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"Chi ha paura di sognare è destinato a morire." (Bob Marley)

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Invidia.

Post n°114 pubblicato il 01 Dicembre 2013 da bb034rl
 

Non penso di avere chissà quale cervello, ma credo di pensare, di farmi domande, di cercare di indagare ciò che non capisco. Ed è in quel momento che invidio coloro che sono sicuri di tutto, di sé stessi, dello scopo della propria vita, della nullità del tutto (",L'universo è nato dal nulla e nel nulla finirà. P. Odifreddi - Il matematico impenitente). Queste persone sono sicure di tutto, sanno tutto, possono tutto, e tutto quello che non possono o non sanno, semplicemente non esiste.

Perchè non sono anch'io come loro? Perchè mi chiedo per quale motivo esisto, per quale motivo sogno, per quale motivo alcuni sogni mi hanno avvisato del futuro, per quale motivo altri sogni mi hanno parlato della vita, perchè mi sento parte di questo mondo quando tutti mi dicono che noi uomini siamo proprietari del mondo, ovvero, siamo superiori al mondo? Perchè mi chiedo per quale motivo vedo un essere senziente negli occhi di Saba (il mio cane) o di Cippo (il pappagallino che stava con noi oltre trent'anni fa)? Perchè credo nell'immortalità della vita (non solo quella umana) quando la scienza ci dice che esiste solo ciò che è materiale e quindi caduco? E per quale motivo mi arrabbio coi credenti che, di fronte alle mie presunte certezze sulla vita, mi rispondono che esiste un solo Dio (che è cristiano, islamico, ebraico, etc. a seconda di chi risponde), quando la mia domanda è molto semplice: ma se Dio ha creato tutto l'universo, perchè noi ci odiamo? Perchè continuiamo a cercare motivi per dividerci ed odiarci anziché cercare ciò che ci unisce? Perché esistono persone che cercano di vivere alle spalle degli altri, quando questo modo di vivere porterà sicuramente ed invariabilmente alla morte tutta la specie umana? Sono stupidi? Sono furbi? Non lo so . Sono pieno di domande e vuoto di risposte. 

Dev'essere meraviglioso avere solo certezze. Ma per me non è mai stato così. Mi ricordo, quando avevo sette anni, che diedi ad un mio amico 50 lire per comprasi le caramelle. Ne avevo 100, io le avevo già comprate, quindi, visto che il mio amico le voleva, gli diedi i soldi per comprarle. Mi sembrò una cosa normale. Ma il prete, facevo catechismo, fece una sceneggiata: "Così si comporta un cristiano! Donare agli altri..." etc. etc. Mi fece vergognare di ciò che avevo fatto. Ancora non conoscevo il concetto di "strumentalizzazione", ma forse, dentro di me, lo capivo. E mi vergognai di tutto ciò, del fatto di aver dato 50 lire ad un mio amico, di tutte le chiacchiere del prete, del catechismo. Discorsi lunghi. Domande su sè stessi, sulla vita, sugli altri. Perché non ambisco al potere? Perché non voglio far parte di una squadra (di calcio, politica, economica, di ogni genere insomma)? 

Dev'essere meraviglioso poter citare decine di pensatori e filosofi, ma io ho sempre preferito la fantascienza ed i topolini, tanto per svagarmi dai pensieri, dalle domande, come, ad esempio, ad otto anni. Un mio amico mi chiede di giocare a sette e mezzo. Accettai ed andai a prendere i topolini a casa. Giocammo e persi i miei venti e passa topolini. Volendo rifarmi, andai a casa a prendere quelli che erano rimasti e persi pure quelli. Tornando a casa sconsolato, non so per quale motivo mi chiesi se mi sarebbe piaciuto vincere tutti i topolini ad un altro. Mi risposi: no! Pensai che l'altro, chiunque fosse, un bambino di sette od otto anni come me, si sarebbe sentito demoralizzato, svuotato, impoverito. Semplicemente, non era giusto togliere qualcosa a qualcuno. Da allora smisi di giocare a sette e mezzo (e non presi mai il vizio del gioco tipo poker, macchinette, scommesse, etc.). Nel gioco uno vince, molti perdono. Ma tutti si immaginano vincitori, nessuno si mette nei panni del perdente, nemmeno colui che ha perso. Perché? Perché è così difficile mettersi nei panni del perdente? E' un essere umano come te! E' una vita, come la tua! 

Quando eravamo piccoli, avevamo decine, centinaia, migliaia di sogni. L'astronauta, il cuoco, l'ingegnere, l'architetto, etc. Ma tutti questi sogni e tutti i bambini che li avevano, dove sono finiti? Tutti a sognare di far soldi? Cosa ti danno i soldi? La fama, la gloria, il successo, l'importanza? Tornate un attimo bambini e chiedetevi: cosa contava per me? Per me, Riccardo L., contava esplorare, scoprire e raccontare. E mi piaceva anche ascoltare le avventure altrui. Oggi, cosa conta? Il denaro? Il successo? La fama? Cosa trasmetti agli altri? Nulla! Solo il tuo essere ricco, famoso, importante. Cosa resterà di te dopo la tua morte? Nulla. E qui torniamo al prof. Odifreddi di cui sopra. Ed io continuo a farmi domande. Che senso ha una vita basata sul nulla, nata dal nulla e che finirà nel nulla? Faccio mio un aforisma di Friedrich Hölderlin che conosco tramite Fanny Wilmot:

Ah, piace alla folla ciò che al mercato vale,

E il servo onora solo il violento padrone;

Al divino credono

Sol quelli che lo sono essi stessi. cuori 


Non credo di essere divino, credo che nessuno lo sia. O meglio, tutti siamo discretamente divini, ma qualcuno si allontana troppo credendosi egli stesso Dio. Se mi chiedete se credo in Dio, vi rispondo: si, ma non nel Dio dei libri (Torah, Bibbia (il pentateuco è la Torah), etc.). Credo in  un Dio che ha creato tutta la vita, animale, vegetale e umana (che fa parte della vita animale). Non credo in tutto il resto. Perché non ci credo? Sapete cosa sono i sogni premonitori? Io si. Sapete cosa sono i sogni lucidi? Io si. Sapete cos'è la premonizione? Io no, ma il non saperlo non significa che non esista. Ci insegnano ad essere razionali, scientifici, matematici, ma quante volte ci capitano cose che ci fanno dire: eppure l'ho già visto! L'ho già vissuto! Ma questo non è scientifico, non è matematico e nemmeno religioso. Per la scienza e per la religione la vita è solo una. E se non fosse così? Ed ammesso che la vita fosse solo una, accettereste di lasciare ai vostri figli un mondo rovinato in nome del "mercato"? Io non ho figli e mai ne avrò (ho 53 anni) ma se penso a quello che stiamo lasciando ai giovani di oggi, mi viene di piangere. Trasmissioni televisive per deficienti, sentimenti fasulli in nome dell'audience, amicizie basate sul tornaconto personale, cuori che battono sull'andamento del Dow Jones. In tutto ciò, dov'è l'essere umano (uomo o donna, cambia poco)? Credevo nel valore della vita umana, oggi mi chiedo se abbia senso vivere in un mondo ove l'unica cosa che conta è ciò che possiedi.

Invidio? Si, invidio tutti coloro che non si pongono domande, che non si chiedono nulla. li invidio, perchè in questa realtà stanno bene, E' la loro reltà, sia che loro l'abbiano costruita, sia che altri l'abbiano costruita per loro. Ma se continuo a farmi domande su tutto ciò, ci sarà un motivo, o no?

BB034rl

 
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daredevil665
daredevil665 il 10/12/13 alle 21:55 via WEB
Non ho espresso concetti astratti o concreti del nulla, ma ho descritto gli effetti prodotti dalla "sensazione del nulla" che una vita percepisce, perlomeno la mia. Non ho mai letto discorsi articolati sul nulla, nemmeno i tuoi. Questa parola, cioè "nulla", nasce dall'esperienza della "mancanza", non da un concetto a priori, il quale sarebbe sorto poi per colmare anch'esso la mancanza. E la mancanza è la costante per eccellenza assieme alla presenza. Dal momento che si è presenti, si giace anche nella condizione di mancanza, che si rivela nella necessità di qualcosa, dalla fisica ai desideri (dato che facciamo questa distinzione). Non c'è nemmeno bisogno di concettualizzare tanto, è sufficiente constatarlo nei fatti (prova un po a non respirare o a non pensare. Trovami qualcosa che non sia dipendente da qualcos'altro). Nell'ambito della ragione, anziché delle emozioni e sensazioni, la necessità è la ragione stessa con le sue domande. Quando essa si chiede il "che cosa è" tanto "il nulla", come una qualsiasi altra cosa, dimostra che in quel momento l'oggetto è anche un'incognita (volendo concettualizzare, il nulla è l'onnipresenza di un'incognita), ma evidenzia anche l'impossibilità di definire in assoluto quell'oggetto, dato che gli serve qualcos'altro per definirlo, che a sua volta, guardato sotto la stessa luce, richiede qualcos'altro per essere definito (che è ciò che fa la scienza fisica, per causa di un'incognita onnipresente). Per questo, se la domanda naviga in questa direzione, vedrà il nulla di una risposta definitiva, non il nulla come oggetto o concetto, ma come esperienza. Si viene a contatto con la mancanza di senso che esiste invece nei rapporti che si soddisfano nel presente, e che emulano la soddisfazione della necessità assoluta, in quella temporale, cioè presente. Perciò la gente si ammala, per esempio anche di depressione, quando non vive il presente, precipitando nel nulla di una ricerca di senso assoluto. Se tu ritieni invece che io abbia espresso "concetti astratti" e per giunta errati, potresti dirci i tuoi "concetti concreti" o una qualsivoglia forma capace di parlare del nulla o attorno ad esso, mi farebbe piacere. Non ho un tono polemico, ma di curiosità.:)
 
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