Un blog creato da dialogoalbuio il 05/02/2015

Dialogo al buio

Scrivendo con una perfetta sconosciuta

 
 
 
 
 
 

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L'edificazione di un lucido inferno

Post n°10 pubblicato il 09 Febbraio 2015 da dialogoalbuio

Mia beluina ed esiziale compagna di viaggio,
                                                                        Lei deve sapere che ogni omicida seriale che si rispetti coltiva un proprio angolo di insonnia notturna per la riflessione e per la scrittura. Il mio lo programmo accuratamente a cavallo delle 4,30 di notte. Il silenzio e le frequenze mentali che posso trovare a quest'ora di notte non le troverò mai di giorno. Passasse mai questa insonnia, dovrei sicuramente iniziare a puntare la sveglia per ritrovarla. Normalmente mi dedico ad ascoltare conferenze di filosofi (o di pazzi) su youtube. Capiterà spesso che Le scriverò in queste ore apparentemente assurde.

Le scrivo di notte anche per ricordarLe che io sono notte. E mani nel buio. E carezze nell'ombra. E per ricordarLe che io parlo attraverso sogni distorti, liberati dalla mente vigile. Io sono lucida e attenta professione onirica. Io sono anche improvvido esploratore dei Suoi sogni e delle Sue frequenze mentali notturne. Se è la notte il momento più tormentato per Lei, sarà la notte il momento in cui le sarò più vicino. Come nella poesia che le ho donato, noi siamo due ombre nell'ombra. Noi siamo mescolamento delle frequenze dei nostri lati dionisiaci.

Mi racconta che Lei di notte è quasi un'altra persona. E Le credo. Avendo frequentato nel mio passato abitualmente streghe, non ho difficoltà ad immaginare quanto il suo lato oscuro possa trovare miglior collocazione nelle ore notturne. Ma la rassicuro, non trovo per ora in Lei nessuna traccia manifesta di stregoneria, se non quella di rapportarsi col mio personale diavolo.

Il piede nella mente femminile è talvolta visto, in certe branche della psicologia, come una sorta di membro femminile virtuale. Il pudore che riserva a questa parte del suo corpo può essere ricercato forse su questa chiave. Lei ha avuto timore di farsi leccare il suo membro. Ha avuto timore di consegnare ai suoi partner la chiave segreta del suo esser uomo. Poi, progressivamente, nel tempo, sta sdoganando questa parte di Lei. Non è mai un caso la scelta di un posto per un tatuaggio. E il fatto che ora mostri pubblicamente questa parte del suo corpo, può rappresentare la traccia di una progressiva emancipazione del suo lato maschile. Personalmente non sono feticista dei piedi, anche se ho incontrato partner che hanno voluto dar grande spazio nei riti di accoppiamento a questa parte del corpo. Il piede è anche visto diversamente, come le dicevo nella mail di ieri, come la parte che calpesta senza rispetto.

La rimando anche per una discussione surreale su piede e sessualità femminile ai dialoghi tra killer di Pulp Fiction. Non so se li ricorda, o se li ha presenti. Il dialogo tra i due girava attorno alla leggenda metropolitana che il loro capo, tale Marcellus Wallace, aveva fatto uccidere un uomo solamente per aver operato un massaggio ai piedi della inquieta moglie.

Mi fa molto piacere che abbia accettato il mio invito. Sapremo ovviare all'impossibilità di guardare il film nella stessa sala piuttosto facilmente. La mente è facilmente capace di annullare qualunque distanza, se disposta sulle giuste frequenze. Il cinema, lo avrà capito, è oggetto di pensiero continuo per me. Amo la scrittura. Amo la fotografia. E vedo nel racconto cinematografico la sintesi di un percorso. Da qualche anno realizzo qualche cortometraggio, di tanto in tanto. Magari in futuro avremo modo di parlarne.
Io potrei già questo mercoledì sera. Mentre avrò impegnato giovedì sera e sabato sera prossimi. Lei come è messa?

Mi ha fatto sorridere il suo lapsus. Ha scritto "possessione" invece di "possesso". E' la dimostrazione ultima che l'appellativo di Bambola Assassina non è affatto un caso. E che il modo in cui fa suo qualcosa è più simile ad una possessione diabolica, che alla ricerca di una semplice esclusività. Le darò modo di operare la sua possessione. Non riuscirei mai a portare avanti più di una corrispondenza. Le confesserò di più. Aspetto in questi giorni una mail da una persona che è stata importante in una certa fase della mia vita. La leggerò e le risponderò solo in futuro. Non voglio che questa lettera inquini la costruzione del nostro universo.

Dice che la Sua "perfettina" non ha mai sensi di colpa. In realtà questi sono proprio l'arma di dominio di tale parte di lei. Essa istiga la sua mente al senso di colpa per meglio controllarla. Ma trovo un errore di fondo nella Sua visione. La perfettina vive di lato costruttivo, e in qualche modo ne è la custode ultima. Ma non è affatto la parte più produttiva della mente. Spesso poi risulta perfino ottusa nella sua avversione al lato distruttivo. Poiché in assenza di fuoco, persone come noi, dall'indole molteplice, sono condannate ad una non-vita. Le dirò di più, e qui credo che si ritroverà. Laddove la perfettina comprime il lato distruttivo, spesso lo fa creando un effetto molla, che parte dai sogni. E in questo modo acuisce i danni che il lato distruttivo fa, quando si libera.

Esso ha bisogno di trovar voce. Ed è anche per questo che Lei avverte urgenza di scrivere a me. Non sono io la sua reale urgenza. E' qualcosa che attraverso di me preme per uscire. E io sono il suo tramite. Io sono voce per la sua voce. Ha avvertito subito, fin dal messaggio, che attraverso di me poteva trovare liberazione. La trovo estremamente densa, in questo suo desiderio di porsi nuda di fronte a me. Desidero conquistarmi la sua spudoratezza. Aprire le porte più segrete della Sua mente. E lì abitare. Desidero dar voce a tutto ciò che vive agli antipodi della Perfettina, e farlo prosperare.

Mi piacerebbe sapere in che termini quell'uomo aveva ravvisato "catastrofico" il suo lato oscuro. Cosa lo ha fatto scappare?

Rispondo alla sua richiesta, sulle sensazioni che mi induce la lettura di questa sua mail. Tra le Sue righe, come tra le mie, c'è l'edificazione di un ponte mentale. Io ravviso da entrambe le parti un simmetrico lavoro in questa direzione. E questa sensazione mi dà energia. L'importanza di cui Lei mi riveste dà forza ad una parte della mia mente. Io non ho mezzi termini. Le faccio una metafora blasfema. In me c'è un Dio che esiste in virtù della religione, quando normalmente la religione dovrebbe esistere in virtù di un Dio. Lei mi sta creando. Io la sto creando. Insieme stiamo edificando un universo impuro. Un lucido inferno in cui dar forza ad una parte delle nostre anime. Leggo la Sua lettera più volte. A volte mi capita di leggerla subito. Poi la lascio sedimentare dentro di me. E mi accorgo che una parte di me inizia a risponderLe già in quel momento. Un'altra cosa che ravviso attraverso la lettura gliel'ho accennata l'altra volta. Lei opera una sorta di cura per una lacerazione che mi affligge da un po' di tempo. Lei in qualche modo sta riempiendo un vuoto che mi ha ferito. Vede, ho avuto molte donne, anche fisicamente, dopo quella lacerazione. E nessuna di esse ha saputo assopire la parte di me che urlava, e mi impediva di guardarmi con lucidità. Con lei ritrovo dentro di me qualcuno che da tempo avverto come assente. Ma le dico nel Suo interesse, che non è affatto qualcuno di raccomandabile, questo qualcuno.

Ho una richiesta. Ma Le dico già che io non farò altrettanto. Desidero che questa cosa la faccia solo Lei per me.
Se ha modo di esser sola. Se ha modo di leggere la mia lettera, desidero che lo faccia nuda fisicamente. Mi piacerebbe che dopo, o prima, Lei si guardasse allo specchio. Mi offra attraverso tale specchio il suo corpo. Me lo porga, come se fosse un dono. Mi offra il suo seno. Apra le sue cosce di fronte a questo specchio, e mi porga la sua intimità. Io non la vedrò, ma il mio Diavolo si. Lo nutrirà.
Faccia questo gesto con la sacralità di un rito. Anzi, come se fosse un'offerta votiva. Attraverso quello specchio, mi doni il Suo corpo. Mi doni la Sua vita. Mi doni la sua intimità. Non mi sembra di chiedere molto, no?

E' un piacere saperLa sempre nuda per me.
Con deviazione e perversione,
S.K.

 
 
 

Coltivando le lacrime del terzo occhio

Post n°9 pubblicato il 09 Febbraio 2015 da dialogoalbuio

Mia nuda corrispondente,

                                        Le confermo che Lei è stata l'unica a rispondere al mio appello. E questo La avvalora moltissimo. Considererò la sua risposta e il successivo Suo interessamento, assolutamente un atto provvidenziale. Quasi nulla capita per caso per come vedo io il mondo. E mi rallegro del fatto che questa volta il Destino si sia manifestato con tanta chiarezza. Lei è chiamata alla mia missione, almeno quanto io mi sento chiamato alla Sua. Faremo un pezzo di strada assieme.
Si riempia di me, fino in fondo. Mi riempia di lei, fino al cielo. Mescoliamo i nostri pensieri l'uno dentro l'altro, con l'intimità e la profondità  che si riserva ad un atto sessuale non protetto. Le nostre lacerazioni aderiscono e  qui diventiamo un unico organismo che assomma follie. Mi chieda e mi contenga. Desideri le mie parole, quanto desidera affidarmi le Sue. E si rifugi nel nostro spazio invisibile ogni volta che può. La accoglierò come Lei è laddove nessuno vuole vederLa. Non mi può fare male. Qui il gelo dei suoi occhi non mi può colpire. Se anche Lei fosse Medusa stessa, senza la forza dei suoi occhi non potrebbe pietrificarmi.

La mia fantasia distorta ama immaginare oggi il suo sesso come un terzo occhio con cui guarda la realtà.
Sono compiaciuto di averlo fatto inumidire. Magari prima o poi riuscirò proprio a farlo piangere.
(questa immagine perversa mi suggerisce un'idea per un fotomontaggio...).

Mi ha parlato di una deviazione mentale della Sua infanzia, e mi pare doveroso ribattere con un pensiero nitido che mi resta della mia. Le ho detto, vero, che sono Pazzo? Le ho detto, vero, che una parte di me ha natura di Serial Killer? Ecco... tutto questo rigorosamente fin dall'infanzia.
Ho il ricordo di un pomeriggio in cui giocavamo in cortile, io, e alcuni altri bambini del condominio in cui abitavo. Ricordo bene che, mentre gli altri giocavano a nascondino, o a qualche gioco affine, io con un altro ragazzo scavavamo una grossa buca nel prato. Il gioco sarebbe consistito in questo, spiegavo al mio compagno di giochi. Voglio scavare una buca profondissima. Deve essere molto alta. Sarà una trappola. Metteremo delle foglie in cima, ci attireremo le femmine. Loro cadranno, e in fondo al buco, faremo una ragnatela di corde (la visualizzavo nella mia distora fantasia infantile, proprio con la forma di una tela di ragno. Le donne sarebbero cadute su questo letto di corde, e cadendo avrebbero perso i sensi. Allora le avrei spogliate. E le avrei legate alla ragnatela. E poi, visto che a 8 anni molto di più non sapevo, le avrei baciate.
Credo sia inquietante che un bambino faccia queste fantasie, che nel corso degli anni, si sono rivelate quasi profetiche. Non si turbi, quindi, nell'esporre ciò che definisce qualcosa di tormentato. Non si turbi dei suoi più cattivi pensieri di infanzia. Tra i miei giochi c'era catturare le cavallette, e metterle vive dentro un macinino per caffè. Oppure darle in pasto a mantidi religiose.

Dopo aver letto delle sue pulsioni, desidero farle un test psicologico... Lei considera il suo piede un punto fortemente erogeno, nel modo in cui concepisce il suo corpo?
Non Le sto chiedendo se è feticista del piede, ma desidero sapere se avverte in esso valenza sessuale. Io credo di si. Per ciò che mi ha confessato della sua Infanzia. Ma glielo dico apertamente, potrei completamente sbagliarmi. Ho teorie piuttosto deviate. E mi interessa sentire se questa mia intuizione ha un riscontro. Il piede è la parte che calpesta.

Non temo la sua parte distruttiva. Ma la coltiverò. Tutto, in questi casi, è sempre una questione di giusta distanza a cui si mettono due persone tra di loro. Un passo di avvicinamento ulteriore può allontanare, un passo di allontanamento può attrarre. E io desidero che le nostre nudità stiano sempre alla distanza perfetta. Quella della complicità. Si. Desidero essere complice del suo lato Oscuro. Coltiverò i suoi tormenti come piante rigogliose in una serra, e li farò fiorire. Sono voci di malessere nella misura in cui non riescono a parlare. Ascoltiamoli.

Mi piacerebbe, pur mantenendo fede a tutti i presupposti con cui l'ho chiamata a me, che il nostro contatto non fosse "virtuale". Preciso meglio, desidero che il non-luogo in cui ci incontriamo quotidianamente (o quasi) sia anche fisico. Le propongo quindi un cinema assieme, se le andrà. Desidero guardare con qualcuno il nuovo film di Inarritu, che probabilmente è il mio regista preferito. Non credo che Lei lo conosca. Le dico qualche titolo, ma sono titoli piuttosto tormentati e pure un po' impegnativi. "Biutiful" "21 grammi" "Babel", e altri.. Lo guarderemo lo stesso giorno, se Le interessa questo film. Deduco che, visto che da lei non c'è neve, non siamo della stessa regione. Diversamente le avrei proposto maniacalmente, nello stesso cinema. Ma il concetto sarebbe stato analogo. Desidero vederlo con Lei. E desidero che Lei lo guardi assieme a me, indipendentemente dalla compagnia che avrà. Le garantisco il film. Non la lascerà affatto indifferente. Il film si intitola BIRDMAN, esce proprio in questi giorni. Probabilmente ne ha visto la pubblicità. Io desidero andarlo a vedere a breve. Viene con me?  Le confesso che La preferirei sola, in questa serata. E allora andrò solo anche io. Ma se Le aggrada la compagnia fisica di qualcuno, non vi sarà problemi. Ma Lei ricordi: è chiamata a guardarlo assieme a me. Non ai Suoi accompagnatori.

La frase che le ho citato è di Francesco Guccini, a mio giudizio il miglior poeta vivente. La canzone è "Quattro stracci".  E' un autore di cui richiamerò, nel corso del nostro cammino, molte frasi. Poiché lo considero molto denso.
Trovo quella frase affine al discorso che Le facevo in merito al costruttivo e al distruttivo. E' facile, in qualche modo, coltivare il nostro lato costruttivo e diventare "maturi". Sembra che tutti non ci chiedano altro. Ma noi, spesso, in questa maturità, finiamo per rifugiarci. Ma ci vuole scienza, ci vuole costanza per saper essere anche "non maturi". E' una scelta di vita. Tutto ciò che noi scriviamo, ci raccontiamo qui, fa parte di una sorta di "resistenza" che la nostra anima pone al vivere come persone razionali e mature.
Noi siamo deragliamento. Noi siamo voce della distruzione.

Leggo del suo lato onirico. Propongo una regola: ogni volta che uno dei due sognerà, sarà obbligato a scrivere tutto ciò che si ricorda all'altro. Con il maggior numero di dettagli possibile. Io parto avvantaggiato, in quanto non sogno mai. O meglio, sogno un paio di volte all'anno.
Ma sarò lieto di condividere con lei questa parte di me.

A proposito del suo intento desidero farle una citazione illustre.

"È la 'scoperta dello spazio interiore' di una donna che cerca di abbinare l'amore alla libertà, la fantasia alla sicurezza, l'emancipazione alla femminilità: vere e proprie quadrature del cerchio della vita. "

Lei conosce Anais Nin? Io, personalmente la adoro.
La sua volontà di unire lato costruttivo e lato distruttivo credo sia in buona parte legata al "senso di colpa" femminile. L'uomo è quasi immune dal senso di colpa, nel vivere questa molteplicità. (le consiglio una lettura, in merito. "La separazione del maschio" di Piccolo. E' un libro che per me è stato rivelazione.) Le racconto una cosa. Nel mio percorso di maestro, ho sempre lavorato in una direzione precisa. Ovvero sciogliere, assieme al pudore, anche il senso di colpa, di una mia "allieva". Ho sempre operato nella direzione dell'addormentamento della "perfettina" che si nasconde nella mente femminile. Ma questo gesto mi è sempre rimbalzato contro. Io entravo nell'anima e nel corpo di una donna. Le mostravo che era capace delle cose più folli e più turpi. Coltivavo il suo inferno. Ma poi, prima o poi, tornava sempre la perfettina. E si arrabbiava con me. Tornavano i sensi di colpa. E spesso si accanivano contro di me. Ma che facevo io, di più, che svelare ad un'allieva il proprio inferno personale? Che colpa avevo io, se non di aver traghettato la barca in cui esse volevano montare?

Non la turbo con altre richieste, visto che nella mail ne ho distribuite alcune.
E le regalo alcune riflessioni, seguitate alla visione di uno spettacolo del già citato "Jodorowsky" (definito come l'imbroglione sacro)

Nello spettacolo, ad un certo punto, racconta di un tale che al mercato ha comprato un chilo di peperoncini piccanti. E li ha pagati 5 euro. Li mangia e diventa tutto rosso e paonazzo, e la bocca gli va in fiamme. Ma lui continua imperterrito a consumarli. 
Gli viene chiesto se questi peperoncini gli piacciono. E lui dice di no. E perché li sta mangiando? Perché li ha pagati 5 euro. (la trovo molto bella come metafora...).
Mi sono domandato quali peperoncini stessi mangiando io. E perché continuassi a mangiarlo. Ecco.
Non le racconterò del peperoncino. Ma le rivelo che, in questi giorni, da quando scrivo a Lei, non sto più mangiando il mio chilo di peperoncino.

Lei mi guida su una strada migliore. E mi domando: "chi sono io per volerLa traviare"?
Si. Glielo confesso. Una parte di me si sente chiamata a liberare la "belva"...
Ma è traviazione o rivelazione?

Noi esistiamo ed esisteremo solo fino a quando i nostri lati oscuri e maniacali si accoppieranno assieme.

Apprezzo l'urgenza con cui mi aspetta. Essa mi onora.
Accarezzando ogni sua lacrima, soprattutto quelle del terzo occhio, mi Accomiato.

Suo personale S.K.

 
 
 

(9) Discese senza freni

Post n°8 pubblicato il 09 Febbraio 2015 da dialogoalbuio

Gentile Tempesta Invernale,
                                             lei popola i miei pensieri, quanto la neve oggi popola le strade. Non posso camminare senza vederla o sentirla. E mi perdoni quindi, se ogni tanto la calpesterò un po'.
Sento in Lei il voluttuoso desiderio di far fiorire la parte più inenarrabile di lei. Quella che fa scappare gli uomini. L'impura. L'indegna. La distruttiva. La pericolosa. Mi viene in mente l'immagine di una belva dall'aspetto feroce che tutti fa scappare, quando in realtà chiede solo di essere nutrita e domata. Nel suo desiderio di eccessi e di sconfinamento lei si diverte a sorprendere e a spaventare.

Mi vengono in mente alcune immagini del mio passato. Ma gliene racconterò di una. Una soltanto. Non amo annoiarla con i miei assurdi aneddoti. E poi, come le dicevo, voglio liberarmi dal peso del passato.
L'immagine che mi viene in mente è un sesso glabro. La prima volta che incontrai una strega, diversi anni fa, la trovai impacciata. Ricordo che non era affatto depilata, là sotto. E il nostro primo incontro la trovai quasi pavida.
Ebbi modo e desiderio di rivederla diverse altre volte, nel corso della mia vita. E ricordo di lei un incontro di qualche anno dopo, in cui lei mi fece paura. Ricordo che la trovai glabra. E il suo corpo era bellissimo.
Le chiesi di fare l'amore, perché temevo (non le racconterò tutta la storia) che quella sarebbe stata l'ultima volta che avrei fatto l'amore con una donna. Scelsi lei, nel delirio. E lei accettò di accontentarmi.
Il suo odore mi entrò dentro. E il contatto con il suo corpo, guarì la mia mente da alcuni fantasmi che la popolavano. Dopo essermi congiunto con lei ho questa immagine. Di lei che si riveste, in fretta, e se ne va.
Delle sue mutande di pizzo nero che tornano a vestire il suo sesso ora glabro e rigoglioso. Le dico "hai cambiato look, là sotto.". E lei mi disse che faceva parte del suo cambiamento. Di certe consapevolezze che aveva maturato, anche grazie a me anni prima. Ricordo che mi raccontò di alcune sue avventure, piuttosto libertine. E ricordo che sentendola così sfuggente, così libera, così determinata nel suo incedere dionisiaco, ebbi paura di lei.
Ricordo che se ne andò di fretta. Ci saremmo rivisti il giorno dopo, nello stesso albergo della sua città. Ma ricordo che in quel momento, per la prima volta in vita mia, mi sentii innamorato di qualcuno. Era posseduta da un demone. E io mi innamorai, ancora prima di lei, di quel demone che la possedeva. Girai, pur sapendo che lei era a casa, per le vie della sua città. Giravo a vuoto, cercando il suo odore. Cercando i suoi occhi. Giravo a caso, con l'idea di perdermi. E in quello smarrimento che cercavo, lei era davanti ai miei occhi. Avevo paura di lei. E ancora di più ne ebbi quando le dissi che mi ero innamorato di lei. Lei disse che mi voleva vivere come non aveva mai vissuto nessun altro. E in feroce libertà. Provai una fitta di gelosia a sapere che lei si sarebbe vista con altri uomini. Non ero più libertino. Ero insicuro. Lei mi aveva reso tale. Io la desideravo, ma avevo morbosa paura di lei. Per paura di perderla, pochi mesi dopo, la lasciai. Eppure la desideravo alla follia. Non fu l'ultima volta che vidi quella persona. La rividi anni dopo. E la storia era completamente cambiata. Avevo vissuto una storia importante in mezzo. E in qualche modo mi aveva cambiato. Avevo il peso di una ferita fortissima nell'anima (quella di cui le ho accennato), e andai da lei perché me la guarisse. Non aveva più glabro il sesso. E io, per quanto provai molto godimento in quel nuovo incontro tra noi, ero distante e sanguinante. Le ho citato questo aneddoto perchè l'immagine di quel sesso glabro è come un simbolo. Non era la moda che stava cambiando (tantissime donne sono glabre, ora...), era un segno della sua liberazione interiore. E io ne ebbi paura. E io al tempo stesso me ne innamorai. Tutt'ora la considero una donna straordinaria.

Le voglio riprendere una metafora, sulla follia e sulla paura, su cui ragionai alcuni anni fa. E su una certa freddezza che il mio animo prese, nel vivere certe avventure fuori dal seminato, in una certa fase della mia vita.
Vanno solo affrontati come forti discese in bicicletta, certi incontri folli. Senza indugi. Senza timori. Con l'insano ed efficace delirio dell'incoscienza. Con tutta la sana irresponsabilità che possiamo contenere in gola. Perchè se ascolti la paura, a cento chilometri all'ora e freni all'improvviso, finisci per consumare sull'asfalto la carne e poi le ossa. Perchè se il volo sul precipizio non lo affronti con tutto lo slancio temerario e spericolato che possiedi, ti attende inesorabilmente il fondo del baratro.

Se Lei avesse scritto che non aveva paura di nulla, io sarei andato via. Non sarebbe stata nuda. Avrebbe avuto quanto meno un cappotto. E si ricordi bene che con me, Lei, non può portare nemmeno le mutandine.
Si svesta sempre, prima di iniziare a scrivere. Mi raccomando. Ho bisogno delle sue debolezze, per sentirLa vicina. Ho bisogno della sua imperfezione, per sentirLa perfetta per scrivere con Lei.
La mia paura più grande è quella della morte. Un'altra paura atavica è delle malattie. (si... sono fortemente ipocondriaco...). Un'altra paura è di non poter dare, a chi crede in me, quello che si aspetta. Un'altra paura è quella per le armi. (e dire che mio padre le ama alla follia). Fatico a tenere una pistola carica in mano. Che, per un Serial Killer, converrà che è una bella scocciatura.

Ritengo di essere un'anima molteplice. Ma non so se riuscirei mai, o meglio, se vorrei mai, mescolare il lato costruttivo e il lato distruttivo con la stessa persona. Io credo che il rispetto sia alla base di tutto. E credo che se qualcuno decide di avere un compagno, ma di vivere certe cose fuori dal seminato, debba avere la forza di non fargliele pesare. Le deve vivere solo per sé stesso.

La mia voce, al cospetto del mio umore molteplice, è un po' come il mare al cospetto di un cielo dal molteplice aspetto. Sa essere calda e rassicurante, in qualche modo seducente. Nel mio lavoro mi rendo conto che la mia opera principale non è l'efficienza, ma il saper capire e saper rassicurare le persone. Ne hanno bisogno. La mia voce professionale, lo è. In certe telefonate, la mia voce sa aprire le porte. Però, complessivamente, non è una voce da cinema. Lo so perché spesso ho doppiato, e odio sentire la mia voce. La vorrei molto più profonda. Quasi cavernosa. Una voce capace di fare paura da sola.

Prima di salutarla, le voglio fare alcune domande:

Le piace il personaggio "Bocca di Rosa" della canzone di De Andrè? Una parte di lei, non amerebbe morbosamente essere Bocca di Rosa?
Mi racconti l'ultima cosa per cui, senza alcun contatto fisico, lei si è sentita bagnata. (eccitata e basta non rendeva, non trova?)
Mi racconti l'ultimo sogno di cui ricorda qualcosa.

Non posso accomiatarmi senza una citazione, dal momento che lei le apprezza.
E le dico alcuni versi di un poeta cantante, che io trovo geniali.

"non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità?"
Il nome dell'autore, senza guardare su Google, lo sa trovare?

La saluto, mia demoniaca Bambola assassina.
Sappia che mi fa piacere sapere che lei ha riletto la poesia di Neruda prima di dormire, desidero impossessarmi ossessivamente del suo sonno. Desidero entrare nella parte di Lei su cui non ha controllo. E lì prender dimora.

 
 
 

(7) Di Terra e di Fuoco

Post n°7 pubblicato il 09 Febbraio 2015 da dialogoalbuio

Mia cara collega  (non so se ricorda che nel film "la bambola assassina", l'anima di un serial killer entrava nel corpo di una bambola.)

Mi riprometto di scriverLe tutti i giorni. E se non succedesse nell'arco delle 24 ore, probabilmente sarà per impegni di lavoro.
Non faccia mai una questione personale per miei eventuali ritardi. L'appuntamento con Lei, per me, è anche appuntamento con me stesso.

Mi accorgo che scrivo a Lei (e a me stesso) soprattutto per un allontanarmi da un passato che mi è appartenuto, e in cui ora non mi identifico più. Desidero in qualche modo separarmi da un'identità che è diventata una maschera, e che di vivo ha ogni giorno meno. L'ho chiamata in causa perché io parlo sempre rivolgendomi ad una donna. Lei per me sarà quindi una compagna di viaggio. E in qualche modo io desidererei essere il suo, se sente di voler percorrere un percorso interiore con sincerità e con curiosità.
Deve sapere che alcune donne mi hanno definito "maestro" e mi chiesero di mostrare loro chi esse fossero, e di cosa fossero capaci. Le accompagnai e loro mi dissero che le avevo saputo donare una parte di loro.
Spesso mi ero limitato a portarle solo oltre al loro pudore. Solo raramente verso sé stesse.Mi accorgo che di quella persona rimane qualche gesto e il maniacale desiderio della corruzione.
Stia attenta, mia Bambola, mi doni la sua intimità. Ogni suo pensiero di fuoco. Ma non si faccia traviare mai da me. Io faccio le pentole, mai i coperchi. Io sollevo vasi di pandora, senza poi riuscire a chiuderli.

Mi piace molto il pensiero che lei saprà donarmi la sua intimità, senza che io La corrompa. E tra le righe vedo questo desiderio.
Ho apprezzato la prontezza con cui ha risposto alla mia richiesta di nudità. La visualizzerò sempre nuda, nella mia mente. Quindi si ricordi di depilarsi, magari anche solo la mente, perché sempre nuda la immaginerò.
Io sono folle. Mi auguro di scoprirla altrettanto folle. Io desidero viaggiare, e spero che nel suo gentile accompagnarmi, si sappia mettere altrettanto in gioco.

Le confesso una cosa... Le ho fatto una domanda "pornografica" nella mia mail.
Le ho chiesto delle sue lacrime. Perché le lacrime hanno il magico potere di aprirmi il cuore e al tempo stesso di eccitarmi. (Le ho detto, vero, che sono pazzo?)
Ovviamente rispetto il dolore che sta dietro al suo gesto. Ma sappia che per me (come per tanti altri uomini), gli occhi femminili che piangono sono un punto debole.

Ho apprezzato il suo richiamo alla spiritualità e alla preghiera. Sappia che tra i tanti misfatti che ho fatto, in vita mia, ci fu pure percorrere il Cammino di Santiago, con una donna meravigliosa. E mi capitava spesso, in quel cammino, di pregare. O meglio, di meditare. La donna che mi accompagnò era come me una "maniaca sessuale", e il 90% dei nostri discorsi era incentrato sul sesso. Fu un viaggio atipico, che ricordo con grandissimo piacere. In generale ho la convinzione che Dio esista, perché quando a lui mi rivolgo, qualcosa dentro di me ha una specie di brivido. Allo stesso modo sono convinto di avere un Diavolo dentro di me, che ogni tanto affiora. Lo chiamo il "demone dell'amore". Esso, quando è presente, attira molto le donne, e quando esso se ne va, le stesse donne fuggono da me. E in qualche modo guardo con simpatia a lui. E alle cose atroci che combina. Perché in qualche modo è un compagno di viaggio pure lui. E mi ha permesso di vedere e di capire molte cose. Ma alla fine mi ha fatto pure bruciare.

Sul gesto crudele le voglio raccontare una cosa. Io, nella mia vita, sono stato più volte carnefice che vittima. Ma una ferita che ho ricevuto un paio di anni fa, forse mi ha fatto scontare tutte le pene in una volta sola. Non sono più legato a questa persona. E da tempo vado "oltre". Ma io sapevo perfettamente che sarebbe finita così. Non ero "ingenuo". Ho solo scelto di pagare il biglietto per vivere a fondo, qualcosa che mi interessava molto. Ma non sono qui a raccontarle di più, stasera.

Mi parla di "luce" e di "ombra". Io le voglio raccontare un pensiero che ha affiancato i miei anni più impuri.
Ho maturato infatti in quegli anni, che il mio divario interiore non poteva essere spiegato con "luce" e "ombra", o con "bene" e "male".
Ma con altre due categorie: Costruzione e distruzione. Terra e fuoco.

Si alternano nella nostra anima questi principi universali, come stagioni dell'anima.
La terra è inerte. Ci permette di costruire. Di fare una famiglia. Di vivere rapporti puliti e alla luce del sole. Di fare all'amore con la persona che ci vive affianco.
Il fuoco è assolutamente devastante, e allo stesso tempo attraente. Il gesto crudele di cui mi raccontava è un gesto di fuoco. Così come le sue avventure sessuali più trasgressive, che hanno matrice distruttiva e autodistruttiva. Così come certe pulsioni ancestrali che le condizionano la vita.

Dietro alla maschera di cui Lei parlava ci sta il suo fuoco. E noi siamo qui per condividere soprattutto quello.
                                                                                                                                                                                                                 
Ho alcune richieste anche stasera.
- Mi affidi la prima cosa che lei pensava quando mi ha scritto questa frase. "Un lato che  viene sempre represso, perché non capito, non condiviso dagli altri... "

- Mi racconti di qualcosa che Le fa paura.
- Mi faccia una domanda su di me. Quella che vuole. La più stupida, o la più oscena. Mi chieda qualcosa di cui ha curiosità.
- Faccio una domanda anche al suo lato costuttivo. Qual è la cosa che più desidera il suo lato di "terra"?

 
 
 

(5) Alla ricerca del presente che sfugge

Post n°5 pubblicato il 05 Febbraio 2015 da dialogoalbuio


Non so come chiamarti.
Non ho nome.
Vuoi sapere il mio?
No, no, stai zitta, non dire niente: io non voglio sapere come ti chiami.
Tu non hai nome e io nemmeno: nessun nome.
Qua dentro non ci sono nomi, non esistono nomi, capito?    


(ULTIMO TANGO A PARIGI)

 

Mia sconosciuta Bambola Assassina,
                                                            dovrà sempre ricordare, se con me vuole corrispondere adeguatamente, che chi Le scrive non è affatto un generoso angelo, ma piuttosto un subdolo diavolo corruttore. Dovrà guardare a me sempre come ad un pericolo, oltre che come ad un confidente. In passato ho amato condurre ingenue fanciulle nei loro intricati inferni. Ho amato corrompere e traviare. Sverginare corpi e menti.  Ho fatto le più turpi azioni con la freddezza di uno spietato assassino. Ma non sono affatto qui per farmene vanto. Io sono qui alla ricerca di un presente che mi sfugge.
Vede. Deve sapere che io ho scritto libri. Girato film. Conosciuto e amato decine e decine di bellissime donne. Ho viaggiato il mondo. E ho amato vivere le situazioni più strane, spesso ferendomi. Addirittura qualcuno arrivò a definirmi un Serial Killer. Me ne compiacqui. E feci mia questa definizione, poiché essa mi dava forza. Essa era in grado da sola di gonfiare a dismisura la mia eccitazione.
Vede. Io ho avuto modo di riflettere in questo ultimo periodo. E sono arrivato a questa conclusione :"Io non sono ciò che ho scritto. Io non sono i film che ho girato. Io non sono le donne che ho sedotto e posseduto. Io non sono i posti che ho visitato, e le avventure che ho vissuto."
Se le chiedo di donarmi la sua intimità, se le domando un rapporto folle, se le domando di aprirmi le porte della sua anima come mai ha fatto, è perché sto cercando un nuovo me stesso attraverso di lei. Ho guardato a me, attraverso ciò che sono stato. E' stata una fuga dalla vita, un inganno a me stesso. Lei mi aiuterà, perché parlando con Lei, parlerò anche a me stesso. E mi potrò leggere come davanti ad uno specchio. Desidero non portare il peso del passato. Desidero con Lei sgravarmi pure dell'aspettativa di un futuro. Lei non sarà l'ennesimo scalpo pubico rubato, e appeso alla parete della mia memoria di Serial Killer. Lei sarà per me uno specchio. E io altrettanto desidero esserlo per Lei. Desidero che si spogli. Completamente. E che mi parli sempre nuda. Desidero che mi affidi la sua vena di follia. Desidero che lei si metta in gioco completamente, così come intendo farlo io.
Non le chiedo il suo volto. Ma le chiedo cortesemente di non indossare una maschera. Si presenti piuttosto a me sempre alla ricerca di sé stessa. E se lei non mi dà tutta la sé stessa di cui è alla ricerca, le tornerà indietro soltanto una maschera.
Si metta in gioco sempre con me, fino in profondità. Si spogli dei paramenti che coprono la sua nudità.

Ho visto anche io quel film da poco, e trovo strano che l'abbia emozionata. Il film è veramente geniale.E' un piccolo capolavoro di scenografia e di sceneggiatura. Personaggi immortali. L'ho ammirato estasiato, ma non mi ha emozionato quasi per nulla.
Personalmente capisco che un film mi colpisca e che in qualche modo mi emozioni soprattutto quando nei giorni successivi penso più volte a cose viste in quel film. Da questo punto di vista potrei dire che gli ultimi film che mi hanno emozionato sono stati "HER" e "INTERSTELLAR".
Sul mio comodino c'è "Psicomagia" di Jodorowsky. Non so se conosce il personaggio. Le confesso che, da Diavolo quale sono, in passato ho frequentato molte streghe, di diversa natura, che mi hanno portato anche mentalmente a percorrere strane letture. Magari, quando avrò meglio adocchiato la sua natura, saprò pure consigliarle qualcosa. Ma non di mio. Io voglio sfuggire a ciò che in passato ho scritto, per poter scrivere qualcosa di vivo.

Non abbia mai fretta di ricevere una mia risposta. A volte sono impegnato. E così sarà per me.
Ma, a meno di problemi, non dovremo far passare più di 3 giorni senza farci sentire.
Ho una raccomandazione: sappia essere sconosciuta. Sempre.
Allo stesso tempo mi dia tutta l'intimità che riserva solo a sé stessa.

Mi dica l'ultimo pensiero vigile che lei ha avuto ieri notte.
Mi confessi dell'ultima volta che ha pianto.
E mi racconti la cosa più crudele che ricorda di avere fatto in vita sua.

 

 
 
 

(3) Un universo da disegnare

Post n°3 pubblicato il 05 Febbraio 2015 da dialogoalbuio

Mia cara A.

                    Le rispondo avendo l'accortezza di usare pure io il "Lei". Decideremo poi se  il "Tu" è più consono al tipo di discorsi che faremo. La giusta distanza è sempre alla base di ogni rapporto, reale o immaginato che sia.
Le spiegherò brevemente, in questa prima mail, il grande vantaggio delle proposte che Lei pare interessata ad accettare.
Intanto Le rivelo che avrei scommesso che nessuna mi avrebbe risposto. E' un mondo in cui le mail ormai sono superate. E' il mondo di whatsapp e di facebook. Della risposta pronta e superficiale. In cui tutto scivola.
Noi, mantenendo la tradizione millenaria della corrispondenza a distanza, stiamo andando contro corrente.

Il fatto che solo Lei, per ora, mi abbia risposto, per altro La avvalora. Nutro segreta speranza che nessun'altra mi risponda, e considererò provvidenziale e fatale la sua decisione di  scrivermi.
Voglio esporle la teoria che c'è alla base del mio strano annuncio. E' frutto di ragionamenti e di sedimenti emozionali che si trascinano da anni dentro di me.
Sono fermamente convinto che, nella misura in cui sapremo rimanere sconosciuti, nella misura in cui non avremo volto, nella misura in cui sapremo ugualmente condividere intimità, allora potremo diventare l'uno dell'altro un profondo specchio.
Potremo partorire un rapporto profondo quanto un diario. Le chiedo soprattutto però l'impegno ad affidarmi il suo lato Folle. Il suo lato Dionisiaco e oscuro.

Raccolgo le emozioni che Le ho suscitato. E Le confesso una prima cosa che forse La spaventerà un po'.
Io sono un serial killer. Contengo caos e distruzione. Sono fatto di fuoco, ancor prima che di terra.
Ma deve rimanere tranquilla. Le do la mia parola che non La ucciderò.
Lei è il tramite con una parte di me, che è desiderosa di parlare.
E io desidero diventare, in modo simile, un ponte con la parte più oscura ed intima di lei.


A Lei la decisione di far sopravvivere la nostra corrispondenza a questa rivelazione.

Certo che sopravviverà, le domando alcune cose...

Mi dica il libro che ha sul comodino. Quello che sta ancora finendo di leggere.
Mi racconti il primo film che le viene in mente, che l'ha emozionata.
Mi racconti, senza entrare in dettaglio, se la sua anima ha una ferita che sanguina, in questo momento.

Non ha regole il nostro gioco. Ma io gliene darei una.
Le mail devono sempre avere un titolo.
Sforziamoci di farlo "pittoresco".

 
 
 

(2) Nella profondità delle parole

Post n°2 pubblicato il 05 Febbraio 2015 da dialogoalbuio

Buonasera, 

comincio con il darle del Lei, in fondo siamo due perfetti sconosciuti. Frequento il forum di ed ho letto il suo "annuncio", se così lo possiamo chiamare, ed ho deciso di mandarle una mail. Quello che ha scritto mi ha intrigato, molto e sono emozionata e incuriosita da questa eventuale corrispondenza. Aspetto una sua risposta e perdoni la formalità di questa prima mail, alla fin fine non la conosco ancora...
A.
 
 
 

(1) L'annuncio

Post n°1 pubblicato il 05 Febbraio 2015 da dialogoalbuio

"Contiene magia la parola. Evoca demoni. Apre porte della mente. Rivela la natura ultima delle persone. Esiste ancora una ragazza che ami scrivere mail? Esiste ancora una ragazza interessata ad un percorso mentale, e assolutamente non fisico, di rivelazione interiore? Personalmente non amo chattare.. Ma scrivo ogni volta che posso.Se ami scrivere, se ti piace l'idea di conoscerti attraverso lo specchio di una corrispondenza elegante con uno sconosciuto. Se ti piace l'idea di un percorso mentale alternativo per viaggiare nella tua intimità e conoscerti, mandami una mail.
Le regole del gioco sono semplici: si condivide intimità. Niente incontri. Nessun nome. Nessuna foto. Nessuna ossessione per il sesso. Nessun volgarità. No alle "k" al posto della "c". No al linguaggio da SMS."

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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