**TEST**
Un blog creato da compagniadellest il 04/06/2007

COMPAGNIA DELL'EST

Urban Blog politico dei circoli di Azione Giovani: Casal Bruciato, Conca D'oro, Nomentano, Azione Universitaria Sommacampagna, Ponte Mammolo, Talenti

 
 
 
 
 
 

PRIMA DI TUTTO ITALIANI

"Su questa patria giura e fa giurare ai tuoi fratelli, che sarete sempre, e dovunque, prima di tutto italiani!"

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

CHI SIAMO

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PONTE MAMMOLO

AZIONE UNIVERSITARIA ROMA

 
 
 
 
 
 
 

AFORISMI

"Qualsiasi rivoluzione che arricchisce è frutto di una lunga preparazione intellettuale" (Leon Degrelle)
"Piuttosto che vincere per mezzo di un'infamia, meglio cadere lottando sulla via dell'onore." (Corneliu Zelea codreanu)
"Sconfitto sei non quando piangi e lacrima il tuo cuore,sconfitto sei quando rinunci di sognare." RADU GYR (seguace di Corneliu Z. Codreanu)
"Ciò che ferma gli uomini è la rassegnazione non la disperazione.Ciò che li fa andare avanti è la volontà non la speranza." (K.NANATSUKI)
"L'uomo per eccellenza è il guerriero" (Yukio Mishima)
"L'unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azione" (Ezra Pound)
"Se un uomo non rischia qualcosa per le sue idee, o non vale nulla l'uomo, o non valgono nulla le sue idee" (Ezra Pound)
"Gli indifferenti non hanno mai fatto la storia" (Ezra Pound)
"Il ribelle è uomo d'azione libera e indipendente, ma non incline all'indifferenza, pratica la resistenza; "Hic et nunc" è il suo motto" (Junger)
"Bisogna porsi delle mete per avere il coraggio di raggiungerle" (Benito Mussolini)
"Se puoi sognarlo, puoi farlo!" (Walt Disney)
"Amiamo la dinamite delle idee nuove, dei fatti prodigiosi, dei nuovi colori e delle nuove immagini..." (Filippo Tommaso Marinetti)
"Le trasmutazioni sociali decisive si compiono in piena guerra" (Drieu La Rochelle)
"Amore e coraggio non sono soggetti a processo" (Brasillach)
"Ciò che non mi uccide mi fortifica" (Friedrich Nietzsche)
"Se vuoi la pace, prepara la guerra!" (Giulio Cesare)
"Ricordati di osare sempre" (Gabriele D'Annunzio)
"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello steso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo" (Paolo Borsellino) 
«E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio.Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura,altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.»  (Paolo Borsellino)
"Chi rispetta la bandiera da piccolo, la saprà onorare da grande" (Ettore Muti)
"Dobbiamo adottare dinnanzi all'intera vita, in ciascuna delle nostre azioni un'attitudine umana, profonda e completa. Questa attitudine è il senso del dovere, del sacrificio; il senso ascetico e militare della vita" (José Antonio Primo de Rivera)
"Su questa patria giura e fa giurare ai tuoi fratelli, che sarete sempre, e dovunque, prima di tutto italiani!" (Nazario Sauro)
"Tu stesso fosti generato, gerenare è tuo dovere" (Shakespeare)
"L'accordo tra gli esseri è la perla della conchiglia dell'universo" (Massimo Scaligeno)
"Non vivo per me ma per le generazioni future"(Van Gogh)

 
 
 
 
 
 
 

VARI

 

 

 
 
 
 
 
 
 

 

 

Vincenzo Agostino: attende giustizia sulla morte del figlio

Post n°456 pubblicato il 22 Luglio 2009 da circolonomentano

 

 

In una di quelle etichettate come stragi mafiose, senza che poi i processi si espressero in merito, perse la vita Antonio Agostino, agente della polizia di stato di Palermo. Nel portafoglio teneva un biglietto in cui c'era scritto che se fosse stato ucciso si sarebbe dovuto andare a vedere i suoi appunti nel suo armadio. Antonio Agostino e sua moglie, in cinta di 5 mesi, sono stati uccisi a Villa Grazia di Carini a Palermo il 5 agosto 1989. Su questa strage lo Stato ha opposto alle indagini il Segreto di stato. Da quel giorno Vincenzo Agostino ha deciso di non tagliarsi più la barba finchè non avà saputo la verità sulla morte del figlio.
Lo Stato copre gli assassini.

No al Segreto di Stato!
VERITA' E GIUSTIZIA

 
 
 

17esimo anniversario Strage Via D'amelio

Post n°455 pubblicato il 14 Luglio 2009 da circolonomentano

da La Stampa (altri giornali non ne parlano, come sempre quando è coinvolto il Premier)

Le dichiarazioni di un pentito potrebbero portare alla revisione del processo per la strage del 1992
di FRANCESCO LA LICATA



Revisione del processo. E’ l’incubo che accompagna il diciassettesimo anniversario della strage di via D’Amelio, a Palermo. Per anni si è data per scontata una verità processuale (indennizzo consolatorio per familiari, amici delle vittime e società civile) consacrata nella condanna all’ergastolo di mafiosi piccoli e grandi, la «cupola» di Riina e i tanti gregari, indicati come organizzatori ed esecutori dell’attentato del 19 luglio 1992 che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e ai cinque agenti della scorta. Domenica prossima, per la prima volta invece, si commemorerà Borsellino avendo ben presente la certezza, più che il dubbio, che gli avvocati di molti degli imputati del dibattimento di via D’Amelio, anche alcuni condannati in via definitiva, si apprestano a chiedere la revisione del processo. Il tam tam palermitano è in fermento da quando è scoppiata la «bomba Spatuzza» cioè la rivoluzione processuale innescata dalle rivelazioni del neopentito Gaspare Spatuzza, affidate ad alcuni colloqui investigativi intrattenuti col Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso.

Questa rivoluzione annulla, in sostanza, il ruolo fondamentale a suo tempo assunto dal pentito principale dell’inchiesta, Vincenzo Scarantino, che si autoaccusò del furto e della «preparazione» della «126» usata come autobomba in via D’Amelio. Questa confessione fu fatta agli investigatori del «Gruppo Falcone-Borsellino» del questore Arnaldo La Barbera e fu presa per buona anche contro non poche osservazioni critiche, come quelle di Ilda Boccassini, allora pm a Caltanissetta. Quando finì il periodo di applicazione, la Boccassini lasciò agli atti una relazione, firmata anche dal collega Roberto Saieva, che suscitava perplessità sull’attendibilità di Scarantino. In particolare, la discrepanza sul furto della «126»: Scarantino aveva detto di averla rubata su indicazione di Salvatore Candura (arrestato), poi aveva affermato che era stato lui a commissionare il furto all’altro.

Ma oggi Gaspare Spatuzza taglia la testa al toro: l’auto l’ho rubata io, Scarantino e Candura hanno mentito. Un anno di accertamenti della Procura di Caltanissetta dimostrano la sua piena attendibilità. Tutto ciò che racconta sembra essere stato accertato nei minimi particolari. Non solo, Salvatore Candura - dopo una prima difesa della posizione - ha ritrattato la vecchia versione, aggiungendo di essere stato costretto a inventare dalla polizia e coinvolgendo anche Scarantino. Il gruppo di investigatori dell’epoca sono entrati così nel mirino delle nuove indagini, che sembrano aver preso una piega clamorosa e preoccupante. Ci sono stati - come denuncia Candura - maltrattamenti e percosse? La Procura di Caltanissetta lavora in silenzio e finora è riuscita a difendere il risultato dell’inchiesta da «spifferi» e fughe di notizie. Una riservatezza che non ha impedito un primo screening di imputati destinati alla revisione del processo. Sono due i più accreditati: Salvatore Profeta (condannato all’ergastolo) in quanto accusato da Scarantino di essere il committente del furto dell’auto e Salvatore Orofino (scarcerato dopo otto anni), indicato dal pentito come il proprietario del garage dove fu «preparata» l’autobomba. E almeno altri cinque detenuti all’ergastolo attendono l’evolversi della nuova inchiesta per accodarsi all’inevitabile richiesta di revisione.

Ma il quadro generale di quello che è stato lo stragismo mafioso sembra essere destinato ad una revisione consistente, anche alla luce di nuovi impulsi che sono giunti da altri testi. E prende corpo una strategia criminale alla quale sembra non siano stati estranei anche elementi di organismi istituzionali preposti alla sicurezza. Falcone, Borsellino e gli attentati del ‘93 a Roma, Firenze e Milano: un filo unico teso a imporre allo Stato quella «trattativa» tornata agli onori della cronaca attraverso l’imprevista collaborazione di Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco Dc di Palermo, quel don Vito scelto da Cosa nostra come mediatore ed ambasciatore della mafia corleonese presso lo Stato italiano.

Massimo Ciancimino afferma di essere in possesso del «papello», la carta con le richieste di Totò Riina in favore del popolo di Cosa nostra. Ma ha anche aggiunto che quel «papello» (una copia, ovviamente) fu consegnato ai carabinieri del Ros, impegnati nel tentativo di far cessare gli attentati mafiosi, ma anche ad un «certo signore biondino ed elegante» - una volta è chiamato Carlo, un’altra volta Franco - che da tempo coltivava una buona amicizia col padre. Chi è Carlo? Ciancimino ne ha parlato coi magistrati di Palermo e Caltanissetta, ma le sue risposte sono ancora avvolte dal segreto. Un fatto sembra certo: il «biondino» e il vecchio Ciancimino costituivano un’antica «sinergia». Tanto che, dice ancora Massimo, anche la lettera di minacce inviata da Provenzano a Berlusconi, tra il 1991 e il ‘94, prima fu portata al padre in carcere, poi consegnata ancora al solito «biondino». Insomma, la storia delle stragi sembra fortemente condizionata da oscure presenze. Fin dall’inizio, che oggi forse è possibile datare col fallito attentato a Giovanni Falcone del giugno 1989. Anche quell’indagine, che sembrava definitivamente chiusa, appare rivitalizzata da nuovi impulsi. Le ricerche sono concentrate su un poliziotto che ha lavorato a Palermo e poi sembra essere scomparso. Uno strano tipo con gravi malformazioni al viso, dicono di lui. E c’è un testimone che racconta cose strane. Dice che i sabotatori arrivarono su un gommone con la dinamite, mentre poco distante esponenti della «famiglia» di «Acquasanta» facevano il bagno e forse controllavano lo svolgimento dei «lavori». Ancora una innaturale «sinergia» fra guardie e ladri? Questo «film» non sfuggì ad un malavitoso della borgata, Francesco Paolo Gaeta, che perciò fu tenuto a lungo sotto controllo. Il ragazzo non dava affidamento: era anche tossico e avrebbe potuto parlare. Fu ucciso a revolverate e il delitto fu fatto passare per regolamento di conti tra piccoli delinquenti.

 
 
 

Giovanni Falcone: ricordare non basta

Post n°454 pubblicato il 23 Maggio 2009 da circolonomentano

"Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande" (Giovanni Falcone)

Giovanni Falcone morì nel '92 nella Strage di Capaci. Oggi i più grandi Tg gli hanno intitolato servizi su servizi, quelli Mediaset hanno tutti tenuto a precisare che è stato un attentato mafioso. Su questa strage però, come su quella di Via D'amelio è sempre più evidente e certo che ci sia una verità che è stata nascosta per troppo tempo e che cerca in tutti i modi di venire fuori, una verità che se svelata nella sua interezza scardinerebbe gli equilibri politici della nostra attuale Seconda Repubblica. L'altro ieri le dichiarazioni del pentito Brusca, quello per capirci che ha premuto il pulsante che uccise Falcone e che grazie al suo contributo ha fatto riaprire i processi sulle Stragi del '92 evidenziando come la verità fosse ancora lontana dall'essere raggiunta, hanno chiaramente lasciato intendere che a volere la Strage di Capaci, una strage così eclatante, non furono i vertici di Cosa Nostra. Una strage del genere che mirava a mettere in evidenza la vulnerabilità dello Stato aveva chiaramente un altro fine, perchè lo stesso Provenzano non amava spettacolarizzare le stragi, la stessa mafia vive perchè non appare, attirare l'attenzione di tutta la nazione è tutt'altro che nell'interesse di Cosa nostra. Nel programmare questa strage ci furono certamente delle pressioni esterne fatte da chi voleva approfittare di questo clima politico di incertezza (la Prima Repubblica era al capolinea), quel qualcuno molto probabilmente è da ricercare nelle pubbliche accuse del Pm Luca Tescaroli che seguì il caso, ma che non venne mai messo in condizione di arrivare al Processo visti i nomi  importantissimi che vennero fuori.

Così la strage di Capaci, fatta dai mafiosi senz'altro, ma con una complicità e una regia che certamente veniva da pezzi dello Stato. Falcone era arrivato a delle verità sconcertanti, glielo disse anche Buscetta che dopo quelle rivelazioni tutto sarebbe stato più difficile. Falcone scriveva ogni cosa sui suoi supporti informatici, messi ovviamente sotto sequestro subito dopo la Strage dal Ros (servizi segreti dei Carabinieri, parte dello Stato quindi), ma che perizie informatiche rivelarono che vennero più volte violati i sigilli e dei file vennero addirittura cancellati!!!  In particolare venne cancellato anche un incontro che ebbe Falcone con Mutolo negli U.S.A., Mutolo, lo stesso pentito che rivelò a Borsellino a luglio dello stesso anno alcuni pezzi dello Stato collusi. Lo Stato ha voluto così assicurarsi che i colpevoli, i mafiosi, coloro che tremavano di fronte alle indagini di Giovanni Falcone, restassero impuniti.

Dopo 17 anni ancora non è stata fatta verità, non è stata fatta giustizia. Lo Stato è stato capace solo di creare migliaia di lapidi e vie intitolate a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, ma non è stato capace di arrivare ad una sentenza di un processo che facesse realmente giustizia. Su queste stragi non sappiamo realmente nulla, sappiamo solo che c'è qualcos'altro che agì nell'ombra.

"Lo Stato non può processare sé stesso"
(LEONARDO SCIASCIA)

 
 
 

Brusca su Capaci: non la voleva la mafia

Post n°453 pubblicato il 22 Maggio 2009 da circolonomentano

21 maggio 2009
Roma.
"La strage di Capaci, così come è stata fatta, Provenzano non la voleva, perché lui preferiva che Falcone venisse ucciso a Roma o in altri luoghi, senza fare troppo clamore". Lo rivela Giovanni Brusca, il boss che ha premuto il pulsante del detonatore che ha fatto saltare in aria Giovanni Falcone, la moglie Francesca e gli agenti di scorta il 23 maggio 1992 nei pressi dello svincolo dell'autostrada di Capaci. Il collaboratore di giustizia, deponendo nel pomeriggio nell'aula bunker di Rebibbia, nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu accusati di favoreggiamento alla mafia, ha detto che "a Provenzano non piaceva la spettacolarizzazione degli omicidi, ma condivideva con Riina l'uccisione dei magistrati Falcone e Borsellino". Il boss, infatti, dopo l'arresto di Riina, impedì a Bagarella, Messina Denaro, Graviano e allo stesso Brusca di proseguire gli attentati in Sicilia. "Provenzano era contrario nelle forme - dice Brusca - e così Bagarella quando gli comunicò che le stragi le avrebbe fatte al Nord, gli disse che se qualcuno gli veniva a chiedere di questi attentati si poteva mettere un cartello al collo con la scritta 'non ne so nulla' ". ANSA

Particolare importantissimo. Da tempo ci si è chiesti cosa portò ad una strage così eclatante, che dichiarava guerra allo stato in modo così aperto. Una strage del genere non è mai nell'interesse della mafia, perchè questa è abituata a lavorare nell'ombra, in silenzio, senza attirare l'attenzione. Se ne erano accorti tutti compreso Paolo Borsellino. Forse proprio lui sulla morte dell'amico Falcone capì proprio tutto, per questo venne eliminato, proprio perchè l'unico in grado di scoraggiare qualsiasi cedimento da parte dello Stato nei confronti della Mafia e perchè unico ostacolo alla creazione di nuovi contatti con la politica, così recitano le senteze dei processi. In un clima politico di incertezza che non decideva a sbloccarsi le due stragi contribuirono a far cadere la totale fiducia nei partiti storici e all'emergere di nuove forze politiche. Chi è che ha tratto vantaggio da questa situazione? chi è che è emerso in politica proprio grazie al crollo della Prima Repubblica? chi è che aveva ripetuti contatti con i vertici di Cosa Nostra? Chi è che è addirittura imputato ma mai processato per essere stato il mandante delle Stragi del '92? Non sono domande retoriche, perchè di persone così ce n'è solo una.

 
 
 

Vittoria di Pino Masciari

Post n°452 pubblicato il 12 Maggio 2009 da circolonomentano

Sciopero della fame di Pino Masciari

La mattina davanti al Quirinale Pino Masciari e i suoi amici cominciano l’esterema e annunciata protesta lanciando un appello al Presidente della Repubblica, in quanto garante di quei diritti custoditi nella Costituzione negati da 12 anni.

La risposta è forte da parte della politica e del mondo dell’informazione, massiccia anche la presenza delle forze dell’ordine che pur condividendo le richieste di Pino si trovano a dover presidiare il Quirinale.

Leggi la cronostoria

 
 
 

Pino Masciari annuncia sciopero della fame e della sete

Post n°451 pubblicato il 12 Maggio 2009 da circolonomentano

Comunicato stampa di lunedì 11 Maggio:

Pino Masciari intraprenderà domani (12 maggio) lo sciopero della fame e della sete

Pino Masciari, imprenditore calabrese divenuto testimone di giustizia per aver denunciato ‘ndrangheta e collusioni, intraprende domani (12 maggio) lo sciopero della fame e della sete annunciato lo scorso 26 marzo e rinviato per rispetto delle vittime in Abruzzo. Il gesto estremo inizia davanti al Quirinale, simbolo di garanzia dei diritti costituzionali, alle 10 del mattino.

Masciari si rivolge anzitutto al Capo dello Stato, ai presidenti di Senato e Camera e al presidente del Consiglio dei ministri: chiede immediato intervento, nella certezza che non sarà abbandonato e lasciato morire. La sua vicenda non è più un fatto burocratico e giuridico: è una questione etica e morale.

Da 12 anni, vive in un inferno: ha dato la sua vita allo Stato ma è sempre rimasto senza adeguata protezione, con la ‘ndrangheta in agguato.

L’imprenditore calabrese, al quale il Tar del Lazio ha riconosciuto il pieno diritto alla sicurezza e alla ripresa d’una vita normale, non ha visto riscontri concreti e immediati da parte della Commissione centrale del Ministero dell’Interno, in merito all’osservanza del provvedimento, del gennaio scorso.

Dal rinvio dello sciopero della fame, la Commissione centrale del Ministero dell’Interno non ha concesso alla famiglia Masciari le misure speciali di protezione, scorta e tutela, benché riconosciute come necessarie proprio in sede istituzionale. Né i coniugi Masciari, imprenditore e medico odontoiatra, sono stati messi nelle condizioni di lavorare.

Lo Stato, per dodici anni, li ha tenuti in esilio, privandoli della sicurezza e della dignità.

Oggi, esausto, Masciari rimette la propria vita nelle mani dello stesso Stato, che deve decidere: renderla o toglierla definitivamente.

Nel caso in cui lo Stato gliela neghi, Masciari intende restituire almeno la libertà della sua famiglia dal giogo mafioso, pagando con la propria vita l’atto della denuncia.

 
 
 

5 Maggio: Bobby Sands

Post n°450 pubblicato il 05 Maggio 2009 da compagniadellest

 

Funerale di bobby sands officer comander dei soldati dell'IRA morto in prigione dopo 52 giorni di sciopero della fame

 
 
 

Piazza Bologna: distruzione stele Giovanni Falcone, la responsabilità è della sinistra

Post n°449 pubblicato il 02 Maggio 2009 da circolonomentano

La distruzione della stele dedicata a Giovanni Falcone a Piazza Bologna della scorsa notte è senza dubbio un gesto indegno che denota comunque la totale assenza di controllo del territorio nel Terzo Municipio. Sempre a Piazza Bologna numerose persone testimoniano che ieri sera c'è stato un vero e proprio lancio delle bottiglie, provato anche dai numerosi vetri rotti trovati questa mattina. Stessa situazione troviamo a San Lorenzo.
Il problema della movida notturna è nota da tempo alle amministra
zioni locali. Ci si era interrogati spesso in particolare su Piazza Bologna ipotizzando addirittura una cancellata per bloccare l'accesso agli studenti nelle ore notturne. Vani sono stati i provvedimenti spot temporanei come il divieto di vendita di bottiglie o i tentativi i sensibilizzazione fatti da vari gruppi politici. La sinistra Municipale non è riuscita neanche ad aumentare il numero di secchi nella piazza, visto che quelli presenti sono pieni già alle prime ore del mattino, dimostrando poi tutta la sua impotenza quando, non riuscendo ad aumentare il livello di pulizia e decoro ha inscenato una pulizia del parco spot.

Ad oggi dopo il vile gesto si torna a parlare di cancellata. Noi non escludiamo questa ipotesi, ma la poniamo come ultima soluzione. Chiediamo che prima però vengano provate soluzioni alternative. La scorsa estate il Presidente del Municipio Dario Marcucci dichiarò che avrebbe individuato zone di aggregazione alternative, sia per Piazza Bologna che per San Lorenzo, ma lo scarso interesse della sua Giunta alle politiche giovanili ha fatto si che non si muovesse una foglia su questo fronte, e che ci ritroviamo ancora oggi allo sbando con i giovani costretti ad auto-trovarsi i propri luoghi di aggregazione. Avere migliaia di studenti fuori sede nel proprio territorio appare evidente che comporta la creazione di strutture adeguate anche per la sera, e il Terzo Municipio ancora non le ha. E' necessario avviare un dialogo con La Sapienza per trovare insieme soluzioni alternative al "casino notturno" di San Lorenzo e Piazza Bologna e un'opportunità su questo fronte potrebbe essere il Parco del Castro Laurenziano.

 
 
 

Stragi di mafia 1992, si riaprono i processi

Post n°448 pubblicato il 26 Aprile 2009 da circolonomentano

Le rivelazioni di Spatuzza rimettono in discussione gli ultimi processi, al via il nuovo Pool

immagine di Via D'amelio appena dopo l'esplosione

Lo dicevamo da tempo che sulle stragi di mafia del '92 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ancora non era stata fatta giustizia ed erano ancora tantissimi i buchi neri su cui, per stessa ammissione delle sentenze di Tribunale emesse, non si era fatta luce. Da circa un anno Gaspare Spatuzza sta collaborando con le procure ancora impegnate sulle indagini delle stragi e c'è un particolare importantissimo che ha rimesso di fatto in discussione l'ultima sentenza sulla strage di Via D'amelio. Il boss di Corleone avrebbe infatti ammesso di essere stato lui a rubare la 126 su cui venne messo il tritolo che esplose in Via D'amelio. Questo particolare spazza di fatto via la sentenza del Borsellino Ter ormai passata in giudicato che vedeva come autori del furto Scarantino e Candurra, condannati con pene pesantissime. Questo e altri particolari, dopo le attente verifiche, hanno accreditato Spatuzza come collaboratore attendibile e hanno fatto sì che dopo 17 anni si ricostituisse un nuovo pool antimafia tra le Procure competenti per tentare di far luce nuovamente sull'ingarbugliata vicenda delle stragi del '92.
In particolare il nuovo pool avrà l'onere di rispondere ai quesiti ancora irrisolti: chi spinse il pulsante che fece saltare in aria Borsellino? da dove venne a
zionato? quali sono i pezzi di stato che concorsero alla strage di Via D'amelio? che cosa successe nell'incontro tra Borsellino e Nicola Mancino? Chi rubò l'agenda rossa? Perchè lo Stato manomise i supporti informatici di Giovanni Falcone? Quale fu il reale coinvolgimento di Berlusconi e Dell'Utri, additati da svariati pentiti come i mandanti esterni delle stragi?

La verità è ancora lontana dall'essere trovata, ma la riapertura dei processi è un buon inizio

 
 
 

CALCIO DI PRIMAVERA

Post n°447 pubblicato il 24 Aprile 2009 da ponte.mammolo
 

Martedi 28 aprile partirà CALCIO DI PRIMAVERA, il primo trofeo "ponte mammolo".
Il calendario prevede che le partite siano giocate il Martedi (h. 19-20/20-21) e il Sabato pomeriggio.
Le iscrizioni hanno data ultima domenica 26 aprile alle ore 19 nella sede di via Francesco Selmi, 4.
Al momento dell'iscrizione della squadra il capitano, olte a portare 28 euro per l'isrcrizione, dovrà lasciare almeno due responsabili per organico (con contatti mail e numero teefonico).
Ogni partita la squadra dovrà versare 16 euro per il campo da dividere tra i giocatori partecipanti.
Gli incontri dureranno 50 minuti (due tempi da 25').
Le squadre si devono presentare prima di quindici minuti dall'inizio dell'incontro. Inoltre prima di ogni incontro saranno assegnati i colori delle divise di ogni organico.
 
 
 
 
Per maggiori informazioni:

Tel.  06.4078336    -    blog.libero.it/pontemammolo   -   blog.libero.it/calciodiprimavera

 
 
 
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