Creato da e_d_e_l_w_e_i_s_s il 16/06/2012

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Cose a Caso

 

* Vivi libero o muori *

Post n°829 pubblicato il 16 Febbraio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Pare un aforisma di un autore propositivo che sa di buono e che piace tanto.
E invece no!
E' il motto di una giovane ingegnere  Justine Haupt che assemblando pezzi vintage di un vecchio telefono a rotella progetta e crea questo esemplare.




























Si chiama Rotary Cellphone.
Sta tranquillamente in tasca e ha una batteria che dura quasi 24 ore.


Il dispositivo, oltre al disco rotante in cui infilare il dito e girare fino al fermo metallico per comporre i numeri  come i modelli casalinghi datati quel tempo che fu, ha uno schermo a inchiostro elettronico che mostra eventuali chiamate perse.

Niente messaggi, niente internet, nessun menù da esplorare, nè agende da consultare, nè rubriche dalle quali pescare i numeri. Si va a memoria.

Un ritorno al passato nell'epoca in cui il vivere iperconnessi è d'obbligo e, affamati  di social e di followers, di touchscreen  e di wi-fi , condividiamo vacanze e foto improvvisandoci  reporter fai da te e postando da Facebook, a Istagram fino al nuovo intrigante Tik Tok.   

Perché, ammettiamolo, chi più chi meno siamo un po' tutti malati di tecnologia, qualcuno è patologico.
Tecnofobici a volte, non usciamo di casa senza il cellulare che è anche uno status e  lo controlliamo 'enne' volte al giorno.

Che dire poi delle innumerevoli app. lì a portata di dito che tanto prendono e tanto allontanano isolandoci in un mondo virtuale?

E, quasi a rincarare la voglia di ciò che fu, dalla Fashion&Jewels 2020 di Milano arriva la borsetta:








































Non raffinata certo, ma quella rotella posizionata lì in bella vista sembra dirci:
*non totalizzerai punteggi  come nel giochetto scaricato gratis,  ma  ammazzi il tempo lo stesso.*



Chissà se sarà merito di oggetti  vintage e retrò se non abuseremo dello smartphone...


Che dite vivere off line è ritrovare la felicità e la libertà?


E ancora: ce la fareste a vivere, oggi, sconnessi dalla tecnologia?  Sinceri, sinceri…però

 

 
 
 

Da un pulpito, un palpito

Post n°828 pubblicato il 14 Febbraio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 


Oggetto del palpito: una frase.

Una frase però pronunciata da un pulpito.

Colui che pontifica è il reverendo Richard Bucci.
Cattolico. Di Rhode Island.




La pedofilia non uccide nessuno, l'aborto sì.
























































Da un pulpito a un palpito, perché una reazione l'estemporanea del prete la suscita.

E l'ha anche suscitata là in America.




Che effetto vi fa ascoltare simili parole?

Le condividete?

Che replichereste?


                                Intanto  lui ha rettificato il tiro, ma il video è chiaro.

 

 
 
 

Ancora una spicciolata d'ore e poi...

Post n°827 pubblicato il 13 Febbraio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Ma quanti cuori disegnati sulle vetrine.
Rossi, solo sagome o a tutto colore stanno lì a dirci
                                              *suvvia, domani sarà San Valentino!*

Già… mi dico.

Intanto la mia romanticheria sale alle stelle…


Penso che manca una spicciolata di ore al fatidica freccia di Cupido che ha colpito tutti nella vita almeno una volta…

… sono emozionata, eh! …
e l'emozione che provo la esterno a voi...


 



… magari  ve la trasmetto



Negli anni vi  è capitato o vi capita  ancora  di festeggiare un  San Valentino?

 

 
 
 

E' solo una moda?

Post n°826 pubblicato il 11 Febbraio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Si definisce così circa il 2% degli italiani.



























In tutta Europa perfino i fast food, da McDonald’s a Kfc, hanno dotato i propri menù di alternative vegane.

C'è chi non mangia fichi, perché spesso conterrebbero larve di una specie di vespa.
C'è chi non indossa lana né seta e chi non prende il bus perché sui parabrezza si schiantano gli insetti.
Qualcuno assicura di non toccare banconote, perché prodotte con componenti animali.

Veganuary, il gennaio vegano,  di moda da qualche anno nei paesi anglosassoni, ha raggiunto a gennaio 2020 un milione *like* su Instagram.
E sempre in Inghilterra, a gennaio, anche la legge ha decretato che il veganismo etico si qualifica come un credo filosofico.



Una frangia di militanti vegani insulta chi posta un video sul ragù  facendo proprio lo slogan non voglio ammazzare per mangiare.

Alcune attrici definite belle per antonomasia sostengono sia tutto merito della dieta vegana che hanno abbracciato.

E c'è persino chi sostiene di essere guarito da patologie croniche e infiammatorie  grazie alla dieta senza carne o derivati animali.




Che dite, essere vegano oggi è solo una moda?

O

è un volersi bene, un rispettare l'ambiente e una scelta etica?

 

 
 
 

Bei tempi andati

Post n°825 pubblicato il 10 Febbraio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Succede che un commento lasciato lì mi frulli in testa. 
E così è accaduto.
Leggo:
                                     Se avessi la bacchetta magica,
                              farei ritornare i vecchi anni 50,60 70,e 80.


c'aggiungerei anche quelli '90.


Gli anni 50, lontanissimi ormai, usciti sconfitti dalla guerra sono anni di ricostruzione. Manca tutto, anche il lavoro.
Sono gli anni di Coco Chanel , di Elvis, dei Peanuts, di Elisabetta che diventa regina, nasce la TV e Carosello.
Ma sono gli anni della crisi di Suez, di Fidel Castro, dell'Unione Sovietica che invade l'Ungheria.






























Oggi , a pensarci bene, sembrano ere geologiche fa.





Aveste voi  la bacchetta magica in mano in che decennio dei bei tempi andati la puntereste e vi piacerebbe ritornare?

E perché?


 
 
 

Se dico e-commerce

Post n°824 pubblicato il 09 Febbraio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Automaticamente si pensa ad Amazon.

In media ogni giorno in un magazzino Amazon l'addetto smista dai 18 ai 24mila pacchi e percorre 10 Km.
monitorato dal vigile occhio del 'Grande Fratello' aziendale.


In Amazon sopravvivi al massimo 4-5 anni. L'azienda ti spreme fino a quando le servi e poi sarai tu stesso a decidere di lasciarla – racconta uno di loro-  perché se non hai il *passo Amazon*, vieni affiancato da un responsabile che ti scandisce i tempi corretti per mantenere gli standard di resa. Naturalmente lo stress, l'ansia e la fatica causati dall'ossessione del produrre e dal rispetto delle scadenze hanno ripercussioni sulla salute psico-fisica tant'è che ormai da anni alcuni di noi  fanno uso di psicofarmaci per non parlare di chi soffre di ernie e mal di schiena.

In una lettera agli azionisti la società ha fatto notare che lo scorso anno sono stati creati 130 mila posti e che i dipendenti sarebbero aumentati del 25%.
Un colosso mondiale che ha investito in Italia 4 miliardi di euro aprendo store da nord a sud  e il cui fondatore, presidente e amministratore delegato Jeff Bezos ha un reddito di 125,7 miliardi USD  guadagnati per molti sul sudore e la fatica dei dipendenti.


Nonostante non si possa condividere lo sfruttamento nel lavoro,  mi risulta difficile comprendere e accettare che sia solo Amazon ad usare politiche poco etiche e molto discutibili.

Perciò penso alla mia amica pescivendola, non ancora 50enne, che  ogni giorno sta in ammollo con mani e stivali, che ha l'artrosi nelle mani e nelle ginocchia ma che la proprietà non la cambia di reparto.

A quello che sta in fonderia. Con le cuffie per attutire i rumori  e tante volte pure con il timpano perforato.

O in conceria. Che respira vernici 8 ore al giorno e che spesso nei cicli continui per non fermare l’impianto lavora anche a Natale o a San Silvestro.

O al camionista che si macina Km. e Km. ogni sacrosanto giorno in mezzo al traffico, alla nebbia, al gelo, al caldo.

E al muratore che lavora sui tetti non sempre in sicurezza sotto il sole cocente di luglio.


Ed è per questo che sorrido sarcasticamente quando ascolto l’impiegato/a , l’insegnante o il pubblico dipendente lamentarsi.





























Perché di mestieri duri e talvolta non equamente retribuiti la lista potrebbe allungarsi .


Secondo voi fra tutte le attività che vi vengono in mente qual è il lavoro più duro?

 

 
 
 

Una tendenza mondiale

Post n°823 pubblicato il 07 Febbraio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

E' sotto gli occhi di tutti noi che ogni giorno chiudano migliaia di attività di tutti i tipi, dalla piccola bottega di quartiere allo storico  negozio in centro, fino ad arrivare ai saloni di bellezza.
Una realtà ormai ufficiale e una tendenza mondiale che investe anche i centri commerciali dove fino a pochi anni fa venivano principalmente effettuati gli acquisti.
Molti commercianti si sono rassegnati  come quello che mi diceva:
Il 2019 l’ho chiuso con un meno 9%. E il nuovo anno è cominciato anche peggio.
Ho licenziato la mia dipendente, ragazza in gamba molto amata dai clienti.
Ma non posso farci niente.





























E non è colpa della crisi, né delle tasse ma dei grandi colossi  e-commerce che, per strategie e logiche concorrenziali, hanno schiacciato le aziende più deboli .


 Oggi Ansa riporta:

                          
Dal 2010 al 2013 l’afflusso  (nei negozi )è diminuito del 50%:
                           Ma se la grande distribuzione registra una crescita dell'1,4%,
                 le vendite nei piccoli negozi risultano in flessione per il terzo anno consecutivo.

 

Secondo un recente rapporto Censis-Coldiretti,  non si acquista solo tecnologia, telefonia, abbigliamento, libri, profumi e creme, ma pare che più di un italiano su tre abbia utilizzato una piattaforma digitale per acquistare registrando un aumento del 47% rispetto all'anno precedente.


Tra gli aspetti che secondo gli italiani – pochi per la verità-  vanno migliorati, c’è il rispetto dei diritti del lavoro dei fattorini perché troppo spesso s'impongono loro metodi di lavoro, orari e turni  non etici.
E non vale solo per Amazon.


Vi ci ritrovate in questo nuovo modo di comprare?

E dove avete effettuato il vostro ultimo acquisto?
Via internet, comodi da casa, recandovi dal negoziante di fiducia o catapultandovi dentro un centro commerciale?

 

 
 
 

Di confusione ce n'è abbastanza

Post n°822 pubblicato il 05 Febbraio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Era novembre.

 
Santori diceva così

e le piazze si gremivano di gente comune, di VIP, di mancati VIP.
Cantavano Bella ciao.

A Quelli che il Calcio Paolo e Luca ricorrono a Dalla e

MaLaVoglia compone questo ispirandosi a elefanti e formiche.

Insomma, un fenomeno virale perché le Sardine suscitano anche dei sentimenti: simpatia nel 32% degli italiani; indifferenza nel 41% e, infine, antipatia nel 17%.
Tra gli elettori del Pd la simpatia vola all'84%

Intanto fra comizi di partiti  e appuntamenti di Sardine nelle piazze arriva il tempo delle Regionali.

Qualcuno pensa che l'attivismo delle sardine abbia fatto la differenza  in Emilia Romagna.

Oggi, a riflettori ormai spenti perché  tutti hanno vinto, nessuno ha perso e solo il M5S ne è uscito con le ossa un filino rotte, si torna a parlare delle Sardine.

Tutta colpa di una foto, si dice.

Le facce sorridenti  delle *Sardineleader*  in compagnia di Benetton  maggiore azionista di Atlantia e di Oliviero Toscani a cui pare non interessare un granchè che caschi un ponte hanno agitato la base del movimento tant’è che dall’interno piovono accuse.

Pur se negli intenti iniziali dei promotori del movimento non c'era l'idea di darsi delle regole, il 14 e 15 marzo ci sarà un congresso nazionale per delineare il futuro del movimento.

Nel frattempo scrivono una lettera a Conte articolandola in tre punti fondamentali:

Sud, sicurezza e dignità.


Ho letto begli intenti, belle parole, una corretta grammatica, ma mi sfugge qualcosa.



A distanza di mesi davvero non ho ancora capito che programma abbiano, cosa vogliano e soprattutto  cosa dicano in concreto.


E siccome di confusione mi pare ce ne sia già abbastanza


...  vi andrebbe di spiegarmelo? 

                                                           Grazie in anticipo  


 

 
 
 

Nome comune di cosa astratto

Post n°821 pubblicato il 31 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

eppur oggi concreto:











































Quanto vi spaventa?


                          Quanto leggete a proposito?


                                                   Quanto credete o non credete  ai dati che ci riportano?



 
 
 

Non è solo questione di share

Post n°820 pubblicato il 30 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

se vanno in onda.

Vengono trasmessi da anni e per anni esiste una fetta di pubblico che li segue.
Un appuntamento, per qualcuno,  quasi fisso e da non perdere.

No, no, non considero  i programmi tv il cui scopo è valorizzare le nullità o dare spazio all'artista o presunto tale dimenticato dal grande pubblico.
Sorvolo anche sulla bravura,  sulla non professionalità o sulla simpatia o antipatia dei conduttori o delle conduttrici.


Penso a Vespa e al suo format che da più di 20 anni non è mai cambiato: in seconda serata, con ospiti prevedibili , da cui dipende lo share,  che si confrontano su temi caldi.
Si parla. Si straparla. Si filosofeggia.
Ma almeno qui i toni di solito sono pacati.
E di solito nello spegnere la TV si ha la sensazione di aver perso preziose ore di sonno.


Penso a Chi l’ha visto che non registra un indice di ascolto elevato, però piace.
 E che dire di  C’è Posta per te ? Il programma più seguito al sabato sera.
Leitmotiv di entrambe le trasmissioni: un cercare più o meno doloroso, più o meno patetico chi è scomparso o si è allontanato raccontando disagi e tragedie umane e private facendo poi finta che tutto finisca lì.


Penso alla fiction Don Matteo che,  nella certezza del lieto fine in cui il bene vince sempre e i valori sono salvaguardati, puntualmente, stagione dopo stagione,  ottiene ascolti notevoli.

Cito questi programmi serali, i primi che mi vengono in mente, ma l'elenco potrebbe allungarsi.

































Posto che nessuno di noi segua certe trasmissioni , è logico pensare che se dopo anni e anni  di messa in onda registrano,  indipendentemente da share elevatil'apprezzamento del pubblico un perché ci deve essere.

Dunque, secondo voi  che trova l'affezionato telespettatore in quel format visto e rivisto ?

 

 
 
 

Mors tua, vita mea?

Post n°819 pubblicato il 28 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Il Consiglio di Stato sospende provvisoriamente la sperimentazione relativa ai deficit visivi sui 6 macachi nelle Università di Torino e Parma.
A presentare ricorso anche contro il Ministero della Salute era stata la Lav che ne è felice  e ne siamo felici tutti perché un macaco – o un animale-  cieco non è un bel vedere.

Di questo si parlava oggi.

*Ben fatto! Ma vi rendete conto che ogni anno 900.000 animali sono sottoposti a test  e non solo per la  ricerca medica?  E che tra il 2001 e il 2003 gli animali su cui sono stati eseguiti esperimenti sono stati più di 2.700.000? E che si sperimenta su cani, gatti e macachi anche se i preferiti sono, in assoluto, topi e ratti per il loro prezzo concorrenziale?* diceva lui

Rincarava l'altra: * Pensa che quando ti lavi, il sapone è stato sperimentato su un animale, che quando concimi il tuo vaso da fiori prima l'ha provato il topolino, che il colore del tuo vestito prima ha colorato il pelo del ratto. Allucinante, no?  E' ora di darsi da fare e lavorare sulle alternative.*

Rispondeva lei: *Perché ci sono
forse alternativevalide e sicure? E'così complesso e difficile da riprodurre il corpo umano che ad oggi neppure i pochissimi metodi alternativi in vitro sono riusciti a sostituire la sperimentazione animale! Inoltre sono rarissimi i sistemi sostitutivi approvati  e con un sufficiente margine di sicurezza.*

Concludeva quello:Parlate, parlate, parlate… ma forse vi siete dimenticati di ringraziare Louis Pasteur, che l'insulina fu isolata per la prima volta nei cani, delle tecniche dei trapianti di organi e tessuti, della scoperta della penicillina, della cura del tifo  e della poliomielite e degli studi delle cellule staminali? In quattro parole: mors tua, vita mea…*

























E voi che ne pensate : pratica barbara e violenta la sperimentazione medica su animali o effettivamente utile e legittima?

 

 
 
 

Il fumo saliva lento

Post n°818 pubblicato il 26 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Non solo ad Auschwitz, Dachau, Mauthausen.

Anche a Trieste: nella Risiera di San Sabba.

Si racconta che da là, la notte, proveniva, oltre che l'abbaiare di cani,  una musica altissima e un odore di carne cotta.
I triestini inizialmente pensavano:
                 Ma guarda te, come sono allegri 'sti tedeschi che tutte le notti fanno festa.

Non supponevano che dentro le mura di mattoni rossi,  il forno crematorio bruciava ebrei, che nelle 17 cellette si consumavano violenze, atrocità, sevizie  e che quei rumori festosi sapevano invece di morte.

Morirono là dalle tremila alle cinquemila anime.
Un numero imprecisato di prigionieri  venne caricato su camion diretti ai lager.

Ogni volta che visitai un campo di concentramento uscii pensando di  quanti orrori la Storia si è macchiata e ogni volta mi chiedevo se la vita di un ebreo valesse più di quella di un curdo o se Hitler fosse davvero più efferrato di Stalin.

Comunque, quello che mi colpì visitando la Risiera di San Sabba  non fu l'edificio, non furono le celle anguste, non fu neppure la poesia di Ketty Daneo scritta in memoria del fratello






























e non fu nemmeno questa frase ritrovata forse per caso






























Quello che mi colpì visitandole fu percepire con quanta leggerezza d'animo i soldati fomentandosi l'un l'altro eseguivano un ordine.

Che poi ordine mica sempre era.

Spesso nelle violenze che si compievano c’era né odio, né disprezzo ma una sorta di perverso divertimento. Assolto a priori in nome di un ideale che qualcuno manipola facendo le sorti di un burattinaio che muove i fili di marionette senza scheletro.
Perché il manovrare alterando attecchisce facilmente su masse che vanno a seconda del vento.

E così ci si ritrova a far battaglie contro un nemico che a noi mica c'ha fatto male, anzi potrebbe essere pure nostro amico.
Ma hanno detto di odiarlo.
Senza coscienza, senza scrupoli, perché così fan molti o forse tutti o forse la maggioranza.

Come può un'ideologia o un uomo, qualsiasi leader sia, coinvolgere un intero Paese, un'intera comunità, un intero pensiero convincendo che è il vero, è il giusto, è l'insindacabile?

.....

  perché ciò che è accaduto può ritornare:
le coscienze possono essere nuovamente
sedotte e oscurate: anche le nostre.
Primo Levi




 

 

 
 
 

Dai pipistrelli, ai serpenti, agli animali

Post n°817 pubblicato il 23 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

... all'uomo.

E’ così che pare si  sia trasmesso il virus cinese 2019-nCoV, cioè il coronavirus che in brevissimo tempo ha causato 25 morti, più di 600 contagiati, blindato una città di 11milioni di abitanti, annullate le feste di Capodanno Cinese  e fatto scattare insieme al panico procedure e controlli sanitari su passeggeri di tutto il mondo.
Anche a Fiumicino.
Perché la gente, oggi, si sposta.

Si parla di rischio di epidemia tant'è che l’Oms domani deciderà se dichiarare emergenza internazionale visto che il contagio parrebbe avvenire più facilmente di quanto sembrasse.


L'indice è puntato sui mercati di animali vivi molto comuni in Cina.
Lì,  si dice.  accanto gli animali allevati nelle fattorie e ai pesci si vendono animali selvatici, di tutte le specie, proprio come nei supermercati cinesi in cui trovi tutto, anche il di più.

Dalla biancheria, alla maglieria con 423 notifiche su rischio di irritazione ,  dai giocattoli su cui le vernici spruzzate avrebbero effetti dannosi sulla salute,  ai cosmetici con rischio chimico fino alle apparecchiature elettriche di cui una buona parte risulta fuori norma.

Come non bastasse ieri dal Veneto arriva questo servizio di Rai3

Nasce spontanea la domanda:  quante altre volte sarà accaduto questo?


Una, dieci, cento, o nessuna? Non ci è dato di saperlo.

 

 

Mi piacerebbe però sapere

...di fronte a  un etichetta di qualsiasi prodotto






























ve ne fregate e confidate sui controlli qualità o ve ne fregate e comprate comunque?



 
 
 

In viaggio verso la libertà?

Post n°816 pubblicato il 21 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Noi abbiamo le sardine, il sempre presente Salvini,  il reddito di cittadinanza e...  Sanremo.

Loro hanno la sterlina, la Brexit e ...  la Megxit.

Cosa sia accaduto esattamente nella Royal Family non ci è dato di saperlo.
Né forse ci interessa.

                                    
                                    So che non avevo sempre ragione,
                   ma al punto in cui eravamo non c’era davvero altra opzione.

Con queste parole il duca di Sussex  rinuncia al titolo, ritorna Harry e vola in Canada da Meghan e Archie.







 



























Molti inglesi non approvano la scelta: vedono in Meghan l'ambiziosa capricciosa perfida calcolatrice donna che mette zizzania da subito.
Non come la dolce Kate sorridente ovunque, impeccabile anche all'indomani dei parti, ligia al ruolo di  duchessa di Cambridge da sempre.
Un oltraggio, la scelta di Harry, alla Corona e alla Regina.

Altri, specie i più giovani, invece, applaudono alla coppia che, indipendentemente dai motivi, è riuscita a recidere quell'infinito protocollo di regole obsolete, inutili, anacronistiche  scegliendo la libertà.



Così, giusto per farci gli affari in casa d'altri, voi che ne pensate?

 

 
 
 

Rivoglio tanto la pigotta

Post n°815 pubblicato il 18 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Premessa

Internazionalmente con  gli acronimi FtM e MtF si indicano le persone che intrappolate dentro un corpo che non sentono proprio, intraprendono un percorso di assunzione di ormoni e di interventi chirurgici per riaffermare la loro identità sessuale.
Di solito si trasformano in persone esteticamente perfette.

In Italia c'è un vuoto sul numero di persone transgender.

Stando ai dati riportati, lo scorso anno sarebbero  state contate 2.519 persone transgender che sovente non sono accettate dalla famiglia stessa e discriminate dalla società, dal mondo del lavoro e dai documenti stessi.

Il termine transessuale nasce nel 1949; dal 1966 diventa argomento di studio psichiatrico stabilendo che si tratta dell'unica patologia non curabile.
Nel giugno 2018 l'Organizzazione Mondiale della Sanità elimina la transessualità dalla lista delle malattie mentali.


 

Credo che questo allarmismo sociale nei confronti del transgender
sia frutto di cattiva informazione sull’argomento
e di un sottofondo culturale omotransfobico
di cui è purtroppo caratterizzato anche il nostro paese.
Jiska Ristori



Succede che

proprio dalla Russia, paese conservatore che da sempre rifiuta e penalizza il diverso,  arriva questa bambola.























Dietro quegli occhioni blu, quel visino paffuto e sotto quel vestitino rosso si  nascondono genitali maschili.

Non è la prima volta che si sente parlare di bambole transessuali : in Argentina se ne era discusso e la Mattel ha addirittura annunciato l'intenzione di produrne un modello. 

Comunque la 'novità' ha scombussolato il settore dei giocattoli per bimbi, ha scatenato dibattiti social, ha sollevato polemiche e disgusti.

Perché  *io genitore*  non ti spiego dei trans: sei troppo piccola per capire ma ti regalo una bambola.

Perché  *io genitore*  con questa bambola ti dimostro che sono moderno e non ho preconcetti...

… però se fossi sincero,  *io genitore*, ti direi che rivoglio tanto la pigotta…



Davvero c’era  bisogno di inserire sul mercato una bambola transessuale?

 

 

 
 
 

A proposito di donne

Post n°814 pubblicato il 17 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 


"Ovviamente sono tutte molto belle"


 




Ed è polemica.


Amadeus sessista!  si dice


A nulla valgono i chiarimenti del conduttore: sessista è e sessista rimane tanto che qualcunA vorrebbe boicottare la nazional_kermesse.


E voi come la pensate sull'infelice frase?
Un refuso, un fraintendimento o sessismo sfegatato?

 

 
 
 

AAA cercasi: esperti in economia domestica

Post n°813 pubblicato il 15 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Questo video arriva da Brescia e racconta di una massaia  con un unico obiettivo: risparmiare.


Dedica  infatti gran parte del suo tempo a attaccata al cellulare o al computer alla ricerca dell'offerta migliore accumulando voucher, coupon e buoni sconto.


Quindi, dopo essersi licenziata, fa la mamma e, una volta sistemato il figlio all'asilo fa il giro dei supermercati sconfinando anche nei comuni limitrofi grazie appunto ai buoni benzina che ottiene.
E' attiva su gruppi facebook  a tema in cui si segnalano le offerte più interessanti.

Ormai con il suo bancomat spende per gli alimentari tra i 100 e i 150 euro al mese.
Negli anni ha vinto una Vespa bianca,  un viaggio a Ibiza e 4 notti in un 5 stelle a Firenze con tanto di spa.

L'ultimo grosso acquisto sono stati 60 detersivi Bio Presto che tiene in garage come scorta, mai sa... ;)

Pare comunque non essere l'unica così attenta ai coupon e all'economia domestica.


































Strategia vincente, gioco ammazza tempo o una sorta di patologia da accumulatrice seriale?

No, non vi chiedo come state a coupon, ma secondo voi comprando così c’è davvero risparmio?

 

 

 
 
 

Parlare o tacere: questo è il dilemma

Post n°812 pubblicato il 12 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

Una sensazione brutta che cresce dentro.
Raramente lo provo, ma ieri sera, una serata normale con gli amici di sempre,  la percepivo in tutta la sua intensità.
Ero a disagio. Parecchio a disagio.

Molto più di quel giorno di inizio anno quando sulla sabbia bagnata, le insegne spente, il profumo di salsedine, le onde lievi che nell'andirivieni danno quell'illusione di infinito vedo due sagome avvinghiate strette strette.
































Ne riconosco una; ma ci diciamo che no, ci stiamo sbagliando, accecati dal bagliore del sole tiepido.
Come potrebbe essere se solo due giorni prima era con la moglie a festeggiare l'anno nuovo, una settimana prima il Natale e da una vita condividono gioie e dolori?

Eppure mano mano che ci avviciniamo quella sagoma è  Y.
Quell'altra però non è  X.
Lui ci vede. Di scatto si stacca da quell'abbraccio.
Lentamente si avvicina a noi e ci presenta Z.
E' imbarazzato.
Noi di più.

* Non dite niente a X, per favore!* è una supplica o forse un ordine.

Guardo Y e poi guardo Z.
Le sorrido.
Provo pena per lei  che raccoglie le briciole di un amore che difficilmente finirà.
Lei è quella che ha festeggiato Natale e San Silvestro da sola, sperando magari  in una telefonata furtiva e rubata al tran tran familiare.

Passano i giorni, ma non passa quella vocina che insistente mi dice:
“ Elena, dillo a X.! E’ una tua amica, non te lo perdonerebbe mai: questione di lealtà.  Come fai a far finta di niente? Mantenere il segreto ti  rende complice . “

E quell'altra le fa eco, suggerendomi: “ Non impicciarti, Elena! In fondo non tutti vorrebbero sapere che il proprio marito o la propria moglie tradisce. E poi sei sicura che crederebbe a te? Magari finirebbe l'amicizia e scateneresti il putiferio.”


Insomma, parlare o tacere sono scelte che certamente lasceranno vittime sul campo…

… voi che fareste?

 
 
 

5X5 funziona meglio di 8X5?

Post n°811 pubblicato il 10 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

"Le persone meritano di trascorrere più tempo con le loro famiglie, dedicandosi agli hobby e altri aspetti della vita, come la cultura. Questo potrebbe essere il prossimo passo per noi: lavorare 4 giorni , per 6 ore, con lo stesso stipendio."

Così presentava parte del suo programma Sanna Marin, premier finlandese neo eletta.
Una proposta, la sua, che generava l'entusiasmo di tutto il Paese.

Ma l'entusiasmo spesso ha vita breve:  Sanna Marin smentisce.

Così in Finlandia si continua a lavorare in media 40 ore a settimana.

Dalla Germania, invece, arriva un tale imprenditore Lasse Rheingans che adotta una soluzione radicale: tagliare l'orario lavorativo dei suoi dipendenti da otto a cinque ore, lasciando inalterati stipendi e monte ferie.

Come?
Senza social, pausa caffè, telefonino.  Controllando la mail di lavoro solo due volte al giorno e facendo durare la maggior parte delle riunioni meno di 15 minuti.

L'esperimento che dura da due anni,  per ora, sembra funzionare.
I sedici dipendenti della società lavorando 25 ore a settimana in completa concentrazione realizzano gli stessi livelli di produttività di chi lavora 40 ore settimanali,  ma punteggiate da distrazioni e interruzioni.


Perché, diciamoci la verità,  è capitato a tutti di stare sul lavoro completamente a corto di energie, in riunioni estenuanti,  leggendo giornali online, cazzeggiando fra i  social o rispondendo al messaggio di Tizio, di Caio, di Sempronio.




 





















Nella *classica* giornata lavorativa da otto ore, secondo voi,  quanto tempo ci serve effettivamente per lavorare? E quanto ne perdiamo  in  attività spesso inutili o comunque non produttive?


E ancora, trovate  estremista, vessatoria e anti-lavoratore  la scelta adottata dall'azienda tedesca?

 

Ah, così per dire...
  noi italiani, insieme ai greci e agli estoni,
siamo tra quelli che lavorano più ore alla settimana.

 

 
 
 

Senza pudore, senza ritegno, senza vergogna

Post n°810 pubblicato il 07 Gennaio 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

 

A fine mese,
quando ricevo lo stipendio,
faccio l'esame di coscienza
e mi chiedo se me lo sono guadagnato
.
Paolo Borsellino.



 

Chissà se loro se lo domanderanno o se impunemente se ne fregheranno  aggrappandosi e incollandosi  senza pudore, senza ritegno, senza vergogna  allo scranno.

... intanto aumentano i pedaggi autostradali a random, ci si destreggia fra scontrini elettronici obbligatori ma non per tutti e parlano fin troppo di tassare questo e quello e quell’altro,  ma forse anche no.

... intanto quel signore anziano si trova, come promesso, un aumento nella pensione : ben 33,76 euro in più al mese  ; invece quell'altro un decurtamento di 70 euro  



Non so a voi, ma a me, guardandoli a uno a uno vien da dire:

 

" non paragonare mai lo stipendio al talento."

 

 

 

 
 
 
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