CINEMA PARADISO

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Sergio e Sergei - Il Professore e il Cosmonauta

Post n°14496 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Sergio e Sergei - Il Professore e il Cosmonauta

Post n°14495 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

Titolo originale: Sergio and Sergei

Sergio e Sergei - Il Professore e il Cosmonauta è un film di genere commedia del 2017, diretto da Ernesto Daranas, con Tomás Cao e Héctor Noas. Uscita al cinema il 24 maggio 2018. Durata 93 minuti. Distribuito da Officine UBU.

Poster

Il regista di Condotta, Ernesto Daranas, torna dietro la macchina da presa per Sergio e Sergei, la storia di un'amicizia surreale, che trae ispirazione dall'incredibile storia vera di Sergei Krikalev, un cosmonauta partito dall'Unione Sovietica nel 18 maggio del 1991 alla volta della stazione orbitante Mir, che ritornò sulla terra il 25 marzo del 1992 trovando un nuovo Paese e una nuova bandiera.

Al termine della Guerra Fredda e dopo il crollo dell'URSS, le vite di due uomini separati da chilometri di distanza si incrociano inaspettatamente. Sergei (Héctor Noas), l'ultimo cosmonauta sovietico, è bloccato sulla stazione spaziale MIR, lontano dal suo paese e dalla sua famiglia. Nello stesso momento, in una Cuba politicamente dissestata, Sergio (Tomás Cao), professore di filosofia marxista e radioamatore, cerca di sopravvivere alla crisi producendo clandestinamente sigari e rum insieme all'anziana madre, mentre aiuta l'amico americano Peter(Ron Perlman) a scoprire come i vari governi Americani hanno manipolato il programma spaziale Apollo per i propri fini propagandistici.
Per un fortunato scherzo del destino, un giorno Sergio si mette in contatto radio con la Mir, facendo immediatamente amicizia con Sergei. Quando quest'ultimo si trova costretto a dover intraprendere una passeggiata nello spazio, per tentare di riparare i danni causati dall'impatto di un meteorite, Sergio escogita insieme a Peter un piano per riportarlo sulla Terra. Purtroppo non sa che Ramiro, fervente investigatore comunista, lo sta tenendo d'occhio da diverso tempo...

 


 
 
 

Rudy Valentino

Post n°14494 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

 è un film di genere commedia del 2017, diretto da Nico Cirasola, con Pietro Masotti e Tatiana Luter. Uscita al cinema il 24 maggio 2018. Durata 91 minuti. Distribuito da Mediterranea Film.

Poster

“Il mio Rudy rappresenta tutti i giovani che hanno un sogno da realizzare e, nonostante l'amore per la propria terra, sono costretti a lasciarla. Rodolfo Valentino con grande sacrificio, partendo da un piccolo paese della Puglia, riuscì in poco tempo a diventare la star più brillante di Hollywood, testimonial dello stile e dell'eleganza italiana". Nico Cirasola.

IL CAST DI RUDY VALENTINO:

 
 
 

La settima onda

Post n°14493 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

 è un film di genere drammatico del 2015, diretto da Massimo Bonetti, con Francesco Montanari e Valeria Solarino. Uscita al cinema il 24 maggio 2018. Durata 90 minuti. Distribuito da Ipnotica Produzioni.

Poster

Su un mirabile sfondo di mare cristallino, sole, terre brulle e profumi mediterranei, due uomini, due vite profondamente diverse tra loro sono destinate ad incontrarsi. Le loro storie si intrecciano in uno strano ma intenso legame, che semplicemente nasce e cresce, pur contaminato da sofferenze passate e presenti, sopite e mai lenite. E' la storia di Tanino, un giovane pescatore di un paese del Sud, appassionato e sognatore, provato quotidianamente da vicende famigliari e personali un po' sfortunate, che un giorno ha un incontro con qualcuno con cui, a poco a poco, scopre di avere in comune un insospettabile e quanto mai profondo amore per qualcosa che finisce per renderli molto simili nelle loro diversità.


 
 
 

Hotel Gagarin

Post n°14492 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

 è un film di genere commedia del 2018, diretto da Simone Spada, con Claudio Amendola e Luca Argentero. Uscita al cinema il 24 maggio 2018. Durata 93 minuti. Distribuito da Altre Storie.

Poster

Al suo debutto alla regia di un lungometraggio, in Hotel Gagarin, Simone Spada dirige Giuseppe BattistonClaudio AmendolaLuca ArgenteroBarbora Bobulova, Silvia D'Amico, Philippe Leroy e Caterina Shulha.
I protagonisti della sua storia sono cinque italiani squattrinati che, in cerca di successo, vengono convinti da un sedicente produttore a girare un film in Armenia. Purtroppo i loro sogni di gloria vengono infranti appena raggiungono il freddo e isolato Hotel Gagarin, quando scoppia una guerra e il produttore sparisce con tutti i soldi. Una situazione spiacevole e grottesca come questa si rivela, però, un'occasione di ritrovare la spensieratezza e la gioia perdute. Scegliendo di usare il cinema come motivo scatenante dell'intreccio narrativo e un gruppo di sventurati come eroi, Spada ricalca la commedia all'italiana di una volta con l'intento di far sorridere ed emozionare gli spettatori, racchiudendo il senso profondo dell'intero film e della vita stessa nella frase di Lev Tolstoj: "Se vuoi essere felice, comincia".


 
 
 

Solo - A star wars story

Post n°14491 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 
 
 

Solo: A Star Wars Story

Post n°14489 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

Solo: A Star Wars Story è un film di genere azione, fantascienza, avventura del 2018, diretto da Ron Howard, con Alden Ehrenreich e Woody Harrelson. Uscita al cinema il 23 maggio 2018. Durata 135 minuti. Distribuito da Walt Disney Pictures.

Poster

Solo: A Star Wars Story, il film diretto da Ron Howard, è il secondo spin-off della saga di Star Wars dedicato alle avventure di un giovane Han Solo, portato sullo schermo da Alden Ehrenreich.
Molti anni prima di incontrare Luke Skywalker e il Maestro Jedi Obi-Wan Kenobi nell'affollata Cantina di Mos Eisley, sul pianeta Tatooine, il cinico e scaltro contrabbandiere spaziale bazzicava già i locali più malfamati della galassia in compagnia del fedele wookiee, Chewbecca, e del suo mentore, un incallito criminale di nome Beckett, interpretato nel film dall'attore Woody Harrelson.
Gli insegnamenti del malvivente (ingannare, truffare e sgraffignare) forniscono ad Han gli strumenti per costruirsi da solo la propria fortuna: nel rischioso torneo di carte citato nella trilogia originale, il futuro pilota dell'Alleanza Ribelle la spunta sul famigerato giocatore d'azzardo Lando Calrissian (Donald Glover) sottraendogli l'adorato Millennium Falcon.

Curiosamente, il progetto dedicato a Solo fu uno dei primi che George Lucas propose alla produttrice Kathleen Kennedy quando le illustrò i suoi piani per le storie indipendenti di Star Wars. I due erano d'accordo sul fatto che Lawrence Kasdan, lo sceneggiatore degli episodi L'Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno dello Jedi, sarebbe stato la persona perfetta per scrivere il film.


Dopo l'acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney nell'ottobre del 2012, fu annunciata una serie di spin-off dedicata al mondo di Star Wars, con uscite alternate a quelle della serie "ammiraglia" (Episodi VII-VIII-IX). Per diverso tempo il contenuto degli spin-off è stato nebuloso. Anche dopo l'avvio del progetto di Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edwards, la prima di queste storie parallele, si continuava a vociferare di origin story di personaggi storici della saga, come Han Solo, Yoda o Boba Fett. Pare che su quest'ultimo stesse attivamente lavorando il regista Josh Trank, poi licenziato dalla Disney/Lucasfilm (forse anche a causa del tremendo risultato di Fantastic 4). Alla Lucas si è quindi deciso di avviare il progetto di Solo: A Star Wars Story, iniziando il difficile processo di casting (chi avrebbe sostituito Harrison Ford?) e di selezione del regista

Secondo delle voci, trovare il giovane Han Solo è stato paragonabile, in termini di fatica con provini estesi, alla scelta del Christian Grey di Cinquanta sfumature. In pole position per il ruolo c'erano Dave Franco, Miles Teller, Scott Eastwood, Logan Lerman, Ansel Elgort, Jack Reynor, Alden Ehrenreich, Taron Egerton, Blake Jenner, Emory Cohen e Jack O'Connell, tuttavia Ehrenreich, provinato per primo dai registi designati Phil Lord & Chris Miller, è stato giudicato da questi ultimi alla fin fine il più adatto. 
Lord & Miller erano reduci dai successi animati di Piovono polpette e Lego Movie, nonché dalla bilogia action-comica dal vero di 21 Jump Street e 22 Jump Street. Il loro coinvolgimento suggeriva una volontà di umorismo da parte dei vertici Lucasfilm, ma evidentemente la stessa presidente Kathleen Kennedy sottovalutava dove i due autori si sarebbero spinti. Il copione è scritto da Lawrence Kasdan e suo figlio Jon: Kasdan padre pone così la sua firma sulla saga di Star Wars per la quarta volta, dopo L'impero colpisce ancora, Il ritorno dello Jedi e Il risveglio della Forza. Stando a indiscrezioni, è stata proprio questa firma prestigiosa a far precipitare i rapporti tra i registi e la dirigenza, preoccupata che la sceneggiatura fosse interpretata dai registi come punto di partenza sul quale improvvisare in modo semilibero. Un approccio male accolto, al punto che Lord & Miller hanno abbandonato il progetto tre settimane prima della fine delle riprese, per divergenze creative. In totale emergenza, la Kennedy è riuscita a convincere Ron Howard a sedersi dietro alla macchina da presa in medias res. Ironia della sorte, Howard fu uno dei tre registi ai quali Lucas nella seconda metà degli anni Novanta offrì la regia di La minaccia fantasma: declinò, così come declinarono gli altri contattati, Steven Spielberg e Robert Zemeckis, spingendo George a occuparsene in prima persona. 
Howard ha invece questa volta con abnegazione deciso di salvare il destino di Solo nel giugno del 2017, a meno di un anno dall'uscita prevista nei cinema, spingendosi com'era prevedibile ben oltre il completamento delle riprese, pare rigirando l'80% delle scene già dirette da Lord & Miller, dei quali quindi ormai nel film finito sarà rimasto davvero poco (forse nulla). Ne ha fatto le spese anche Michael Kenneth Williams, che nella versione dei precedenti registi interpretava un alieno in performance capture: approfittando dell'indisponibilità di Williams per i reshoot, Howard ha modificato il personaggio in un umano, affidandolo a Paul Bettany. Sono rimasti invece stabili Woody Harrelson nei panni di Derrick, mentore di Han, e l'Emilia Clarke del Trono di Spade come protagonista femminile. Joonas Suotamo torna a nascondersi nel costume di Chewbacca, ormai nuovo attore per la bizzarra parte, mentre il compito di succedere a Billy Dee Williams nei panni di Lando Carlissian è spettato a Donald Glover. Coincidenza vuole che, a trent'anni di distanza, Howard abbia ritrovato sul set Warwick Davis, il Willow del suo film omonimo, prodotto proprio dalla Lucasfilm. 
Nonostante la colonna sonora sia firmata da John Powell, Sua Eccellenza John Williams ha accettato di comporre il tema musicale dedicato al protagonista.

 

Le riprese di Solo: A Star Wars Story si sono svolte principalmente presso i Pinewood Studios nel Regno Unito, oltre che in due location internazionali sulle Dolomiti e a Fuerteventura.

Lo scenografo Neil Lamont e il suo team hanno costruito numerosi set pratici, tra cui si distinguono soprattutto Corellia, il pianeta natale di Han, costruito per somigliare a una versione industriale di Venezia in stile Star Wars, e gli interni del set del Millennium Falcon. Ci sono voluti tre mesi per costruire quest'ultima scenografia, che è il più grande set di interni del Falcon mai costruito per un qualunque film di Star Wars.

Neal Scanlan, candidato a due Oscar grazie al lavoro svolto sulle creature di Star Wars: Gli Ultimi Jedi e Il Risveglio della Forza, si è occupato ancora una volta di popolare le ambientazioni di Solo con una straordinaria varietà di creature.

Solo: A Star Wars Story è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2018.

 

 

Dal Trailer Italiano Ufficiale del Film:

Qi'Ra (Emilia Clarke): Tu cerchi qualcosa...vendetta?! Soldi?! O qualcos'altro?!

Qi'Ra: Ti trovo bene, con degli spigoli da smussare...ma bene

Tobias Beckett (Woody Harrelson): So di un lavoro: un grosso gangster mette su un equipaggio!

Han Solo (Alden Ehrenreich): Sono un autista e sono un pilota. Era tanto che aspettavo un'occasione così!

Han Solo: Tu che ne dici?
Chewbacca (Joonas Suotamo) dice qualcosa
Han Solo: A-ah, ma che ne sai?!

Tobias Beckett: Sai di una nave?
Qi'Ra: Sì, conosco un tale, è il migliore dei contrabbandieri!

Han Solo: Ho sentito una storia su di te, mi domando se sia vera!
Lando Calrissian (Donald Glover): Qualunque cosa tu senta su di me, è vera

Lando Calrissian: L3! Lascia la faccia dell'uomo cattivo
L3-37 (Phoebe Waller-Bridge): Chi sono quelli?

Tobias Beckett: Se verrai con noi, farai questa vita per sempre!

Lando Calrissian: La cintura, mettila bellezza!

Tobias Beckett: Lascia che ti dia un consiglio: parti dal principio che ti tradiranno e non rimarrai mai deluso!

Han Solo: Da quando sai pilotare?
Chewbacca urla qualcosa
Han solo: Hai 190 anni?
Chewbacca ulula di nuovo
Han Solo: Complimenti!

L3-37: Sono felice di questo lavoro!

 


 
 
 

Kedi. La città dei gatti

Post n°14488 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

Titolo originale: Kedi

Kedi. La città dei gatti è un film di genere documentario del 2016, diretto da Ceyda Torun. Uscita al cinema il 22 maggio 2018. Durata 79 minuti. Distribuito da Wanted Cinema.

Poster
  • DATA USCITA: 22 maggio 2018
  • GENEREDocumentario
  • ANNO2016
  • REGIACeyda Torun
  • PAESE: Turchia, USA
  • DURATA79 Min
  • DISTRIBUZIONE: Wanted Cinema

A Istanbul, oltre agli abitanti, ci sono delle altre creature che popolano la città: i gatti di strada, che si aggirano liberi per la metropoli. Da migliaia di anni gironzolano entrando e uscendo dalle vite degli abitanti, diventando una componente essenziale delle tante comunità che rendono così ricca la città. Vivono tra due mondi, quello selvaggio e quello domestico, portando gioia e voglia di vivere nelle persone che scelgono di adottare. A Istanbul i gatti incarnano il caos e la cultura della città e questo incredibile documentario ne racconta le diverse anime attraverso di loro.



 
 
 

Wonderful Losers: A Different World

Post n°14487 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

Wonderful Losers: A Different World è un film di genere documentario del 2017, diretto da Arunas Matelis. Uscita al cinema il 21 maggio 2018. Durata 71 minuti. Distribuito da Stefilm, Movieday.

Poster
  • DATA USCITA: 21 maggio 2018
  • GENEREDocumentario
  • ANNO2017
  • REGIAArunas Matelis
  • PAESE: Lituania, Italia, Svizzera, Belgio
  • DURATA71 Min
  • DISTRIBUZIONE: Stefilm, Movieday

Per molti di noi quei ciclisti che non vincono e che non compaiono mai in televisione e sulle prime pagine dei giornali sono semplicemente dei perdenti. Sono i gregari, i “portatori d’acqua", i Sancho Panza del ciclismo professionistico. Wonderful Losers racconta la loro volontà smisurata, la loro devozione e la capacità di sopportare la fatica e il dolore per continuare la gara ad ogni costo e dare il personale contributo alla vittoria finale del loro capitano. Se cadono si rialzano e fanno di tutto per continuare la corsa: alzare bandiera bianca non è ammesso. In Wonderful Losers i nostri eroi non sono soli: il team dei medici, stipato in una piccola e claustrofobica automobile, accorre per prestare le prime cure, si lancia sull'asfalto a soccorrere chi è caduto o medica i feriti che, senza fermarsi, si agganciano ai finestrini dell'auto. Il lavoro dei medici ricorda quello di una guerra: sono sulla “linea di fuoco”, dove il ritiro non è un'opzione. I 21 giorni del Giro d'Italia sono il perfetto scenario per l'odissea dei gregari e dei loro angeli custodi, i medici di corsa.

 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°14486 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°14485 pubblicato il 24 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

 
 
 

LA STAMPA ITALIANA BUGIARDA E VILE

Post n°14484 pubblicato il 21 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

Giorgio Cremaschi

LA STAMPA ITALIANA BUGIARDA E VILE

Ho appena sentito il GR2 della RAI chiedere ad un "esperto" dell'università privata Luiss il suo autorevole parere sulla strage di palestinesi. Costui ha spiegato che i palestinesi, soprattutto quelli legati ad Hamas, fanno troppi figli e poi li mandano al massacro alle frontiere di Israele che, magari con qualche eccesso, si difende. Questo schifo è ciò che gran parte di stampa e tv italiane dicono sulla strage. 
Se un massacro di ben lunga inferiore a questo ci fosse stato in uno dei paesi che l'Occidente considera nemici dei diritti e della democrazia, noi saremmo bombardati da titoli di giornali e servizi tv di condanna. Invece Israele per la nostra stampa ha licenza di uccidere. Se uccide quotidianamente senza troppo clamore, allora si censura. Se il sangue deborda e la strage è colossale allora si mistifica. È la rabbia dei palestinesi, naturalmente senza altre spiegazioni che la loro naturale cattiveria, fomentata dai terroristi di Hamas, la causa di tutto. I palestinesi sono responsabili dello loro stesse morti. 
I soldati vili e criminali che dal sicuro dei loro nascondigli con fucili di precisione assassinano i manifestanti, adulti e bambini, non sono terroristi, ma tutori dell'ordine. Le bombe d'artiglieria e degli aerei, i gas, sì i gas sulla popolazione civile sono legittima difesa. I volti sorridenti nel mare di sangue della famiglia Trump e di Netanyahu non fanno orrore, essi sono diplomazia amica. 
Tutto viene falsato, distorto, coperto. La stampa italiana diventa complice degli assassini di Israele nel modo più disgustoso. E tacciono i difensori di regime dei diritti umani, i Saviano e compagnia, che qui si tappano bocca, occhi, orecchie. 
Tutto questo a me provoca il vomito, per questo mi tappo la bocca, lo faccio contro la vergogna della stampa italiana e dei suoi maestri di pensiero. Nessuno che abbia coperto o attenuato i crimini di Israele ha più ragione morale di parlare di diritti e democrazia. Falsi e ipocriti vergognatevi. Mi tappo un attimo la bocca davanti al vostro schifo, ma poi riprenderò ad urlare: abbasso l'apartheid assassino di Israele, viva la Resistenza del popolo di Palestina.

 
 
 

I media atlantisti minimizzano il massacro dei palestinesi e parlano di “scontri a Gaza” da controinformazione

Post n°14483 pubblicato il 21 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

di  Luciano Lago

Lascia di stucco il modo in cui i giornali e le Tv forniscono le notizie realtive ai drammatici avvenimenti di Gaza. Si nota lo sforzo di minimizzare le responsabilità di Israele e di stabilire una sorta di “equidistanza” tra le ragioni dei palestinesi che manifestano per l’anniversario della Nabka e il comportamento dei soldati israeliani che sparano sulla folla disarmata.

Il fatto di riferire di “scontri a Gaza” è già un modo per depistare il pubblico ed è come giornali e TV filo atlantisti presentano gli avvenimenti.


Qualunque persona assennata sa bene che, quando cecchini super armati sparano sulle persone disarmate che manifestano a 100 metri di distanza, questo non può essere uno “scontro” ma un massacro. Esattamente quello che sta accadendo a Gaza che peraltro è confermato dal bilancio delle vittime: oltre 100 vittime, di cui 60 in un solo giorno, 2.600 feriti da una parte e nuessuna vittima e nessun ferito dall’altra parte, quella dei soldati di Israele.

Come già notato in precedenza , il termine “scontro” è quasi sempre usato per riciclare l’asimmetria di potenza e dare allo spettatore l’impressione di due parti uguali in conflitto. Questo modo di deformare i fatti oscura le dinamiche di potere e la natura del conflitto stesso, ad esempio, chi l’ha istigato e quali armi sono state usate. Questo sistema viene adottato quando si vuole descrivere la violenza senza offendere nessuno al potere, con le parole di George Orwell, “per nominare le cose senza richiamare immagini mentali di quelle”.

È prevedibile, quindi, che nella copertura delle recenti sparatorie di massa a Gaza da parte di Israele – che hanno ucciso oltre 100 palestinesi e ferito più di 2.600 – la parola “scontri” è usata per eufemizzare il ruolo dei cecchini che, da posizioni fortificate, sparano su manifestanti disarmati a 100 metri di distanza: una sorta di “tiro al piccione”.

Questo è il modo in cui riferiscono ad esempio da Repubblica : “Gerusalemme Capitale, scontri a Gaza tra palestinesi e esercito israeliano”. Simile il modo della Stampa di Torino di presentare i fatti : ” Apre l’Ambasciata Usa a Gerusalemme. Scontri al confine con Gaza …” Idem tutti i TG dei principali canali, tutti allineati sulle posizioni di Israele e degli USA, senza quasi eccezioni. Unica eccezione riscontrata, quella del Manifesto che intitola: “Amnesty: «A Gaza commessi crimini di guerra» .

Ragazzi palestinesi a Gaza

Per quello che riguarda la Stampa internazionale, la CNN apre scrivendo: “Giornalista tra i 9 morti negli ultimi scontri a Gaza, dicono i funzionari palestinesi della Mezza Luna”.
“Gomme bruciate , gas lacrimogeni e fuoco vivo: gli scontri a Gaza diventano mortali” ( Washington Post , 4/6/18 )
“Scontri in Israele: Sette palestinesi uccisi nelle proteste di confine a Gaza” ( Independent ).
“Dopo gli scontri a Gaza , Israele e palestinesi combattono con video e parole ( New York Times, ).

La foglia di fico degli “scontri” è necessaria per riferire sui nemici di Israele e degli statunitensi che si sono radunati per manifestare contro lo spostamento della capitale a Gerusalemme.
“Scontri” è un concetto che implica un certo grado di simmetria. Quando da una parte stanno morendo a dozzine come mosche e l’altra parte si trova trincerata dietro una postazione fortificata , sparando a volontà su persone disarmate da centinaia di metri di distanza (alcune delle quali indossano giubbotti con la scritta “PRESS” ), questo non è uno “scontro”. “E ‘più precisamente descritto come un” massacro “, o almeno,” militari che sparano sui manifestanti “. (Nessun israeliano è stato ferito, ci sono anche 6 bambini fra le vittime, il che sarebbe una cosa sorprendente se due parti nella realtà” si stessero scontrando “).

Tiratori scelti israliani contro i palestinesi in marcia

I fatti vengono abitualmente distorti quando si tratta di descrivere il comportamento degli alleati degli Stati Uniti, la descrizione che richiama ad una falsa parità fra le parti richiede eufemismi sempre più assurdi per mascherare ciò che sta realmente accadendo – in questo caso, la lunga distanza della realtà del massacro di esseri umani disarmati.

D’altra parte perchè meravigliarsi: per Israele i palestinesi sono considerati sub umani, il Talmud li descrive come “animali parlanti” e come tali vengono trattati. I fatti di Gaza anche questa volta confermano il disprezzo che Israele nutre per i palestinesi. L’unica “Democrazia del Medio Oriente” ancora una volta si distingue per i suoi “valori umanitari”.

 
 
 

Gianni Minà, 80 anni. Auguri Maestro, un Gigante in una professione di lillipuziani da antidiplomatico

Post n°14482 pubblicato il 21 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

Gianni Minà, 80 anni. Auguri Maestro, un Gigante in una professione di lillipuziani
 
Gianni Minà compie oggi 80 anni. Gli Auguri al Maestro li esprimiamo ripubblicando un articolo del 6 marzo 2016. Il giorno prima era successo qualcosa di incredibile:  centinaia di romani erano accorsi autonomamente al Teatro Vittoria per appagare il loro bisogno di informazione violentato ogni giorno e rendere omaggio al grande Giornalista.

In quella giornata memorabile c'è secondo noi tutto il lavoro straordinario fatto da Minà in questi anni. Lavoro non riconosciuto come merita dalle grandi corporazioni dell'informazione, proprio a testimonianza ultima della sua straordinarietà.

Auguri Maestro.


di Alessandro Bianchi
 
Serviva un sabato pomeriggio romano, nello storico quartiere di Testaccio, per riscoprire le vene aperte del giornalismo.
 
Gianni Minà, un gigante di una professione che ha visto lentamente morire in occidente, ha presentato, di fronte a 450 persone entusiaste accorse al Teatro Vittoria, un'intervista inedita del 2003 a Hugo Chavez Frias, l'ex presidente del Venezuela e leader della rivoluzione bolivariana. Un gigante politico dei nostri tempi, morto prematuramente tre anni fa, intervistato da un gigante del giornalismo occidentale, emarginato da questo nostro mondo che si crede libero. “Questa professione in occidente è totalmente morta. Io sono da anni che non lavoro più. Ma l'ho accettato e non mi lamento. E' il prezzo che si esercita per la libertà”.

Organizzato dall'Ambasciata del Venezuela in Italia, l'evento del Teatro Vittoria del 5 marzo resterà per chi l'ha vissuto un momento memorabile. Centinaia e centinaia di persone accorse e ipnotizzate per ore nell'ascoltare il Comandante Hugo Chavez prevedere nel 2003 il mondo di oggi. Profetizza la nascita dell'Alba, gli attacchi del neo-liberismo che non avrebbe mai accettato l'emancipazione dell'America Latina, il ruolo del petrolio come strumento di minaccia geopolitica e le destabilizzazioni mirate degli ultimi anni. Nell'ascoltare Chavez nell'intervista inedita di Minà vengono alla mente le immagini di questa settimana del fermo contro Lula, della morte di Berta Caceres in Honduras e della chiusura di Telesur in Argentina da Macri.
Ascoltando le parole di Chavez che racconta il colpo di stato del 2002 in ogni singolo particolare, scorrono alla mente immediatamente le Guarimbas del 2014, la guerra economica incessante contro Caracas, i dispacci di Wikileaks sui tentativi di omicidio contro Morales partiti dall'ambasciata Usa, la destabilizzazione contro Correa e contro tutti coloro che sognano un continente di pace, sovranità, diritti e autodeterminazione.

Tutto quello che il neo-liberismo non può accettare. Nell'ascoltare Chavez rispondere “io a te neanche ti ignoro” all'ex ambasciatore Usa a Caracas che lo definiva un dittatore sanguinario; nell'ascoltare, infine, il meraviglioso parallelo tra la nonna contadina che sapeva anticipare la pioggia ascoltando il vento e il suo sesto senso sul “vento del popolo”, viene in mente l'eredità più grande dell'uomo Chavez a tutta l'America Latina, un'eredità che l'ha reso immortale: l'aver gettato il seme della consapevolezza in un intero continente. Quella consapevolezza che un popolo informato, istruito e sovrano possa e potrà sempre spezzare le catene della schiavitù in qualunque momento. L'America Latina è stato per anni un esperimento della schock economy, a cui sono state iniettate overdose di neo-liberismo. Non potrà più avvenire.
 
Tutto questo ci ha raccontato Gianni Minà sabato al Teatro Testaccio, ridicolizzando pseudo-giornalisti e pseudo politici che dall'occidente pontificano su tutto e vengono ridicolizzati continuamente, da ultimo con il “terrorista” Castro che ha mediato un incontro religioso che mancava da mille anni. Per questo sono profondamente grato a un uomo che la “libera” informazione occidentale ha messo ai margini: Gianni Minà, l'ultimo dei Giornalisti. 

 
 
 

La scrittura d’oro di Alice: "Spero un giorno di incontrare Panahi"

Post n°14481 pubblicato il 21 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

CANNES - Il nostro tricolore italico, nel nome del cinema, ha calcato ripetutamente il palco della cerimonia di assegnazione del Palmarès di Cannes 71, molti infatti anche i nostri artisti chiamati a consegnare i premi. Prima in ordine di uscita, una Asia Argento carica di turbamento e rabbia, che usa il palco, oltre che per premiare la miglior Interpretazione femminile, anche per ribadire la sua storia e la sua adesione al movimento #meetoo, con un riferimento esplicito a Harvey Weinstein: “Nel ’97 sono stata stuprata da lui, avevo 22 anni e Cannes era il suo territorio di caccia, ma prevedo non sarà più il benvenuto. Stasera ci sono sedute in sala persone che hanno permesso succedessero queste cose ma ci sono anche persone che non permetteranno che succeda ancora. Sappiamo chi siete e non vi permetteremo di farla franca. Dobbiamo aiutarci perché non accada mai più qualcosa di così indegno”. Ha poi consegnato la Palma d’oro all’attrice kazaka Samal Yeslyamova per Ayka

Da un messaggio direttissimo di una figlia d’arte, ad un’altra figlia d’arte, Chiara Mastroianni, chiamata a premiare uno dei nostri due riconoscimenti più prestigiosi, insieme a quello a Marcello Fonte, miglior attore per Dogman, premiato dal "saltimbanco" Roberto Benigni: ha infatti preso la Palma d’Oro per la miglior sceneggiatura Alice Rohrwacher per Lazzaro Felice, ex equo con Nader Saeivar, sceneggiatore del film di Jafar Panahi, insieme a Serebrennikov uno dei due registi che per motivi politici non è potuto essere presente personalmente a Cannes. Del premio alla materia della scrittura e della “condivisione” con l’autore iraniano, Alice Rohrwacher, salita di corsa su per le scale del Gray d'Albion direttamente dalla sala stampa del Palais del Cinema, ci ha detto: “Un premio alla sceneggiatura, quello per Lazzaro Felice, che vive attraverso un processo, che dice come sia possibile fare film liberi, che escono dalle regole ordinarie della sceneggiatura. La giuria al femminile ha sottolineato che la parte strana di questo mestiere è legittima, questo mi rende molto felice. Purtroppo Panahi non lo conosco personalmente, ma conosco il suo cinema ed è stato un regalo grande poter condividere questo premio con lui. Mi sembra che la cosa da sperare sia di poterci incontrare, che questa situazione cambi e che, se ci sarà mai un altro festival in cui potremo essere vicini, si possa trascorrere del tempo insieme”. 

Sul palco della cerimonia, prima dell'incontro "in notturna" con i giornalisti arrivati alla spicciolata in albergo dopo la premiazione, Alice ha voluto riservare un: “Grazie a tutti, al Festival di Cannes di avermi invitata nuovamente. Grazie a Frémaux e a questa incredibile giuria, con l’incredibile presidentessa, a Tempesta Film, a Carlo Cresto-Dina e Rai Cinema. Questa sceneggiatura era bislacca e loro hanno preso seriamente queste parole scritte. Grazie ad Adriano che ha accettato la mia avventura e mi ha seguita”. Sceneggiatura e interprete uniti da una sorta di cordone ombelicale, che la regista ha così commentato a quattr'occhi: “Avere un premio per una sceneggiatura vuol dire avere un premio per qualcosa che non esiste finché il film non viene fatto. E quindi le persone da ringraziare sono tutti quelli che hanno dato vita a qualcosa che non sarebbe esistito, che sarebbe rimasta parola morta, orfana. Più che mai quando ho capito che questo alla sceneggiatura era il premio per Lazzaro, ho pensato proprio che non potesse esistere senza riconoscere tutto il resto del mestiere intorno al film. Un premio alla sceneggiatura è molto difficile non poterlo dedicare a chi questo film l’ha fatto, che ha soffiato la vita in quelle parole. Sul palco l’ho dedicato alle persone che mi hanno presa seriamente, forse la cosa più importante. E quando parlo di serietà non parlo di noia o forma, ma quella che solo i bambini sanno avere, quella di chi gioca, non di chi emula un gioco. La serietà di chi gioca è primordiale”. 

Quattro anni dopo, secondo riconoscimento a Cannes per Alice, che nel 2014 era stata insignita del Grand Prix Speciale per Le meraviglie: questa edizione 71 del Festival la premia per un aspetto specifico e autorale, tutto farina del suo sacco, la sceneggiatura, complessa stesura per Lazzaro Felice, che racconta sì una storia, ma soprattutto scrive un concetto, quello della purezza, che sembra quasi impensabile riuscire a scrivere per pagine e pagine di sceneggiatura, e invece lei ha avuto questa abilità, che già alla visione del film non aveva lasciato indifferenti, proprio per la complessità di scrivere, senza sospensioni, senza impalpabilità, senza voli pindarici, a dare un corpo concreto, quello di Lazzaro, l’esordiente e poetico Adriano Tardiolo. “Questa è la storia di un giovane innocente e del suo viaggio nel tempo – ha continuato Rohrwacher. Cerco questo sguardo, il ripartire da una semplicità non troppo elaborata, perché nella semplicità trovo la profondità, cose che cerco anche in chi collabora con me al film. Adriano ha in sé qualcosa fuori dal tempo, come se fosse al di fuori di ogni epoca e soprattutto è riuscito con un grande lavoro ad esprimere la chiarezza di un personaggio che poteva essere davvero ridicolo ma è stata quella anche la sfida. Io credo che tutto ciò che ci imbarazza abbia un grande potenziale, perché se viene fatto seriamente smette di imbarazzarci e lui ha avuto una grandissima fiducia in Lazzaro e non l’ha mai giudicato, quindi non essendosi mai imbarazzato lui, è riuscito a trasmettere innocenza”. 

Dalla sceneggiatura alle immagini fino al premio, adesso il film si consegna al pubblico - per l’uscita fissata il 31 maggio. Alice Rohrwacher lo immagina: “spero capace di rispettare il grandissimo circo di persone e situazioni così differenti messe insieme; se così sarà, sarà anche un pubblico molto differenziato e dunque numeroso”. Oltre all’uscita italiana in sala, "Hollywood Reporter" anticipa che il film sarebbe stato acquistato da Netflix per i mercati americani, cosa che però la regista stessa non sapeva: “Sono giorni molto avventurosi, non ho per ora avuto il tempo di apprendere queste notizie”. 

 
 
 

Marcello! Marcello!

Post n°14480 pubblicato il 21 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

CANNES - Marcello! Marcello! Stavolta Marcello non è Mastroianni. E' Fonte, la scoperta di questo 71° Festival che, per l'Italia, resterà negli annali anche per il suo premio all’interpretazione oltre che per il premio per la sceneggiatura di Lazzaro Felice andato ad Alice Rohrwacher. Ed è stato proprio Roberto Benigni – che Matteo Garrone tanti anni fa avrebbe voluto per il ruolo del protagonista di Dogman che strana coincidenza – a consegnare la Palma all'attore calabrese, 40 anni, occhi buoni e senza malizia. “Sono felice – ha detto Benigni in un francese pittoresco - vorrei soffiare la mia gioia sul vostro viso, sono pieno di gioia come un’anguria”. Poi ha esultato “Vai Marcello!” e sul palco c’è stato un abbraccio emozionante, tra il divo da Oscar e il piccolo attore venuto dal niente, dalla baraccopoli di Melito di Porto Salvo. Miracoli del cinema, come quel corpo attoriale che nel film dà verità a un uomo mite, che non vuole scontentare nessuno e crede di poter addomesticare l’amico violento e tossico come addomestica i cani feroci.

E' incredulo, Marcello: “Oddio no!”, esclama, come se non volesse neppure prendere quel premio così importante, ma più tardi ha spiegato che voleva prolungare il piacere, quell'attimo incredibile, perché sono cose "che capitano una sola volta nella vita". “Da piccolo, quando ero a casa mia e pioveva sopra le lamiere, mi sembrava di sentire degli applausi, adesso riapro gli occhi e quegli applausi siete voi, qui mi sento a casa, la mia famiglia è il cinema, la mia famiglia siete voi, ogni granello della sabbia di Cannes è importante. Grazie a Matteo che ha avuto il coraggio, non so come, di scegliermi".

Tempi perfetti, mimica comprensibile a tutti, anche se non c'è traduzione. Anche Alice Rohrwacher - l'altra protagonista di questa serata memorabile di festa - ha esultato per Marcello Fonte, che conosceva dai tempi di Corpo celeste, in cui lui aveva un ruolo: “Sono fiera di condividere questo premio con lui, è un grande attore e Dogman è un grande film. In Italia da tanto tempo volevamo sentire di nuovo: “Marcello, Marcello!”, ha detto.

Fonte ha la freschezza dell'attore preso dalla strada, quel sapore di neorealismo, ma in realtà sono anni che lavora, anche come regista. Nel 2015 ha scritto e co-diretto con Paolo Tripodi, e interpretato, Asino vola, presentato al Festival di Locarno in Piazza Grande. Ha recitato nella serie tv La mafia uccide solo d'estate, nel film L'intrusa diLeonardo Di Costanzo, in quello di Daniele Luchetti Io sono Tempesta. E' un attore vero che adesso chissà a quali avventure è destinato.

L’incontro con Garrone è stato casuale ma anche decisivo per costruire una storia che, a partire da un fatto di cronaca famoso, l’efferato delitto del canaro, si discosta totalmente da quel materiale per costruire un personaggio alla Buster Keaton, pieno di pietas e di dolcezza, capace di parlare a tutti, anche alla giuria di Cate Blanchett. “Marcello a Roma era il custode del Cinema Palazzo, a San Lorenzo, un luogo occupato dove si fa teatro e cinema - ha raccontato Garrone - Un giorno, all'improvviso, è morto uno degli attori della compagnia di ex detenuti, per un aneurisma, e lui ne ha preso il posto. Lo spettacolo era Tempo binario, tratto da Marcel Proust. E' stato così che è diventato attore. E' stato anche sul set di Gangs of New York e si è fatto fotografare con Di Caprio da Daniel Day Lewis (e mostra la foto sul telefonino, ndr). Guardate che presenza scenica...". 

La notte è lunga. Marcello arriva al Gray d'Albion, dove c'è il quartier generale di Rai Cinema. E' insieme a Garrone, di cui dice cose bellissime, dette col cuore. "Per me è una persona sportiva e leale. E' preparato, ma segue anche l’istinto, non si lascia ingannare da nulla. È un mister, un allenatore che conosce i suoi polli, i suoi calciatori, nel film tutti si passavano la palla per segnare insieme, un lavoro orizzontale e non piramidale, un lavoro di squadra". E un pensiero lo mandano anche al cattivo del film, Edoardo Pesce, il terribile Simoncino.

I giornalisti stranieri gli parlano di Pasolini, anche se il paragone, piuttosto, sarebbe con Citti. E lui: "Sono contento che avevi in mente Pasolini, ma Matteo è Matteo, ha il suo modo di lavorare. Certo, nel suo percorso c’è anche Pasolini, c'è Fellini, tante cose, ma il suo stile è solo suo".

Inevitabile parlare dei cani, che ha imparato davvero a tosare e lavare. "Jenny, il chihuahua congelato, ha vinto il premio Palm Dog. L'abbiamo ritirato ieri, glielo consegnerò quando andrò a Roma... E' un collare molto grande, troppo per lei che è una cagnolina piccola". Poi ancora la felicità del premio, condiviso con Alice. "Ho lavorato con lei a Corpo celeste e ho lavorato con Carlo Cresto-Dina che ha prodotto Asino vola, un altro lavoro particolare, che ancora non è uscito in sala. È come se si fosse chiuso un cerchio e se ne fosse aperto un altro. Da piccolo mi sentivo solo e sognavo di essere qualcosa, di essere accettato, sono cresciuto in una discarica. Gli applausi di oggi mi hanno riportato lì. Mi sono ricordato di quando mangiavamo sotto il tetto di lamiera con la mia famiglia, con mio padre che si è arrangiato tutta la vita per far crescere i suoi figli senza avere niente. Questo applauso era anche per lui che ora è morto e che mi ha fatto".

 
 
 

Pippo Fava, giornalista libero in una redazione di carusi da cinecittànews

Post n°14479 pubblicato il 21 Maggio 2018 da Ladridicinema
 
Tag: news, novità, tv

Prima che la notte non è la storia tragica di un uomo ucciso dalla mafia, ma la storia straordinaria di un uomo che ha saputo costruire il futuro nonostante tutto”. Così Daniele Vicari regista del film tv dedicato alla vicenda del giornalista e scrittore siciliano Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia a Catania nel gennaio 1984, film in onda su Rai1 in prima serata mercoledì 23 maggioPrima della notte, una coproduzione Rai Fiction e IIF (Fulvio e Paola Lucisano) tratta dall’omonimo libro di Claudio Fava e Michele Gambino, racconta il rientro a Catania dell’ultra cinquantenne Pippo Fava dopo aver ottenuto a Roma successi nel cinema come sceneggiatore, in teatro, alla radio.

Torna a dirigere un neonato quotidiano cittadino che fin dall’inizio si caratterizza come una testata libera in conflitto con l’imprenditoria locale e la mafia che obbligano alla chiusura il giornale. Con l’aiuto del figlio Claudio e di una redazione di ‘carusi’, cioè di giovani e studenti universitari già al suo fianco, Fava non rinuncia al progetto di un giornalismo indipendente dal potere politico ed economico e fonda ‘I Siciliani’, mensile in prima linea a denunciare il sistema di potere dei Cavalieri del lavoro, a cominciare dalle loro frequentazioni con il boss Nitto Santapaola. Sarà lui il mandante dell’uccisione del giornalista siciliano, ma morto lui, i suoi giovani allievi continueranno, nonostante le pressioni e le incertezze. Sono proprio quei ‘carusi’ a prendere il testimone di un giornalismo fatto di verità, forza essenziale di una società democratica e libera.

Prima che la notte vuole semplicemente raccontare questo: è stato feroce l’assassinio di Fava, ferocissimo, ma tragicamente ‘inutile’, perché i suoi allievi ne hanno continuato l’opera”, avverte Vicari. “Come il libro, il film evita di raccontare degli eroi inimitabili, lontani, astratti - avverte Claudio Fava, il figlio, tra gli sceneggiatori - Sottrae mio padre da questa dimensione dell’eroismo, facendolo sentire vicino a noi, come noi. Evitando la commemorazione e la liturgia, emerge una storia di vita e non di morte”. Vicari spiega che la sua ritrosia a firmare film di ‘mafia’ è stata vinta da questa figura di “uomo vitale, ironico, arguto ed è stata questa la mia àncora di salvataggio”. E altrettanto esemplare è “la sua lucidità analitica negli editoriali: ‘Chi non si ribella al dolore umano non è innocente’ “. La colonna musicale di Theo Teardo dà al film un’aria da opera rock. “Mi piace la definizione perché sono un rockettaro - aggiunge il regista - Teardo è un grande sperimentatore e ha portato nel film l’energia del rock".

Per Fabrizio Gifuni, protagonista del film, Fava, a dispetto dell’epilogo tragico, è un uomo pieno di vita, eccentrico, originale, generoso. Una vitalità, una voglia di vivere che il film comunica. Per don Luigi Ciotti, che non l’ha conosciuto, Fava in questo film che graffia le coscienze, è mostrato come uno se lo immagina: colto, allegro, curioso, ottimista, divorato dalla passione per il giornalismo. Un uomo che grida nel deserto, ma riesce a rivolgersi ai giovani, rendendoli protagonisti. Probabilmente perché l’essenza del personaggio di Fava - come spiega la sceneggiatrice Monica Zapelli - è in quel suo essere libero, giovane, un adolescente di 59 anni capace di voler bene ai ragazzi.

 
 
 

Cannes, Palma d'Oro al giapponese Kore-eda con "Shoplifters" da rainews24

Post n°14478 pubblicato il 21 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

Il film giapponese "Shoplifters" diretto da Hirokazu Kore-eda ha vinto la Palma d'Oro alla 71a edizione del Festival di Cannes. Questo il verdetto della giuria internazionale, presieduta dall'attrice Cate Blanchett. Il film racconta la storia di una famiglia di taccheggiatori che adottano un orfano. Grande successo per il cinema italiano che ottiene due premi: il migliore attore è Marcello Fonte per "Dogman", diretto da Matteo Garrone, mentre il premio per la migliore sceneggiatura va Alice Rohrwacher per "Lazzaro felice", ex aequo con l'iraniano "3 Faces", scritto da Jafar Panahi e Nader Saeivar. Fonte ha ricevuto il premio da un vulcanico Roberto Benigni per il ruolo di un uomo che gestisce un negozio periferico di toelettatura per cani e sprofonda in una spirale di violenza dopo essere stato tradito da un bullo di quartiere. Fonte, attore dilettante che ha conquistato tutti per la sua grande interpretazione, ha ringraziato per il premio, emozionatissimo: "Da piccolo, quando ero a casa mia e pioveva sopra le lamiere - ha detto al pubblico del festival - chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire gli applausi. Ora ci siete voi e mi sembra come di stare a casa. Mi sento a casa mia qui, con la mia famiglia che è il cinema, che siete voi. Ringrazio anche - ha detto ancora - Matteo che ha avuto il coraggio di scegliermi". "Ringrazio il festival di Cannes di avermi permesso di mostrare il film. Ringrazio anche la incredibile giuria e la sua presidentessa. Poi ringrazio chi ha creduto in questa sceneggiatura così bislacca e ci ha preso seriamente come i bambini prendono seriamente i giochi". Lo ha detto salendo sul palco Alice Rohrwacher nel ricevere il premio per la miglior sceneggiatura per un film-favola su un giovane innocente sfruttato dagli altri, in una fattoria lontana dal mondo e poi in una città moderna. Il premio è stato diviso con "3 Faces", tre ritratti di donne nell'Iran di oggi del regista dissidente a cui è proibito lavorare nel proprio Paese (Orso d'oro a Berlino nel 2015 per 'Taxi Teheran').  Gli altri riconoscimenti sono stati così attribuiti: Gran Premio della Giuria all'americano "BlacKkKlansman", per la regia di Spike Lee. E' la storia vera di un poliziotto afro-americano e del suo compagno, che si è infiltrato nel Ku Klux Klan nel 1978, con Adam Driver e John David Washington. Premio della Giuria a "Capharnaüm", diretto dalla libanese Nadine Labaki. Nell'inferno mediorientale, narra la vicenda di un bambino che si ribella alla vita che cercano di imporgli.  Palma d'Oro speciale, una novità di questa edizione, a Jean-Luc Godard per "Le livre d'image". Film in cinque parti, evoca in particolare la guerra e il mondo arabo, attraverso un collage di immagini (di reportorio e fiction) e suoni con citazioni e aforismi, spesso letti dallo stesso cineasta 87enne, padre della Nouvelle Vague. Premio per la migliore attrice a Samal Yeslyamova per "Ayka", diretto dal kazako Sergey Dvortsevoy. Si racconta il ritratto di un giovane rifugiato kirghiso senza documenti spinto all'estremo per sopravvivere a Mosca. L'attrice è stata premiata da Asia Argento, che in precedenza ha dichiarato di essere stata violentata dall'ex produttore di Hollywood Harvey Weinstein, che "non sarà mai più il benvenuto qui". Argento ha detto che aveva 21 anni quando è stata stuprata da Weinstein nella sua stanza d'albergo nel 1997. "Era seduto in mezzo a voi ... Ma la cosa è cambiata, non ti permetteremo di farla franca".  Premio per la migliore regia al polacco Pawel Pawlikowski per "Cold War": un amore tormentato tra un musicista e una cantante e ballerina nel mezzo della Guerra fredda tra Polonia e Parigi, in bianco e nero. Dal regista di "Ida", Oscar come miglior film straniero nel 2015.  Il riconoscimento per la migliore opera prima, "Caméra d'Or", va al belga "Girl", diretto da Lukas Dhont, presentato nella sezione "Un certain regard". Il premio Fipresci della critica internazionale va al coreano "Burning" di Lee Chang-dong.  - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/cannes-Cinema-Palma-d-oro-Garrone-Labaki-Rohrwachewr-5ca8f65c-c7c6-4685-a242-51705a304016.html

 
 
 

Le facce e i premi di Cannes da internazionale

Post n°14477 pubblicato il 21 Maggio 2018 da Ladridicinema
 

Marcello Fonte premiato come miglior attore per il film Dogman di Matteo Garrone al festival del cinema di Cannes, il 19 maggio 2018. (Valery Hache, Afp)

Prima, le facce. Quella di Zula (Joanna Kulig) nella bellissima epopea storico-romantica Zimna wojna (Guerra fredda) di Pawel Pawlikoski (premio migliore regia), personaggio capace di trasformarsi in un lampo da innocente madonnina folk a seduttrice sensuale.

La terribile tristezza negli occhi dell’eterno ottimista Marcello (Marcello Fonte, premio miglior attore) verso la fine di Dogman, forse il miglior film di Matteo Garrone, un dramma della sopraffazione, del maschilismo come malattia infettiva.

La faccia tonda, tesa, di Ayka (Samal Yeslyamova, premio migliore attrice) nel film omonimo di Sergey Dvortsevoy, una coreografia dell’emarginazione che non dà tregua, incentrato su un’immigrata del Kirghizistan alla disperata ricerca di un lavoro in una Mosca fredda e insensibile.

Gli occhi supplicanti ma anche diffidenti della piccola Juri, bambina di cinque anni adottata (per non dire rapita) da una famiglia di ladruncoli in Manbiki kazoku(Shoplifters) del regista giapponese Hirokazu Kore’eda, meritato vincitore della Palma d’oro in questa 71esima edizione del festival del cinema per antonomasia.

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Basato su un racconto di Haruki Murakami, è un film di due ore e mezza che lascia con tante domande e poche risposte. Domande che riguardano anche la natura del film: comincia, forse, come commedia romantica; finisce, forse, come giallo. Ero un po’ irritato dalla sua impenetrabilità quando sono uscito dalla sala, ma Burningcontinua a seguirmi, segno che lo dovrei rivedere, sempre premesso che esca da qualche parte.

Quella italiana è stata la più convincente partecipazione nazionale di quest’anno, regalando due film forti e originali

È stato un anno di transizione a Cannes, con una selezione che dimostrava la voglia di premiare la qualità dei film più del nome dell’autore–regista. C’era un solo veterano: Jean-Luc Godard, con Le livre d’image, una specie di flusso di coscienza audiovisivo, un videodiario composto dai pensieri sparsi di un dio minore che si illumina per brevi tratti ma che per lo più è ermetico, rabbioso, la versione intellettuale del monologo di un vecchio pazzo sull’autobus. Non giudico i colleghi che l’hanno amato, dico solo che la storia della videoarte, per la quale molti critici cinematografici hanno un punto cieco, è piena di riflessioni su cinema e tv di maggiore spessore – pensiamo solo a 24 hour psycho di Douglas Gordon oppure a The clock di Christian Marclay.

Lazzaro felice e Dogman
L’Italia ha battuto la Francia in concorso (non a caso, nessuno dei quattro film francesi ha visto l’ombra di un premio). Infatti, quella italiana è stata la più convincente partecipazione nazionale di quest’anno, regalando due film forti e originali.

Con Lazzaro felice, Alice Rohrwacher realizza la sua opera più compiuta, attingendo al mondo delle fiabe, a una storia insieme ideale e amara dell’Italia rurale, al tema (presente anche in Corpo celeste e Le meraviglie) delle persone che non si adattano, e fanno forse bene a non adattarsi. Cala un po’ nel finale, ma rimane uno dei film più fuori dagli schemi passati a Cannes quest’anno.

Su Dogman aggiungo solo che, come Lazzaro felice, ambientato in una Sardegna divisa tra paesaggi arcaici e città anonime, usa la location in modo maestrale.

In questo caso è il Parco del Saraceno a Pinetamare (già visto in Gomorra), frazione balneare di Castel Volturno di una bruttezza unica, il cui abusivismo percola come un veleno in una storia di abusi.

Un ritorno pigro e compiacente
Che dire poi di BlacKkKlansman di Spike Lee, sessantuno anni, vincitore del premio della giuria? Basato su una storia vera, è una commedia drammatica su un poliziotto nero di Colorado Springs – l’unico all’epoca in quel distretto – che finge di essere un razzista per infiltrarsi nel Ku Klux Klan. Lo fa, chiaramente, al telefono, mandando poi un collega bianco che indossa una microspia agli incontri faccia a faccia.

La premessa è deliziosa e ci sono degli omaggi divertenti al genere blaxploitation degli anni settanta. Ma nel suo viaggio inesorabile verso la vittoria dei buoni sui cattivi, nelle macchiette che lo popolano, il film con cui Lee torna a Cannes ventinove anni dopo Do the right thing è anche un po’ troppo pigro e compiacente.

 
 
 
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