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CINEMA PARADISO

Blog di cinema, cultura e comunicazione

 

 

Arrivederci professore guida il box office nel primo weekend estivo

Post n°15192 pubblicato il 24 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Quello trascorso è stato il primo vero weekend estivo per il box office italiano, ma i dati sono meno disastrosi del solito, tant'è che il dato complessivo degli incassi è superiore del 3,1% rispetto allo stesso weekend dell'anno scorso, mentre il vantaggio su base annua è del 4,8%. L'arrivo di Toy Story 4 non dovrebbe che confermare il trend positivo. Il weekend lo vince Arrivederci Professore (guarda la video recensione), con 515mila euro, davanti a Pets 2 - Vita da Animali (guarda la video recensione), che ottiene 478mila euro e al sempre sorprendente Aladdin (guarda la video recensione), che incassa 370mila euro e arriva ad un ricco totale di 14,5 milioni, consolidando il terzo posto nella classifica assoluta, che a questo punto potrebbe essere messo a rischio solo da Toy Story 4 o Spider-Man: Far from Home. Decisamente deludenti gli incassi per gli altri film in classifica, con La Bambola Assassina che chiude a 360mila euro e Rapina a Stoccolma con meno di 100mila euro complessivi. Questa settimana arriva, oltre a Toy Story 4, anche l'horror MaLa mia vita con John F. Donovan e Nureyev (guarda la video recensione), che potrebbe entrare in top ten con buoni risultati. Ottima apertura, ma lontana dai record per Toy Story 4, che chiude il weekend americano con 118 milioni di dollari, dato che rappresenta solo il nono miglior esordio di sempre per un film a giugno, inferiore anche al dato ottenuto dal predecessore, Toy Story 3, che aveva esordito con 126 milioni. Non si parla certo di flop o delusione, ma indubbiamente dopo una notevole sequenza di film deludenti (Dark Phoenix (guarda la video recensione), Men in Black InternationalGodzilla: King of the Monsters (guarda la video recensione)), forse i produttori dovrebbero iniziare a capire che allungare troppo alcuni franchise è impossibile e deleterio (specie se questi hanno avuto un episodio "finale" credibile). Dietro a Toy Story 4, la bagarre per il secondo posto ha visto vincere La Bambola Assassina, che ha incassato 14 milioni, davanti ad Aladdincon 12,2 (il film è arrivato a 287 milioni ed entro la fine del mese avrà passato quota 300). Crollo verticale per Men in Black International che incassa 10,7 milioni e arriva a 52 totali e per Pets 2 - Vita da Animali, che si ferma a 10,2 e 117 complessivi. A picco anche Dark Phoenix e Shaft, che chiudono in coda alla top ten con totali molto deludenti di, rispettivamente, 60 e 15 milioni. Anna apre addirittura fuori dalla top ten con appena 3,5 milioni, 11esimo. La prossima settimana arrivano Annabelle Comes Home e Yesterday, che non dovrebbero impensierire la leadership di Toy Story 4Avengers: Endgame (guarda la video recensione) è arrivato a 834, 5 milioni ed è ora a 13 milioni da Il Ritorno dello Jedi, 17esimo miglior incasso di sempre nella storia del cinema americano. A livello internazionale la notizia più importante è sicuramente il superamento da parte di Aladdin degli 800 milioni. Il Live action Disney è arrivato a 810, spinto dal boom giapponese e potrebbe puntare a chiudere attorno ai 900 milioni di dollari. Toy Story 4 ha aperto con 238 milioni, un buon dato, considerando che al film mancano alcuni grossi mercati, ma a questo punto il miliardo potrebbe essere un obiettivo difficile da raggiungere. Dark Phoenix è a quota 233 milioni di dollari, Pets 2 - Vita da Animali a 195 (flop notevole per Illumination) e Men in Black Internationala 182, trascinato dall'estero che pesa per oltre il 70% sull'incasso globale. 

Box Office Italia del 23/06/2019
1. Arrivederci Professore: Euro 137.901
2. Pets 2 - Vita da animali: Euro 118.782
3. Aladdin: Euro 98.862
4. X-Men - Dark Phoenix: Euro 74.547
5. La bambola assassina: Euro 72.685
6. Il traditore: Euro 44.956
7. I morti non muoiono: Euro 33.745
8. Godzilla II - King of the Monsters: Euro 25.625
9. Rapina a Stoccolma: Euro 25.488
10. Dolor y Gloria: Euro 15.224

 
 
 

Bumblebee

Post n°15191 pubblicato il 24 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Infuria la guerra sul pianeta Cybertron tra Decepticons e Autobots e le cose si mettono male per questi ultimi, tanto che il loro leader Optimus Prime organizza una missione di fuga verso la Terra, dove manda in avanscoperta Bumblebee. Questi atterra sul nostro pianeta nel 1987, sfugge ai militari americani e si batte con un Decepticon, su cui riesce ad avere la meglio però non prima di perdere la voce. Ferito si trasforma in un maggiolino Volkswagen giallo e in questo stato finisce in un'officina, dove Charlie passa parecchio tempo in cerca dei pezzi di ricambio per riparare la macchina di suo padre. La ragazzina non ha ancora superato il lutto del genitore e, visto che la madre ha trovato un nuovo compagno, non vede l'ora di andarsene di casa. I suoi piani saranno stravolti quando riceverà in dono una certa Volkswagen gialla...

I Transformers tornano finalmente alle loro origini, quelle di un prodotto per ragazzi degli anni 80, con un film piacevolmente vintage che riscrive alcune delle pagine più criticate della saga di Michael Bay, comunque ancora coinvolto come producer.

Avevamo infatti lasciato la serie con la discutibile e discussa rivelazione che Bumblebee fosse in origine un guerriero piuttosto feroce, sulla Terra da molto tempo, tanto da essersi battuto anche contro i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale. Chiaramente il disappunto dei fan ha fatto breccia tra gli sceneggiatori e i produttori della serie, così l'arrivo di Bumblebee viene posticipato agli anni 80, facendo di quel flashback in Transformers - L'ultimo cavaliere una sorta di febbricitante sogno di Anthony Hopkins

Alla regia esordisce nel cinema in live action Travis Knight, figlio del co-fondatore della Nike e vicepresidente dello studio di animazione Laika, per cui aveva diretto il suo primo film in stop motion, il notevolissimo Kubo e la spada magica.

Nul ruolo di Charlie si cimenta Hailee Stanfield, che esordì come la cocciuta bambina di Il grinta dei fratelli Coen, mentre in quello di sua madre troviamo la comica Pamela Adlon, ideatrice e protagonista della comedy tv Better Things. Gli altri nomi prestigiosi del cast, ossia Justin Theroux e Angela Bassett, hanno invece prestato solo le proprie voci ai Decepticon e quindi sono assenti dalla versione doppiata in italiano. Infine il wrestler John Cena veste i divertenti panni di un militare americano tutto d'un pezzo e incazzato, sorta di caricatura del machismo reaganiano che segna una delle più gradite novità della serie, in passato spesso fin troppo vicina alla propaganda militare americana.

 
 
 

Aladdin

Post n°15190 pubblicato il 24 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

E' l'epoca dei live action dei film d'animazione per Disney, e anche un altro grande classico come Aladdin non poteva non essere rielaborato e narrato in forma filmatografica. Rielaborato, perchè la storia è molto diversa su diversi punti, anche in maniera importante, tanto che ogni tanto sembra che ci si trovi in Jasmine, piuttosto che in Aladdin; ma tant'è che è il segno dei tempi e dell'ipocrisia del "politicamente corretto" e chi meglio della Disney attuale può approfittare di questa cosa facendolo però in maniera forzata e non naturale. Altro elemento che viene modificato in maniera importante è la storia del Genio. Molto interessante il fatto che sia lui a raccontare la storia, meno diciamo la sua parte "umana". Jafar invece in questo film è interessato successivamente a diventare sultano, solo dopo che lo stesso non lo appoggia nelle guerre di espansione (naturalmente non presenti nel cartone) Tornando alla storia, nei punti principali però la storia non cambia (da come viene trovata la lampada al destino di Jafar). Inevitabile che ci siano più cose da raccontare e le tante differenze vista la durata del film di due ore rispetto al film d'animazione che durava 91 minuti.

Ma chi è Aladdin... Per chi non avesse mai visto il classico, è un ragazzo poverissimo che campa di espedienti nella città di Agrabah. Durante uno dei tanti furtarelli fatti per vivere, incontra una ragazza che regala il pane a dei bambini affamati, portando l'ira del venditore che pretende i soldi. Aladdin riesce a farla scappare scoprendo poi di parlare con l'ancella della principessa Jasmine, Dalia (questa ultima parte è diversa dall'originale). Solo successivamente scoprirà chi è in realtà, ma in quel momento viene catturato da Jafar, il visir del sultano; che lo spedisce nella caverna delle meraviglie a recuperare una lampada che poi dopo un incidente che porterà lo stesso Aladdin a rimanere bloccato, si scoprirà essere magica e da cui uscirà un genio potentissimo in grado di esaudire 3 desideri.

I classici Disney sono immortali e questa voglia di riportarli in film spesso e volentieri pessimi o mediocri al meglio, sono semplicemente delle trovate per fare soldi. Per quanto la computer grafica sia evoluta, questi film non ridanno la bellezza e la tenerezza di quei disegni fatti a mano. Spesso poi la scelta della perdita dei colori per dei toni più dark fanno perdere gran parte della magia. 

Anche con Aladdin abbiamo questo e in alcune parti, quella dei balli, sembra di trovarsi di fronte ad un prodotto di Bollywood. 

La magia rimane per altri fattori, dal mondo fantasioso e dalla bravura di Jonny Depp in Alice; dalla tenerezza di Dumbo e dallo splendore di Eva Green; dalla sorpresa Lily James in Cenerentola... in questo nuovo film il pezzo da novanta che vale il biglietto e porta il film ad essere passabile (pur se mediocre) e gradevole è la presenza di Will Smith che interpreta il genio.

Scelta rischiosa, perchè si rischiava che con un attore così importante si concentrasse il tutto su di lui.

L'attore americano lo interpreta a suo modo, dimostrando la sua bravura. Un genio meno diciamo potente a livello di magia, ma più umano, sbruffone, interessato a fare feste e pronto ad innamorarsi. Una sorta di fusione tra il principe di Bel-Air di antica conoscenza in chiave magica e il personaggio di Hitch, che aiutava gli uomini a capire le donne e a dirgli come conquistarle.

Mena Massoud e Naomi Scott, all'esordio sono gli attori dei personaggi principali che raccontano la parte romantica del film, che pur appartenendo a mondi diversi si innamorano. Una principessa Jasmine consapevole di se stessa e attenta al benessere del popolo è molto interessante, ma farla diventare addirittura Sultano è la sintesi dei tempi e mi sembra forzato (non che ci sia nulla di male, ma credere che in quell'epoca una donna potesse diventare sultano... anche se pure il classico non era diciamo "tradizionale").

Jafar interpretato da Marwan Kenzari è troppo giovane e troppe debole. Non sembra mai essere un pericolo e soprattutto non si nota la sua magia di stregone se non alla fine quando viene trasformato con l'esaudirsi del desiderio. Questa è probabilmente la pecca più grande.

Altro punto dolente è il pappagallo Iago, consapevole e favoloso nell'originale ma qui limitato; tutto il contrario della scimmietta Abu che invece guadagna in forza e nella solita splendezza del tappeto magico. 

La colonna sonora di Alan Menken (La Bella e la Bestia, La Sirenetta) comprende nuove versioni dei brani originali scritti dallo stesso Menken e dai parolieri Howard Ashman e Tim Rice, oltre a due traccie inedite composte in collaborazione con Benj Pasek e Justin Paul (La La Land, Dear Evan Hansen).

 
 
 

Morto Zeffirelli a Roma da il messaggero

Post n°15189 pubblicato il 21 Giugno 2019 da Ladridicinema
 
Tag: news, STORIA

Franco Zeffirelli, all'anagrafe Gian Franco Corsi Zeffirelli, è morto stamani nella sua casa di Roma, sull'Appia Antica, assistito dai figli adottivi Pippo e Luciano, da un medico e dal parroco della chiesa di San Tarcisio che ha benedetto la salma. Circa una settimana fa, secondo quanto si apprende dalla famiglia, aveva ricevuto l'estrema unzione. «Si è spento serenamente - riferiscono i familiari - dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi». Il maestro Zeffirelli, dopo i funerali di cui stabilire ancora luogo e data, riposerà nel cimitero monumentale delle Porte Sante di Firenze, città dove era nato il 12 febbraio 1923. 

Nato fuori dal matrimonio da Ottorino Corsi, un commerciante di stoffe originario di Vinci, e dalla fiorentina Alaide Garosi Cipriani, ebbe un'infanzia tribolata dovuta al mancato riconoscimento paterno, (fonte Wikipedia) che avvenne solo a 19 anni, e alla prematura scomparsa della madre. Giorgio La Pira fu suo istitutore ai tempi del collegio nel convento di San Marco a Firenze, e dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti a Firenze, esordì come scenografo nel secondo dopoguerra, curando una messa in scena di Troilo e Cressida diretta da Luchino Visconti.

 
Compì, insieme con Francesco Rosi, le prime esperienze nel cinema come aiuto regista dello stesso Visconti in La terra trema e in Senso, nonché di Antonio Pietrangeli ne Il sole negli occhi (1953). Nel 1953 cura bozzetti e figurini per l'Italiana in Algeri per la regia di Corrado Pavolini al Teatro alla Scala di Milano. Negli anni cinquanta esordì come regista sia in teatro sia al cinema. Alla Scala nel 1954 cura la regia di La Cenerentola e di L'elisir d'amore, nel 1955 Il Turco in Italia portata anche in trasferta nel 1957 al King's Theatre di Edimburgo, nel 1957 La Cecchina, ossia La buona figliuola, nel 1958 Mignon e nel 1959 Don Pasquale, al Teatro Verdi di Trieste nel 1958 Manon Lescaut e al Royal Opera House, Covent Garden di Londra nel 1959 Lucia di Lammermoor portata anche in trasferta al King's Theatre di Edimburgo nel 1961, Cavalleria rusticana e Pagliacci.

 

Sul grande schermo esordì con Camping (1957), una commedia di ambiente giovanile. Ancora al Covent Garden nel 1960 disegna i costumi di Joan Sutherland per La traviata. Ancora alla Scala nel 1960 cura la regia de Le astuzie femminili e di Lo frate 'nnamorato, nel 1963 La bohème e Aida, nel 1964 La traviata, al Teatro La Fenice di Venezia nel 1960 Alcina e nel 1961 Lucia di Lammermoor, a Trieste nel 1961 Rigoletto e nel 1967 Falstaff, al Glyndebourne Festival Opera nel 1961 L'elisir d'amore, a Londra nel 1961 Falstaff, nel 1962 Don Giovanni e Alcina e nel 1964 Tosca, Rigoletto e I puritani, al Wiener Staatsoper nel 1963 La bohème (che fino al 2014 va in scena 410 volte) e al Metropolitan Opera House di New York nel 1964 Falstaff e nel 1966 la prima assoluta di Antony and Cleopatra di Samuel Barber di cui è anche il librettista.

Verso la fine degli anni sessanta si impose all'attenzione internazionale in campo cinematografico grazie a due trasposizioni shakespeariane: La bisbetica domata (1967) e Romeo e Giulietta (1968). Nel 1966 realizzò un documentario sull'alluvione di Firenze intitolato Per Firenze. Negli anni sessanta Zeffirelli diresse alcuni spettacoli memorabili nella storia del teatro italiano, come l'Amleto con Giorgio Albertazzi, recitato anche a Londra in occasione delle celebrazioni shakespeariane nel quattrocentesimo anniversario della nascita del grande drammaturgo (1964), Chi ha paura di Virginia Woolf? con Enrico Maria Salerno e Sarah Ferrati, La lupa di Giovanni Verga con Anna Magnani. Ancora al Metropolitan nel 1970 cura la regia di Cavalleria rusticana e nel 1972 Otello, alla Scala nel 1972 Un ballo in maschera e nel 1976 Otello, a Vienna nel 1972 Don Giovanni e nel 1978 Carmen e al Grand Théâtre di Ginevra nel 1978 La Fille du Regiment.


Nel 1971 diresse Fratello sole, sorella luna, una poetica rievocazione della vita di Francesco d'Assisi. Scenografo e allievo di Luchino Visconti, le sue opere furono sempre accurate nelle ricostruzioni di ambiente, e scelse sempre soggetti di forte impatto emotivo sul pubblico. Nel dicembre del 1974 cura la regia televisiva in mondovisione della cerimonia di apertura dell'Anno Santo. Nel gennaio del 1976 torna a collaborare col Teatro alla Scala di Milano, allestendo ancora una volta la sua celebre Aida, diretta da Thomas Schippers e con Montserrat Caballé e Carlo Bergonzi come protagonisti. Il 7 dicembre 1976 firma regia e scene di una storica edizione di Otello di Giuseppe Verdi che inaugura la stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano, con la direzione di Carlos Kleiber e protagonisti Plácido Domingo, Mirella Freni e Piero Cappuccilli. L'opera viene, per la prima volta, trasmessa in diretta dalla RAI.

 

Dopo il successo del film televisivo Gesù di Nazareth (1976), una coproduzione internazionale sulla vita di Gesù; realizzò, tra gli altri, Il campione (1979), Amore senza fine (1981), Il giovane Toscanini (1988). Nel 1990 tornò a Shakespeare con un nuovo adattamento cinematografico di Amleto. Nel 1981 cura la regia di Cavalleria rusticana e di Pagliacci alla Scala, 1983 mise in scena Turandot di Giacomo Puccini al Teatro alla Scala, e Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello e nel 1985 Il lago dei cigni alla Scala, al Metropolitan nel 1981 La bohème, nel 1985 Tosca, nel 1987 Turandot e nel 1989 La traviata, all'Opéra National de Paris nel 1986 La traviata e a Trieste nel 1987 La figlia del reggimento.

Ancora al Met nel 1990 cura la regia di Don Giovanni e nel 1996 Carmen e alla Scala nel 1992 Don Carlo e nel 1996 La Fille du Regiment. Nel 1993 tornò al cinema con Storia di una capinera, da Giovanni Verga. Nel 1994 è eletto senatore della repubblica nelle Liste di Forza Italia della circoscrizione Catania ottenendo un numero record di voti che riconferma con la sua rielezione a senatore del 1996. Successivamente allestì all'Arena di Verona, nel 1995 Carmen di Georges Bizet ripresa poi nel 1996 e 1997, 1999, 2002 e 2003, 2006, dal 2008 al 2010, 2012, 2014 e nel 2016; nel 2001 Il trovatore opera andata in scena anche nel 2002, 2004, 2010, 2013 e 2016, nel 2002 Aida di Giuseppe Verdi riproposta dal 2003 al 2006, 2010 e 2015; nel 2004 Madama Butterfly andata in scena anche nel 2006, 2010, 2014 e 2017, nel 2010 Turandot di Giacomo Puccini, ripresa nel 2012, 2014 e 2016, e nel 2012 Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart realizzata anche nel 2015.

Tra il 1996 e il 1999 ha diretto i film Jane Eyre e Un tè con Mussolini, quest'ultimo parzialmente autobiografico. Nel dicembre 1999, tornò a dirigere le riprese televisive della cerimonia di apertura dell'Anno Santo. Nel 2002 sempre per il grande schermo, realizzò Callas Forever, liberamente ispirato alla vita di Maria Callas. Ancora per il Metropolitan nel 2002 cura la regia de Il barbiere di Siviglia al Cunningham Park. Fino al 2014 sono oltre 800 gli spettacoli con la sua regia andati in scena al Met. Il 24 novembre 2004 la Regina Elisabetta II lo nominò Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico (KBE). Nel 2006 ha curato il suo quinto allestimento dell'Aida interpretata da Violeta Urmana per l'inaugurazione del Teatro alla Scala. Dal 21 aprile a 3 maggio 2007 è andato in scena il suo nuovo allestimento de La traviata di Giuseppe Verdi per il Teatro dell'Opera di Roma, con direzione d'orchestra Gianluigi Gelmetti, soprano Angela Gheorghiu, baritono Renato Bruson, tenore Vittorio Grigolo. La prima dello spettacolo del 21 aprile è stata trasmessa in diretta in ventidue sale cinematografiche. Al Teatro Filarmonico di Verona esordisce nel 2012 con Pagliacci.

 
 
 

La terra dell'abbastanza

Post n°15188 pubblicato il 21 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Mirko e Manolo sono due giovani amici della periferia romana. Guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare. La tragedia si trasforma in un apparente colpo di fortuna: l'uomo che hanno ucciso è il pentito di un clan criminale di zona e facendolo fuori i due ragazzi si sono guadagnati la possibilità di entrare a farne parte. La loro vita è davvero sul punto di cambiare.

I fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo al loro film d'esordio firmano un'opera che dimostra la loro profonda tensione morale.

Quello dei D'Innocenzo non è l'ennesimo film sulle periferie o sui cosiddetti 'coatti' quanto piuttosto un'indagine sulla possibilità di un'amicizia che possa far sì che ci si aiuti reciprocamente a crescere. Manolo e Mirko sono come tanti altri. Come loro vanno a scuola con il desiderio di finirla al più presto per trovarsi un'attività che gli piaccia ma non sanno che stanno già lasciandosi scivolare il mondo addosso. Perché è il contesto contemporaneo che, giorno dopo giorno, sta rivestendoli di una pellicola di impermeabilità a qualsiasi possibile etica.

Intorno a loro non stanno solo i lupi della malavita organizzata pronti a sfruttare la l'apparente indifferenza nei confronti di quanto viene loro richiesto (prostituire minorenni spacciare droga, uccidere) ma anche un padre da una parte e una madre dal'altra che hanno rinunciato di fatto al loro ruolo. Uno per frustrazione e l'altra per debolezza. I figli hanno 'sentito' questa insoddisfazione esistenziale e vi hanno reagito come potevano: smettendo di reagire. Solo apparentemente però come si diceva. Perché se Manolo (un sempre più efficace, di film in film, Andrea Carpenzano) sembra indifferente a tutto mentre in alcuni suoi sguardi si avverte la smentita a quanto fa apparire in superficie, MIrko (l'altrettanto efficace Matteo Olivetti) è più tormentato. I suoi scatti d'ira, la sua generosità esibita fuori misura, lo configurano come impreparato al compito. In fondo Manolo ha un padre che gioca alle macchinette per dimenticare che avrebbe voluto far parte di quel mondo del crimine a cui indirizza il figlio. Mirko invece sente la sofferenza che impone alla madre anche se non riesce a rinunciare alla nuova vita. 

I D'Innocenzo sanno ritrarre l'appiattimento delle coscienze in cui il dire 'scusami' sembra poter mettere a posto qualsiasi cosa risarcendo anche chi sia vittima del crimine più grave. In un ambito sociale in cui la persona è ridotta a merce resta poco spazio per i sentimenti. Il loro è un grido d'allarme che, provenendo da due registi trentenni, assume un valore ancora maggiore.

 
 
 

Aquaman

Post n°15187 pubblicato il 21 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Arthur è figlio di Tom, guardiano di un faro, e Atlanna, nientemeno che regina di Atlantide. L'unione dei due è però clandestina, tanto che per salvare il figlio Atlanna accetterà di farsi giudicare nella città subacquea, che la giustizierà consegnandola al più feroce dei popoli sottomarini. Arthur cresce imparando in segreto da Vulko, consigliere del re e di suo figlio Orm, i segreti di Atlantide, ma da adulto preferisce stare lontano dalla città sommersa e si limita a compiere gesta eroiche in mare, come salvare un sottomarino da un team di pirati. Qui finisce per lasciare morire uno di loro e il figlio giura vendetta, tanto da allearsi con il fratellastro di Arthur, Orm. Nel mentre la figlia di Re Nereus, Mera, cerca di convincere Arthur ad abbracciare il suo retaggio di regale atlantideo per scongiurare una guerra, ma per riuscire in questo piano sarà necessario ritrovare il perduto tridente di Atlan.

Un viaggio dell'eroe da manuale, con tanto di protagonista inizialmente riluttante, e controparte femminile saggia e intelligente. Tutto però è risaputo e il livello della scrittura e la roboante messa in scena, non basta a elevare Aquaman a vera epica né a renderlo un trascinante divertimento.

Il tragitto dell'eroe è così chiaro che, in caso lo spettatore non l'avesse capito, in una delle prime scene il padre suggerisce di chiamarlo Arthur «come Re Artù», infatti come lui finirà per ottenere la corona solo dopo aver recuperato un'arma inaccessibile a tutti tranne che al prescelto. In casi come questi, oltre alla simpatia del protagonista che pur Jason Momoa cerca di metterci, a fare la differenza sono i personaggi di contorno e soprattutto i villain. I primi non brillano, sia per le interpretazioni senza carisma, sia perché di loro anche alla fine del film non sappiamo nulla. Non abbiamo idea per esempio di come sia il regno da cui viene Mera né di come abbia maturato i propri ideali e ancora meno sappiamo di Vulko, se non che era segretamente fedele ad Atlanna. Il villain principale, Re Orm, è poi l'antitesi di Arthur, fin dal look ariano e dall'ossessione per la corona, ma se dell'educazione di Arthur sappiamo che ha avuto un padre premuroso, di quella di Orm ci è ignoto tutto. 

Proprio il re marito di Atlanna è infatti il pezzo mancante del puzzle, evocato ma mai descritto né messo in scena. Così il vero contraltare di Arthur finisce per essere il pirata Manta (interpretato da uno sfortunato Yahya Abdul-Mateen II spesso coperto da un casco), di cui vediamo la morte del genitore. Si tratta però di un personaggio che nasce cattivo e avido, uccide innocenti per capriccio e non ha nulla di tragico. Arthur si cruccerà di aver causato l'ossessione del pirata nei suoi confronti, ma finisce lì. Per un film dove il tema cruciale sarebbe l'eredità si fa ben poco per svilupparlo, tutto viene dato per scontato e si seguono formule arcinote, sperando che bastino gli effetti speciali, qualche battuta e un po' di ammiccamento sexy.

 
 
 

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio

Post n°15186 pubblicato il 20 Giugno 2019 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

La rapina di Stoccolma

Post n°15185 pubblicato il 20 Giugno 2019 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Rapina a Stoccolma

Post n°15184 pubblicato il 19 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Titolo originale: Stockholm

Rapina a Stoccolma è un film di genere commedia del 2018, diretto da Robert Budreau, con Ethan Hawke e Mark Strong. Uscita al cinema il 20 giugno 2019. Durata 92 minuti. Distribuito da M2 Pictures.

Attualmente in anteprime. USCITA: 20 giugno 2019
Poster

Rapina a Stoccolma, il film diretto da Robert Budreau, è ambientato a Stoccolma nel 1973. Durante una rapina alla banca centrale Lars Nystrom (Ethan Hawke) prende in ostaggio alcuni impiegati per far rilasciare il suo amico Gunnar (Mark Strong) di prigione. Man mano che le ore si trasformano in giorni, gli ostaggi sviluppano un complesso rapporto con il loro rapitore, soprattutto Bianca (Noomi Rapace), moglie e madre di due bambini. Lars sembra avere a cuore le condizioni e le esigenze dei suoi prigionieri e questa connessione darà origine al fenomeno psicologico noto come "Sindrome di Stoccolma".


Il film è una crime comedy basata su fatti realmente accaduti, una rapina avvenuta nel 1973 presso la Kreditbank di Stoccolma, dove un uomo prese in ostaggio tre dipendenti della banca. L’avvenimento divenne un caso mediatico non solo perché a essere colpita fu una delle più importanti banche del paese, ma soprattutto per lo strano e assurdo legame che si instaurò tra il rapinatore e gli ostaggi.

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Italiano del Film:

Lars Nystrom (Ethan Hawke): Tutti a terra! Questa è una rapina e uscite subito tutti da qui!

Mattsson (Christopher Heyerdahl): Volete i soldi?
Lars Nystrom: Un milione di dollari americani e una Mustang 302 come quella di Steve McQueen in "Bullitt"!
Mattsson: Uh, certo, mi piace quel film!

Gunnar Sorensson (Mark Strong): Hai disattivato le videocamere?!
Lars Nystrom: Pensi che dovrei?!

Voce off: Tutta la Svezia vuole sapere come ci si sente a essere bloccate lì con dei criminali
Bianca(Noomi Rapace): Non è così male!
Voce off: Vi fidate di lui?
Bianca: Molto più che della polizia!

 


 
 
 

Lucania - Terra Sangue e Magia

Post n°15183 pubblicato il 19 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Lucania - Terra Sangue e Magia è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Gigi Roccati, con Angela Fontana e Giovanni Capalbo. Uscita al cinema il 20 giugno 2019. Durata 85 minuti. Distribuito da 102 Distribution.

Attualmente in anteprime. USCITA: 20 giugno 2019
Poster

Lucania - Terra Sangue e Magia, il film diretto da Gigi Roccati, è ambientato in un mondo magico e inaccessibile, racchiuso tra le montagne e il mare, dove niente è come sembra. Qui vivono Rocco (Giovanni Capalbo) Lucia (Angela Fontana), un padre severo, legato alla terra come un albero, che lotta per difenderla fino all’estremo sacrificio, ed una ragazza selvatica, muta dalla morte della madre Argenzia, che ha il dono di vedere e sentirne l’anima. Il padre che la vede parlare al vento, la crede pazza e disperato la sottopone ai riti di guarigione di una maga contadina. Ma quando Rocco respinge l’offerta di Carmine, un autotrasportatore che gli offre di seppellire rifiuti tossici nella propria terra in cambio di denaro, e per reagire a un aggressione ammazza uno dei suoi uomini, si trova costretto a fuggire a piedi per le montagne cercando di salvare la figlia. Comincia così il viaggio di espiazione di Rocco e il viaggio di formazione di Lucia. Un lungo cammino attraverso la bellezza di una natura rigogliosa, e poi la durezza di una terra morente, dove la ragazza dovrà abbandonare il ricordo della madre per aiutare il padre aggravato dal fardello della colpa, diventando donna. Storia antica dei giorni nostri, in un mondo dei vinti in cui si accende una luce di speranza, incarnata da una giovane muta che ritrova la voce e assiste allo scontro fatale tra suo padre contadino e chi ne avvelena i campi, in un viaggio commovente intriso di magia e redenzione.



 
 
 

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio

Post n°15182 pubblicato il 19 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio è un film di genere musicale del 2018, diretto da Mario Tronco, Gianfranco Cabiddu, con Fabrizio Bentivoglio e El Hadji Yeri Samb. Uscita al cinema il 20 giugno 2019. Distribuito da Paco Cinematografica.

Poster

Con Il Flauto Magico di Piazza Vittorio la celebre opera di Mozart viene reinterpretata dalle diverse culture musicali di Piazza Vittorio. Un luogo dove vicende e personaggi si incontrano e si trasformano, arricchendosi e sintetizzando in un'unico capolavoro tradizioni tra loro molto distanti. Il Flauto Magico torna a vivere in una nuova veste e in un nuovo sound, quello dell’Orchestra di Piazza Vittorio che spazia dal reggae alla classica, dal pop al jazz, attraverso tradizioni e culture musicali di tutto il mondo. 
Muovendosi da un genere all'altro, viaggiando con le note tra paesi lontani, prendono vita incontri e sincretismi unici. L'intero film si svolge all’interno dei giardini della piazza, che durante l’orario di chiusura serale viene animata da papà, operai, babysitter e bambini, che per magia si trasformano in principi, maghi, regine e sacerdoti. Tra i volti noti chiamati a interpretare i fiabeschi personaggi mozartiani spicca quello di Fabrizio Bentivoglio, qui nel ruolo di Sarastro e in veste anche di produttore.



 
 
 

Arrivederci Professore

Post n°15181 pubblicato il 19 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Titolo originale: The Professor

 

Arrivederci Professore è un film di genere commedia, drammatico del 2018, diretto da Wayne Roberts, con Johnny Depp e Zoey Deutch. Uscita al cinema il 20 giugno 2019. Durata 90 minuti. Distribuito da Notorious Pictures.

Attualmente in anteprime. USCITA: 20 giugno 2019
Poster

 

Arrivederci Professore. film diretto da Wayne Roberts, è la storia di Richard (Johnny Depp), professore universitario a cui viene diagnosticata una malattia che rischia di cambiare per sempre la sua vita. L'uomo decide così di rinunciare a ogni tipo di apparenza e a tutte le convenzioni, iniziando a vivere nel modo più coraggioso e libero possibile.
La sua nuova vita spericolata attraversa ogni tipo di vizio, dal fumo al bere, dalla carnalità agli insulti a chiunque provi a infastidirlo. Vivendo al massimo, sperimentando nuovi piaceri mai provati negli anni precedenti, Richard si ritroverà faccia a faccia con il vero senso della vita e inizierà a risvegliare il suo sopito spirito interiore, che non ha nulla a che vedere con la sua nuova condotta.

 

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Italiano del Film:

Dottore: La situazione non è buona, Richard, anzi a essere sincero è piuttosto critica!
Richard (Johnny Depp): Di quanto tempo parliamo?
Dottore: Probabilmente sei mesi!

Richard: Mi chiamo Richard, sono il vostro professore, d'ora in poi faremo le cose in modo decisamente diverso! A proposito, se qualcuno vende marijuana, può passare da me durante l'orario d'ufficio?! Grazie, ciao!

Peter (Danny Huston): Alla salute!
Richard: Non c'è bisogno di scherzare!

Henry (Ron Livingston): Dobbiamo parlare! Io sono il rettore di questa università...
Richard: Tu stai tradendo tua moglie, Henry, con la moglie di uno stimato docente di questo college! Nello specifico...la mia!

Veronica (Rosemarie DeWitt): Cosa ci è successo, Richard?
Richard: Cosa ci è successo? La vita!

Richard: Spero che i vostri genitori vi abbiano detto che moriremo tutti alla fine! È come se galleggiassimo senza vivere e voi avete un'occasione, afferratela, stringetela, fatela vostra! Non lasciate che vi sfugga neanche un momento!

 


 
 
 

The elevator

Post n°15180 pubblicato il 19 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

The elevator è un film di genere thriller, drammatico del 2015, diretto da Massimo Coglitore, con James Parks e Caroline Goodall. Uscita al cinema il 20 giugno 2019. Durata 89 minuti. Distribuito da Europictures.

Poster
TRAMA THE ELEVATOR:

The elevator, il film diretto da Massimo Coglitore, è ambientato nella città di New York, dove vive e lavora il popolare presentatore Jack Tramell (James Parks), 50 anni, single, famoso per il suo TV show di un quiz serale, che fa impazzire gli americani. Un giorno rimane accidentalmente bloccato nel suo ascensore di casa assieme ad una donna misteriosa. Inizia così il drammatico confronto tra Jack, uomo di successo dominato dal cinismo, e la donna sconosciuta, affascinante, autoritaria, cinica, ma anche spaesata; una sorta di bionda dark lady, disposta a tutto pur di scoprire la verità su certi fatti e compiere la sua ipotetica vendetta. Il blocco dell'ascensore non è casuale e neanche il tempo: la sera del "labour day", lungo week end in cui la città si svuota e nessuno potrà aiutarli. Jack è accusato da lei di un gravissimo crimine. Ma qual è la verità? Chi è il vero colpevole? Jack per una notte diventa così ostaggio e "concorrente" del sadico quiz della donna. Tutto in tempo reale. Due personaggi alle prese con i propri segreti in uno spazio claustrofobico, l'ascensore, che diventa metafora di espiazione delle proprie colpe.

IL CAST DI THE ELEVATOR:

 
 
 

Film nelle sale da domani

Post n°15179 pubblicato il 19 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

 
 
 

Weekend 'estivo' al box office: vince Pets 2 ma I dati sono in flessione

Post n°15178 pubblicato il 18 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Weekend "estivo", quello appena trascorso, che vede un calo degli incassi rispetto allo stesso dell'anno scorso superiore all'8%, ma con un dato annuo che è ancora positivo, di circa il 5%. Pets 2 - Vita da animali (guarda la video recensione) mantiene la prima posizione con un incasso di 654mila euro nell'arco del weekend (2,1 milioni complessivi), davanti a X-Men: Dark Phoenix (guarda la video recensione), che ottiene 510mila euro (1,8 milioni complessivi) e il solito Aladdin (guarda la video recensione) che chiude con 505mila euro ed è a una manciata di euro dai 14 milioni complessivi. Sempre ottimo il dato de Il Traditore (guarda la video recensione), che oramai è prossimo ai 4 milioni complessivi. Molto deludenti le new entry di questa settimana. I morti non muoiono (guarda la video recensione) incassa 230mila euro, Il grande salto si ferma a 148mila euro, Beautiful Boy (guarda la video recensione) resta in zona 100mila euro. Servono nomi di maggior richiamo per portare la gente al cinema. Questa settimana arrivano La Bambola AssassinaArrivederci ProfessoreLa prima vacanza non si scorda mai (guarda la video recensione) e Rapina a Stoccolma, che non dovrebbero cambiare molto la situazione. Serve Toy Story 4! Mistero sul perché il film arrivi da noi non in contemporanea col resto del mondo (il 27 invece del 20 giugno), ma meglio una sola settimana di ritardo che tre mesi...

Apertura sotto le attese per Men in Black International negli USA. Il film incassa 28,5 milioni di dollari e scalza dal primo posto Pets 2 - Vita da animali che perde a sua volta quasi il 50% rispetto alla settimana scorsa (di solito gli animati reggono meglio dei live action, ma evidentemente non è questo il caso), arrivando a 92 milioni di dollari. Regge benissimo invece Aladdin, che perde solo il 32% e arriva a 263 milioni di dollari con i 300 milioni assolutamente fattibili entro la fine dell'estate. Esordio fiacco anche per Shaft, che apre con 8,3 milioni e una media per sala piuttosto bassa.

Balza in top ten Late Night, con 5,1 milioni, mentre esce dai primi dieci Avengers: Endgame (guarda la video recensione), che però perde solo il 27% rispetto alla settimana scorsa, segno che il film ha ancora qualcosa da dire: per lui ci sono 830 milioni in cassa e la possibilità di chiudere a 850. La prossima settimana c'è già un vincitore, che potrebbe tra l'altro far segnare il nuovo record per un film a giugno: Toy Story 4, che occuperà 4400 sale e che potrebbe incassare 200 milioni già alla fine del primo weekend. A fargli da sparring partner ci sono Anna e La bambola assassina che cercheranno di raccogliere le briciole lasciate dall'ennesimo carro armato Disney. 

A livello mondiale la notizia del weekend è che Aladdin raggiunge quota 724 milioni e vola al terzo posto della classifica assoluta del 2019, scalzando The Wandering Earth. Il film sta piacendo tantissimo e in alcuni paesi (tipo il Giappone, ma ne parleremo meglio domani) sta sfracellando record su record. A questo punto gli 800 milioni sono assolutamente raggiungibili. Non stupisce il fatto che i primi tre posti della top ten siano tutti Disney (Avengers: Endgame è arrivato a 2,742 miliardi, Captain Marvel a 1,127 miliardi). Avevamo previsto che a fine anno i primi sette posti sarebbero stati tutti appannaggio di un film Disney: potremmo averci preso (molto dipenderà da Spider-Man: Far from Home, che pure è un film "cugino). Al decimo posto, con 339 milioni, entra in top ten Godzilla II: King of the Monsters (guarda la video recensione), che però finirà ben lontano dai primi due episodi del franchise e sicuramente con meno di 400 milioni. John Wick 3 - Parabellum (guarda la video recensione) arriva a 276 milioni, Dark Phoenix a 204, Pets 2 - Vita da animali a 154, Rocketman a 133, Men in Black International apre con 102 milioni. 

 
 
 

Negli Usa celebrano Renato Zero: “Inventore del Glam con concerti da fare invidia a Lady Gaga” da musicfanpage

Post n°15177 pubblicato il 18 Giugno 2019 da Ladridicinema
 
Tag: musica, news

 

 

In America c’è chi scopre Renato Zero, forse uno dei cantanti italiani più famosi e amati. Il cantante è oggetto di una piccola retrospettiva del sito Dangerous Minds che ne celebra la carriera e parla di lui come dell’inventore di quello che è noto, come Glam Rock, genere a cui appartengono David Bowie e Marc Bolan.

NEWS 4 GIUGNO 2019  13:43 di Redazione Music

 

"Per certi versi, potremmo dire che Renato Zero è l'inventore del Glam Rock". Non lo dice un giornalista italiano o un amico del cantante romano, ma lo scrive il sito americano Dangerous Mind – fondato da Richard Metzger – che si definisce "compendio di nuove e strane idee nuove, forme nuove d'arte, nuovi approcci alle cose social e nuove scoperte dai confini remoti della cultura pop". Il cantante romano, che in Italia è una vera e propria star forse lo è un po' meno all'estero benché il suo personaggio fosse senza dubbio paragonabile proprio ad alcuni tra gli artisti che hanno segnato la musica mondiale. Meltzeger, che firma l'articolo, infatti, non si fa problemi a fare due nomi seminali per il rock mondiale, ovvero Marc Bolan dei T. Rex e soprattutto David Bowie, due dei fondatori del genere: "Zero riuscì ad essere se stessi anche prima di Bolan e Bowie si mettessero l'eyeliner o cominciassero a indossare le scarpe con le zeppe.

 

50 anni di carriera Glam

Nel 1967, anno in cui David Bowie pubblica il suo album omonimo, il diciassettenne Renato Zero pubblica il suo primo 45 giri "Non basta sai"/"In mezzo ai guai" e in breve tempo diventa, in Italia, un vero e proprio fenomeno musicale e di costume con decine di milioni di album venduti nella sua lunghissima carriera lunga 50 anni, che continua imperterrita in questi anni in cui ha scelto di essere sempre più autonomo, staccandosi dalle major e autoproducendosi, come succederà anche nel suo prossimo album. Il sito americano parla del suo nome d'arte – quello reale è Renato Fiacchini – ("Ha un soprannome punk ben prima di Sid Viciuos e Johnny Rotten" due membri dei Sex Pistols) ma fa anche un parallelo con Freddy Mercury: "Così appariscente da far sembrare Freddy Mercury decisamente un macho, Zero ha fermamente rifiutato di confermare o meno di essere omosessuale (…). Soprannominato anche "Imperatore di Roma" Zero è una star oggi, esibendosi in concerti quasi da dive, talmente spettacolari da far impallidire Lady Gaga".

 

Zero il Folle

Intanto nelle scorse settimane Renato Zero ha comunicato quello che sarà il suo prossimo progetto, ovvero l'album "Zero il Folle" (Tattica), anticipato dal singolo "Mai più soli", registrato a Londra con la produzione e gli arrangiamenti di Trevor Horn (produttore di Paul McCartney, Rod Stewart, Robbie Williams). Dall'1 novembre, poi, il cantante porterà il suo nuovo spettacolo in giro per l'Italia.

 

continua su: https://music.fanpage.it/negli-usa-celebrano-renato-zero-inventore-del-glam-con-concerti-da-fare-invidia-a-lady-gaga/

http://music.fanpage.it/

 
 
 

Chernobyl, l’episodio pilota è un pugno allo stomaco da ciakclub

Post n°15176 pubblicato il 18 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Il nostro commento a caldo sul primo episodio di Chernobyl, serie HBO sul disastro nucleare avvenuto in Russia nel 1986.
Chernobyl è un pugno allo stomaco. L’episodio pilota ci ha meravigliati con ritmo, suspence, azione e tanta angoscia. È intensità al quadrato. È poesia e dramma. È una regia spettacolare.

È andato in onda ieri sera su Sky Atlantic; proseguirà per altri quattro episodi distribuiti in altrettante settimane. Un’ora di cinema puro, arricchito da una fotografia, fredda e poco satura, intervallata dalle bellissime immagini del fuoco luminoso a contrastarla. Difficile andare a dormire con il senso d’ansia che questo episodio ha lasciato in tutti gli spettatori; in molti, hanno parlato di una “casa più spettrale” al termine della visione.

Chernobyl racconta del disastro nucleare avvenuto il 26 aprile 1986 quando, alle ore 01.23, il reattore numero 4 esplose. Non è un caso, a nostro avviso, che secondo il rating di IMDBsia la serie migliore di tutti i tempi.

Al centro della narrazione ci sono uomini alle prese con un disastro di dimensioni europee; alcune hanno evitato il peggio, altre hanno negato – impauriti e ciechi – quanto fosse disastroso l’avvenimento accaduto. Gli eroi sono, ad esempio, i tre ingegneri che decisero di immergersi nell’acqua radioattiva per salvare il salvabile, mettendo a rischio la propria vita. Sono i gestori della centrale, il governo e simili, invece, ad essere comprensibilmente da considerare i cattivi; ciechi, incapaci per paura e per opportunismo di fare i conti con la gravità del problema.

Poesia e musica

Chernobyl non è semplicemente un freddo racconto di un avvenimento storico. C’è molto di più. L’episodio pilota si è dimostrato incredibilmente poetico, con intervalli musicali – senza parole e con musiche drammatiche – commoventi e intensi. Difficile non piangere e non aver voglia di accendere una sigaretta durante la visione di quelle scene.

Degli intervalli intenti a mostrare la drammaticità della situazione: gente che sviene, gente che vomita e pompieri vittime di escoriazioni. Diversi morti nella centrale. Nel calderone, sono compresi gli abitanti della città, incuriositi nel guardare la scena a poca a distanza, drammaticamente incapaci di comprendere a quale rischio stanno andando incontro. Fuggite! Dovevano fuggire, ma ovviamente non potevano saperlo.

Impressioni a caldoDi serie così intense emotivamente, ricche di ogni tipologia di emozione, non se ne vedevano da anni. Chernobyl è qualcosa di veramente fuori dal comune. Girata magistralmente, scritta e interpretata altrettanto. Consigliata? Assolutamente sì. Assolutamente. Questa non è una recensione, è un’impressione a caldo su una serie che solo un a un robot potrebbe lasciare indifferente. C’è anche un uccello che, sul finale, muore agonizzante mentre i bimbi vanno a scuola il giorno dopo; un presagio simbolico di morte. Solo di morte e sofferenza può parlare questa serie. Sempre con il fiato sospeso, senza un attimo di tregua.

 
 
 

Chernobyl: la serie sta battendo uno dei grandi record di HBO da gogomagazine.it

Post n°15175 pubblicato il 18 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Chernobyl: la serie sta battendo uno dei grandi record di HBO, impattando sulla fruizione contemporanea in ambito streaming

Chernobyl, serie targata HBO, sta attirando l’attenzione di tutti in questo periodo, in un susseguirsi di “sensibilizzazione”, “riflessione” e discussioni. La serie porta con sé un messaggio preciso che da una parte è stato accettato e condiviso, anche se le risposte non sono state tutte positive, al di fuori di quanto la critica ha scritto fin ora.

Chernobyl

 

HBO ha da sempre mostrato l’amore e la cura nei confronti dei suoi show, I Soprano, The Wire, ne sono due esempi lampanti, per non parlare di Game of Thrones, la quale, nel corso di questi anni e di questa ultima stagione, ha rotto non pochi record. Anche con Chernobyl sembrerebbe che la situazione non cambi, confermando quanto detto sopra in relazione alla risposta del pubblico.

Anche se i risultati di quest’ultima non sono paragonabili a quelli delle grandi serie spalmate nel corso degli anni, Chernobyl ha sicuramente dimostrato il suo valore non soltanto per quanto concerne la risposta generale, ma anche in relazione a nuove statistiche ora rivelate.

In base a quanto riportato, sembrerebbe che la serie abbia ottenuto una percentuale molto alta di spettatori, forse anche più alta di Game of Thrones stesso, per quanto riguarda lo streaming da HBO NowHBO GO e simil piattaforme.

Chernobyl

 

Deadline ha recentemente rivelato che il 52% degli spettatori ha guardato Chernobyl attraverso le piattaforme sopra indicate, confermandosi come la prima serie ad aver raggiunto una percentuale così alta con esse, segnando un nuovo percorso per la fruizione generale delle serie tv.(Sembrerebbe che abbia registrato un totale di circa 8 milioni di spettatori)

Vi ricordiamo che la serie, partendo dal 26 aprile del 1986, narra le vicissitudini intorno al disastro nucleare avvenuto all’omonima fabbrica. In Italia è possibile seguirla su Sky Atlantic.

Parlando del successo ottenuto il capo della HBO Entertainment Casey Bloys ha detto:

“Chernobyl mostra come una grande serie troverà sempre il suo 

 
 
 

Outlaw King

Post n°15174 pubblicato il 16 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Bruce the Bruce assiste alla tregua fermata tra suo padre e il Re d'Inghilterra, che del resto conclude l'incontro sfoggiando la potenza della sua nuova prodigiosa catapulta (per l'esattezza un trabucco dotato di contrappesi). Quando suo padre muore e il ribelle William Wallace viene catturato e brutalmente ucciso, Bruce decide di opporsi agli inglesi e si fa proclamare Re di Scozia, inoltre si sposa alla nobile irlandese Elizabeth de Burgh, che presto impara ad amare.

"Sono certo che se mi venisse voglia potrei trarre dal girato [il cui primo montaggio ammontava a ben quattro ore] una miniserie in tre parti. Perché ci sono molti personaggi, molta storia, ma al cinema si cerca di creare un film guidato da una narrazione che sia anche intrattenimento, con grandi interpretazioni. Quindi bisogna eliminare il superfluo, anche se è difficile quando si tratta di una ricca vicenda storica". 
David Mackenzie

Il principale avversario di Bruce sarà Edward, Principe del Galles, figlio di Edward I Re d'Inghilterra. I due del resto non si vedono per niente di buon occhio, tanto che il principe sfiderà Bruce a duello quando i loro genitori sono ancora in vita. Tra gli alleati di Bruce spicca invece il feroce guerriero James Douglas, pronto a servirlo nella lotta contro gli inglesi, oltre che intenzionato a liberare e riprendersi le terre della sua famiglia. Meno propensi ad aiutare Bruce, anche per via della sua inesperienza in battaglia, sono gli altri nobili scozzesi, alcuni dei quali tentati di tradirlo dalla ricompensa offerta dagli inglesi.

Gli eventi raccontati in Outlaw King proseguono più o meno direttamente quelli visti in Braveheart, ma questa volta la storia prenderà una piega diversa. Per cercare di dare una costruzione drammatica compatta agli eventi, Mackenzie apre il film con un lungo piano sequenza intorno alla tenda del Re, dove ha luogo anche il primo duello tra i futuri rivali, che rimarrà sospeso e troverà un climax solo nella battaglia finale. Per gli scontri di massa invece il regista sceglierà uno stile più frenetico, calato nel mezzo dell'azione con impressionante sfoggio di violenza. I viaggi degli uomini di Bruce lungo la verde Scozia sono invece inquadrati dalla distanza, con gli uomini che formano una fila indiana in mezzo allo splendido paesaggio, come nella trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson.

 
 
 

Soledad

Post n°15173 pubblicato il 11 Giugno 2019 da Ladridicinema
 

Soledad è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Agustina Macri, con Vera Spinetta e Giulio Corso. Uscita al cinema il 13 giugno 2019. Durata 100 minuti.

Poster

Soledad, debutto alla regia di Agustina Macri, è la storia di una giovane donna, la ventitreenne Soledad Rosas (Vera Spinetta), nata e cresciuta in una famiglia conservatrice che lascia l'Argentina nel 1997 per trasferirsi in Italia. Arrivata a Torino, va a vivere in una casa occupata, dove conosce Edoardo Massari (Giulio Maria Corso) e tra i due nasce un'intensa storia d'amore. La vita della coppia verrà sconvolta da un'accusa di terrorismo contro la costruzione della rete ferroviaria ad alta velocità e, incastrati di fronte a quello che sembra un punto di non ritorno, i due si ritroveranno a compiere delle scelte senza alcuna possibilità di tornare indietro...

Il film è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città.

IL CAST DI SOLEDAD:

 
 
 
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