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IL PIÙ GRANDE SBAGLIO


Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare.

Elbert Hubbart
 

IL MILLEPIEDI

Un millepiedi viveva sereno e tranquillo.
Finché un rospo un giorno gli chiese:
"In che ordine metti i piedi l'uno dietro l'altro?". Il millepiedi incominciò a lambiccarsi
il cervello e a fare innumerevoli prove.
Il risultato fu che da quel momento
non riuscì più a muoversi.
 

IL MISTERO DI GIULIA

 

 

« quando si cambiaImparare da grandi maest... »

dalla fantasia alla realtà

Post n°1488 pubblicato il 15 Luglio 2010 da otreblasus
 

C’era una volta un popolo di rane che viveva in uno stupendo stagno. Ogni rana amava saltare da una foglia all’altra, dalla sponda all’acqua, piacevolmente. Ad ogni salto sentiva la fresca brezza sul corpo, vedeva per un attimo il mondo da un po’ più in alto, amava lo sforzo che facevano le sue gambe sia per lanciarla in aria sia per sostenerla all’arrivo.

Un bel giorno una rana nel bel mezzo di un salto si disse: “Perché devo godere solo per un attimo di questa brezza, del suono che faccio fendendo l’aria, della stupenda vista dello stagno dall’alto? Gli uccelli possono godere di questo sempre. Anch’io voglio essere un uccello!” Parlò di questa sua idea ad alcune sue amiche che si entusiasmarono al punto di formare un gruppo coeso, quello delle ‘rane che vogliono essere uccelli’.

            Contemporaneamente un’altra rana del popolo delle rane, saltando allegra nello stagno, si rese conto che tutte le rane erano verdi. Verdi un po’ più chiare, verdi un po’ più scure, al massimo qualche sfumatura grigia o marroncina, ma comunque, fondamentalmente verdi. “Perché dobbiamo essere così monotone nel vestirci, tutte quante verdi, perché non possiamo essere dei fiori colorati, con mille diverse sfumature?” E parlò di questa sua idea ad alcune sue amiche che si dimostrarono entusiaste, al punto di formare un gruppo coeso delle ‘rane che vogliono essere fiori’.

            Ben presto lo stagno si divise in due, e ogni giorno, al tramonto, lo stagno risuonava delle discussioni tra le rane delle opposte fazioni.

            Dovete sapere che quel popolo di rane aveva il potere di essere quello che decideva di essere… a patto che tutte le rane dello stagno fossero d’accordo.

            Le due fazioni non progredivano molto. Succedeva che per tante rane che si convincevano a divenire uccelli, altrettante si convincevano a divenire fiori. La discussione si fece così accanita che le rane, durante il giorno, saltellavano svogliate nella attesa della sera per cercare di attirare qualche nuova rana dalla propria parte. La cosa andò avanti per un po’ finché qualcuna propose di rivolgersi al vecchio e grosso rospo che viveva su un lembo di terra nel centro dello stagno. Esso aveva la fama, non si sa quanto reale, di essere un grande saggio. Nella solita discussione serale si decise che l’indomani ci si sarebbe recati a chiedere consiglio al vecchio rospo. E così fu. Ogni parte presentò il proprio punto di vista in modo articolato e con toni passionali. Il rospo ascoltò tutti con grande attenzione poi chiuse gli occhi e pensò…

            “Perr rrisolvere il vostro prroblema”, disse alla fine il rospo con voce roca, “dovete di sera, prrima di spegnerre la luce pensarre tutte quante ‘voglio che avvenga il cambiamento che desiderro, nel pieno rrispetto di tutte gli aspetti del cambiamento che desiderrano le altrre’, chiarro?” detto questo, richiuse gli occhi e si appisolò.

Il popolo delle rane rimase un po’ deluso del consiglio del rospo e, tornate allo stagno, si rimisero a discutere animatamente se era meglio essere fiori o uccelli. E tutto continuò così ancora per diversi giorni. Sennonché, una sera la rana anziana alzò le zampe per smorzare le solite discussioni e cominciò a dire: “Care sorelle, continuare così non si può. Non mi godo più il gioioso saltellare al caldo sole. Anche se il vecchio rospo non ci è sembrato tanto saggio, non ci costa niente provare a seguire il suo consiglio.” E così decisero che quella sera tutte le rane dello stagno avrebbero seguito il consiglio del rospo. Era ancora buio quando l’ultima rana espresse il suo desiderio: “Voglio che si realizzi il mio desiderio, nel pieno rispetto dei desideri di tutte le altre.” Poi lo stagno fu avvolto da un profondo silenzio.

            La mattina successiva, di buon ora, il vecchio e saggio rospo uscì dalla sua casa per la salutare corsa mattutina. Attraversando lo stagno delle rane si accorse che tutto era silenzioso. Continuò la sua passeggiata, solo dopo un po’ si fece pensieroso e disse tra sé: “non vedo neanche una rana, possibile che abbiano deciso di essere tutti uccelli?” Guardò verso l’alto e osservò con attenzione gli uccelli in volo, no, non gli sembrava ci fossero nuovi esemplari. Perplesso continuò la sua corsa e arrivò al prato dello stagno, dove guardò con attenzione i fiori, no, anche qui non vedeva nuovi fiori. Sempre più perplesso continuò la sua salutare corsa attraverso il prato.

            Improvvisamente sentì sulla sua testa un fruscio d’aria… frrrrr, frrrrr, frrrrr… Si fermò e alzò gli occhi al cielo e… un sorriso gli illuminò lo sguardo… il cielo era coperto da splendide farfalle dall’elegante e vivace volo e nelle ali risplendevano mille vividi colori…

 
 
 
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Un blog di: otreblasus
Data di creazione: 15/10/2006
 

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DECALOGO DEL RISPARMIO ENERGETICO

1. Spegnere le luci quando non servono;
2. Spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici;
3. Sbrinare frequentemente il frigorifero: tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria;
4. Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola;
5. Se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre;
6. Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria;
7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne;
8. Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni;
9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni;
10. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

 

NOI POSSIAMO TUTTO CIÒ...

 

 

in ricordo di chi la terra s'è portato via

 

LA TUA VITA PUÒ CAMBIARE - PJ

 

IN MEZZO A TANTE...TROVERÒ ANCHE IO LA MIA...


Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l'un l'altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia...

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

P.Neruda

 

 

AH SI'?


Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita.
Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta.
La cosa mandò i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l'uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro. "Ah sì? " disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.
Dopo un anno la ragazza madre non resistette più. Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino.
Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: "Ah sì?".
 

(Tratto da: "101 Storie Zen" a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, Adelphi Edizioni, Milano, 1973)

 
 

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