Creato da Darkness.Mind il 27/08/2010

A Dark Mind

Io, con i miei pensieri e le mie paure. Come nebbie mi avvolgono nel buio della notte per liberarmi quasi subito ai primi rosei e candidi barlumi di luce mattutina. Mi ritrovo quì, nelle cobaltee fragranze di luce a raccontare di me e dei miei pensieri. Io, con le mie paure e i miei pensieri...

 

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... MIRANDO AL CIELO DALL'INFERNO

Post n°101 pubblicato il 21 Novembre 2010 da Darkness.Mind
 

 

woman

 

... QUANDO LA REALTÀ, SUPERA LA FANTASIA ...

...

Nel suo guardare, Michel vide volteggiare ovunque molte di queste essenze. Cominciò ad avventurarsi in questo nuovo mondo di esseri volteggianti nei cieli, attraversandolo, addentrandosi in mezzo a queste creature che con le loro ali fendevano i cieli del loro mondo. Era talmente affascinata da quella vista da non accorgersi che, la giovane essenza, aveva iniziato a respirare sempre più profondamente tra le sue braccia.

Il respiro fu solamente il primo sintomo di quel risveglio, Michel notò poi l’aumentare della radiosità nel corpo dell’essenza. Questo indusse ella a deporre l’essenza ai suoi piedi, a terra, in quel che sembrava un mantello di velluto che ricoprisse l’intera vallata. Si alzò in piedi e guardando il meraviglioso e radioso corpo della sua essenza, Michel notò per la prima volta che la pelle dell’essenza era nera come la pece, ricoperta di ferite aperte dalle quali scorreva sangue. Quel sangue era il nettare dell’essenza, solo alcune ferite erano chiuse, lasciando come una firma indelebile le inguardabili cicatrici.

Dopo poco tempo, o dopo molto… questo Michel non riusciva a capirlo, aveva come perso la nozione del tempo. Si chiedeva dove fosse, come ci era arrivata, chi l’avesse condotta sana e salva in quel luogo a dir poco incantato. Mentre la sua mente cercava risposte che non poteva ottenere si accorse che l’essenza si era lentamente alzata, Michel vide per la prima volta come l’essenza aprì e spiegò le ali davanti a lei, in un movimento dolce, lento ma continuo, accompagnato da un lungo respiro, come a voler inghiottire tutta l’aria che esistesse lì intorno. Michel al contrario rimase come paralizzata, il respiro gli si bloccò in gola, i suoi nervi si fermarono, immobile ed estasiata ammirò lo spettacolo celestiale che l’essenza gli propose e finalmente diventò consapevole. Finalmente Michel capì che la sua essenza era un Angelo.

Con stupore generale, alla fin fine, la presenza di Michel venne notata anche da altri Angeli. Di lì a poco, molti Angeli smisero di volteggiare nel cielo per andare a vedere l’arrivo dello stranierio. Si posarono sul manto vellutato ad una certa distanza di sicurezza davanti al forestiero, costruirono un semicerchio davanti a Michel e poi si portarono anche alle sue spalle, pressando con curiosità l’attenzione sul nuovo arrivato. Michel dal canto suo, faceva molta fatica ad osservare tutti quegli esseri, tutte quelle essenze. I suoi occhi non erano cresciuti in questa luminosità, non era abituata a tutta la luce che emanavano le essenze, riusci allora ad alzare un braccio per schermarsi leggermente la vista, riuscendo solamente ha strizzare leggermente gli occhi.
Non riuscendo a vedere altro, fissò la sua attenzione all’Angelo che si era posto proprio innanzi a lei.

“Apprenderei volentieri il tuo nome. Mi dici come ti chiami? ", chiese quindi l’Angelo.
Michel fu colta da un senso di sottomissione ascoltando la voce che scandiva tali parole con superiorità, era da molto tempo che nessuno le poneva questa domanda, non ricordava più qual’era stata l’ultima volta che qualcuno avesse chiesto il suo nome. A nessuno interessava, nel mondo dove era vissuta finora, era passato talmente tanto tempo che anche a Michel parve di averlo dimenticato.

“Credo Michel", rispose ella. Accennando un sorriso.

“Ho ragione se dico che il significato del tuo nome è: Potente come Dio?", chiese l’Angelo. Michel scrollò leggermente le  proprie spalle. Non lo sapeva neanche lei, cercò di tradurre il proprio nome nel linguaggio ebraico originario, sempre se si fosse chiamata veramente così. “Tu cielo caro” le parve di ricordare.L’Angelo rise, come se avesse sentito i suoi pensieri. Anche Michel rise imbarazzata mentre con la sua mano accarrezzò teneramente la guancia dell’Angelo. Tutto ad un tratto una sensazione di nervosismo la catturò, facendo salire il nervoso dalle sue viscere, alle sue spalle gli angeli si accasciarono al suolo, non erano stati colpiti, Michel notò che si erano mossi tutti quanti in modo contemporaneo, come in un cenno di rispettoso e umile saluto.Qualcosa la inquietò all’improvviso. Il malessere la attaccò dentro di sè. Michel cominciò a riflettere su questa cosa, il malessere non era legato alla carezza appena donata, voleva a tutti i costi capire bene cosa stava succedendo. Una cosa risultò comunque sicura, ancora una volta non sarebbe riuscita ad arrivare a nessun risultato. Capì però che ci doveva essere qualcosa negli occhi di questi angeli che gli procurava un senso di fastidio. Quegli occhi, si rese conto in modo tanto duro quanto fulmineo, erano la porta dell’anima… e Michel aveva appena cercato di guardare l’anima dell’Angelo che aveva di fronte a se. Aveva cercato di guardare l’anima della sua essenza.Michel quasi non riuscì a terminare il proprio ragionamento, che l’Angelo di fronte a lui parlò nuovamente: "Michel , io volevo ringraziarti, per avermi salvato.” Ed ancora prima che ella abbia potuto rispondere, l’Angelo la attirò a sé lentamente e con amore, e con le sue mani le prese il viso e se lo portò vicino… molto vicino.
Michel a questo punto riuscì, nitidamente e in modo perfetto, a guardare direttamente negli occhi dell’Angelo, negli occhi di quell’essenza. Riconobbe curiosamente una corona luminosa intorno alle pupille, una corona luminosa intensa tanto quanto la corona formata dall’eclisse di sole.

Le labbra dell’Angelo toccarono le sue!

Nel preciso istante in cui questo avvenne, Michel fu percossa da un dolore profondo, noto e conosciuto. Con i suoi occhi fissi a guardare gli occhi dell’Angelo, riuscì a capire che quello che credeva fossero le pupille dell’Angelo, non erano nient’altro che le proprie pupille riflesse. Vide l’anima dell’Angelo, lo riconobbe. Ora riuscì a vedere: Il fuoco!

... to be continued

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