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DON DOLINDO RUOTOLO

Post n°86 pubblicato il 13 Novembre 2010 da isa54
 
Tag: SANTI-

IL SACERDOZIO

 

Il sacerdote è un'ostia vivente offerta in Cristo a Dio Padre per la salvezza dei peccatori. Egli è il polmone dell'umanità, metabolizza la miseria del peccato nell'aria purissima della grazia e della vita eterna. Il sacerdote è un operatore di grazie, un restauratore del vasellame di Dio, la sua opera è il frutto della sua preghiera e attraverso il sacrificio e la preghiera i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i morti risorgono.

L'opera di un santo sacerdote è ignota a lui stesso, è Dio che opera in lui, egli non sa né vuole usurpare per sé il merito che è solo di Dio. Così Dolindo, che già portava nel nome la trafittura delle spine che gli passeranno le carni durante tutta la sua vita, riteneva di essere per sé un nulla, uno "sciosciammocca", un incantato di Dio, un innamorato della Vergine.

Perché possa stabilirsi la comunicazione con l'infinita potenza di Dio è necessario per l'uomo occupare l'altra polarità ad essa coniugata, il nulla, quanto più l'uomo si annulla davanti a Dio tanto più riesce a effondere la sua potenza nell'effluvio della carità. Così ha fatto il figlio suo sulla croce, così Francesco, così tutti i santi di Dio e così fece Padre Dolindo. Dunque le comunicazioni interiori, i miracoli e le conversioni non possono avvenire se non in presenza di questa polarità del sé che si annulla e annullandosi rende testimonianza della gloria di Dio.

E Dio per virtù di questo incantesimo operava in lui miracoli, otteneva conversioni, diffondeva per la sua bocca un fiume di parole di vita eterna conservate, in parte, nella monumentale opera di commento biblico edito a cura delle figlie, che egli cooptò nell'opera di apostolato e che scelse da tutti gli ambienti e da tutte le professioni come pie donne che l'avrebbero accompagnato nel suo calvario terreno.

La sua sapienza non brilla per vanagloria di umana scienza ma per il decoro di divina illustrazione dei fondamenti della fede cattolica verso cui concorre, come a sua foce, ogni percorso di umana dottrina. Riposava ancora giovinetto presso l'immagine della Vergine prediletta e tutto confuso per la disuguaglianza tra l'onere intrapreso e il naturale ingegno, poco brillante, di giovane aspirante al grande ufficio di sacerdote, si rivolse alla sua Mamma celeste e nel suo cuore così pregò: "se è volere tuo che io divenga sacerdote di Dio, versa sul capo mio i tesori di scienza e di virtù sì che io per te ne divenga degno" Un sonno placido scese sul ciglio del devoto bambino orante e con il sonno la Madre gli instillò i sette doni dello spirito Santo. Egli li usò dal suo risveglio e fino alla fine come tastiera del suo armonium interiore su cui cantava a gola piena le lodi della Trinità e di Maria. Gesù e la Vergine lo visitarono con intima consolazione e come segno agli altri della loro elezione gli diedero le croci, croci di incomprensioni nella sua famiglia naturale e pastorale, croci di espiazione per il peccato dei suoi fratelli, croci di redenzione per la salvezza del gregge di Dio, che a lui veniva di notte e di giorno come a lui mandato dal Loro pastore per essere mondate dalla lebbra del cuore e dalle malattie dell'anima.

Alcune vie sono famose perché furono luogo di svolte epocali nella storia del progresso dell'umanità; così a Napoli in via S. Rosa 58 la sostanza divina, che è il nucleo atomico dell'uomo, concresceva sotto le preghiere e le benedizioni di don Dolindo. Egli prendeva su di sé, come il cireneo, il peso della croce degli uomini per compartirlo con Gesù e a mano a mano che saliva con Cristo fino al Golgota le spalle si incurvavano, le vertebre si flettevano sotto il peso della croce, le gambe turgide per il faticoso cammino sanguinavano ribelli ad ogni fasciatura, sembrava vecchiaia ed era stigma del Cristo paziente, dell'anima triste fino alla consummazione dell'ora.

Un altro figlio di Gesù nello stesso tempo e in altro luogo, -Padre Pio da Pietrelcina- compiva nel suo corpo quello che manca alla crocifissione di Gesù. Per cinque fori egli ha versato il sangue come un'icona vivente di Cristo ed egli solo nella profondità della sua chiaroveggenza sapeva ed indicava ai suoi fedeli che un fratello suo, Dolindo, pativa nell'anima e nel corpo uguali pene per la salvezza delle anime e per la gloria della Chiesa di Cristo. Come costui, Padre Dolindo fu relegato nella solitudine, come Gesù fu solo sul Calvario, divenuto come uno di fronte al quale ci si copre il volto. Dolindo fu condotto dal demonio nel deserto e ivi tentato. In famiglia dubitavano di lui e fu creduto che uno spirito immondo lo possedesse, nella sua Chiesa trovò intriganti che gli tolsero l'unica consolazione che un sacerdote trova nell'afflizione: la celebrazione della eucarestia, e per più anni stette come il salmista invocando de profundis che la voce di Dio trionfasse.

Nella tempesta che l'assalì aveva il conforto della preghiera e della intima consolazione della Vergine e di Gesù, l'estasi in cui ci pone Dio quando si parla di Lui. Non aveva Gesù detto ai suoi discepoli: "ancora un poco e mi vedrete, ancora un poco e non mi vedrete"? Dolindo stette come un cane fedele alla sua Chiesa, accucciato e in attesa che il padrone lo chiamasse a venire a mensa. Furono le prove generali per la sua esaltazione a una maggior gloria e un maggior dolore.

 
 
 
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