David Larible, che ha fatto il salto dalla pista del circo al palcoscenico (è al Bellini con lo spettacolo «Il clown dei clown»), ricalca le orme di Joe Grimaldi, il suo grande predecessore che ai primi dell'Ottocento furoreggiò nei teatri inglesi. E infatti, lo spettacolo di cui parliamo ha, per l'appunto, una struttura evidentemente teatrale, a cominciare dal plot.
Larible è l'addetto alle pulizie di un teatro che, entrato con la scopa e il secchio nel camerino del divo di turno, un sofisticato e autoritario clown Bianco, ne esce (naturalmente sull'onda di «Ridi, pagliaccio») trasformato a sua volta in clown, un Augusto, e si lancia verso la ribalta per il trionfo di una sera, prima di tornare alla propria dimensione di grigio e scoraggiato uomo qualunque.
Ora, nell'ambito dei tipi canonici di clown l'Augusto sarebbe per definizione «quello che prende gli schiaffi». Ma qui, di fronte al clown Bianco, David Larible si dimostra tutt'altro che perdente. A parte la sua straripante simpatia, esibisce (e non a caso stravede per lui gente come Jerry Lewis e Woody Allen) una straordinaria e straordinariamente creativa padronanza non solo delle tecniche specifiche legate alla clownerie, bensì pure di quelle che riguardano la danza, la musica e, giusto, il teatro.
Vedi, tanto per fare un esempio, il «numero» in cui, accompagnato al piano da Stephan Kunz, esegue «Besame mucho» con ben cinque strumenti diversi: nell'ordine la tromba, l'organetto, la cornetta, il flauto traverso e l'ocarina. E, per quanto si riferisce in particolare al teatro, basterà osservare che Larible - oscillando fra la giocoleria e la pantomima - riunisce in sé, con sapienza e leggerezza insieme, il mamo e il servo furbo codificato dalla Commedia dell'Arte.
Inutile, poi, commentare l'ilarità che, senza dire una sola parola, questo inarrivabile mattatore scatena quando trascina sul palcoscenico grandi e piccini: i primi, poniamo, a formare un'orchestra di campanelli e i secondi a spruzzare con la bocca acqua sul pubblico. Bravo anche Gensi, il clown Bianco. Successo travolgente.
Enrico Fiore
(«Il Mattino», 26 gennaio 2012)
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