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CINEMA PARADISO

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Addio ad Andrea Camilleri, scrittore popolare, intellettuale civile, comunista italiano da pci

Post n°15235 pubblicato il 18 Luglio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: news, STORIA

Da
  

di Alex Höbel, segreteria nazionale Pci

 

Con Andrea Camilleri scompare uno degli ultimi scrittori autenticamente popolari, un autore che è stato al tempo stesso uno scrittore civile, un intellettuale generosamente e tenacemente impegnato nello sconfortante scenario politico dell’Italia attuale.

Camilleri è stato comunista fin da ragazzo, allorché la vicinanza istintiva alle classi subalterne, la lettura di testi come La condizione umana di André Malraux e la raggiunta consapevolezza del progetto nazifascista lo indussero a prendere le distanze dalla cultura del regime, e a passare dalla parte dei suoi antagonisti più radicali; diventò quindi un comunista italiano, il che, osservò nel 2017, “significa molte cose”[1]. Iscrittosi al partito all’indomani della liberazione della Sicilia, da allora in avanti rimase “sempre con il Pci, ora da iscritto ora da compagno di strada ora da simpatizzante”[2]. Non a caso i suoi primi racconti furono pubblicati da testate come L’Italia socialista e L’Ora di Palermo.

Diplomatosi come regista all’Accademia di arte drammatica di Roma, poeta, scrittore, dopo una prima stroncatura dovuta proprio al suo essere comunista, nel 1957 entrò in Rai, dove lavorò a lungo contribuendo alla produzione di vari sceneggiati[3] negli anni in cui la tv pubblica svolgeva un ruolo prezioso di alfabetizzazione e acculturazione di massa.

Da sempre vicino all’area ingraiana, il suo impegno politico compì un salto di qualità dinanzi al crescere del fenomeno Berlusconi, che gli parve determinare una trasformazione profonda del senso comune e della stessa antropologia del Paese. Intanto il suo successo editoriale – grazie al personaggio del commissario Montalbano, alla sapiente commistione tra lingua italiana e dialetto siciliano e al sostegno dell’editrice Elvira Sellerio – diventava enorme, il che accresceva la dimensione pubblica del suo lavoro di intellettuale.

Scrittore capace di parlare al grande pubblico con immediatezza e profondità, coi romanzi ma anche con le interviste, Camilleri non ha cessato anche negli ultimi anni di denunciare l’imbarbarimento culturale, civile e politico dell’Italia di oggi, prendendo posizione su questioni al centro del dibattito come l’immigrazione e le condizioni dei migranti, non esitando a polemizzare con Salvini e la sua strategia della paura per costruire un consenso artificiale tra le masse popolari[4]: prese di posizione coraggiose, che gli hanno attirato l’odio e gli insulti di fascisti e razzisti, intolleranti verso chiunque contesti il loro “capitano”[5].

Negli ultimi tempi Camilleri, che aveva ormai perso la vista, ha utilizzato la figura di Tiresia[6], l’indovino cieco della mitologia greca e dell’Odissea, in grado di intuire e profetizzare gli eventi: una metafora efficace per descrivere un tempo nel quale la cecità (simbolo utilizzato anche da un altro grande scrittore comunista, il portoghese José Saramago) pare essere sempre di più una “malattia sociale”, un fenomeno di massa, mentre solo pochi “non vedenti” sembrano riuscire a percepire la realtà e la gravità della situazione.

Quello di Camilleri è stato un messaggio fortemente umanistico: un richiamo energico a non smarrire la consapevolezza e il sentimento di quella comune “condizione umana” che aveva iniziato a conoscere e su cui aveva cominciato a riflettere da ragazzo. È questa forse la sua lezione più importante, assieme alla coraggiosa coerenza nel rivendicare la sua appartenenza e la sua identità comunista: “Chi non sa cambiare idea – affermava in un’intervista – è uno stupido, sento proclamare in questi nostri felici giorni: pazienza, sarò infinitamente stupido perché non riesco a cambiare idea né sulle mie convinzioni politiche né sul mio vivere privato né sulle norme della convivenza civile”[7].

Di questa capacità critica, di questo coraggio, di questa coerenza sentiremo certamente la mancanza. C’è solo da sperare che l’esempio di Andrea Camilleri possa spingere tanti altri intellettuali, magari ora giovanissimi come quando egli si iscrisse al Pci, ad affiancare al loro lavoro un impegno civile e politico che diventi parte essenziale della loro stessa vita.


[1] https://it.blastingnews.com/politica/2017/09/camilleri-da-giovane-fascista-diventai-comunista-no-a-europa-che-alza-muri-002004937.html.

[2] A. Camilleri, Perché posso dire di essere comunista, in “l’Unità”, 18 gennaio 2002.

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri.

[4]https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/07/07/news/camilleri_salvini_estremismo_fascismo-201166737/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P6-S1.8-T1;https://stranieriinitalia.it/attualita/attualita-sp-754/camilleri-limmigrazione-n-mutamento-cosmico/?cn-reloaded=1http://www.ilgiornale.it/news/politica/camilleri-paragona-ai-gerarchi-fascisti-salvini-sinistri-1657384.html.

[5] https://www.ilsussidiario.net/news/andrea-camilleri-insulti-choc-dopo-malore-affoga-nel-vomito-lo-vegliano-migranti/1895447/.

[6] http://www.vigata.org/teatro/convtiresia.shtml.

[7] A. Camilleri, Perché posso dire di essere comunista, in “l’Unità”, 18 gennaio 2002.

 
 
 

Debunking: i 48 più clamorosi errori storici della serie “The Last Czars” su Netflix da

Post n°15234 pubblicato il 18 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Adrian J. McDowall/Netflix, 20Il fatto più conosciuto per il quale la produzione americana è stata sbeffeggiata è la presenza del Mausoleo di Lenin in scene relative al 1905. Ma non è la sola castroneria. Ecco le altre

Gli eventi storici descritti in “The Last Czars”/“Gli Ultimi zar” di Netflix, ovvero la Rivoluzione russa e la successiva uccisione della famiglia imperiale russa, sono stati fenomeni così complessi e ricchi di elementi, che semplicemente non ci si poteva aspettare che fossero fedelmente riprodotti con il budget e i mezzi di questa serie.

Quindi è forse inutile star lì a sottolineare il gran numero di inesattezze storiche nella rappresentazione dell’epoca, anche se questa superficialità ha deluso i russi. Il problema principale è che la vita della famiglia Romanov nella serie è fatta per assomigliare a quella di una famiglia americana dell’alta borghesia, e la vita politica dell’Impero russo viene fatta sembrare un circo itinerante, con gente che salta e urla, e fa a botte dappertutto. Tutte le cerimonie e le regole di condotta di corte a cui erano soggetti gli zar russi nella vita di tutti i giorni sono completamente trascurate, e le condizioni di vita mostrate sono piuttosto modeste, mentre Nicola e la sua famiglia vivevano nel lusso estremo.

Ma, oltre a questa questione generale, ci sono alcuni errori importanti che non possiamo non rimarcare.

Episodio 1

1) Uno zar non poteva bere in chiesa

Lo zar Nicola viene mostrato mentre beve in chiesa durante i funerali di suo padre. Basta dare un’occhiata alle foto storiche di Nicola nelle chiese. È sempre circondato dagli uomini di corte e dai suoi funzionari. In queste circostanze, lo zar non avrebbe avuto tempo e modo di bere senza farsene accorgere. E tenendo conto del suo status e della natura formale della cerimonia funebre, lo zar non si sarebbe mai potuto permettere di fare una cosa del genere!

2) Sergej Aleksandrovich non disse “Puzza!” della salma dell’imperatore

È impossibile che Sergej Aleksandrovic abbia detto: “Puzza!” riferendosi alla salma dell’imperatore defunto. Ciò avrebbe portato a un grande tumulto nella famiglia.

3) Lo zar non controllava tutto

Simon Montefiore, che interpreta il ruolo del narratore nella serie, dice erroneamente che lo zar controllava tutto, che era il Papa, il primo ministro, ecc. uniti in una sola persona. Questo è lontano dalla verità storica: gli zar, in particolare Nicola II, si servivano dell’aiuto dei consiglieri e consultavano i membri del governo per tutte le decisioni. Le sue azioni dipendevano dalla nobiltà russa, anche perché senza di essa, sarebbe rimasto senza alcun potere reale. In breve, lo zar era sempre il primo tra i nobili, ma non controllava la situazione da solo.

4) L’imperatrice vedova non incoronò l’imperatrice Aleksandra

Maria Fjodorovna (vedova di Alessandro III) viene mostrata mentre mette la corona sulla testa di Aleksandra (Alix) e dice “ora sei una di noi”. In nessun caso questo sarebbe potuto accadere in privato. L’incoronazione era un evento pubblico. Inoltre, solo lo zar, portatore della sovranità, poteva incoronare la sua consorte, la zarina. Il 14 maggio 1896 fu officiato il fastoso rito dell’incoronazione della coppia all’interno del Cremlino di Mosca

5) L’alfabeto è sbagliato

Rasputin legge il Vangelo nella nuova ortografia dopo la riforma bolscevica, senza le lettere russe pre-rivoluzionarie. Inoltre, prega davanti a un crocifisso chiaramente cattolico. La croce ortodossa ha tre barre trasversali: oltre a quella delle braccia, quella più corta per la scritta Inri e una obliqua “poggiapiedi”.

6) La tragedia di Khodynka e l’incoronazione non avvennero nello stesso giorno

La tragedia di Khodynka nella serie di Netflix si svolge simultaneamente con l’incoronazione. L’incoronazione avvenne il 14 maggio (26 maggio del calendario gregoriano) e la tragedia quattro giorni dopo, il 18 maggio (30 maggio). Schiacciate nella ressa morirono 1.389 persone.

7) Il monastero di Verkhoturje è completamente diverso

Invece del monastero di Verkhoturje, alle porte della Siberia, viene mostrato Khor Virap in Armenia. L’ambiente del Caucaso, con alte montagne alle spalle dell’isolato complesso religioso, è completamente diverso. In Siberia non c’è niente del genere.

8) Non fu un’incoronazione low cost

L’incoronazione mostrata nella serie è completamente fittizia. L’incoronazione di Nicola e Alessandra fu una delle più sontuose della storia russa. Sicuramente non sembrava una cerimonia normale in una chiesa russa in presenza dei membri più stretti della famiglia.

Basta leggere qualche resoconto dell’epoca e dare un’occhiata alle foto della vera incoronazione. Un altro grave errore è il fatto che il prete faccia il segno della croce sulla testa del monarca con la Corona Imperiale, il che è assolutamente assurdo: la Corona Imperiale non è un attributo religioso o un’icona su cui si può fare il segno della croce.

9) La catena al collo è sbagliata

La catena dell’Ordine di Sant’Andrea era effettivamente al collo di Nicola durante la cerimonia, ma non assomigliava per niente a quella mostrata nella serie. Date un’occhiata alla vera catena nella foto. Inoltre, nessuno, nemmeno lo zar, poteva calpestarla, come fanno gli attori che hanno interpretato Nicola e Aleksandra nell’episodio.

10) Lo zar e sua moglie visitarono gli ospedali dopo la tragedia di Khodynka

Simon Montefiore sostiene che Nicola e Aleksandra “avrebbero dovuto visitare gli ospedali dopo la tragedia di Khodynka”. Ma lo fecero! E la coppia imperiale regalò ai feriti 80.000 rubli e 1.000 bottiglie di vino di Madeira, e il 19 e 20 maggio zar e zarina visitarono due ospedali dove venivano curati i feriti, insieme al granduca Sergej Aleksandrovich.

11) Il granduca Sergej Aleksandrovich era completamente diverso

Nella serie, il granduca Sergej Aleksandrovich è raffigurato (qui un confronto tra i personaggi storici e gli attori) come un uomo di bassa statura, sempre di cattivo umore e furiosamente conservatore. Secondo la serie, è stato ucciso perché era l’incarnazione dell’autocrazia. In realtà, il Granduca era completamente diverso e probabilmente una persona molto più complicata.

In effetti, era fermamente contrario alle riforme democratiche. Ma aveva un aspetto differente e si comportava in altro modo. Il Granduca era più alto di Nicola (foto). Aveva tratti del viso gentili ed era biondo. In effetti era però caustico. E per questo non piaceva a molte persone.

Inoltre, c’erano voci insistenti sul fatto che il granduca Sergej Aleksandrovich fosse omosessuale. “Questo uomo arido, cattivo… portava in faccia i segni acuti del vizio che lo divorava, il vizio che aveva reso la vita di sua moglie, Elizaveta Fjodorovna, insopportabile e la spinse… alla vita monastica”, scrisse Viktor Obninskij, un politico del suo tempo. Le voci sull’omosessualità di Sergej Aleksandovich sono ripetute in varie memorie dell’epoca. Lui e sua moglie non ebbero figli.

12) L’incoronazione non avvenne il primo giorno del regno di Nicola

Contrariamente a quanto dice Pablo de Orellana nell’intro all’episodio, il giorno dell’incoronazione e quello della tragedia di Khodynka non furono i primi giorni del regno di Nicola. Nicola divenne zar e imperatore nell’ottobre 1894, subito dopo la scomparsa del padre. L’incoronazione avvenne un anno e mezzo dopo, nel maggio del 1896.

***

Episodio 2

13) La coppia reale non era sola a Sarov

Nicola e Aleksandra vengono mostrati mentre vanno in pellegrinaggio a Sarov per pregare per la fertilità di lei. La visita a Sarov fu organizzata per la beatificazione di San Serafino di Sarov. Questa beatificazione fu tra le mosse più vincenti di Nicola, poiché Serafino era molto venerato dai russi. Date un’occhiata alle foto di questo viaggio. In nessun caso Aleksandra e Nicola avrebbero potuto rimanere da soli, vestiti con abiti semplici, a pregare (almeno 15.000 fanti furono coinvolti nella protezione della famiglia imperiale durante questa visita. C’erano letteralmente soldati dappertutto).

Qualsiasi tipo di rapporto sessuale (mostrato nel film) durante una tale visita sarebbe stato del tutto impossibile, così come la possibilità per lo zar e sua moglie di vestirsi in abiti civili, persino nella loro camera da letto.

14) Il Granduca non era il principale consigliere di guerra di Nicola

Il granduca Sergej Aleksandrovich non era il consigliere dell’imperatore per le questioni di guerra. Molto probabilmente fu il ministro dell’Interno, Vjacheslav Plehve, a sostenere che la guerra con il Giappone sarebbe stata utile.

15) Nicola non mostrò suo figlio a una festa

Nicola e Aleksandra vengono mostrati mentre fanno vedere il loro tanto atteso figlio ed erede al trono al pubblico durante un cocktail party nel palazzo. Lo stesso Nicola porta in giro il ragazzo per mostrarlo alla famiglia. Questo è semplicemente ridicolo. Ogni apparizione dell’erede al trono in pubblico era una cerimonia molto formale.

16) Lo zar non fumava sigarette

È vero, Nicola II fumava davvero molto, ma fumava le papirosi, un tipo speciale di sigarette russe con più carta (o cartoncino) che tabacco. Le sigarette alla occidentale che tutti fumano nella serie sono chiaramente un anacronismo.

17) Il soprannome “Principesse nere” è falso

Katherine Antonova è una dei pochi consulenti della serie che insegna Storia russa, ma dice una grande castroneria, chiamando la principessa Milica e la principessa Anastasia del Montenegro “le cosiddette principesse nere”. Erano nate nella famiglia di un principe montenegrino e si erano poi sposate con dei principi della famiglia Romanov. Sebbene non fossero così nobili quanto i Romanov, erano comunque considerate delle altezze reali e non furono mai chiamate “nere”. Sembra che gli sceneggiatori abbiano semplicemente confuso le parole “Chernogorija” (“Montenegro” in russo) e chernyj (“nero” in russo). Che peccato!

18) Nicola indossa un ordine che non aveva ancora ricevuto

Per tutta la serie, Nicola viene mostrato con una medaglia sul petto. È l’Ordine di San Giorgio, di quarta classe. Il problema è che Nicola ricevette questo ordine solo nel 1915, per sollevare gli spiriti di battaglia dell’esercito. Ma nella serie, lo indossa fin dall’inizio.

19) I pantaloni sbagliati

Durante un consiglio militare in presenza dello zar, vengono mostrati i comandanti militari in pantaloni blu a righe. Sembra che appartengano tutti all’armata dei cosacchi (i pantaloni blu a strisce erano la loro uniforme). La divisa dei più alti ufficiali militari aveva invece pantaloni neri.

20) Nicola non aveva abiti tanto modesti

Lo zar Nicola era un uomo molto alla moda, uno dei dandy più belli e ricchi dell’Europa della sua epoca. Come imperatore, era a capo di molti reggimenti e poteva indossare qualsiasi uniforme da parata di uno qualsiasi di essi. Ma durante tutta la serie, ha sempre la stessa uniforme, come se fosse solo un normale militare. Date un’occhiata a Nicola nelle sue varie divise.

21) Sergej Aleksandrovich aveva le guardie del corpo

Il granduca Sergej Aleksandrovic, zio dello zar, era una delle persone più odiate del Paese. E per questo era scortato continuamente. Nella serie è mostrato da solo alla guida di una semplice carrozza, con persone che bussavano ai finestrini. In realtà, nessuno poteva nemmeno avvicinarsi alla carrozza a piedi (sì, Sergej Aleksandrovich fu ucciso in un attentato, ma Ivan Kaljaev lanciò una bomba nella sua carrozza con grande destrezza, mentre il convoglio aveva rallentato un po’ a un incrocio).

Più tardi, nella serie, Sergej Aleksandrovich viene visto uscire da casa con sua moglie, come un uomo comune che va a passeggio. Una guardia solitaria se ne sta in veranda. Questo è semplicemente ridicolo. Girava sotto scorta di uomini armati fino ai denti.

22) Le parole di Pablo de Orellana sulla rivoluzione scorrono su un filmato degli anni Trenta 

Mentre lo storico parla degli eventi del 1905, il filmato mostra gente russa degli anni Trenta, come si può chiaramente capire dai cavi elettrici mostrati nel filmato. Le strade russe furono elettrificate solo negli anni Venti e Trenta del Novecento. Lo stesso si può dire delle fabbriche mostrate numerose volte nel filmato. Inoltre, a un certo punto, vediamo persino una persona africana affamata. Ci sono alcuni sostanziali dubbi sul fatto che il filmato sia storicamente accurato (sebbene ci siano sicuramente parti di filmati reali della Rivoluzione del 1905 e del 1917-1918).

23) Nicola non era a San Pietroburgo nei giorni precedenti alla “Domenica di Sangue”

Non ci fu dibattito sul fatto se lo zar dovesse rimanere a Pietroburgo il 9 gennaio 1905 (in seguito noto come “Domenica di Sangue”). Infatti, aveva lasciato la capitale giorni prima, temendo per la sua vita. Il 6 gennaio, giorno della celebrazione ortodossa del Battesimo di Gesù, durante la cerimonia religiosa nelle acque del fiume Neva, ci fu un tentativo di attentato alla vita dello zar (cercavano sempre di assassinare lo zar, prima ancora dei bolscevichi ), quando uno dei cannoni cerimoniali sparò in direzione della tenda dell’imperatore. Si scoprì che era armato non a salve. Sul terreno rimase un poliziotto ferito e diverse finestre nel palazzo d’Inverno andarono in pezzi. Quella stessa sera, l’imperatore e la sua famiglia furono trasportati a Tsarskoe Selò.

24) Nicola non discuteva di tutto con sua madre e sua moglie

Non sta né in piedi né in terra che lo zar Nicola potesse discutere con sua madre e sua moglie se la famiglia dovesse trasferirsi o restare a Pietroburgo. La sicurezza dello zar era una questione di Stato.

25) Il dovere dello zar era nei confronti del suo Paese, non della famiglia

“Il tuo primo dovere è nei confronti della tua famiglia”, dice Aleksandra a Nicola, il che è sostanzialmente sbagliato. L’essenza della vocazione dello zar, incarnata nel processo della sua incoronazione, è il suo “matrimonio” con lo Stato. Il Paese e il suo popolo devono essere la preoccupazione principale dello zar e della sua famiglia. Facendo dire ad Aleksandra queste parole, gli sceneggiatori minano del tutto il significato del potere dello zar. Se la sua famiglia fosse stato il suo primo dovere, sarebbero fuggiti in Europa prima del precipitare degli eventi, ma non lo fecero, a causa della sua responsabilità come zar e dello scoramento in cui sarebbe caduta la nazione se fosse partito.

26) La “Domenica di sangue” è mal rappresentata

De Orellana parla di alcuni bambini seduti sui rami degli alberi che furono uccisi, a cui seguirono disordini e un massacro. Non ci sono fatti storici per dimostrare quello che afferma. In realtà, il 9 gennaio (22 gennaio per il calendario attuale) del 1905 si verificò una massiccia rivolta con migliaia di morti e feriti, sia tra il popolo che tra le file dell’esercito. La portata e l’importanza di questa giornata sono fortemente indebolite nella serie, facendo sembrare la “Domenica di sangue” una rivolta di poco conto.

27) Il numero di vittime è troppo basso

De Orellana indica erroneamente il numero delle vittime del 9 gennaio. Il numero esatto è ancora oggetto di discussione; tuttavia, è probabilmente superiore a duemila o anche vicino a tremila persone.

28) La Duma non era un governo

La dottoressa Philippa Hetherington probabilmente commette l’errore più marchiano della serie, definendo la Duma un “governo eletto”, mentre era un corpo legislativo e non esecutivo. Inoltre, nel quinto episodio, sentiamo parlare di un “presidente della Duma”, il che è piuttosto divertente: non  esisteva una tale carica!

29) Kaljaev fu impiccato, non fucilato

Ivan Kaljaev, il socialista rivoluzionario responsabile dell’attentato mortale contro Sergej Aleksandrovich fu impiccato, non giustiziato da un plotone di esecuzione.

30) La rivoluzione bolscevica non avvenne immediatamente dopo il 1905

La serie lascia chiaramente intendere che dopo la rivoluzione del 1905 la Russia “sfugge completamente al controllo”. Non è esatto. Tra il 1905 e gli eventi rivoluzionari del 1917, ci sono stati anni in cui il governo russo tenne sotto controllo la situazione: venne formata la Duma e si svolsero delle elezioni, con la Russia che vide anche una certa fioritura industriale e culturale, almeno fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.

31) La battaglia di Tsushima è rappresentata falsamente

De Orellana afferma che la battaglia navale di Tsushima durò 40 minuti, mentre in realtà ai giapponesi ci vollero due giorni, il 27 maggio e il 28 maggio 1905, per distruggere la flotta russa. 

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Episodio 3

32) Nicola non finanziava i pogrom

Nicola II non finanziava i pogrom (le rivolte antiebraiche con violenze nei confronti della comunità). Durante il regno di Nicola, i pogrom si intensificarono, e c’erano molti antisemiti all’interno dell’esercito russo e della polizia russa, che rendevano difficile la soppressione del fenomeno. È ancora dibattuto se il governo russo fosse davvero riluttante a fermare i pogrom. Ma le accuse di finanziamento sono oltraggiose.

33) Nessuno poteva gridare contro lo zar, nemmeno il Primo Ministro

Pjotr Stolypin (così come alcuni altri personaggi della serie) sono mostrati nell’atto di urlare all’indirizzo dello zar, il che era impossibile, per via del sistema di regole dei ranghi civili russi, almeno fino all’abdicazione dello zar.

34) Stolypin rimase illeso dopo l’attentato

Pjotr Stolypin viene mostrato con lividi dopo l’esplosione nella sua dacia. Tuttavia, non riportò ferite, e era solo imbrattato di inchiostro dopo che il calamaio gli volò sulla testa per l’onda d’urto.

35) Rasputin non cercò di molestare la figlia di Stolypin

Questa è pura finzione. In effetti, Stolypin era molto sospettoso nei confronti di Rasputin e ordinò che il “monaco” fosse messo sotto sorveglianza, ma non sono noti contatti tra Rasputin e la figlia di Stolypin.

36) La casa di Rasputin è un falso storico

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Episodio 4

37) Dire “Granduca Nikolasha” è un’assurdità

Quando de Orellana dice il “Granduca Nikolasha”, suona come se chiamassimo la regina Elisabetta II “Queen Lizzy”, e ci dispiace sentirlo dire da uno storico. ‘Nikolasha’ era il soprannome usato in famiglia per Nikolaj Nikolaevich, e non poteva essere usato normalmente associato con il suo titolo nobiliare.

38) Aleksandra non ha governato il Paese

Il potere imperiale russo viene mostrato nella serie come un semplice lavoro che la moglie può svolgere mentre il marito è assente. “Concentrati sulla guerra”, dice Aleksandra a Nicola, “mi prenderò cura io di tutto il resto qui”, come se la guerra stesse accadendo in qualche altro Paese. Dopo queste parole, Aleksandra occupa il tavolo di lavoro di Nicola e “inizia a governare”, il che è fuori luogo. L’Impero aveva il governo, la Duma, il Senato, un esercito di funzionari e servitori statali che l’Imperatrice, più o meno, poteva provare a manipolare attraverso una vasta rete di aiutanti e funzionari, ma non controllò mai ufficialmente il governo.

39) L’imperatore non poteva avere un servo africano

Quando l’imperatrice vedova Maria Feodorovna arriva a Mogilev per incontrare il figlio deposto, una domestica africana viene ad aprirle la porta. L’imperatore Nicola II non ebbe mai domestici di colore nei suoi appartamenti privati, anche se era esistito in Russia il fenomeno dei mori di corte

40) La pistola con cui Rasputin viene ucciso è un anacronismo

È strano come il conte Jusupov usi chiaramente una pistola moderna contro Rasputin. Rasputin fu probabilmente ucciso da un revolver Webley calibro 455. Non è un oggetto molto difficile da procurarsi.

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Episodio 5

41) De Orellana descrive eventi falsi

“Un bambino è trivellato di colpi sul recinto del Palazzo d’Inverno”, dice il dottor Orellana, riferendosi non a fatti, ma a una storia o una leggenda che nemmeno i russi conoscono!

42) Non c’era la “Guardia Marina” in Russia

Nicola II dispiega la “Guardia Marina” per garantire la sicurezza della sua famiglia. Non c’era un tale reggimento o forza nell’esercito russo. Durante i giorni della Rivoluzione, i reggimenti che custodivano la famiglia imperiale a Tsarskoe Selò erano il Convoglio di Sua Maestà Imperiale e il Reggimento di Sua Maestà Imperiale. In realtà, non hanno disertato e hanno protetto la famiglia fino al suo arresto da parte del governo provvisorio.

43) Si perde traccia degli eventi

Con il quinto episodio, gli eventi della serie si mescolano fino al punto di diventare una farsa. Fatti di diversi anni sono uniti in una narrazione senza filo logico. Il professor Sean McMeekin del Bard College afferma: “In poco tempo, un gran numero di soldati è sceso in piazza. Alcuni di loro iniziano a sventolare bandiere rosse, requisiscono veicoli e, alla sera, è chiaro che il governo ha perso il controllo dell’ordine pubblico a Pietrogrado.” Non è chiaro, tuttavia, quale giorno intenda.

A detta di tutti, durante i tumulti della rivoluzione infuriarono una vasta serie di sommosse per diversi giorni. Certo che devono aver sventolato bandiere rosse! Ma ce n’erano migliaia! E certo che furono requisiti veicoli. E persino treni. E navi! Era la rivoluzione russa, uno degli eventi più sanguinosi nella storia politica dell’umanità, non una rivolta operaia in una lontana città del nord!

E quando il dottor de Orellana dice che l’esercito ha iniziato a disertare “a un certo punto”, ci chiediamo che cosa intenda, dato che diverse divisioni dell’esercito e varie guarnigioni disertarono caoticamente, mentre molte rimasero fedeli allo zar.

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Episodio 6

44) La famiglia imperiale non era così povera

Quando i Romanov si sistemano nella casa Ipatjev a Ekaterinburg, nella serie sembrano al verde. In realtà, erano molto più ricchi: quando i bambini furono portati a casa Ipatjev seguendo i loro genitori, viaggiavano con 26 persone della corte, a quanto dice Nikolaj Sokolov, l’investigatore sovietico dell’uccisione della famiglia imperiale.

45) L’alfabeto sbagliato (ancora un volta!)

Mentre Nicola legge la lettera di un misterioso benefattore, possiamo vedere che è scritta nell’ortografia russa contemporanea, quella dopo la riforma post rivoluzione.

46) L’imperatrice non poteva inginocchiarsi alla presenza delle guardie bolsceviche

Mentre le guardie di casa Ipatjev cercano le proprietà di Romanov, Aleksandra si mette in ginocchio a pregare, cosa che non avrebbe mai fatto in presenza di guardie comuniste. Anche se ex zarina, dentro rimaneva tale.

47) I bolscevichi dovettero proteggere la famiglia imperiale dal popolo

Parlando del destino della famiglia imperiale a Ekaterinburg, gli storici della serie non menzionano che i Romanov dovettero essere protetti anche del popolo infuriato. Quando Nicola e Aleksandra arrivarono a Ekaterinburg da Tobolsk, i bolscevichi che li sorvegliavano dovettero trattenere una folla di persone desiderose di vendicarsi dello zar. Solo la vista di molte mitragliatrici Gatling fermò la rivolta, e il treno con lo zar poté dirigersi verso la stazione successiva per salvare Nicola e Aleksandra dalla folla.

48) Lo zar non era il “rappresentante sulla terra” di Dio

Il dottor Hetherington si riferisce a Nicola come “rappresentante di Dio sulla terra”. È una visione distorta del ruolo dello zar. Durante la cerimonia dell’incoronazione, gli zar russi venivano battezzati per la seconda volta nella loro vita “per servire la volontà di Dio di essere lo zar russo”; una missione e una vocazione paragonabili a quella del sacerdozio.

 
 
 

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI - CIAO COMANDANTE!!!

Post n°15233 pubblicato il 18 Luglio 2019 da Ladridicinema

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI

Ciao comandante. Hai condotto tante lettrici e lettori, tante cittadine e cittadini, su preziosi sentieri di cultura, passione democratica, partecipazione. Di vita civile. Ti terremo nel cuore e nella coscienza.

 
 
 

Spie russe dietro FaceApp? La paranoia dei media colpisce ancora da sputnik

Post n°15232 pubblicato il 18 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

© Sputnik . Natalia Seliverstova

È colpa di Putin anche stavolta! La app dell'AgeChallenge, secondo i media, altro non sarebbe che un piano di spionaggio portato avanti dai soliti "troll russi".

Secondo la stampa mainstream, la AgeChallenge di FaceApp non sarebbe altro che uno strumento di spionaggio per rubare informazioni, dati personali e persino immagini utili al riconoscimento facciale, camuffato da innocua app. Una app che si è diffusa con forza virale e a cui nessuno è riuscito a resistere, neanche i più scettici.

Nessuno, infatti, neanche quelli che hanno più ritrosie a utilizzare le le app di Facebook, è riuscito a resistere alla tentazione di scoprire che faccia avrà nel lontano futuro

A lanciare l'allarme è stata la rivista Forbes. Ma nonostante abbia presto ridimensionato il tutto, spiegando che l'applicazione è sì russa, ma i server che contengono i dati si trovano negli Stati Uniti, il contagio da "teoria del complotto" è sfuggito di mano.

New York TimesWashington PostFox, non hanno dubbi: c'è lo zampino degli hacker di Putin. Gli stessi che avrebbero truccato le elezioni statunitensi e che diffondono messaggi pro-russi ai bambini, attraverso il cartone animato di Masha e Orso. Questa volta, attraverso la app gli hacker violerebbero la privacy degli utenti e acquisirebbero informazioni sulle loro abitudini. 

Questi rumors sono bastati per gettare il panico tra gli utenti dei social. Qualcuno ha scritto "FaceApp viene dalla Russia. Il paese che ha truccato le elezioni del 2016 per far vincere Trump, adesso sta acquisendo la tua identità per truccare future elezioni".

Altri denunciavano violazioni dell'account, dopo aver scaricato l'app. "Ho scaricato FaceApp e in meno di trenta minuti qualcuno ha cercato di accedere al mio profilo Apple dalla Cina. Non solo rubano i nostri dati, ma li usano per venderli", mette in guardia un utente.

​Altri invece suggeriscono di "dimenticare per un momento la politica e godere della vita". 

Agli utenti hanno già risposto gli sviluppatori di FaceApp, rassicurando del fatto che nessuno dei dati è ceduto, che nessuna immagine è trasferita nei cloud e che le immagini non sono conservate nei database russi.

 
 
 

Volano gli incassi di Spider-Man che trascina con sé tutto il box office

Post n°15231 pubblicato il 18 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Volano gli incassi di Spider-Man: Far from home (guarda la video recensione), che trascina con sé tutto il box office e fa chiudere il weekend con un fantastico +240% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e un +8% complessivo su base annua. Insomma, pare che la scommessa di portare film forti in sala anche nei mesi più caldi abbia pagato. 

Spider-Man: Far from home stravince il weekend con 3,7 milioni, chiude un'ottima domenica da quasi 1 milione e arriva ad un totale di circa 5,3 milioni di euro, decisamente cifre poco "estive". Sul podio del weekend restano anche Annabelle 3, con 534mila euro, e Toy Story 4 (guarda la video recensione) con 499mila (il film Pixar è riuscito a scavalcare l'horror la domenica, ma non è bastato a recuperare il gap accumulato negli altri giorni, ora è a quota 4,5 milioni complessivi). Chiude al quarto posto Domino (guarda la video recensione), che ottiene 161mila euro nel weekend. Tutti gli altri film finiscono sotto i 100mila euro complessivi e non incidono particolarmente in una classifica fortemente polarizzata. Questa settimana arrivano in sala Serenity (guarda la video recensione), Edison - L'uomo che illuminò il mondo e Birba - Micio combinaguaiSpider-Man: Far from home vince come previsto il weekend americano con 45,3 milioni di dollari e arriva a 274,5 milioni complessivi dopo appena 13 giorni di programmazione. Il film sta viaggiando con il 18% di incassi in più rispetto a Spider-Man: Homecoming (guarda la video recensione). Toy Story (guarda la video recensione) è ottimo secondo, con 20,7 milioni e un totale di 346,7 milioni, il 2% in più rispetto a Toy Story 3. I 400 milioni non dovrebbero essere un problema. Le due new entry della settimana finiscono con risultati misti: benino Crawl (guarda la video recensione), che si riprende dopo un inizio stentato e chiude con 12 milioni, insufficiente Stuber, che ottiene appena 8 milioni e che verrà dimenticato in fretta: Dave Bautista non è The Rock. Ottimi incassi per Yesterday (guarda la video recensione), che sfiora i 50 milioni. Aladdin (guarda la video recensione) arriva a 331,5 milioni e continua a stupire. Buone tenute per gli horror Midsommar e Annabelle 3, mentre escono dalla top ten Pets - Vita da Animali 2 (guarda la video recensione) e Men in Black: International (guarda la video recensione). Da segnalare il sensazionale esordio di The Farewell, dramedy di A24, che apre con una media per schermo di 87mila dollari, la più alta dell'anno. La prossima settimana arriva Il Re Leone

Sul fronte internazionale è boom per Spider-Man: Far from home che raggiunge quota 880 milioni e scavalca nella top ten assoluta sia The Wandering Earth che Toy Story 4. A questo punto il film può concretamente puntare al secondo posto della classifica assoluta del 2019, visto che Captain Marvel (guarda la video recensione) è sì lontano con 1,128 milioni ma non lontanissimo. Ottimi dati anche per Toy Story 4 che arriva a 771 milioni. Il film non riuscirà a superare il miliardo di dollari come il predecessore, visto che fuori dagli USA è andato bene ma non benissimo (vedi il mercato italiano, ad esempio) ma resta un eccellente risultato. Aladdin arriva a 960 milioni e potrebbe riuscire a passare il miliardo. Avengers: Endgame (guarda la video recensione) tocca quota 851 milioni negli USA e 2,780 a livello globale, a soli 7 milioni da Avatar (senza considerare l'inflazione, ovviamente). Male, molto male Dark Phoenix (guarda la video recensione) con 249,6 milioni e Men in Black International (guarda la video recensione) con 239,5. Il Re Leone incassa 54,7 milioni in Cina. 

Box Office Italia del 14/07/2019
1. Spider-Man: Far From Home: Euro 950.591
2. Toy Story 4: Euro 150.972
3. Annabelle 3: Euro 124.815
4. Domino: Euro 59.470
5. Pets 2 - Vita da animali: Euro 30.080
6. Aladdin: Euro 26.250
7. Nureyev - The White Crow: Euro 23.158
8. Restiamo amici: Euro 18.862
9. Arrivederci Professore: Euro 16.932
10. Welcome Home: Euro 16.531

 
 
 

Film nelle sale dal 15

Post n°15230 pubblicato il 18 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

 
 
 

Il cinema in crisi secondo la SIAE da cinecittà news

Post n°15229 pubblicato il 12 Luglio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: news

L'Italia si allontana dal cinema, riscoprendo teatro, musica classica e concerti anche se il prezzo dei biglietti è lievitato ben più dell'inflazione. Ma anche un paese spaccato a metà, sempre più diviso tra ricchi e poveri, da una parte il Nord esigente e disposto a spendere, dall'altra il Sud con le Isole, dove le sale rimangono vuote perché sempre più persone non possono permetterselo. Luci e ombre il 2018 dello spettacolo che racconta la Siae nel suo Annuario presentato a Roma dal presidente Mogol con il vicepresidente Salvo Nastasi e il dg Gaetano Blandini.

Ma soprattutto, è una grande crisi per il grande schermo, che in un anno perde 8 milioni di biglietti e 40 milioni di incassi, e i film italiani che per la prima volta non entrano neppure nella Top Ten. In compenso, ben tre                spettacoli per bambini si affacciano nella blasonata e ricca classifica della lirica.

Al netto della debacle del cinema, fanno notare nell'introduzione Mogol e Blandini, i conti tornano un po' per tutti, con la spesa al botteghino che sale del 5,90% rispetto al 2017 e la spesa del pubblico che sfoggia un +5,70%. Segno che l'investimento delle famiglie per intrattenimento e cultura, almeno globalmente, non è cambiato.Va bene al teatro, che vive una sorta di riscossa con tutti gli indicatori in su (+2,06% la spesa al botteghino, +2,84% la spesa del pubblico) e ottime performance della prosa, della lirica e del musical.

Va benissimo alla musica, soprattutto quella leggera, che traina un po' tutto il settore e vive un momento di boom con i concerti live sfoggiando incrementi del 9% degli ingressi, del 16,25% della spesa al botteghino del 15,81% della spesa del pubblico. Non si può lamentare lo sport, dove il calcio la fa da padrone e dove a fronte di una contrazione dell'offerta (-4,21%) gli spettatori rimangono più o meno gli stessi adattandosi a spendere parecchio di più (+7,41% la spesa al botteghino, +15,45% la spesa del pubblico).

A fare paura è la distanza che sembra crescere tra due parti dello stesso Paese, tra nord e sud, ricchi e poveri. Tra chi può spendere per il tempo libero e chi non può. Nella top five delle città, tradizionalmente realizzata nel rapporto Siae, non compare nessun centro sotto Roma. Ci sono Milano, Roma, Torino, Firenze e Bologna. Non c'è Napoli, non ci sono Bari, Cagliari e Palermo. E il capoluogo lombardo straccia tutti, prima per il teatro, la musica, il cinema, lo sport. Se Roma continua a mantenere il primato dell'offerta, con 460 mila eventi (140 mila in più di Milano) la città della Madonnina fa sempre più la parte della capitale economica con 100 milioni di euro in più di spesa al botteghino e quasi 300 milioni in più di spesa del pubblico. E trascina il Nord con gli indicatori economici riccamente in crescita, a fronte di un centro in calo e di un meridione in crisi nera, almeno cinque regioni d'Italia dove in controtendenza rispetto ai dati nazionali aumenta l'offerta di spettacoli ma crollano gli ingressi (-6,65%), la spesa al botteghino (-5,06%), la spesa del pubblico (-2,68%).

Una fotografia che quantomeno dovrebbe far riflettere. Forte di una tradizione lunga ormai 85 anni l'Annuario dello Spettacolo Siae ambisce anche a questo.                                                                                   

 
 
 

Esce il dvd sulla genesi di 'Sacco e Vanzetti'

Post n°15228 pubblicato il 12 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Arriva in dvd grazie a Istituto Luce Cinecittà La morte legale, il documentario diretto a quattro mani da Silvia Giulietti e Giotto Barbieri sulla genesi del film Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo. Nato in occasione del restauro del film di Montaldo, La morte legale è un omaggio al cineasta e al grande lavoro dietro alla pellicola del 1971 di cui offre l’inedito sguardo sul dietro le quinte della realizzazione. 

È proprio grazie all’uscita di Sacco e Vanzetti che si costituisce un comitato di riabilitazione e nel 1977 Michael Dukakis, governatore del Massachusetts, proclama la riabilitazione dei due italiani mandati ingiustamente a morte mediante sedia elettrica nel 1927, dichiarando al mondo intero la loro totale innocenza rispetto all’accusa di omicidio. Nel racconto per ricordi di Montaldo si rivelano i retroscena di un film diventato fondamentale per la storia del cinema italiano e internazionale. Di grande interesse anche le altre testimonianze: da quella del maestro Ennio Morricone che firmò la colonna sonora, a quella della protagonista femminile Rosanna Fratello, premiata all'epoca con il Nastro d'argento, che ricorda il bel rapporto di amicizia con il regista e con gli altri interpreti proseguito anche dopo la fine delle riprese, fino ad arrivare alla testimonianza di Vera Pescarolo Montaldo, collaboratrice e moglie di Montaldo, di Luigi Botta, studioso del caso, e del critico e regista Mario Sesti.

Prodotto da iFrameLa morte legale fa largo uso di importanti materiali storici: dai filmati dell’Istituto Luce alle scena del film Sacco e Vanzettiprovenienti dell’Archivio Storico Enrico Appetito, senza dimenticare i disegni dell'illustratore e fumettista Remo Fuiano. Collaborazioni prestigiose che hanno permesso alla pellicola di avvalersi nella versione home video di extra particolari quali il libretto dvd in versione fumetto, pensato per spiegare ai ragazzi la vicenda di Sacco e Vanzetti in modo attualissimo; la puntata del Cinegiornale degli anni 70 che racconta delle riprese del film di Montaldo; un breve reportage sull’azione di propaganda anti pena di morte portata avanti negli anni da Amnesty International; le riprese integrali dei funerali di Sacco e Vanzetti, e l’intervista a Tiziana Appetito, proprietaria e curatrice dell’omonimo archivio fotografico.

 
 
 

Alice nella città si fa classic con Amelio e Tornatore

Post n°15227 pubblicato il 12 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

“Ricominciamo dai grandi maestri, da chi ha raccontato la complessità della crescita, del diventare adulto. Perciò alla prossima edizione di Alice nella città, dal 17 al 27 ottobre a Roma, il nostro giovane pubblico potrà vedere alcuni importanti restauri: Alice si fa classic”. Gianluca Giannelli, che con Fabia Bettini condivide la direzione artistica, nel dare alcune anticipazioni si riferisce in particolare a due titoli della sezione Quei Ragazzi, dedicata ai grandi classici contemporanei. Verrà presentato, in collaborazione con le Teche Rai, il restauro dell’esordio alla regia di Gianni AmelioLa fine del gioco (1970) , un mediometraggio nato per i Programmi Sperimentali della Rai-Tv. Il film, attento al mondo minorile, sarà anche l’occasione per ricordare Ugo Gregoretti, da poco scomparso, che ne La fine del gioco interpreta un giornalista televisivo che conduce un’inchiesta sulle condizioni dei giovani ospiti di una casa di correzione.

Sarà poi la volta  di Nuovo Cinema Paradiso (1988) con Giuseppe Tornatore che ripercorrerà con il pubblico i passaggi in sala, il successo nei festival e infine l’Oscar, mentre il critico Mario Sesti leggerà una compilation di recensioni. Altro film restaurato proposto ai i giovani spettatori sarà Rosetta (1999) presentato dagli autori, i fratelli Dardenne che inoltre accompagneranno fuori concorso Le jeune Ahmed, ultimo loro lavoro Premio alla Miglior Regia a Cannes e distribuito da Bim.

Ad aprire il Panorama Internazionale sarà Light of My Life del Premio Oscar Casey Affleck. Il film racconta la storia di un padre e della sua unica figlia, di undici anni. Si nascondono tra boschi e case disabitate, dopo che un virus ha sterminato buona parte della popolazione femminile. Casey Affleck terrà una masterclass sul mestiere dell’attore, rivolta alle scuole di cinema, che ripercorrerà la sua carriera artistica fino ad arrivare alla sua performance in Manchester by the Sea che gli è valsa innumerevoli riconoscimenti tra cui nel 2017 il Premio Oscar e il Golden Globe come miglior attore protagonista.

Protagoniste di Alice nella città come sempre le famiglie con una selezione di titoli rivolta ai più piccoli tra cui Ailo - Un’avventura tra i ghiaccidi Guillaume Maidatchevsky distribuito da Adler. Il film narra l'incredibile viaggio di un piccolo cucciolo di renna tra le meraviglie glaciali della Lapponia.

Il primo titolo del Panorama Italia è Bellissime, ocumentario di Elisa Amoruso con al centro la storia di Cristina, Giovanna, Francesca, Valentina: una famiglia, quattro donne unite dalla stessa passione, la bellezza. Una riflessione aperta sul culto dell’apparire, su cosa voglia dire essere bambine, adolescenti e madri, in un continuo gioco di rimandi tra passato e presente.

In programma l’omaggio a Franca Valeri in collaborazione con il David di Donatello: “Le donne del cinema raccontano Franca”. La presidente Piera Detassis e le attrici Paola Minaccioni ed Anna Foglietta  sceglieranno i film che comporranno l’omaggio, tra cui Piccola postae Il segno di Venere. A dare voce a Franca saranno le donne del cinema italiano e gli amici  più cari che introdurranno i titoli in rassegna e racconteranno la ”loro“ Franca, dalla “Signorina Snob” alla “Sora Cecioni”. A corredare l’omaggio anche i brani tratti dall’album di Frankie hi-nrg“Ero un autarchico” che sarà al festival per raccontare la collaborazione con  Franca Valeri all ‘album nel 2003.

Già annunciato infine il primo titolo del concorso, La famosa invasione degli orsi in Sicilia, il film di animazione diretto da Lorenzo Mattotti che sarà anche protagonista di un incontro con il pubblico a cavallo tra cinema e letteratura. Resta confermata la struttura di Alice nella città: Concorso, Fuori concorso, Eventi Speciali, Masterclass Panorama Internazionale e Panorama Italia. Non ci saranno collaborazioni con la Festa di Roma, tranne per due proiezioni estive .

Infine il Concorso dedicato ai cortometraggi (sono ancora aperte le iscrizioni online sulla piattaforma) proporrà, insieme a Première Film, le opere più interessanti del panorama internazionale.

 
 
 

Spider-Man: Far From Home

Post n°15226 pubblicato il 11 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Spider-Man: Far From Home
Regista: Jon Watts
Genere: AvventuraAzioneFantasy
Anno: 2019
Paese: USA
Durata: 135 min
Spider-Man: Far From Home è un film di genere avventura, azione, fantasy del 2019, diretto da Jon Watts, con Tom Holland e Jake Gyllenhaal. Uscita al cinema il 10 luglio 2019. Durata 135 minuti. Distribuito da Sony Pictures Italia/Warner Bros. Pictures Italia.
Data di uscita:10 luglio 2019
Genere:Avventura, Azione, Fantasy
Anno:2019
Regia:Jon Watts
Paese:USA
Durata:135 min
Distribuzione:Sony Pictures Italia/Warner Bros. Pictures Italia
Sceneggiatura:Chris McKennaErik Sommers
Fotografia:Matthew J. Lloyd
Produzione:Sony Pictures Releasing, Columbia Pictures Corporation, Marvel Studios
TRAMA SPIDER-MAN: FAR FROM HOME:

 

In Spider-Man: Far From Home, il film diretto da Jon Watts. Tom Holland torna nei panni di Peter Parker/Spider-Man, il nostro 'amichevole Supereroe di quartiere', il quale, dopo gli eventi di Avengers: Endgame, deve rafforzarsi per affrontare nuove minacce in un mondo che non è più quello di prima.
Il film espande l'universo cinematografico di Spider-Man, portando Peter Parker fuori dal suo ambiente familiare e dalla sua casa nel Queens, a New York, e catapultandolo attraverso l'Europa, da Londra a Berlino e Venezia, in occasione di quella che dovrebbe essere una vacanza scolastica, con i suoi migliori amici Ned, MJ e con il resto del gruppo, ma che diventerà la sua più grande sfida nonché la più epica avventura di sempre.
Ma Spider-Man non può essere un normale adolescente: ha delle responsabilità verso il mondo, specialmente adesso, e così, i propositi di Peter di non indossare i panni del supereroe per alcune settimane vengono meno quando decide, a malincuore, di aiutare Nick Fury a svelare il mistero degli attacchi di creature elementali, ognuna delle quali rappresenta uno dei quattro elementi, Terra, Aria, Acqua e Fuoco, che stanno creando scompiglio in tutto il continente.
Oltre al protagonista Tom Holland, che torna ad interpretare Peter Parker/Spider-Man, e Jake Gyllenhaal, al suo esordio in un cinecomic nel ruolo di Mysterio, nel cast del film troviamo anche Samuel L. JacksonZendayaCobie Smulders, Jon Favreau, JB Smoove, Jacob Batalon, Martin Starr e Marisa Tomei.

 

PANORAMICA SU SPIDER-MAN: FAR FROM HOME:

 

Spider-Man: Far from Home è il ventitreesimo film del Marvel Cinematic Universe, e quello che conclude ufficialmente la cosiddetta Fase Tre dell'MCU, quella iniziata nel 2016 con Captain America: Civil War.
Cronologicamente, il film si svolge poco tempo dopo il termine degli eventi raccontati in Avengers: Endgame, e quindi dopo la morte di Tony Stark, mentore di Peter Parker, che qui si trova a Parigi in gita con la scuola e viene reclutato da Nick Fury per combattere, con Mysterio, contro gli Elementali.
Secondo il regista Jon Watts, confermato dietro la macchina da presa come il protagonista Tom Holland davanti, se nel precedente Spider-Man: Homecoming si raccontava di un Peter Parker che anelava all'età adulta e all'assunzione di responsabilità, qui si parla invece del rimpianto di una innocenza e di una giovinezza che stanno andando perdute.
Pur portando ancora il marchio della Sony/Columbia, i film di Spider-Man interpretati da Holland (il precedente Homecoming e questo Far From Home, oltre a un probabilissimo sequel che dovrebbe essere ambientato durante l'ultimo anno di liceo di Peter Parker) sono gli unici a far parte integrante dell'MCU. La Sony aveva provato in passato ad accedervi con The Amazing Spider-Man e The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro, i poco fortunati film di Marc Webb interpretati da Andrew Garfield e Emma Stone che avevano tentato un riavvio della serie dell'Arrampicamuri in grande stile dopo i film di Sam Raimi con Tobey Maguire, e che hanno invece dovuto lasciare il passo a questi nuovi titoli realizzati in collaborazione con Marvel Studios.
Nel film, oltre a Holland e al regista Watts, tornano Jon Favreau in quelli di Happy Morgan, Zendaya in quelli di MJ, e Marisa Tomei interprete di una giovane e sensuale zia May. Sempre nel cast, confermati anche Tony Revolori, Angourie Rice e Hemky Madera, così come Michael Gioacchino per quanto riguarda invece la colonna sonora.
New Entry nel mondo di Spider-Man e del Marvel Cinematic Universe tutto è invece Jake Gyllenhaal, che qui interpreta Misteryo, e che era andato vicino a diventare Peter Parker quando, ai tempi della riprese dello Spider-Man 2 di Raimi, Tobey Maguire era stato vittima di un incidente girando Seabiscuit che ne avevano messo in forse la possibilità di riprendere il ruolo.

 

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Italiano del Film:

Peter Parker / Spider-Man (Tom Holland): Dovunque mi giro, vedo la sua faccia! Mi manca moltissimo!
Happy Hogan (Jon Favreau): Sì, anche a me! Tony non avrebbe fatto quello che ha fatto, senza la certezza che tu avresti continuato dopo la sua morte!

Poliziotto (Tuwaine Barrett): Quindi tu sarai il prossimo Iron Man?!
Peter Parker / Spider-Man: Non ho tempo, sono troppo occupato a fare il vostro lavoro!
Poliziotto: Cosa?!
Peter Parker / Spider-Man: Scherzavo, scherzavo! Siete fantastici, continuate così, perché io vado in vacanza!
Nick Fury (Samuel L. Jackson): C'è un lavoro da fare e tu verrai con noi!
Peter Parker / Spider-Man: Deve esserci qualcun altro da chiamare, per esempio Thor?!
Nick Fury: Fuori portata!
Peter Parker / Spider-Man: Captain Marvel?!
Maria Hill (Cobie Smulders): Indisponibile!
Peter Parker / Spider-Man: Io sono solo un amichevole Spider-Man di quartiere!
Nick Fury: Ma per favore! Sei stato nello spazio!

Peter Parker / Spider-Man: Al mondo occorre un altro Iron Man!

 
 
 

Gli ultimi zar, la nuova serie di Netflix che racconta la fine dei Romanov da it.rbth.com

Post n°15225 pubblicato il 11 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

08 LUG 2019

 

Adrian J. McDowall/Netflix, 2019; Getty Images
In onda da inizio luglio, il nuovo docu-drama ripercorre la storia della casa reale che ha governato la Russia per trecento anni. Abbiamo messo a confronto gli attori con i personaggi reali per capire quanto si assomigliano
Zar Nikolaj II - Robert Jack

Nicola II, l’ultimo zar della dinastia Romanov, interpretato dall’attore Robert Jack, è rappresentato nella serie tv come un uomo di buona volontà ma troppo insicuro e poco carismatico per guidare il paese. 

A proposito, lo sapete che il tatuaggio sul braccio che si intravede in una delle scene del primo episodio non è affatto casuale? Così come vi avevamo raccontato in questa intervista immaginaria fatta allo zar, basata su parole sue, tratte dai suoi diari, da note e lettere, Nicola II aveva davvero un tatuaggio! Scoprite l’origine di quel suo curioso tattoo nel nostro pezzo.  

Zarina Aleksandra - Susanna Herbert 

Moglie e madre amorevole, è raffigurata nella serie tv come una donna nervosa, che lotta fino alla fine per proteggere i propri figli, esattamente come nella realtà.

Grigorij Rasputin - Ben Cartwright 

Rasputin, una delle figure più misteriose e controverse della storia russa, è interpretato da Ben Cartwhright. L’impressione che ne deriva è che il personaggio sia ritratto in una forma forse un po’ troppo brutale; tuttavia l’attore sembra capace di incarnare molto bene il profondo carisma di Rasputin. 

Dopo aver vagato per monasteri e conventi in giro per la Russia, Rasputin si guadagnò la reputazione di uomo saggio, guaritore e profeta. Lo zar e la sua famiglia iniziarono a fidarsi di lui in modo incondizionato. Scoprite la sua storia cliccando qui.  

Il principe Aleksej - Oskar Mowdy

È la figura forse più innocente e compassionevole fra i Romanov (sia nella serie tv, sia nella realtà). Affetto da una malattia incurabile, è interpretato da Oskar Mowdy e appare solo in due episodi. 

Pierre Gilliard - Oliver Dimsdale 

Monsieur Gilliard, docente svizzero dei bambini Romanov, sopravvissuto alla rivoluzione e interpretato dall’attore Oliver Dimsdale, è la voce narrante della serie tv.

Nella rappresentazione cinematografica, Gilliard appare come un uomo profondamente terrorizzato da ciò che ha visto... il che, probabilmente, sarà anche vero. 

Granduca Sergej Aleksandrovich - Gavin Mitchell 

La serie tv mostra Sergej Romanov come un brutale autocrate, capace di avere un forte impatto sul giovane Nikolaj e sul suo carattere. È interpretato dall’attore Gavin Mitchell.

Pyotr Stolypin - Brian McCardie 

Considerato un riformatore coerente, nonché il più straordinario fra i ministri dello zar, Stolypin è interpretato da Brian McCardie. Nella realtà però era calvo e appariva molto più rude che nella serie. 

Yakov Yurovsky - Duncan Pow  

Duncan Pow interpreta Yurovsky, un bolscevico convinto, destinato ad avere un ruolo nefasto nel destino dei Romanov. Non esistono molte foto di quest'uomo, quindi è difficile dire se la rappresentazione cinematografica sia fedele alla realtà, eppure l’attore regala una performance convincente, mostrando un uomo severo, freddo e pronto a compiere il proprio dovere a ogni costo.

 
 
 

Peaky Blinders 5: rivelata la data della Premiere inglese da gogomagazine.it

Post n°15224 pubblicato il 11 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

L’attesa verso questa quinta stagione di Peaky Blinders è moltissima, e mentre vengono

pubblicate in rete dichiarazioni, curiosità e video a solleticare la fame dei fan di tutto il mondo, nuovi dettagli disegnano alcune certezze verso cui restiamo parzialmente esclusi…

 Peaky Blinders

Finalmente dopo parecchi mesi ecco che spunta all’orizzonte la data della premiere di Peaky Blinders 5. Il tutto verrà mostrato in un salone del municipio di Birmingham il 18 luglio, in seguito coloro che avranno accesso alla proiezione potranno porgere alcune domande al cast.

In base a quanto riportato da Esquire sembrerebbe che anche i più affezionati alla serie avranno la possibilità di assistere ad una premiere dell’episodio la notte stessaOvviamente fra i requisiti minimi bisogna avere un indirizzo postale a Birmingham, dato che la BBC sta eseguendo un ballottaggio dei biglietti disponibili per quella data.

In relazione a tutto questo ha parlato il creatore della serie Steven Knight, di recente, con quest’ultima:

“Birmingham è l’epicentro dello spettacolo e significa molto per me tornare qui anno dopo anno e iniziare la serie con il botto”.

“Quest’anno siamo al Town Hall, che è un luogo fantastico, con il numero di fan più grande che sia e mai stato in grado di vedere il programma prima, non vedo l’ora di vedere le reazioni di tutti in quella notte”.

Peaky Blinders ha messo in scena le vicissitudini che hanno visto l’omonima banda conquistare, a poco a poco, il potere. La loro storia, la loro strada si apre dai bassi fondi di Birmingham fino a raggiungere gli interni lussuosi che soltanto gli affari più pericolosi possono dare. Ovviamente questa serie parla anche di molto altro, racconta e approfondisce le dinamiche dei suoi protagonisti sempre sospesi su un filo sottile a metterne in dubbio l’umanità, generando un curioso contrasto tra un certo tipo di fragilità e una mostruosità senza eguali.

Vi ricordiamo che potete trovare Peaky Blinders, per intero, nel catalogo Netflix.

Fonte: Esquire.

 
 
 
 
 

I film occidentali sulla Russia e l’Urss? Una macchina di fake news da it.rbth.com

Post n°15222 pubblicato il 09 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

 

George Mendeluk/Roadside Attractions, 2017; Daniel Espinosa/Worldview Entertainment, 2015; Edward Zwick/Bedford Falls Productions, 2008
L’opera di demonizzazione attuata da Hollywood e da altre industrie cinematografiche è continua e spesso imbarazzante. Abbiamo guardato diverse pellicole e dato i voti da 1 (abbastanza fedele alla realtà) a 5 (bufala assoluta)

Guardando molti film di Hollywood o occidentali che affrontano la realtà russa (o sovietica), i russi sperimentano spesso dei veri momenti da mani nei capelli; di incredulità prossima alla disperazione. Le assurdità fino al nonsense e le bugie che vedono scorrere sullo schermo vanno davvero al di là dell’immaginabile.

Per descrivere questo insieme di invenzioni pazzesche, stereotipi bugiardi, rappresentazioni distorte, balle assurde c’è in russo un’espressione figurata: “kljukva”.

Merita un approfondimento. Il significato letterale della parola “kljukva” è “ossicocco” (o “mortella di palude”); una bacca dall’aspetto simile a un mirtillo rosso. Fin dalla fine dell’Ottocento è però attestata l’espressione idiomatica “razvèsistaja kljukva”; “ossicocco frondoso”, “ossicocco dalle ampie fronde”, usata per deridere il modo inaccurato con cui gli stranieri descrivevano (e descrivono) vari aspetti della realtà russa. La panzana è solenne perché l’ossicocco è una piantina che si alza da terra per due o tre centimetri, e quindi non può certo avere “lunghi rami” ed essere “frondoso”. Questo ironico ossimoro si è poi semplificato nel tempo, e ora basta dire anche solo “kljukva”, per esprimere con chiarezza il concetto che uno straniero l’ha sparata grossa sulla Russia. 

Abbiamo dunque valutato una serie di film occidentali, secondo la scala dell’“ossicocco”: una “kljukva” significa che hanno ancora qualche attinenza con la realtà, cinque “kljukva” che sono delle complete bufale; pellicole zeppe solo di fandonie.

“Child 44 - Il bambino n. 44” (2014)

L’ambientazione è l’Unione Sovietica degli anni Cinquanta. L’agente della polizia segreta Lev Demidov sta cercando un maniaco che ha già ucciso oltre 40 bambini (la storia prende in parte ispirazione dagli omicidi di Andrej Chikatilo, attivo però trent’anni dopo). Sorprendentemente, i suoi capi vogliono mettere a tacere i crimini, e l’indagine sta diventando pericolosa per lo stesso Lev.

L’unica cosa positiva di Child 44 (regia di Daniel Espinosa; produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Romania, Repubblica Ceca) è il cast d’eccellenza, in cui figurano Tom Hardy, Gary Oldman e Noomi Rapace, con gli attori che, nella versione originale, cercano in modo divertente di parlare inglese con accento russo. Per quanto riguarda tutto il resto, il film è piuttosto imbarazzante.

Il picco delle purghe staliniane, la cosiddetta “Ezhovshchina” (dal nome dello spietato capo dell’Nkvd, Nikolaj Ezhov) che l’Unione Sovietica visse nel 1937-1938, nel film viene spostato di peso negli anni Cinquanta, in un periodo invece relativamente tranquillo, e amplificato fino a proporzioni assurde. All’epoca di Stalin l’Urss non era certo un posto ideale, ma gli autori di “Child 44 - Il bambino n. 44” lo trasformano in un inferno in terra di cui fa le spese circa la metà della popolazione!

Ogni persona sovietica, secondo il film, è una vittima del sanguinario Mgb (che nel 1953 si sarebbe poi trasformato in Kgb). Nell’universo del film, metà della popolazione è composta da agenti di polizia e da loro informatori, mentre l’altra metà sono “nemici del popolo” destinati a fare una brutta fine.

I contadini innocenti vengono giustiziati nei cortili delle case (come monito per gli altri), i professori vengono picchiati nei corridoi dell’università senza alcuna punizione per i colpevoli, e persino gli stessi poliziotti si sparano a vicenda senza temere di essere sottoposti alla corte marziale.

La ciliegina sulla torta è la ragione assurda per cui l’apparato di sicurezza sovietico vuole mettere a tacere tutte le uccisioni. “Non ci sono omicidi nel paradiso socialista”, affermano gli ufficiali.

Child 44 è degno di tutti gli ossicocchi, in quanto totale mistificazione, che demonizza l’Unione Sovietica al massimo livello: sì, 5 “kljukva”.

 

“Defiance - I giorni del coraggio” (2008)

Basato su eventi veri, il film racconta la storia dei fratelli ebrei Bielski, che durante la Shoah sono costretti a nascondersi nelle foreste della Bielorussia sovietica occupata dai nazisti. Lì organizzano una potente unità partigiana, che non solo uccide i tedeschi, ma cerca anche di salvare quanti più ebrei possibile.

“Defiance - I giorni del coraggio”, diretto da Edward Zwick, è probabilmente il film di Hollywood più plausibile sulla storia sovietica mai uscito. Descrive accuratamente i dettagli della vita contadina in Bielorussia, così come armi e uniformi. Vediamo rappresentazioni molto realistiche di soldati tedeschi, partigiani e persino di collaborazionisti bielorussi.

Il momento più notevole è quanto il film ritrae l’unità partigiana sovietica che è in contatto con i combattenti del gruppo Bielski. I sovietici non sono demoni mangiatori di bambini, come di solito vengono mostrati nei film occidentali. Sono veri patrioti che combattono ferocemente il nemico. La sera bevono, ma non si trasformano in un’orda frenetica e rimangono abbastanza sobri da respingere ogni possibile attacco. Alcuni di loro sono antisemiti, ma questo non contraddice la verità storica.

Quando il comandante dell’unità Viktor Panchenko si ritira e lascia i combattenti di Bielski senza supporto, non lo fa perché è un malvagio assoluto o un antisemita, ma a causa di necessità tattiche. Si rammarica di dover prendere questa decisione, ma semplicemente non può agire in altro modo.

“Defiance - I giorni del coraggio” ottiene una sola “kljukva”, essendo uno dei migliori esempi di come la storia sovietica dovrebbe essere mostrata al cinema.

“Il nemico alle porte” (2001)

Questo famoso film (diretto da Jean-Jacques Annaud; Paesi di produzione: Usa, Regno Unito, Germania, Irlanda, Francia) è il principale responsabile di vari falsi miti sull’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale. “Il nemico alle porte” segue la vita del famoso cecchino Vasilij Zaitsev durante la Battaglia di Stalingrado.

Tuttavia, è difficile dire che questo film sia “basato su eventi veri”. Pieno di assurdità e bugie, mostra l’esercito sovietico come un branco di bestiame, con commissari politici demoniaci.

I soldati sovietici corrono verso le mitragliatrici tedesche letteralmente a mani nude, con un fucile ogni tre persone. Dietro di loro, i commilitoni delle truppe “anti-ritirata” li colpiscono alle spalle.

Se la realtà fosse tale, i sovietici non avrebbero mai vinto la Seconda guerra mondiale. In realtà, l’industria sovietica funzionò in modo così efficace che le truppe furono inondate di armi. Le truppe “anti-ritirata”, a loro volta, operavano principalmente nelle retrovie, catturando sabotatori e disertori, e non sparavano certo nella schiena a chi attaccava al fronte. Se necessario, combattevano poi il nemico come truppe regolari.

E, naturalmente, un film del genere non poteva fare a meno di scene di soldati sovietici ubriachi che danzano attorno a un falò. “Il nemico alle porte” si merita cinque “kljukva”.

 

“Raccolto amaro” (2017)

Il film canadese “Raccolto amaro” (regia di George Mendeluk) rappresenta l’Ucraina sovietica degli anni Trenta. Secondo il film, Stalin avrebbe pilotato una carestia forzata per distruggere il popolo ucraino; la grande carestia nota agli storici come “Holodomor”. Gli ucraini affrontano la minaccia mortale dalle truppe sovietiche in arrivo, che requisiscono tutte le scorte di cibo e giustiziano coloro che si oppongono.

Ad oggi, il tema dell’Holodomor rimane molto dibattuto e doloroso. L’Ucraina, sostenuta dall’Occidente, vede la grande carestia del 1932-1933 come un genocidio del popolo ucraino da parte della leadership sovietica. I fatti storici, tuttavia, dicono che la carestia colpì non solo l’Ucraina, ma anche gran parte della Russia sovietica. Causata dalla politica agricola inetta dei comunisti, la carestia non era diretta “etnicamente” contro gli ucraini.

Nei primissimi fotogrammi del film, vediamo un forte contrasto: ucraini felici e radiosi da una parte e bolscevichi russi oscuri e feroci dall’altra. Questa giustapposizione di buoni e cattivi dura fino ai titoli di coda.

“Raccolto amaro” ritrae il popolo ucraino come l’antitesi dell’orda sovietica, dimenticando che gli ucraini erano la seconda più grande e importante nazione dell’Urss, una componente inseparabile della società sovietica.

Se la realtà fosse come raffigurata nel film, milioni di ucraini non si sarebbero mai ribellati contro i nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Il film ottiene quattro “kljukva”.

***
“Morto Stalin, se ne fa un altro” (2017)

Questa commedia britannica del regista scozzese Armando Iannucci ha provocato un enorme scandalo in Russia. Di conseguenza, il film, che racconta la lotta politica in Urss per la successione a Stalin, è stato definito “una derisione offensiva del passato sovietico” e vietato nei cinema russi

È persino difficile giudicare se “Morto Stalin, se ne fa un altro” sia una panzana completa. Il fatto è che il film è, prima di tutto, un’enorme farsa. Le figure storiche qui hanno poco in comune con i personaggi reali e sono mostrate in modo estremamente satirico e grottesco, con tanto di Steve Buscemi a interpretare Nikita Khrushchev.

Quindi diamo al film una valutazione media, di tre “kljukva”.

“K-19” (2002)

Basato su una storia vera, “K-19” racconta l’eroismo di un gruppo di marinai sovietici che nel 1961 impedì una catastrofe nucleare su un sottomarino a propulsione nucleare, sacrificando la vita o la propria salute.

Durante la pre-produzione del film, gli autori avevano avuto lunghe consultazioni con i marinai del sottomarino K-19 sopravvissuti. Quando i marinai videro la prima sceneggiatura, rimasero però scioccati: l’equipaggio dei sottomarini sovietici era mostrato come un gruppo di barbari ubriachi che metteva le mani su uno strumento simile a un sottomarino nucleare senza la minima idea di come usarlo.

“Gli ufficiali picchiavano i loro subordinati e rubavano le arance. Uno di loro si sedeva sul reattore nucleare bevendo vodka. Tutti i marinai dicevano completamente parolacce”, così il tecnico elettricista Boris Kuzmin ha ricordato la sceneggiatura originale. 

Indignati, i marinai scrissero una lettera collettiva alla regista (Kathryn Bigelow) e agli attori, che fu presa in considerazione. Oltre il 90% della sceneggiatura venne riscritta.

Sebbene restino alcuni momenti ingenui e assurdi, la versione finale di “K-19” è un film totalmente diverso, generalmente approvato dai veterani del sottomarino sovietico.

Harrison Ford ha centrato il ruolo del capitano sovietico al 100%. Ha davvero scioccato i marinai, ricordando loro il vero comandante. “Guardandolo, ho persino dovuto prendere le medicine per il cuore”, ha detto l’ufficiale Jurij Mukhin. 

Uno dei migliori tentativi occidentali di rappresentare la storia sovietica (grazie all’intervento di pesante riscrittura imposto dai marinai) questa coproduzione Regno Unito, Usa, Germania si ferma a 2 “kljukva”.

 

“Chernobyl” (2019)

Questa miniserie televisiva britannico-americana, creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck, ripercorre la cronologia del più famoso disastro nucleare della storia.

“Chernobyl” è un dramma forte, concentrato sulla tragedia della gente comune, che all’inizio non si rende nemmeno conto dell’incubo con cui ha a che fare.

L’adeguata rappresentazione di luoghi, edifici, mezzi di trasporto e persino dei più piccoli dettagli, come le uniformi dei pompieri sovietici e i fazzoletti rossi dei Pionieri, rendono la serie un successo. In Italia, andrà in onda dal 10 giugno 2019 su Sky Atlantic. Diamo a “Chernobyl” solo una “kljukva” perché è una serie davvero ben fatta.

 
 
 

Oliver Stone a Taormina per presentare Revealing Ukraine in prima visione mondiale da sputnik

Post n°15221 pubblicato il 09 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

15:52 05.07.2019(aggiornato 15:59 05.07.2019)
Clara Statello

Presentato "Reaveling Ukraine", il documentario che tratta dell'ingerenza dell'amministrazione Obama e del magnate George Soros sulla crisi Ucraina, utilizzata dagli Usa per far pressione sulla Russia e su come questo potrebbe portare a una escalation di guerra.

Proiettato al Taormina Film Fest, in anteprima mondiale, Reaveling Ukraine, il documentario di Igor Lopatonok, prodotto da Oliver Stone, che tratta dell'ingerenza dell'amministrazione Obama e del magnate George Soros sulla crisi Ucraina, utilizzata dagli Usa per far pressione sulla Russia e su come questo potrebbe portare a una escalation di guerra. Alla prima erano presenti in aula sia il regista che Oliver Stone.

E' la seconda volta che Lopatonok presenta un documentario sull'Ucraina al festival di Taormina. Già nel 2016 era stato proiettato Ukraine on Fire. Lopatonok, nel suo breve incontro con la stampa, avvenuto a fine proiezione, ha dichiarato che nella sua opera cerca di raccontare al mondo cosa sta succedendo in Ucraina. Il suo lavoro di indagine, quindi,  non si conclude con questo documentario, ma già sta effettuando le riprese della prossima opera. 

Oliver Stone alla prima di Revealing Ukraine
© SPUTNIK . CLARA STATELLO
Oliver Stone alla prima di "Revealing Ukraine"

Sembra simbolico che l`anteprima sia stata proiettata a Taormina proprio il giorno della visita del presidente russo Vladimir Putin a Roma, dove ha parlanto con il suo omologo italiano e i vertici di stato su importanti agende internazionali e il partenariato prioritario di Italia e Russia

Durante l'incontro con la stampa Sputnik Italia ha rivolto una breve intervista a Igor Lopatonok.

- Nel documentario si è parlato di George Soros che destabilizza stati, provocando guerre civili, mentre in Europa finanzia società filantrope e in difesa dei diritti civili. Qual è il suo obiettivo?

- George Soros vuole cambiare il mondo. Lui crede di cambiare il mondo in meglio.E usa tutto ogni mezzo a sua disposizione. Ha enormi fondi che investe nei "regime change", perché crede di sapere chi deve governare meglio delle persone che eleggono i propri governanti.

Io sono contro George Soros, perché non è stato eletto da nessuno. Nessuno in Ucraina ha eletto George Soros, nessuno negli Stati Uniti ha eletto George Soros. Lui prende le decisioni e usa i suoi seguaci e milioni di dollari, centinaia di milioni di dollari, per buttare giù governi e far nascere nuovi regimi in tutto il mondo.

Ciò non è filantropico. Questo è male.

- Tra poco scadrà il trattato INF, contro l'utilizzo di armi a media gittata. Cosa succerà? Ci sarà una nuova guerra fredda, una corsa al riarmo, una escalation bellica?

- Una nuova guerra fredda è già in corso. Noi viviamo nell'era della guerra fredda 2.0. Fortunatamente i leader delle superpotenze sono responsabili. Io credo nel senso di responsabilità dei nostri leader. Nonostante il clamore mediatico e le fake news usati contro di loro, si tratta di persone responsabili.

 
 
 

Sputnik non viene ammessa alla conferenza sulla libertà dei media a Londra da sputnik

Post n°15220 pubblicato il 09 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Journalists in the media center

17:51 06.07.2019(aggiornato 18:00 06.07.2019)

Gli organizzatori della Global Conference on Press Freedom (Conferenza globale per la libertà dei media), che si terrà a Londra il 10 e 11 luglio, hanno rifiutato di accreditare l'agenzia Sputnik senza spiegarne il motivo.

"Grazie per il vostro interesse alla copertura mediatica della Global Conference on Press Freedom. Putroppo la vostra richiesta di accredito non può essere soddisfatta a causa per il seguente motivo: raccomandazione di Jenny", recita la lettera di risposta della direzione organizzativa.

Alla domanda su cosa significa “raccomandazione di Jenny”, gli organizzatori hanno risposto di aver inoltrato la richiesta a chi di competenza e che seguirà una risposta. Il corrispondente Sputnik ha anche contattato telefonicamente gli organizzatori per avere chiarimenti, senza tuttavia riceverne. È stata inoltre inviata una richiesta formale sulla motivazione del rigetto della richiesta di accredito, ma non è ancora giunta una risposta.

In precedenza, Margarita Simonyan, redattrice capo di Sputnik e Rossiya Segodnya ha fatto sapere che neppure la sua testata è stata accreditata alla conferenza londinese. Stavolta la giustificazione è che non ci sono più posti disponibili.

L'ambasciata russa a Londra ha dichiarato che considera tale decisione una discriminazione da parte del ministero degli Esteri britannico.

 
 
 

Toy Story 4 fa sua la domenica, Annabelle 3 è il miglior film del weekend

Post n°15219 pubblicato il 08 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Incassi in netta crescita rispetto all'anno scorso: questo weekend fa segnare un ottimo +77% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre il miglioramento su base annua è quasi del 6%. Le cose dovrebbero migliorare ancora con l'arrivo in sala di Spider-Man: Far from home, ultima grande release di questa stagione, in arrivo dopodomani. Il weekend lo vince Annabelle 3, nonostante il colpo di reni di Toy Story 4 (guarda la video recensione) che ottiene la vittoria parziale nella giornata di domenica. L'horror incassa 1 milione e spicci, mentre il film Pixar si ferma a 922mila euro. Annabelle 3 arriva a 1,4 milioni complessivi, Toy Story 4 a 3,6 (dato oggettivamente deludente, visto il peso del franchise). Sul podio del weekend sale Avengers: Endgame (guarda la video recensione), che passa i 30 milioni di euro, grazie ai 297mila euro del fine settimane, un dato clamoroso. Il film però resta ancora dietro a Bohemian Rhapsody (guarda la video recensione) quanto a presenza complessive (deve recuperare 66mila biglietti, oramai impossibile), anche se va ricordato che il biopic potè sfruttare i CinemaDays.Sostanzialmente irrilevanti gli altri incassi: Restiamo amici chiude con 177mila euro, Pets 2 - Vita da animali (guarda la video recensione) arriva a 3,2 milioni, Nureyev (guarda la video recensione) a 488mila, Aladdin (guarda la video recensione) non è ancora riuscito a passare i 15 milioni (per soli 11mila euro), Arrivederci professore (guarda la video recensione) è a 1,2 milioni, mentre Escape Plan 3 apre con 98mila euro. ? Spider-Man: Far from Homenegli USA incassa 185 milioni di dollari e fa segnare il miglior dato di sempre per un film con un day one al martedì. Il weekend vero e proprio si chiude con 93,6 milioni di dollari, molto al di sopra delle attese: gli americani (e il mondo intero, come vedremo a breve) hanno ancora voglia di eroi Marvel. 

Gran partenza per Midsommar, che fa segnare la migliore apertura per un film indie del 2019 con 6,5 milioni di dollari, dato che però non gli permette di entrare nella top five. Ottimi dati arrivano per Toy Story 4, che chiude con 34,3 milioni e 306 milioni complessivi, Yesterday (guarda la video recensione), che sale addirittura sul podio con 10,7 milioni, e un totale di 36,8 (è costato solo 26 milioni e diventerà la commedia dell'estate), Annabelle 3, che incassa altri 9,7 milioni e supera i 50 milioni e Aladdin che chiude il weekend con 7,6 milioni e 320 milioni complessivi. Insomma, il weekend del Giorno dell'Indipendenza è stato un trionfo. 

Avengers: Endgame è rimasto in top ten con 3,1 milioni e un totale di 847 milioni: il film ha superato anche Il ritorno dello Jedi e chiude così la sua corsa americana al 16esimo posto della classifica all time. Avatar resta 15esimo con 876 milioni, oramai irraggiungibile (ma chi lo sa, magari Endgame potrebbe essere rimandato in sala anche nei prossimi anni). La prossima settimana sarà "defatigante", con due uscite di medio impatto, Crawl e Stuber, in attesa degli ultimi due megabotti dell'Estate Americana: Il Re Leone e Once Upon a... Time in Hollywood (guarda la video recensione). 

A livello mondiale Spider-Man: Far From Home fa il suo fragoroso ingresso nella top ten assoluta del 2019 con la bellezza di 580 milioni di dollari e punta dritto al secondo posto assoluto dietro Endgame. Gran passi avanti anche per Aladdin, che arriva a 921 milioni e potrebbe superare il miliardo grazie al continuo boom giapponese e per Toy Story 4 che tocca quota 649 milioni di dollari e dovrebbe chiudere con circa 800 milioni (200 in meno del terzo). 

 
 
 

Nastri d'argento 2019, sbanca 'Il Traditore' di Bellocchio

Post n°15218 pubblicato il 04 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Sette nastri al film su Tommaso Buscetta. Favino miglior attore protagonista

HP

Alla 73/ma edizione dei Nastri d’argento 2019 sbanca Il traditore. Stravince infatti il film di Marco Bellocchio con sette riconoscimenti: miglior film, regia, sceneggiatura, montaggio, colonna sonora, attore protagonista (Pierfrancesco Favino) e ‘non protagonisti’ Luigi Lo Cascio e Fabrizio Ferracane.
Tra gli attori il voto dei giornalisti ha premiato poi Anna Foglietta (attrice protagonista per Un giorno all’improvviso), Marina Confalone (‘non protagonistà per Il vizio della speranza) e Paola Cortellesi (migliore attrice di commedia per Ma cosa ci dice il cervello).
Ancora, a Stefano Fresi (C’è tempo, L’uomo che comprò la luna, Ma cosa ci dice il cervello) doppio premio con il Nastro per il miglior attore di commedia e il ‘Nino Manfredi che sarà consegnato stasera dalla moglie di Nino, Erminia e dalla nipote Sarah Masten. E sempre per quanto riguarda la commedia, come già anticipato ieri, film vincitore è risultato Bangla del giovanissimo esordiente Phaim Bhuyian.
Sul palcoscenico del Teatro Antico torna poi - dopo il premio di un anno fa, per la migliore canzone - Serena Rossi, Nastro speciale per Io sono Mia.
E la canzone è protagonista con il Nastro andato ad Enzo Avitabile (Il vizio della speranza) e con quello speciale ottenuto dalla voce di Noemi (Domani è un altro giorno).
Tra le curiosità di questa edizione: il riconoscimento al miglior ‘cameo’ dell’anno assegnato ad Adriano Panatta nella parte di se stesso ne La profezia dell’armadillo; il Premio Speciale per Dafne di Federico Bondi, prodotto da Vivo Film con Rai Cinema e la collaborazione di Istituto Luce Cinecittà e, infine, omaggio dei Nastri ai primi trent’anni di Fandango.
A Stefano Sollima, poi va il Premio Hamilton Behind the camera- Nastri d’Argento per il debutto internazionale con Soldado.
Tra i premi già assegnati ricordiamo: i ‘Biraghi’ per gli esordienti: Chiara Martegiani (Ride), Pietro Castellitto (La Profezia dell’Armadillo) e Giampiero de Concilio (Un Giorno all’Improvviso) e Benedetta Porcaroli lo riceve per Tutte le mie notti.
Per il talento giovane, alla quarta edizione il ‘Premio Graziella Bonacchi’ è andato alla giovane protagonista di Ricordi? Linda Caridi; Premio Nastri SIAE per la giovane sceneggiatura a Giulia Steigerwalt (Croce e delizia, Il Campione) e ancora il Nuovo Imaie-Nastri d’Argento per il doppiaggio ad Angelo Maggi (John C. Reilly) e Simone Mori (Steve Coogan) nel film Stanlio e Ollio di John S. Baird (Lucky Red).
I Nastri d’argento verranno consegnati stasera al Teatro Antico di Taormina, in una serata prodotta dal Sngci che andrà in onda in differita, su Rai1 in seconda serata lunedì 8 Luglio.
La serata sarà condotta da Anna Ferzetti con la regia di Marco Brigliadori e replicata poi nel mondo da Rai Italia.

 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°15217 pubblicato il 04 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

 
 
 

X-Men - Dark Phoenix

Post n°15216 pubblicato il 04 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Siamo nel 1992, gli X-Men grazie alle scelte del professor X di usare i suoi studenti per aiutare gli umani riescono a vivere tranquilli, ben consci che basterebbe un incidente per ritornare alla caccia alle streghe contro i mutanti. Lo stesso Magneto è in un'isola datagli dal governo con i suoi seguagi in tranquillità. Il tutto cambia in una missione di salvataggio di un equipaggio intrappolato in una navicella nell'orbita terrestre. La squadra composta da Ciclope, Jean Grey, Nightcrawler, Storm e Quicksilver accetta di rischiare la vita nonostante Mystica avverta del pericolo e la stessa sembra sempre più sofferente per le scelte di Xavier. Jean nel tentativo di tenere unita la nave che sta andando in pezzi e permettere di salvare anche il comandante rimane indietro e finisce investita da un'energia aliena. Miracolosamente la assorbe e sopravvive, ma scoprirà di aver fatto proprio un potere spaventoso. Inizia la trasformazione nella fenice, l'essere più potente di tutta la galassia.

Questo film sarà l'ultimo della vecchia gestione, da adesso in poi ogni film del franchising X-men sarà legato totalmente alla Disney. Nessuno può credere che le pecche del film siano state fatte apposta dalla fox, ma è chiaro che se già con Apocalypse si era toccato il fondo, con la sensazione che non ci fosse molto altro da dire; quindi si è esagerato.

Il personaggio della fenice nera è sviluppato in maniera non adeguata e così tutta la mitologia costruita dai fumetti sulla forza della stessa è ridotta a una fumosa energia aliena in cerca di un ospite. La potenza distruttrice della fenice si sperava venisse raccontata in un capitolo degno del nome.

A livello narrativo molti sono molti i particolari che sembrano rimandare al terzo capitolo della saga originale (X-men conflitto finale), e di conseguenza sembra ereditare anche il livello abbastanza basso del film. Quello che non sorprende più ormai è la mancanza di coerenza narrativa nei vari episodi.

Il film contiene un buco nella trama tale da inficiare tutto il terzo atto di X-men apocalypse. In questo infatti di fronte alla minaccia di Apocalisse, Xavier incoraggia Jean a liberare i propri poteri psichici per sconfiggere il villain. L'energia si manifesta intorno a Jean come effetto della Fenice (come si può leggere in qualsiasi recensione del fumetto ultimate-X-Men e del precedente capitolo: X-Men - Apocalisse si ispira alla rilettura moderna di Robert Kirkman della Saga della Fenice in Ultimate X-Men. In questo arco narrativo Jean comincia a sperimentare terrificanti visioni del mondo in fiamme e i suoi poteri si espandono in maniera incredibile. Gli altri X-Men scoprono la verità quando vengono avvicinati da un culto religioso che rivela loro il ruolo di Jean come custode dell'antico Forza cosmica della Fenice. La struttura genetica mutata alla nascita di Jean Grey ha favorito la connessione con la Forza della Fenice, rendendo i suoi poteri potenzialmente illimitati. L'arco narrativo termina con Jean unita alla Fenice nello scontro con Apocalisse).

In questo ultimo capitolo tutto viene ignorato e Jean Grey, 9 anni dopo non ha ancora sviluppato quei poteri che sono favoriti da altro, da un incidente.

Venendo a Sophie Turner poco da dire. Buca lo schermo, catturando lo spettatore in tutta la storia. Interpreta in maniera intensa e drammatica il ruolo di Jean Grey che sprofonda nel senso di colpa per la malvagità che emana portandola a diventare il pericolo numero uno per tutti. Una Jean che ha a poco a che vedere con il personaggio dei fumetti però...

Ancora più riuscito il personaggio interpretato da Jessica Chastain splendida nel ruolo della gelida e terribile villain Lilandra, che vuole per se i poteri della fenice.

Le musiche di Hanz Zimmer riescono ad avere un certo impatto sulle scene drammatiche e aiutano nella riuscita di queste. Scene con atmosfere angoscianti e poco violente che difficilmente verranno capite.

Come dicevo all'inizio è la fine della gestione Fox con questo quarto capitolo della seconda trilogia, voluto fortemente da Simon Kinberg. L'acquisizione della 20th Century Fox da parte della Disney aprirà finalmente il mondo degli X-Men al Marvel Cinematic Universe, cioè agli Avengers e sappiamo cosa significherà...

Voto finale: 2+/5

Regista: Simon Kinberg
Anno: 2019
Paese: USA
Durata: 120 min
X-Men: Dark Phoenix è un film di genere azione, avventura, fantascienza del 2019, diretto da Simon Kinberg, con Jennifer Lawrence e Sophie Turner. Uscita al cinema il 06 giugno 2019. Durata 120 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.
Data di uscita:06 giugno 2019
Genere:Azione, Avventura, Fantascienza
Anno:2019
Paese:USA
Durata:120 min
Formato:2D e 3D
Distribuzione:20th Century Fox
Sceneggiatura:Simon Kinberg
Fotografia:Mauro Fiore
Montaggio:Lee Smith
Musiche:Hans Zimmer
Produzione:20th Century Fox Film Corporation, Bad Hat Harry Productions, Donners' 
TRAMA X-MEN: DARK PHOENIX:

In X-Men: Dark Phoenix, la telepate Jean Grey sviluppa incredibili poteri psichici che corrompono la sua mente, trasformandola nella terribile Fenice Nera.
Gli allenamenti tra le pareti della Scuola per Giovani Dotati di Charles Xavier (James McAvoy), sotto la supervisione del brillante professor Bestia (Nicholas Hoult), hanno dato i loro frutti: i giovani mutanti che hanno combattuto e sconfitto Apocalisse non sono più l’indisciplinata classe di un tempo, ma un collaudato team di supereroi conosciuti come X-Men. Il dottor Xavier li incoraggia a usare i poteri per compiere gesta eroiche e sensazionali, ma nemmeno il telepate più potente del mondo può capire ciò che passa nella testa di un adolescente. Così, quando durante una missione nello spazio, un inspiegabile incidente rafforza i poteri di Jean Grey (Sophie Turner), l'avventato preside deve affrontare con saggezza le disastrose conseguenze dell'accaduto. La dolce Jean perde gradualmente il controllo di se stessa, compie gesti impulsivi e irrazionali che mettono in pericolo l’incolumità dei suoi compagni e dell'intera umanità. Nel frattempo un alieno mutaforma (Jessica Chastain), intenzionato a sfruttare la situazione a suo vantaggio, cerca di irretire la spaurita mutante e convincerla ad assumere l’identità di Fenice.
Gli X-men alle prime armi, Ciclope (Tye Sheridan), Tempesta (Alexandra Shipp), Nightcrawler (Kodi Smit-McPhee) e Quicksilver (Evan Peters) uniscono le forze con l’indomita Mystica (Jennifer Lawrence) e l’imprevedibile Magneto, ora a capo di un gruppo di mutanti dell’isola di Ganosha, per salvare la vita della loro amica.

PANORAMICA SU X-MEN: DARK PHOENIX:

 

X-Men: Dark Phoenix si ispira direttamente alla linea narrativa del Marvel Comic Universe nota come "The Dark Phoenix Saga" che ruota intorno al personaggio di Jean Grey e alla Fenice. Phoenix, ossia la Fenice, è apparsa nei fumetti per la prima volta nel 1976 ed è un'entità cosmica esistente da sempre nell'universo che sceglie di volta in volta una specie vivente da possedere. Sempre negli albi, Jean Grey è il primo personaggio a "ospitare" la Fenice, cosa che ne aumenta enormemente le capacità di telepatia e telecinesi in concomitanza però con la perdita di coscienza.

Nel finale di X-Men 2 del 2003, gli autori lasciano presumere che il sacrificio di Jean Grey (interpretata da Famke Janssen) e i poteri usati per salvare i suoi compagni siano dovuti alla Fenice. In X-Men - Conflitto finale del 2006 gli elementi della storia che richiamano la Dark Phoenix Saga sono maggiori, proprio per la doppia personalità che Jean Grey mostra nel film con il tentativo del Professor Xavier di reprimerla. Nel più recente X-Men: Apocalisse del 2016, ambientato negli anni 80, Jean Grey (interpretata da Sophie Turner) è incoraggiata da Xavier a usare tutto il suo potenziale per sconfiggere il nemico. Quando lo fa, intorno a lei si crea un'aura di fuoco che richiama la forma di della Fenice.

La storia di X-Men: Dark Phoenix si ambienta una decina di anni dopo gli eventi di X-Men: Apocalisse, negli anni 90, e finalmente si focalizza sull'alter ego di Jean Grey. Simon Kinberg che esordisce alla regia con questo film, è da sempre co-produttore dei film sugli X-Men e co-sceneggiatore di alcuni episodi. L'idea della Fenice era stata presa in considerazione per X-Men 2 ma, in un momento in cui i supereroi al cinema non erano così di moda, si è pensato che fosse troppo presto per far prendere alla storia una deriva "cosmica". I tempi ora sono maturi anche grazie ai supereroi dei film Disney/Marvel che hanno creato una solidissima schiera di fan, senza contare che ormai anche gli X-Men e Deadpool da Fox/Marvel sono diventati di proprietà Disney. Dopo questo film potrebbe dunque esserci un reboot della saga.

 

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Italiano del Film:

Professor Xavier (James McAvoy): Signore e signori della NASA, sono Charles Xavier, soccorsi in arrivo!

Quicksilver (Evan Peters): Facciamo missioni spaziali ora?! Figo!

Mystica (Jennifer Lawrence): Prendiamo gli astronauti e li riportiamo a casa, forza!
Bestia (Nicholas Hoult): Segnale termico in rapido aumento!
Mystica: Andiamo via di qui!
Ciclope (Tye Sheridan): Dov'è Jean? Dov'è lei? Jean!

Ciclope: Sai come ti chiamano i ragazzi?! Fenice!

Jean Grey (Sophie Turner): Qualcosa sta cambiando in me! Quando perdo il controllo capitano cose brutte, ma è una bella sensazione!

Lilandra (Jessica Chastain): Quel potere ha distrutti tutto ciò con cui esso è venuto in contatto...prima di te. Gli X-Men hanno paura di te e chi ha paura vuole distruggere!

Professor Xavier: Lei ci ucciderà tutti!

Bestia: Non è più Jean!

Jean Grey Vuoi minacciarmi?
Magneto (Michael Fassbender): Esatto!
Jean Grey: Sarebbe una pessima idea!

 
 
 
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Ladridicinema

 
 

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