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Il 30 di marzo (2)

Post n°82 pubblicato il 10 Luglio 2007 da And_But_Not_The_End

Scoccarono le 3 del pomeriggio, casa mia era in perfetto ordine.

I miei genitori erano partiti per il fine settimana e quindi avevo dovuto fare tutto per conto mio, passare l'aspirapolvere, risistemare il bagno dopo aver fatto la doccia, tolto i panni sporchi dalla camera: avrò girato e rigirato a vuoto almeno una decina di volte per controllare che ogni singolo centimetro di casa fosse a posto.

Mi ero perfino messo il gel ai capelli, una cosa che odiavo e che credevo che non avrei fatto mai!

Ero su di giri, emozionatissimo, eccitatissimo: mi venivano in mente tutte le frasi fatte che si dicevano in questi casi.
"Ilaria, io credo che tra di noi possa funzionare".

"Ilaria, secondo me siamo molto compatibili, direi che bisognerebbe provare a vedere dove ci porta".

"Ilaria, le stelle parlano di noi".

"Ilaria..ehm..Ilaria.."

Ecco, io avrei certamente usato l'ultima!

Ero sicuro che come l'avrei vista, avrei iniziato a biascicare sillabe senza senso, inframmezzate da diecimila "insomma", "cioè", "forse" e mille mille e ancora mille mugolii e vagiti d'incertezza: il pensiero poi che mi si presentasse in casa agghindata nella sua veste migliore, mi mandava in bambola il cervello, il cuore e anche qualcosa più in basso.

Era una sensazione nuova, che non avevo mai provato prima con questa tangibilità.

Certo, mi era capitato di fare pensieri "impuri" su questa o quella fanciulla, di immaginare e eccitarmi pensando a una storia con le più belle donne di questo mondo, ma mai ero giunto così ad un passo dal realizzarla e mai avevo davanti, in casa mia, soli, la persona che in quel momento rendeva tremendamente stretti i miei pantaloni.

Sono questi i tanto decantati anni del liceo, quelli che non ti scorderai mai e che racconterai ai tuoi figli e nipoti -sempre ammesso che li avrai-, di come riuscivi a districarti tra interrogazioni, compiti in classe; del primo amore, della ragazza che ti sognavi la notte, per cui immaginavi mondi lontani in cui il vostro idillio avrebbe potuto splendere felice e contento; di quella per cui scrivevi poesie, canzoni mielose e sdolcinate: quella del tuo primo due di picche, delle prime lacrime e dei primi tormenti della tua beata gioventù.

Forse me ne stavo accorgendo solo adesso di quante diverse sensazioni si celassero dietro una apparentemente banale giornata di fine marzo, con le TV che già strombazzavano la Pasqua che incombeva, con il clima a farsi sempre più pazzerello, le felpe e i maglioni ad alternarsi alle magliettine estive e quella voglia di vivere, che forse dentro di me non avevo mai provato in maniera così nitida.

 

Il trillo del citofono invase e interruppe il silenzio dei miei pensieri.

Rimasi immobile al ciglio della porta, ascoltando la melodia dei suoi passi salire gradino dopo gradino i quattro, ahimè senz'ascensore, piani di scale che l'avrebbero finalmente portata tra le mie braccia, finchè all'ultimo scalino vidi il suo piedino comparire, seguito dalla sua gamba, dall'ultimo lembo della sua gonna e da tutto il resto del suo bellissimo corpo.

Deglutii: mamma quant'era sexy!

Il mio self control non era esattamente dei migliori, ma vederla sorridere, mentre rispondeva al mio cenno di saluto, mi riportò sulla terra.

La feci accomodare in casa mia, sul divano, ma mi resi subito conto di quanto tutte le parole che mi venivano in mente fossero stupide e fuori luogo: non riuscivo a rompere il ghiaccio e questo mi innervosiva, la fronte era madida di sudore e gli occhi tradivano ampiamente l'insofferenza per questo silenzio che non sapeva di niente.

Non so se lei se ne accorse o se semplicemente proferì in verbo quelli che erano i pensieri che le giravano nella mente, fatto sta che iniziò lei la conversazione che avrebbe cambiato decisamente la mia vita.

"Allora Andre, perchè hai voluto vedermi qui? Eri così convinto quando me l'hai chiesto, così serio! Eri tutto corrucciato come se fosse la cosa più brutta del mondo, devi dirmi qualcosa?".

"No no, cioè, sì..sei davvero bella oggi.".

"Ma come? Solo oggi?!".

"Dai non deridermi, sai che sei stupenda ogni giorno, però ora che sei qui, con me, soli..insomma, ti sento veramente mia e non mi sei mai sembrata così bella.".

"Cavoli, non mi avevi mai parlato così, lo sai?".

 

Anche se cercava di mascherarla, l'emozione era decisamente visibile nei suoi lineamenti e nei movimenti nervosi delle sue mani e delle sue gambe accavallate: le sue dita facevano avanti e indietro sul suo ginocchio, si ricongiungevano alla fine, giocavano dito a dito sfiorandosi e intrecciandosi e poi tornavano a ripetere lo stesso percorso.

Io ormai mi ero lasciato andare totalmente, avevo preso coraggio dopo averle manifestato ciò che provavo e sentivo che tutto di qui in avanti sarebbe stato decisamente più agevole.

La sua gonna verde smeraldo si intonava perfettamente con le tinte scure del mio divano, su cui era seduta con una tale leggerezza da sembrare quasi lievitare in volo, la schiena china per permettere ai suoi occhi di guardarsi le gambe e i suoi capelli che le scendevano giu lungo il petto.

 

"Sì lo so..ma vedi, insomma, ecco, io..".

 

Mi fermò, posando una delle sue mani sulle mie labbra.

Chiuse gli occhi e al posto della mano ci fu la sua bocca: mi baciò, sentii le sue umide labbra appoggiarsi alle mie, lentamente, il suo sospiro addensarsi e farsi sempre più caldo e vicino al mio, in attesa di quel decisivo tocco.

Il cuore mi scoppiava, la mia fronte bolliva e io non capivo veramente più nulla: socchiusi leggermente la bocca e le nostre lingue iniziarono a giocare, a rincorrersi, a sfiorarsi appena, timidamente, ritraendosi ognuna al proprio posto.

Finchè lei si staccò, mi guardò fisso negli occhi e, sorridendomi come mai aveva fatto prima, mi disse: "Andre, andiamo in camera tua..".

 
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