Creato da fessure il 18/08/2008

Attraverso

Dove Donna Ombra diventa Fessure

Fessure.
Che lasciano colare il piacere.
Che fanno grondare il dolore.
Che suturano lacrime.
Che ci dipingono di sole
Che ci accarezzano di ombra.
Che filtrano la luce.
Che urlano il buio.
Che soffiano il vento.
Che ti modellano di creta e melodia.
Come il mare gli scogli.
Che ti rendono unico.
P
er ogni istante che ti hanno regalato.

 

 
 
 

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Vita ( 3^ parte )

Post n°8 pubblicato il 24 Settembre 2008 da fessure

(Vecchio quartiere di Nyborder, Copenhagen)

Guardo fuori e mi sento tradita. Ho lasciato le mie finestre di legno azzurro da cui ammiravo file interminabili di tulipani del colore degli arcobaleni di aprile. Vieni con me, mi hai detto, sposami e guarderemo tutte le sere il mare che si specchia nel cielo, vieni con me e la notte ti saprò condurre in spazi verdi e immensi come i campi in cui respiri. Ora aspetto la tua casacca da operaio svoltare da dietro la fabbrica e le tue mani ruvide e sporche di carbone. Il sorriso di ragazzo si è spento nella fuligine dei camini di questa strada, con le case tutte uguali e le misere solitudini sollevate appena da qualche lanterna rossa sul davanzale. E’ vero, qui il mare è proprio lo specchio del cielo, ma non mi hai detto come fossero entrambi grigi, gonfi e minacciosi ed i prati verdi sognati sono stati falciati dalla fatica di lavorare e di vivere lasciando al loro posto solo brevi e sterili amplessi figli del dovere e di una birra di troppo.

Sono andata a pretendere le mie promesse al porto, dove un nuovo sorriso mi ha preso fra le braccia e mi ha regalato il profumo dei tulipani di primavera e del vento che disegna la prateria come le dita di una madre fra i capelli del figlio. Ho ritrovato il piacere che si mormora e si grida nel fieno, in una casa fatiscente, ma con le lenzuola nuove del mio corredo che giacevano nella cassapanca ai piedi del letto, e quando se va non gli chiedo mai quando tornerà, perché preferisco l’incertezza di un mancato ritorno al puntuale spuntare di ciò che resta di te. Ora tu sei felice e lo sono anche io e non immagini che vi aspetto entrambi sulla sedia a dondolo che culla la mia pancia piena del vostro bambino e dei miei sogni di ragazza frantumati sotto il tacco di uno zoccolo di legno. Ora non sono più sola. 

 
 
 
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