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« Un filo rosso lega i vio...Il falso giudaismo cabal... »

Un filo rosso lega i violenti disordini in Polonia agli attacchi a papa Giovanni Paolo II e al card. Dziwisz - Seconda parte

Post n°109 pubblicato il 30 Settembre 2022 da daniela.g0
 

La splendida cattedrale di Notre Dame di Parigi prima dell'immane incendio che l'ha devastata. Nuovi progetti per gli interni sembrerebbero orientati su una sorta di percorso attraverso cappelle a tema (tra le quali ci sarà un focus particolare su Asia e Africa e un altro sul tema ecologista): una Notre Dame "più inclusiva, accessibile e politicamente corretta"    

 

"Il Papa, secondo il rapporto, sostiene che lei non lo ha informato delle attività o delle restrizioni di McCarrick nel giugno del 2013. La sua risposta?".  

"Questa affermazione è assolutamente falsa. Innanzitutto è stato lo stesso Bergoglio, il 23 giugno 2013, a chiedermi esplicitamente la mia opinione su McCarrick. Come ho testimoniato nella mia Memoria del 2018: 

Gli ho risposto con totale franchezza [...]: Santo Padre, non so se conosce il cardinale McCarrick, ma se chiede alla Congregazione dei Vescovi c'è un dossier assai denso su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e sacerdoti e papa Benedetto gli ordinò di ritirarsi a una vita di preghiera e penitenza. Il Papa non ha fatto il minimo commento a quelle mie gravissime parole e non ha mostrato alcuna espressione di sorpresa sul suo volto, come se sapesse già da tempo, e ha subito cambiato argomento. Ma allora, qual era lo scopo del Papa nel farmi questa domanda: "Cosa ne pensa del cardinale McCarrick?". Evidentemente voleva scoprire se ero o meno un alleato di McCarrick.
Va notato che avevo appreso dallo stesso McCarrick che Bergoglio lo aveva ricevuto quattro giorni prima della mia udienza e che Bergoglio lo aveva autorizzato ad andare in Cina. Che senso aveva chiedermi un parere, quando già Bergoglio teneva McCarrick in grande stima?  

McCarrick nel frattempo è venuto tranquillamente a Roma, ha ricevuto incarichi dal Vaticano, anche ufficiali, e ha proseguito le sue attività come se nulla fosse accaduto. Nel maggio 2014 ho appreso dal Washington Times di un viaggio compiuto da McCarrick nella Repubblica Centrafricana per conto del Dipartimento di Stato (allora il Segretario di Stato era John Kerry): di questo viaggio si parla anche nel Rapporto. Stiamo parlando del 2014. Eppure, a partire dal 2008, Benedetto XVI aveva ordinato al cardinale americano di ritirarsi a vita privata, di non celebrare o partecipare a eventi pubblici, e di non fare viaggi.  

Per questo, visto il modo in cui veniva trattato McCarrick, chiesi al cardinale Parolin se le sanzioni contro McCarrick fossero ancora da considerare valide. Ma non ho ricevuto risposta. 

A quel punto, avendo riferito di persona al Papa, e non avendo ricevuto risposta dalla Segreteria di Stato, cosa potevo fare di più? A chi avrei potuto fare appello?", si domanda l'arcivescovo nello sconcerto.  

Arroyo ritorna sulle accuse mosse a san Giovanni Paolo II: "E cosa pensa del Rapporto che attribuisce la maggior parte della colpa all'ascesa e al posto di McCarrick nella Chiesa ai piedi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI?".   

"Le intenzioni di chi ha redatto il Rapporto sono chiare: passare la responsabilità delle promozioni di McCarrick ai suoi Predecessori, uno dei quali è deceduto e canonizzato (Giovanni Paolo II), l'altro vecchio e debole (Benedetto XVI). Il primo non può difendersi dalla tomba, mentre il secondo è troppo mite per rinnegare palesemente il suo successore definendolo bugiardo e screditandolo, così come la funzione che ricopre. La cosa inquietante è che all'interno del Rapporto stesso - che ovviamente è stato redatto da più mani - vi sono numerose contraddizioni, sufficienti a far avere scarsa credibilità agli argomenti esposti. 

Mi chiedo allora: chi ha convinto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI a non tener conto delle gravi accuse contro McCarrick? Chi aveva interesse a far promuovere McCarrick, in modo che potesse ottenere un vantaggio in termini di potere e denaro?

Qualcuno probabilmente ha fatto credere a Giovanni Paolo II che le accuse contro McCarrick fossero fabbricate, sul modello delle operazioni di discredito che la Polonia comunista aveva già compiuto contro i buoni vescovi e sacerdoti che si opponevano al regime

Nel caso di Giovanni Paolo II, il principale soggetto interessato alla promozione di McCarrick è stato sicuramente il cardinale Sodano. È stato Segretario di Stato fino al settembre 2006: tutte le informazioni sono giunte a lui. Nel novembre 2000 il nunzio Montalvo gli ha inviato il suo rapporto e le accuse di gravi abusi commessi da McCarrick.

Non dimentichiamo che in questo periodo è scoppiato lo scandalo di padre Maciel. Sodano ha cercato di insabbiarlo falsificando una dichiarazione di Benedetto XVI, in cui si diceva che il Papa considerava chiuso il caso. Benedetto XVI ha convocato una sessione plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede e il cardinale Arinze è riuscito a far condannare Maciel, nonostante l'opposizione del Segretario di Stato.
Il nome del cardinale Sodano è comparso anche in relazione a una scandalosa speculazione immobiliare. Nel 2003 il nipote del Cardinale, l'ingegner Andrea Sodano, con lettere di raccomandazione dello zio Segretario di Stato e nella sua qualità di consulente del gruppo immobiliare Follieri (in alcuni documenti ufficiali è indicato anche come vicepresidente di il gruppo), ha acquisito proprietà a prezzi stracciati da diocesi americane condannate a risarcire i danni derivanti da casi civili di abuso sessuale, ottenendo un enorme vantaggio economico a danno della Chiesa. Raffaello Follieri, titolare del gruppo, è stato condannato per frode e riciclaggio di denaro, proprio a causa di sconsiderate operazioni di vendita di questi immobili. Inutile dire che Follieri aveva uno stretto rapporto con il Clinton Global Initiative e con la famiglia Clinton, così come il Partito Democratico: 'L'ex presidente e la senatrice Hillary sono nostri amici', si è vantato Follieri

Ricorrono sempre le stesse connessioni, le stesse complicità, le stesse conoscenze: McCarrick, Clinton, Biden, i Democratici, i Modernisti, insieme a un corteo di omosessuali e molestatori che non è irrilevante. 

Per quanto riguarda Benedetto XVI, quelli che hanno avuto accesso quotidiano e diretto al Papa sono stati il Segretario di Stato Bertone e il Sostituto Sandri, che hanno potuto controllare e filtrare le informazioni su McCarrick ed esercitare pressioni sul Santo Padre.

Ancora una volta, il Rapporto parla da sé. Colui che ha presentato la questione direttamente a Papa Benedetto XVI è stato il cardinale Bertone, il quale, contrariamente a quanto avevo più volte proposto - e cioè che le accuse molto gravi e dettagliate contro McCarrick richiedevano un processo canonico esemplare che portasse alla sua rimozione dal Collegio cardinalizio e la sua riduzione allo stato laicale - portò Papa Benedetto a decidere che non si doveva intraprendere alcun processo canonico né si doveva prescrivere alcuna sanzione canonica, ma che invece sarebbe stato fatto "un semplice appello alla coscienza e allo spirito ecclesiale di McCarrick ".  

E qui appare evidente ancora un'altra flagrante contraddizione: come sia possibile conciliare un semplice appello alla coscienza con le istruzioni formali che furono date sia al Nunzio Sambi che a me, secondo cui McCarrick non poteva risiedere nel seminario dove viveva, non poteva partecipare ad attività pubbliche, non poteva viaggiare e doveva condurre una vita ritirata di preghiera e penitenza?
La corruzione dei massimi livelli del Vaticano è così evidente da indurre a considerare il Rapporto un indegno tentativo di far apparire Bergoglio assolutamente estraneo alle manipolazioni della Curia, anzi come una sorta di implacabile persecutore dei corrotti, mentre il l'evidenza dei fatti dimostra il contrario. Direi che Bergoglio sta alla chiesa profonda come Biden sta allo Stato profondo ...  

Vorrei anche rilevare che il fatto di incolpare Giovanni Paolo II per la nomina di McCarrick, nonostante il parere negativo della Congregazione dei Vescovi e del suo Prefetto Cardinale Re, potrebbe essere applicato anche allo stesso Jorge Mario Bergoglio, su cui il Superiore Generale dei gesuiti ha espresso forti riserve. Se Wojtyla ha commesso un errore con McCarrick e, per questo, è considerato implicitamente responsabile degli scandali verificatisi, cosa impedisce che questo giudizio si estenda anche alla promozione di Bergoglio ad Arcivescovo di Buenos Aires e poi a Cardinale? Ricordiamo che nel Concistoro del 2001, oltre a McCarrick e Bergoglio, altri esponenti di spicco della mafia di San Gallo ricevettero il cappello rosso ...".  

Mons. Viganò cita quindi un articolo di Riccardo Cascioli - pubblicato sulla Nuova Bussola Quotidiana lo scorso 11 novembre - facendo proprio il suo "lucido giudizio":
"Malgrado dal Rapporto emerga la figura di un McCarrick predatore seriale, la grande reazione scatta soltanto quando nel 2017 arriva la prima denuncia di abusi su un minorenne. [...] In pratica ci si dice che i ‘comportamenti immorali con adulti' non sono certamente cosa buona però alla fin fine si tollerano; l'allarme vero, quello che prevede sanzioni anche pesanti scatta solo con la minore età dell'abusato. Come se le decine e decine di futuri preti che hanno condiviso il letto con McCarrick, e perciò in gran parte condannati a una vita sacerdotale come minimo squilibrata, non contassero granché. Come se la devastazione morale e di fede provocata da un vescovo predatore - vocazioni perdute, sacerdoti che a loro volta ripeteranno gli abusi, nomine episcopali falsate da legami morbosi - fossero un problema minore. 
[...] Si è volutamente ignorato che ciò che ha permesso l'irresistibile ascesa di McCarrick è un sistema di potere altrimenti denominato lobby gay, che favorisce la nomina e la carriera di vescovi con determinate caratteristiche. 
[...] No, non c'è davvero un segnale che dalla vicenda McCarrick la Chiesa abbia imparato, c'è piuttosto la sensazione che si faccia pagare uno per poter continuare tranquillamente con gli altri. E nel frattempo fare avanzare l'idea che per un prete avere tendenze omosessuali non sia un problema"
.  

L'arcivescovo Viganò conclude infine: 

"In questa farsa grottesca, che adesso è ammantata di una falsa parvenza di legalismo, non c'è esitazione a trascinare l'intera Chiesa nel fango - il suo prestigio davanti al mondo, la sua autorità sui fedeli - per salvare l'immagine ormai compromessa di prelati corrotti, indegni, depravati".   

L'editoriale del New York Times contro Giovanni Paolo II era stato preceduto prima da un altro attacco, quello della testata cattolica progressista americana National Catholic Reporter, la quale, tuttavia, era stata costretta a riconoscere che "in molti, molti modi, Papa Giovanni Paolo II è stato un uomo ammirevole. Gli ultimi decenni del XX secolo sono stati arricchiti in modo incommensurabile dal suo abile uso della statuaria papale nel far sentire la voce dei popoli oppressi in tutta l'Europa orientale, nei suoi vari sforzi verso il dialogo interreligioso e dalla sua personale testimonianza della dignità dell'invecchiamento". 

Ma "il rapporto senza precedenti del Vaticano" rivela che "il primo decennio del 21° secolo sarà per sempre segnato dal processo decisionale calamitoso e insensibile di Giovanni Paolo". Il giornale cattolico aveva invitato quindi "i vescovi statunitensi, riuniti la prossima settimana per la loro Conferenza annuale", a "considerare seriamente se i cattolici americani possano continuare" le pratiche di culto verso il Santo polacco: "Dovrebbero anche discutere la richiesta che il Vaticano sopprima formalmente il culto di Giovanni Paolo". 

Poco importa quanto viene sostenuto dallo stesso rapporto, e cioè che il cardinale Theodore McCarrick giurò al pontefice polacco di non aver mai abusato, scrivendo a Stanislaw Dziwisz, allora braccio destro di Wojtyla (divenuto a sua volta vittima di un attacco, di cui sopra): "Nei settanta anni della mia vita, non ho mai avuto rapporti sessuali con alcuna persona, maschio o femmina, giovane o vecchio, chierico o laico, né ho mai abusato di un'altra persona o l'ho trattata con mancanza di rispetto".

Un inganno spudorato, con cui il porporato vicino ai Democratici americani riuscì a convincere Karol Wojtyla ed il Vaticano, forse anche in funzione della speranza di una futura nomina cardinalizia, che poi arrivò. 

L'attacco sferrato dalla stampa americana a Giovanni Paolo II, l'attacco quasi contemporaneo al card. Stanislaw Dziwisz, i disordini violenti in Polonia che sembrano ricordare le manifestazioni del movimento Black Lives Matter (BLM) e gli attacchi e le profanazioni subite dalla Chiesa Cattolica polacca, potrebbero - a prima vista - sembrare episodi completamente slegati fra loro: tuttavia a me pare che invece un filo sottile leghi tali episodi tra loro, i quali sembrano prefiggersi un scopo comune: screditare la Chiesa Cattolica, attaccandola alle sue basi, nei suoi valori fondamentali - come la difesa della vita - e trascinandola nel fango, per infine distruggerla

Anche il quotidiano Il Giornale ha scritto lo scorso 17 novembre, in un articolo a firma di Francesco Boezi, che "nostre fonti in Polonia affermano che dietro a tutto questo, ossia all'attacco al cattolicesimo polacco, dimorano una mente intelligente ed un disegno preciso. L'offensiva contro Wojtyla farebbe dunque parte di una strategia complessiva, che mirerebbe a destrutturare una delle ultime frontiere del conservatorismo cattolico". 

Il ruolo svolto dallo Stato polacco nello scacchiere europeo, infatti, è determinante per il futuro stesso del Vecchio Continente, anche se l'importanza degli episodi di cieca violenza che interessano la Polonia potrebbero essere stati da molti sottovalutati. Non è un caso che il malcontento polacco si sia sfogato in modo particolare contro le chiese, le croci, le statue che raffigurano personaggi della cristianità, i monumenti dedicati a Giovanni Paolo II e i memoriali antinazisti e anticomunisti

La Polonia rappresenta l'ultimo baluardo della Chiesa Cattolica in un Europa ormai secolarizzata: sono davvero tanti i Paesi europei dove da parecchi anni si registra una sempre minor partecipazione dei credenti alla messa settimanale ed un continuo decrescere delle vocazioni sacerdotali e religiose. Il calo delle nuove ordinazioni, infatti, rappresenta uno dei sintomi più manifesti della crisi esistenziale che sta sconvolgendo la Chiesa cattolica, come ha scritto lo studioso e ricercatore Emanuel Pietrobon sul sito InsideOver, nel febbraio 2020. "Se nel secolo scorso è dall'Europa che si originavano oltre il 90% delle ordinazioni, oggi l'Europa produce meno del 25%del nuovo clero che entra in funzione annualmente. 

Osservando i numeri europei più attentamente, si può notare che ogni quattro nuovi preti ordinati uno è polacco; ed è una tendenza consolidatasi negli anni recenti. Nel 2017, ad esempio, in Polonia sono stati ordinati 350 nuovi preti, mentre in tutta l'Europa 1272; ciò significa che i sacerdoti che parlano polacco rappresentano il 26% del totale". 

Fra gli esempi della crisi devastante che sta stringendo la Chiesa nel "Continente ateo" si può senz'altro annoverare la cattolicissima Irlanda; ma anche la religiosa Francia, un tempo "figlia prediletta della Chiesa" - dopo la conversione di Clodoveo I nel 496 - oggi invece ridotta ad essere il tetro scenario di un vero e proprio scempio contro la civiltà cristiana, come già nel 2019 scriveva Avvenire, che aveva elencato i numerosi attacchi avvenuti soltanto nei primi mesi di quello stesso anno: 

Il 31 gennaio nella cittadina di Vendôme veniva trafugato il tabernacolo. Il 3 febbraio toccava a "Lusignan, nella periferia di Poitiers, e Talmont-Saint-Hilaire, sul litorale atlantico della Vandea", dove erano nuovamente violati i tabernacoli. Il 5 febbraio i fedeli rimanevano sgomenti dopo essere entrati in chiesa: qualcuno aveva preso le ostie e, dopo averle gettate in terra, le aveva sporcate con degli escrementi. Il vescovo locale parlava apertamente di profanazione, chiedendo una riparazione pubblica al delitto. Il 9 febbraio era la volta di un altro attacco simile a Notre-Dame di Digione. Ed ancora in quei giorni, secondo il quotidiano Avvenire, "altri 5 luoghi di culto sono stati saccheggiati in tutto il Paese, in modo anche grave sul piano materiale, ma senza violazione del tabernacolo". Seguiva l'incendio della chiesa di Saint Sulpice, in circostanze oscure.
I dati dell'anno prima, il 2018, denunciavano tre attacchi anticristiani al giorno: per un totale di 1063 azioni anticristiane, con un trend in crescita rispetto all'anno precedente; per non parlare dell'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani il cui Osservatorio in Francia rilevava un aumento di attacchi, rispetto all'anno 2017, del 25%. Oggi, l'emergenza CoVID-19 sta assestando un ultimo colpo - che rischia di divenire mortale - alla cristianità francese, con il governo che dapprima ha vietato le messe con i fedeli nelle chiese e poi pretende di vietare anche le manifestazioni in cui si recitano preghiere, andando "contra legem". 

"La libertà di culto è divenuta 'accessoria'", come denuncia Jérome Triomphe in un articolo pubblicato sulla Nuova Bussola Quotidiana del 23 novembre scorso.  

Alla luce di questi amari dati - soltanto parziali poiché il fenomeno in realtà si presenta molto più esteso - si può comprendere quindi l'importanza ed il ruolo esercitato da un Paese chiave come la Polonia di Karol Wojtyla, che malgrado anch'essa abbia registrato un trend di diminuzione negli scorsi anni, rimane a tutt'oggi la Nazione europea con il più alto numero di vocazioni e ordinazioni sacerdotali e con la più grande partecipazione di fedeli alla messa settimanale.  

La Chiesa cattolica polacca continua a rappresentare il baricentro intorno al quale si cementificano l'unità e l'identità nazionale - il 64% dei polacchi ritiene che essere cattolico sia importante per considerarsi veramente polacco, secondo un'analisi del Pew Research Center, nel 2017 - dimostrando, come sempre nella storia della Chiesa polacca, una grande capacità di resistenza nei momenti difficili e di maggior prova.  

Ecco perché il violento attacco sferrato alla Polonia, come quello contro Karol Wojtyla, il Santo dell'Europa unita all'insegna delle proprie radici cristiane e della propria identità nazionale, deve fare paura al Vecchio Continente ma anche al mondo intero.     

 

Qui la prima parte dell'articolo.

 
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