Non credere di poterci riuscire da solo.

Tutto si gioca su un'umiliazione; le umiliazioni sono le cose più preziose che abbiamo; stiamo parlando un linguaggio incomprensibile al mondo, siamo al Giovedì Santo. Qui non si parla di servizi da vetrina, ma di servizi non gratificanti. Un servizio che si venga a sapere, con il rischio che qualcuno ti lodi, perde i connotati della lavanda dei piedi.

Non credere di lavare i piedi quando servi i poveri, ma quando fai, senza farti accorgere, un lavoro noioso che toccherebbe a un altro, senza brontolare o farlo pesare. Quando fai un servizio a uno che soffre molto, non credere di lavargli i piedi, è lui che lava i piedi a te.

Lavi i piedi quando sei umiliato ingiustamente, o quando qualcuno ti butta in faccia un difetto in malo modo e tu non ti ribelli, ma accogli con umiltà la verità da qualunque parte venga, anche se detta senza carità.

Lavi i piedi quando sopporti con pazienza una persona indigesta.

Lavi i piedi quando per amore del Signore non ti risparmi, accettando qualsiasi lavoro, senza che qualcuno si accorga, senza ricevere approvazioni o ringraziamenti.

Colui che lava i piedi è uno schiavo, e dunque uno senza diritti; per cui tutto quello che riceve, lo riempie di stupore e di gioia.

Lavare i piedi è schiavitù per amore.

Per questo senza la grazia divina è un atteggiamento impossibile all'uomo.

Il lavare i piedi se è autentico, non è episodico, ma dura tutta la vita.

Lavare i piedi è morire ogni giorno e non da eroe.

Domenico Machetta e i giovani della comunità di Nazareth