Sembrerebbe il titolo accattivante di un romanzo di Leonardo Sciacca, e prefigurerebbe una lettura avvincente, di quelle che riescono a descrivere gli aspetti culturali e sociali dell'assolata Sicilia, facendone immaginare colori, odori e sapori.
Purtroppo, però, rappresenta la situazione disperata di un territorio offeso ed umiliato, inquinato ed avvelenato con ogni sorta di rifiuti tossici e sostanze nocive.
La prosperosa Campania, o "Campania felix", come la chiamavano gli antichi romani, baciata da Madre Natura e resa fertile per Volontà Divina, era un tempo in grado di fornire produzioni ad alto reddito, che rendevano l'attività agricola il settore trainante dell'economia locale.
Negli ultimi due o tre decenni è stata trasformata in una enorme discarica, in cui il traffico illegale ma redditizio dei rifiuti è stato favorito dalla connivenza tra ecomafie ed imprenditori, ed assecondato dalla compiacenza di una parte degli organi politici e giudiziari.
E se appaiono legittime le campagne di comunicazione avviate da alcune aziende agroalimentari del nord per rimarcare che i propri prodotti non provengono dalla Campania, bisogna anche sottolineare che dietro lo smaltimenti illegale di rifiuti tossici e nocivi ci stanno proprio numerose industrie settentrionali. Tale propaganda, purtroppo, non è solo ipocrita, ma si ritorce contro gli stessi consumatori del nord come un boomerang.
Il gioco è diabolicamente semplice: molte aziende del nord appaltano a ditte specializzate lo smaltimento di rifiuti tossici e nocivi derivanti da processi di lavorazione industriale. Le ditte che si occupano dello smaltimento producono documentazione legale, ma una volta giunti nei centri di stoccaggio, tali rifiuti subiscono un processo di "smaterializzazione e rimaterializzazione" per effetto di "giri di bolla". E' quindi evidente la responsabilità morale delle aziende appaltatrici, anche se legalmente hanno le spalle coperte. E quando questi rifiuti non possono essere smaltiti "legalmente", vengono semplicemente sotterrati o addirittura bruciati in quella che, oggi, è tristemente nota come "Terra dei Fuochi". I danni ambientali a carico del suolo, delle risorse idriche e dell'aria sono ingenti e spesso irreversibili.
Si arriva all'assurdo quando i prodotti agricoli campani vengono considerati "invendibili"; a quel punto entrano nel mercato illegale. I prodotti avvelenati vengono abilmente mescolati con quelli sani e portati nei mercati ortofrutticoli del nord che, come dimostrato dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono spesso infiltrati e controllati dalle stesse cosche mafiose che hanno smaltito i rifiuti in Campania. Quei prodotti sono richiestissimi dai grossisti perché potranno essere acquistati clandestinamente a costo bassissimo, e rivenduti con l'etichetta "non prodotto in Campania". Con buona pace dei consumatori del nord.

(BnD)
Inviato da: meionoi
il 05/10/2014 alle 19:11
Inviato da: Bastardo_nel_dna3
il 21/06/2014 alle 18:24
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il 21/06/2014 alle 18:24
Inviato da: arw3n63
il 19/06/2014 alle 14:52
Inviato da: misteropagano
il 19/06/2014 alle 12:05