Nei giorni scorsi, con grande enfasi, tutti i giornali hanno salutato l'approvazione della tanto attesa legge sul femminicidio. Titoli a nove colonne e fiumi d'inchiostro per sottolineare l'importanza di una legge che, nelle intenzioni, dovrebbe garantire e salvaguardare la vita delle donne. Non per fare la solita voce fuori dal coro, ma devo esprimere la mia personale perplessità, che cercherò di esporvi.
Nel nostro ordinamento giuridico è già presente una legge che condanna l'omicidio, ossia la soppressione della vita di una persona da parte di un'altro essere umano. Chi commette un delitto è perseguito penalmente ed è condannato ad un certo numero di anni di detenzione. Sono previste inoltre alcune aggravanti, nel caso di premeditazione, reiterazione, efferatezza, ecc. ecc.
In sostanza mi sembra che la vita umana, senza alcuna distinzione di sesso, e quindi considerando perfettamente paritari uomo e donna, maschio e femmina, fosse già tutelata dalla legislazione vigente
Dal momento in cui la legge sul femminicidio entrerà in vigore, invece, ci saranno omicidi di serie A (quelli che riguardano le donne) ed omicidi di serie B (tutti gli altri). E questa distinzione, questa suddivisione "ope legis" degli esseri umani in base al sesso, già di per sè mi sembra una distorsione del concetto di eguaglianza. A questo punto sorge spontanea una domanda: come considerare l'omicidio di un gay? E quello di una lesbica? In quale dei due casi si applica il femminicidio? E nel caso di un trans? Temo che queste obiezioni siano più che sufficienti per poter sollevare un vespaio in sede di dibattimento processuale.
Mutatis mutandis, è evidente che a questo punto sarà necessario fare tutte le opportune distinzioni; in primo luogo occorrerà una legge sul maschilicidio. Sarà successivamente necessario fare delle sottocategorie; in base all'età avremo lo junioricidio e il senioricidio (partendo dal concetto che un ragazzo "vale" più di un vecchio, in base all'indice statistico di probabilità delle prospettive di vita); in base alla provenienza geografica, invece, avremo il terronicidio e il padanicidio (forse i terroni varranno meno dei polentoni); e come considerare l'omicidio di un diversamente abile rispetto ad una persona totalmente abile? Avremo capi d'imputazione quali il "femminicidio-junioricidio-padanicidio-disabilicidio" nel caso di un delitto che ha riguardato una giovane donna milanese per giunta disabile?
Noi italiani riusciamo sempre a complicarci la vita; non sarebbe stato più semplice lasciare le cose inalterate, eventualmente considerando l'omicidio di una donna come aggravante del caso specifico?
Ultima considerazione: la nuova legge in realtà è intitolata: "Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province". Dei 12 articoli, solo 5 riguardano realmente le misure di contrasto alla violenza contro le donne; gli altri articoli riguardano misure relative alle Province, alla TAV, ai vigili del fuoco, agli interventi in favore della difesa idrogeologica delle montagne.
Insomma, che dire....il solito minestrone all'italiana: basta buttare in pentola un po' di tutto, ed il pranzo è servito.

(BnD)
Inviato da: meionoi
il 05/10/2014 alle 19:11
Inviato da: Bastardo_nel_dna3
il 21/06/2014 alle 18:24
Inviato da: Bastardo_nel_dna3
il 21/06/2014 alle 18:24
Inviato da: arw3n63
il 19/06/2014 alle 14:52
Inviato da: misteropagano
il 19/06/2014 alle 12:05