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Ipazia di Alessandria - Parte 4 - Il Martirio
I cristiani, usciti vincitori da tale scontro vollero chiudere il conto definitivamente con la vecchia classe di potere, Ipazia si ritrovò in tal modo al centro dell'attenzione. Cirillo rappresentava il massimo potere ecclesiastico vincente e Ipazia quella della cultura in declino. Gli avvenimenti condannarono le capacità di Ipazia ad una fine orrenda, ma allo stesso tempo la renderanno immortale. Nel 415, molto probabilmente istigati o assunti dal patriarca Cirillo, dei folli fanatici, monaci cristiani, spesso analfabeti, che vagavano di città in città, compirono un vero e proprio linciaggio. Silvia Ronchey nel saggio Ipazia "l'intellettuale" li definisce "pieni d'odio sociale non solo contro i pagani ma contro il mondo civile in genere", il Suda definisce "esseri abominevoli, vere bestie". Catturarono Ipazia per strada, la colpirono e trascinarono il corpo nella Chiesa chiamata Caesareum, una Chiesa cristiana, dove venne spogliata, cavata degli occhi, e con dei gusci d'ostrica acuminati, fu dilaniata lentamente a pezzi e poi bruciata in un letamaio. Ricorda Socrate Scolastico: "[…] l'invidia si armò contro di lei. Alcuni, dall'animo surriscaldato, guidati da un lettore di nome Pietro, si misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome di Cesareo: qui, strappatele la veste, la uccisero colpendola con i cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati questi pezzi al cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia di lei nel fuoco". Il vescovo e patriarca Cirillo si adoperò affinché venissero distrutte tutte le sue opere, al fine da eliminare le prove della sua esistenza. Per fortuna non riuscì nell'impresa tanto che oggi possiamo leggere la sua storia. Cirillo e nessun altro dovette scontare alcuna pena per l'assassinio di Ipazia, a tal punto che tali vicende non macchieranno il suo curriculum tanto che successivamente diventerà pure santo. Lo scrittore ecclesiastico greco Socrate lo Scolastico o di Costantinopoli (Costantinopoli 380 ca. - 450 d.C. ca.) evidenzia come non vi fosse alcun pentimento e di come a quei tempi simili azioni erano considerate normali operazioni di conversione: "Questo affare non portò il minimo obbrobrio a Cirillo, e neanche alla chiesa di Alessandria. E certamente nulla può essere più lontano dallo spirito del cristianesimo che permettere massacri, violenze, ed azioni di quel genere". Cirillo rimase in carica come vescovo per altri 29 anni dalla morte di Ipazia finché non morì nel 444. Durante questo periodo il suo episcopato divenne il più potente e temuto di tutto l'Impero d'Oriente. Fatto ancor più sorprendente, la Chiesa nel XIX° secolo sentì l'esigenza di esaltare le gesta dei propri soldati ed assolvere le loro azioni: nel 1882 Cirillo fu dichiarato dottore della Chiesa cattolica e fatto santo. Con la controriforma cattolica si cercò di cambiare le carte in tavola mettendo in discussione l'attendibilità delle fonti e di conseguenza le sue responsabilità. Venne scritto perfino che: "Cirillo devesi ritenere pienamente di ogni colpa giustificato da ogni buon credente" e tuttora è uno dei santi più venerati. Più tardi nel 1932 venne proclamato santo anche il cardinale Bellarmino da Montepulciano, quello che fece bruciare vivo Giordano Bruno e imprigionare Galileo Galilei. Sapeva benissimo che Bruno e Galileo avevano ragione, in particolare Galileo era colpevole di avere fatto il terribile sbaglio di pubblicare le sue scoperte in italiano, in volgare, e non nel latino accessibile solo ai dotti. Tali riconoscimenti non sono quindi circoscritti in antichi contesti storici, ma il crimine più grande è che queste santificazioni sono state eseguite in un'epoca della ragione, quando ormai ci si aspettava un'analisi critica della storia e non una sua giustificazione ed esaltazione. Dopo essere stata trucidata Ipazia, nessun allievo ebbe il coraggio di ricostituire l'antica scuola ellenica. In molti dovettero convertirsi come già lo aveva fatto uno dei suoi migliori allievi, il filosofo greco Sinesio di Cirene (Cirene 370 – Tolemaide 415), che intorno al 410 divenne vescovo cristiano di Tolemaide. Con il martirio di Ipazia si pone la scritta fine alla comunità scientifica tra le più grandi di tutta la storia antica, dopo la sua morte, matematica, fisica e astronomia non fecero molti passi avanti, e le scienze diventarono eresie, con lei termina la cultura ellenica ad Alessandria, se non di tutto il mondo occidentale. Massacrando Ipazia non solo fu dato un duro colpo alla ragione alla libertà di pensiero scientifico, ma anche alla condizione generale delle donne. Sarebbero occorsi più di mille cinquecento anni perché si potesse rivedere riconosciuto il lavoro delle donne in una veste scientifica, si dovette aspettare praticamente il 1900 con Maria Sk³odowska (Marie Curie) che, caso raro, fu doppiamente premiata con il nobel per la fisica nel 1903 per la scoperta della radioattività spontanea e insignita del premio nobel della chimica nel 1911 per la scoperta e suoi lavori sugli elementi Radio e Polonio.
(San Cirillo) |






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