Con la voce fuori campo del mattatore, un sacchetto d'immondizia sciorina il suo lamento sulla diaspora che lo costringe a vagare da una discarica all'altra e sul sogno infranto di diventare un'ecoballa. E aggiunge, per rendere ancora più esplicito il proprio malessere, che, così, lui si sente «rifiutato».
È l'attacco de «La pazienza differenziata», il nuovo spettacolo che Gino Rivieccio presenta all'Augusteo. E dunque, si mettono subito in chiaro gli espedienti che innervano la comicità dispiegata nella circostanza: da un lato i giochi di parole e dall'altro gli slittamenti di senso. Non a caso, del resto, a stendere i testi hanno provveduto, insieme, un esperto della situazione come lo stesso Rivieccio, un battutista del calibro di Gustavo Verde e uno scrittore con il gusto della riflessione spiazzante quale Maurizio De Giovanni.
Naturalmente, l'aggettivo «differenziata» del titolo si riferisce ai vari campi - dalla politica alla quotidianità ordinaria - in cui i napoletani continuano ad esercitare la (colpevole, sottolinea Gino) filosofia condensata, per l'appunto, nell'esclamazione tra rassegnata e consolatoria: «'nu poco 'e pacienza». E volete qualche assaggio della satira che al riguardo viene proposta? C'è, giusto a proposito delle discariche, quel nostro «premier di consolazione che ha sempre pensato che Terzigno sia un giocatore brasiliano, tipo Ronaldinho o Robinho». Né minore impatto, stavolta a proposito della crisi economica, ha la parodia della famosa lettera inviata all'Ue sulla traccia di quella scritta dai fratelli Caponi in «Totò, Peppino e la malafemmina».
Insomma, qui Rivieccio si trova davvero a suo agio. Assolutamente godibile, tanto per fare un altro esempio, risulta l'imitazione della Iervolino e di Tremonti che, appena la sente nominare, sbotta prontissimo: «Questa non si può proprio riciclare, è l'Europa che ce lo chiede». E, a riprova della sua versatilità, immediatamente dopo il nostro Gino offre una puntuale lettura della delicata «'A Madonna d' 'e mandarine» di Ferdinando Russo.
Completano il quadro l'ottima «spalla» di Rivieccio, Rosario Minervini, e Fiorenza Calogero, che, accompagnata dalla Minale band, interpreta con passione un nutrito florilegio di brani, da un'eccellente «Torna a Surriento» jazzata a una «Rumba degli scugnizzi» che appare, invece, un po' troppo «spezzata».
Alla «prima» risate a getto continuo e moltissimi applausi al termine, fermati da Gino per un commosso omaggio a Mariolina Mirra.
Enrico Fiore
(«Il Mattino», 6 novembre 2011)
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