Post n°13659 pubblicato il
05 Febbraio 2026 da
childchild
Arrestato uno dei partecipanti al pestaggio del poliziotto durante la manifestazione pro‑Askatasuna. È un 22enne della provincia di Grosseto, identificato grazie ai filmati analizzati dagli inquirenti.
Così si chiude malamente la favoletta che circolava in certi ambienti: quella dell’“infiltrato”, tirata fuori da molti elettori di sinistra per lavarsi la coscienza e dare la colpa al governo. Al punto da riesumare persino il mito di “Kossiga” (scritto così, apposta) come se bastasse una battuta per trasformare la realtà in un complotto.
E invece no: nessun agente travestito, nessun fascista nascosto tra la folla. Solo un attivista ben riconoscibile, appartenente allo stesso mondo che negli ultimi mesi ha assaltato la sede de La Stampa, minacciato giornalisti e inneggiato al 7 ottobre e agli “eroi partigiani di Hamas”.
Quanto alle accuse, niente che assomigli al tentato omicidio che chiunque avrebbe ipotizzato guardando quelle immagini. Si parla di “concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale”, “violenza a pubblico ufficiale” e “rapina in concorso”.
Una cornice giudiziaria sorprendentemente indulgente, considerando la ferocia dell’aggressione.
Curioso come cambi il metro di giudizio: quando a colpire è un militante della sinistra antagonista, si minimizza; quando a difendersi è un poliziotto che si ritrova una pistola puntata in faccia da uno spacciatore, allora scatta subito il processo mediatico.
Due pesi, due misure. E sempre nella stessa direzione.
Lino Ricchiuti
Inviato da: childchild
il 03/05/2026 alle 02:32
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