Bella la vita -.-
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Il 30 di marzo (3)
Era la nostra prima volta e c’era ancora la timidezza e quell’appena accennato pallore sul viso di chi non sa ancora a cosa sta andando incontro. Ma quel momento non permetteva che la ragione ponesse il suo solito opprimente giogo al sentimento, le nostre labbra continuavano a sfiorarsi, dapprima lievemente, per quell’impaccio subitaneo di chi al buio avanza a tastoni, poi, bramose e roventi, avide di quel tremendo impulso che sentivano crescere in loro, sempre più intensamente, rendendo infuocata l’atmosfera intorno a loro. Basta pensare, basta riflettere, basta restare in attesa di qualcosa che forse non sarebbe arrivato mai: era ora di agire, di sfruttare ogni attimo senza perderne un solo respiro, di capire finalmente cosa significasse la parola “vivere”. I nostri sospiri eccitati e accaldati si addensavano nell’aria e le nostre mani non trovavano quiete. Mi accarezzava i capelli, dietro al collo; sentivo la sua dolcezza impadronirsi di me e a mia volta una mano le sfiorava il viso, mentre l’altra la teneva stretta a me. I nostri occhi erano chiusi, quasi a significare che stavamo realmente volando in un altro mondo ove unici protagonisti eravamo noi, unici scrittori di una trama ignota, dettati dai nostri sospiri che piano piano diventavano ansanti gemiti di piacere. D’un tratto si allontanò, scostandosi i capelli dalla fronte come faceva sempre: era così sensuale quel movimento leggero delle sue dita, quel suo chiudere gli occhi e sfiorarsi delicatamente il suo ribelle e dorato ciuffo, portarlo dietro l’orecchio e riaprire quei suoi azzurri diamanti per perderli in me. Avrei passato la vita intera ad osservarla, i miei occhi erano così attratti da lei, da ogni sua parte del corpo, da ogni suo più semplice movimento: alzò il viso e si sciolse i capelli, vidi la sua fluente chioma di quel biondo illuminato dal sole scenderle sulle spalle, facendo risaltare il candido colorito del suo collo. “Com’era bella”, pensai tra me e me, e continuai a scrutarla: il suo collo era così indifeso, così delicato, così puro; i miei occhi scesero e peccaminosi si soffermarono sulla scollatura della sua maglietta larga, andando a scovare ogni lembo della pelle dei suoi seni, lasciato libero per me. Le sue curve rendevano i battiti del mio cuore sempre più agitati e scaldavano un’atmosfera nuova, già di per sé molto più rovente di quelle cui la vita ci aveva abituati. Improvvisamente, non so se ciò accadde perché questi pensieri pervadevano tanto la mia quanto la sua mente, o semplicemente perché lesse nei miei occhi i miei più profondi pensieri, lei si avvicinò a me, sorridendomi: portò la sua mano sotto la mia maglietta e me la tolse, sfiorando provocantemente il mio collo con le sue labbra. I baci sul collo erano sempre stati la mia passione e ad un bacio ne seguì un altro, un altro e un altro ancora; le sue labbra, vogliose di me, lasciarono il posto alla sua lingua, che fece crescere a dismisura il mio desiderio di lei con ogni sua levigata carezza. Risalì fin sul mio orecchio, sentivo i suoi seni pesare sul mio petto e il suo cuore battere in me. “Spogliami”, mi disse con voce soffocata dall’emozione. Ed io non me lo feci ripetere una seconda volta. Sentivo ribollire il sangue dentro al mio corpo, prigioniero quasi di vene, arterie e capillari: voleva esplodere, non sopportava più d’esser trattenuto. Nudi, i nostri corpi iniziarono a cercarsi, a sfiorarsi, a toccarsi. Le mie labbra iniziarono a prendersi i suoi seni, a stringerli tra le mie mani portandoli alla bocca, leccandoli, quasi mordendoli di passione e desiderio. Lei ansimava, mi premeva forte il viso contro il suo petto: il suo cuore ridondava d’amore e sentimento. La presi in braccio e l’adagiai sul mio letto; rimasi immobile, rapito da quell’immagine di lei, mentre apriva le gambe e mi invitava ad entrare. Deglutii. Come e forse anche di più di quando l’avevo vista dinnanzi alla soglia di casa mia. La sua mano mi aiutò a trovare il suo ingresso, accompagnò il mio quanto mai sveglio e duro sesso fin dentro di lei. Entrai e il calore mi avvolse: aprii di scatto gli occhi e lasciai andare un sorriso di piacere, di soddisfazione, di puro, emozionante ed eccitante godimento. Iniziai a muovermi, a spingere lentamente; le sue gambe mi cinsero in vita, i suoi piedi premevano contro i miei glutei. Le sue mani si aggrappavano alle mie spalle, le sue dita tese fino a cercarmi i capelli, i suoi seni tremavano contro il mio corpo. I suoi occhi chiusi e il suo capo abbandonato sul cuscino. La sua schiena inarcata. La sua bocca aperta, a sussurrarmi che mi voleva ancora, ancora e ancora di più. “Ancora, Andrea ti voglio, continua..”. Aumentai, aumentai l’intensità delle mie spinte, sempre più dentro di lei, fino in fondo, andai a catturarle ogni gemito con le mie labbra, a rapirti e a ingoiarli dentro di me: la mia voglia cresceva, il mio desiderio di lei sempre più forte, i miei brividi sempre più intensi. Le molle del mio letto cigolavano: stavo per venire, un fiume in piena stava per rompere ogni argine e inondare il suo corpo. Sì, c’ero, c’ero quasi, mancava poco, mancava sempre meno, sempre meno. “Amore, ti amo.”. Venni dentro di lei. Non ero sicuro di aver sentito bene, le mie orecchie fischiavano e la vista mi si era per un attimo appannata: non le chiesi alcunché. Appoggiai il mio viso sul suo seno e rimasi fermo ad ascoltare il suo cuore mentre le sue dita carezzavano la mia fronte e i miei capelli: rimasi dentro di lei, non volevo uscirne. Il silenzio durò minuti e minuti interminabili: ero in uno stato di totale incoscienza. Per la prima volta nella mia vita non riuscivo a pensare a niente, ero semplicemente in estasi, in totale e nirvanica contemplazione di quello che a torto o a ragione avrei comunque ricordato per sempre come il giorno più bello di tutta la mia vita. Sollevai il viso, mi avvicinai e le diedi un altro bacio. “Ah, ma tu..tu mica dovevi dirmi qualcosa?” disse lei giocando con i miei capelli: le prime parole dopo un’emozione così grande. Ricambiai a mia volta, con un’espressione serena, tranquilla, così ridente come mai avevo sentito di essere. “Sì, volevo dirti che voglio stare con te.”.
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