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A che ora è la fine del mondo?

Post n°53 pubblicato il 17 Marzo 2008 da MagoGandalf2006
 


Che i venerdì 17 non portino bene è risaputo.
Pertanto nessuno, fra coloro che vi assistettero (chi scrive è
fra questi), si meravigliò troppo di quanto vide accadere quel
venerdì 17 marzo 1995.
Erano giorni, come quelli attuali, di apocalisse finanziaria e,
già da tempo, mi domandavo -sulle parole dell'allora recente
hit di Ligabue- a che ora fosse la fine del mondo.
Sul mercato dei cambi la BundesBank era all'offensiva da diversi
anni: per la precisione da quando Helmut Kohl aveva oliato la sua
riunificazione promettendo un assurdo cambio alla pari fra il
SuperMarco e la carta straccia dell'allora Germania Est.
Il conto fu salatissimo e la maniera di pagarlo poteva essere
una sola: tenere tassi altissimi per attirare i capitali necessari
alla integrazione Est-Ovest.
Una sorta di cassa del mezzogiorno a spese di tutti, ed in
particolare ai danni delle valute deboli cui la situazione imposta
dalla politica della BuBa risultò presto insostenibile.
La banca centrale tedesca era allora guidata da Helmut
Schlensinger: un monetarista tutto d'un pezzo di scuola prussiana,
cui mancava solo il monocolo e l'elmo a punta per sembrare un
feldmaresciallo di Guglielmo II.
Il casus belli scoppiò allorquando gli venne negato l'anticipo
della data già fissata per la successiva discussione
sull'aggiornamento della parità fra le valute dello SME
L'errore madornale, va detto, fu tutto dei suoi omologhi europei
(fra cui CarloAzeglio) che, preso atto -piaccia o no- dell'avvenuta
riunificazione, avrebbero dovuto ridiscutere la nuova parità
centrale di una moneta che rappresentava, da quel momento in
avanti, una realtà diversa: più grande di 80.000 KM e 25 milioni di
abitanti.
Schlensinger rispose alzando una prima volta i tassi d'interesse.
In seguito, lo rifece più e più volte obbligando l'intera Europa a
corrergli dietro.
Al termine di ogni riunione della BuBa (ogni 2 giovedì), arrivava
puntuale, all'ora di pranzo, il lancio di agenzia: rialzo di un
"quartino" come il facile umorismo da sala operativa aveva
ribattezzato la consueta manovra di Francoforte sui tassi.
Dinanzi alle proteste dei politici europei Helmut Kohl si chiamò
fuori ricordando a tutti l'indipendenza della BuBa dal potere politico.
Indipendenza di cui, però, si era dimenticato quando decise di
testa sua il cambio da applicare ai tedeschi dell'est senza
preventivamente concordarlo con il suo istituto di emissione.
Le prime conseguenze pratiche non si fecero attendere.
Nel 1991 SuperMarco annientò il $: sotto l'impotente sguardo di
Alan Greespan, il neo eletto governatore della FED, il biglietto
verde collassò e, nell'inverno 1991, passava di mano attorno alle
1.100 £.
Tutte le valute del club med, legate mani e piedi alla parità centrale
decisa contro la moneta tedesca, si ritrovarono appese al soffitto
mentre l'economia reale entrò rapidamente in recessione.
Fu in quel momento che gli italiani scoprirono, a loro spese,
l'ingegneria finanziaria.
Perchè, in quell'anno, non si pensò a negoziare una via d'uscita
allentando il cappio che, nemmeno troppo lentamente, si andava
stringendo sull'Italia; al contrario si pensò a come profittarne
a spese degli italiani vendendo, agli sportelli e sui media, i
famigerati mutui in ECU.
Qualcuno si ricorderà di questa epocale fregatura con cui le
banche ritiravano una £ finanziariamente fortissima (che però
brillava di luce riflessa) offrendo, in cambio, una moneta dalla
quotazione ipercompressa e destinata ad un sicuro
apprezzamento con l'argomento di vendita tipico del cravattaro:
si paga poco d'interesse.
OK, interessi bassi.
...E il capitale?
Nessuno se lo chiese e tutti corsero a sottoscrivere i mutui in ECU.
L'anno dopo i nodi vennero al pettine e la £ alzò bandiera
bianca, non prima che CarloAzeglio svendesse a Soros ed alla
speculazione internazionale le intere riserve di BankItalia.
Cacciata dallo SME e privata del suo paracadute la £ perse
rapidamente un terzo (!) del proprio valore contro SuperMarco e
le altre principali valute mondiali.
I prezzi da saldo e la vecchia classe dirigente tolta di mezzo a suon
di avvisi di garanzia resero possibile il successivo ciclo delle
privatizzazioni inaugurato a settembre 1993 collocando sul
mercato il Credito Italiano, ex banca d'interesse nazionale, allora
posseduto dall'IRI e destinato a divenire la sesta banca del mondo.
Come la migliore tradizione italica impone, il 1994 trascorse
all'insegna del dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur:
mentre la nostra ex-valuta passava di minimo in minimo sul
mercato dei cambi, sui media infuriava il dibbbatttito sulle
responsabilità.
Si arrivò così al redde rationem di quel venerdì 17 marzo 1995
in cui la £ avrebbe conosciuto i suoi minimi assoluti: 1.280 contro
DM (-67% in 3 anni...), 1.790 contro $, 19 contro Yen e 1.550
contro CHF (a sua volta ai massimi storici contro SuperMarco come
in ogni crisi che si rispetti).
Scena cult dell'intera vicenda rimase il pianto di Marida Bolognesi,
deputata di Rifondazione Comunista, che, il giorno prima, mollava
il subcomandante Fausto per offrire a Dini il voto dei Comunisti
Unitari (decisivo) per l'approvazione della manovra correttiva
di bilancio.
Mutatis mutandis, oggi siamo nella fase che allora vivemmo nel
1991: ad una forza finanziaria della nostra valuta, di cui
sentiamo unicamente le controindicazioni, fa da contraltare la
sua debolezza commerciale ravvisabile nella consistente perdita
di potere d'acquisto registrata durante gli ultimi anni.
Ed anche adesso ad accorgersene per primi sono stati quelli che
si sono indebitati nel momento sbagliato.
La storia, però, non insegna nulla, né in economia né in altri
campi, ed oggi, a distanza di tredici anni da allora, con l'oro a
1.000 $, il petrolio a 110 $, l'Euro a 1.60 $ la domanda ritorna
nuovamente sinistra:
A che ora è la fine del mondo?

 
 
 
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Data di creazione: 18/09/2006
 

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