La scorsa domenica sono andato in campagna, con parenti e amici, per festeggiare la fine della vendemmia.
C'erano tre ragazzi (mio figlio e due cuginetti) di età compresa tra 11 e 13 anni, ed ho potuto osservare il modo in cui hanno trascorso il loro tempo libero; è stato quasi automatico paragonarlo a cosa facessimo, io e i miei fratelli e cugini, alla loro stessa età, e nello stesso ambiente.
Per noi quegli spazi aperti, pur perfettamente noti in ogni singolo anfratto, cespuglio o roccia, rappresentavano un regno da esplorare. Un bastone si trasformava in una spada o in una lancia e, in groppa a focosi destrieri immaginari, partivamo alla conquista di nuovi territori. A posteriori è facile affermare che i nostri erano giochi di ruolo, e prevedevano la partecipazione del "gruppo".
I "ragazzi contemporanei", invece, appena scesi dalle auto si sono seduti su un muretto e, armati di PSP, game boy e cellulari hi-tech, sono rimasti immobili per circa due ore, ad esclusione dei loro pollici. Fisicamente a contatto, ma virtualmente distanti anni luce, ognuno immerso nel proprio gioco, che non contemplava minimamente la presenza degli altri. In sostanza erano entità isolate che condividevano in mezzo metro quadrato lo stesso spazio. Al massimo, confrontavano punteggi e livelli raggiunti. Mi sono chiesto se questo eccesso di hi-tech games non comporti anche un eccessivo individualismo.
Le nostre "conquiste" duravano fino a quando qualche mamma ci chiamava a gran voce perché il pranzo era in tavola; i loro giochi, per contro, durano fin quando non si scarica la batteria dei loro aggeggi. Da quel momento in poi subentra la noia e l'insofferenza, e sono assolutamente incapaci di contemplare l'esistenza di giochi non tecnologici; al massimo tirano svogliati qualche calcio ad un pallone. Chi della mia età non ricorda, ad esempio, le biglie colorate, o il "curlo", ossia quella trottola di legno con punta di ferro, che si faceva roteare con uno spago, o ancora le cerbottane per lanciare dardi di carta. Ma anche in quel mondo di giochi semplici e non tecnologici, il divertimento veniva dalla partecipazione del gruppo. Sicuramente eravamo meno individualisti, ed è per questo che preferisco il mio "tempo-bambino". Del resto, affermava A. Einstein "Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti". Spero vivamente che quel giorno non sia ancora arrivato.

(BnD)
Inviato da: meionoi
il 05/10/2014 alle 19:11
Inviato da: Bastardo_nel_dna3
il 21/06/2014 alle 18:24
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il 21/06/2014 alle 18:24
Inviato da: arw3n63
il 19/06/2014 alle 14:52
Inviato da: misteropagano
il 19/06/2014 alle 12:05