Per chi non vive di solo calcio, si stanno svolgendo in Giappone (che a distanza di soli 2 mesi dai mondiali di basket maschili ospita un'altra rassegna iridata) i campionati mondiali di volley femminile. L'Italia, campione del mondo in carica, difende il titolo conquistato 4 anni fa in quel di Berlino dove si impose fra lo stupore generale (come in una più recente e meno clandestina vittoriosa trasferta tedesca). 24 squadre partecipanti divise in 6 gironi da 4 si contenderanno la corona iridata dovendo fare i conti con una formula fra le più cervellotiche mai sperimentate. L'Italia, inserita nel girone D, se la vedrà con Serbia, Perù, Cuba, Turchia ed Egitto giocando nell'imponente e desolatamente vuoto impianto di Nagoya quando in Italia sono le 10:00 del mattino per la differenza di fuso orario; a scoraggiare ulteriormentei potenziali telespettatori ci pensa Pancani con la sua delirante telecronaca. Il volley femminile é sempre stato nel cono d'ombra di quello maschile, plurivittorioso sotto la guida dei selezionatori Velasco, Anastasi e Montali. Riuscì ad affrancarsene per la prima volta nel 2000 alle olimpiadi di Sydney: per la trasferta australiana l'allora CT Frigoni convocò una squadra mediocre sotto l'aspetto tecnico ma formidabile dal punto di vista estetico guadagnando così schiere di fans alla causa della pallavolo femminile. Se infatti sul parquet le cose andarono malissimo -con 4 partite perse su 5 e tutte maniera nettissima- media e pubblico seguirono con grande interesse le vicende della squadra guidata da Frigoni. Naturalmente il CT venne cacciato, gli successe Marco Bonitta che arrivava dalla squadra di Ravenna: rispetto al suo predecessore aveva meno buon gusto ma un'idea più chiara di come si giochi a pallavolo. Ne fece le spese Maurizia Cacciatori (teneva banco sui rotocalchi la sua love-story con il play della nazionale azzurra di basket GianMarco Pozzecco) pin up che giocava nei ritagli di tempo, un po' il simbolo di quell'Italia bella e possibile, fin troppo possibile, per le sue avversarie sul parquet. A seguire dal giro azzurro uscirono anche Sabrina Bertini, Anna De Tassis, Manuela Leggeri, Darina Mifkova: il tasso estetico crollò, a beneficio di quello tecnico. Arrivò così, 2 anni dopo, il titolo mondiale che comunque, é giusto dirlo, non ha qui il significato tecnico che ha in altre discipline sportive. L'attività pallavolistica a livello di nazionale infatti prevede anche altre e più probanti competizioni: la world league ed il grand prix che, a conti fatti, appaiono piu' affidabili nei responsi tecnici rispetto ad una competizione come il Mondiale; per il quale si inventa ogni volta una formula diversa e peggiorativa della precedente. Quest'edizione, in particolare, pare destinata a battere ogni record in fatto di partite inutili, energie sprecate e calcoli su partite da perdere volontariamente per fregare indirettamente potenziali avversari nella lotta al titolo. Ma giusto alla vigilia dell'appuntamento nipponico una polemica fra le veterane dello spogliatoio ed il CT agitava le acque in casa azzurra: Bonitta era costretto a fare le valigie, ed a sostituirlo veniva messo lo spaesato Barbolini. Quando alla fine di ogni partita la giornalista giapponese si rivolge a lui con domande ovvie ed innocue, il neo-CT ha l'aria di non capire né dove si trovi e neanche perché sia stato messo lì. Eppure non é difficile da capire: le protagoniste sono loro, le giocatrici, e da brave primedonne non gradiscono che qualcuno, magari comodamente seduto in panchina, rubi loro la scena; senza contare che le figuracce continue ormai reclamavano il sacrificio del più comodo dei capri espiatori: l'allenatore. L'esordio delle nostre é stato pessimo: sconfitte 3-1 dalla Serbia & MonteNegro si sono rimesse in carreggiata con un doppio 3-0 a spese di Perù e Turchia e sono attese domattina alla sfida del dentro o fuori contro le cubane. A giudicare dall'aria inespressiva del CT, e da come la sempre più bella Francesca Piccinini salutava la mamma a fine gara, questa spedizione nipponica nata male sembra proprio destinata a finire peggio.
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