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Creato da ioxamicizia il 02/03/2008

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Post n°4587 pubblicato il 24 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

 
 
 

‘Diaz’ non interessa i deputati su Il Fatto Quotidiano Blog di Paola Zanca

Post n°4586 pubblicato il 24 Maggio 2012 da ioxamicizia
 
Tag: diaz

Le luci si sono già accese, ma Roberto Menia non applaude. Resta fermo qualche secondo con gli occhi di ghiaccio persi nel vuoto, poi prende la giacca e dice ai suoi due accompagnatori: “Andiamo, va”. Ha appena finito di vedere “Diaz”. Per la prima volta in un’aula della Camera. Paola Binetti invece è rimasta immobile per tutta la proiezione, aggrappata alla sua borsetta nera. Poi è corsa via, senza salutare nessuno. Menia è ancora lì, “perplesso”. Agitato perché “la polizia italiana sembra una banda di delinquenti”. Nervoso perché “manca il clima di quei giorni”. Irriguardoso quando tira in ballo Carlo Giuliani che “non è un martire” e “faceva l’elemosina” e sua madre Heidi che è pure “finita a fare la parlamentare europea”.

Ermete Realacci, però, lo abbraccia perché una cosa gli fa onore: almeno lui – finiano, missino fin da piccolo – a vedere il film sugli orrori della polizia nell’ultima notte del G8 c’è venuto. Gli altri no. Alla prima assoluta delle immagini sul massacro di Genova ci sono, udite bene, 13 parlamentari. Facciamo i nomi: Walter Veltroni (accompagnato dalla figlia), Andrea Sarubbi, Ermete Realacci, Francesco Ferrante e Roberto Della Seta. Sono i cinque democratici che hanno coltivato il sogno di “portare Diaz dentro un luogo delle istituzioni”. Ma la loro bellissima idea, il loro lodevole impegno, non è servito a trascinare le folle. Li hanno seguiti solo i pd Walter Verini, Antonio Misiani, Federica Mogherini, Manuela Granaiola e Rosa Calipari, l’idv Pierfelice Zazzera, la Binetti e Menia.

Tredici su 915: l’1,4 per cento. Numeri da tracollo elettorale. “L’indignazione è viva: chi la ignora merita di scomparire – dice il regista Daniele Vicari – Per me queste cose sono determinanti quando devo scegliere: la Diaz è un fatto che è entrato nella coscienza civile, chi vede il film si commuove, si arrabbia, si sente male: è un problema della politica non saperlo interpretare”. Lui e Domenico Procacci, produttore del film con Fandango, non si aspettavano di vedere chi era ministro, come Gianfranco Fini, Claudio Scajola, Roberto Castelli. I “nomi della politica” non li hanno messi nemmeno nel film “e ce lo hanno rimproverato – spiega Procacci – Ma noi in Diaz raccontiamo l’assenza della politica”.

Oggi come allora: assente alla proiezione del film, assente sulla tortura, il reato sconosciuto al nostro codice che avrebbe evitato molte prescrizioni, assente sui segni di riconoscimento con cui si sarebbero potuti identificare un po’ più dei 29 poliziotti (su 300) in servizio a Genova, assente sulla commissione d’inchiesta, bocciata due volte. Lode ai 13, davvero troppo pochi.

Il Fatto Quotidiano, 24 Maggio 2012

 
 
 

Mesagne: un popolo onesto e in cammino su Mesagnenews

Post n°4585 pubblicato il 23 Maggio 2012 da ioxamicizia
 
Tag: mesagne

Ci scrive Antonio Rubino e condividiamo con tutti voi:

Caro Direttore, Gentile Redazione,

mi chiamo Antonio Rubino, e sono nato a Mesagne nel 1983 nello stesso anno in cui, come molti dei vostri giornali hanno ricordato, il sig. Rogoli Pino diede vita alla SCU nella città di Trani.

La commozione dei giorni scorsi, la perdita di Melissa è stata per la Società Civile mesagnese un colpo fortissimo. La nostra commozione è stata condivisa dal resto della popolazione italiana, io ero a Torino e vedere Piazza San Carlo riempirsi mi ha dato speranza, la stessa sensazione l’ho provata domenica sera al Teatro Regio ascoltando Caselli, Don Ciotti, Zagrelbesky alla biennale della Democrazia. E sentendo gli applausi e gli incitamenti dei tanti che come me erano presenti.

Se da un lato la popolazione italiana ha saputo cogliere il dramma di una famiglia che perde la figlia che si reca a scuola, se l’opinione pubblica è stata scossa da un moto di indignazione verso chi ha colpito la scuola, il simbolo del nostro stare uniti, il posto in cui crescono e si formano le giovani generazioni, poco è stato fatto da parte dei giornalisti per fare un’opera di verità rispetto alla lotta, la nostra lotta alla criminalità.

I giornalisti hanno preferito i titoli facili e, nonostante i richiami dell’Ordine alla deontologia professionale, due sono state le scelte sbagliate dei media:

• La morbosa e volgare ricerca dei segreti più intimi della famiglia Bassi (come comunità vi preghiamo di non essere sciacalli),
• La descrizione di Mesagne come di un punto di snodo e comando strategico da parte della criminalità organizzata. Mesagne come Corleone.

Francamente non possiamo accettare, da cittadini onesti, che un branco di giornalisti ignoranti (nel senso che ignorano la complessità della realtà) possano descrivere la nostra Città unicamente come la culla della SCU, la casa dei nipotini di Riina e il luogo dove si applaudiva al Boss Massimo Pasimeni mentre veniva arrestato.
Da quando uno sparuto numero di persone, che non ha alcun potere concreto sulle vite dei cittadini, è maggioranza? Da quando per i giornalisti italiani se una ventina di vicini di casa applaudono un boss mentre viene arrestato è l’intera comunità ad averlo fatto? Da quando è accettabile definire un paese terra di mafia, quando si ha un Comune che non è mai stato sciolto per infiltrazioni mafiose? Perché il modello di lotta alla criminalità che Mesagne ha messo in piedi negli ultimi vent’anni è stato totalmente ignorato da giornalisti troppo presi a gestire lo scoop e poco attenti ai messaggi che si lanciano? Perché non avete pensato al male che facevate a noi? Sapete cosa vuol dire ribellarsi a un sistema malavitoso, sapete cosa vuol dire riprendersi la bellezza del mondo quando attorno a te tutto è buio? Sapete quanto possa far male sapere che la propria battaglia viene ignorata, e che le vittorie di un popolo vengano cancellate da chi si presume sia li per proteggerti e raccontare la verità?
Da quando l’incapacità di distinguere fra colpevoli e innocenti, fra vittime e carnefici, fra giusto e sbagliato è diventato il requisito per fare i giornalisti? La vostra Disinformazione è al soldo di qualcuno oltre che della necessità di far cassa?

Io non ho l’abilità di narrare di Roberto Saviano, che dalle pagine di Repubblica ha provato a raccontare la storia della mia terra. Quello che non consento e che noi mesagnesi non consentiremo mai a Saviano ed al Giudice Cataldo Motta è di parlare della nostra comunità facendo finta che sia fatta da una sparuta minoranza e che 28.000 persone, (alle quali vanno aggiunti almeno il doppio di cittadini che sono in altre parti d’Italia, dell’Europa e del mondo) non esistano.
Non permetteremo che si racconti la nostra storia come quella di gente che non è stata capace di mettere all’angolo la parte di popolazione che sbagliando ha scelto la violenza, la malavita. Non permetteremo che si cancelli la nostra storia, sono le nostre vittorie che consentono di continuare la battaglia anche quando lo stato non c’è.

Il nome della nostra Città, delle Istituzioni della nostra Mesagne e della nostra comunità in questi giorni ha trovato poche volte giustizia. La cronaca ha calpestato la storia disegnando una vittoria che Pino Rogoli ed i suoi affiliati non hanno avuto e mai avranno. Ringraziamo Michele Emiliano fra i pochi ad essersi speso per dare messaggi veritieri. Troppo pochi si sono spesi per noi, e avrei gradito parole chiare da chi come D’Alema o altri dirigenti di partito conoscono bene chi siamo e quale idea di comunità e di mondo abbiamo.

Qualcuno di voi mi sa spiegare perché non raccontate che Mesagne è il paese di Nicola Cavaliere (e dovreste sapere chi è) ma vi limitate ad associarci a Pino Rogoli? Dimenticate Fabio Marini e ricordate il Pasimeni, perché?
Non è forse dimenticandovi di ricordare i nostri uomini e le donne di legge, quelli del mondo della cultura, della scienza, dello sport e dello spettacolo che state calpestando la dignità di un popolo che si è ribellato al male? Poco importa ai giornali se i nostri politici li pretendiamo puliti, non collusi con poteri oscuri. L’elenco delle donne e degli uomini giusti sarebbe lunghissimo.
Il pensare che si possa parlare di Mesagne utilizzando unicamente i nomi dei mafiosi, o dei sacristi se preferite, è inaccettabile per noi.

La società civile mesagnese merita rispetto e pretendiamo serietà dagli organi di informazione. Mesagne negli ultimi 20 anni ha fatto dell’antimafia sociale il proprio credo politico, e non è un caso se il suo modello di lotta alla criminalità e di inclusione sociale abbia retto i colpi della criminalità (una delle più barbare e ciniche mai esistite). Lo stato un giorno non troppo lontano ha chiuso i rubinetti della spesa e ha ridato la libertà attraverso l’indulto ad alcune personalità.
Sia ben chiaro, non ci sono connivenze di sorta, noi la nostra libertà la sudiamo ogni singolo giorno, pur di tener fede agli insegnamenti di onestà e giustizia non ci tireremo indietro. Perché non lo abbiamo fatto finora.
Il nostro essere sempre uno in più (come hanno scritto alcuni giovani valorosi e impegnati) non è retorica, lo sottolineo a chi pontifica dall’alto di cattedre lontane dalle strade, a giornalisti che confondono la realtà con la loro lettura di essa. Non c’è retorica nelle nostre vite, non siamo abituati alle luci della ribalta, lottiamo per il nostro futuro, siamo persone civili, una comunità composta che non ha mai ricevuto nulla dalle penne rinomate che scrivono articoli come fossero sentenze.
Se l’Italia vuole davvero iniziare a venir fuori da un sistema mafioso e corrotto, provi a chiedere ai mesagnesi come si esce dal buio. Non chiedeteci quanto è grande il dolore che ci portiamo nel cuore. Non potreste capirlo, perché l’effetto del colpo di una bomba che uccide parte del nostro futuro per noi è generatore di angoscia.

Vivo in Piemonte da quasi dieci, ma per una scelta chiara e consapevole continuo ad essere residente a Mesagne. E lo faccio perché è li che sono diventato un cittadino responsabile, è li che ho capito che il mio voto, i miei contributi e il mio restare legato al resto della cittadinanza possono servire a continuare la battaglia che la generazione dei miei genitori ha combattuto e combatte con forza.
Mesagne non è Casal di Principe, invito Roberto Saviano e i suoi illustri colleghi ad evitare di leggere le diverse realtà con le stesse lenti, diversamente rischiano cantonate.
Spero Roberto possa accettare l’invito a passare alcuni giorni in mia compagnia a Mesagne, sarà nostro ospite e lo porterò a conoscere la realtà mesagnese. Senza bisogno di retorica, senza bisogno di moralismi, ma con la consapevolezza che entrambi, sia io che lui siamo entrati in contatto con la parte peggiore dell’umanità troppo presto.
Siamo cresciuti in posti in cui il male c’è sempre stato, ma forse la mia terra ha avuto un po’ più di coraggio.

Non so dove fossero i genitori di Saviano, o del giudice Cataldo Motta ma so bene dove erano i miei genitori, i miei parenti ed i loro amici, i miei insegnanti, gli educatori che ho avuto. Erano dalla parte giusta, dalla parte di chi si opponeva con la lotta politica e sociale alla barbarie. Hanno trasformato un posto in cui si seminava terrore e morte in un posto all’avanguardia per le politiche sociali, per l’inclusione.
Se la forza di quelle politiche sociali si è interrotta è stato per colpa della miopia dello Stato Centrale e dei politici nazionali che hanno promosso la politica dei tagli lineari (grazie Tremonti) e non hanno saputo replicare i casi di successo come il nostro.

I bene informati dovrebbero sapere che non abbiamo rinunciato alla lotta per la legalità, e che eravamo e siamo consapevoli che il rischio di ricadere nell’oscurità c’è sempre.

Al governo centrale non è mai fregato nulla della mia gente, non interessava che noi ci affrancassimo definitivamente dal giogo dei barbari, dei violenti, dei malavitosi.
Sono nato quando si sentiva e si vedeva sparare per strada, quando si passava l’infanzia in casa, quando la Villa e le piazze non erano posti sicuri in cui giocare, stare con gli amici ma posti comandati da altri, da quelli della SCU.
Lo Stato che ieri era in prima fila nel mio Paese negli anni 80 e fino ai primi anni 90 non c’era.

Lo Stato a Mesagne lo hanno portato i mesagnesi, che si sono fatti Stato. I giusti che si sono uniti contro una forza bruta, ed è a Mesagne che si è mostrato possibile quello che i più ritengono impossibile. La nostra storia dimostra che i cittadini onesti, quelli che non impugnano le armi, che promuovono la vita e non la morte possono piegare e sconfiggere i criminali.

Non c’eravate voi giornalisti, non ci siete mai stati eppure le bombe, le sparatorie c’erano. Non c’era un giornalista a raccontare il nostro dolore, il peso dei colpi di pistola e delle bombe sulle nostre coscienze.
Per voi la bomba di sabato è qualcosa di terribile ed inspiegabile per noi è stato un tuffo nel passato. L’angoscia per un mostro che pensi di aver sconfitto e che potrebbe essere tornato più forte.
Non abbiamo bisogno di giudizi sommari ma del vostro supporto, non abbiamo bisogno solo delle forze dell’ordine ma di poter concretamente realizzare il nostro futuro nella nostra terra.

Inivito lei e chi vorrà della redazione a Mesagne, vi invito a confrontarvi con la nostra realtà, vi invito a combattere con noi affinchè non trionfi la nebbia che tutto confonde, che non lascia distinguere la luce dal buio, la bellezza dalla devastazione. I giusti perdono quando la loro battaglia si fa muta perché qualcuno non la vuole ascoltare.
Non siate voi i sordi che credono sia tutto un indistinto rumore, il nostro. Non vogliamo altri eroi, non vogliamo altre vittime, vogliamo solo essere un popolo onesto e in cammino.

Distinti Saluti,
Antonio Rubino

 
 
 

Capaci vennt'anni dopo....

Post n°4584 pubblicato il 23 Maggio 2012 da ioxamicizia
 
Tag: falcone

"La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione." Giovanni Falcone

 
 
 

Cinque stelle: e ora democrazia! di Federico Mello su Il Fatto Quotidiano

Post n°4583 pubblicato il 21 Maggio 2012 da ioxamicizia
 
Tag: 5stelle

La vittoria del movimento 5 stelle è innegabile. Nonostante fossero senza soldi, senza esperienza, senza ceto politico, i “cittadini” delle liste autorizzate da Grillo si sono affermati in comuni e regioni e hanno conquistato il governo di città importanti.

Li vedremo all’opera, capiremo se riusciranno a trasformare le promesse in realtà (a Parma, per esempio, verrà chiuso l’inceneritore quasi pronto e costato 200 milioni di euro? Non sarebbe un enorme spreco?).
Comunque, buona fortuna!

Ma il prossimo orizzonte, senza dubbio, è quello delle elezioni politiche. Il Cinque Stelle viene valutato intorno al 14-15 per cento dei voti, praticamente una carovana grillina guidata da 70-80 parlamentari è pronta al sacco di Roma.

Come verranno eletti questi deputati? È molto probabile che nel 2013 andremo a votare ancora con l’orrido Porcellum. Tutti i candidati, quindi, sia delle nuove liste che di ogni altro partito “morto”, verranno designati dal leader del singolo partito o del movimento, da chi ne è detentore del simbolo.

Il Cinque Stelle, movimento ormai grande e maturo, come sceglierà la sua classe dirigente, i suoi deputati? Con quali regole?

È risaputo che Grillo ha il copyright del simbolo del movimento. È agli atti inoltre che abbia proceduto ad espulsioni unilaterali per chi voleva affrontare il tema delle elezioni politiche, e di reprimende per gli esponenti delle liste colpevoli di andare in tv.

I Pirati tedeschi, in un intervista al Fatto, invitavano Grillo a “mollare l’osso” e a passare la gestione del movimento ad una piattaforma “certificata” di iscritti come il loro “liquid feedback”. Possibile che un “guru di Internet” come Gianroberto Casaleggio, sicuro che nel futuro sarà “la Rete” a farsi carico delle decisioni collettive, non sia grado di realizzare uno strumento del genere?

La democrazia è la base del vivere civile. Può una forza politica nuova, innovativa, ora anche credibile e di governo, essere l’unica che ne fa a meno e delega tutto al suo padre-padrone? Se così fosse, risulterebbe un partito nato, cresciuto, e subito “morto”.

 
 
 

Passaparola - Anarchia e Potere - Ascanio Celestini

Post n°4582 pubblicato il 21 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

 
 
 

CUI PRODEST?

Post n°4581 pubblicato il 19 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

 
 
 

Brindisi - Ordigno esplode vicino a una scuola muore una studentessa

Post n°4580 pubblicato il 19 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

Gli ordigni esplosi sarebbero tre, nascosti dietro a un cartellone pubblicitario. La scuola si trova proprio vicino al tribunale. Sei gli studenti feriti, una ragazza è morta, si chimava Melissa Bassi e aveva 16 anni. La scuola è dedicata a Giovanni Falcone di cui la prossima settimana si celebrano i venti anni dall'uccisione da parte della mafia. Fratoianni (assessore alle politiche giovanili): "Attacco gravissimo e inedito" redazione - 19.05.2012 E' successo a Brindisi, in Puglia, poco dopo le otto: le esplosioni sarebbero state due. Gli ordigni, a quanto è stato ricostruito finora, erano stati collocati dietro a un cartellone pubblicitario posto tra la scuola e il tribunale che si trova a pochi passi dall'istituto. I ragazzi feriti sarebbero sei, ed è arrivata la notizia che una studentessa è rimasta uccisa. Un' altra è grave. La ragazza morta si chiamava Melissa Bassi aveva 16 anni. La bomba sarebbe stata posta dentro a un cassonetto, trovato in una posizione che non era la sua, come se fosse stato trascinato per portarlo di fronte all'ingresso della scuola: insomma, il tentativo (riuscito) è stato quello di colpire gravemente i ragazzi che a quell'ora entravano a scuola. Secondo le prime notizie si tratta di due bombole a gas collegate tra loro da un innesco. L'Istituto professionale per la moda è dedicato al giudice Giovanni Falcone e alla moglie Francesca Morvillo. Proprio ieri si celebrava la data di nascita di Falcone, che il 23 maggio 1992 - quindi il ventennale cade tra quattro giorni - veniva ucciso insieme alla moglie e agli uomini della scorta, in un terribile attentato di matrice mafiosa, la strage di Capaci. Collegare l'episodio di stamattina alla criminalità organizzata, in assenza di notizie che ovviamente potrebbero portare a tutt'altre matrici, viene naturale: sia per la coincidenzadell'anniversario della strage di Capaci, sia per il fatto che la scuola si trova vicino al tribunale. Sia per il fatto che, proprio oggi, a Brindisi fa tappa la carovana della legalità, iniziativa che ogni anno promuove l'associazione cotnro la mafia "Libera" per portare in Italia i temi della lotta alla criminalità organizzata. Intanto, dalle scuole di Brindisi ancor prima di un'ordine di evacuazione sono usciti tutti i ragazzi, spaventati da quanto avvenuto, e che sono stati ripresi per essere protati a casa molto spesso dai genitori, accorsi in massa di fronte agli ingressi degli edifici scolastici. "Si tratta di un episodio gravissimo, una ragazza è morta, un'altra sarebbe gravissima. Sto correndo a Brindisi - Nicola Fratoianni, assessore alle Politiche giovanili della Regione Puglia è sconvolto - voglio raccogliere ulteriori elementi, è troppo presto per parlare delle cause o della modalità dell'esplosione. E' evidente però che se fosse una bomba, come sembra, si tratterebbe di un attacco gravissimo e inedito". La Puglia è un territorio sicuramente molto diverso da altre regioni del sud, per quanto riguarda il tipo di infiltrazione mafiosa. In qualche modo è sempre stata considerata più "pulita" delle altre regioni, ma proprio la zona del brindisino è la "culla" dell'organizzazione mafisoa di tradizione pugliese: la Sacra Corona unita. Proprio nelle ultime settimane si sono verificati alcuni episodi inquietanti, che potrebbero essere considerati avvisaglie di una recrudescenza dell'attività mafiosa nella zona. Il 5 maggio a Mesagne è saltata in aria la macchina di Fabio Marini, presidente del Comitato antiracket della città.

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7459/

La notizia non è ancora confermata ma le piste di mafia si fanno sempre più insistenti. È confermata la morte di due ragazze con la colpa di andare al mattino a scuola: come le guerre di mafia che sembrano così lontane nei tempi e raccontiamo tutti i giorni di tutto l’anno proprio dentro le aule delle scuole. Si muore perché si svolge la propria funzione quotidiana. Come nemmeno nelle guerre, perché lì i civili sono annoverati tra gli “errori” e invece qui la scuola è l’obiettivo. Che i giorni siano quelli delle commemorazioni di Falcone e Borsellino, che proprio a Giovanni Falcone e alla moglie sia intitolato quell’istituto, che la carovana antimafia proprio oggi passasse di lì e che il nuovo sindaco appena insediato abbia dimostrato di avere le idee chiare sul tema sono le schegge di una prefazione che mette i brividi.

Io non so cosa si potrebbe scrivere della mafia che mette le bombe fuori da una scuola. Non abbiamo le parole, noi, la nostra generazione. È una di quelle storie che riusciamo a ricordare ma per viverle dobbiamo inventarci parole del presente che sono tutte da ricostruire, dolori e paure che suonano corde così in basso che non sappiamo più come abitare.
Se la mafia va fuori da una scuola (e aspettiamo le notizie e le conferme) significa che ha deciso di allargare i livelli. Che mentre pascola con i colletti bianchi sta perdendo terreno tra i giovani, nelle piazze. Nelle scuole, appunto.

E allora bisogna rimanere uniti. Ripartire. Stringersi con forza. Perché mentre il Paese brancola nel buio qualcuno rimane morto ammazzato sotto la suola delle incertezze. E perché lì, nelle scuole, la rivoluzione per la bellezza e per “quel fresco profumo di libertà” di cui parlava Borsellino è iniziata da un pezzo.

 
 
 

ELLEKAPPA

Post n°4579 pubblicato il 18 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

 
 
 

Fukushima su ISDE ITALIA NETWORK

Post n°4578 pubblicato il 18 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

 

APPELLO PER UNA MORATORIA NUCLEARE IN GIAPPONE E PER L'IMMEDIATA RIMOZIONE DEL COMBUSTIBILE NUCLEARE DALL’IMPIANTO DI FUKUSHIMA

Con questo appello intendiamo rompere il muro di silenzio che, fuori dai confini giapponesi, circonda la catastrofe di Fukushima. L’attuale governo giapponese guidato dal premier Noda ha, di fatto, rinnegato la volontà espressa dal suo predecessore dopo quella catastrofe di far uscire il Paese dalla dipendenza dall’energia nucleare: ma nell’opinione pubblica il dibattito è fortissimo e l’opposizione al nucleare cresce.

Sul piano internazionale si vuol far credere che gli incidenti sono stati di poco conto, che la situazione è sotto controllo e le conseguenze per la popolazione giapponese sono minime.

 

Ma la situazione è completamente diversa:

  • nei tre reattori funzionanti al momento dell’incidente la quantità di combustibile fuso, che nell’Unità 1 è fuoriuscito da vessel, è superiore a quella fusa in tutti gli incidenti precedenti, ed è assolutamente incontrollabile. L'affermazione che sia stato raggiunto lo "spegnimento a freddo" dei reattori danneggiati è priva di senso, in quanto tale definizione è riferibile solo ad un nocciolo integro, mentre i noccioli delle unità 1, 2, 3 risultano parzialmente o totalmente fusi, con perdita dei parametri di controllo tale per cui non si può escludere che possano riacquistare localmente configurazioni critiche con ripresa della reazione a catena.
  • La situazione delle piscine del combustibile esausto non è stata risolta e con il ripetersi di scosse sismiche di notevole intensità rischia di provocare un nuovo incidente dalle conseguenze gravissime e imprevedibili, anche a causa dello stoccaggio addensato delle barre. Un gruppo di esperti dell’Ufficio di Gabinetto giapponese ritiene probabile che nei prossimi anni possa avvenire un terremoto di grado 9 nella faglia oceanica e uno tsunami con onde di altezza eccezionale che colpirebbero non solo la centrale di Fukushima, ma anche molte altre.
  • Nella regione Nord Est del paese la situazione rimane estremamente preoccupante. La gravità della contaminazione radioattiva, sulla quale le autorità giapponesi hanno esercitato fin dall’inizio degli incidenti un cover-up, non accenna a diminuire. Sono migliaia le persone sradicate per sempre dalla loro terra (comprese quelle trasferite, anche di propria iniziativa, dalla zona inquinata di Fukushima), che hanno perduto il lavoro e le prospettive per il futuro e vivono in un’incertezza drammatica.
  • Al contrario il governo giapponese minimizza la gravità della contaminazione, ha alzato la soglia della contaminazione per i bambini e si dimostra molto più preoccupato del ripristino della normalità apparente che di salvaguardare la salute dei cittadini.
  • Il 5 maggio scorso anche l’ultimo dei 50 reattori nucleari in esercizio commerciale del Giappone, si è fermato per le periodiche revisioni (che quest’anno riguardano anche test e adeguamenti conseguenti agli incidenti di Fukushima) senza che ciò abbia pregiudicato la fornitura di energia elettrica al paese. Si apre ora una partita decisiva perché a fronte della volontà del governo e dell’industria nucleare di riattivare le centrali quanto prima, si sviluppano forti opposizioni delle popolazioni.

Riteniamo che questi problemi non riguardino solo il Giappone, ma l’intera comunità internazionale e pertanto chiediamo alle autorità giapponesi

 

  • di non riattivare i reattori nucleari attualmente fermi;
  • di intervenire urgentemente per estrarre e trasferire le barre di combustibile dalle piscine gravemente danneggiate.
  • di provvedere immediatamente, anche se tardivamente, all’evacuazione dei bambini dalle zone contaminate.
  • di favorire l’istituzione di un’autorità interdisciplinare e internazionale sotto l’egida dell’Onu per risolvere la situazione di Fukushima, data l’incapacità dimostrata dalla Tepco nella gestione dell’incidente.

FIRMA L'APPELLO

 
 
 

Resta cu' mme

Post n°4577 pubblicato il 16 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

 
 
 

Nuovo statuto Siae, il diritto d’autore è dei ricchi dal blog di Guido Scorza su Il Fatto Quotidiano

Post n°4576 pubblicato il 16 Maggio 2012 da ioxamicizia
 
Tag: siae

Chissà cosa penserebbero Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Francesco De Sanctis, Edmondo De Amicis ed i tanti altri illustri esponenti della cultura italiana che tennero a battesimo la – un tempo gloriosa – Società italiana autori ed editori nel leggere il testo del nuovo statuto, messo a punto dal Commissario straordinario Gianluigi Rondi e dai due sub-commissari Mario Stella Richter e Domenico Luca Scordino.

Probabilmente inorridirebbero nel prendere atto che coloro ai quali è stato affidato il compito – obiettivamente difficile – di provare a risollevare le sorti di una società nel pieno di una deflagrante crisi finanziaria e di un’istituzione della cultura italiana che ha, ormai, perduto prestigio e rispetto, non hanno potuto, voluto o saputo far di meglio che consegnarne il governo – e quindi il futuro – nelle mani dei più ricchi e, dunque, non necessariamente dei più bravi, dei più meritevoli e di quanti – più degli altri – contribuiscono allo sviluppo del patrimonio culturale ed artistico del Paese.

Il testo dello Statuto della “nuova Siae” – maledettamente simile alla precedente – appena licenziato, attribuisce, infatti, agli associati in favore dei quali vengono ripartiti maggiori introiti il potere – pressoché assoluto – di controllo dell’Ente.

Ecco quanto prevede il comma 2 dell’art. 11 del nuovo Statuto Siae: “Ogni associato ha diritto ad esprimere nelle deliberazioni assembleari almeno un voto e poi un voto per ogni euro (eventualmente arrotondato per difetto) di diritti d’autore percepiti nella predetta qualità di associato, a seguito di erogazioni della società nel corso dell’esercizio precedente”.

La previsione ha, almeno, il pregio della chiarezza e della non ambiguità.

La gestione dei diritti d’autore nel nostro Paese, da parte del soggetto cui lo Stato la affida, in regime di monopolio, è governata dai più ricchi ovvero da quanti – per effetto di criteri di riparto assai poco scientifici e, comunque, da loro stessi stabiliti – percepiscono, ogni anno, più soldi.

Tanto per comprendere la portata aberrante della norma che disciplina il governo della nuova Siae, la volontà di ottantamila associati potrà essere posta nel nulla e superata da quella di un pugno di associati che abbiano guadagnato, alla fine dell’anno, qualche centinaio di migliaia di euro di diritti d’autore. [n.d.r. scrivo un “pugno di associati” e non un solo associato perché probabilmente per pudore, lo statuto prevede che “in nessun caso ciascun associato può esprimere voti in misura superiore al trentesimo dei voti esprimibili in ciascuna singola votazione].

Si tratta di una regola probabilmente accettabile in una società per azioni che non persegua altra finalità ed obiettivo che non la massimizzazione degli utili e che, soprattutto, proceda poi alla distribuzione degli utili in maniera trasparente e proporzianale al numero di azioni che ciascun socio detiene ma inaccettabile nell’ambito di un ente cui lo Stato affida – per di più in regime di monopolio – compiti e finalità tanto importanti e centrali per lo sviluppo della cultura ne nostro Paese nonché la tutela dei diritti e degli interessi di tutti i soggetti della filiera e non solo dei più ricchi tra loro.

E’ un fatto grave e che conferma l’esigenza di rompere – una volta per tutte – il monopolio della Siae nell’intermediazione dei diritti nel nostro Paese.

A quel punto, la Siae, sarà libera di continuare a difendere in via preferenziale l’interesse dei grandi centri di interesse economico lungo la filiera della produzione e distribuzione dei prodotti culturali ed artistici ma ogni autore, artista, piccolo editore potrà, scegliere di rivolgersi ad una società della quale potrà sentirsi più padrone e che potrà sentire più sua.

La gestione dei diritti d’autore non è un affare solo per ricchi e, prima ancora, non è solo una questione di soldi ma, soprattutto di cultura.

Tocca ora al Ministero dei beni e delle attività culturali ed a Palazzo Chigi – cui la legge demanda il controllo dell’attività dell’ente – far presente a Siae che il nuovo statuto così, non va e che andrà cambiato per riconoscere anche a i più ricchi di arte e cultura – ma più poveri in termini economici – la rappresentatività che meritano.

Se il Governo dei Professori non muoverà un dito in questo senso, sapremo – come peraltro è già almeno lecito sospettare – che nella visione di questo Esecutivo, tutta la vita del Paese è riconducibile ad una formula matematica e che l’unica prospettiva nella quale interpreta il proprio ruolo è quella di far quadrare i conti.

 
 
 

Canned Heat - On The Road Again

Post n°4575 pubblicato il 14 Maggio 2012 da ioxamicizia
 
Tag: musica

« Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare». »
 
(Jack Kerouac, On the road, pg.17)

 
 
 

Che razza di paese è l’Italia dal blog di Orazio Licandro su Il Fatto Quotidiano

Post n°4574 pubblicato il 14 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

Le elezioni tedesche del Länder Nordreno-Westfalia accrescono la portata politica delle elezioni francesi e greche. Tutte elezioni non interpretabili allo stesso modo, dalle mille implicazioni e da molteplici diversi risvolti, ma univoche nel loro significato generale di condanna senza appello delle politiche d’austerità e dei governi che le hanno radicalmente perseguite. Dunque via Sarkozy, via il greco Papademos ex numero due della Bce (toh, guarda un po’!), pesante sconfitta della Merkel. Anche in Italia l’esito delle amministrative è stato del medesimo segno, eppure la strada non muta: Monti sembra addirittura più saldo nell’assurdo e pirandelliano gioco degli specchi tra Pdl, Pd e Presidente della Repubblica.

E’ sorprendente il Presidente Napolitano: ha ingoiato e fatto ingoiare agli italiani tutto ciò che il governo Berlusconi partoriva (leggi vergogna comprese); poi nel momento di crisi acutissima della politica e dell’economia ha chiamato in campo i tecnici come unici possibili ‘salvatori della patria’ (e abbiamo visto con quali indecenti risultati!) e impedito libere e democratiche elezioni, ha così delegittimato non quel parlamento (ancora in piedi) zeppo di inquisiti, corrotti e condannati, ma i partiti tout court, ha contribuito alla cosiddetta esplosione del fenomeno Grillo per poi direttamente liquidarlo con sprezzo (mentre tante questioni poste sono sacrosante e dovranno essere raccolte dai partiti, che per la verità non sono tutti uguali come sostiene il guru a 5 stelle). Adesso sembra che per il Colle l’unica assoluta emergenza siano le riforme costituzionali ed elettorale. E lo spread? E la crisi economica? E il sistema delle imprese? E i lavoratori? Ma a costituzione vigente il Presidente della Repubblica può essere (me lo chiedo da giurista) parte tanto attiva e di impulso nel processo di modifica così profonda della costituzione?

Anche in Italia è possibile il successo delle sinistre che lottano contro queste politiche reazionarie e selvagge. E’ apparso evidente non solo dall’esito elettorale delle amministrative ma pure dalla manifestazione di sabato scorso indetta a Roma dalla Federazione della sinistra con migliaia di partecipanti. Ed è ormai altrettanto evidente che questa eventualità dia sempre più fastidio e che dunque occorra metter mano a un nuovo sistema di regole tale da impedire che il dissenso e il disagio sociale approdino nel futuro parlamento. Insomma il taglio delle ali, sarebbe l’obiettivo del Presidente della Repubblica, come gli analisti politici già da qualche settimana scrivono sui grandi quotidiani nazionali.

Un paese scoraggiante, l’Italia, davvero scoraggiante. La costituzione repubblicana del 1948 in gran parte non c’è più e si lavora per cancellarne ciò che ancora resta. Unica consolazione: il count-down è cominciato anche per il Quirinale… E vedremo come finiranno le elezioni politiche italiane nella prossima primavera.

PS. Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, ha elogiato il governo Berlusconi per il suo impegno antimafia, dimenticando un po’ di cosette di quel governo come la diuturna delegittimazione della magistratura, il progetto di riforma della giustizia e quello sulle intercettazioni, oppure che tra i ministri ce ne fosse uno rinviato a giudizio per reati di mafia. Quisquilie! Scandalosa, per il dott. Grasso, è stata invece la partecipazione di Ingroia a un congresso del Pdci… Meminisse iuvabit!

 
 
 

MAMME

Post n°4573 pubblicato il 13 Maggio 2012 da ioxamicizia
 
Tag: mamma

Nessuno stato è così simile alla pazzia da un lato, e al divino dall’altro quanto l’essere incinta. La madre è raddoppiata, poi divisa a metà e mai più sarà intera. (Erica Jong)

 
 
 

Il capitalismo è bugiardo! Parla male di te. dal blog di Jacopo Fo

Post n°4572 pubblicato il 13 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

Vedo tanti segnali del fatto che molti hanno capito che questo sistema è una truffa.
Ma nonostante questa consapevolezza non riusciamo a rialzarci.
Che cosa ci manca?
Non lo so.
Ma ho pensato che potrebbe essere utile discutere sul fatto che siamo suggestionati da una serie incredibile di falsità.
Inizio quindi una caccia spietata a censure e bugie, sperando di fornire deliziose pietanze alla tua voglia di idee nuove.
Anche questo è un servizio pubblico

La cultura dominante è oggi basata sul dominio e sullo scontro.
E se un ricercatore fa una scoperta che fa sospettare che l’ideologia predatoria sia una perversione, questa scoperta è confinata all’interno della cerchia accademica.
Viviamo in una società nella quale esistono due verità scientifiche: una per il popolino e un’altra per gli specialisti.

Nei libri del liceo è scritto che i sensi umani sono 5. Ma se faccio un esame di medicina e dico che i sensi sono 5 mi bocciano. I sensi umani normali sono 6.
Il sesto senso è la Propriocezione, l’ascolto di sé: contiene il senso dell’equilibrio, del piacere, del dolore, le sensazioni emotive.
L’esistenza della percezione di sé viene dimenticata, e questo toglie centralità a ciò che sentiamo: le emozioni, il corpo e l’empatia con gli altri, tutto quello che proviamo dentro guardando una persona amata, un tramonto, un’opera d’arte. Le sensazioni dentro di noi vestono di significati emotivi le sensazioni fisiche degli altri sensi. Senza questo livello percettivo non potremmo gustare intensamente le lasagne al ragù.
Diminuire l’importanza dell’ascolto delle proprie sensazioni vuol dire nascondere la centralità della natura emotiva dell’esperienza di vivere.
È una cosa utile per un sistema basato sulla guerra. Le persone che ascoltano pienamente le proprie emozioni sentono anche che è sgradevole uccidere i nemici.

Per tracciare una mappa delle bugie che stanno cercando di venderci partiamo delle origini della vita su questo simpatico pianeta. E scopriamo che l’imbroglio è già lì.
A scuola ci raccontano che un centinaio di proteine e altri elementi si sono fusi in un’unica cellula: il primo organismo unitario.
Il fatto che la cellula sia un’entità individuale non è cosa da poco. La cellula è un’unità in competizione con le altre cellule. Il concetto di cellula contiene l’idea di competizione. Una biologia individualista.
Ma questa storia è falsa. E si sa che è falsa da 30 anni.

Un giorno la signora Margulis stava guardando una cellula, cosa che avevano già fatto centinaia di migliaia di ricercatori, e si accorge di un particolare evidente: dentro la cellula c’è un aggeggio che centinaia di milioni di anni fa esisteva anche fuori dalla cellula, uguale preciso identico: il mitocondrio.
Nel giro di un secondo questa osservazione manda all’aria la nozione corrente di cellula: non è un individuo ma una cooperativa. La cellula non replica solo sé stessa ma anche il mitocondrio ospite, che con essa vive in simbiosi. Quindi non solo ogni essere vivente è una cooperativa di miliardi di cellule ma ognuna di queste cellule è a sua volta un mirabile esempio di cooperazione. La coop sei tu!

Nei prossimi articoli ti racconterò perché grazie ai neuroni a specchio fare regali è più salutare che riceverli. Negherò che noi si condivida il 97% del dna con gli scimpanzè, che sono animali rissosi e illustrerò l’esistenza di antiche società matriarcali che non conoscevano la guerra.
Vedremo perché gli stupratori sono frigidi.
Sveleremo segreti gelosamente custoditi sulla natura dell’amore romantico, sugli stati di coscienza e sull’esperienza artistica.
Indagheremo sul fatto che le nonne difficilmente muoiono prima di Natale perché hanno troppa voglia di incontrare i nipotini.
Dimostrerò in modo incontrovertibile che la musica fa dimagrire, l’acqua del rubinetto è una medicina formidabile, raccontare storie allunga la vita e che tutto è stato creato per stupirti. E sarò lieto di dimostrarti che sei una persona estremamente creativa e sei molto più forte e veloce di quel che pensi. Inoltre possiedi una fantastica manopola mentale capace di alzare istantaneamente il volume delle tue percezioni.
Insomma non sei Dio ma quasi. Quindi sei perfettamente in grado di migliorare drasticamente questo mondo perché l’Universo lo vuole e ti ha dato la forma giusta per farlo.

Monti te lo mangi a colazione.

 
 
 

Quelli che avevano capito tutto - puntata 23 - Servizio Pubblico

Post n°4571 pubblicato il 12 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

 
 
 

Fine del Centro dal blog di Giulietto Chiesa

Post n°4570 pubblicato il 12 Maggio 2012 da ioxamicizia
 

Bisogna capire cosa sono i terremoti elettorali in Francia, Grecia, Germania, Italia. Anche perché è solo un inizio, e sbagliare giudizio sarà pericoloso.

Io credo che abbiano un epicentro comune: si chiama rottura del patto sociale europeo.

Chi l’ha prodotta? Una rivoluzione, quella dei banchieri, cioè il passaggio finale, formale, della politica nelle mani della finanza internazionale, di quelli che Luciano Gallino chiama i “proprietari universali”.

I popoli europei, raggirati prima e adesso bastonati senza pietà, cominciano a reagire. Per ora confusamente. Ma cominciano a capire. E cosa vedono? Vedono che i partiti tradizionali, tutti, destra e sinistra, cui avevano fatto riferimento negli ultimi cinquant’anni, mancano all’appello.

Perché hanno tenuto bordone, hanno taciuto, sono complici. Per questo gli elettori li abbandonano (cominciano ad abbandonarli).

Cosa cercano? Risposte semplici, salvifiche. Quelli di destra scivolano verso il nazionalismo, il razzismo, la xenofobia. Emozioni forti, plebee. Quelli di sinistra anelano a, per ora vaghe, piattaforme di buon governo, più partecipazione, più democrazia. Tutti capiscono che le decisioni passano sopra le loro teste. Vanno alle estreme. Più si accentua la crisi, più queste tendenze diventeranno acute, e di massa. E’ la fine del centro.

In Italia è Beppe Grillo. In Germania sono i Pirati, i Verdi, la Linke. In Grecia è Syriza e Alba “tragica”. In Francia è Marie Le Pen, e Mélenchon (vincono ancora Merkel e Hollande, perché in Germania e Francia la crisi è ancora poco visibile e là i partiti tradizionali ancora non sono franati).

Siamo solo all’inizio. Poi cosa verrà? Se l’offensiva dei banchieri continua, che succederà? Loro, i banchieri, e i loro servi politici e giornalisti, dicono che poi verrà la crescita. Ma la crescita è impossibile senza investimenti. E investimenti non possiamo farne perché abbiamo permesso il pareggio di bilancio in Costituzione. Dunque ci restano due “speranze”: la prima è attingere al mercato internazionale della finanza, indebitandoci ancora di più. La seconda è privatizzare: cioè svendere tutte le proprietà dello Stato. A chi? A coloro che verranno con il denaro inventato al computer. Cioè ai “nove banchieri” che dominano il pianeta Occidente.

Il fatto è che, se siamo in questa situazione è perché siamo entrati in una crisi strutturale che non ha uscita. Siamo al capolinea. I banchieri sono diventati rivoluzionari non per caso. La catena di Sant’Antonio si è rotta e loro continuano a strattonarla. Adesso – dopo averci ipnotizzati tutti con il consumismo – si apprestano a costringerci al razionamento (che saranno loro a decidere come farlo).

Come se ne esce? Non so, francamente. Ma so che la prima cosa da fare è non pagare il debito usuraio che c’impongono (a tutti gli europei ormai). Secondo mettere fuori legge i derivati e mettere in galera quelli che interagiscono con gli offshore (vere organizzazioni criminali, come coloro che ci portano i soldi). Terzo, nazionalizzare subito le più importanti banche.

Keynes si può usare, per qualche tempo, ma non basterà a lungo, perché una crescita infinita in un sistema finito di risorse è impossibile. Questo è appunto il capolinea. Si scende.

Comincia una transizione. Ma questa politica, questi partiti, questi maggiordomi, non sono in grado nemmeno di concepirla. Sono pagati per non farla. Allora bisogna mettere mano a un comitato di salvezza nazionale che unisca tutte le forze popolari e che imponga (in base alla Costituzione, fino a che non la aboliranno del tutto) una svolta radicale. Arriva il “nazismo bianco”(ce lo annuncia Tremonti, uno che i nazisti bianchi li conosce bene). Se siamo capaci, bene, se non siamo capaci, peggio per noi.

 
 
 

Marco Paolini - L'orto

Post n°4569 pubblicato il 10 Maggio 2012 da ioxamicizia
 
Tag: paolini

 
 
 
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