Creato da SeFossiMichelle il 11/03/2007

Tracce di rossetto.

Emozioni, sentimenti, esperienze di vita a confronto, sotto la lente d'ingrandimento della memoria.

 

 

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Perdere l'amore...per troppo lavoro.

Post n°17 pubblicato il 31 Ottobre 2007 da SeFossiMichelle

Anzichè il cinema, il ballo, la serata in trattoria, l'incontro in pizzeria in allegria, tra amici, di sovente mi attendono dietro l'angolo impegni fitti di lavoro, per i quali è noto l'orario di inizio, per via delle convocazioni scritte, ma non quello di conclusione.

Non è certamente facile la vita di chi si dedica anima e corpo al lavoro, nella triste consapevolezza che ciò, un pò per volta comporterà incomprensioni e gelo all'interno delle pareti domestiche, tra gli affetti più cari, che reclamano, a giusta ragione, tempo e attenzioni, dopo tanta e prolungata trascuratezza.

Non è altrettanto facile conciliare il tempo da dedicare al lavoro, soprattutto quando questo è senza orari, con quello da riservare alla famiglia e anche a se stessi, al meritato relax, perchè il rischio di notti insonni derivanti dallo stress è sempre dietro l'angolo.

Non ho figli e riconosco di aver investito gran parte della mia vita dapprima nello studio e successivamente nel lavoro. Quest'ultimo, al pari del primo, si è trasformato in una autentica passione, più che in un impegno o in un dovere.

Prima o poi tuttavia la latitanza dalle pareti domestiche e dal cuore della persona amata diviene oggetto di aspri conflitti di coppia. Ad aggravare il quadro appena descritto, subentrano le illazioni ed i sospetti, che fanno capo alla gelosia e all'amarezza per vedersi vanificare serate allettanti al ristorante, vacanze di più o meno breve durata e in generale spazi di vita condivisa.

Gradirei così confrontarmi con chi vive l'impegno professionale con dedizione tale da sacrificare spesso la propria vita privata e in primo luogo la sfera affettiva. In particolare chiedo se è ancora uno scoglio insuperabile quello della donna MOLTO impegnata (trovo sprezzante l'espressione DONNA IN CARRIERA). Ho sentore che ancora solo agli uomini vengano concesse scusanti ed attenuanti per il super-lavoro. Il retaggio dell'educazione, dei tabù, delle regole non scritte, inducano anche le famiglie più aperte da questo punto di vista, ad adottare pretesti, freni e pregiudizi di antica, infausta memoria. Non parliamo più di quote rosa, per favore...

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Commenti al Post:
diddlina9289
diddlina9289 il 31/10/07 alle 20:54 via WEB
ciauuu molto carino il tuo blog. vieni nel mio a lasciare un bel commentuzzo ^_________^ ci conto eh? non mi deludere............. ihih ciao
 
JonathanLivingston.G
JonathanLivingston.G il 31/10/07 alle 23:15 via WEB
Un problema molto vero, che mi tocca da vicino. Bisogna cercare il giusto equilibrio e non farsi sopraffare dagli impegni. Certo non è semplice, e scrivere una sequenza di parole di questo genere è semplice, attuarne il significato no. Ma a un certo punto bisogna tentare di mediare, e non lasciarsi rapire totalmente dal lavoro (studio compreso). Quando si esce dall'ufficio si dovrebbe smettere di pensare al lavoro ma mi rendo conto che a volte non è possibile. Non è questione di quote rosa, succede a tutti ma è vero che l'immaginario colettivo, mosso da retaggi culturali antichi, vuole la donna a casa con la prole e l'uomo che porta a casa la pagnotta. Non è più così ma non è neanche giusto sacrificare i propri affetti e non vivere le emozioni che questi possono dare.
 
 
SeFossiMichelle
SeFossiMichelle il 04/11/07 alle 14:25 via WEB
La ricerca del giusto e quilibrio e, necessariamente, la via del dialogo e della mediazione dovrevvero sempre prevalere e comunque rappresentare un obiettivo irrinunciabile. la relatà dei fatti putrotto e di sovente dimostra il contrario. Una sola parola fuori posto può vanificare il buon proposito a mantenere acceso il dialogo. A ciò si aggiungono lo stress e le tensioni, che talora difficilmente si rimuovono dopo giornate intense di lavoro. Quando ci si avvelena il fegato per una riunione saltata, per un imprevisto inconveniente dell'ultima ora, per un progetto sospeso, rinviato o, peggio ancora, andato per aria, difficilmente si chiude la porta dell'ufficio, pensando a quale film guardare in TV dopo cena in piacevole compagnia, giusto per pensare qualcos'altro e per dedicare le meritate attenzioni alla persona amata. Tra il dire e il fare, infatti, c'è di mezzo il mare. Un salutone. katia.
 
marea14
marea14 il 01/11/07 alle 15:43 via WEB
A me è capitato spesso di sacrificare la vita privata per il lavoro e, col senno di poi, devo dire che non sempre ne è valsa la pena. Ma non sempre è facile trovare un saggio equilibrio tra pubblico e privato. E credo che sia anche giusto far prevalere, in alcuni momenti, una sfera rispetto all’altra, soprattutto quando questo, per il percorso di vita che si sta affrontando, corrisponde ad una nostra esigenza. Penso, perciò, che non esista una “ricetta” universalmente valida: molto dipende dal nostro vissuto con cui siamo chiamate, di volta in volta, a fare i conti.
D’altra parte è anche vero che spesso a noi donne è sempre richiesto qualcosa di più: per essere prese in considerazione dobbiamo dimostrare di “valere”, a parità di situazione, molto di più dell’uomo (e questo si traduce anche in un impegno maggiore pure in termini di tempo) … la discriminazione è una realtà quotidiana anche quando non è microscopicamente evidente.
Ed oltre al danno subìto per tempo che, di fatto, ci viene sottratto (in quanto “preteso” per considerarci su un piano “paritario” rispetto all’uomo), c’è anche la beffa di quella concezione, ancora dominante, che concede agli uomini quelle attenuanti e scusanti per il super lavoro che non sono riconosciute alle donne. In quanto alle passioni … anche queste, sia che siano riferite al lavoro, sia che siano riferite al tempo libero, diventano “cose serie” degne di apprezzamento, sostegno e comprensione se sono passioni degli uomini. Ed è alle donne (e non agli uomini) che spesso si dice: “ma chi te lo fa fare?” Trovo che questo sia intollerabile perché mira a “sminuire” il soggetto “donna” ed il ruolo della donna nella società, continuando a considerarla un soggetto di serie “B”.
Lo scoglio della donna “molto impegnata” si potrà effettivamente superare solo nel momento in cui ci sarà un cambiamento culturale che non veda più l’uomo al centro dell’universo e che restituisca alla donna quella “pari dignità” di cui si parla tanto.
Per quanto riguarda le quote rosa … penso che il problema sia alquanto complesso.
Non credo che i retaggi culturali maschilisti si possano cancellare con norme che impongano quote di rappresentanza delle donne. È per questo che ho sempre guardarto con criticità le quote rosa.
Ma è anche vero che ogni volta che ci sono le elezioni, la candidatura delle donne è sempre bassa. Qualche partito, a volte, ne candida un numero maggiore rispetto agli altri, ma nella sostanza le donne restano ai margini della politica e delle istanze in cui si decide.
Il punto è che le donne non sono una minoranza soltanto in Parlamento ma sono anche una minoranza ai vertici sindacali ed ai vertici dei partiti: è anche qui che gli uomini non sono disposti a “cedere potere”. Certamente ciò accade non perché manchino donne che abbiano i numeri, ma per la permanenza di una cultura maschilista dura a morire che continua a dire “il potere è mio!”. È una guerra tra sessi: le donne sono l’altro sesso che gli uomini vorrebbero mantenere “sottoposto”.
Certanente non amo le quote rosa ma mi sono stancata di aspettare che i partiti si decidano a candidare le donne. Ormai si è capito benissimo che anche all’interno dei partiti non si vuole perdere potere … ed è questo il motivo che ha spinto le donne a decidere di fare, in prima persona, una battaglia che scuota tutti i partiti e ne evidenzi le contraddizioni rispetto alle donne ed in particolare rispetto a questo tema.
Perciò, nonostante le quote rosa non mi piacciano, ne sostengo la battaglia e rivendico, quindi, l’applicazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione: allo stato attuale è l’unica condizione che possa garantire alle donne un più equo accesso in politica nella fase elettorale.
Indubbiamente l’applicazione del dettato costituzionale non cancella automaticamente i retaggi culturali maschilisti, è vero, ma può essere un punto di partenza, un primo passo, per cominciare ad affrontare più seriamente il problema culturale del maschilismo e del ruolo della donna nella società. Un diverso rapporto di forza potrebbe facilitare questo discorso ... anche se, a mio avviso, il cammino da fare è ancora molto lungo …
 
 
SeFossiMichelle
SeFossiMichelle il 04/11/07 alle 14:32 via WEB
Carissima, ne convengo. Solo attraverso un radicale rinnovamento socio-culturale, potremo assistere a grandi e salutari cambiamenti a tutti i livelli della società, dal mondo del lavoro, a quello della politica e anche tra le pareti domestiche, perchè no? Quanto ancora è duro a morire il pregiudizio secondo cui la donna debba in forma esclusiva o predominante occuparso degli affari domestici? In merito al rinnovamento all'interno dei partiti, ebbene, la penso ancora come te. E' pervicacemente ancorata alla propria scorza maschilista la classe dirigente degli apparati di partito. In effetti l'argomento quote rosa è sterile. Grazie per il tuo acutissimo intervento. Un salutone. Buona domenica. Katia.
 
Lilly_84
Lilly_84 il 01/11/07 alle 22:08 via WEB
Ho scritto proprio un post su un tema simile qualche giorno fa. Credo che il mondo si stia volgendo da qualche anno (un tempo storico brevissimo) per la prima volta nella storia dell'uomo in una direzione in cui le donne hanno un potere ben diverso rispetto al precendente. In una società come la nostra, molto centrata sulla famiglia e sui valori matriarcali, è destabilizzante guardare ai nuovi cambiamenti. Da che mondo e mondo gli uomini basano la struttura sociale su una rigida organizzazione del lavoro: agli uomini un certo tipo di lavoro (generalmente le palanche a casa), alle donne un altro (di solito l'accudimento dei figli e le mansioni domestiche). Questo stato di cose sta cambiando, le donne modificano il proprio ruolo sociale in favore di altri sbocchi; questa evoluzione è avvenuta nel giro di pochissimi anni e, storicamente e sociologicamente, questi nuovi assetti sono ancora mal digeriti. Credo (o mettiamola sullo "spero") che le cose cambieranno con il passare del tempo, ma certo è che siamo una delle prime generazioni femminili con 2 lavori.....donna e lavoratrice. Ci viene spesso chiesto di scegliere ma non lo possiamo più fare: indietro non si torna. Si può invece tentare di trovare un modo di vivere nuovo in cui i rapporti tra i due sessi siano ri-organizzati secondo logiche più moderne...non dico che sia facile, ma ci si deve almeno provare. Ps. grazie dei tuoi complimenti, sei stata molto gentile!
 
 
SeFossiMichelle
SeFossiMichelle il 04/11/07 alle 14:27 via WEB
Cara amica tu sei fiduciosa ed ottimista. Io credo purtroppo che per secoli ancora le gerarchie, le discriminazioni (anche sessuali) resteranno dure realtà da estirpare. Un saluto cordiale. Katia.
 
littlesole
littlesole il 02/11/07 alle 11:25 via WEB
Ho appena chiuso un rapporto di 6 anni perchè era un peso per il mio lavoro e per la mia ambizione. Impossibile e inutile stare a sentire ore di discussioni sui ritardi, sugli impegni, sulla stanchezza che mi faceva crollare appena arrivata a casa, sulle lunghe telefonate di colleghi, sui mille imprevisti ecc... So già che la mia scelta mi porterà probabilmente a star sola e non essere mia madre. Ma è una mia scelta!
 
demy_moore37
demy_moore37 il 03/11/07 alle 00:20 via WEB
ti posso capire benissimo qualche anno fa avevo intrapreso un lavoro che mi teneva lontano da casa molte ore quasi tutta la giornata e alcune volte anche di notte .... piano piano io e mio marito siamo diventati degli estranei non c'era più comunicazione .... noi non litigavamo si era creato soltanto un muro di silenzio che è molto più corrosivo dei litigi ....ho riflettutto e mi son detta ne vale la pena ? beh!!! ora sono una felicissima casalinga.... Non sono d'accordo con te sul fatto che agli uomini vengono concesse delle scusanti ed attenuanti per il troppo lavoro .... ho sentito molte donne lamentarsi di questo... i più fortunati vengono lasciati i meno diventano cornuti .... un bacio demy^_*
 
 
SeFossiMichelle
SeFossiMichelle il 04/11/07 alle 14:19 via WEB
A proposito degli uomini e delle donne super-impegnati professionalmente, devo ammettere che la mia scelta di vita è questa e non tornerei indietro. Mi spiace che tu abbia abbandonato il lavoro, ma credo tuttavia che ora tu non sia pentita e quindi anche la tua scleta va rispettata. Non avevo calcolato che gli uomini meno fortunati, quando la moglie si spazientisce ad attenderli a casa, può optare per l'alternativa della storia extra-coniugale. Non lo avevo calcolato, perchè penso che le storie al di fuori del contesto matrimoniale possano sbocciare e/o sfiorire a prescindere dal super-lavoro del marito e dunque dalla sua protratta assenza da casa. La tua osservazione tuttavia stimola ulteriori riflessioni. Un saluto carico di simpatia da Ferrara
 
the_blue_ghost
the_blue_ghost il 03/11/07 alle 16:06 via WEB
Ciao Michelle, Io credo che bisogna equilibrare giustamente le cose, non è facile ovvio. Poi devi pensare a quello a cui una persona tiene di più, e naturalmente dedicarci + tempo che ad altre cose. Un abbraccio e un bacione. Blue Ghost
 
bruno14to
bruno14to il 03/11/07 alle 17:43 via WEB
Ciao, credo che sia assolutamente necessario rendere effettive le pari opportunità, siamo un paese che non riesce a concedere alle donne eque occasioni di lavoro. Io preferisco non sacrificare nulla agli affetti ed alle amicizie. Sono troppi importanti. Splendido weekend. Un bacio. Bruno
 
 
SeFossiMichelle
SeFossiMichelle il 04/11/07 alle 14:48 via WEB
Grazie. Ricambio il bacio e ti auguro una buona domenica. katia.
 
atapo
atapo il 07/11/07 alle 21:57 via WEB
Io penso che trovare la giusta misura tra l'amore e il lavoro sia estremamente soggettivo e dipenda dai valori che i due partners danno a una cosa e a quell'altra. Trovare l'equilibrio può non essere affatto facile, nè definito una volta per tutte, perchè col passare del tempo si cambia o cambiano le situazioni attorno a noi (es. arrivano figli che rimettono tutto in discussione). Ti posso dire che questo è stato uno dei problemi del mio matrimonio, che ha causato alti e bassi e a me crisi e colpevolizzazioni per l'accusa di essere cattiva madre e cattiva moglie; però il mio lavoro mi piaceva moltissimo e l'ho sempre difeso, anche se non sono mai stata "in carriera": ecco, forse è proprio questo l'aspetto che ho dovuto sacrificare per l'amore e la famiglia. Ora sono alla fine, è inutile avere rimpianti, sono solo contenta di avere cercato, in coscienza, di impegnarmi per fare sempre il meglio possibile (ma quanta fatica!!!) A presto sul mio o sul tuo blog!
 
 
SeFossiMichelle
SeFossiMichelle il 09/11/07 alle 17:49 via WEB
In effetti, cara amica, noi donne ci dividiamo tra mille impegni domestici ed esxtra-domestici e se non sono gli altri a puntarci il dito perchè non ci ritengono all'altezza in tutto e per tutto (nel ruolo di madri-mogli-lavoraTRICI), siamo noi stesse a colpevolizzarci. A mio giudizio hai sapientemente e sempre rivestito tutti questi ruoli, difendendo al contempo strenuamente il tuo adorato lavoro. Mi rallegro con te. K.
 
gattodibiblioteca
gattodibiblioteca il 17/11/07 alle 21:02 via WEB
Tienti stretto il tuo lavoro. L'indipendenza e la libertà sono le cose più importanti nella vita di una donna. Te lo dice un'eterna lavoratrice precaria, che vorrebbe avere un lavoro fisso e gratificante...
 
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