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Il Fantasy

Post n°313 pubblicato il 22 Febbraio 2010 da DMasterSirio
 

Il termine fantasy, di chiara matrice anglosassone, introdotto in Italia nel 1981, rappresenta – come riportato dal dizionario Devoto-Oli - un "genere narrativo e cinematografico caratterizzato da un'ambientazione fantastica dove prevalgono i riferimenti alla mitologia classica, alle fiabe, alle saghe nordiche e ad un immaginario Medioevo".

Sfatiamo quindi un altro falso mito: l’equivalenza Fantasy e Medioevo.

Per definire le origini del fantasy dobbiamo fare riferimento alla letteratura, alla mitologia e all’epica del mondo antico, del bacino mediterraneo dall’Egitto a Babilonia, dalla Grecia a Roma, in primis alla poesia epica con i suoi eroi e derelitti, buoni e cattivi, bene e male, cielo e terra, acqua e fuoco. Ma l'origine della letteratura fantastica si confonde anche con le nebbie di un altro lontanissimo passato evocato dalla poesia epica di tradizione anglosassone. Una letteratura che lascia ampio spazio al misterioso, al magico e al soprannaturale, caratteristiche fondamentali nella produzione letteraria del genere.

L'arte di utilizzare il fascino del fantastico possiamo farla risalire ai tempi dell'epica sumerica dell'Epopea di Gilgamesh e delle storie di molte altre antiche civiltà. E’ ancora più esatto fare riferimento all’Odissea di Omero, in cui viene sviluppato quello che sarà, in assoluto, il cuore concettuale di tutta la letteratura fantasy: l'"Ulissismo".

La ricerca, il gusto del Viaggio, l'acquisizione della conoscenza, il compiersi del proprio destino, la crescita interiore dei personaggi, la lotta tra il Bene e il Male. Questo sembra essere uno degli obiettivi dello schema narrativo di un'opera Fantasy.

Il viaggio fisico e avventuroso è solo la meravigliosa metafora di un viaggio altamente importante, quello interiore, che un personaggio, un gruppo o un qualsiasi soggetto, ha da compiere, qualunque sia la meta finale.

Perché è proprio questa la sconvolgente novità: E' il cammino... la meta!

Da questo punto di vista, probabilmente la più antica storia fantasy rimane senza dubbio l'Epopea di Gilgamesh.

In questa storia si trovano già perfettamente espressi alcuni elementi tipici del fantasy moderno e contemporaneo, come l'eroe dai poteri sovrumani, il viaggio in mondi ignoti, la ricerca di una sostanza o di un potere miracoloso, la scoperta e l'acquisizione di nuove conoscenze. Tutto sembra uscire dalla fantasia tragica e reale di racconti, storie narrate e rimaneggiate di volta in volta con il sentire di chi le cantava. Proprio come il fantasy. Gli eroi antichi vivono vite piena di accadimenti eccezionali e di imprese sovrumane, la loro morte è la migliore che si possa immaginare.

L’eterna lotta tra il bene e il male è rappresentata attraverso umanizzazioni di figure mitiche ed epiche, più o meno storiche, come Odisseo, Achille, Enea, ma anche Abramo, Mosè.

Nella sua complessità, anche la Bibbia, si offre all’interpretazione decisamente fantasy di una realtà piena di situazioni irreali, di magici poteri, di distruzioni, di apocalissi. Ma su tutto risalta la lotta tra bene e male, che nella Bibbia assumono le sembianze di Dio e del Demonio la cui subdola onnipresenza è un autentico tormentone medievale come il Drago.

Le mitologie greca e romana invece sono costellate di divinità ed eroi che nascono e prendono forma dalla fantasia della gente, anche in relazione alla necessità che

questa gente aveva di giustificare tutto ciò che accadeva nella vita reale di tutti i giorni. Insomma un’epopea mitica piena di storie e fiabe, da cui oggi la letteratura fantasy trae ispirazione.

Occorre a questo punto andare nello specifico di questo rapporto tra cultura medievale cristiana e linguaggio simbolico-allegorico del narrato fantastico. Dobbiamo considerare il tipo di uomo che per natura e per pratica tendeva ad esprimersi con l'allegoria; e per un uomo del medioevo, allegoria significa chiare immagini visive. E le chiare immagini visive ricevono assai più intensità dal fatto d'avere un significato - non è necessario che noi sappiamo quale sia questo significato, ma nella nostra consapevolezza dell'immagine dobbiamo accorgerci che c'è pure il significato.

L'allegoria è uno dei metodi dell’espressione poetica e porta il lettore, o chi ascolta, in un ambito psicologico. L'allegoria era un abito mentale, che quando veniva elevato all'altezza del genio (pensiamo a Dante) poteva produrre un gran poeta come un gran mistico o un gran santo. L'immaginazione di Dante è certamente visiva, in quanto egli viveva in un'età in cui gli uomini avevano ancora visioni ed il linguaggio simbolico permeava ogni cosa. E’ ancora più evidente se si pensa all’interpretazione che, della natura, davano i cosiddetti bestiari (con i loro ippogrifi e draghi).

Sappiamo quanto le creature fantastiche costituiscano un irrinunciabile elemento del fantasy; ma quale era il ruolo, il significato, la posizione degli animali reali o immaginari nella cultura medievale?

A formare il complesso mondo animale della cultura tardo antica confluirono due diverse tendenze. Quella scientifica e razionalizzante avviata da Aristotele e quella magico-astrologica influenzata dalle dottrine gnostiche, e secondo la quale il cosmo era intessuto di occulti rapporti che collegavano gli astri, gli animali dell’aria, della terra e dell’acqua, le piante e le pietre. Su questi modelli si sviluppò la “zoologia immaginaria” del Medioevo. Pur nella pluralità degli stili e nella diversità delle fonti, questo genere letterario non costituisce affatto una congerie disordinata di fantasie, ma conserva un’intima coerenza per cogliere la quale è necessario soltanto decodificare il linguaggio.

I bestiari ci danno il quadro delle conoscenze scientifiche del tempo e del significato etico-etimologico che si attribuiva loro.

Per inquadrare bene questo tema, occorre precisare che la cultura tardoantica e medievale non era, al riguardo, univoca. Essa si presentava, anzi, come il risultato di parecchie componenti: quella propriamente scientifica, esito del modo di affrontare la realtà tipico della scienza greca; quella miticomagica, ereditata dalle culture orientali ma passata a inserirsi profondamente nel tessuto ellenico e poi romano grazie alla sintesi operata, dal III secolo a.C. in poi, negli ambienti cosiddetti "ellenistici"; quella cristiana, erede del mondo ebraico ma anche di quello greco-orientale.

Tutto ciò dette origine a un mondo animale complesso e non sempre coerente, all'interno del quale tuttavia si potevano discernere le due tendenze appena indicate. Da principi di questo genere sarebbe partita tutta la scienza dei bestiari, opere tuttavia nelle quali osservazioni scientifico-razionali, visioni filosofiche e argomentazioni magiche si sarebbero variamente unite con elementi etico-allegorici desunti dalle scritture cristiane e con dati empirici tratti dalle varie tradizioni folkloristiche.

Poiché nelle scuole monastiche e poi vescovili si faceva grande uso delle favole esopiche ridotte in lingua latina da Fedro, dove agli animali si prestavano voce e comportamento umani e dove dalle storie degli animali si traeva un insegnamento morale, ecco che cultura esegetica e morale esopica si fusero in un atteggiamento che al mondo animale non guardava tanto per trarne notizie sul mondo della zoologia, quanto per assumerne informazioni sul piano etico-allegorico.

 

Tratto da: Legami fra medioevo, immaginario fantasy e GdR di Daniele Maviglia Viguzzolo il 10 Settembre 2005-

 

 
 
 
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