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Il Medioevo

Post n°310 pubblicato il 15 Febbraio 2010 da DMasterSirio
 

Da più di trent’anni ormai, grazie soprattutto al lavoro di storici di lingua francese come Georges Duby o Jacques Le Goff, solo per citarne un paio, si sta diffondendo un’interpretazione più oggettiva e consapevole del periodo medioevale.

Alcuni di questi studiosi hanno persino messo in dubbio il concetto stesso di Medioevo, un concetto creato nel ‘600. Ad un’attenta analisi infatti, tra il 476 e il 1492 (o 1453) non c’è proprio nulla che giustifichi la presenza di un periodo netto e separato dagli altri, un periodo di “caduta”.

La decadenza economica e culturale, molto meno grave di quanto si pensi , perché si idealizzava troppo il periodo precedente, continuò fino a raggiungere il suo punto più basso nel VII sec. d.C.: proprio nel mezzo del cosiddetto “Alto Medioevo”.

A questo punto tutte queste obsolete periodizzazioni franano miseramente, perché dal VII sec. in poi c’è una fortissima ripresa!

Comunque, nel VII sec. si assiste a circa 100 anni di vero e proprio “periodo buio”: si perde quasi l’uso della scrittura, perfino i monasteri producono pochissimi manoscritti, quindi si sa anche poco su ciò che avvenne.

In Italia gli anni di “silenzio stampa” furono solo 50 perché la cultura era molto più forte e diffusa, mentre in Irlanda i monaci continuavano imperterriti il loro prezioso lavoro. Si può proprio dire che gli Irlandesi furono i salvatori della cultura europea, perché poi nell’VIII secolo monaci coraggiosi come San Colombano intrapresero lunghi viaggi fondando monasteri e diffondendo di nuovo la cultura che avevano faticosamente salvaguardato; non a caso quella stessa Irlanda che regalò successivamente secoli di folklore fiabesco alla futura letteratura fantastica.

Almeno per certi aspetti , il fatto che gli anni dell’espansione araba coincidano col periodo più nero per l’Europa, ha portato alcuni storici, tra cui il belga Henry Pirenne, a collegare i due fatti e a sostenere che il Medioevo iniziò nel 650 circa, con la conquista araba che decretò la decadenza dell’Europa. Comunque non vi fu mai, né allora né dopo, una contrapposizione netta tra il mondo cristiano e l’Islam. Anche al tempo delle crociate, infatti, la lotta totale tra Cristiani e Musulmani non ci fu: mentre alcuni Cristiani e alcuni Musulmani si facevano guerra, altri Cristiani e altri Musulmani commerciavano proficuamente assieme nei porti d’oriente o italiani (Genova, Venezia...) oppure vivevano pacificamente addirittura nelle stesse città (specie in Spagna) dando vita ad importanti scambi artistici e culturali e ad una civiltà cosmopolita e progredita, senza dimenticare il ruolo cardine degli Ebrei.

Attorno al 1250 si raggiunse per la prima volta la massima popolazione sostenibile dal suolo europeo senza ricorrere a mezzi industriali! Altro che Roma...Dopo circa 100 anni stabili, la peste del 1348 falcidiò un quarto della popolazione europea. Seguirono quasi due secoli di feroci guerre combattute con metodi disumani, tra cui le “nuove” armi da fuoco, da eserciti mercenari privi di scrupoli e di spirito cavalleresco e soprattutto disposti a combattere per lunghissimi periodi, se ben pagati, mentre le guerre del periodo precedente, essendo combattute da non professionisti che non potevano tralasciare troppo a lungo l’attività che dava loro da mangiare, erano state molto più brevi e meno devastanti.

Nello stesso periodo si scatenò la caccia alle streghe e la persecuzione degli Ebrei, due manifestazioni di barbarie di cui furono responsabili anche molti ecclesiastici, seppure disapprovati dalla curia papale, che anzi cercava di ricondurre all’ordine un’Inquisizione ormai impregnata di interessi politici locali. Questo periodo viene comunemente osannato come Rinascimento! E il fatto assurdo è che gli aspetti più truci come la caccia alle streghe o i pogrom furono riferiti erroneamente al così detto “periodo buio” precedente, mentre invece furono propri di quest’epoca che si riteneva “scientifica”.

Quindi diamo la parola a quei "cronisti" che a lungo hanno parlato di Secoli Bui: nelle loro descrizioni il medioevo fu un periodo di tenebrosa barbarie, in cui tutto era dominato dalla Chiesa e dalla religione.

Il medioevo fu il risultato del crollo della grande civiltà antica, fu un intermezzo fra due epoche gloriose, l'antichità ed il rinascimento. A questo crollo concorsero la Chiesa con la sua intolleranza, ed il mondo dei barbari con la sua selvaggia bellicosità. Il medioevo fu l'epoca della violenza, della brutalità e del barbaro dominio del più forte. La Chiesa benediva le armi e i cavalli,vescovi ed abati andavano armati in battaglia, ed i pochi che osavano opporsi alla loro secolarizzazione venivano bollati come eretici e condotti al rogo. Questa Chiesa violenta, arrogante e mondana era superstiziosa in modo fanatico: teneva gli uomini prigionieri nella paura della magia e perseguitava le streghe.

I signori feudali si arrogavano ogni diritto sui loro sudditi, pretendevano tasse odiosamente alte in denaro o in natura, e chiedevano sacrifici ancora più infami, come lo ìus primae noctis. La vita in campagna era miserabile, i contadini vivevano come schiavi e potevano subire dure punizioni, per esempio se avevano cacciato di frodo nel territorio dei loro signori. Imperversavano tra gli uomini terribili malattie come la peste e la lebbra, le carestie rendevano ancor più penosa un’esistenza che per giunta era accompagnata da un'ossessiva paura della morte.

Dietro tutto ciò vi era almeno una profonda vita religiosa? Per niente. Le generali convinzioni religiose erano fortemente influenzate da residui pagani, che la diffusa ignoranza alimentava ulteriormente.

Ovunque, nelle città come in campagna, vi erano sporcizia e promiscuità. Nei centri urbani le classi inferiori erano tormentate dagli usurai, e da questo odio contro l'usura nacquero le prime persecuzioni degli ebrei. La gente viveva nella paura della fine del mondo, nel terrore dell'Apocalisse.

In questo suolo oscuro affondano le radici della nostra civiltà europea. Alla base di questi preconcetti sta una mistificazione del concetto di "medioevo", di cui è responsabile, come abbiamo detto, la storiografia: questa non può valutare con chiarezza le cose e gli atteggiamenti che hanno a che fare con l'illuminismo o il romanticismo, senza lo sfondo di un "medioevo" arretrato.

Il "medioevo" non è un concetto della storia, ma un concetto della storiografia. Il medioevo come categoria storica non esiste affatto; è un'invenzione degli storici, e quindi bisognerebbe guardarsi dal paragonarlo a qualcosa di reale. È una finzione, una convenzione culturale.

La "leggenda nera" di un tempo oscuro e barbarico, pieno di violenza e di superstizione, si è conservata nell'area del laicismo di impronta massonica, o anche nelle cerchie influenzate dallo spirito del progressismo ad ogni costo.

Film e romanzi come “Il nome della rosa” lo coltivano. Lo stesso Umberto Eco - un attento ed amoroso studioso degli scritti di Tommaso d'Aquino - può parlare di "luce del medioevo"; ma la sua voce è percepita solo da un ristretto uditorio. Prevale la versione volgare del medioevo oscuro e barbaro. Si potrebbero lasciar stare tanti grossolani pregiudizi sul medioevo, se non fossero così diffusi. Soprattutto nella scuola queste critiche producono notevoli danni nel mondo immaginativo dei giovani.

Tratto da: Legami fra medioevo, immaginario fantasy e GdR di Daniele Maviglia Viguzzolo il 10 Settembre 2005-

 
 
 
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