Creato da nataieri73 il 04/12/2006
“Io sto benissimo nel mondo, lo trovo meraviglioso, mi sento attrezzato alla vita, come un gatto. È la società borghese che non mi piace. È la degenerazione della vita del mondo. Hitler è stato il tipico prodotto della piccola borghesia. Anche Stalin è un prodotto piccolo-borghese.” (P.P.P., intervista a La Stampa, 12/07/1968)

proibito il dissenso?

Trieste, 8 denunciati per le contestazioni a Berlusconi
PROIBITO IL DISSENSO
di Margherita Hack
Fra breve succederà come sotto il fascismo: durante le visite di illustri personaggi, i dissidenti, opportunamente schedati dalle questure, erano ospiti per qualche giorno delle patrie galere.

Contestavano Berlusconi: 8 denunce
 

Pino Impastato, ucciso due volte

Alla mafia piace uccidere anche i simboli. Noi alziamo il dito medio come simbolo della nostra lotta, le nostre armi sono il disprezzo, il rifiuto, la denuncia. Mafia, arriverà il giorno in cui sarai inghiottita nel fuoco appiccato da te stessa con l'aiuto di qualche cittadino onesto, magistrato onesto, intellettuale onesto....muori maledetta mafia, una volta per tutte!!!

http://digilander.libero.it/WinstonMontag/immblo_file/querciapeppino.jpg 

 

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La casa nel bosco

Post n°16 pubblicato il 14 Gennaio 2007 da nataieri73
 

immagineC' era una casa in mezzo ad un bosco. Era una casa senza porte e senza finestre.

Al loro posto fessure alte, irraggiungibili. Non c'era arredamento in questa casa. Non c'era nulla. Era come un macello o un obitorio pulito, senza nessuna traccia organica. Non c'erano nemmeno i colori. Tutto era color seppia.

Uscivo fuori e cominciavano a intravedersi i prati. Grandi prati delimitati da lunge siepi fiorite. Fiori piccoli che cominciavo a raccogliere in un cestino.

Li raccoglievo per farne pomate, unguenti medicamentosi.

Ora tutto era verde, i colori cominciavano a manifestarsi timidamente ma concretamente.

C'era una gran pace. Raggiungevo una casa di legno, dentro soltanto legno e nient'altro. Questo, soltanto un sogno notturno.

Poi la sera dopo ho visto Stalker e ho rivisto il gioco altilenante dei colori. Quando Lo Scrittore, lo Scienziato e lo Stalker si mettono in viaggio per raggiungere la Zona, tutto è monocromo. Arrivati dentro la Zona, il verde  regna incontrastato. Ma è un verde timido, anche se concreto.

Essi raggiungono la Stanza, ma non vi entrano. Lo Stalker non può entrare ma lo Scrittore e il Professore dovrebbero farlo. Hanno superato prove difficili, soprattutto contro le loro più intime paure. Sono arrivati soltanto grazie alla loro disperazione. Infatti lo Stalker, ad un certo punto lo dice, dice che soltanto chi è veramente disperato ed infelice riesce ad arrivare alla stanza.

Ma i due intellettuali non entrano. Arrivano alla conclusione che entrandovi, non si realizzerebbero i loro desideri urlati, ma quelli più intimi di cui nemmeno loro hanno coscienza. Questo significherebbe dare corpo a qualcosa di mostruoso, incontrollabile. Potrebbe anche essere la distruzione totale.

Se ne vanno via senza entrare nella stanza, rimanendo infelici, consciamente infelici.

Lo Stalker è un uomo distrutto, non capisce questi intellettuali che a forza di analizzare tutto, di spezzettarlo in frammenti minimi e indivisibili, hanno smarrito la forza irrazionale della fede. Non credono più a nulla. Ed Io adesso che vivo a fare se la Zona non esiste? Se non ha più un significato per me?

Ma sua moglie lo cura, lo accudisce, lo ama. Forse non sa che lui è più felice degli altri due. Essi sono realmente disperati. Disprezzano le donne che li hanno sempre traditi, li hanno venerati senza mai arrivare ad una fusione spirituale con loro. Lo scrittore si circonda di ben cinque cani e la moglie dello Stalker gli dice, è una cosa buona.

Marito e moglie vanno via con la loro bambina, seguiti dagli sguardi persi nel vuoto, disperati, dello Scienziato e dello Scrittore.

Questo è un film del 1979. E' un film di fantascienza. Nel 1986 Tarkovskj muore. Ad aprile dello stesso anno scoppia il Reattore della centrale nucleare di Chernobyl. Ecco, adesso la Russia possiede la sua Zona.

Ma non da la felicità, non sprona a credere in qualcosa.

Può soltanto farci da monito, e la sua polvere penetrare nelle nostre anime e renderle ancora più grigie. A quel punto  sta a noi avere la forza per spazzare via questa cenere e per guardare i timidi ma concreti colori della nostra anima.

Dedico questo messaggio ad Andreij Tarkovskj e alle vittime di Chernobyl

 
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