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Post n°868 pubblicato il 25 Febbraio 2009 da cgil3palermo
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Post N° 867

Post n°867 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

L'appello: appello per la consultazione precaria
Quest'estate il governo Prodi ed i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) hanno sottoscritto un accordo su pensioni e mercato del lavoro che sottoporranno ai lavoratori, che lo dovranno approvare in una consultazione nei posti di lavoro l'8-9-10 ottobre. L'accordo viene presentato da tutti, governo, sindacati ed anche da Confindustria, come il migliore possibile per garantire un futuro ai pensionati e soprattutto ai giovani.
Tutto sembra procedere per il meglio, ma da subito emergono non solo le perplessità di circostanza ma tutte le gravi insufficienze dell'accordo: non cancella ma diluisce soltanto lo «scalone» di Maroni, conferma sostanzialmente la Legge 30 e quindi il futuro di precarietà per milioni di giovani (e meno giovani). Non solo: penalizza le lavoratrici ed i lavoratori, facendoli lavorare più a lungo, rende una beffa il miglior trattamento per i lavori usuranti limitandolo a 5000 lavoratori l'anno, introduce una sorta di scala mobile al contrario tagliando i coefficienti, riduce i contributi per gli straordinari, permette che i contratti a termine durino oltre i 36 mesi, rendendo il destino precario per milioni di giovani per i quali, inoltre, il limite del 60% delle pensioni più basse è solo un'ipotesi allo studio. Ma che bel futuro che ci hanno disegnato!

Per questi motivi questo accordo è stato immediatamente condannato da tutto il sindacalismo di base, dai centri sociali e da tutti coloro che da anni si battono contro la precarietà. Anche la discussione nella Cgil porta la Fiom ad annunciare la propria contrarietà. Un no secco, che potrà avere anche conseguenze sulla consultazione.
Da Montezemolo agli esponenti del partito democratico, passando per i sindacati, un fiume di insulti e di accuse di irresponsabilità per una componente sindacale, la Fiom appunto, che si rifiuta semplicemente di sottoscrivere un accordo che penalizza le lavoratrici e i lavoratori, soprattutto quelli precari e precarie, i disoccupati, i migranti e le migranti, gli studenti e tutti i nuovi lavoratori della conoscenza, della cultura, dello spettacolo, ma anche tutto il mondo della parasubordinazione che è completamente escluso dalle misure previste dall'accordo.
Guarda caso infatti sono proprio questi i soggetti esclusi dalla consultazione dei sindacati confederali a cui invece possono per paradosso partecipare milioni di pensionati dal futuro «garantito». Si legittima così l'accordo senza nulla chiedere a quelli che ne sono più coinvolti. E' una ferita alla democrazia e alla rappresentanza delle organizzazioni sindacali, sociali e politiche. Una nuova frattura, dopo le molte aperte in questo anno di governo, sulla base di Vicenza, sulla guerra, i diritti civili per le persone glbtq, il tema del securitarismo: troppe, per chi ancora una volta deve sentirsi escluso dalla partecipazione democratica. Troppe per chi pensa che nessuno ha il diritto di decidere escludendo e recintando. Troppe per una generazione di studenti e precari a cui è stato letteralmente rubato il futuro. Non ci vogliono far contare ma non siamo dei fantasmi e vogliamo farci sentire.
Siamo movimenti, sindacati di base, centri sociali, precari, migranti, senza casa, studenti, lavavetri, writers e senza diritti: dobbiamo trovare il coraggio di alzare la voce e di unirci ai guastafeste della Fiom. Dovremmo farlo con assemblee, azioni di denuncia della nostra condizione di precarietà ma soprattutto urlando il nostro no nella consultazione sull'accordo, e anche organizzandoci per andare a votare e per far votare laddove veniamo sfruttati, nei territori, nei Municipi, nei centri sociali, nelle scuole e nelle università, per le strade.
Organizziamo questa partecipazione dal basso partendo da noi ma con la capacita di parlare a tutti, associazioni, cooperative, intellettuali, artisti e mondo della cultura in genere, trasformando la sgrammaticata antipolitica in domanda sociale autorganizzata.

Cobas, Action, M. Marcelli e G. Cremaschi (Rete 28 Aprile Cgil), Csoa Corto Circuito, Factory Occupata, Csoa Spartaco, Csoa La Strada, Spazio Sociale 32, Ass. Movimenti, Comitato quartiere Alberone, Giovani Comunisti/e, Leoncavallo, Csa Depistaggio, Csoa GrottaKapovolta, Ass. Duumchathu, Laboratorio sociale Millepiani, Csoa la talpa e l'orologio

 
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Post N° 866

Post n°866 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

Cassazione: «Lo sfruttamento sul lavoro è estorsione»

È un ricatto. Sottopagare, non versare i contributi o non fare contratti, approfittando di una situazione di mercato che ha grande domanda e poca offerta di occupazione è estorsione. Lo ha deciso la Cassazione che con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, che ha condannato tre datori di lavoro per estorsione.

I tre avevano fatto ricorso contro la Corte d’Appello di Caliari che nel 2003 aveva inflitto loro una pena di oltre tre anni di reclusione e 800 euro di multa per estorsione aggravata e continuata. Tutto era nato dalla denuncia di tre lavoratrici costrette «ad accettare trattamenti retributivi deteriori e non corrispondenti alle prestazioni effettuate e, in genere, condizioni di lavoro contrarie alla legge e ai contratti collettivi, ponendo le dipendenti in una situazione di condizionamento morale, in cui ribellarsi alle condizioni vessatorie equivaleva a perdere il posto di lavoro». I datori di lavoro si difesero dicendo che sì, le dipendenti lavoravano in nero, ma loro non volevano ricattare nessuno.

In realtà, i giudici hanno stabilito che la minaccia di licenziamento può «presentarsi in molteplici forme ed essere esplicita o larvata, scritta od orale, determinata o indeterminata e fin anche assumere la forma di esortazioni e di consigli. Ciò che rileva –e qui sta il punto – è il proposito perseguito dal soggetto agente». Nel caso degli imprenditori sardi, la Cassazione ha evidenziato «tali e tanti comportamenti prevaricatori dei datori di lavoro in costante spregio dei diritti delle lavoratrici»: si va dalla pretesa di far firmare prospetti-paga per importi superiori a quelli effettivamente corrisposti all'assenza di copertura assicurativa, dalla mancata concessione delle ferie fino alla prestazione di lavoro straordinario non retribuito. Niente di eccezionale, purtroppo, aggravata dal fatto che gli imputati ricorrevano «ad esplicite minacce». Ma la sentenza li inchioda alla responsabilità di essersi «costantemente avvalsi della situazione del mercato del lavoro ad essi particolarmente favorevole».

 
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Post N° 865

Post n°865 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

Caro Direttore, sono una dipendente Wind...

Caro Direttore,
sono una dipendente Wind e le scrivo in merito al servizio andato in onda
ieri sera (2 ottobre) al Tg delle 19.
Mi riferisco all'assemblea sindacale tenutasi nella mia azienda e che aveva
come relatore straordinario Guglielmo Epifani.
In quest'occasione, come avete spiegato nel vostro servizio, si è parlato di
piattaforma di intesa sul welfare così come è stata concordata da governo,
sindacati e confindustria.
Vengo al punto: pur essendo stata un'assemblea molto tranquilla ed educata
(e quindi, per intenderci, non ci sono stati fischi o insulti come alla
Mirafiori, ma la platea ha ascoltato ed applaudito gli oratori favorevoli o
contrari alla riforma), il tono e il numero degli interventi erano
nettamente contrari alla proposta di intesa, mentre solo due persone si sono
dimostrate a favore.
Ebbene, il vostro telegiornale, nell'intervistare "alcuni" presenti, ha
pensato bene di scegliere per i favorevoli entrambe le persone di cui sopra
e solo uno a rappresentanza dei contrari, stravolgendo quindi completamente
la proporzione tra SI e NO.
Inoltre, come se già questo non fosse bastato a lasciare un'immagine
distorta dell'accaduto, lo speaker, al termine del servizio, ha aggiunto che
la maggior parte delle persone presenti era sostanzialmente a favore della
riforma (mi scusi ma non ricordo le parole esatte, comunque il senso era
quello).
I temi di cui si sta discutendo in questi giorni sono di importanza
fondamentale per il futuro di tutti i lavoratori, credo quindi sia
fondamentale dare notizie corrette e imparziali.

Distinti saluti,
Giorgia Turi

 
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Post N° 864

Post n°864 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

Soldi dei lavoratori buttati via...

La Rete28Aprile della Lombardia ritiene fortemente negativo che la campanga per il SI all'accordo del 23 luglio sia accompagnata da una iniziativa mediatica con, tra le altre cose, intere pagine sui quotidiani nazionali dedicate ai sostenitori del SI. Cgil, Cisl,Uil spendono decine di migliaia di euro dei lavoratori e delle lavoratrici senza pensare di dedicare le risorse alla stampa e diffusione capillare dell'accordo a tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nella consultazione. Per garantire una consultazione trasparente tutte e tutti dovrebbero conoscere il testo dell'accordo e non un volantone che parla di "un'altra intesa".

Rete28Aprile Lombardia

 
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Post N° 863

Post n°863 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

“Appello all’informazione: fate luce sulla consultazione in corso”

“Mentre in tutti i luoghi di lavoro cresce la domanda di informazione e anche il dissenso sul protocollo, registriamo limiti gravissimi anche nell’esercizio dei più elementari doveri d’informazione. In tanti posti di lavoro le assemblee vengono svolte all’improvviso, all’insaputa di gran parte dei lavoratori e spesso non fornendo alcuna informazione. Continua il fatto inaccettabile per cui ai lavoratori non viene distribuito il testo integrale dell’accordo.”
“A questo punto è chiaro che comunque vada la consultazione un minuto dopo si pone la questione delle regole e delle pratiche della democrazia sindacale, perché quello che sta avvenendo in tanti posti di lavoro è inaccettabile e persino offensivo nei confronti dei lavoratori. Ci sono tante strutture sindacali che devono reimparare il rispetto verso i lavoratori che vogliono rappresentare.”
“Invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori a far conoscere l’andamento reale delle assemblee. Chiediamo alla stampa e all’informazione di fare un’opera di chiarezza sull’andamento effettivo di una consultazione che è così importante per lo stato sociale e i diritti dei lavoratori.”

Giorgio Cremaschi

 
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Post N° 862

Post n°862 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

Nota stampa - Appello all'informazione radiotelevisiva

In questi giorni si svolge la consultazione Cgil, Cisl, Uil sul protocollo del welfare del 23 luglio 2007.
Abbiamo verificato che i contenuti reali dell’accordo sono scarsamente conosciuti. Per questo chiediamo all’informazione radiotelevisiva di svolgere un compito di grande valore, visto l’importanza dei temi in discussione, fornendo un’informazione dettagliata sui contenuti dell’intesa.
Inoltre riterremmo utile per tutti gli interessati alla consultazione, che nei mezzi di comunicazione radiotelevisiva si svolgessero confronti tra le ragioni del Si e le ragioni del No all’intesa.
Rivolgiamo questo appello a tutte le grandi reti radiotelevisive, a partire da quella pubblica, e anche alle televisioni regionali e locali, perché le lavoratrici e i lavoratori, i pensionati, i giovani, i precari e i disoccupati, hanno il diritto ad avere un’informazione piena e rigorosa su quanto riguarda il loro futuro.

Rete28Aprile per l’indipendenza e la democrazia sindacale

 
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Post N° 861

Post n°861 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

Welfare, Ferrero avverte Prodi
"O si cambia o in Cdm non lo voto"

Il protocollo sul welfare continua ad agitare le acque della maggioranza e del governo. E così oggi, proprio quando Cgil e Cisl si dicono disponibili a cambiare in parte l'intesa ("purché tutte le parti che lo hanno sottoscritto siano daccordo"), arriva la presa di posizione netta del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc). Che avverte: o il testo viene modificato, o lui, in Consiglio dei ministri, non lo voterà. A nome del suo partito.

Ecco le parole di Ferrero. "Continuiamo a chiedere - spiega - che ci siano delle modifiche prima del Cdm". "Certo - aggiunge - se non si cambia niente, non ci sono le condizioni per votare il provvedimento in consiglio dei ministri. Avevamo dato un giudizio negativo su precarietà e pensioni e, se non ci sono modifiche, questo giudizio non cambia".


Questa la posizione di Rifondazione. E intanto i leader di Cgil e Cisl annunciano la disponibilità del sindacato a modifiche, anche parlamentari. "Se si userà il buon senso - spiega Guglielmo Epifani - potremmo forse, però con l'accordo di coloro che lo hanno sottoscritto, vedere dove renderlo più efficace". "Una volta verificato l'esito del referendum - aggiunge - credo che bisognerà, con il governo che è contraente dell'accordo, vedersi e valutare con i sindacati e con una parte del sistema delle imprese le modalità con cui vorrà tradurre l'accordo in testo legislativo. Perchè in Parlamento è un'altra storia. Il Parlamento - è ovviamente sovrano. Se dal referendum dovesse arrivare un consenso largo all'ipotesi, a mio modo di vedere eviteremmo un peggioramento del testo in Parlamento".

Dal consiglio generale della Cisl in Toscana, anche Raffaele Bonanni si dice daccordo con Epifani: "Se tutte le parti sociali, ma proprio tutte, lo ritengono conveniente, possono fare quello che vogliono". "E' una parte da sola o anche due parti su tre - prosegue - che non possono fare niente. Ma tutte le parti insieme possono anche rivedere alcuni singoli punti del protocollo: è un fatto di buon senso. Quello che chiediamo a Prodi, è di avere una sola parola: Romano Prodi non può che parlare per tutto il governo, che, sul protocollo, deve avere una sola posizione".

Intanto oggi il premier si dice soddisfatto del suo incontro con il segretario del Prc, Franco Giordano: "Ci siamo confrontati su tutti gli aspetti del protocollo, è stata una riunione approfondita".

E mentre si cerca di arrivare a un consenso, ci sono state forti contestazioni alla Piaggio di Pontedera, la più grande azienda metalmeccanica toscana. L'assemblea - si legge in una nota della Fiom - ha espresso un nettissimo rifiuto dell'accordo. Positiva invece l'assemblea dello stabilimento dell'Avio di Rivalta Torinese.

 
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Post N° 860

Post n°860 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

Vodafone, in linea va ormai lo sciopero
Fiaccolate, assemblee cittadine, presidi, incontri con i politici e le istituzioni: e poi lo sciopero nazionale del 5 ottobre. Sono sempre più intense le azioni contro la cessione di ramo d'azienda annunciata dalla Vodafone, che dovrebbe portare al taglio del 10% del personale (914 persone), dirottandolo verso Comdata, impresa che lavora in outsourcing. Ma c'è di più, perché il caso Vodafone è simbolico anche politicamente, come ha insegnato l'ultima grossa esternalizzazione, quella della Wind di Sesto San Giovanni di qualche mese fa: indica agli operatori dei call center italiani le gravi lacune del Protocollo sul welfare, silente sulla legge 30 e le cessioni di ramo d'impresa.
I lavoratori chiedono l'intervento urgente del governo: il ministro delle attività produttive, Pierluigi Bersani, potrebbe bloccare la vendita, con una sospensiva, come ha già fatto nella vertenza Nokia-Siemens, in attesa di modifiche alla legge 30 che reintroducano qualche paletto alla «cessione di ramo d'impresa». Sebbene Vodafone assicuri che Comdata è un partner «solido e affidabile», che farà di tutto per mantenere contratti e livelli nel passaggio, i dipendenti ceduti si sentono comunque esposti a un avvenire di precarietà. Se ai primi di novembre la cessione dovesse comunque avvenire (i sindacati possono non siglarla, ma l'azienda ha comunque facoltà di realizzarla), si pongono due nodi: 1) Comdata (200 milioni di fatturato) recepirà anche l'integrativo Vodafone (fatturato 8 miliardi), con i ricchi premi di risultato e i tanti benefit? 2) Vodafone è disposta a inserire nel contratto di cessione la cosiddetta «clausola di salvaguardia», ovvero l'impegno a riprendersi i lavoratori ceduti in caso venissero poi licenziati da Comdata?
A Napoli saranno ceduti in 93 su circa 1100 dipendenti. Salvatore Musella, dei Cobas, ci spiega che insieme ad altri due rappresentanti dei lavoratori è stato trasferito nei rami in vendita proprio negli ultimi mesi: «E' vero - dice - che con la legge 30 si può vendere anche un ramo non precedentemente autonomo, ma noi contestiamo che quanto verrà venduto abbia un'autonomia funzionale. Sono tre reparti diversi: attivazione Sim, verifica credito e spedizione telefonini, in continuo contatto con i call center. Speriamo che Bersani sospenda la cessione, e che poi il governo metta mano alla legge 30, ponendo vincoli almeno alle aziende che sono in attivo, come Vodafone, che conta 4 miliardi di utile».
Finora il governo non ha corretto una delle norme più deleterie della legge 30, appunto quella sulla cessione di ramo d'impresa; né lo fa il «Protocollo». Molti operatori si chiedono: se passerà il «sì», altre aziende si sentiranno incoraggiate a cedere i rami d'impresa?
Così, se proprio ieri Guglielmo Epifani è andato a spiegare le ragioni del «sì» ai lavoratori Wind di Roma, da Bologna tutti e quattro i delegati Slc Cgil di Vodafone fanno sapere che sosterranno il no: «Il nodo è anche politico - affermano le Rsu Giorgio Paglieri e Alessandro Borroni - Non solo Wind, che almeno aveva il pretesto dei debiti, ma anche Vodafone, che invece ha un utile ricchissimo, utilizzano la legge 30 per cedere i lavoratori più tutelati. Il 'no' spronerebbe il governo ad affrontare la legge 30». Anche a Roma (273 in uscita su 500 dipendenti) i 6 delegati Slc Cgil sono intenzionati a fare campagna per il no: per Roberto Di Palma si dovrebbe aggiungere «uno sciopero di settore entro fine ottobre, per coinvolgere Wind, Tre, Telecom».
Il segretario nazionale Slc Cgil, Alessandro Genovesi, sottolinea «l'importanza di intervenire sulla legge 30, così come chiede una lettera delle segreterie Slc, Fistel Cisl e Uilcom al governo» Poi accusa Vodafone di fare «campagna di disinformazione» e di riferirsi a «fantomatiche trattative» in realtà mai aperte.
Vodafone, dal canto suo, ribadisce che «non si sta utilizzando la legge 30, perché il ramo era già autonomo» e spera «di vedere il sindacato al tavolo già all'indomani dello sciopero». Il 28 settembre ha scritto ai dipendenti che è «disposta a negoziare con i sindacati e Comdata un accordo che concretizzi stabili condizioni di lavoro e preservi gli attuali trattamenti collettivi Vodafone» e che l'«accordo di servizio con Comdata sarà di lungo termine».
Ma Genovesi va oltre e parla della necessità di una «mobilitazione di settore: bisogna ricostruire diritti normativi e salariali in tutta la filiera. In qualsiasi impresa si lavori, si dovranno avere uguali trattamenti rispetto alla capofila, mentre i grossi gruppi devono accettare clausole di salvaguardia che assicurino, in caso di crisi nelle aziende minori, il rientro dei lavoratori ceduti».

 
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Post N° 859

Post n°859 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da cgil3palermo
 

L'assassino cieco del Che «miracolato» dai cubani un anno fa

Di quell'uomo che dovevano operare, i medici cubani, non sapevano praticamente nulla. Né il nome, né tanto meno la storia. Sapevano però che quel vecchietto di cui si dovevano occupare era praticamente cieco. Un caso difficile, certo, ma come tanti altri che avevano trattato lì nel centro oftalmico di Santa Cruz, in Bolivia. Mai, però, quei medici avrebbero minimamente sospettato di aver ridato la vista a Mario Teran, l'uomo che 40 anni fa assassinò Ernesto Che Guevara. E la cosa più curiosa è che quell'operazione fu eseguita gratuitamente. Perché - come racconta il giornale di Santa Cruz, "El Deber" - l'ex sergente boliviano che su ordine della Cia tolse la vita ad uno dei leader più amati della rivoluzione castrista ha beneficiato di un programma di Cuba, che offre gratuitamente interventi chirurgici agli occhi in diversi paesi dell'America Latina.

L'operazione è avvenuta lo scorso anno. Ma la notizia si è saputa solo ora perché il figlio dell'ex sergente ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al giornale di Santa Cruz per ringraziare pubblicamente i medici cubani «che hanno ridato la vista a mio padre».

Non sono moltissimi quelli che a Cuba ricordano il nome dell'uomo che assassinò Ernesto Che Guevara. Anche perché - come ricordano a L'Avana - Mario Teran in fondo era un anonimo militare che quel 9 ottobre del 1967 si tramutò in killer per ordini imposti direttamente da Washington. Più che sull'ex sergente boliviano quell'assassinio è sempre stato messo giustamente in conto alla Cia.

E infatti Granma, il giornale del Partito comunista cubano, nel raccontare la storia dell'operazione, ha sentito il bisogno di attaccare il pezzo così: leggete bene questo nome, Mario Teran; nessuno si ricorda più di lui, anche "se 40 anni fa lo fecero diventare una notizia". Oggi però, dice il giornale cubano, quel nome dovete tenerlo in mente perché quell'ex sergente «educato con l'idea di uccidere, torna a vedere grazie ai medici che seguono le idee della sua vittima».

Mario Teran voleva uccidere un'idea e un sogno, nota ancora Granma, ma a 40 anni esatti della sua morte Che Guevara torna a vincere un'altra battaglia: «Un vecchio può apprezzare nuovamente il colore del cielo e dei boschi, sfruttare il sorriso dei suoi nipoti, guardare una partita di pallone». Tutto bene dunque? Niente affatto. Perché il giornale cubano sferra un duro fendente al «vecchio che ha riacquistato la vista» perché «sicuramente mai sarà capace di vedere la differenza tra le idee che lo portarono ad assassinare un uomo a sangue freddo» e quelle di questi medici abituati a soccorrere nello steso modo amici e nemici feriti.

 
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Post N° 858

Post n°858 pubblicato il 20 Settembre 2007 da cgil3palermo
 
Foto di cgil3palermo

Ciao a tutti,

sto girando via mail e via sms questa richiesta di Aiuto per i dipendenti Vodafone.

Come avrete potuto leggere sui giornali:  vodafone ha venduto serivizi e dipendenti alla Comdata, come merce di scambio qualunque, come un qualsiasi oggetto, come carne da macello.

Cosa ancor piu` grave, noi dipendenti abbiamo appreso la notizia solamente il giorno in cui il "patto" fra vodafone e comdata era stato stipulato.

Ci stiamo ora battendo per i nostri diritti. Per mantenere il nostro stipendio e tutte quelle "piccole" cose che ci hanno permesso, in passato, di vivere senza paura per il futuro.

In mezzo a noi ci sono mamme, papa`, famiglie con un solo reddito..che rischia di venire a mancare. Persone che hanno mutui alle spalle, finanziamenti ..

Oggi siamo noi, domani potreste essere voi.

Vi chiediamo una semplice chiamata - GRATUITA - per sostenerci e far capire quante siano le persone che stanno dalla nostra parte ..dalla parte dei DEBOLI.

GIOVEDI 20 SETTEMBRE:  CHIAMA IL 190 IN QUESTI ORARI >>

DALLE 11:00 ALLE 12:00

DALLE 16:00 ALLE 17:00

DALLE 20:00 ALLE 21:00

 Questi sono orari in cui ci saranno le assemblee sindacali e il call center sara` sprovvisto di operatori, la tua chiamata fara` capire all'azienda quanto sia importante avere i "suoi" operatori.

" una chiamata ci allunga la vita ?"

ebbene si ..forse si ..proviamoci!

Ringrazio tutti per l'attenzione e..FATE GIRAREEEEEEEEEEEEEEEEEE!!

 
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Post N° 857

Post n°857 pubblicato il 15 Settembre 2007 da cgil3palermo
 

Nucleare, rivelazione dagli Usa "In Italia 90 bombe atomiche"

Lo vieta la legge e in più occasioni in passato lo ha dichiarato anche il governo, ma l'Italia è un paese nucleare. A rivelarlo è uno studio americano, secondo il quale sul territorio italiano ci sono 90 bombe atomiche statunitensi. Una presenza della quale si parla molto poco, ma che ha un peso strategico importante negli equilibri internazionali.

A rigor di legge, la presenza di questi ordigni non sarebbe consentita: la legislazione la vieta espressamente dal 1990. Il nostro Paese ha inoltre sottoscritto i trattati internazionali di non proliferazione nucleare e ha dichiarato di non far parte del club atomico, con tutti gli obblighi internazionali che ne derivano.

Secondo il rapporto "Us nuclear weapons in Europe" dell'analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washington, invece, l'Italia ospita 90 delle 481 bombe nucleari americane presenti nel Vecchio continente. Cinquanta sono nella base di Aviano, in Friuli, e altre 40 si trovano a Ghedi, nel Bresciano.

Tra Italia e Stati Uniti esisterebbe anche un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell'associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: "Stone Ax" (Ascia di Pietra). Le bombe atomiche in Italia sono di tre modelli: B 61-3, B 61-4 e B61-10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all'atomica di Hiroshima; il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton.

Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l'opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche ed ha avviato la produzione di bombe atomiche tattiche di potenza limitata, non escludendo di servirsene contro i Paesi considerati terroristi. Almeno due di questi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri di stanza in Italia.

 
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Post N° 856

Post n°856 pubblicato il 15 Settembre 2007 da cgil3palermo
 

Giorgio Cremaschi: “Dopo il no della Fiom, il no nei luoghi di lavoro per cambiare un accordo ingiusto”

“Il fatto che, per la prima volta nel dopoguerra, il Comitato Centrale della Fiom abbia bocciato un accordo interconfederale è un fatto di grandissima rilevanza che dovrebbe far riflettere tutto il sindacato.”
“Il giudizio della Fiom è molto semplice: i danni che vengono da quell’accordo per lavoratori, pensionati e soprattutto per i precari, sono maggiori dei benefici. Per questo l’accordo è stato bocciato, per questo dovrebbe essere profondamente modificato.”
“A questo punto sono necessari tantissimi no in tutti i luoghi di lavoro, per mettere in discussione un accordo ingiusto.”

 
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Post N° 855

Post n°855 pubblicato il 15 Settembre 2007 da cgil3palermo
 

Sd al bivio: "Cosa rossa" o "Costituente socialista"?

«Tra Rifondazione e il nascente Pd c´è spazio per una Costituente socialista». Valdo Spini, vicecapogruppo alla Camera di Sinistra democratica, manda un messaggio al compagno di schieramento e leader della corrente fuoriuscita dai Ds. L´auspicio è che si abbandoni il «difficile processo unitario» che la Sd sta faticosamente percorrendo insieme a Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi per una "Cosa Rossa" della sinistra. Hanno sottoscritto l´appello, tra gli altri, anche Gavino Angius, Enrico Boselli e Franco Grillini. E altri si starebbero preparando a farlo. È il presidente onorario dell'Arcigay a ribadire che «ci sono altri indecisi dentro Sd. Sarà decisivo il consiglio di domani (sabato 15 settembre) e penso che da sabato avranno tutti le idee molto più chiare». Quanti siano i transfughi non si sa. O nessuno si vuole sbilanciare. Il presidente della Rnp Roberto Villetti, uno dei sospetti, non ha voluto fare numeri.

La proposta comunque sarà presentata ufficialmente al Comitato promotore Nazionale di Sinistra Democratica convocato per sabato 15 settembre. «Nonostante gli sforzi generosi di Sinistra Democratica, appare chiaro - si legge nel comunicato di Spini - che le condizioni delle forze politiche di quella che si chiamava un tempo sinistra alternativa, hanno bisogno di momenti non facili né semplici di chiarificazione, così come dimostra la tormentata vicenda della manifestazione del 20 ottobre».

Per questo, lasciate da parte le velleità di una grande area di sinistra, gli esponenti di Sd devono «prendere il coraggio a quattro mani» scrive Spini, e aprire «un cantiere della costruzione del Socialismo europeo in Italia» che non sia solo «ricomposizione dei residui della diaspora socialista Italiana, proponendolo come campo di lotta e di mobilitazione politica». Si vedono dei margini di manovra: «Sd peraltro deve capire che c'è un spazio potenziale importante tra Pd e Rifondazione che non si presta ad essere coperto dalla "Cosa Rossa", ma che chiede una rappresentanza per le sue esigenze di coerenza riformatrice, di laicità, di pluralismo». Sostegno al cantiere socialista arriva anche da Lanfranco Turci, vicecapogruppo della Rosa nel pugno alla Camera, convinto che «non si tratta di una operazione nostalgica». E chiede a Mussi di «decidere se restare in una "Cosa rossa" che si va radicalizzando sulle posizioni della Fiom o essere coerente con l'opzione socialista dichiarata all'ultimo congresso dei Ds».

Salvi: Spini non si preoccupi
«Le preoccupazioni del compagno Spini sul carattere riduttivo che avrebbe la cosiddetta "Cosa rossa" sono condivisibili, ma abbiamo già reso chiaro che non è questo il nostro progetto politico». La risposta, decisa ma interlocutoria, arriva da Cesare Salvi, capogruppo di Sd al Senato. «Ritengo al tempo stesso altrettanto riduttiva la proposta della Costituente socialista, perché elude pregiudizialmente il tema della costituzione di un grande partito che sappia far vivere al suo interno, in modo plurale, le diverse culture, tradizionali e nuove, della sinistra italiana. La nostra collocazione nel socialismo è una scelta serie e definitiva: proprio partendo da qui la nostra funzione deve essere quella di sostenere la più ampia unità della sinistra» ha concluso Salvi.

Mussi: La "cosa rossa" cammina
La risposta di Fabio Mussi alla sollecitazione di Spini non è arrivata. Ma sul futuro del soggetto politico unitario della sinistra si era espresso con un giorno di anticipo. A chi gli chiedeva a che punto fosse la "Cosa rossa" il ministro dell´Università, ospite a Torino alla Festa di Rifondazione giovedì sera, aveva assicurato che «cammina», annunciando «un documento con il quale condurremo insieme la battaglia per la legge finanziaria». Quando al dna del nuovo soggetto politico, Mussi ha dato le coordinate: «Sarà una sinistra unita, plurale e federata. È un passo che si può fare».

 
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Post N° 854

Post n°854 pubblicato il 15 Settembre 2007 da cgil3palermo
 

Ciccolella, la holding dei fiori che sfrutta i lavoratori
Sfruttati dalla multinazionale del fiore. Accade ai dipendenti del Gruppo Ciccolella, un marchio forse poco noto al grande pubblico ma che ha invece dimensioni ragguardevoli: costituisce il più importante polo europeo per la produzione di rose e il primo a livello mondiale per la coltivazione degli anthurium. Dal marzo 2006 il Gruppo è pure quotato in Borsa e dal suo sito Internet la Ciccolella Holding annuncia future espansioni. Ma i circa 600 lavoratori dei tre siti nazionali di Molfetta-Terlizzi (quello principale), Foggia e Melfi però non se la passano altrettanto bene.
Dietro la gentilezza e il profumo delle rose Abracadabra, Cherry girl e Lollipop (decine le varietà a disposizione), sotto la fragranza degli anthurium Champagne Antique, Lambada e Pistache, ci sono dei raccoglitori quasi-schiavi: retribuiti 30 euro per una giornata che arriva anche a 10 ore di lavoro, quando contrattualmente dovrebbero riceverne 53 lordi per 6 ore e mezza. Ma non basta, perché i fiori sono più gentili con gli uomini che con le donne, determinando una vera e propria discriminazione di genere, davvero odiosa: «Gli uomini vengono retribuiti con circa 35 euro al giorno - spiega Ivana Galli, della segreteria nazionale Flai Cgil - Le donne si devono accontentare di 26-28 euro». Ma non è che tutto questo risulti direttamente dalle buste paga, ovviamente: «Quando si fa il calcolo delle giornate, a parità di lavoro gli uomini si vedono riconosciute 20 giornate, e le donne solo 15», spiega la sindacalista.
E dire che il Gruppo Ciccolella è stato rigorosamente paritario all'atto della sua fondazione: informa il sito aziendale che fu «fondato negli anni '70, quando Paolo Ciccolella e sua moglie Maria Antonia, che fino ad allora si dedicavano alla coltura di ortaggi, trasformano la loro azienda agricola in una coltivazione di fiori recisi». Dai mitici Settanta ne è passata di acqua sotto i ponti e il piccolo commercio di fiori è diventato un vero miracolo economico, da Bari verso l'Europa e il mondo: «il più grande giardino del Mediterraneo», spiega orgogliosa la holding accogliendo il navigatore sul web. Oltre 30 ettari di serre concentrate nella provincia di Bari, il progetto di altri 38 in Basilicata e 10 in Calabria.
Che dire? In effetti i numeri incantano, ma il sindacato racconta ben altre realtà: «I problemi non riguardano solo il salario - continua la rappresentante Flai - Il fatto è che ormai da anni vengono inquadrati come stagionali lavoratori che a tutti gli effetti prestano la propria opera continuativamente su diversi cicli produttivi, e dunque coprono pressoché l'arco di un intero anno. Noi abbiamo chiesto all'azienda di avviare un percorso di stabilizzazione, ma finora non si è ottenuto nulla di concreto». In marzo il primo sciopero, dopo si è firmato un primo accordo, però disatteso. A fine luglio una nuova protesta, ma la proprietà questa volta si è rivolta alle forze dell'ordine e ha denunciato addirittura di aver subito minacce.
Se poi la giornata non è pagata come prescrive il contratto, non è che gli orari siano messi meglio: invece delle 6 ore e mezza previste, nella realtà oscillano dalle 7 ore e mezza alle 10. Tutti «straordinari» non retribuiti.
Insicuro, infine, il lavoro nelle serre: «Gli attrezzi - denuncia la Flai Cgil - non ricevono alcun tipo di manutenzione da anni, mancano le cassette di pronto soccorso e gli strumenti necessari contro gli infortuni. Di particolare gravità è il non rispetto delle norme circa il lavoro nelle serre: esiste infatti una legge che vieta l'ingresso nelle 24 ore successive all'irrorazione, ma alla Ciccolella i lavoratori sono costretti a rientrare anche subito dopo».

 
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