando attorno a te tutto è buio? Sapete quanto possa far male sapere che la propria battaglia viene ignorata, e che le vittorie di un popolo vengano cancellate da chi si presume sia li per proteggerti e raccontare la verità?
Da quando l’incapacità di distinguere fra colpevoli e innocenti, fra vittime e carnefici, fra giusto e sbagliato è diventato il requisito per fare i giornalisti? La vostra Disinformazione è al soldo di qualcuno oltre che della necessità di far cassa?
Io non ho l’abilità di narrare di Roberto Saviano, che dalle pagine di Repubblica ha provato a raccontare la storia della mia terra. Quello che non consento e che noi mesagnesi non consentiremo mai a Saviano ed al Giudice Cataldo Motta è di parlare della nostra comunità facendo finta che sia fatta da una sparuta minoranza e che 28.000 persone, (alle quali vanno aggiunti almeno il doppio di cittadini che sono in altre parti d’Italia, dell’Europa e del mondo) non esistano.
Non permetteremo che si racconti la nostra storia come quella di gente che non è stata capace di mettere all’angolo la parte di popolazione che sbagliando ha scelto la violenza, la malavita. Non permetteremo che si cancelli la nostra storia, sono le nostre vittorie che consentono di continuare la battaglia anche quando lo stato non c’è.
Il nome della nostra Città, delle Istituzioni della nostra Mesagne e della nostra comunità in questi giorni ha trovato poche volte giustizia. La cronaca ha calpestato la storia disegnando una vittoria che Pino Rogoli ed i suoi affiliati non hanno avuto e mai avranno. Ringraziamo Michele Emiliano fra i pochi ad essersi speso per dare messaggi veritieri. Troppo pochi si sono spesi per noi, e avrei gradito parole chiare da chi come D’Alema o altri dirigenti di partito conoscono bene chi siamo e quale idea di comunità e di mondo abbiamo.
Qualcuno di voi mi sa spiegare perché non raccontate che Mesagne è il paese di Nicola Cavaliere (e dovreste sapere chi è) ma vi limitate ad associarci a Pino Rogoli? Dimenticate Fabio Marini e ricordate il Pasimeni, perché?
Non è forse dimenticandovi di ricordare i nostri uomini e le donne di legge, quelli del mondo della cultura, della scienza, dello sport e dello spettacolo che state calpestando la dignità di un popolo che si è ribellato al male? Poco importa ai giornali se i nostri politici li pretendiamo puliti, non collusi con poteri oscuri. L’elenco delle donne e degli uomini giusti sarebbe lunghissimo.
Il pensare che si possa parlare di Mesagne utilizzando unicamente i nomi dei mafiosi, o dei sacristi se preferite, è inaccettabile per noi.
La società civile mesagnese merita rispetto e pretendiamo serietà dagli organi di informazione. Mesagne negli ultimi 20 anni ha fatto dell’antimafia sociale il proprio credo politico, e non è un caso se il suo modello di lotta alla criminalità e di inclusione sociale abbia retto i colpi della criminalità (una delle più barbare e ciniche mai esistite). Lo stato un giorno non troppo lontano ha chiuso i rubinetti della spesa e ha ridato la libertà attraverso l’indulto ad alcune personalità.
Sia ben chiaro, non ci sono connivenze di sorta, noi la nostra libertà la sudiamo ogni singolo giorno, pur di tener fede agli insegnamenti di onestà e giustizia non ci tireremo indietro. Perché non lo abbiamo fatto finora.
Il nostro essere sempre uno in più (come hanno scritto alcuni giovani valorosi e impegnati) non è retorica, lo sottolineo a chi pontifica dall’alto di cattedre lontane dalle strade, a giornalisti che confondono la realtà con la loro lettura di essa. Non c’è retorica nelle nostre vite, non siamo abituati alle luci della ribalta, lottiamo per il nostro futuro, siamo persone civili, una comunità composta che non ha mai ricevuto nulla dalle penne rinomate che scrivono articoli come fossero sentenze.
Se l’Italia vuole davvero iniziare a venir fuori da un sistema mafioso e corrotto, provi a chiedere ai mesagnesi come si esce dal buio. Non chiedeteci quanto è grande il dolore che ci portiamo nel cuore. Non potreste capirlo, perché l’effetto del colpo di una bomba che uccide parte del nostro futuro per noi è generatore di angoscia.
Vivo in Piemonte da quasi dieci, ma per una scelta chiara e consapevole continuo ad essere residente a Mesagne. E lo faccio perché è li che sono diventato un cittadino responsabile, è li che ho capito che il mio voto, i miei contributi e il mio restare legato al resto della cittadinanza possono servire a continuare la battaglia che la generazione dei miei genitori ha combattuto e combatte con forza.
Mesagne non è Casal di Principe, invito Roberto Saviano e i suoi illustri colleghi ad evitare di leggere le diverse realtà con le stesse lenti, diversamente rischiano cantonate.
Spero Roberto possa accettare l’invito a passare alcuni giorni in mia compagnia a Mesagne, sarà nostro ospite e lo porterò a conoscere la realtà mesagnese. Senza bisogno di retorica, senza bisogno di moralismi, ma con la consapevolezza che entrambi, sia io che lui siamo entrati in contatto con la parte peggiore dell’umanità troppo presto.
Siamo cresciuti in posti in cui il male c’è sempre stato, ma forse la mia terra ha avuto un po’ più di coraggio.
Non so dove fossero i genitori di Saviano, o del giudice Cataldo Motta ma so bene dove erano i miei genitori, i miei parenti ed i loro amici, i miei insegnanti, gli educatori che ho avuto. Erano dalla parte giusta, dalla parte di chi si opponeva con la lotta politica e sociale alla barbarie. Hanno trasformato un posto in cui si seminava terrore e morte in un posto all’avanguardia per le politiche sociali, per l’inclusione.
Se la forza di quelle politiche sociali si è interrotta è stato per colpa della miopia dello Stato Centrale e dei politici nazionali che hanno promosso la politica dei tagli lineari (grazie Tremonti) e non hanno saputo replicare i casi di successo come il nostro.
I bene informati dovrebbero sapere che non abbiamo rinunciato alla lotta per la legalità, e che eravamo e siamo consapevoli che il rischio di ricadere nell’oscurità c’è sempre.
Al governo centrale non è mai fregato nulla della mia gente, non interessava che noi ci affrancassimo definitivamente dal giogo dei barbari, dei violenti, dei malavitosi.
Sono nato quando si sentiva e si vedeva sparare per strada, quando si passava l’infanzia in casa, quando la Villa e le piazze non erano posti sicuri in cui giocare, stare con gli amici ma posti comandati da altri, da quelli della SCU.
Lo Stato che ieri era in prima fila nel mio Paese negli anni 80 e fino ai primi anni 90 non c’era.
Lo Stato a Mesagne lo hanno portato i mesagnesi, che si sono fatti Stato. I giusti che si sono uniti contro una forza bruta, ed è a Mesagne che si è mostrato possibile quello che i più ritengono impossibile. La nostra storia dimostra che i cittadini onesti, quelli che non impugnano le armi, che promuovono la vita e non la morte possono piegare e sconfiggere i criminali.
Non c’eravate voi giornalisti, non ci siete mai stati eppure le bombe, le sparatorie c’erano. Non c’era un giornalista a raccontare il nostro dolore, il peso dei colpi di pistola e delle bombe sulle nostre coscienze.
Per voi la bomba di sabato è qualcosa di terribile ed inspiegabile per noi è stato un tuffo nel passato. L’angoscia per un mostro che pensi di aver sconfitto e che potrebbe essere tornato più forte.
Non abbiamo bisogno di giudizi sommari ma del vostro supporto, non abbiamo bisogno solo delle forze dell’ordine ma di poter concretamente realizzare il nostro futuro nella nostra terra.
Inivito lei e chi vorrà della redazione a Mesagne, vi invito a confrontarvi con la nostra realtà, vi invito a combattere con noi affinchè non trionfi la nebbia che tutto confonde, che non lascia distinguere la luce dal buio, la bellezza dalla devastazione. I giusti perdono quando la loro battaglia si fa muta perché qualcuno non la vuole ascoltare.
Non siate voi i sordi che credono sia tutto un indistinto rumore, il nostro. Non vogliamo altri eroi, non vogliamo altre vittime, vogliamo solo essere un popolo onesto e in cammino.
Distinti Saluti,
Antonio Rubino
Inviato da: ninograg1
il 28/05/2012 alle 20:55
Inviato da: vietcong70
il 28/05/2012 alle 00:05
Inviato da: senor11
il 27/05/2012 alle 21:15
Inviato da: ioxamicizia
il 27/05/2012 alle 19:55
Inviato da: ioxamicizia
il 27/05/2012 alle 19:55