
170 anni fa, viene brevettato uno dei primi indumenti galleggianti. È in cotone riempito con trucioli di sughero
Quella di Trafalgar, nel 1805, fu la più epica battaglia navale dei tempi moderni. 28 vascelli e 6 fregate britanniche contro la flotta franco-spagnola di 41 navi. 17mila uomini contro 25mila e un numero consistente di cannoni da ambo le parti. Numero di salvagenti a bordo: zero. In effetti, l'idea romantica del Comandante Nelson stride con quella di una ciambella o, meglio, di un ingombrante giubbotto. Anche perché l'utilissimo oggetto non era stato ancora inventato.
A quanto pare, uno dei primi brevetti per un indumento galleggiante è datato 16 novembre 1841. Si trattava di una sorta di vestitino in stile medievale, di cotone o altro tessuto (evidentemente non era importante), riempito di trucioli di sughero in quantità variabile tra i 18 e i 20 quarti di gallone (circa 17-19 litri), a seconda del peso della persona cui era destinato. L'inventore era un tale Napoleon E. Guerin di New York (che due anni dopo brevettò anche un metodo per allevare i polli dentro particolari forni).
Come riporta il documento, quel vestito salvagente era in realtà un miglioramento di un modello esistente. Dove rintracciare, dunque, le origini di questo oggetto?
Per alcuni, gli albori della storia del giubbotto galleggiante vanno probabilmente ricercati tra i fiordi norvegesi, che avrebbero sfruttato da tempi remoti la proprietà del legno. In realtà, uno schizzo di Leonardo da Vinci mostra che il genio italiano aveva già pensato, verso la fine del 1400, alla ciambella salvagente (oltre che a un guanto palmato da legare al polso) per sopravvivere a una tempesta e a un naufragio. Nel 1812, poi, in un numero di Monthly Magazine veniva pubblicato un articolo sul signor W.H. Mallison che cercava di ottenere pubblicità per la sua invenzione, chiamata Seaman's Friend. La sua idea, però, cadde nel vuoto.
L'uso dei giubbotti galleggianti cominciò a diffondersi solo quando la Royal National Lifeboat Institution britannica decise di impiegarli in modo sistematico, dalla metà del 1850. Nel 1852, infatti, una legge richiedeva che le navi avessero a bordo sistemi di salvataggio e istituiva un Board of Supervising Inspectors per controllare che si rispettassero gli standard e le regole. Il Capitano J.R. Ward, uno degli ispettori, aveva inventato una cintura di sughero che faceva il paio con il Kisbee ring, una poco originale ciambella realizzata da Thomas Kisbee.
Dall'inizio del Ventesimo secolo, il sughero, scomodo e pesante, fu sostituito con il kapok, un materiale vegetale estremamente galleggiante. Peccato che fosse anche infiammabile e che perdesse la sua qualità con il tempo. Nonostante questo, nel 1918, in mancanza di alternative, fu riabilitato.
I giubbotti erano però ancora poco utilizzati, almeno fino a quando, nel 1928, la nave Vetris colò a picco portando in fondo al mare 300 persone
Negli anni seguenti, fu firmata una convenzione internazionale per la sicurezza in mare e fece finalmente capolino il primo salvagente gonfiabile. Il brevetto è proprio del 1928 e porta il nome di Peter Markus. Si poteva gonfiare in pochi secondi anche sottacqua, semplicemente schiacciando una cartuccia di aria compressa attaccata al giubbotto. Fu usato durante la II Guerra Mondiale e chiamato Mae West, in onore di uno dei primi sex symbol del cinema.
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il 31/03/2013 alle 16:31
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