Un blog creato da il_parresiasta il 12/01/2010

Una voce sussurrata

Pensieri, Emozioni, Commenti e altro

 
 
 
 
 
 

AREA PERSONALE

 
 
 
 
 
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Ottobre 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 28
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Amare? Si, grazie...

Post n°444 pubblicato il 26 Settembre 2019 da il_parresiasta

«Ti amo» – disse il Piccolo Principe. «Anche io ti voglio bene» – rispose la rosa.

«Ma non è la stessa cosa» – rispose lui. – «Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciò che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia. Voler bene significa rendere nostro ciò che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perché sentiamo che ci manca qualcosa.» Voler bene significa sperare, attaccarsi alle cose e alle persone a seconda delle nostre necessità. E se non siamo ricambiati, soffriamo. Quando la persona a cui vogliamo bene non ci corrisponde, ci sentiamo frustrati e delusi. Se vogliamo bene a qualcuno, abbiamo alcune aspettative. Se l’altra persona non ci dà quello che ci aspettiamo, stiamo male. Il problema è che c’è un’alta probabilità che l’altro sia spinto ad agire in modo diverso da come vorremmo, perché non siamo tutti uguali. Ogni essere umano è un universo a sé stante. Amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse. Amare è permettere all’altro di essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro. È un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore. Per questo, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.

Quando una persona dice di aver sofferto per amore, in realtà ha sofferto per aver voluto bene. Si soffre a causa degli attaccamenti. Se si ama davvero, non si può stare male, perché non ci si aspetta nulla dall’altro. Quando amiamo, ci offriamo totalmente senza chiedere niente in cambio, per il puro e semplice piacere di “dare”. Ma è chiaro che questo offrirsi e regalarsi in maniera disinteressata può avere luogo solo se c’è conoscenza. Possiamo amare qualcuno solo quando lo conosciamo davvero, perché amare significa fare un salto nel vuoto, affidare la propria vita e la propria anima. E l’anima non si può indennizzare. Conoscersi significa sapere quali sono le gioie dell’altro, qual è la sua pace, quali sono le sue ire, le sue lotte e i suoi errori. Perché l’amore va oltre la rabbia, la lotta e gli errori e non è presente solo nei momenti allegri.

Amare significa confidare pienamente nel fatto che l’altro ci sarà sempre, qualsiasi cosa accada, perché non ci deve niente: non si tratta di un nostro egoistico possedimento, bensì di una silenziosa compagnia. Amare significa che non cambieremo né con il tempo né con le tormente né con gli inverni.
Amare è attribuire all’altro un posto nel nostro cuore affinché ci resti in qualità di partner, padre, madre, fratello, figlio, amico; amare è sapere che anche nel cuore dell’altro c’è un posto speciale per noi. Dare amore non ne esaurisce la quantità, anzi, la aumenta. E per ricambiare tutto quell’amore, bisogna aprire il cuore e lasciarsi amare.

«Adesso ho capito» – rispose la rosa dopo una lunga pausa.

(fonte: web)

 
 
 

Fammi essere figlio...

Post n°443 pubblicato il 14 Settembre 2019 da il_parresiasta

Fammi essere ancora figlio

 

Fammi essere ancora figlio.
Solo una volta. Una volta sola.
Poi ti lascio andare.
Ma per una volta, ancora, fammi sentire sicuro.
Proteggimi dal mondo.
Fammi dormire nel sedile dietro il tuo.
Guida tu. Che io sono triste e stanco.
Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà.
Metti la musica che ti piace.
Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.
Fammi essere piccolo.
Pensa tu per me.
Decidi tu per me.
Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.
Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano.
Raccontami storie.
E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.
Ho voglia di rimanere figlio per sempre.
Abbracciami forte come dopo un gol.
Dormi ancora, come hai fatto, per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.
Rassicurami.
Carezzami la testa.
Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.
Ma io non voglio.
Non ora.
Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.
Non andare, papà.
Ti prego.
Fammi essere ancora figlio.
Fammi essere per sempre tuo figlio.


(Gabriele Corsi)

 
 
 

Croce..

Post n°442 pubblicato il 14 Agosto 2019 da il_parresiasta

Tutti a scuola da Padre Pio! Una lezione da imparare (se vogliamo andare in Paradiso...)

«Tutti hanno la loro croce; tutti chiedono che gli sia tolta. Ma se sapessero quanto è preziosa, la domanderebbero». Così si esprimeva padre Pio. Egli era uno straordinario taumaturgo e avrebbe voluto sollevare tutti dalle miserie, dalle malattie, dai guai, ma sapeva bene che la vera salvezza è la croce, sapeva che Gesù non è venuto nel mondo per guarire tutti i malati e risollevare i poveri dalla loro condizione economica miserevole: se fosse stata questa la sua divina missione, oggi non ci sarebbe più alcun malato sulla terra.

All’amico Probo Vaccarini di Rimini un giorno il Padre disse con un po’ di tristezza: «Vengono quassù perché interceda per le loro comodità: la salute, il lavoro, un fortunato matrimonio, e nessuno mi chiede la vera grazia che è quella di accettare con amore le contrarietà che il Signore permette giorno per giorno». Ma alla fine il Santo del Gargano sapeva anche che le grazie e le guarigioni corporali, le bilocazioni, le preveggenze, eccetera, sono potenti segni della presenza divina, quindi egli continuò sino alla fine a chiedere a Dio le guarigioni per i suoi penitenti: il desiderio unico però era quello che, una volta ottenuta la grazia, la persona rimanesse stabilita nella vita cristiana. Sarebbe stato un doppio danno, dopo avere ricevuto tanto beneficio, scordarsi del bene avuto e usare la salute ritrovata per tornare a vivere nel peccato o nell’indifferenza. In questo caso, meglio rimanere malati.

Il problema del senso della sofferenza è la grande domanda dell’uomo di sempre. [...]. La risposta al problema della sofferenza è la vita stessa del Cristo. Egli non cancella il dolore dal mondo, ma lo assume in sé e, attraverso di esso, ripara il peccato e apre le porte del Cielo. Così anche per i suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23). In questa prospettiva di comunione alla sofferenza di Cristo, si può comprendere la sorprendente affermazione di Paolo: «A voi è stata data la grazia di patire per Cristo» (Fil 1,29). Allora la sofferenza umana si illumina di nuova luce: è grazia e dono divino e prepara per noi una quantità smisurata ed eterna di gloria (cf. 2Cor 4,17). Attraverso la persecuzione, sboccia la gioia: «Gli apostoli se ne partirono lieti di esser stati insultati a motivo del nome di Gesù» (At 5,41), ed essi insegnano agli altri a fare altrettanto: «Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi affinché un giorno possiate rallegrarvi esultando. Beati voi se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo spirito della gloria e lo spirito di Dio riposa su di voi» (1Pt 4,13-14). Paolo è contento di soffrire perché sa che ne viene del bene per la Chiesa: «Sono lieto delle sofferenze che incontro per voi e compio nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).

Amore è sofferenza, e viceversa. Interrogato se la cosa migliore da offrire a Dio fosse l’amore o altra cosa, padre Pio rispose: «È la sofferenza». E sopra la porta della propria cella si legge anche oggi la scritta: “La croce è sempre pronta e ti aspetta ovunque”. «Bisogna soffrire quello che il Signore ci manda – diceva – perché è nel dolore che si tempra l’amore. La penitenza che più piace ed è accetta a Dio è il dolore dei propri peccati, il portare con dolce rassegnazione la propria croce». Parole dure, ma impossibili da smentire.

L’uomo, chiamato per vocazione alla felicità, se non riesce a dare un senso alle proprie sofferenze, cerca semplicemente di eliminarle in tutti i modi, ma non è nella mancanza di pene e prove che troveremo il nostro appagamento in questa terra. «Non prometto di farti felice in questa terra – disse a Lourdes la Vergine a Bernardette – ma nella vita eterna».

Il Padre intitolò l’enorme ospedale costruito con le offerte dei fedeli di mezzo mondo Casa sollievo della sofferenza, non “Casa eliminazione della sofferenza”. Il sollievo significa portare la croce, renderla giogo più lieve in Cristo, e in ultima analisi riparazione dei peccati.

«È l’unica cosa che ci invidiano gli angeli – sosteneva il Padre –: la sofferenza e l’offerta, perché è il modo più forte e sincero di dire a Dio: “Ti amo davvero”». A una persona sofferente che si domandava come mai Dio permettesse i dolori intensi, padre Pio rispose: «Il Signore lo fa per non dire che ci regala tutto. Egli, per non umiliare la sua creatura, vuole da essa quel tantino – sebbene anche quel tantino glielo dia Lui stesso – affinché la creatura stessa glielo possa offrire». Linguaggio paradossale dei santi, concreto e reale. Ma chi ha orecchie per intendere, intende.

(A. Gnocchi - S. Tognetti, Padre Pio. Santo Eremita, pp. 54-57)

 

 
 
 

Ammonizione...

Post n°441 pubblicato il 05 Agosto 2019 da il_parresiasta

Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano.
Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te.
Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio.

Dt
18,9-14

 
 
 

Pensavo...

Post n°440 pubblicato il 20 Luglio 2019 da il_parresiasta

In una società costretta a correre senza raziocinio e senza regole verso una selvaggia ed insensata, e perciò assurda, globalizzazione, abbiamo viepiù parcellizzato la verità, dimodoché ciascuno, pur conoscendone appena un suo frammento infinitesimale, si sentisse libero, o finanche autorizzato, di coltivare la presunzione di possedere la verità assoluta, con la conseguenza, tra l'altro, d'aver ingigantito fino all'inverosimile la conflittualità tra consociati, da un lato, e l'incapacità di avere una visione d'insieme, dall'altro, rendendo praticamente impossibile l'adozione di soluzioni adeguate ai problemi.

 
 
 
Successivi »
 
 
 
 
 
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

prefazione09marlow17il_parresiastaTheArtIsJapan1theothersideofthebedsisyphus13LoSpazioDiUnAttimofairy.lunamareciaobettina0call.me.Ishmaelmaandraxlesaminatoreannamatrigianosurfinia60
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.3.2001. Parte del materiale pubblicato può essere stato prelevato da Internet, quindi valutato di pubblico dominio. Qualora i soggetti interessati o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al gestore del blog che provvederà prontamente alla rimozione dei testi e delle immagini utilizzate. Si sottolinea inoltre che ciò che è pubblicato sul blog è a scopo di discussione, approfondimento, studio e comunque non di lucro.

 
 
 
 
 
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova