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Creato da ComitatoL il 14/11/2007
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Napolitano tifa Rumeno
Il Colle: «I rumeni non sono il male di cui avere paura». Protesta la destra e tacciono Prc e Pd
Federico D'Ambrosio Roma «Si è sentito dire, non solo dei rom ma dei romeni, che sono il male di cui avere paura. Ma non bisogna avere paura, bisogna farli integrare nel rispetto della legge e far avere loro la cittadinanza», anzi a dirla tutta la legge sulla cittadinanza è «troppo restrittiva» e andrebbe modificata, addirittura aprendo «nuovi di accesso alla cittadinanza italiana, per tanti ragazzi e per tanti giovani». Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha lasciato che la polemica sui rumeni, sul pacchetto sicurezza e sul decreto pro espulsioni scemasse un po' dai titoli delle prime pagine. Poi però, approfittando ieri dell'ottantesima Giornata nazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, ha ripreso a dire quel che pensa. Scavalcando a sinistra pure il sindaco di Roma Walter Veltroni che, come inquilino del Campidoglio, si è sempre detto attento ai diritti dei giovani ma, come leader del Pd, nelle scorse settimane aveva parlato di «invasione da respingere» proveniente dalla Romania. La legge va sempre rispettata con fermezza per «evitare che in Italia dilaghi la violenza, specialmente se impunita», ma questo non significa avallare una vera e propria "caccia alle streghe" nei confronti degli immigrati e, in particolare, guardando agli ultimi fatti di cronaca, dei romeni, dice Napolitano: «E' necessario evitare che in Italia dilaghi la violenza specie se impunita, far rispettare la legge, ma guai a passare ad atteggiamenti di rifiuto o di indiscriminata accusa. Ma guai a non pensare che i figli di immigrati abbiano gli stessi diritti degli altri, degli italiani. I diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione sono di tutti i bambini, senza eccezione alcuna, di tutti i bambini che si trovano sul territorio italiano, comunque siano arrivati in Italia, comunque siano entrati i loro genitori. I loro diritti sono gli stessi dei nati in Italia, dei figli degli italiani». E in prospettiva, ha aggiunto, la legge sulla cittadinanza va modificata, perché «troppo restrittiva»: «Non bisogna aver paura ma bisogna integrare, far rispettare la legge, dare cittadinanza a giovani che sono nati in Italia». L'intervento del presidente della Repubblica ha lasciato di sale soprattutto la sinistra al governo. A cominciare da Rifondazione comunista che sul pacchetto sicurezza ha mediato sino all'ultimo evitando di aprire nuovi capitoli di tensione come quello della cittadinanza. Silenzio assoluto, poi, dai leader del Pd che della battaglia antirumeni hanno fatto un passaporto per lanciare la nuova linea del partito. Tolta l'apertura di Luciano Violante, apprezza solo palazzo Chigi che, all'epoca del decreto pro espulsioni, dovette subire l'offensiva del leader Veltroni accettando di dare carattere di urgenza a un provvedimento nato per essere una iniziativa di legge. Dice di riconoscersi «nelle dichiarazioni del presidente della Repubblica» sulla cittadinanza e sull'integrazione dei cittadini immigrati: «Aprire ai giovani e alle nuove energie è una risorsa per il paese. In questo senso le parole di Napolitano sono alte e nobili». Protesta invece la destra. Maurizio Gasparri di An fa le barricate: «La legge sulla concessione della cittadinanza non si tocca». E Dario Galli della Lega gli va appresso: «Dobbiamo rilevare l'ennesima, infelice e non richiesta uscita del presidente Napolitano sulla questione rom».
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il 17/06/2014 alle 15:38
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