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"Liberi subito", a Procida in piazza per la liberazione della "Caylyn"

Post n°137 pubblicato il 14 Agosto 2011 da Blogini
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'Liberi subito', a Procida in piazza per la liberazione della 'Caylyn'
Dopo sei mesi dal sequestro della petroliera e dalla prigionia dei marittimi manifestazione nel comune isolano per sensibilizzare istituzioni e mass media. Il ministro Frattini: "Sono in corso trattative ed eravamo pronti a intervenire ma i familiari ci hanno pregato di non farlo"

'Liberi subito', a Procida in piazza per la liberazione della 'Caylyn' La maifestazione a Procida

Sono trascorsi sei mesi da quando pirati somali hanno abbordato e sequestrato la petroliera "Savina Caylin". E a Procida la gente è scesa in piazza per sensibilizzare istituzioni e mass media. A bordo della nave, da allora all'ancora davanti alle coste somale, l'intero equipaggio, 5 italiani e 17 indiani, tra cui Giuseppe Lubrano Lavadera, comandante della nave e Crescenzo Guardascione, secondo ufficiale di bordo. Mesi di attesa e di silenzi, troppi per i familiari costretti al silenzio.

LA MANIFESTAZIONE

"Per mesi e mesi ci veniva detto, sia dalla società che dal ministero degli Esteri, che noi familiari dovevamo essere riservati e discreti - afferma Nunzia Lubrano Lavadera, moglie del comandante della Savina Caylin - poi abbiamo capito, dopo 6 mesi, che continuando così non avremmo mai risolto la questione ed ecco perchè abbiamo deciso di scendere in piazza".
Una protesta iniziata in mattinata che ha visto una forte partecipazione degli abitanti dell'isola. In tremila si sono radunati al porto, a Marina Grande. In molti indossavano magliette con la scritta 'Liberi subito'.

Le navi sono state bloccate, per almeno 15-20 minuti i portelloni occupati, poi, grazie alla mediazione del sindaco e del vice questore Antonio Vinciguerra, i manifestanti hanno liberato le navi e le corse di linea riprendono il largo. Così con gli aliscafi.
Momenti di tensione si sono vissuti
all'arrivo della nave della Caremar 'Adeona': polizia, carabinieri e guardia costiera, hanno creato un muro per impedire che oltre 300 manifestanti si collocassero, come hanno poi fatto, davanti al portellone. Un sacerdote è salito sul palco portando la solidarietà del Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe. Sul palco è intervenuta anche Nunzia Lubrano Lavadera, moglie del capitano della nave sequestrata: "Novità sostanziali che l'equipaggio fosse vivo non ce ne sono state negli ultimi due mesi - ha detto - perchè l'ultima telefonata con mio marito l'avevo avuta 54 giorni fa poi, grazie ad un collegamento di un giornalista, l'ho sentito lunedì scorso. Mio marito ha detto che ormai sono agli sgoccioli e non ce la fanno più" .

Alle 11,30 la manifestazione si è conclusa. "La manifestazione di questa mattina è stata in primo luogo importante per fare sentire ad alta voce le ragioni della gente di mare, che si sente tutta toccata da questa triste vicenda" ha detto il sindaco Vincenzo Capezzuto. "E' servita per dimostrare a tutti che i nostri marittimi - prosegue il sindaco - prigionieri dei pirati, non sono soli in questo difficile momento. Una manifestazione pacifica, il popolo procidano è fatto di persone schive e dignitose, quindi si è manifestato in maniera sobria. La voce dell'Isola di Procida deve giungere forte e chiara nelle menti di coloro che possono contribuire a risolvere la questione". La piazza non ha dimenticato gli altri due marittimi procidani sequestrati, infatti dal palco si è ricordato Vincenzo Ambrosino, allievo di macchina e Gennaro Odoaldo, primo ufficiale di coperta a bordo della Rosalia D'Amato, sequestrata il 21 Aprile 2011, i loro familiari però stamattina non erano in piazza, in loro hanno ancora una volta prevalso le 'direttive' della Farnesina che ormai Nunzia Lubrano Lavadera ed i familiari di Crescenzo Guardascione hanno deciso di disattendere.

"Abbiamo detto alle famiglie dell'equipaggio che la nave militare italiana inviata per monitorare la situazione è pronta anche ad un'azione di forza ma ci hanno pregato di non farlo perchè questo potrebbe mettere a rischio la vita dei nostri connazionali", ha intanto spiegato il ministro degli esteri Franco Frattini. Il ministro ha confermato che sono "in corso trattative che non possiamo rivelare per avvicinarci sempre meglio alla possibilità di liberazione com'è avvenuto negli altri casi".

 

 
 
 
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