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falco58dgl
   
 
Creato da falco58dgl il 26/09/2005

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Blog di narrativa, suggestioni di viaggio, percorsi interiori, sguardi sul mondo.

 

Ciutat Vella

Post n°482 pubblicato il 20 Aprile 2014 da falco58dgl

barcellona

 

La prima volta fu nel 1974. In quell'epoca, la Spagna era ancora dominata da Franco e dai suoi accoliti, le strade a sud di Valencia erano dissestate e piene di buche ed era rischioso parlare di politica con persone sconosciute. L'autostop era praticato da pochissimi e, sul tratto che collega Barcellona ad Alicante, mi occorsero due giorni per completare una distanza poco superiore ai 500 chilometri. La capitale catalana mi parve bella, ma polverosa e remota. Sembrava un avamposto di un regno periferico, quasi una "fortezza Bastiani" adagiata sulle rive del mediterraneo.

Vi tornai nel '78 e la città era tapezzata a festa. Nei paesi vicini e in tutto il territorio di Euskadi si celebrava la caduta del regime con balli e canti collettivi che si protraevano fino al mattino, in un'effervescenza frenetica che mescolava il desiderio di recuperare il tempo perduto, bar pieni di clienti festanti, bicchieri di calimocho (una terribile mistura di vino rosso e coca cola), ritmi andalusi, celtici e tropicali e il toro che faceva la sua comparsa nella piazza stracolma alle otto del mattino.

Nell'89, il paese era lanciato come un siluro verso la modernità. Sulle orme di Hemingway, lasciammo una Parigi percorsa da folle oceaniche (si festeggiava il bicentenario della rivoluzione) e approdammo a San Sebastian e a un piccolo villaggio nel cuore dei paesi Baschi, Motrico, proprio nel giorno della festa patronale  che trasformò per diversi giorni un paese   di 5.000 abitanti in un palcoscenico di tensioni desideranti e comunione collettiva.

Nell 1992, Barcellona era diventata una delle metropoli più eleganti d'Europa, le Olimpiadi avevano lasciato un quartiere nuovo di zecca, la teleferica (rinnovata) verso Montjuic, dalla cui sommità si coglie gran parte della città e una vasta porzione di mre  e una miriade di locali che assediavano le Ramblas. Mi piaceva perdermi nelle piazzette del Barrio Gotico, entrare nelle chiese ricche di ornamenti, pramenti, immagini sacre in pose enfatiche o ieratiche, camminare senza meta tra Diagonal, Placa de Catalunya e il Port Vell, il porto vecchio dedicato a Colombo.

Dopo più di 20 anni torniamo nella capitale catalana. Senza aspettative eccessive, consapevoli che la globalizzazione ha amalgamato anche paesi molto diversi tra di loro, ma con la speranza di ritrovare scorci, angoli, prospettive, qualche frammento di bellezza disseminato tra gli edifici liberty di Gaudì, i monumenti gotici del centro, le architetture composite del barrio chino.

Un saluto affettuoso a tutti/e voi, a presto.

W

 

 

 
 
 

Due buone proposte...

Post n°481 pubblicato il 19 Marzo 2014 da falco58dgl

Ho visto recentemente due film, uno molto conosciuto e premiato con l'Oscar, l'altro quasi clandestino, di un regista semisconosciuto. Mi sono piaciuti entrambi e vi propongo due sintetiche recensioni.

La grande bellezza (Sorrentino)

grande bellezza

Ho visto "La grande bellezza" questo fine settimana, incuriosito dal bailamme provocato dalla vittoria dell'Oscar al miglior film "straniero". Dico subito che il dibattito sull'eredità di Fellini e della "Dolce vita" mi sembra una fesseria, i due film sono diversi come sguardo e come approccio, condividono la stessa ambientazione, ma lo fanno con occhi differenti. Roma è l'indiscussa protagonista del film. Una Roma attraversata da sedimentazioni molteplici, da incrostazioni che mescolano vestigia dell'Impero, architetture e simboli della potenza della Chiesa, trionfi rinascimentali, torsioni barocche,palazzi notturni, riti cattolici che convivono con cerimonie pagane, catacombe e giardini sopraelevati, cinismo e disincanto, volgarità esibita ed esercizio sottile dell'intelligenza. Dentro questo coacervo di elementi che rendono la "città eterna" un labirinto e insieme una calamita, si muove la vicenda di Jep Gambardella, scrittore e giornalista e della fauna umana che frequenta. Un insieme di figure in prevalenza grottesche e squallide. Con due eccezioni, interpretate dalla Ferilli e da Verdone, due personaggi che riescono a sfuggire alla disumanizzazione che affligge tutti gli altri. Gambardella si muove tra feste, happening, performance e il cuore notturno di Roma come se facesse gli onori di casa, con una totale padronanza non esente da ironia e una punta di malinconica consapevolezza. Arrivato a Roma molto giovane, si è dedicato alla vita sociale e culturale con l'ambizione di diventare un principe di mondanità. C' è riuscito (conosce tutti, viene salutato da Venditti con un confidenziale "ciao, Jep"), ma adesso contempla il vuoto che gli è vicino, che l'ha invaso e che ha bloccato la sua vena di scrittore. Si è parlato molto della "Grande bellezza" come dell'affresco di una società decadente, ma non condivido questa posizione. Fin dal "Satyricon" di Petronio Arbitro, la società aristocratica romana è stata descritta come incline agli eccessi e alla dissoluzione. Ciò che viene definito "decadente", in realtà, è una vitalità onnivora e amorale, il piacere del pettegolezzo e dell'intrigo,il trionfo del "particolare" su una visione dei problemi generali, tratti che segnano da sempre la cultura della città, almeno in alcune delle sue componenti. "La grande bellezza" è un magnifico film, che lascia una traccia nello spettatore. Mi è parso girato in modo eccellente, con un gusto squisito dell'inquadratura e una gestione pressoché perfetta degli attori. In primis, un grande Servillo, coadiuvato da una schiera di personaggi molto ben interpretati.

 

IDA (Pawel Pawlikowski)

ida

 

Il retrogusto che mi ha lasciato questo film di Pawlikowski, regista polacco a me sconosciuto, è simile a quello di alcuni episodi del "Decalogo" di Kieslowski: composizioni asciutte, direi quasi severe, per nulla spettacolari, ma che scavano i personaggi dall'interno e restituiscono ritratti sorprendentemente "veri". Anna è una novizia che sta per prendere i voti. Si reca controvoglia, su indicazione della Madre superiora, a Varsavia per conoscere la sua unica parente in vita, una zia che non si è mai interessata a lei. Le due donne sono agli antipodi: Wanda è un giudice, una militante del partito comunista che ha fatto carriera dopo la fine della seconda guerra mondiale. E' una persona in apparenza energica e dura, ma segnata dallla disillusione e la solitudine interiore, che cerca di contenere con l'alcool e rapporti sessuali occasionali. Anna  appare invece totalmente dedita alla sua ricerca spirituale: il convento è stato da sempre il suo ambito di vita e pare che abbia fretta di tornarvi per sigillare il suo patto di fronte a Dio.  La zia Wanda la mette al corrente di una verità sconvolgente: il vero nome della nipote è Ida, figlia di una famiglia ebrea, famiglia uccisa durante il conflitto. Le due donne si mettono in viaggio per scoprire dove sono sepolti i genitori di Ida. Nel farlo, attraversano una Polonia livida (siamo all'inizio degli anni '60), ritratta in bianco e nero: estensioni di alberi scheletrici, strade male asfaltate, foschia che sottrae profondità al paesaggio, hotel simili a cubi di cemento.  La realtà che scoprono è ancora più livida del paesaggio: recuperano, dove diverse vicissitudini, le ossa dei genitori sepolte in un bosco e  danno loro onorevole sepoltura nel cimitero di Lublino. Il contatto con il "mondo" viene vissuto inizialmente con fastidio da Ida, che tende a proteggersi dai rischi di un coinvolgimento, poi un incontro casuale con   un giovane musicista e la tempesta emozionale provocata dalla conoscenza della sua vicenda personale e famigliare tenderanno a modificare il quadro...
Come nel "decalogo" di Kieslowski, sono rintracciabili i riferimenti a diversi comandamenti. in primo luogo "onora il padre e la madre", ma anche "non commettere atti impuri", "non uccidere" e "non commettere falsa testimonianza", mentre "non avrai altro Dio all'infuori di me" se lo disputano la chiesa e il partito. il film dipana questi riferimenti in modo fluido, senza diventare didascalico, con un lavoro di interpretazione dei personaggi che procede per sottrazione. Le interpreti mi sono sembrate  magnifiche e la storia narrata è potente e verosimile, anche se lascia alla fine un sapore po' amaro.

 

W.

 
 
 

Primavera

Post n°480 pubblicato il 07 Marzo 2014 da falco58dgl
 

 

prima

Oggi Torino si è svegliata con il respiro di una precoce primavera. Aria fresca, sole caldo che abbaglia e brucia sulla pelle, profumi di essenze vegetali lungo il fiume percorso da barche a remi, sulle cui rive stazionano gruppi di persone a guardare il gioco delle correnti, l'arco delle montagne innevate, un  semicerchio di vette che si stagliano contro un cielo azzurro tenero.

Ho riposto il giaccone pesante, sono uscito di casa vestito leggero. La stanchezza  abituale, per un giorno, ha ceduto il passo a un senso di leggerezza: il desiderio di percorrere il reticolo di strade del mio quartiere, assaporando lepromesse del mattino.

Andare nella casa dei miei, osservare il profilo delle colline, una sigaretta sul balcone, un bacio a mia madre, due chiacchiere con papà. La percezione che la giostra dei giorni sta girando verso la pienezza, verso mesi di luce fino a tarda sera, verso il risveglio della fioritura, il miracolo dei colori che si accendono e tappezzano la città di bianco, rosa e infinite gradazioni di verde.

C'è tempo per la cattiva stagione e il ripiegamento della natura nel bozzolo grigio e spoglio dell'inverno.

Oggi è un giorno "di bellezza pieno".

 
 
 

Capo Horn

Post n°479 pubblicato il 24 Gennaio 2014 da falco58dgl

Mi trovo un po'  come un navigatore che si appresti a doppiare capo Horn, tra marosi e flutti che rendono complicata l'operazione. Raggiungere i 60 anni costituisce uno spartiacque nella vita di ciascuno: i bilanci - inevitabili- e le prospettive future si aggrovigliano  e non è facile trovare il bandolo della matassa. Un'unica certezza, la maggior parte della vita è trascorsa e ciò che rimane è uno spazio troppo esiguo per essere consumato dai rimpianti. E quindi, occorre navigare e trovare nuove coste, nuovi mari, nuovi cieli, nuove vie oppure abitare con soddisfazione i mari e i cieli consueti.

capo

 
 
 

Elementos

Post n°478 pubblicato il 22 Gennaio 2014 da falco58dgl

elementos


Tus ojos eran mi aire
y el aire para sí
jugaba a ser redondo, rodando.

Tus ojos eran mi aire y mi fuego,
y los dos entre sí
jugaban uno a mantener al otro, consumiéndose.

Tus ojos eran mi aire y mi fuego,
pero también mi agua,
y los tres entre sí
jugaban uno a consumir el otro, manteniéndose.

Porque tus ojos eran
mi agua
mi fuego
y mi aire,
tengo transida de rumor el alma
como el árbol de pino la madera,
y tengo más: las raíces
anudadas a ti,
porque tus ojos eran
mi aire
mi fuego
y mi agua,
pero también
mi tierra.

(José Gorostiza, "Elementos")

 
 
 

2014

Post n°477 pubblicato il 30 Dicembre 2013 da falco58dgl
 

bagni

                                   (Bagni di Lucca)

Non so se il 2014 sarà meglio di questo anno disastrato che volge al termine. Temo che il quadro macroeconomico resterà più o meno uguale, con dolorosi tagli alla spesa, imposizione fiscale molto elevata, disoccupazione e povertà crescente, debito alle stelle e un senso di insicurezza diffuso nella maggior parte della popolazione. Siamo un paese statico, ripiegato su se stesso, che vede svanire una parte considerevole della propria ricchezza, con molti giovani che cercano uno spazio di vita e di lavoro all'estero.

Certo, l'anno che verrà dipenderà anche dalle nostre scelte individuali, dal grado di energia e vitalità che sapremo mettere nel nostro quotidiano per affrontare passaggi difficili e andare avanti, nonostante tutto.

il 2014 lo inizieremo sulle colline lucchesi, in una cornice di bellezza e armonia. Qualcuno ha scritto che "la bellezza salverà il mondo". Non so se questa frase sia vera per quanto riguarda gli equilibri del pianeta, che appare sempre più stretto tra una povertà endemica e disumana, distruzione ecologica, paesi emergenti che esportano tagliando brutalmente sui costi del lavoro e delle condizioni di vita della manodopera e focolai di guerra regionali. 
Di sicuro, però, la frase è vera per me e per i miei cari. Senza bellezza, senza luoghi significanti, senza  quell'equilibrio tra interno ed esterno che ti permette di vivere in pace, la vita diventa un insieme di mortificazioni e di aspettative frustrate, una condizione di passaggio segnata dall'infelicità e dalla povertà spirituale.

Buon anno a voi, amiche e amici di Libero, ovunque voi siate e ovunque vi prepariate a passare gli ultimi momenti di questo 2013. Vi auguro un anno il più possibile vicino ai vostri desideri e ai vostri slanci. nonostante le difficoltà, nonostante l'incertezza degli orizzonti.

W.

 
 
 

the beach (prima parte)

Post n°476 pubblicato il 12 Ottobre 2013 da falco58dgl

Sono successe tante di quelle cose in questi ultimi tre mesi da perderne il conto. Berlusconi si avvia a completare ingloriosamente il suo ciclo, il Mediterraneo è diventato una sorta di cimitero liquido che custodisce centianaia di cadaveri eritrei, somali o siriani, l'Italia galleggia a stento tra crisi economica e pregiudicati che si ostinano a non voler uscire di scena, il mondo intero è percorso da guerre, conflitti etnici e religiosi,  ipotesi di default economico, lotte economiche senza quartiere che preparano i prossimi scenari di miseria e sollevazione popolare.

Però, nonostante questa situazione costituisca il nostro orizzonte quotidiano e non vada rimossa dalla nostra attenzione, ho deciso di riprendere a postare su questo blog, presentando un frammento di racconto. In fondo, questo è un blog di narrativa, la sua ragione di esistere è legata alla pubblicazione di testi, di "finestre immaginarie sul mondo".

 

love

Se ne sta lì, a guardare le macchine che passano sul ponte. Transitano lente, due luci gialle davanti e due punti rossi dietro, come piccole falene riconoscibili nel buio. Il fiume scorre increspato, le rapide disegnano un arco frastagliato a un centinaio di metri. Dietro, una musica sincopata –tromba, batteria e sintetizzatore e una voce che ripete sei o sette parole con intensità crescente-, una birra nel bicchiere di plastica. Si guarda intorno verso le luci della collina. Vorrebbe sentirsi contento, liberare quella sensazione che gli chiude la bocca dello stomaco. Giovanna accanto a lui fissa il fiume assorta e serena. Hanno fatto l’amore due ore prima e lei ha mormorato parole forti, inusuali, mentre il piacere cresceva. Gruppi di persone si muovono sulla riva, lambiscono i tavolini, le sedie a sdraio e gli ombrelloni, incongrui alle undici di sera. Mormora "tutto è perfetto… perfetto", calcando sulle "t", come se volesse convincersi sentendo il suono della parola. Si accende una sigaretta, pensando che fa tutto troppo in fretta, che non riesce a stare cinque minuti senza far nulla, un sorso di birra, una boccata di fumo, uno sguardo, una nota che arriva, ogni cosa senza soluzione di continuità. Gli viene in mente il protagonista di "Rayuela", che, disteso sul letto, non riesce a oziare, deve bere un sorso di birra tiepida, non riesce a seguire il corso dei suoi pensieri. Il corso dei pensieri, solo prima di addormentarsi diventano fluidi, legati da associazioni labili e leggere. Un ragazzo gli chiede una sigaretta. Nel dargliela, sente quasi un moto di fastidio e si chiede perché. Succedesse almeno qualcosa. Ma non sa cosa. Forse è meglio che non succeda nulla, niente che disturbi il suo desiderio di qualche novità. Si guarda intorno, adesso il ponte è quasi vuoto. Solo una macchina, verso un’estremità. Si chiede come si fa a determinare la fine e l’inizio di un ponte, se è solo un punto di osservazione o c’è qualche regola precisa che permette di stabilirlo. "Ce ne andiamo?" la voce di Giovanna lo riscuote. "Solo un attimo, qui si sta così bene" risponde.

***

Marco e Giovanna si alzano senza fretta, si accingono a tornare verso la loro vettura, parcheggiata nella grande piazza che guarda sul ponte. Nel risalire la strada, costeggiando il fiume, lui scorge un piccolo involucro buttato per terra, un oggetto quasi invisibile a quell’ora di notte e con la fioca illuminazione, se non per una linea giallo brillante che disegna un triangolo rovesciato su una copertina marrone scuro. Si china, incuriosito, mentre Giovanna, mormora “ma cosa fai…” e raccoglie un libro che sembra lasciato sul selciato da tanto di quel tempo, che il Tempo stesso se ne è dimenticato.

Fogli ingialliti e quasi espansi dall’umidità, un dorso largo, screpolato, di cuoio duro. Lo apre con cautela e legge il titolo, scritto a caratteri gotici ancora netti e ben delineati, “historia delle legioni et delle schiere degli angeli caduti”. Sotto il titolo cerca di decifrare un insieme di numeri romani che sembra comporre un anno insensato. MCCCLXII. 1362? Quasi cento anni prima dell’invenzione della stampa? Deve trattarsi di un errore, pensa, o forse sono io che mi confondo e leggo male.

Poi scorge tra la M e la prima C una D semicancellata, che forma un più rassicurante 1862. “Quando il Santo Uffizio decise di porre fine alle empietà dei posseduti da Satana che infestavano le contrade dell’augusta Taurinus…”. La scrittura in un italiano quasi moderno lo incuriosisce, prova a guardare l’indice facendo attenzione a sfogliare il libro con cautela, come se temesse di vederlo decomporre e trasformarsi in un mucchietto di polvere.

Il Necronomicon, gli adoratori del Maligno, i processi per stregoneria, il triangolo della magia bianca, il triangolo della magia nera e, in fondo, “la historia di Dafne, ovvero come riuscire a vincere la morte”. Pensa che è la solita vicenda, Torino incardinata tra il triangolo delle città della magia bianca e quello della magia nera, i rituali del Musinè, gli adepti di questa città algida e doppia ai riti segreti che mescolano ricerca di conoscenza e invocazioni ai principi oscuri, -ma il Necronomicon, si chiede, non è stato inventato da Lovecraft sessanta anni dopo la pubblicazione di questo libro?-, sale in macchina assorto, guidando verso casa e sbirciando ogni tanto verso l’oggetto che giace sul sedile posteriore.

***

Arriva a casa e, nell’accendere la luce dell’ingresso, teme per un attimo di trovare presenze malevoli nascoste negli angoli della casa. Scaccia il pensiero, sorride e ritrova il tranquillo disordine dell’appartamento. Vorrebbe dare un ‘occhiata al libro che ha animato una serata già prevista in tutti i suoi momenti, ma Giovanna lo abbraccia e gli dice con voce ferma “buttalo, Marco, disfati di quella cosa”. Capisce che ha ragione, anche se non sa perché. Ma si oppone, scherzando sulle sue paure irragionevoli. Mette il volume su un ripiano alto della libreria, dove colloca le cose lette da tempo. Prima di andare a letto, prova a dare un bacio a Giovanna, ma lei si scosta quasi bruscamente. Sprofonda nel sonno pensando al ponte che unisce le due rive del fiume.

***

Quando legge il libro, rimane perplesso. Sembra scritto da un frate con la vocazione di un ragioniere. Le persecuzioni verso i posseduti da Satana sono narrate con uno stile freddo e piatto, che unisce brani di processi realmente avvenuti con sproloqui apologetici sul Sant’Uffizio e la necessità di ripristinare la vera fede. Anche il tema della città magica viene trattato come una composizione accademica, senza pathos e con una prolissità disarmante.

I due fiumi, il Po e La Dora, che scorrono ad anello intorno alla città, incarnando il principio maschile e quello femminile, la “vallis occisorum” in prossimità del luogo delle esecuzioni, la necropoli sotterranea che scorre tra Corso Principe Eugenio e via San Donato, l’aiuola centrale di piazza Statuto che cela la porta dell’Inferno, attraverso il sistema di fogne nere della città, la Fontana Angelica che rappresenta la Porta verso l’Infinito, la Santa Sindone che "racchiude nel suo seno i quattro elementi che compongono l’Universo: Terra, Fuoco, Aria e Acqua. E’ nata dalla Terra come un fiore di lino, è stata tessuta dall’uomo, ha viaggiato attraverso l’Acqua, attraverso l’Aria, ossia il tempo, mentre il Fuoco è Cristo medesimo, è la luce, la conoscenza... Nessun incendio potrà mai distruggerla, perché il fuoco è già in essa. Tante volte il fuoco l’ha sfiorata, ma la Sindone ha sempre vinto".

Trova solo un po’ di interesse quando l’autore -un certo Augusto De’ Renzi- cita, in modo reticente e censurato, alcune formule del Necronomicon, alludendo però alla loro empietà blasfema e non al loro potere. Marco sfoglia infastidito le pagine, attratto solo dalla loro solidità coriacea, s’arresta nell‘ultima parte, che parla di Dafne e di come riuscì a sfuggire alla morte. Sembra scritto da un’altra persona. Inizia a leggere, rapito dal ritmo

(fine prima parte)

 

 

 
 
 

In partenza....

Post n°475 pubblicato il 17 Luglio 2013 da falco58dgl
 

Per un paio di settimane resterò senza computer. Per scelta, non per necessità. Ai tre lettori che mi restano (e a tutta la community) un arrivederci al'inizio di Agosto.

minorca

 
 
 

Movimenti tellurici...

Post n°474 pubblicato il 01 Luglio 2013 da falco58dgl

Simili a un sisma, il mondo è scosso da conflitti e  tensioni che minacciano di lasciare un panorama di rovine sulla superficie del pianeta. Dall'Egitto, attraversato da proteste popolari di milioni di manifestanti contro il regime dei "Fratelli musulmani", alla Siria dilaniata da una guerra civile che ha ormai fatto più di 100.000 morti, in massima parte donne e bambini, allo scandalo denominato "Datagate", gli Stati Uniti che spiano massicciamente le ambasciate dei paesi occidentali e le conversazioni di milioni di utenti, a un' Europa incapace di decidere che pare condannata a un presente e a un futuro di marginalità, disoccupazione e recessione economica. Da imperi costruiti sulla cocaina e migliaia di morti ammazzati a un'Italia in cui lo Stato tenta accordi con la Mafia e un pregiudicato condannato per evasione fiscale, concussione e prostituzione minorile viene ricevuto come "uomo di stato" al Quirinale. 

Ci si lamenta dell'estate assente e delle bizze del clima, ma la temperatura del pianeta mi pare decisamente incandescente, vicina al punto di fusione...

 

data

 

povertà

7

 
 
 

una birretta gelata con vista mare...

Post n°473 pubblicato il 14 Giugno 2013 da falco58dgl

L'Italia sta attraversando un pessimo periodo e le ragioni di ansia e di preoccupazione sono molteplici. Però, e spero che i tre lettori rimasti del blog non se la prendano, vi devo confessare che in questo momento la mia ansia principale consiste nel far passare le settimane che mi separano dalle vacanze.

Ho un desiderio fisico di mare, di birrette gelate, di cerchi d'ombra proiettati da un ombrellone, di godere dei colori del tramonto che imporporano i cieli del mediterraneo, di tuffi in acqua fresca, di perdermi nella contemplazione della linea virtuale che congiunge cielo e mare. Soprattutto sento la necessità di un ritmo di vita più rilassato, più calmo, di una dimensione meno nevrotica e faticosa di quella che mi tocca vivere nella mia quotidianità.

Mancano ancora diverse settimane, ma il percorso che conduce alle vacanze è bello almeno quanto le vacanze stesse.

Sotto, due immagini di Minorca, isola dove torneremo a Luglio.

cala

cala

 

 

 
 
 
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(in seguito a uno spiacevole episodio
avvenuto su un blog della community)

 

LA RECENSIONE

usumacinta

DIECIMILA E CENTO GIORNI
Storie di uomini tra Italia e America Latina
di MARIA PIA ROMANO

Un tuffo che ha il colore del giallo ocra e del verde intenso, di mandorle amare, schizzi di sudore e deliri di lacrime. Di Italia ed America Latina, di viaggi e di fughe, di ritorni e di allontanamenti. Di esaltazione di popoli, di passioni e grida senza voce nella notte. Del blu e dell'azzurro di cielo e mare. Gli stessi che guardano fluire i giorni, i diecimila e cento giorni, mentre la brezza marina scuote il pino le cui radici restano annodate alla terra. All'amore, alla ricerca costante che dà un senso alle cose, alla vita che è fatta di scenari che cambiano, di sogni di libertà da
condividere con i compagni, di ansie e sconforti segreti, che si affondano nel dolore della bulimia, ingurgitando per rabbia e insoddisfazione cibi di cui non si riesce a percepire il sapore. Emersione, immersione, navigazione, approdo: in quattro sezioni si snoda avvincente la narrazione, che racchiude un arco di trentaquattro anni, dal 1970 al 2004.

E' uno di quei libri che si vorrebbe non finissero mai i "Diecimila e cento giorni" di Claudio Martini, edito da Besa. Ti capita tra le mani e lo leggi d'un fiato, perdendoti in quei nomi che diventano subito uomini e tu li ascolti e li vedi soffrire, gioire, respirare, far l'amore. Destini che s'incrociano e si salvano a vicenda, in un costrutto narrativo di suprema bellezza.

Ci sono immagini che s'imprimono nitide e vere nella mente, mentre insegui il tuo cuore rapito dalle storie. Storie di uomini. Storie che vengono fuori in una sorta di "stream of consciousness", in cui più che la cronologia conta il tempo interiore, che ti porta direttamente dentro le porte delle loro case e ti dischiude l'universo dell'anima. Fotogrammi sospesi tra un'Italia che si chiude dietro un perbenismo di facciata e cela solo irriguardose marginalità ed un'America Latina che grida la sua libertà con fierezza sconcertante, mentre è ancora oppressa da un macigno sul cuore che non la fa respirare.

Lo psicologo di origini tarantine, che ha una lunga esperienza di lavoro all'estero, proprio in America Latina, scrive di Perù, Nicaragua, Messico, Kosovo, Italia con la penna guizzante di una grande intelligenza che, come lama, squarcia la cortina dell'indifferenza dei tanti.

 

 
 

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